immigrati

  • In attesa di Giustizia: Bipartisan

    Cauti nella critica e generosi nella lode, in questa rubrica abbiamo magnificato in più occasioni le intraprese del Premier che ha conseguito il titolo di Professore Ordinario con i Punti Fragola dell’Esselunga (qualcuno sostiene con la raccolta, per tempo oculatamente fatta dai genitori, degli indimenticati punti VDB) e del suo discepolo prediletto: l’ilare giureconsulto assurto al seggio di via Arenula.

    Equità vuole che non vengano dimenticate altrettanto mirabolanti azioni di governo, volte a rendere l’Italia un Paese migliore, riferibili ad Esecutivi del passato: questa è una settimana dedicata all’amarcord.

    In una stagione che, climaticamente, inizia ad essere più che mai favorevole agli sbarchi di migranti sulle coste siciliane – tema sempre di attualità – è cosa buona e giusta celebrare come meritano gli interventi di inizio millennio intesi a contrastare il fenomeno.

    La premessa d’obbligo è che, all’epoca, il nostro arsenale normativo disponeva di una legge caratterizzata – se non altro – da una certa chiarezza: la c.d. “Turco-Napolitano” che in quattro punti essenziali affronta il problema. Nei primi articoli statuisce che ai cittadini stranieri sono garantiti i medesimi diritti spettanti agli italiani secondo le convenzioni ed i canoni di diritto internazionale, nonché quello di partecipazione alla vita pubblica locale riservato a coloro che fossero regolarmente soggiornanti. Viene, quindi, fatta una netta distinzione tra regolari ed irregolari.

    L’articolo 4 prevede che l’ingresso nel territorio dello Stato è consentito solo a chi sia munito di un passaporto o valido ed equipollente documento, il successivo contiene la disciplina per il rilascio del permesso di soggiorno e l’articolo 10…i respingimenti di coloro che risultino privi di tali requisiti deputati alla Polizia di Frontiera: in fondo, i medesimi principi enunciati da Matteo Salvini in maniera più pittoresca.

    Legge chiara ma, purtroppo, inefficace perché prevedeva la notifica del decreto di espulsione al soggiornante irregolare (che lo cestinava appena uscito dalla Questura) incorrendo poi nella difficoltà operativa di eseguire materialmente il provvedimento rintracciandolo e rimandandolo al Paese di provenienza.

    Ecco allora, nel 2002, abbattersi sui clandestini la implacabile “Bossi-Fini” con la previsione di nuovi reati, pene più severe e carcere per tutti. Nihil novi sub sole: il ricorso ai soliti strumenti del diritto penale che non fanno paura a nessuno con qualche “curiosità” degna di nota: per esempio la previsione dell’arresto obbligatorio per chi non avesse ottemperato al decreto di espulsione.

    Senonchè, il reato era ed è previsto come contravvenzionale e per le contravvenzioni (che non sono quelle per divieto di sosta, che si chiamano sanzioni amministrative, ma una categoria degli illeciti penali) la legge proibisce la carcerazione preventiva…il risultato fu che le Forze dell’Ordine dovevano obbligatoriamente eseguire arresti, compilare verbali, sottrarre risorse ad altri impieghi e trasmettere tutto in Procura dove il P.M. non poteva fare altro che disporre la liberazione immediata dell’arrestato. Questo, almeno, finché qualcuno se ne accorse e la legge fu modificata: nel frattempo aveva tanto inutilmente quanto inesorabilmente intasato i tribunali.

    Non ammonito da riflessioni salutari, il Governo pensò allora di ricorrere diversamente al mito della sanzione penale, ipotizzando il ricorso all’arresto in flagranza del clandestino al momento dello sbarco.

    Orbene, i sostenitori di questa opzione – parliamo di Ministri e Parlamentari della Repubblica – non avevano considerato quanto prevede la Costituzione e cioè che gli arresti in flagranza devono essere convalidati o meno da un giudice entro al massimo 96 ore.

    Alzi la mano chi, anche senza avere dimestichezza tecnica con la materia, ritiene possibile che uno sventurato G.I.P. di Agrigento o di Ragusa (per fare degli esempi) possa celebrare decine se non centinaia di udienze nel volgere di una manciata di ore e redigere anche le ordinanze conseguenti…a tacer del fatto che si sarebbe dovuto, comunque, trovare posto in carcere per queste torme di sventurati nuovi giunti. Forse, si confidava nel fatto che il Guardasigilli – un ingegnere – ne potesse progettare e realizzare di nuove e capienti, a tempo di record.

    A qualcuno, però, nelle stanze dei bottoni venne, fortunatamente ed in tempo utile, di consultarsi con un amico magistrato la cui fragorosa risata offrì risposta al quesito. E spontanea sorge la domanda: ma, i Capi di Gabinetto, gli innumerevoli magistrati fuori ruolo assegnati a Ministeri e Authority, hanno studiano giurisprudenza alle serali al buio?

    I Governi successivi continuarono a ritoccare in qualche modo – e con i risultati che ben conosciamo –   quella che è divenuta una variopinta arlecchinata normativa e gli scafisti, ben compreso con chi hanno a che fare, ringraziano.

    Malcontate, sono circa duecentocinquantamila le leggi vigenti nel nostro Paese (la media negli altri Membri UE è di circa 1/10) ed a queste si aggiungono circolari interpretative, direttive, protocolli di intesa e regolamenti…fatevi una domanda e datevi la risposta del perché la Giustizia non funziona.

  • Covid-19 spaventa gli immigrati, i permessi di soggiorno calano del 58%

    L’emergenza Covid ha più che dimezzato i flussi migratori verso il nostro Paese, un fenomeno legato alla chiusura delle frontiere da parte di molti Stati. Nei primi sei mesi del 2020 i permessi di soggiorno sono calati del 57,7% rispetto al 2019 che già aveva registrato una significativa contrazione dell’accoglienza per ragioni di asilo, diminuita del 47,4% rispetto al 2018. E nel mese di marzo, che ha segnato l’inizio del lockdown, è stato quasi azzerato il rilascio di questo tipo di permessi. A fotografare come il Coronaviurs abbia inciso anche sull’arrivo e sulla situazione dei  migranti in Italia è il report dell’Istat dedicato ai cittadini non comunitari, che rivela anche un’altra novità: l’aumento nel 2019 del 10,1% delle acquisizioni di cittadinanza da parte di “non comunitari”.

    Nei primi 6 mesi del 2019 erano stati rilasciati oltre 100mila nuovi permessi di soggiorno mentre nello stesso periodo del 2020 ne sono stati registrati meno di 43mila. La contrazione maggiore ad aprile e maggio (rispettivamente -93,4% e -86,7%). A risentire della chiusura delle frontiere e del rallentamento dell’attività amministrativa nelle prime fasi del lockdown sono state tutte le motivazioni di ingresso. La più rilevante, quella per ricongiungimento familiare, ha visto una contrazione del 63,6% mentre i permessi per richiesta asilo sono diminuiti del 55,5%.

    Anche se meno consistente in termini assoluti, significativo anche il calo degli ingressi per lavoro stagionale, su cui ha pesato molto la chiusura delle frontiere; la diminuzione in questo caso è stata del 65,1%: da 2.158 nuovi permessi per nei primi 6 mesi del 2019 a si è passati a 753 nel primo semestre di quest’anno. Con una percentuale record in Emilia Romagna, dove il crollo dei permessi per lavoro stagionale è pari al 90% rispetto allo stesso periodo del 2019.

    “La pandemia, con il blocco delle frontiere, ha impedito l’arrivo in Italia di quasi due lavoratori stagionali su 3 (65,1%) da Paesi extra Ue, con un impatto drammatico sulle attività agricole”, sottolinea la  Coldiretti, che fa notare l'”impatto” che questa situazione ha avuto sulle attività di raccolta, dalla frutta alle olive fino alla vendemmia, “in assenza di strumenti flessibili adeguati per affrontare l’emergenza”. E chiede perciò “misure per favorire l’accesso al lavoro degli italiani, come l’introduzione di voucher semplificati per consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne”.

     

  • Al fisco gli immigrati rendono 18 miliardi

    In Italia le tasse e i contributi dei lavoratori stranieri valgono 18 miliardi. C’è un basso impatto sulla spesa pubblica: il saldo costi/benefici è di +500 milioni. Mentre dalla “sanatoria” 2020 ci potrebbe essere un gettito potenziale di 360 milioni annui. Gli occupati stranieri oggi producono il 9,5% del Pil italiano, ovvero 147 milioni di euro (l’anno scorso era il 9%), ma il potenziale è frenato da lavoro nero e presenza irregolare. E’ quanto emerge dall’edizione 2020 del Rapporto annuale sull’economia

    dell’Immigrazione dal titolo “Dieci anni di economia dell’immigrazione”, a cura della Fondazione Leone Moressa. Lo studio è stato redatto con il contributo della Cgia di Mestre e il patrocinio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), dei ministeri degli Esteri e dell’Economia e dell’Università Cà Foscari di Venezia.

    Dal 2011 l’Italia ha di fatto, evidenzia il Rapporto, chiuso la porta agli immigrati extra-comunitari in cerca di lavoro, che per entrare in Italia hanno potuto usare solo i ricongiungimenti familiari o le richieste d’asilo. Oggi gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni e negli ultimi 10 anni sono aumentati di 600mila unità (+31% dal 2010). È un’occupazione concentrata prevalentemente nelle professioni meno qualificate, pertanto al momento è complementare rispetto all’occupazione italiana. I lavoratori stranieri sono prevalentemente uomini (56,3%) e 7 su 10 hanno un’età compresa tra 35 e 54 anni. Oltre la metà ha come titolo di studio la licenza media, mentre solo il 12% è laureato. Il valore aggiunto generato dai lavoratori stranieri è di 146,7 miliardi di euro, pari 9,5% del Pil. Valore ridimensionato, evidenzia il Rapporto, da presenza irregolare, lavoro nero e poca mobilità sociale.

    Altro aspetto sottolineato nel rapporto è che gli stranieri sono in aumento, ma gli ingressi per lavoro sono in calo. Dal 2010 ad oggi gli stranieri residenti in Italia sono passati da 3,65 a 5,26 milioni (+44%), arrivando a rappresentare l’8,7% della popolazione (e superando il 10% in molte Regioni). Tuttavia, i nuovi permessi di soggiorno sono complessivamente diminuiti del 70%, a causa di una riduzione drastica di quelli per lavoro (-97%): gli stranieri (extra-comunitari) oggi arrivano soprattutto per ricongiungimento familiare o motivi umanitari.

    Nel documento un capitolo è dedicato all’espansione delle imprese straniere. Nell’ultimo decennio l’imprenditoria straniera, infatti, è stata uno dei fenomeni più significativi: gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti (-9,4%), mentre i nati all’estero sono aumentati (+32,7%). Le nazionalità più numerose sono Cina, Romania, Marocco e Albania, ma la crescita più significativa si registra tra gli imprenditori del Bangladesh e del Pakistan. Il 95% delle imprese a conduzione straniera è di proprietà straniera “esclusiva”, quindi senza soci italiani. Le imprese straniere producono un valore aggiunto di 125,9 miliardi, pari all’8,0% del totale. L’incidenza maggiore si registra nell’edilizia (18,4% del valore aggiunto del settore).

    Per quanto riguarda l’impatto fiscale per l’Italia ci sono più benefici che costi. I contribuenti stranieri in Italia sono 2,29 milioni e nel 2019 hanno dichiarato redditi per 29,08 miliardi e versato Irpef per 3,66 miliardi. Sommando addizionali locali e contributi previdenziali e sociali si arriva a 17,9 miliardi. Oggi il saldo tra entrate (Irpef, Iva, contributi, ecc.) e costi (scuola, sanità, pensioni, ecc.) dell’immigrazione è ancora positivo (+500 milioni). Gli stranieri sono giovani e incidono poco su pensioni e sanità, principali voci della spesa pubblica. Ma i lavori poco qualificati e la poca mobilità sociale – avverte lo studio – possono portare nel lungo periodo ad un saldo negativo.

     

     

  • In Italia 3,7 milioni di extracomunitari in regola, all’inizio del 2019

    Al primo gennaio 2019 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.717.406 (+2.472 unità rispetto all’anno precedente), provenienti principalmente da Marocco, Albania, Cina e Ucraina, che coprono il 38% delle presenze. L’incidenza dei minori è pari al 21,7%. E’ quanto emerge dai nuovi Rapporti annuali sulle comunità migranti in Italia, curati dal Ministero del Lavoro, con la collaborazione di Anpal Servizi.

    I permessi rilasciati per motivi di lavoro rappresentano il 6% dei nuovi titoli. Cresce ancora la quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei regolarmente soggiornanti (62,3%). Sono 103.478 i cittadini di origine non comunitaria diventati italiani nel corso del 2018, provenienti principalmente da Albania (21.841), Marocco (15.496), Brasile (10.660) e India (5.425).

    Il 7,4% della forza lavoro è di cittadinanza non comunitaria. Nel 2018 il tasso di occupazione della popolazione proveniente da Paesi Terzi in Italia è pari al 60,1%, a fronte del 58,2% registrato tra gli italiani.

    Relativamente alla partecipazione al mondo del lavoro della componente femminile della popolazione si registrano differenze macroscopiche tra le comunità: a fronte di un tasso di disoccupazione medio femminile per i cittadini non comunitari pari al 17,1%, l’indicatore tocca il valore più basso nelle comunità filippina e cinese (rispettivamente 3,1% e 4,7%), mentre risulta elevatissimo per le donne tunisine (51,4%) e senegalesi (40,2%).

    Il 79% delle imprese a conduzione straniera è guidato da cittadini non comunitari. Crescono in particolare le imprese individuali guidate da cittadini non comunitari in Italia che a fine 2018 sono 379.160, un numero in crescita dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Le comunità più rappresentate tra gli imprenditori individuali extra Ue sono la marocchina (17,7%), la cinese (14%), l’albanese (8,5%) e la bangladese (8,2%).

    Complessivamente, fra il 2017 e il 2018 le rimesse dall’Italia verso il resto del mondo sono cresciute del 14%, raggiungendo i 5,8 miliardi di euro. Nei primi cinque paesi di destinazione delle rimesse in uscita dall’Italia ci sono quattro Paesi asiatici: il Bangladesh, primo paese di destinazione (12,1%), le Filippine, al terzo posto, con il 7,6% dei volumi, il Pakistan (6,1%) e l’India (5,6%).

  • Paradossale sentenza e la guardia di finanza

    https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/02/20/cassazione-carola-rackete-rispetto-dovere-soccorso_sqoGCCTm5O42cS6fI9pCmK.html

    Fedele al principio che “le sentenze si studiano ed accettano” sorge un dubbio come espressione della relazione causa, effetto e conseguenza della sentenza sul comportamento della comandante Rakete nella gestione della nave della Ong.

    Se la guardia di finanza che cercò di fermare la nave della comandante in acque territoriali italiane e dalla quale venne speronata, allora la stessa guardia di finanza si sarebbe opposta al dovere di prestare soccorso?

    In altre parole, la guardia di finanza avrebbe disatteso le norme internazionali alle quali invece si sarebbe ispirata la conduzione del comandante della nave?

    L’ideologia politica applicata alle sentenze e quindi al diritto apre le porte all’utilizzo della giustizia con e per fini meramente politici da sempre anticamera di uno stato assolutista.

  • Bruxelles si promuove per il suo impegno sul fronte immigrati

    Nel quadro dell’agenda europea sulle migrazioni, la Commissione europea ha presentato i principali progressi riguardo alla gestione del fenomeno migratorio.

    Da quando, nel 2015, le migrazioni hanno raggiunto il punto massimo, l’Ue ha messo in atto una serie di azioni e interventi. Tutto questo, si legge nella relazione presentata, nel tempo ha creato basi solide su cui costruire una politica migratoria unitaria e compatta, permettendo all’Europa di fornire sostegno operativo e finanziario agli Stati membri sotto pressione, gestire le frontiere esterne e cooperare con i paesi terzi.

    In questi ultimi cinque anni, viene sottolineato, l’Ue ha attuato una stretta collaborazione con i diversi Stati membri attraverso il sistema degli “hotspot” e un dispiegamento capillare di più di 2 300 agenti per una migliore gestione della migrazione e delle frontiere, per il controllo di arrivi irregolari e di rimpatri e per salvaguardare le vite umane. Inoltre l’Ue collabora fortemente anche con i paesi esterni, soprattutto grazie al partenariato con l’Unione Africana e l’Onu, con un investimento di 9,7 miliardi di euro, specialmente tramite il Fondo fiduciario dell’Ue per l’Africa, il Fondo fiduciario per la Siria e lo strumento per i rifugiati in Turchia. In più oggi sono in vigore migliori accordi e intese riguardo ai rimpatri. Infine il grande sforzo in materia di reinsediamento ha permesso di trasferire quasi 63 000 persone.

    D’altro canto, nonostante un ritorno ai livelli precedenti alla crisi per quanto riguarda i flussi migratori, la situazione rimane instabile e i continui cambi di equilibri geopolitici richiedono all’Ue di affrontare nuove sfide e di consolidare i progressi già raggiunti. In particolare è necessario: migliorare la situazione nel Mediterraneo orientale, agendo sulla gestione migratoria in Grecia e in Turchia, un impegno maggiore nelle operazioni di ricerca e soccorso per facilitare le operazioni di sbarco e mettere fine alla tragedia delle morti in mare, e infine accelerare le evacuazioni dalla Libia, paese che desta sempre maggiori preoccupazioni a causa del violento conflitto scoppiato a Tripoli nell’aprile 2019 e per le condizioni disumane in cui versano i migranti nei centri di trattenimento.

  • L’immigrazione va affrontata con le categorie imprenditoriali

    Mentre nuovamente si riaccende il dibattito sul problema degli immigrati e certamente uno dei primi obiettivi dell’Italia, in Europa, sarà quello di ottenere finalmente la revisione del trattato di Dublino, non abbiamo ancora sentito una voce politica che affronti il problema anche con il mondo del lavoro. Da molto tempo sentiamo dire che vi sono attività per le quali gli immigrati sono necessari, nello stesso tempo abbiamo migliaia di immigrati parcheggiati nei centri di accoglienza, a parte le centinaia di migliaia che sembrerebbe siano irregolari.

    Da diverse settimane su vari quotidiani si lancia l’allarme per la mancanza di panificatori, di camerieri nei ristoranti, di operai in diversi settori. Storica peraltro è la mancanza di mungitori o di addetti nell’agricoltura. Se vogliamo impedire il lavoro nero, la clandestinità, l’evasione fiscale, una delle prime iniziative politiche che andrebbero intraprese sarebbe quella di interpellare le varie associazioni di categoria per sapere le reali esigenze delle imprese e delle attività a loro collegate. In questo modo si potrebbero anche stabilire delle eventuali quote specifiche e comunque aprire dei corsi di formazione, per gli immigrati, nei settori specifici ove vi è richiesta. Ad esempio per quanto riguarda il personale di ristorazione o comunque degli esercizi pubblici, che deve avere rapporti col pubblico, la conoscenza di un buon italiano e dell’inglese (che spesso in effetti parlano).

    Le scuole di formazione dovrebbero anche essere capaci di motivare le persone rispetto al lavoro che dovranno intraprendere. Il problema della motivazione è importante anche per i giovani italiani: il lavoro non è soltanto lo strumento necessario per mantenersi e vivere ma dovrebbe essere anche l’appagamento del proprio orgoglio, far bene il proprio lavoro è una soddisfazione e qualunque lavoro ha la propria dignità se l’hai svolto con coscienza e con impegno. Proprio nella ristorazione e nella panificazione oggi è sempre più difficile trovare giovani disposti a farlo, perché nella panificazione bisogna lavorare nel cuore della notte, perché nei ristoranti si lavora anche il venerdì, il sabato e la domenica sera. Ogni lavoro comporta un po’ di sacrificio e la vita, purtroppo, è anche sacrificio.

  • Campo profughi di Dadaab verso la chiusura, tangenti per ottenere lo status di rifugiati

    Il campo profughi di Dadaab, il più grande campo profughi del mondo, al confine tra Kenya e Somalia, è in via di sgombero. Il governo keniota aveva notificato all’inizio dell’anno all’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, l’intenzione di chiuderlo e nei giorni scorsi ha rimpatriato in Somalia, da dove provengono la maggior parte degli ospiti del campo, 45 persone (che sono state prese in carico dalle autorità somale e da personale dell’Unhcr).

    In Kenya, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, vi sono complessivamente 476.695 rifugiati (per il 54,5% si tratta di somali fuggiti dal loro Paese), 212.936 dei quali ospitati a Dadaab. Già dal 2014, il Kenya ha stipulato un accordo con Somalia e Unhcr per il progressivo rimpatrio dei somali. In questi anni 80mila persone sono state rimpatriate. Nairobi peraltro vorrebbe arrivare a evacuare l’intero campo in sei mesi, mentre le Nazioni Unite fanno presente che la Somalia non è a tutt’oggi un Paese sicuro.

    Chi rimane a Dadaab, secondo voci raccolte a giugno dal quotidiano britannico The Guardian, si trova a fare i conti con una corruzione pressoché endemica che coinvolge anche alcuni dei 16mila addetti dell’Unhcr. Il Guardian riferisce di tangenti per ottenere lo status di rifugiati a tutti gli effetti e poter essere quindi accolti in qualche Paese disposto a dare ospitalità (operazione più difficile dopo che Donald Trump ha decretato il divieto di viaggiare verso gli Usa per chi proviene da determinati Paesi); ma la mazzetta, riporta il quotidiano, si paga anche per avere cibo. L’Unhcr ha aperto un’indagine sulle denunce del Guardian, il malaffare appare peraltro strettamente connaturato ai centri di accoglienza e non solo in Africa: per la struttura di Borgo Mezzanotte nel foggiano il Corriere della Sera riferiva della presenza di bordelli sotto il controllo della mafia nigeriana, sotto gli occhi delle forze dell’ordine preposte a vigilare su entrate e uscite dal campo stesso. A Dadaab qualche mese fa sono stati arrestati 12 sospetti terroristi, uno dei quali in possesso di due passaporti neozelandesi.

  • Nuovi progressi per i rifugiati in Turchia

    Quando nel 2016 la Commissione europea decise di stanziare 6 miliardi di euro a favore dei rifugiati  in Turchia non poche furono le polemiche perché si vedeva in questa decisione una sorta di ricatto al quale l’Europa era sottoposta da Erdogan. Per sapere come quel finanziamento viene adoperato, periodicamente si svolgono degli incontri tra Commissione, rappresentai degli Stati membri dell’UE e la Turchia, come quello che si è svolto lo scorso 17 maggio in cui sono stati messi in evidenza i progressi fatti fino ad oggi. Sono in corso più di 80 progetti, infatti, destinati ai rifugiati e alle comunità di accoglienza, in particolare nel settore dell’istruzione e della salute. Più specificatamente sono state effettuate 5 milioni di consultazioni sanitarie con 178 centri di salute migranti attualmente operativi. Per il futuro, va menzionato in particolare  un contratto da 400 milioni di euro per continuare a sostenere i programmi d’istruzione e 50 milioni di euro destinati a sostenere le autorità turche in modo strutturale e ad agevolare l’integrazione dei rifugiati nella società turca. Soddisfazione per i risultati raggiunti e per gli impegni futuri è stata espressa dal Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato, Johannes Hahn.

  • Hashtag #Umanità – illustrazioni per riflettere. La mostra di Marcia Zegarra a Milano

    Illustrazioni che aiutano a riflettere su uomini, donne e bambini, persone dimenticate, dalle storie e dalle esistenze difficili, quelle che un tempo ci hanno insegnato a chiamare ‘il prossimo’ e alle quali rivolgere aiuto con l’umanità che la modernità e il consumismo spietato ci stanno facendo dimenticare. A questo mondo è dedicata la mostra personale Hashtag#Umanità di Marcia Zegarra Urquizo, alla Fabbrica del Vapore, in Via Procaccini 4 a Milano, dal 21 al 29 maggio 2019, dalle 10.00 alle 20.00, aperta al pubblico gratuitamente.

    Marcia Zegarra è una pittrice, scultrice ed illustratrice peruviana che sin dagli esordi si è dedicata all’analisi dell’essere umano. Le sue illustrazioni hanno l’obiettivo di promuovere l’integrazione nella società, con una attenzione particolare alle donne, alla famiglia e ai bambini, come la serie di immagini intitolata “Figli di Dio”, storie di immigrati, che sono state esposte a Milano, Salerno, Udine, Torino.

    La sua passione nasce da bambina, quando collezionava bamboline di carta, “las maricas”, ne aveva addirittura create 50 con le quali giocava e in ciascuna di loro vedeva un personalità diversa che è stata fonte, crescendo, dell’ispirazione dei suoi soggetti. Quando le persone si incontrano, scambiano parole, sguardi, valori, sentimenti, ammirazione e conoscenza. “Siamo come scatole piene di sorprese – ama dire Marcia Zegarra – abbiamo bisogno di aprirci, abbiamo bisogno di vivere e convivere insieme, per capirci, per conoscerci”.

    Nel 2012 presenta la sua prima mostra di illustrazioni, aveva tante aspettative, le sembrava quasi che le storie cercassero lei che era a caccia di storie. Le sembrava tutto nuovo, i volti, il colore della pelle, gli accenti delle voci, gli sguardi, i gesti, ogni dettaglio era per lei, che aveva capito all’Università che il suo destino era quello di diventare un’artista, un vero tesoro e doveva perciò plasmare ogni colore di quelle storie che erano vita allo stato puro.

    Nel 2017 Zegarra ha ricevuto il premio “Integrazione-Migrazione” durante la seconda edizione dell’Associazione Unione Sociale Donne Latinoamericane in Italia. Nel 2016 invece ha ricevuto il Premio “Donne che ce l’hanno Fatta” dagli Stati Generali delle Donne, durante il Congresso Mondiale delle Donne Latinoamericane, svoltosi al Pirellone di Milano.

    Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Perù, Francia, Cina, Germania, Svizzera e Italia.

    Per l’inaugurazione della mostra milanese è prevista una performance della Compagnia Danza Nuda, diretta da Francesca Di Leso.

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