Agosto è arrivato ed anche per gli avvocati è il momento di fare le valigie e qualche giorno di riposo un po’ a corrente alternata perché è sbagliato dire che è un mese di ferie giudiziarie: sono solo sospesi per trentun giorni i termini per il deposito delle sentenze e delle impugnazioni, lo svolgimento delle indagini, le notifiche e le udienze che non rivestono carattere di urgenza.
Mentre metto in valigia magliette, bermuda e qualche fascicolo che mi terrà compagnia il pensiero va all’autoproclamato Avvocato degli Italiani che, sembra non andare mai in vacanza se si tratta di dire castronerie che fanno dubitare che abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed ipotizzare che sia diventato professore ordinario con i punti del Dixan. L’ultima è questa: “abbiamo letto e riletto l’avviso di garanzia di Ricci”…cosa sottende il richiamo a quello che sembra il sovrumano impegno volto a comprendere qualcosa che parrebbe inspiegabile o ingiustificato? Forse non ha trovato illustrati sostanziosi elementi di prova a carico? Tanto per cominciare quell’atto notificato all’ex sindaco di Pesaro si chiama informazione di garanzia e Conte che sostiene di essere un avvocato dovrebbe saperlo; in secondo luogo l’informazione di garanzia è composta di poche righe e contiene le generalità dell’indagato, il reato provvisoriamente ipotizzato e se possibile una descrizione sommaria del fatto, il nome del Pubblico Ministero che procede e l’invito a nominare un difensore di fiducia e dichiarare il proprio domicilio, null’altro: e Conte ha dovuto leggere e rileggere facendosi anche aiutare come si desume dall’uso del plurale…per capire cosa? Dove abita Ricci e quando è nato? E chi mai lo avrà aiutato, forse Bonafede il che spiegherebbe la permanente incomprensione? Altro che avvocato degli italiani, io da Conte non farei nemmeno scrivere una raccomandata al vicino di casa per lamentare che alla sera ascolta i dischi dei Beatles a volume troppo alto.
Il pensiero passa poi inevitabilmente a quei magistrati che non conoscono i loro indagati, non ne possono conoscere la storia la famiglia i talenti le preoccupazioni e ne chiedono l’arresto credendo invece di sapere e di aver capito subito tutto solo leggendo della loro vita ricostruita in chiave accusatoria dalle trascrizioni delle conversazioni e dall’esame dei loro contatti dopo averli spiati al telefono per mesi interpretando le conversazioni come confessioni di reati senza cogliere i possibili paradossi, le ironie le probabili vanterie e senza mai dubitare di aver equivocato o frainteso e li chiamano corrotti, collusi, avidi, infiorando le richieste di arresto con giudizi etici che non competono loro e non sono neppure in grado di dare per confermati, li umiliano segregandoli dal contesto sociale e di questi uomini determinano il destino mentre già scontano gli arresti e loro leggono relazioni di servizio. O se ne vanno in ferie.
E quando, quelle rare volte, tocca a loro proprio quello strumento così invasivo che è il telefono scompare come per incanto. In un solo processo ne sono spariti tre: al Procuratore di Milano Francesco Greco, al Procuratore Generale della Cassazione Francesco Salvi e a Piercamillo Davigo: c’è chi l’ha perso, chi lo ha cambiato dimenticandosi di trasferire tutti i dati su quello nuovo e così addio al contenuto dei messaggi.
Meglio non pensarci più, chiudere la valigia e restare in attesa di giustizia.