Italia

  • L’interesse nazionale

    Ora che, presumibilmente, i problemi legati ad esponenti di governo, o al governo collegati, si sono risolti con le dimissioni, purtroppo tardive, speriamo che l’attenzione di tutti, maggioranza ed opposizioni, si concentri con quello che serve agli italiani in un momento particolarmente difficile per i riflessi che hanno, ed avranno, sulla nostra economia e sicurezza, e su quelle europee, le guerre in corso.

    Al di là delle legittime aspirazioni di ciascuno, conquistare la guida del Paese o mantenerla secondo il risultato delle ultime elezioni, vi è oggi la necessità di accantonare per un certo tempo le accuse reciproche, spesso infarcite da palesi false notizie.

    L’interesse nazionale dovrebbe prevalere sugli interessi di parte, se la politica ha ancora un senso in una società dove spesso la parola democrazia resta una parola.

    Le questioni legate alla sicurezza, all’energia, alla sanità e, non ultimo, alla presa di coscienza di una deriva sempre più violenta di troppi adolescenti, anche per colpa di un uso improprio dei social, richiedono un dialogo, tra opposti schieramenti, libero, libero per qualche tempo da cappi ideologici e sogni di rivincita.

    E’ evidente inoltre, per chi è in buona fede, la necessità di arrivare alle prossime elezioni nazionali con una legge che riporti i cittadini a poter scegliere, con un voto di preferenza, chi li rappresenterà, solo così torneremo a coinvolgere gli elettori e torneremo ad una rappresentanza parlamentare libera dalla schiavitù dei capi partito.

    Solo con una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere, con la preferenza, i parlamentari il futuro premier avrà un parlamento capace di aiutarlo a difendere e sostenere, in Europa e nel mondo, gli interessi legittimi dell’Italia.

  • Cinquecentoquarantamila visitatori per le giornate del Fai di primavera

    Sono stati 540mila gli italiani che hanno visitato nel weekend del 21 marzo e 22 marzo i 780 luoghi d’arte, storia e natura aperti al pubblico in 400 città nelle ‘Giornate Fai di primavera’. L’appuntamento, arrivato alla 34esima edizione, ha riscosso anche quest’anno un grande successo.

    Il luogo più visitato è stato lo stadio Diego Armando Maradona a Napoli, secondo posto per la Corte Suprema di Cassazione con sede presso il Palazzo di Giustizia a Roma; sempre a Roma terzo posto per il Palazzo della Cancelleria, quarto posto per Porta Nuova e Cavallerizza presso il C.M.E. ‘Sicilia’ a Palermo. Chiude la classifica dei primi cinque il Giardino storico di Villa Sgariglia a Grottammare (AP). Le regioni che hanno registrato maggiore pubblico sono state Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

    In occasione di questa grande ‘festa diffusa della cultura’ hanno aperto quindi le loro porte 780 luoghi in 400 città in tutte le regioni – spesso poco conosciuti o poco valorizzati, e molti dei quali solitamente inaccessibili – con visite a contributo libero rese possibili grazie all’impegno di 7.500 volontari delle delegazioni e dei gruppi Fai e di 17.000 apprendisti ciceroni, studenti della scuola secondaria appositamente formati dai loro docenti per raccontare le bellezze che li circondano. In entrambi i giorni, sottolinea il Fai, “si è registrato un eccezionale successo di pubblico, con code ordinate in attesa di entrare in numerosi luoghi visitabili, specchio dell’interesse vivo e appassionato dei cittadini per le bellezze, spesso inattese e sempre sorprendenti, che caratterizzano ogni angolo d’Italia”.

    Tra i partecipanti alle ‘Giornate Fai di primavera’ anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sabato mattina ha accolto i visitatori al Palazzo del ministero, progettato da Cesare Bazzani nel 1912 ed eccezionalmente aperto nel fine settimana per sottolineare il grande valore educativo dell’evento. Anche i Beni del Fai, regolarmente aperti al pubblico, hanno partecipato alla grande festa delle ‘Giornate di primavera’, accogliendo migliaia di visitatori: il bene più visto è stato Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (Pd), secondo posto a parimerito per Villa Gregoriana a Tivoli (Rm) e Villa del Balbianello a Tremezzina (Co), terza posizione per Villa Necchi Campiglio a Milano.

  • Gli spostamenti tra Regioni per motivi di salute hanno toccato il valore di 5,15 miliardi

    Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro). Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive.

    “Questi numeri – afferma il presidente Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”. Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come “il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale”, sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.

    Nel 2023, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, in aumento del 2,3 per cento rispetto al 2022 (5,04 miliardi di euro). E’ quanto si legge in una nota di Fondazione Gimbe, in occasione dei suoi 30 anni. Le analisi della Fondazione Gimbe confermano il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud, con un enorme flusso di risorse economiche in uscita dal Mezzogiorno verso il Nord. In particolare, verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che si confermano le Regioni più attrattive. “Questi numeri – afferma il presidente Nino Cartabellotta – indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità. Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale e richiede spostamenti che hanno anche un rilevante impatto economico sui bilanci delle famiglie”. Un principio recentemente ribadito anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, il 28 febbraio scorso, ha ricordato come “il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale”, sottolineando che permangono disomogeneità territoriali non più accettabili. Il Report Gimbe sulla mobilità sanitaria 2023 si basa su tre fonti ufficiali: i dati economici aggregati dal Riparto 2025; i flussi dei Modelli M trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute; i dati del Report Agenas sulla mobilità sanitaria.

  • Il collegamento energetico tra Tunisia e Italia potrebbe essere completato solo nel 2031

    Il costo del progetto di interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia Elmed è stimato in circa 1,014 miliardi di euro, di cui 582 milioni di euro a carico della parte tunisina. Lo ha dichiarato il segretario di Stato tunisino incaricato della Transizione energetica, Wael Chouchane, indicando che il progetto “consentirà lo scambio bidirezionale di elettricità tra i due Paesi, permettendo in particolare l’esportazione di energia prodotta da fonti rinnovabili e il rafforzamento della rete elettrica tunisina durante le ore di punta, contribuendo così alla sicurezza energetica”. Secondo le stime del governo tunisino, i ricavi annuali generati dall’infrastruttura dovrebbero essere compresi tra 71 e 182 milioni di euro, che saranno divisi equamente tra la società elettrica tunisina Steg e la sua omologa italiana. L’entrata in funzione dell’interconnessione prevista per il 2028, ha precisato Chouchane, potrebbe tuttavia “slittare al 2030 o al 2031, a causa delle tensioni internazionali che continuano a incidere sulla disponibilità di apparecchiature energetiche dall’inizio della guerra russo-ucraina”.

    Elmed prevede la realizzazione di un collegamento elettrico sottomarino in corrente continua ad alta tensione, bidirezionale, tra la Sicilia e la Tunisia, con punto di approdo nella regione industriale di El Mlaabi a Menzel Temime, nel governatorato di Nabeul. Il progetto comprende due stazioni di conversione – una a Menzel Temime e una a Partanna, in Sicilia – e un cavo sottomarino lungo circa 200 chilometri, che attraverserà lo Stretto di Sicilia a una profondità massima di 800 metri, con una capacità di 600 megawatt e una tensione di 500 chilovolt in corrente continua. Sono inoltre previste le infrastrutture di collegamento terrestre, i sistemi di telecomunicazione e i dispositivi di monitoraggio continuo del cavo.

    Un accordo di finanziamento e garanzia del valore di 43 milioni di euro, circa 145 milioni di dinari in valuta locale, destinato alla realizzazione della seconda fase del progetto di interconnessione elettrica è stato firmato a Tunisi tra il governo tunisino e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) lo scorso 16 gennaio. L’accordo mira a rafforzare la rete elettrica della Società tunisina dell’elettricità e del gas (Steg) attraverso l’installazione di linee di trasmissione aeree, comprese le linee in entrata e in uscita nel governatorato settentrionale di Nabeul. La seconda fase del progetto è denominata Grid Reinforcement Program e prevede il rafforzamento delle griglie di trasmissione su territorio tunisino. In particolare, è prevista la posa di una linea aerea a 400 kilovolt di circa 85 chilometri, che collegherà Grombalia (Nabeul) a Kondar (Sousse), attraversando quattro governatorati: Nabeul, Ben Arous, Zaghouan e Sousse. Il progetto include inoltre l’installazione di linee aeree in entrata e in uscita tra Ezzahra e Grombalia 1, collegate alla sottostazione Grombalia 2 (400/225 kV), per una lunghezza complessiva di circa 10 chilometri, nonché ulteriori linee tra Seltene e Grombalia 1, anch’esse collegate alla stessa sottostazione, per un totale di circa 10 chilometri.

  • Prendere decisioni serie

    Continua la tragedia – farsa dei bambini nel bosco, mentre le guerre infuriano e tanti bambini rimangono orfani, sbalestrati da situazioni terrorizzanti, privi a volte della stessa identità, quando arrivano da soli sui barconi dei trafficanti di esseri umani, ed altri bambini rimangono feriti ed uccisi, rimane strabiliante la decisione di allontanare la mamma del bosco dai suoi bambini.

    I bambini continuano ad essere le prime vittime di magistrature politicizzate ed ideologizzate come abbiamo più volte scritto raccontando le tragedie umane prodotte dallo Jugendamt tedesco.

    L’Europa con le frontiere aperte per le merci, che legifera su tutto, anche su quanto sarebbe di miglior competenza degli Stati nazionali, non ha ancora trovato la volontà politica ed il coraggio di difendere i bambini e la loro necessità, eventualmente anche sotto un controllo di personale veramente qualificato, di vivere con i genitori.

    Sulla scia dello Jugendamt ora anche l’Italia, che non ha mai fatto niente per difendere i genitori italiani privati, dalla Germania, del loro diritto di vedere i figli, si adegua impedendo alla mamma di stare con i suoi bambini, anche all’interno della cosiddetta casa protetta.

    Nel frattempo i bambini dei nomadi non vanno a scuola, vivono nella sporcizia, imparano a rubare e a fare accattonaggio ed altri minori sono relegati nei campi e nelle strutture per extracomunitari perdendo ogni possibilità di inserimento.

    Dire che c’è qualcosa che non va è decisamente riduttivo, qui non stanno funzionando troppe cose e al di là delle dichiarazioni politiche, che servono solo a qualche riga sui social, è arrivato il momento di prendere decisioni serie.

    La vicenda dei bambini nel bosco dovrebbe imporre alle forze politiche a formulare finalmente proposte globali e serie per l’effettiva tutela dei minori non dimenticando che, da destra come da sinistra, il silenzio dei governi italiani ed europei, sullo Jugendamt e non solo, è una macchia che andrebbe finalmente cancellata.

  • I dazi non arrestano la globalizzazione: commercio mondiale in crescita del 5% nel 2025

    Il commercio mondiale è cresciuto vicino al 5 per cento nel 2025 e nel triennio 2026-2028 è atteso in aumento medio del 2,3 per cento, con impatti di dazi e tensioni geopolitiche inferiori alle stime iniziali. È quanto emerge dalla Mappa dell’export 2026 presentata a Roma da Sace. Secondo il capo economista Alessandro Terzulli, gli shock commerciali e politici “hanno avuto impatti economici inferiori a quello che ci si poteva aspettare”, anche grazie alla capacità di adattamento delle imprese e a fattori temporanei come l’anticipo delle importazioni negli Stati Uniti.

    “Se un importatore sa che dovrà pagare dazi più alti, tende a fare scorte prima”, ha spiegato, richiamando l’effetto di anticipo delle importazioni (il cosiddetto front-loading), ossia l’aumento degli acquisti prima dell’entrata in vigore dei nuovi dazi per evitare rincari successivi, particolarmente evidente nella farmaceutica. A sostenere gli scambi hanno contribuito anche gli investimenti tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale e nei semiconduttori. Tuttavia, ha avvertito Terzulli, nel medio-lungo periodo resta il rischio di “un’erosione delle regole” in un contesto di crescente frammentazione. L’incertezza resta elevata, ma “non si è tradotta in un blocco delle decisioni economiche” come temuto.

    Sul fronte italiano, il presidente di Sace, Guglielmo Picchi, ha sottolineato che “l’Italia è un Paese che cresce grazie all’export”, ricordando che nel 2025 il Paese si è confermato quarto esportatore mondiale. “Nonostante tutto e tutti, dai prezzi dell’energia ai dazi, la capacità degli imprenditori italiani di conquistare nuovi mercati è straordinaria”, ha dichiarato. Picchi ha evidenziato che investimenti pubblici e consumi interni “non riescono a dare slancio alla crescita del Pil” e che “il vero driver è l’export”. In questo quadro, Sace è chiamata a rafforzare il sostegno alle imprese, anche in coerenza con il Piano Mattei per l’Africa, dove l’agenzia svolge un ruolo di attuatore finanziario nei mercati più complessi.

    L’Africa rappresenta infatti uno degli assi strategici della Mappa. Nel Nord Africa l’Export Opportunity Index medio si attesta intorno a 54. L’indicatore, sviluppato da Sace su una scala da 0 a 100, misura il livello di opportunità per le imprese italiane Paese per Paese, combinando peso sull’export, dinamica attesa, accesso al mercato e struttura della domanda. Accanto a questo, la Mappa valuta il rischio di credito – ossia la probabilità di mancato pagamento da parte di controparti sovrane, bancarie o corporate – e il rischio politico, legato a eventi come espropri, restrizioni valutarie, guerre o disordini civili, anch’essi su scala 0-100.

    Nel caso del Nord Africa, le opportunità si accompagnano a livelli di rischio elevati ma in parte compensati da riforme e investimenti infrastrutturali. Il Piano Mattei punta a mobilitare capitali e competenze italiane in settori come energia, infrastrutture e filiere agroindustriali. Tra i Paesi più dinamici figura il Marocco, indicato come hub logistico e produttivo grazie al porto di Tanger Med, allo sviluppo dell’automotive e agli investimenti nelle rinnovabili e nell’idrogeno, oltre che nelle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità.

    Nelle Americhe, gli Stati Uniti restano un mercato da presidiare nonostante le tensioni tariffarie, mentre il Brasile – prima economia dell’area – beneficia dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, che prevede la graduale rimozione dei dazi sul 91 per cento delle merci europee. Nonostante fragilità fiscali e incertezze politiche, il Paese mantiene un Export Opportunity Index tra i più elevati dell’area e continua ad attrarre investimenti in infrastrutture e automazione industriale.

    In Asia, l’India emerge come economia in forte espansione, sostenuta da riforme fiscali, digitalizzazione e investimenti in infrastrutture ed energia. Terzulli ha tuttavia osservato che “quanto l’India diventerà la nuova fabbrica del mondo rispetto alla Cina, questo non lo so: c’è strada da fare”. La Cina, dal canto suo, “è un mercato da cui non si può prescindere”, con oltre 15 miliardi di export italiano e un Export Opportunity Index elevato, pur a fronte di un profilo di rischio “non bassissimo” e di tensioni geopolitiche persistenti. Pechino sta raddoppiando gli investimenti in tecnologie avanzate e industrie emergenti, mentre l’approccio europeo resta improntato al “de-risking” senza chiusure.

    Più critica la situazione in Russia, che presenta un rischio di credito e politico pari a 100. “C’è un enorme problema di pagamenti”, ha ricordato Terzulli, sottolineando che l’esclusione dai circuiti finanziari e il regime sanzionatorio rendono l’operatività estremamente complessa. Anche nei Balcani e nell’Europa emergente, pur in presenza di opportunità legate alla convergenza europea e alle infrastrutture, i profili di rischio restano eterogenei. Nel complesso, la Mappa dell’export 2026 restituisce l’immagine di un mondo più frammentato ma non paralizzato. Le opportunità esistono, ma richiedono selettività, gestione del rischio e strumenti adeguati. In chiusura, il presidente di Sace ha ribadito l’impegno dell’agenzia ad accompagnare le imprese nei mercati esteri in una fase di trasformazione globale. “Le opportunità sono tante, dai dazi all’intelligenza artificiale: per noi sono tutte occasioni da cogliere in un’ottica di diversificazione. Noi siamo poco preoccupati perché il nostro compito è trasformare il rischio in opportunità”, ha affermato Picchi. “Sace è questo: un mitigatore di rischio che rende bancabili progetti che altrimenti non lo sarebbero e permette alle imprese di entrare in mercati dove da sole difficilmente riuscirebbero ad andare”, ha concluso.

  • Una camera su due già prenotata nel primo trimestre di quest’anno: tedeschi, francesi e svizzeri spingono il turismo in Italia

    Dopo un 2025 di consolidamento, con occupate in media almeno 6 camere su 10 tra le disponibilità degli esercizi ricettivi, il 2026 si preannuncia in crescita per il turismo italiano: il tasso di riempimento tra gennaio e aprile è già vicino al 50% in hotel e strutture extralberghiere, trainato dalla crescita della domanda dei turisti provenienti da Germania, Francia e Svizzera. È quanto emerge dall’ultima indagine svolta da ISNART per Unioncamere ed ENIT nell’ambito dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di commercio.

    Per quanto riguarda i due grandi eventi ospitati dal nostro Paese nel biennio 2025-2026, si conferma come il Giubileo abbia portato un chiaro aumento di clientela nel Lazio (50% degli operatori), con un’onda lunga che ha coinvolto anche le vicine Marche e Umbria (dove il 30% degli operatori si dicono “soddisfatti” per i risultati ottenuti grazie al traino dell’evento). Per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, in attesa dei dati definitivi, le prime stime segnalano un tasso tra il 70% e l’85% di camere occupate per febbraio; e prenotazioni anticipate intorno al 60% per i mesi successivi, a dimostrazione della coda lunga che i grandi eventi portano sul territorio, creando valore per le mete ospitanti.

    “I grandi eventi che vedono l’Italia protagonista sulla scena internazionale in questo biennio, sono importanti occasioni di crescita per il posizionamento delle destinazioni italiane, con effetti che saranno evidenti nel medio-lungo periodo” aggiunge Loretta Credaro, Presidente Isnart-Istituto Nazionale Ricerche Turistiche e Culturali, “tra gli operatori si percepisce un generale clima di fiducia rispetto alla visibilità, e quindi alle prospettive di ritorno economico nei prossimi anni degli investimenti realizzati, a vantaggio di tutta la filiera turistica locale”. “Da grandi eventi e manifestazioni ci attendiamo un ritorno turistico anche sul medio lungo periodo. Viaggiatori che in prima battuta scelgono determinate mete per seguire degli appuntamenti tornano poi negli anni successivi per visitare l’intero Paese” commenta Ivana Jelinic, AD ENIT S.p.A.

    “L’Italia sta esprimendo tutto il suo potenziale a livello turistico, i viaggiatori internazionali scelgono sempre più le nostre destinazioni, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico dei territori ed anche delle aree interne”. “I grandi eventi, sportivi e non, si riconfermano un enorme catalizzatore di flussi turistici ed economici e i loro effetti propulsivi si riverberano anche nella crescita delle presenze che, in base al modello predittivo del Ministero del Turismo, sono stimate in oltre 100 milioni nei primi quattro mesi del 2026”, dichiara il Ministro del Turismo Daniela Santanchè. “Inoltre, manifestazioni come le Olimpiadi o il Giubileo fungono da vetrina che aumenta la visibilità, la notorietà e l’appeal delle destinazioni italiane, nonché poderosi attrattori di investimenti e infrastrutture a beneficio di territori e comunità”.

    Ben il 40% delle imprese impattate dall’Olimpiade invernale Milano-Cortina, in particolare, segnalano come l’evento abbia già favorito un aumento di visibilità per la propria struttura, con indubbie ricadute in termini di brand per il “Sistema Italia”. Dalle indagini svolte direttamente ai turisti in vacanza da Unioncamere-Isnart, si stimano quasi 891 milioni di presenze turistiche complessive nel 2025, tra ricettività ufficiale e mercato parallelo delle abitazioni private, che attivano sui territori un impatto economico stimato in 108,8 miliardi di euro, tra spese di alloggio, ristorazione, trasporti locali e parcheggi, shopping, attività ludiche e culturali. Si conferma la crescita della domanda straniera che costituisce il 48% dei flussi turistici, pari a circa 431 milioni di presenze stimate per il 2025 nelle nostre destinazioni (+0,6% sul 2024, +4,4% sul 2023).

    Un turismo internazionale che investe di più rispetto al passato per viaggi ed esperienze in Italia: stimati 60 miliardi di euro di spese turistiche sul luogo di vacanza (+3% sul 2024, +34% sul 2023) ed un aumento di budget per ristoranti, degustazioni e acquisti di prodotti tipici locali, musei e monumenti, eventi e divertimenti. La spesa media giornaliera rilasciata sul territorio per il turista straniero è di 72 euro per l’alloggio e 105 euro per le altre spese. La cultura, per il quarto anno consecutivo, risulta la prima motivazione di visita degli stranieri nel nostro Paese (muove da sola il 45% di questi visitatori), seguita dal turismo enogastronomico, tra degustazioni e ristoranti di eccellenza (20%); terzo gradino del podio per il turismo outdoor.

    Merita a questo proposito evidenziare come circa il 20% dei turisti stranieri dichiari di aver utilizzato l’AI per pianificare e organizzare la vacanza in Italia (organizzazione logistica, scelta degli itinerari e delle attività da svolgere, alloggi e ristoranti). Rispetto alle recenti vacanze a cavallo tra Natale ed Epifania, monitorate grazie alla location intelligence (analisi del traffico mobile a destinazione), è stata stimata la presenza di 5,9 milioni di turisti in Italia, dei quali 2,3 milioni stranieri (68 mila in più del Natale 2024), con una crescita più elevata nel Lazio e in Umbria e nelle mete del turismo montano di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Sul mercato alternativo delle abitazioni private si registrano 6,7 milioni di notti prenotate tramite il portale Airbnb per soggiorni tra marzo e giugno, in leggera crescita rispetto allo scorso anno (dati tratti dal database AirDnA), cui si aggiungono altre 4 milioni di notti per i soggiorni estivi di luglio e agosto 2026.

  • Italia insieme a Kenya e India per promuover l’intelligenza artificiale in Africa

    Un accordo di collaborazione strategica trilaterale è stato concluso 19 febbraio a Nuova Delhi tra l’Italia, l’India e il Kenya per sviluppare il dispiegamento di infrastrutture di intelligenza artificiale in Africa. L’accordo si inserisce nel quadro del Polo per l’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile, promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) in partenariato con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), e in continuità con il Piano Mattei. L’intesa, che fa parte del Piano d’azione strategico India-Italia 2025-2029, è stata ufficializzata oggi a margine del Vertice sull’impatto dell’intelligenza artificiale dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – in rappresentanza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – alla presenza del ministro indiano dell’Elettronica e delle tecnologie dell’informazione, Ashwini Vaishnaw, e del ministro keniota dell’Informazione, delle comunicazioni e dell’economia digitale, William Kabogo Gitau.

    “Questo accordo consolida la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, ha dichiarato il ministro Urso. “L’India, partner chiave dell’Italia e attore essenziale per le nostre imprese nello sviluppo dell’Ia e dell’innovazione, svolgerà un ruolo centrale accanto al Polo Ia promosso dal Mimit durante la presidenza italiana del G7. Insieme trasformeremo questa cooperazione in progetti concreti al servizio dello sviluppo sostenibile in Africa”, ha aggiunto. L’accordo mira a strutturare l’adozione dell’intelligenza artificiale avviando, già dal 2026, quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto e contribuendo all’obiettivo di creare un centinaio di canali di diffusione dell’Ia nei Paesi del Sud del mondo. Oltre al Polo Ia del Mimit, sono coinvolti anche la Fondazione EkStep / People+Ai per l’India e la Direzione dell’economia digitale e delle tecnologie emergenti del governo keniota. La collaborazione rafforzerà le infrastrutture, i modelli operativi e le competenze necessarie per accompagnare le soluzioni di Ia dalla fase pilota alla diffusione su larga scala. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di soluzioni di Ia vocale nelle lingue africane, al fine di ampliare l’accesso ai servizi digitali e ridurre le barriere linguistiche. Sarà inoltre istituito un gruppo di lavoro trilaterale Italia-India-Kenya per orientare e monitorare i primi quindici casi d’uso, in coordinamento con le strategie nazionali. La lettera d’intenti, di natura non vincolante, conferma l’impegno comune per un dispiegamento dell’Ia inclusivo, trasparente e rispettoso della sovranità dei dati.

    Con questa firma, l’Italia rafforza il proprio ruolo di ponte tra gli ecosistemi dell’innovazione e di promotore di un approccio multilaterale orientato a un impatto concreto sullo sviluppo economico e sociale. “Si tratta della prima collaborazione trilaterale tra Europa, Africa e Asia nel campo dell’Ia”, ha commentato Urso a margine del vertice indiano. “Dobbiamo condividere linee guida per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, pienamente consapevoli che nessuno deve essere lasciato indietro”, ha aggiunto, definendo l’accordo “un passo avanti significativo verso una maggiore consapevolezza in questo settore”. Per il ministro italiano “tutti, Nord e Sud (del mondo), devono beneficiare dell’intelligenza artificiale. L’Italia è pronta a collaborare con tutti”. Urso ha richiamato anche le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sostiene la necessità di meccanismi di governance globale “rispettosi delle diverse sensibilità e realtà”. Ha inoltre sottolineato l’impegno precoce dell’Italia nell’adozione dell’Ia, per allineare la propria azione alla normativa europea in materia, “alla cui elaborazione abbiamo contribuito”, fondata su una visione “che pone la persona al centro, con responsabilità e trasparenza”. “La nostra strategia”, ha ribadito il ministro, “si basa su un’infrastruttura di eccellenza: siamo il terzo Paese al mondo per supercalcolatori – dopo Stati Uniti e Cina, ndr. – forti di una solida tradizione universitaria nella meccanica quantistica”.

    Impegnata fin dagli anni Duemila nella realizzazione di una vasta infrastruttura digitale pubblica, con il Vertice sull’impatto dell’intelligenza artificiale Nuova Delhi ha inteso mettere al centro del dibattito la convergenza tra la rete informatica statale e l’impiego dell’Ia. In particolare, la combinazione di servizi di identità digitale, pagamenti interoperabili ed altri strumenti digitali di base viene proposta come la base per un’adozione più ampia e inclusiva dell’Ia, sia in India che in altri Paesi in via di sviluppo. Sul tema è stato esplicito il primo ministro indiano Narendra Modi: “Dobbiamo democratizzare l’Ia, farne uno strumento di inclusione ed empowerment, soprattutto nel Sud del mondo”, ha detto nel suo discorso inaugurale, sottolineando che se “alcuni Paesi considerano l’Ia un ‘asset strategico’ da sviluppare in modo riservato, l’India la pensa diversamente”: “riteniamo che una tecnologia come l’Ia sarà davvero benefica per il mondo solo se condivisa, con codici aperti e accessibili, affinché milioni di giovani menti possano migliorarla e renderla più sicura”. “Impegniamoci quindi a sviluppare l’Ia come un bene comune globale”, ha detto Modi, per il quale come “la decisione finale sulla direzione da prendere spetta a noi, così il futuro dipenderà dalla direzione che oggi daremo all’Ia”. Parole di elogio per l’infrastruttura pubblica digitale indiana sono state spese a Nuova Delhi anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha definita “una conquista di civiltà”. L’India “ha costruito qualcosa che nessun altro Paese ha mai costruito: un’identità digitale per 1,4 miliardi di persone”, ha detto, citando una rete digitale indiana che va da un sistema di pagamenti in grado di elaborare 20 miliardi di transazioni al mese, a 500 milioni di Id sanitari digitali emessi, delineando quella che ha definito “un’Ia sovrana, aperta e interoperabile”.

    L’accordo di collaborazione firmato oggi a Nuova Delhi fra Italia, Kenya e India si inserisce nella continuità degli annunci fatti la scorsa settimana a Nairobi durante il Forum sull’intelligenza artificiale, al quale ha partecipato la ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. In Kenya – nell’ambito dell’Ai Hub per lo sviluppo sostenibile lanciato a giugno scorso a Roma – l’Italia sta lavorando al lancio di un programma di accelerazione destinato alle start-up africane, sostenuto da un fondo di venture capital iniziale di 50 milioni di euro, promosso da Primo Capital e Harmonic Innovation Group. Il lancio è previsto nei prossimi due o tre mesi. L’iniziativa prevede inoltre la creazione del primo incubatore italiano in Africa, focalizzato su tecnologie climatiche, sistemi alimentari e infrastrutture pubbliche digitali, nonché l’attivazione di un corridoio dell’innovazione che collegherà l’Italia, Nairobi, l’India e San Francisco, con il supporto del Centro finanziario internazionale di Nairobi per la strutturazione degli investimenti. Per chiudere il cerchio a marzo si terrà a San Francisco il salone Ai for Future, un percorso di iniziative organizzato da We Make Future (Wmf) con il supporto di Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che culminerà con un salone su innovazione digitale, intelligenza artificiale e robotica in programma a BolognaFiere dal 24 al 26 giugno.

  • Board of Peace

    Nessuno credo possa avere dei dubbi sulla urgente necessità di riportare Gaza a livelli di vita umani, di ridare ai palestinesi tutto quanto è necessario per vivere dignitosamente e costruirsi un futuro di pace in dignità e, ci auguriamo, prosperità.

    Nessuno, in buona fede, può negare il diritto di Israele di essere riconosciuto dagli Stati che insistono nella stessa area geografica e di poter vivere in totale sicurezza.

    Nessuno può immaginare che possano esserci pace e prosperità per gli israeliani ed i palestinesi se gruppi terroristi come Hamas rimarranno armati o se Stati come l’Iran continueranno ad appoggiare ed a finanziare il terrorismo.

    Nello stesso tempo crediamo, e non siamo i soli, che un’associazione internazionale che parta con una organizzazione che sancisce che il presidente, autoproclamato, sia a vita e dotato dei pieni poteri, magari anche con la facoltà di nominare il proprio successore, sia la soluzione idonea a garantire pace, democrazia, rispetto di quel minimo di regole necessarie alla civile convivenza ed ad impedire che finalità affaristiche prevalgono sulle necessità oggettive dei popoli.

    Se partecipare come osservatori al Board of Peace significa dare sinceri suggerimenti per evitare errori che possono essere fatali va bene.

    Se invece partecipare, anche come osservatori, significa avallare organismi ed organizzazioni che possono portare ad ulteriori spaccature tra Stati, ad ignoranza dei legittimi diritti dei popoli, ad imprese economiche di interesse personale, a cooptazioni di famigliari e sodali, all’interno di strutture che devono essere trasparenti, è evidente che l’Italia e l’Europa devono restare al di fuori di un percorso che al momento si presenta poco chiaro.

  • Il trasporto pubblico italiano è tra i più scarsi d’Europa, solo Milano e Bologna a livelli accettabili

    Clean Cities, che riunisce oltre 130 organizzazioni non governative per una mobilità a zero emissioni, ha pubblicato il report Mind the Gap sul confronto tra il trasporto pubblico locale italiano e quello europeo, da cui emerge che la differenza con le metropoli europee è evidente. Se Varsavia, Madrid e Praga rappresentano l’eccellenza in termini di offerta e utilizzo dei mezzi pubblici, il rapporto tra l’offerta disponibile nelle tre capitali europee e quella delle città del centro-sud italiano raggiunge proporzioni di uno a otto. Napoli, Palermo, Bari e Catania hanno, infatti, carenze strutturali che penalizzano milioni di cittadini costretti a cercare alternative.

    Nel complesso le grandi città italiane offrono la metà dei posti a sedere per chilometro pro capite rispetto alle principali realtà europee. Mentre metropolitane, tram e filobus coprono appena un quinto dei chilometri disponibili nelle città d’Europa. In Europa mediamente le persone viaggiano su mezzi di trasporto pubblico locale 410 volte a testa, mentre nelle città più virtuose d’Italia, quelle del Centro-Nord, tale quota è inferiore a 300 a al Sud crolla a 70 viaggi pro capite, sei volte meno della media europea.

    Vienna e Praga vantano percentuali di gradimento che sfiorano il 90% tra gli utenti del trasporto pubblico locale, Berlino, Varsavia e Amsterdam si fermano all’80%, mentre Barcellona e Bruxelles raccolgono consensi intorno al 72%. In Italia solo un palermitano su cinque si dichiara soddisfatto del servizio offerto mentre a Napoli e Roma meno di un cittadino su tre esprime un giudizio positivo.

    Il trasporto pubblico italiano attinge le risorse di cui necessita dal Fondo Nazionale Trasporti e negli ultimi dieci anni gli stanziamenti nominali hanno oscillato tra 4,8 e 5,3 miliardi di euro. In termini di servizio offerto a chi si muove, questo si traduce nel fatto che le città che disponevano di maggiori risorse proprie e hanno saputo attrarre investimenti nazionali ed europei mostrano un divario significativo ma colmabile rispetto alle metropoli continentali. Milano e Bologna riescono ancora a garantire standard accettabili. Nelle regioni con redditi più bassi si concentrano invece i livelli peggiori di offerta e utilizzo del trasporto pubblico locale.

    Un trasporto pubblico locale insoddisfacente si ripercuote sugli utenti. Il 28% di loro ha visto compromesse opportunità lavorative, il 17% ha avuto problemi nel raggiungere luoghi di studio, il 19% ha dovuto rimandare visite mediche e il 25% ha ridotto le relazioni sociali. Le situazioni più critiche si registrano a Napoli, dove il 34% della popolazione vive in condizioni di mobilità precaria, e a Roma con il 33%. La coalizione Clean Cities propone di riportare la dotazione del Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali, cioè al netto dell’inflazione, registrati tra il 2010 e il 2011, che corrisponderebbero a circa 6,5 miliardi di euro a prezzi attuali.

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