Gender

  • Italia sesta in Europa per leadership femminile in azienda, ma solo il 4% delle donne è Ceo

    I progressi ci sono, ma non tutti in Europa hanno lo stesso passo nel cammino che porta le donne ai vertici delle aziende. E la pandemia di Covid, tra nuovi equilibri di conciliazione e crisi dell’occupazione, rischia di pesare ancora di più sul mondo femminile. E’ la fotografia scattata dallo studio europeo di Ewob, l’associazione European Women on Boards di cui fa parte l’italiana Valore D, che ogni anno analizza la rappresentanza di genere nei consigli di amministrazione e nei posti di comando aziendali delle più grandi realtà europee.

    In Norvegia, Francia, Regno Unito, Finlandia e Svezia le aziende sono vicine all’equilibrio di genere ai vertici societari, diversamente da ciò che si registra in paesi come Polonia e Repubblica Ceca, tutt’altro che orientati alla leadership femminile. L’Italia si trova in sesta posizione nell’indice di Gender Diversity. Si colloca nella parte alta della classifica registrando un indice di 0,60 – leggermente superiore alla media europea – e posizionandosi davanti a Olanda, Belgio e Irlanda. Con un indice di 0,74 è la Norvegia a vantare le aziende più performanti in termini di uguaglianza di genere. Nel Belpaese i dati testimoniano una buona presenza di donne nei consigli di amministrazione (22%) e nei comitati di controllo (45%) dettata anche, tuttavia, da una legislazione favorevole. Ma sui livelli esecutivi la musica cambia: le donne al vertice delle aziende sono solo il 17% contro il 33% della Norvegia e il 25% del Regno Unito e solo il 4% riveste il ruolo di amministratore delegato, contro il 21% della Norvegia o il 15% dell’Irlanda. “È grazie alla legge Golfo-Mosca se oggi in Italia abbiamo migliorato la rappresentanza femminile nei Consigli di amministrazione, ma il percorso è lungo. Ancora troppo esiguo il numero di donne ai vertici delle aziende nei livelli executive e ceo”, spiega Paola Mascaro, Presidente di Valore D. Sono appena il 6% le società che compongono l’indice di Borsa Stoxx Europe 600 con a capo una donna e solamente in 130 (19%) è presente una donna che a livello europeo ricopre la funzione di amministratore delegato o direttore operativo. La parità nella stanza dei bottoni però sembra ancora lontana: i ruoli dirigenziali sono il 28% del totale. La presenza femminile all’interno dei Cda è invece del 34% ed è il livello di governance che registra la maggiore partecipazione delle donne.Il 2020, nonostante la pandemia, è stato comunque un anno di progresso. “Rispetto al 2019, l’avanzamento della leadership femminile si è tradotto concretamente in un aumento delle donne Ceo che oggi sono 42, 14 in più rispetto all’anno scorso”, sottolinea Päivi Jokinen, presidente di European Women on Boards.

  • Nei board dei grandi gruppi latita la presenza femminile

    Nel settore tech inglese vi è una “preoccupante” mancanza di diversità tra i suoi dirigenti senior. Lo rivela un recente rapporto dell’agenzia Inclusive Boards riportato dal Guardian secondo cui il settore è in ritardo rispetto al FTSE 100 e all’economia in generale su misure che includono la rappresentanza di genere, razza e classe. Solo l’8,5% dei leader senior nella tecnologia proviene da un background di minoranza, secondo il rapporto, mentre le donne costituiscono solo il 12,6% dei membri del consiglio di amministrazione del settore  rispetto alla rappresentanza femminile del 30% ora raggiunta dalle aziende del FTSE 100.

  • Stockholm City council votes to ban sexist and racist advertising on billboards

    Stockholm City council voted on Monday in favour of removing sexist and racist ads from the city’s advertising billboards, Sverige Radio reports.

    The City council will process complaints on advertising that has already been posted; the complaints will then be processed, companies notified, at which point they will have 24-hours to take down their adds before the Council intervenes.

    Stockholm’s 700 billboards are managed by the transport commission; the commission will include a “sexism and racism” clause on contracts with advertising agencies and the system will no longer rely on self-regulation.

    By 2016, the Swedish Advertising Ombudsman reported between 250 and 1,000 complaints a year concerning gender discrimination. In approximately half the cases reported in 2015 (54%), the ombudsman upheld the complaints. In Sweden, gender bias in advertising is seen as discrimination against women rather than “indecency.”

    The ombudsman doesn’t have any sanctioning power but advertisers more often than not comply with instructions to pull out specific adds.

     

  • #Diversitywins: FCB Milan firma la campagna dedicata alle diversità che fanno bene al business e alla reputazione delle aziende

    E’ Greta, copywriter non vedente, la prima protagonista della campagna #DIVERSITYWINS ideata dall’agenzia FBC Milan e nata in occasione del primo “Diversity Brand Summit”, evento unico nel suo genere in Italia che indaga il ruolo della diversità in azienda. La manifestazione, voluta da Francesca Vecchioni, Presidente di Diversity (associazione no profit impegnata nella promozione di politiche di diversity) e in collaborazione con Focus Management (società di consulenza manageriale con competenze strategiche anche in ambito CSR), si svolgerà a Milano giovedì 8 febbraio, dalle ore 14.00 alle 18.00, presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (Viale Pasubio, 5).

    La campagna nasce per promuovere la tematica della Diversity & Inclusion in azienda con l’obiettivo di dimostrare che le aziende inclusive sono più apprezzate dai consumatori, attirano più talenti e migliorano le performance economiche, tema al centro del Summit.  Per farlo FCB Milan ha deciso di dar voce a tutti quei talenti che, grazie alla loro unicità, dimostrano la ricchezza delle differenze, valorizzando i team e rappresentando davvero la società che ci circonda. E Greta è il primo concreto esempio di #DIVERSITYWINS. Con lei ci saranno Top Manager di importanti aziende quali Airbnb, Amazon, Ambasciata del Canada, American Express, Crédit Agricole, Diesel, Google, Lierac e Vodafone, che hanno raccontato la loro storia di diversità di genere, di orientamento sessuale, di etnia, di età, di status, ma soprattutto di inclusione in azienda. “Questa campagna mostra come la diversità non sia una debolezza bensì una grande forza” – afferma Francesca Vecchioni -.  “Oggi più che mai – continua – abbiamo bisogno di racconti personali per comprendere la forza di questo valore. Ognuno di noi è diverso, perché ognuno di noi è unico, e l’incontro delle nostre differenze è il driver di crescita più grande”.

Back to top button