giornalismo

  • Al via la seconda edizione della Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione della Stampa Estera di Milano

    Dopo il successo della prima edizione, torna la Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione Stampa Estera di Milano, il percorso di formazione dedicato ai giovani professionisti che vogliono sviluppare competenze concrete e costruire una carriera nel giornalismo con una prospettiva internazionale.

    La Scuola, nata in collaborazione con Fondazione Cariplo, si arricchisce quest’anno con la collaborazione del Parlamento europeo a Milano, rafforzando ulteriormente la propria vocazione internazionale e il legame tra formazione, informazione e istituzioni europee.

    La seconda edizione prenderà il via sabato 17 ottobre 2026 nella sede dell’Associazione Stampa Estera, nel cuore di Milano, e proseguirà per otto settimane, con un appuntamento ogni sabato.

    Il progetto nasce dall’esperienza diretta dei giornalisti della Stampa Estera – corrispondenti, reporter e professionisti che lavorano quotidianamente per testate internazionali e che metteranno a disposizione dei partecipanti competenze, metodi di lavoro ed esperienze maturate sul campo.

    La Scuola è rivolta in particolare a giovani giornalisti e professionisti già in possesso delle basi del mestiere, che desiderano approfondire le proprie competenze, confrontarsi con il funzionamento delle redazioni internazionali e ampliare la propria rete professionale.

    Il programma si articolerà in otto moduli interdisciplinari, dedicati ad alcuni dei principali linguaggi e ambiti del giornalismo contemporaneo. Dal giornalismo investigativo al giornalismo di guerra e al reportage, passando per fotogiornalismo, videogiornalismo e nuovi linguaggi dell’informazione, le lezioni alterneranno approfondimento teorico ed esperienza pratica. Una particolare attenzione sarà dedicata alla costruzione di un pitch editoriale efficace, competenza fondamentale per chi desidera proporre il proprio lavoro alle testate italiane e internazionali. I partecipanti saranno accompagnati nello sviluppo di un’idea giornalistica, dalla ricerca e dalla definizione dell’angolo fino alla realizzazione di una proposta da presentare a una redazione. Oltre alle lezioni, il percorso comprenderà workshop, simulazioni ed esercitazioni pratiche, con l’obiettivo di avvicinare il più possibile la formazione alle dinamiche reali del lavoro giornalistico.

    Uno degli obiettivi della Scuola è creare un ponte concreto tra formazione e professione. Durante le otto settimane, i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con corrispondenti e giornalisti provenienti da diversi Paesi, conoscere più da vicino il funzionamento delle redazioni internazionali e costruire una rete di contatti utile per il proprio futuro professionale.

    Le lezioni saranno tenute dai soci dell’Associazione Stampa Estera di Milano e da professionisti del settore.

    La quota di partecipazione all’intero percorso è di 100 euro.

    Al termine della seconda edizione sarà inoltre lanciato un bando per l’assegnazione di una borsa di studio legata al miglior pitch editoriale sviluppato durante il corso. Le proposte saranno valutate da una commissione e il progetto vincitore sarà annunciato in occasione della cerimonia di consegna degli attestati, prevista per febbraio 2027.

    Il corso inizierà il 17 ottobre 2026 e durerà 8 settimane, le lezioni si svolgeranno ogni sabato dalle 10 alle 17 nella sede della Stampa Estera di Milano (Via della Palla 1).

    La quota di partecipazione: è di 100 euro

    Per informazioni e iscrizioni: segreteria.milano@stampaestera.it 02 29000966 Per presentare la domanda di iscrizione, è necessario scaricare il modulo d’iscrizione (https://docs.google.com/document/d/1t-giNDePvOGNqJnMzU-ThU7TfFyCjTucibuFPelb1QE/edit?tab=t.0), compilarlo in tutte le sue parti e inviarlo via e-mail all’indirizzo segreteria.milano@stampaestera.it.

  • Ranucci: una inchiesta doveva farla su Lavitola

    Non è necessario spendere molte altre parole su Lavitola, da anni, troppi, noto alle cronache come inquietante faccendiere, poi  tramutatosi in farabutto e in delinquente, perché oggi dobbiamo tornare ad illustrare le sue gesta, la rete è più che aggiornata su ogni vicenda.

    Quello che colpisce, e merita un breve ragionamento, è come persone di fama e successo, come Ranucci, siano disponibili a frequentare, fraternamente, pregiudicati mai pentiti delle loro numerose malefatte, menzogne, inganni, tradimenti.

    Avere una fonte dovrebbe imporre, ad ogni giornalista o operatore di giustizia di 1) verificare l’attendibilità della fonte e cioè se la persona che racconta fatti o presunte prove non sia un millantatore, 2) quali sono i modi con i quali la fonte ha ottenuto le notizie, se cioè ci siano stati ricatti o minacce oppure utilizzo di canali che non dovrebbero essere accessibili, 3) cosa chiede in cambio la fonte per le notizie che passa, oggi o domani il suo corrispettivo lo vorrà e potrebbe essere qualcosa di non accettabile, almeno deontologicamente, 4) in ogni caso una fonte, lo sanno bene carabinieri, poliziotti, guardia di finanza e giornalisti corretti, non può mai diventare un amico fraterno proprio per la sua attività di spia dei fatti altrui.
    Purtroppo la vicenda non solo dimostra una indifferenza pericolosa, da parte di Ranucci, personaggio pubblico, rispetto alla più elementare forma di prudenza nelle frequentazioni ma anche uno smodato desiderio di trovare comunque e sempre mostri da sbattere in prima pagina senza accorgersi che il mostro era al suo fianco e da lui amichevolmente frequentato.

    Il desiderio di successo, diventato incontrollabile, ha travolto la credibilità di un giornalista che, al di là delle sue idee politiche e della palese, e spesso eccessiva, faziosità, rappresentava quel giornalismo di inchiesta utile e necessario in democrazia.

    il delirio di onnipotenza colpisce tutti, non solo alcuni politici o magnati e ciascuno di noi ha il dovere di vigilare e contrastare chi, nel suo campo, si crede inattaccabile e autorizzato a qualsiasi dichiarazione od azione.

    Dalla vicenda scaturisce anche il danno collaterale non solo sull’immagine della Rai e dei collaboratori della trasmissione, se ignoravano chi fosse la fonte dalla quale partivano certe inchieste, ma anche sulle inchieste stesse per poter distinguere il vero dal falso, le illazioni dalle notizie concrete e preoccupanti che la trasmissione ha fornito.

  • Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

    Qualche volta la realtà è molto più inquietante e sorprendente della fantasia: Lavitola, faccendiere e pregiudicato, torna alle cronache come presunto mandante dell’attentato a Ranucci e gran suggeritore di inchieste televisive basate su notizie vere, notizie possibili e probabili falsità, tutte tra di loro frullate e condite da sospetti ed illazioni così che anche quello che è vero si confonde e non si capisce fino in fondo, e quello che non è vero rischia di diventare reale.

    Il giornalismo di inchiesta è molto difficile, può anche essere pericoloso e certamente necessita di informatori ed informazioni, vale però ricordare che se un carabiniere o un poliziotto si devono avvalere di informatori, che ovviamente sono contigui a certi ambienti, non per questo ne diventano amici fraterni.

    Lavitola, che è stato anche latitante all’estero, ha avuto processi, ordinanze di custodia cautelare e condanne per reati che inquadrano il personaggio, tentata estorsione a Berlusconi, tentata compravendita di senatori durante il governo Prodi, truffa finanziaria ai danni dello Stato per finanziamento illecito, di svariati milioni, per il giornale che aveva fondato, appalti a Panama, pressioni ad Impregilo.

    Ognuno ha diritto di scegliersi gli amici che vuole, di difenderli, di usarli o di farsi usare, certo è che il detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” dovrebbe farci meditare sia nella scelta delle persone che frequentiamo sia sulla valutazione e credibilità di chi ha frequentazioni poco limpide.

    In un intervista al Corriere Ranucci, fra l’altro, afferma che il numero di cellulare di Lavitola è nelle agendine di tutti i direttori dei giornali italiani, ci auguriamo che non tutti lo reputino un amico fraterno.

    Questa affermazione è l’ennesima dimostrazione che il faccendiere tiene contatti particolari, un po’ ovunque, che gli consentano di passare, vendere, imprestare, informazioni riservate e come sappiamo tutti spesso informazioni riservate sono ottenute attraverso vie “particolari”.

    Lavitola, come alcuni ipotizzano da tempo, ha collegamenti con sistemi informativi, ufficiali od ufficiosi, italiani e stranieri? Per certi avvenimenti, come quello che riguardò la vendita della casa di Montecarlo, è stato lo strumento di qualcuno? Oggi è lui che usa altri come strumenti per i propri interessi? Dietro, o con Lavitola, ci sono personaggi pericolosi?

    Quali sono, oltre ai giornalisti ai quali passa le notizie, i contatti di Lavitola, quei contatti che gli danno le informazioni che poi vende o regala a chi gli piace e qual è il suo ritorno? Non certo solo qualche cliente in più nel suo ristorante.

    Lavitola è uno dei tanti misteri italiani, misteri legati a fonti informative oscure ed alla poco deontologica abitudine di un certo giornalismo di cercare più lo scandalo che la verità.

    Auguriamoci che dalle indagini arrivino chiarimenti anche su altri episodi, non solo sull’attentato a Ranucci, che i giornalisti ricordino che dare informazioni ai cittadini non è creare informazioni articolando la realtà con la fantasia o lo scandalo a tutti i costi, e che tutti ci ricordiamo che l’amicizia è una condivisione di valori non uno scambio di piaceri od altro.

  • In attesa di Giustizia: grandi vecchi, poteri occulti e mandanti

    Un’indagine condotta con solerzia e – pare – con efficace fiuto investigativo ha condotto all’arresto dei presunti attentatori di Ranucci ma non ha sopito le attese dei cercatori di ectoplasmi, perché non bastano i nomi, non bastano gli arresti, non basteranno neppure i processi e le sentenze di condanna (se vi saranno): i dietrologi vogliono «la verità», che tradotto significa che vogliono quella loro, una verità orrifica fatta di retroscena inquietanti in cui si muovono mandanti cauti ed insidiosi che vestono i grembiulini dei massoni, le barbe finte di servizi segreti deviati, ma anche potenze straniere ed ostili e un immancabile grande vecchio, che non si comprende a cosa debba la sua grandezza, perché sia vecchio ed alla sua età non vada a godersi la pensione.

    Parliamo di soggetti che sono tutt’altro che professionisti che con le loro teorie del complotto infestano la politica e la cronaca: non hanno mai scoperto nulla, il loro contributo al giornalismo e alla verità resta al di sotto dello zero, ma questa verità ricercata ossessivamente per loro continua a essere una priorità che non deve scoraggiare se difficile da svelare perché si colloca ad un piano superiore, forse, due, magari tre, poi in soffitta, in orbita… a livelli occulti, deviati, indicibili: anche se poi, con il loro linguaggio diventa dicibile e narrabile: perché quella del mandante è una funzione narrativa che serve a non chiudere (mai) una storia, proprio come fanno a Report.

    Sia chiaro: massima solidarietà a Ranucci, vittima di un attentato ma nessuna al suo metodo di fare giornalismo. Giustizia ed indagini sono un’altra cosa…

    In questi giorni le reazioni agli sviluppi investigativi sembravano proprio i contenuti di una puntata delle sue: un parlamentare grillino ha invitato subito a «risalire ai mandanti», un capogruppo dei Verdi alla loro «individuazione» e al biasimo per i «continui attacchi della destra contro Report».

    Tra i tanti merita menzione l’uomo con la scorta più inutile d’Italia: Sandro Rutolo, ex reggicoda di Michele Santoro oggi teoricamente «responsabile informazione, cultura e memoria» (chissà “responsabile della memoria” cosa significa…) di Elly Schlein che  ha fatto un comunicato in cui ha avuto il buongusto di citare anche se stesso quale improbabile obiettivo della camorra (come Ranucci) per via di un suo servizio del 2013 poi rivelatosi falso («Inferno atomico» che ipotizzava che in Campania avessero sepolto scorie nucleari) che indignò tanta gente normale, ma anche un camorrista che, sfortunatamente intercettato, lo minacciò.

    Nel 2019 il governo (di sinistra) preannunciò la revoca della scorta a Ruotolo per inattualità del rischio e l’inferno atomico lo fecero il sindacato unitario giornalisti, Articolo 21, pezzi del Pd e grillini non mancando di incolpare pure la «bestia» salviniana.

    Così la scorta è ancora lì, a fare status. Ma chi voleva togliere la scorta a Ruotolo? Fuori i mandanti, si sveli il grande vecchio marionetta della sezione Operazioni Coperte della CIA e sia fatta giustizia.

  • Mosca finanzia corsi di giornalismo pro-Cremlino

    Nel 2024, Reporter senza frontiere (Rsf) ha denunciato l’apertura di scuole di giornalismo finanziate dallo Stato, destinate a formare giovani reporter “allineati” con la narrativa ufficiale. La più nota è la Shkola Voenkora di Tomsk, in Siberia, che offre corsi online gratuiti per futuri “corrispondenti di guerra” da inviare nei territori occupati. Gli insegnanti provengono da Rt (Russia today), Ria Novosti e Izvestia. «È una fabbrica di propagandisti», afferma Jeanne Cavalier, responsabile Rsf per l’Europa orientale. «L’obiettivo è reclutare giovani reporter disposti a diffondere il messaggio del Cremlino senza vincoli etici». Tra i promotori figurano il propagandista Sergej Mardan (Komsomolskaya Pravda) e Alexander Malkovich, deputato e fondatore di media filorussi in Ucraina, legato al defunto Evgenij Prigožin, capo del gruppo paramilitare Wagner.

    Il modello si esporta anche all’estero. Nel 2023 nasce a Mosca l’African Initiative, agenzia finanziata da Viktor Lukovenko, anche lui vicino alla macchina propagandistica di Prigožin. L’organizzazione opera in Mali, Burkina Faso e Repubblica Centrafricana, formando giovani giornalisti e diffondendo la narrativa pro-Cremlino nel continente africano. Secondo Rsf, tra i volti occidentali associati a questa rete figura l’italiano Vittorio Nicola Rangeloni, già reporter nel Donbass e autore del documentario “Africa Che”, che celebra «un’Africa liberata dall’Occidente». Per Cavalier, la presenza di giornalisti occidentali come Rangeloni serve a legittimare la propaganda del Cremlino, utilizzando voci percepite come indipendenti e linguaggi giornalistici apparentemente neutrali, ma ideologicamente orientati e privi di codici deontologici. In Italia, la penetrazione della narrativa filo putiniana si muove attraverso una rete di associazioni culturali e diplomatiche.

    Tra le più attive, secondo il Center for Countering Disinformation di Kiev, ci sono Russia, Emilia-Romagna e Vento dell’Est, che si presentano come promotori di dialogo e cultura, ma agiscono come piattaforme di propaganda. Eventi, convegni e iniziative di “diplomazia culturale” veicolano una narrazione centrata sull’“amicizia con la Russia” e sulla presunta russofobia occidentale. «Le parole costano poco» – osserva Boyechko – «ma alla lunga possono costare un’intera generazione».

  • Nasce la prima Scuola di Giornalismo Internazionale dell’Associazione della Stampa Estera di Milano

    L’Associazione della Stampa Estera di Milano lancia SEmi – Scuola di Giornalismo Internazionale, un percorso pensato per giovani professionisti già in possesso delle basi del mestiere, che desiderano consolidare competenze e relazioni per distinguersi in un settore sempre più competitivo. Il corso, in partenza il 18 ottobre 2025 presso la sede dell’Associazione nel cuore di Milano, si articola in otto moduli interdisciplinari della durata complessiva di otto settimane (ogni sabato, dalle 10 alle 17). A guidare le lezioni saranno giornalisti indipendenti e corrispondenti delle più prestigiose testate internazionali, che offriranno ai partecipanti un’esperienza diretta e concreta del giornalismo globale.

    Il percorso formativo affronterà i seguenti temi: trovare spazio nei media internazionali, Slow Journalism: come costruire una storia, Broadcast Television e Photo Journalism, MOJO – Mobile Journalism, dalla ripresa alla pubblicazione, giornalismo di guerra, Cross-border Investigations, geopolitica raccontata dal giornalista estero. Oltre alle lezioni frontali, il programma prevede workshop pratici, simulazioni ed esercitazioni ispirate al lavoro quotidiano delle redazioni dei principali gruppi editoriali internazionali. Il corso, tenuto gratuitamente dai membri dell’Associazione SEmi, prevede una quota di iscrizione di 50 € e offre competenze pratiche avanzate, una prospettiva globale sulle notizie e l’opportunità di creare una rete professionale con corrispondenti e giornalisti di diversi Paesi.

    Al termine del percorso, verrà inoltre lanciato un bando, in collaborazione con Fondazione Cariplo, per una borsa di studio: la miglior proposta di pitch editoriale, selezionata dalla commissione di docenti, sarà assegnata in occasione della cerimonia di consegna degli attestati a febbraio 2026. «Con la Scuola di Giornalismo Internazionale di SEmi – Associazione Stampa Estera Milano, vogliamo offrire ai giovani giornalisti uno spazio unico per crescere professionalmente e confrontarsi con chi ogni giorno racconta il mondo da Milano a un pubblico globale. È un investimento sul futuro dell’informazione e sulla capacità di guardare oltre i confini», dichiara Tatjana Dordevic, consigliere delegato dell’Associazione della Stampa Estera di Milano.

    Per iscrizioni: www.stampaestera.it/scuolagiornalismo

  • Quattro libri che raccontano le guerre da altri punti di vista

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Dario Rivolta

    “Quando una società smette di sperimentare opposizioni diventa unidimensionale. L’orientamento totalitario della società a una dimensione è del tutto compatibile con i diritti civili, una stampa libera e libere elezioni”.  Così scriveva Herbert Marcuse alla fine degli anni ’60 nel suo “L’uomo a una dimensione”. Fu un libro all’epoca molto citato, magari anche da chi nemmeno lo aveva letto, anche se oggi lo si può considerare oramai “passato”. Tuttavia, ciò che resta ancora attuale è la presenza invadente di un “pensiero unico” diffuso, e praticamente imposto, da istituzioni, pseudo-esperti e principali media. Che la verità sia una sola e non si accettano dissensi o distinguo è diventato evidente e macroscopico a proposito delle vaccinazioni anti-covid e continua con la fola della responsabilità umana dei cambiamenti climatici. Il peggio molto recente, però, riguarda la questione della guerra in Ucraina, ove nella narrazione dei fatti si nascondono le pregresse responsabilità Occidentali, le malefatte del governo di Kiev sul Donbass sin dal 2014 e si fa di tutto per far credere che la Russia sia per noi un pericolo e ambisca a conquistare l’Europa. Perfino cercando di seminare il panico con l’invenzione del Kit di sopravvivenza al fine di convincere tutti della necessità di ri-armarsi e di fare debito per comprare nuove armi (necessariamente soprattutto americane).

    Per chi volesse, invece, avere accesso a letture non conformiste degli eventi e consentirsi di vedere le cose anche da un altro punto di vista mi permetto di suggerire almeno quattro libri di abbastanza recente pubblicazione. Non sarà necessario condividerne tutti i contenuti ma penso sia utile vedere che le verità possono essere più di una, nonostante la propaganda martellante vorrebbe impedircelo.

    Eccoli:

    • SOTTO LA PELLE DEL MONDO di Dario Fabbri (editore Feltrinelli)

    L’autore, vero esperto di geopolitica, ci offre la lettura dei più recenti e importanti eventi mondiali, bellici e non, cercando di evidenziare la filigrana dei sentimenti delle popolazioni coinvolte anche andando oltre i fatti immediati. Si possono vedere, attraverso una lettura storica e psico-sociale dei popoli, le ragioni culturali che stanno dietro le scelte dei governi e, soprattutto, si cerca di capire come “loro” vedono “noi” Ciò di là dalla retorica che ci sommerge e che ci convince che il modo di vita Occidentale sia un mito cui tutti vorrebbero aspirare. “Gli altri umani non hanno intenzione di rinnegare il proprio “costume” per vivere come noi. Non perché interdetti da qualcuno o inabili a comprendere la nostra (presunta) superiorità…Non segnalano alcun apprezzamento per l’inglese, né riconoscono prerogative e democrazia distillate quaggiù, costruzioni che sovente giudicano neo-coloniali”.

    • C’E’ DEL MARCIO IN OCCIDENTE di Piergiorgio Odifreddi (editore Raffaello Cortina)

    Odifreddi è un filosofo matematico e saggista ben conosciuto. Ha scritto di storia della scienza, filosofia, politica, religione, esegesi, filologia e altro. In questo suo libro riflette sull’arroganza dell’Occidente citando testi di autori di varie epoche che hanno guardato a noi in modo diverso da come noi stessi ci vediamo. La sua critica alla supposta superiorità dell’Occidente si basa su di una analisi critica documentatissima. Medita sulle parole di venti grandi pensatori che ci hanno criticati: da Dostoevskij a Saramago, da Gandhi a papa Francesco, da Einstein a Konrad Lorenz. Analizza i nostri dieci peccati capitali: occidentalismo, cristianesimo, colonialismo, militarismo, razzismo, classicismo, idealismo, capitalismo, populismo, mediaticità. Ai nostri giorni e grazie al martellamento continuo qualsiasi critica al nostro sistema viene sdegnosamente respinta con l’argomentazione che l’alternativa è Putin. Odifreddi ci offre una lettura alternativa della realtà. La sua è una critica radicale che contesta alla radice le convinzioni sulla superiorità occidentale, dimostrandoci che tanto di quello che c’è stato di esecrabile nella storia è fatto o è stato fatto proprio dall’Occidente politico.

    • RUSSOFOBIA, Mille anni di diffidenza di Guy Mettan (editore Sandro Teti). Introduzione di Franco Cardini

    Mettan è un giornalista e storico svizzero che ha fatto una documentatissima ricerca (alla fine del volume c’è una ricca bibliografia) sulle origini del sentimento anti russo in Europa e negli USA. Tutto nasce dalla scissione della chiesa (poi) detta cattolica da quella ortodossa, scissione attuata per ragioni politiche da parte dei vescovi di Roma che volevano sottrarsi al controllo del potere di Costantinopoli. Furono loro che cominciarono a demonizzare i russi di allora al fine di affermare la superiorità totale di Roma e dei regni via via succedutisi nell’Europa occidentale. In seguito, il potere presente in Russia continuò poi ad essere descritto come antagonista politico nonostante i cambiamenti che avvenivano da entrambi i lati. Interessante le analisi di come e perché la russofobia si sia sviluppata in Francia, in Polonia e soprattutto in Inghilterra (ricordate “Il grande gioco” in Asia Centrale?). La russofobia veniva messa a tacere per poco tempo solo quando la Russia era considerata indispensabile per combattere un nemico comune (Napoleone e poi Hitler) e ripresa immediatamente dopo lo scampato pericolo. La russofobia è arrivata persino a far considerare non-esattamente-europei anche i letterati e i musicisti nati in quell’area del mondo. Degli USA si analizza come, dall’inizio del secolo XX, l’obiettivo degli americani fu sempre quello di impedire un qualunque avvicinamento tra Germania e Russia, così come volevano anche gli inglesi, poiché non si doveva permettere che nessuno Stato potesse diventare troppo forte da solo nel nostro continente. A un certo punto nacque anche la teoria che chi avesse controllato l’Asia Centrale avrebbe potuto controllare il mondo e da qui la necessità di smembrare l’enorme Stato russo. Il sistema sovietico e la guerra fredda hanno poi legittimato e diffuso in tutto l’Occidente l’odio verso Mosca. Odio che, con la Russia uscita dall’anarchia grazie a Putin e desiderosa di far valere le sue ricchezze naturali e la sua dimensione geografica, è stato rilanciato in gran fulgore. Un capitolo è dedicato all’uso del linguaggio anti russo tra intellettuali e giornalisti occidentali e a come le parole e i concetti siano usati im nodo subdolo per incoraggiare nei lettori (e nei telespettatori n.d.r.) i sentimenti di ostilità verso la Russia.

    • VITE AL FRONTE – Donbass, Libano, Siria, Nagorno Karabakh, Israele e Gaza di Luca Steinmann (Rizzoli editore)

    Steinmann è un giovane e coraggioso giornalista svizzero-italiano che ha passato settimane intere nelle zone ove attualmente ci sono conflitti cercando di entrare in contatto non solo con i militari al fronte ma anche con le popolazioni coinvolte, sia da una parte che dall’altra dei fronti. Con capitoli densi e relativamente brevi Steinmann riesce a farci vedere cosa i conflitti in corso significhino davvero per chi ne è oggetto passivo e per chi ne è attore. Attraverso i suoi resoconti di prima mano ci apre anche uno sguardo, non fazioso, sugli interessi e le logiche, spesso molto lontane geograficamente, che hanno innescato quelle guerre.

    Una cosa è descrivere gli scontri tra i vari combattenti e vedere le immagini delle distruzioni causate, un’altra è cogliere ciò che questo significa per chi ne è vittima quotidiana.

    Non mi risulta che alcun altro giornalista abbia voluto, o saputo, rendere meglio e dall’interno quali siano i pensieri e quali le conseguenze di queste guerre per le persone qualunque.

  • In ricordo di Luciano Garibaldi

    La scomparsa di Luciano Garibaldi lascia un vuoto non solo nel mondo del giornalismo e degli storiografi, la sua profonda preparazione culturale, la sua semplicità, la spontaneità con la quale si rivolgeva agli altri ci mancheranno.

    In ogni occasione di incontro Luciano, con la sua immediatezza, riusciva ad entrare in sintonia con gli altri difendendo con moderazione, ma altrettanta autorevolezza e decisione, le sue posizioni.

    Conoscere la Storia, scavare nella cronaca, sviscerare le notizie per trovare la verità dietro le apparenze, credere profondamente nell’amicizia, rispettare gli altri, ottenendo sempre identico rispetto, erano le sue passioni quotidiane.

    Ricordo la sua amicizia, solida, con il sen. Franco Servello e con Donatella, le nostre conversazioni in tanti anni di affetto reciproco e, come tanti, sentirò la sua mancanza ma non dimenticherò i suoi insegnamenti e la sua serena e caparbia volontà di affrontare, ogni giorno con serena determinazione, la vita.

    Caro Luciano per noi sei e sarai Presente.

  • Addio a Luciano Garibaldi, storico e giornalista di grande cultura

    Con profondo dolore Il Patto Sociale si associa al cordoglio per la morte, il 23 novembre, di Luciano Garibaldi, saggista, scrittore, giornalista che ha lavorato in diverse testate nazionali. Garibaldi è stato riconosciuto ed apprezzato come esperto della vita politica del novecento e autore di molti libri di approfondimento storico, la sua scomparsa lascia un vuoto culturale ma anche umano sia a Genova, sua città di adozione, che a Milano dove ha vissuto lunghi anni di attività.

  • Aperte le candidature per il premio giornalistico Lorenzo Natali

    Aperte dal 29 maggio le candidature per il premio Lorenzo Natali 2024, il principale riconoscimento giornalistico dell’UE. Sono invitati a candidarsi online entro la mezzanotte del 30 giugno, inviando articoli e servizi idonei ai criteri, i giornalisti che si occupano di questioni relative a clima, ambiente, energia, digitale, infrastrutture, parità di genere, sviluppo umano, migrazione, sfollamenti forzati, pace, governance, crescita, occupazione sostenibile e giovani.

    I vincitori di ciascuna categoria saranno scelti da una giuria composta da giornalisti di fama internazionale e rappresentanti di organizzazioni non governative di prim’ordine di tutto il mondo. Ciascun vincitore riceverà 10 000 euro. Al vincitore nella categoria “Miglior giornalista emergente” sarà inoltre offerta un’esperienza di lavoro o di tirocinio con un media partner.

    I vincitori verranno annunciati nel corso della cerimonia di consegna del premio Lorenzo Natali, che si terrà a Bruxelles entro la fine dell’anno.

    Il premio rende omaggio all’ex Vicepresidente della Commissione europea Lorenzo Natali, che ha contribuito in modo significativo alla promozione e all’approfondimento delle politiche europee per lo sviluppo. Da oltre trent’anni il riconoscimento che porta il suo nome mantiene vivo questo spirito premiando giornalisti che, con le loro storie, ispirano il cambiamento. Il premio è stato indetto per la prima volta dalla Commissione europea nel 1992.

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