liquore

  • La Commissione approva una nuova indicazione geografica protetta per un prodotto italiano

    La Commissione europea ha approvato l’inserimento della “Ratafia Ciociara/Rattafia Ciociara” nel registro delle indicazioni geografiche protette (IGP).

    La “Ratafia Ciociara/Rattafia Ciociara” è un liquore a base di visciole e vino rosso, tipico della tradizione contadina laziale. Ha un aroma intenso di visciole, frutti di bosco o mandorle. Può anche essere aromatizzato con succhi o infusi naturali e una selezione di spezie quali cannella, vaniglia, chiodi di garofano o mandorla amara.

    Il liquore è prodotto nella provincia di Frosinone, nel Lazio. Le sue caratteristiche sono determinate dalle favorevoli condizioni pedoclimatiche e da una lunga tradizione rurale di preparazione, tramandata all’interno delle famiglie e documentata sin dal 17° secolo.

    Questa nuova denominazione si aggiunge alle oltre 3 673 denominazioni protette già inserite nella banca dati eAmbrosia.

  • Morto a 103 anni l’inventore del Cynar

    Di sicuro non è stato vinto dal “logorio della vita moderna” Rino Dondi Pinton, l’inventore del ‘Cynar’, morto a Padova all’età di 103 anni.

    Fino ai 100, Pinton teneva ancora orgogliosamente in mano la bottiglia del suo Cynar quando lo intervistavano per capire come fosse nata quella ricetta di successo. Una bevanda, creata negli anni ’50, che spopolò nell’Italia del boom economico.

    Pinton lavorava come distillatore alla G.B. Pezziol di Padova: “L’azienda decise dopo la guerra. Angelo Dalle Molle, uno dei tre fratelli proprietari della Pezziol – ricordava nella sua intervista – ci chiese di trovare l’aperitivo del ‘momento’, quello di una Italia che in quegli anni cercava sempre dei prodotti “che facessero bene. Noi avevamo già fatto il ‘Vov’, un ricostituente, e così cercammo di fare la ricetta di un amaro che fosse anche ricostituente».

    Un liquore con una essenza a base di foglie di carciofo, ed un infuso di 13 erbe e piante. Un prodotto che, in quegli anni del dopoguerra, si fece subito strada nei bar del Paese e nelle case degli italiani. Merito anche di una celebre campagna pubblicitaria: quella in cui un disinvolto Ernesto Calindri, in mezzo al traffico cittadino, beveva un Cynar e lo consigliava “contro il logorio della vita moderna».

    La formula dell’amaro-liquore a base di carciofo venne alla luce nel 1948. Dondi Pinton si era formato fin dal 1938 al Gran Bar Pezziol di Padova, locale che si trovava accanto al Gran Caffè Pedrocchi. Poi divenne dirigente responsabile di produzione delle aziende di Angelo Dalle Molle (Gruppo Grandi Marche). Dondi Pinton si è spento nella giornata di sabato 1 marzo. Nel 2022 aveva ricevuto dal presidente della Repubblica l’onorificenza di ‘Cavaliere di Gran Croce’.

    “Oggi Padova gli rende omaggio ancora una volta, mentre ai suoi cari e ai suoi affetti va tutto il nostro cordoglio e vicinanza. Oggi la nostra città saluta con profonda commozione Rino Dondi Pinton, inventore del Cynar e padovano d’eccellenza”, ha commentato il sindaco Sergio Giordani.

    Cordoglio è stato espresso anche dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: “Ernesto Calindri seduto in mezzo al traffico a sorseggiare l’aperitivo ‘contro il logorio della vita moderna’ – ha scritto – è diventato un’icona generazionale. Pochi sapevano che c’era una matrice veneta dietro quel carosello, quella di Rino Dondi Pinton, il padovano a cui è attribuita l’invenzione del Cynar. Uno degli ingredienti che contraddistinguono una variante del venetissimo spritz ma anche un digestivo che ha contrassegnato la vita di tutto il Paese. Dondi Pinton è stato un vero protagonista di un secolo, avendo vissuto 103 anni, e ora che è mancato la nostra Regione perde un simbolo e un imprenditore geniale e visionario”.

  • Verdetto in Svizzera: l’amaro Jagermeister non offende i sentimenti religiosi

    Jagermeister, il celebre amaro, non offende i sentimenti religiosi: lo hanno stabilito i giudici del Tribunale amministrativo federale svizzero (Taf), chiamati a dirimere un contenzioso tra la società tedesca Mast-Jagermeister e l`Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI), secondo cui il logo del liquore tedesco – una croce che splende tra i palchi di un cervo – potrebbe essere offensivo per i cristiani elvetici.

    L’IPI, spiega Swissinfo, aveva così bloccato la richiesta dell’azienda tedesca di estendere il proprio marchio a prodotti di cosmesi e servizi di intrattenimento.  Il Tribunale Federale Amministrativo ha però stabilito che “l’uso intensivo” del famoso logo “ha indebolito il suo carattere religioso” e di conseguenza la possibilità che qualcuno lo ritenga offensivo. Il marchio Jagermeister fa riferimento a Sant’Uberto, noto come “l’Apostolo delle Ardenne” e patrono dei cacciatori, che secondo la tradizione si convertì alla fede cristiana dopo aver visto un cervo con un crocefisso tra i suoi maestosi palchi.

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