età

  • Prevenire i disturbi della terza età nei cani e nei gatti

    Sembra che in Italia la popolazione con più di 65 anni sia il 26%, invecchiamo noi ma invecchiano anche i nostri amici a quattro zampe che come noi lentamente cominciano ad avere dolori alle ossa, subiscono un calo della vista e dell’udito e qualche volta possono anche avere un deficit cognitivo.
    I cani di taglia più grande possono cominciare già prima dei dieci anni ad avere bisogno di alcune attenzioni in più.
    Prevenire i disturbi della terza età nei cani e nei gatti comporta la necessità di qualche esame diagnostico come l’analisi del sangue, una visita ortopedica e un controllo del veterinario che, ponendoci alcune domande, capirà se il nostro amico peloso comincia ad avere qualche disturbo cognitivo.

    Non dobbiamo spaventarci se c’è qualche problema, oggi esistono cure per alleviare i dolori articolari o dovuti a infiammazioni, anche l’ozono terapia può essere utile oltre ai farmaci e alla laser terapia.
    Oggi, fortunatamente, come si è allungata la vita umana si è allungata anche quella dei nostri amici pelosi purché, ovviamente, si dedichi loro la dovuta attenzione anche per il cibo, controllate sempre cosa c’è scritto sui mangimi, secchi ed umidi, se è possibile non eccedete con quelli con il pollo, molti veterinari hanno riscontrato varie firme di allergia.
    È normale che a tavola ci chiedano qualcosa, non date cibi unti, fritti o dolci e controllate il peso del vostro amico, un cane od un gatto troppo in carne o grasso è un cane o un gatto che va incontro a problemi di salute, diabete compreso.

  • Oltre 1000 detenuti in Italia sono over 70

    Oltre mille detenuti su 62mila hanno più di settant’anni secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E secondo il Consiglio d’Europa, inoltre, l’Italia è il Paese europeo con più detenuti oltre i 65 anni d’età.

    Franco Della Casa, professore emerito di Diritto processuale penale all’Università di Genova, già docente di Diritto penitenziario nella stessa Università, parla di una “crescente moltitudine di invisibili”, riferendosi alla popolazione anziana detenuta. Valentina Calderone, Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Roma, fa notare: “Se guardiamo la serie storica, dal 2005 il numero degli over 70 reclusi è costantemente cresciuto: dato che può essere collegato anche all’aumento degli ergastoli e che fa ipotizzare che una parte di queste persone siano diventate anziane in carcere”.

    Il problema, al di là dell’equità della carcerazione chi è anziano e del sovraffollamento delle carceri, è che le condizioni di salute delle persone anziane detenute sono ovviamente più cagionevoli e che molte delle patologie riscontrate sono una diretta conseguenza della detenzione prolungata. Per giunta l’architettura penitenziaria, anche in condizioni non sovraffollate, risulta ostile di per sé, è con l’avanzare dell’età che quelle barriere carcerarie finiscono per essere insostenibili.

    Peraltro, chi è in carcere, anche in età avanzata, non sempre lo è in quanto riconosciuto definitivamente colpevole. Dei 54.372 detenuti censiti a fine gennaio 2022, si calcola che il 30% non stesse scontando una pena definitiva e restasse in cella in attesa di giudizio (definitivo) di terzo grado. Una parte significativa dei detenuti di 65 anni o più, invece, sono appartenenti alla criminalità organizzata condannati all’ergastolo e l’Italia è uno dei Paesi a livello europeo in cui il regime detentivo per chi sconta un ergastolo è più duro, in termini di permessi e di possibilità di uscire temporaneamente dal carcere.

    A livello mondiale risulta che negli Usa vi è un tasso di mortalità elevato, anche in età relativamente giovane, per chi sconta pene detentive lunghe mentre in Giappone molte donne commettono reati appositamente per essere incarcerate e trovare così un luogo di conforto ove sfuggire alla solitudine dell’età avanzata.

  • La Cina alza l’età pensionabile

    Il governo della Cina innalzerà gradualmente l’età pensionabile prevista dalla legge, tra le più basse al mondo, per alleggerire la crescente pressione sul sistema di previdenza sociale. È quanto si apprende da un documento pubblicato dalle autorità cinesi, in cui vengono delineati piani per contrastare il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione, con il completamento dei relativi obiettivi entro il 2029. Attualmente, l’età pensionabile in Cina è fissata a 60 anni per gli uomini, a 55 anni per le donne che svolgono lavori impiegatizi e a 50 per le lavoratrici delle fabbriche. La riforma procede di pari passo con l’aumento dell’aspettativa di vita nel Paese asiatico, passata da circa 44 anni nel 1960 a 78 anni nel 2021. Entro il 2050, dovrebbe superare gli 80 anni.

    Come spiegato da Michael Herrmann, consulente senior presso il fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo della popolazione”, gran parte dei governi ricorrono all’aumento dell’età pensionabile in risposta alle pressioni demografiche, con l’obiettivo di salvaguardare i fondi dedicati alla previdenza e frenare una potenziale contrazione della forza lavoro. Attualmente, ogni pensionato in Cina è sostenuto dal contributo di cinque lavoratori: il rapporto risulta dimezzato rispetto a dieci anni fa e dovrebbe diventare di 4 a 1 nel 2030 e di 2 a 1 nel 2050. La riforma del sistema pensionistico cinese è appoggiata da diversi economisti, secondo cui il programma che prevede la riduzione della forza lavoro attiva per sostenere un numero crescente di pensionati è “insostenibile” e “deve essere riformato”. Secondo i dati del ministero delle Finanze, undici delle 31 giurisdizioni cinesi a livello provinciale registrano attualmente un deficit di bilancio relativamente alle pensioni. L’Accademia cinese delle scienze, controllata dallo Stato, prevede che il sistema pensionistico si esaurirà entro il 2035.

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