Emissioni

  • 2040, il baratro europeo

    La Ue ha raggiunto un accordo per stabilire un obiettivo vincolante di riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Questo obiettivo intermedio fa parte della Legge europea sul clima e si inserisce nel percorso verso la neutralità climatica totale (zero emissioni nette) entro il 2050. In più si afferma come la stessa Unione Europea abbia concesso agli Stati membri e alle aziende di utilizzare, ad esempio, crediti di carbonio ottenuti da iniziative antinquinamento globali per raggiungere i loro specifici traguardi.

    Questo quadro ideologico, già di per sé insostenibile rispetto ad una situazione geopolitica internazionale normale, diventa catastrofico nei momenti in cui andrebbe valutato anche il contesto fortemente influenzato dalle crisi internazionali tanto economiche quanto belliche ed in ultimo legate anche alla gestione monopolistica cinesi delle terre rare.

    La positiva flessione progressiva e continuata delle emissioni in Europa andrebbe favorita con incentivi fiscali in quanto espressione di investimenti finanziari e professionali, invece di imporre dei divieti assoluti come il perseguimento della riduzione del 90% delle emissione del 2040 e il divieto della vendita di motori endotermici a 2035. Andrebbe per lo meno considerata la assoluta ininfluenza sull’andamento globale del quadro climatico in ragione di una riduzione delle emissioni europee, in quanto già ora minimali. Come naturale conseguenza, questo quadro di incertezza relativa ad una inesistente politica energetica europea ed italiana in particolare favorisce la fuga ormai conclamata delle attività industriali. Questa determinerà un deserto economico ed occupazionale senza precedenti dal dopoguerra ad oggi al quale la Ue assiste e partecipa attivamente per non invertire il drammatico trend.

    Valutando il quadro internazionale andrebbero considerate le politiche energetiche della Cina la quale per realizzare i propri prodotti utilizza 527 milioni tonnellate di carbone diventando la prima fonte di emissione ed inquinamento al mondo marginalizzando come detto in precedenza la responsabilità europea. In più, ma non per questo ultimo per importanza, lo scenario internazionale vede in atto due scenari bellici che hanno consigliato ed imposto a tutti gli attori internazionali di modificare quantomeno nella tempistica gli obiettivi strategici già definiti tanto in ambito economico quanto politico.

    Viceversa, l’Unione Europea, unica al mondo, ancora oggi si illude di raggiungere la decarbonizzazione della propria economia, un obiettivo ridicolizzato dai dati relativi al 2024 che hanno visto invece un’esplosione delle emissioni, nonostante i sacrifici, in termini di costi aggiuntivi, per le imprese europee in quanto imposti dalla stessa Unione.

    Questa continua a confermarsi come l’unica istituzione al mondo la quale imperterrita mantiene come centrale il perseguimento del proprio obiettivi ideologici, ambientali e politici indipendentemente dal degrado geopolitico internazionale che dovrebbe indurre ad una maggiore cautela specialmente in ragione degli effetti economici che tali scenari creano.

    Non paga, quindi, l’istituzione europea risulta ancora una volta assolutamente scollegata dal contesto internazionale, quindi non vede (non conosce), non sente (non comprende), non sa (non programma) e di fronte ad uno scenario in continua evoluzione conferma la propria inamovibile ed assolutamente granitica ideologia ambientalista antieconomica confermandosi molto peggiore delle scimmiette che rappresentano questi comportamenti.

    La flessibilità politica e strategica in rapporto al contesto internazionale di certo rappresenta un valore aggiunto per una qualsiasi classe politica e dirigente, ancora oggi sconosciuto nel continente europeo.

  • Gli europei considerano la lotta ai cambiamenti climatici una priorità e sostengono l’indipendenza energetica

    Un’ampia maggioranza di europei ritiene che i cambiamenti climatici siano un problema grave (85%), secondo una nuova indagine Eurobarometro pubblicata oggi. Tra gli intervistati, 8 su 10 (81%) sostengono l’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Da un punto di vista economico, più di tre quarti (77%) degli europei concorda sul fatto che il costo dei danni causati dai cambiamenti climatici è molto più alto rispetto agli investimenti necessari per la transizione a zero emissioni nette.

    La maggior parte degli europei (85%) concorda sul fatto che la lotta ai cambiamenti climatici dovrebbe essere una priorità per migliorare la salute pubblica e la qualità della vita. Allo stesso modo, l’83% degli intervistati concorda sul fatto che una migliore preparazione agli effetti avversi dei cambiamenti climatici migliorerà la vita degli europei. Quasi 9 su 10 (88%) ritengono importante che l’UE agisca per aumentare le energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica. Tre quarti (75%) ritengono che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili aumenterà la sicurezza energetica e apporterà benefici all’UE dal punto di vista economico.

  • Gli Stati della Ue hanno quasi raggiunto gli obiettivi per la tutela dell’ambiente previsti per il 2030

    Gli Stati membri dell’Ue “hanno significativamente colmato il divario nel raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici per il 2030” e “hanno migliorato sostanzialmente i loro piani in seguito alle raccomandazioni della Commissione del dicembre 2023”. Lo si legge nella valutazione della Commissione europea sui Piani nazionali per l’Energia e il clima (Pnec). “Di conseguenza, l’Ue si sta avvicinando collettivamente a una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra (Ghg), come previsto dalla legge europea sul clima, e a una quota di energia rinnovabile pari ad almeno il 42,5 per cento”, viene evidenziato. La valutazione della Commissione Ue “fornisce una solida base per le discussioni sulle prossime tappe del percorso di decarbonizzazione dell’Ue verso il 2040 e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050” con lo scopo di intensificare “la collaborazione con gli Stati membri per colmare le lacune rimanenti e attuare ulteriori orientamenti, definiti nella valutazione odierna”, si specifica.

    La fase successiva dovrebbe concentrarsi sulla trasformazione dei piani in azioni concrete per garantire stabilità e prevedibilità, ciò implica “l’impiego di fondi pubblici per sostenere efficacemente gli investimenti trasformativi, incoraggiare gli investimenti privati e coordinare gli sforzi a livello regionale ed europeo”, viene sottolineato. Gli Stati membri che non hanno ancora presentato i loro piani definitivi – Belgio, Estonia e Polonia – devono farlo al più presto. La Commissione Ue, inoltre, sta lavorando alla valutazione individuale del Pnec definitivo della Slovacchia, che è stato presentato recentemente.

    Le energie rinnovabili “stanno diventando la principale fonte di energia elettrica nell’Ue e stiamo riducendo il nostro consumo energetico finale”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen. I Piani nazionali per l’Energia e il clima aggiornati “confermano il forte impegno degli Stati membri a raggiungere gli obiettivi per il 2030 e a rendere concreta la transizione energetica dell’Europa”, aggiunge Jorgensen. “Porteremo avanti la decarbonizzazione, perché non solo produce energia pulita, ma anche posti di lavoro di qualità, crescita e sicurezza energetica. Ma dobbiamo fare di più per accelerare i benefici della transizione, ridurre la domanda di energia, migliorare l’efficienza energetica e garantire che queste ambizioni si concretizzino completando la nostra Unione dell’energia”, ha concluso.

    Con i Piani nazionali per l’Energia ed il clima, presentati oggi dalla Commissione Ue, “possiamo raggiungere il 55%” degli obiettivi “verdi” previsti per il 2030 e “dobbiamo creare le condizioni per raggiungere il 90% entro il 2040”, ha dichiarato la vicepresidente esecutiva della Commissione Ue con delega alla Transizione pulita, Teresa Ribera. “L’Europa sta dimostrando che obiettivi affidabili e prevedibili basati sulla scienza e una regolamentazione adeguata danno i loro frutti. I Piani nazionali per l’Energia e il clima aggiornati dimostrano che l’agenda verde non è solo un obiettivo, ma un modo per modernizzare le nostre economie e puntare sull’innovazione industriale e su maggiori opportunità per gli europei. Il nostro compito ora è rafforzare le nostre capacità e accelerare l’azione senza ritardi”, ha aggiunto Ribera.”Competitività, sicurezza, creazione di ricchezza e inclusività dipendono dalla nostra capacità di portare avanti un piano d’azione politico coerente e completo”, ha concluso.

    Per il Commissario Ue per il Clima, Wopke Hoekstra le emissioni “sono diminuite del 37% dal 1990, mentre l’economia è cresciuta di quasi il 70%, a dimostrazione del fatto che l’azione per il clima e la crescita vanno di pari passo”. I Piani nazionali definitivi per l’Energia e il clima “dimostrano che l’Ue è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo di emissioni per il 2030”, ha evidenziato Hoekstra. “Ora dobbiamo consolidare questo slancio. Investire in tecnologie pulite e innovazione è essenziale per la competitività industriale e apre nuovi mercati per le aziende dell’Ue. Il nostro impegno per la transizione pulita offre chiarezza agli investitori e rafforza la resilienza e la prosperità dell’Europa. Questo è un momento decisivo: ogni settore in ogni Stato membro deve contribuire al raggiungimento degli obiettivi”, ha concluso.

  • L’UE più vicina agli obiettivi per il 2030 su clima ed energia, secondo i piani nazionali

    Secondo la valutazione della Commissione europea dei piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC), gli Stati membri dell’Unione europea hanno notevolmente ridotto il divario per conseguire gli obiettivi su energia e clima per il 2030. L’UE nel suo complesso è prossima a ridurre del 55% le emissioni di gas a effetto serra, come previsto dalla normativa europea sul clima, raggiungendo una quota di almeno il 42,5% di energie rinnovabili.

    Dalla valutazione della Commissione emerge che l’UE è sulla buona strada per ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di circa il 54% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, se gli Stati membri attuano pienamente le misure nazionali e le politiche dell’UE esistenti e previste

    La valutazione della Commissione fornisce inoltre una solida base per le discussioni sulle prossime tappe del percorso di decarbonizzazione dell’UE per il 2040 e sul conseguimento della neutralità climatica entro il 2050.

  • Taiwan fissa il prezzo per le industrie per le emissioni di carbonio

    Il ministero dell’Ambiente di Taiwan ha fissato un costo di 300 nuovi dollari taiwanesi per ogni tonnellate di carbonio emessa da industrie ad alto impatto ambientale. La tassa è destinata ad aumentare fino a 1.200-1.800 nuovi dollari taiwanesi entro il 2030 ma contempla anche numerosi sconti, sia per le aziende che adottano programmi per ridurre il proprio impatto ambientale, sia – per evitare la delocalizzazione verso Paesi più tolleranti in materia – per quelle che potrebbero trasferirsi altrove.

    Le misure varate dal governo sono apparse troppo morbide agli ambientalisti, ma la tassazione tiene conto delle specificità di ciascun settore industriale. L’incentivo alla riduzione delle emissioni di carbonio rappresentato dal prezzo che ciascuna industria è tenuta a pagare per quanto emette è infatti diverso a seconda di quanto difficile sia, in virtù dello specifico ciclo produttivo, ridurre tali emissioni. Il provvedimento del ministero prevede costi crescenti per quelle aziende che nel tempo non si impegnino a ridurre progressivamente le proprie emissioni di carbonio, ma tutto il sistema di prezzi è calibrato sulla difficoltà per ciascun comparto a divenire più green di quanto sia oggi.

    La misura è stata introdotta nell’ambito del programma governativo che ha fissato per il 2030 una riduzione del 23-25% delle emissioni di carbonio rispetto al 2005 ed il ministero stima che contribuirà a una riduzione di tali emissioni del 14%. Nell’insieme, la misura cerca di contemperare l’obiettivo governativo di rendere Taiwan un’economia sempre meno impattante sull’ambiente con l’ovvia necessità di non sacrificare tout court le attività produttive del Paese sull’altare della tutela dell’ecosistema.

  • Riduzione storica del 16,5% delle emissioni di impianti elettrici e industriali grazie a stabilità e buon funzionamento del mercato

    La Commissione ha adottato la relazione sul mercato del carbonio, che analizza e presenta il funzionamento del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) nel 2023 e nel primo semestre del 2024. Nel 2023 l’EU ETS è stato caratterizzato da una riduzione storica del 16,5% delle emissioni prodotte dagli impianti, trainata dal settore dell’energia elettrica. La produzione di tale energia da fonti rinnovabili, principalmente energia eolica e solare, è aumentata notevolmente, ed è ripresa la tendenza a sostituire il carbone con il gas per produrre energia elettrica. Grazie a questo sviluppo, le emissioni ETS prodotte dagli impianti sono inferiori di circa il 47,6% rispetto ai livelli del 2005. L’ETS è inoltre sulla buona strada per raggiungere la riduzione del 62%, obiettivo fissato per il 2030.

  • InvestEU eroga 30 milioni a sostegno della transizione ecologica

    Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), sostenuto da una garanzia del programma InvestEU, ha annunciato il suo sostegno da 30 milioni di € in qualità di investitore primario alla prima chiusura al fondo European Climate Debt Solutions (“EUCLIDES”) gestito da Rivage Investment. Questo fondo d’impatto fornirà principalmente debito di crescita ai fornitori di soluzioni per il clima in Europa. I beneficiari contribuiranno alla riduzione delle emissioni di carbonio e di gas a effetto serra fornendo, tra l’altro, soluzioni fisiche e/o digitali, sviluppando soluzioni di trasporto pulito di persone e merci, soluzioni energetiche pulite, processi innovativi o tecnologie di rottura a basso impatto ambientale.

    Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia, ha dichiarato: “Garantire la transizione verde richiederà investimenti significativi e costanti. InvestEU può svolgere un ruolo importante nel mobilitare tali investimenti. Questo accordo, sostenendo il contributo delle imprese europee innovative ai nostri obiettivi comuni in materia di clima, rappresenta un altro importante passo in questa direzione.”

    Il programma InvestEU fornisce all’UE finanziamenti a lungo termine mobilitando fondi privati e pubblici a sostegno delle priorità strategiche dell’UE, come il Green Deal europeo e la transizione digitale. Sostiene inoltre gli obiettivi del piano industriale del Green Deal europeo, volto ad accelerare la trasformazione industriale “zero emissioni”. Il Fondo InvestEU è attuato da partner finanziari che investiranno in progetti che utilizzano la garanzia a titolo del bilancio dell’UE e mobiliteranno così almeno 372 miliardi di euro in investimenti aggiuntivi.

  • Sistema per lo scambio delle quote di emissione nell’UE: le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 13,3 % nel 2020

    Le emissioni di gas a effetto serra dei gestori che rientrano nel sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (EU ETS) sono diminuite del 13,3% nel 2020 rispetto al 2019. La riduzione complessiva è il risultato di una riduzione dell’11,2 % delle emissioni prodotte dagli impianti fissi e di una riduzione straordinaria del 64,1% delle emissioni del trasporto aereo. Il settore dell’energia elettrica ha registrato un calo delle emissioni del 14,9%, che riflette sia la riduzione del consumo di elettricità dovuta alla pandemia e alla transizione dal carbone alla produzione di gas naturale, sia la sostituzione dei combustibili fossili con fonti energetiche rinnovabili. Questa significativa riduzione delle emissioni – sebbene in parte dovuta alla pandemia di COVID-19 – dimostra che il sistema ETS è uno dei più efficaci tra i nostri strumenti di politica climatica.

    A giugno, in occasione della presentazione del pacchetto legislativo “Fit for 55”, la Commissione presenterà proposte per rafforzare ed eventualmente estendere il sistema ETS per adeguare il nostro mix di politiche al maggiore livello di ambizione in materia di clima. Il sistema ETS – pietra angolare della politica climatica dell’UE – copre le emissioni di oltre 10 000 centrali elettriche, impianti industriali e compagnie aeree, che insieme generano circa il 40 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. I dati sulle emissioni verificate per il 2020, comunicati dai gestori, sono disponibili sul sito web del catalogo delle operazioni dell’UE.

    Fonte: Commissione europea

  • Anche la Ue si rivolge alla finanza per garantire la tutela dell’ambiente

    La privatizzazione dell’aria è il risultato più significativo che gli ambientalisti abbiamo ottenuto, quando con l’accordo di Kyoto sono state fissate quote di agenti inquinanti che ciascuno Stato può emettere nell’atmosfera e la possibilità di commercializzare quelle stesse quote, vendendo ad un altro Stato la parte inutilizzata del proprio contingente di emissioni inquinanti (la Cina può comprare quote dalla California, per esempio, così da consentire ai propri stabilimenti, più vecchi, di continuare a operare grazie alla maggior propensione green di industrie altrui più moderne).
    La tanto deprecata finanza è insomma da anni una delle leve che mantiene vivibile la terra ed ora anche la Commissione europea ha adottato prime misure concrete che fanno leva sul settore finanziario dell’UE per concretizzare la lotta ai cambiamenti climatici in attuazione dell’accordo di Parigi.
    Partendo dal presupposto che disastri naturali come inondazioni, erosione del suolo o siccità sono calamità finanziarie di valore calcolabile (e ingente, visto che l’importo delle perdite riconducibili a eventi catastrofici e coperte dalle assicurazioni nel 2017 ammonta a 110 miliardi di euro, la cifra più alta mai registrata) e che i mutamenti climatici minacciano l’ambiente finanziario rendendo più incerto se investire o meno, la Ue intende «investire circa altri 180 miliardi di euro all’anno nel settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili» secondo quanto preannunciato da Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività. Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), ha reso noto il commissario, «sta già raccogliendo dal privato per raggiungere questo traguardo. Le proposte che la Commissione presenta aumenteranno la trasparenza della finanza sostenibile e delle relative opportunità di investimento, in modo da fornire agli investitori informazioni attendibili perché possano fare la loro parte nella transizione verso un’economia circolare, a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse».
    In concreto, tutti i soggetti finanziari che gestiscono investimenti a nome di clienti o beneficiari saranno infatti tenuti a informarli dell’impatto delle loro attività sul pianeta o sull’ambiente locale, sulla base di un sistema di classificazione unificato a livello dell’Ue («tassonomia»). La proposta di regolamento introdurrà coerenza e chiarezza sulle modalità con cui gli investitori istituzionali (ad esempio i gestori di patrimoni, le compagnie di assicurazione, i fondi pensionistici e i consulenti finanziari) integrano i fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel loro processo decisionale. Requisiti più precisi saranno definiti tramite atti delegati adottati dalla Commissione. I gestori di patrimoni e gli investitori istituzionali dovrebbero inoltre dimostrare in che modo i loro investimenti si allineano con gli obiettivi ESG e rendere noto come adempiono agli obblighi previsti. Le norme proposte creeranno una nuova categoria di indici, comprendente l’indice di basse emissioni di carbonio (cioè la versione “decarbonizzata” degli indici standard) e gli indici di impatto positivo in termini di carbonio. Questo nuovo standard di mercato dovrebbe riflettere l’impronta di carbonio delle imprese e fornire agli investitori maggiori informazioni sull’impatto di un determinato portafoglio di investimenti in termini di emissioni. Mentre l’indice di basse emissioni di carbonio sarebbe basato su un indice standard di “decarbonizzazione”, quello relativo all’impatto positivo permetterebbe a un portafoglio di investimenti di allinearsi meglio con l’obiettivo dell’accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C.
    La Commissione ha anche avviato una consultazione per valutare come integrare in maniera efficace considerazioni d’ordine ambientale, sociale e di governance nella consulenza fornita dalle imprese di investimento e dai distributori di prodotti assicurativi ai singoli clienti. Si tratta di un’iniziativa propedeutica alla modifica degli atti delegati che attuano la direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (MiFID II) e la direttiva sulla distribuzione assicurativa. Secondo le norme proposte, nel valutare se un prodotto di investimento soddisfa le esigenze del cliente, le imprese dovrebbero prenderne in considerazione anche le preferenze in materia di sostenibilità. Ciò dovrebbe consentire a un più ampio numero di investitori di avere accesso a investimenti sostenibili.

  • US’ EPA says Obama-era emissions standards for cars too high

    Under Pruitt’s leadership, the EPA is still examining the California waiver

    Heightening the tension between the administration of US President Donald Trump and the State of California, Environmental Protection Agency (EPA) chief Scott Pruitt is expected to announce the completion of a Midterm Evaluation (MTE) process for greenhouse gas (GHG) emissions standards for cars and light trucks for 2022-2025 models.

    Pruitt is expected to reveal that in light of recent data, the current standards are not appropriate and should be revised, the EPA said in a press release on April 2. “The Obama Administration’s determination was wrong,” Pruitt said in the press release. “Obama’s EPA cut the Midterm Evaluation process short with politically charged expediency, made assumptions about the standards that didn’t comport with reality, and set the standards too high,” Pruitt argued.

    The move is also expected to cause a reaction from the European Union, which has spearheaded efforts to curb CO2 emissions and has criticised Trump’s plans to pull out of the Paris Climate Accord. The EU has also said it plans to boost its cooperation with the US states and industries that share Brussels’ climate change objectives and plans to cut C02 emissions.

    Under the Clean Air Act (CAA), the EPA sets national standards for vehicle tailpipe emissions of certain pollutants. Through a CAA waiver granted by the EPA, California can impose stricter standards for vehicle emissions of certain pollutants than federal requirements, the EPA said, noting that under Pruitt’s leadership, the Agency is still examining the California waiver. “Cooperative federalism doesn’t mean that one state can dictate standards for the rest of the country,” Pruitt said, adding that the EPA will set a national standard for greenhouse gas emissions that allows auto manufacturers to make cars that people both want and can afford — while still expanding environmental and safety benefits of newer cars. “It is in America’s best interest to have a national standard, and we look forward to partnering with all states, including California, as we work to finalise that standard,” Pruitt said.

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