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  • In attesa di Giustizia: la repubblica giudiziaria

    “Guardi, Geometra, lei ha ragione…ma devo dirle di no, dobbiamo seguire altre regole: io non posso farci nulla perché ho la Procura della Repubblica seduta di fianco”. Non è un dialogo immaginario, è avvenuto realmente tra un professionista tecnico (e Perito del Tribunale, non uno qualsiasi) ed un funzionario del Comune di Milano a proposito di una pratica edilizia.

    Così è se vi pare e se non vi pare è così lo stesso: la guerra dei trent’anni iniziata con Mani Pulite è più lontana di Gaza da una tregua e sembra di poter dire che c’è una logica di rappresaglia della magistratura contro la politica, una magistratura che – precipitata nei consensi – sta cercando affannosamente di riposizionarsi ergendosi a gendarme dei modelli di sviluppo che la politica persegue. Teheran, Italia: la funzione giudiziaria è debordata assumendo le sembianze della Polizia Morale fedele agli ayatollah e le derive dell’Ordine Giudiziario non possono più neppure essere semplicisticamente relegate ad iniziative di “Toghe Rosse” volte a delegittimare l’altra parte politica; siamo al cospetto di qualcosa che si potrebbe definire “grillismo culturale” (che, poi, abbinare l’aggettivo “culturale a grillismo è uno stridente ossimoro): in Liguria il trasversalismo magistrati/sinistra/stampa ha decapitato un sistema di progetto infrastrutturale, a Milano minaccia di decapitare una Giunta e lo sviluppo urbanistico (politicamente bi partisan) mentre in tutto il Paese le inchieste sui tentativi del Governo di arginare l’immigrazione clandestina sono talmente smaccate e faziose da giustificare perché l’Esecutivo non perda neppure un punto percentuale di consenso.

    La Magistratura attraverso l’interpretazione, spesso creativa, della legge è intervenuta sulle infrastrutture a Genova e sull’urbanistica a Milano ed ovunque sui flussi migratori…senza contare la isterica reattività al primo serio tentativo di riformarla.

    C’è una componente della Magistratura che non è più di destra o di sinistra, un peso senza contrappesi che si pone come camera di compensazione non elettiva per gli indirizzi politici, economici ed anche etici, non si presenta alle elezioni ma cerca di condizionare chi possa vincerle, non partecipa al dibattito politico ma ne delimita il perimetro, non scrive programmi di governo ma stabilisce quali siano attuabili: è un potere che non ha cambiato casacca, ha sempre indossato la toga e può cambiare pelle secondo stagione e convenienze, irridendo la formula sacrale prima ricordata sulla applicazione neutra della legge perché è una finzione: non la applica soltanto, la interpreta, la piega, la distende secondo ciò che ritiene che la società si aspetti o sia essa stessa ad aspettarsi. E’ una magistratura che, però, ha fiutato il disincanto popolare determinato per proprie e accertate colpe e sta mutando pelle proponendosi come potere regolatore dei modelli di sviluppo, una superiore autorità etica che prima ancora che accertare e reprimere reati ammonisce, dissuade, rallenta e fornisce lasciapassare. A Milano come a Genova non c’erano tangenti ma consulenze, fondazioni, bonifici tracciati e con tanto di causale (anche implicita) lecita ma il tutto è stato evocato a “sistema” facendo diventare il sostantivo una parolaccia…come se la politica non fosse da sempre e legittimamente un sistema.

    E se domani, per esempio, i P.M. iniziassero a mettere in discussione anche le regole della finanza, dei trasporti, della concorrenza o della libertà di stampa chi potrebbe davvero impedirglielo?

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