lupi

  • Lupi in Italia

    A giorni alterni sentiamo parlare, da settori ben identificati, anche politicamente, di quanto possa essere pericoloso l’aumento della presenza dei lupi in Italia.

    A differenza di quanto sostenuto da cacciatori e parti politiche, elevatesi a difesa della categoria, i lupi in Italia non sono in numero tale da poter essere considerati un rischio, i dati di Ispra sono molto chiari.

    Quello che vogliamo evidenziare invece è che, secondo relazioni ufficiali, i lupi continuano a morire sia per mano dell’uomo (macchine, ferrovie, bracconieri, senza dimenticare le persone che amano infliggere sofferenze agli animali) e per cause naturali. Tra il 2019 e il 2023 si sono rinvenuti 1639 lupi morti, nel solo 2023, in un anno, i ritrovamenti sono stati 449.

    Piemonte, Abruzzo ed Emilia Romagna sono le regioni col maggior numero di ritrovamenti.

    Ovviamente una parte considerevole di lupi morti non viene ritrovata, e perciò non è conteggiata, perché le carcasse restano nel fondo dei boschi o sono consumate da altri animali.

    Spesso i lupi sono uccisi dai bocconi avvelenati gettati da incoscienti che, in questo modo, colpiscono anche gli animali domestici, i bocconi avvelenati dimostrano inoltre la vigliaccheria di chi condanna esseri viventi a una morte con sofferenze atroci.

    Purtroppo in Italia non esiste un sistema centralizzato per registrare i lupi morti e individuare scientificamente la causa del decesso; ogni Regione, ogni Asl, adotta procedure differenti e molti di questi enti forniscono informazioni parziali o addirittura lacunose (ad esempio riguardo a sesso o età dell’animale). Vi è un problema all’origine, cioè la mancanza di strutture adeguate attraverso le quali l’Italia si attrezzi, in modo moderno, a gestire la fauna selvatica e di conseguenza ad attuare poi interventi utili alla salvaguardia dell’ecosistema, del quale anche noi umani siamo parte, ecosistema che, se continua ad ammalarsi, non garantirà più la vita ad alcuno, noi compresi.

    Ovviamente, la tutela del lupo va di pari passo con il rispetto delle attività umane sullo stesso territorio e va, una volta di più, ricordato che la presenza del lupo è vitale proprio per l’ecosistema ed è pertanto necessario che ci si occupi in maniera scientifica della sua presenza. Il che non può avvenire in assenza di un sistema centralizzato di raccolta dati e senza lo scambio reciproco di informazioni.

    In altri paesi, Africa compresa per quanto riguarda i grandi carnivori o animali di grande mole che possono essere di danno ai raccolti, ci si è da tempo organizzati per gestire la convivenza tra attività umane e fauna selvatica.

    L’Italia è inoltre assolutamente carente riguardo alle cosiddette strade sicure per la fauna, cioè quei percorsi che in altri Paesi europei, e non solo europei, sono privi di rischi per il passaggio degli animali, come ecodotti e dissuasori, sistemi di allerta nei tratti viari più pericolosi. Purtroppo, sempre in Italia, manca anche un vero contrasto del bracconaggio.

  • Abbattere i lupi per cercare consenso

    Il 26 novembre 2025 si è tenuto a Piozzano, in provincia di Piacenza, un incontro con diversi esponenti politici e non, il tema era la presenza dei lupi alle porte dei centri abitati.
    Molte delle cose dette durante l’incontro contrastano con gli studi e le ricerche di Ispra, l’organo deputato, sia a livello nazionale che europeo, a monitorare il lupo nei suoi spostamenti, nei decessi e nelle eventuali problematiche inerenti la sua presenza sul territorio.

    Come sempre, almeno da parte di quei politici che, a tutto campo, sono dalla parte dei cacciatori, ai quali il lupo può sottrarre alcune prede, si è enfatizzato il problema che invece in Africa, con realtà ben diverse e pericolose, è stato risolto trovando il modo per il quale i grandi carnivori, o gli erbivori particolarmente numerosi, possano convivere con gli agricoltori e gli allevatori con reciproco beneficio.

    Sinceramente, leggendo ogni giorno la Libertà, il quotidiano locale, pensavamo che l’emergenza che avrebbe dovuto richiamare l’attenzione e la decisione del personale politico fosse la violenza che a Piacenza, e nel piacentino, aumenta  di giorno in giorno.
    Se l’attenzione politica è sempre alla ricerca di un nemico da abbattere, specie se non si può difendere, ed a catturare qualche voto, si finisce che si creano sul territorio situazioni ancora più complesse e si capisce perché, ad ogni elezione, diminuisce la partecipazione al voto dei cittadini, così come hanno dimostrato anche le ultime elezioni  regionali.

    L’abbiamo scritto più volte e l’hanno rimarcato scienziati ed esperti:
    1) abbattere uno o due lupi in un branco crea uno sconquasso all’interno della loro organizzazione sociale, rende i lupi incontrollabili perchè perdono la catena gerarchica, i loro riferimenti

    2) i lupi seguono le loro prede preferite, tra questi i cinghiali che scendono sempre più nell’abitato attirati dai bidoni dell’immondizia che per loro rappresentano un pranzo succulento, ancora non si è capito che in campagna, e nelle zone limitrofe alla città, i cassonetti dovrebbero essere ermetici e la raccolta, specie dell’umido, quasi giornaliera. I cittadini pagano molto per lo smaltimento rifiuti e sono costretti a differenziazioni che costano tempo ed occupano spazio ma il servizio resta colpevolmente carente

    3) troppi allevatori lasciano nelle letamaie parti organiche, quali ad esempio la placenta, o addirittura animali nati morti. Per legge gli animali morti, le placenta e quant’altro dev’essere consegnato all’incenerimento ma per risparmiare pochi euro o per pigrizia o menefreghismo alcuni allevatori non lo fanno ed i lupi, comprensibilmente, si dedicano loro allo smaltimento, quello per loro è cibo per il quale risparmiano la fatica ed i rischi della caccia, così si avvicinano sempre più alle aziende agricole. Se voi foste una lupa, magari anche con dei cuccioli non trovereste più facile mangiare quello che trovate gettato sulle letamaie, cibo facilmente raggiungibile? Se siete un cucciolo cresciuto vicino ad un allevamento non imparereste a restare in zona senza aver più di tanto paura? Se agricoltori o allevatori non recepiscono la legge che vieta di tenere i loro cani legati alla catena e di notte non li ricoverano in luoghi sicuri, perché stupirsi se i lupi aggrediscono i cani che segnano la loro presenza, rappresentano per loro un pericolo ed essendo legati non si possono difendere?

    4) Se nonostante siano regalati, a chi li richiede, pastori abruzzesi e maremmani, i cani da secoli utilizzati per la guardia degli armamenti dalla predazione dei lupi o anche di eventuali bipedi, questi cani non si richiedono, se non si mettono le recinzioni elettriche, per le quali esistono sovvenzioni, se le stalle di notte sono lasciate aperte, se di fatto, si vuole sempre vivere come fossimo gli unici proprietari del mondo e dell’ecosistema allora ogni ragionamento è inutile.

    Piaccia o non piaccia ad alcuni, fortunatamente pochi ma influenti, dirigenti della Lega e di Fratelli d’Italia, i lupi sono in gran parte, ogni anno, già massacrati da macchine, camion, treni e bracconieri e l’Italia è spaventosamente indietro nella costruzione di vie protette per la fauna come esistono in altri paesi europei. Con buona pace di tutti, l’ecosistema ha nel lupo un punto fondamentale ed è il lupo ad essere perseguitato.

    Alle porte delle città il pericolo è l’aumento della violenza, fisica e verbale, dell’ignoranza e del pressapochismo, del continuo cercare di inculcare paure e creare problemi per poi porsi come possibili risolutori e cercare così quel consenso che è sempre più rarefatto, infatti anche se si ha la maggioranza dei voti ma vota solo una minoranza chi comanderà sarà sempre la minoranza del popolo italiano.

  • La comunità scientifica: il lupo è indispensabile alla vita dell’ecosistema

    Dopo le recenti dichiarazioni del Prof. Luigi Boitani, uno dei più importanti biologi nel mondo e presidente della Large Carnivor initiative for Europe, che seguono alle tante dichiarazioni che più volte ha fatto, ora anche sul quotidiano la Repubblica, si affronta il problema dell’utilità o meno dell’abbattimento dei lupi, problema che ormai da qualche anno è periodicamente riproposto da gruppi e politici più attenti all’interesse dei cacciatori che alla conservazione dell’ecosistema.

    Uno studio americano, cita il quotidiano, pubblicato su Science Advances, e firmato da più ricercatori, sottolinea come l’abbattimento di alcuni lupi di un branco non si traduce in una diminuzione degli attacchi al bestiame d’allevamento ma anzi, rompendo le dinamiche sociali all’interno del branco, visto che i lupi vivono seguendo definite regole sociali, aumenta il rischio di predazioni incontrollate.

    Anche le selezioni che paesi come la Svizzera e la Slovacchia hanno messo in essere, abbattendo un certo numero di lupi, si sono dimostrare assolutamente inefficaci per l’obiettivo prefissato, e cioè diminuire gli attacchi agli animali d’allevamento, per altro proprio allevati per essere uccisi e mangiati dall’uomo.

    Per contenere i danni che i lupi possono provocare le iniziative sono molte partendo da non lasciare immondizie che attirano orsi, cinghiali e lupi, che cacciano i cinghiali e che perciò li seguono fin nell’abitato, non buttare nelle letamaie placente o carcasse di animali morti, tenere controllato il proprio bestiame con adeguati ripari, anche elettrici, e dotarsi di cani da guardiania specializzati per tenere lontani i lupi. Esistono in Italia molti progetti che regalano cuccioli di pastore maremmano/abruzzese.

    Ben 75 Ong si sono rivolte ai 27 paesi dell’Unione Europea per chiedere che si mantenga al lupo lo status di protezione totale, il Portogallo, la Repubblica Ceca, il Belgio e la Polonia hanno dichiarato che manterranno una protezione rigorosa per i lupi.

    In Italia, invece, grazie soprattutto ad alcuni esponenti della Lega, e non solo, da tempo si insiste per gli abbattimenti con palese ignoranza ed indifferenza per quanto è necessario per la salvaguardia dell’ecosistema del quale il lupo è parte essenziale come ricorda la comunità scientifica.

    Gli Stati dell’Unione hanno 18 mesi per recepire o meno la modifica dello stato di totale protezione del lupo, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue il 24 giugno 2025.

    Al momento sono pendenti alla Corte di Giustizia Europea diversi procedimenti giudiziari contro la Commissione ed il Consiglio.

    Sta di fatto che la comunità scientifica europea, che segue il problema anche nel più vasto obiettivo di conservazione dell’ecosistema, evidenzia come la decisione presa sia priva di basi giuridiche e scientifiche ed in netto contrasto con i fondamenti della direttiva Habitat dell’Ue il cui obiettivo era e resta la conservazione della natura in Europa.

    Si continua a parlare di diminuire l’inquinamento per evitare che i cambiamenti climatici diventino una delle nuove, irreversibili, piaghe di questo secolo non si capisce che la salvaguardia dell’ambiente passa attraverso la protezione di tutte le specie viventi, la natura rispetta chi la rispetta ma diventa violenta contro chi la offende.

  • Lupi e corvi

    Sono ripresi i dibattiti e sopratutto la caccia al lupo, in Svizzera è in atto un sistematico abbattimento di interi branchi e sono particolarmente presi di mira i cosiddetti lupi transfrontalieri, che dall’Italia vanno in Svizzera e viceversa.

    Il lupo, difeso da tutti coloro che ne conoscono l’estrema utilità per la salvaguardia dell’ecosistema, in una situazione così difficile forse può sperare solo nell’immediato aiuto dei corvi.

    I corvi sono uccelli molto intelligenti ed usano la loro intelligenza anche per procurarsi meglio da mangiare, come quando lanciano una noce sull’asfalto per potere arrivare al gheriglio o usano un legnetto per raggiungere insetti nascosti dietro qualche buco. I corvi, come i lupi, hanno una vita sociale e proprio con i lupi hanno stretto una sorta di alleanza: quando avvistano una preda, come un cervo o un cinghiale, volano ad avvertire i lupi attraverso i gracchii e movimenti fin sulle loro groppe, in questo modo guidano il branco dei lupi verso la preda.

    Quando i lupi hanno finito il pasto i corvi ottengono la loro parte di carne, dimostrando che anche specie diverse possono interagire arrivando a una vera e propria cooperazione.

    A volte, quando i cuccioli dei lupi cominciano a giocare tra di loro, i corvi si avvicinano e sembra che giochino a farsi inseguire.

    La speranza è perciò che i corvi, anch’essi spesso preda di doppiette scatenate, riescano ad avvertire i lupi della presenza dei cacciatori.

  • L’inizio di un nuovo corso

    L’Italia ha vinto e siamo tutti contenti, ci serviva una iniezione di fiducia, un momento di partecipazione collettiva, la consapevolezza che per vincere occorre fare un lavoro di squadra, avere fiducia in noi stessi e negli altri, coltivare determinazione e speranza. Dopo questa vittoria sento la necessità di tornare su un punto riguardo l’articolo  di Walter Veltroni, che conosco e stimo da quando facevano, in opposti schieramenti, politica attiva. Veltroni nel suo articolo, pubblicato sul Corriere della Sera domenica 11 luglio, parla giustamente di solidarietà e di amicizia riferendosi alla nostra nazionale ed al senso di ritrovata condivisione dopo la tragica esperienza  del  covid. Poi Veltroni commette un grave errore non riuscendo a liberarsi da un luogo comune e sbagliato, oggi particolarmente pericoloso. Quando infatti scrive “in questi tempi da lupi le nostre squadre invertono la gerarchia delle parole, valgono il collettivo, la comunità, l’interesse generale” Veltroni ignora che se c’è una società nella quale la collaborazione, il reciproco aiuto, il rispetto dei ruoli, questa è proprio la società dei lupi. I lupi, sterminati fino a pochi decenni fa, dopo aver rischiato l’estinzione, sono da alcuni anni una specie protetta dall’Unione europea ed è riconosciuto, anche nel mondo scientifico, che i lupi sono tra le specie che garantiscono la sopravvivenza dell’ecosistema, quell’ecosistema che proprio noi umani continuiamo a mettere a rischio. Sono certa che Veltroni abbia sbagliato in buona fede usando modi di dire antichi ma pericolosi specie in questo periodo nel quale in qualche regione italiana si vorrebbe tornare ad uccidere l’unico alleato che abbiamo in natura per mantenere l’equilibrio della fauna selvatica. Anche le recenti manifestazioni degli agricoltori, che hanno denunciato il pericolo sempre più grave per le colture rappresentato da un’eccessiva presenza di ungulati, specie cinghiali, ci dovrebbe fare riflettere sull’uso corretto delle parole. Non siamo in un tempo da lupi ma in un tempo nel quale gran parte degli umani ha perso ogni senso di collaborazione e rispetto reciproco, ogni condivisione delle leggi e delle regole comuni, ogni rispetto degli altri forse perché è stato perso il rispetto di se stessi. Cerchiamo ora di tramutare questa vittoria calcistica in un nuovo corso per la nostra vita politica, lavorativa, sociale, insieme si possono vincere le mille difficoltà della vita. Insieme possiamo garantire che il progresso sia utile e non danneggi l’ecosistema, forse lo possiamo fare imparando proprio dalla società  dei lupi che rispettano le loro regole, che non uccidono per crudeltà o piacere, che aiutano ed assistono i componenti del gruppo, piccoli, anziani o malati.

  • Il bracconaggio ammazza la storia e la cultura del branco

    Su Facebook è stato pubblicato il seguente post che riprendiamo

    Questi sono solo alcuni tra i lupi recuperati morti dal Wolf Apennine Center negli ultimi anni e che le necroscopie hanno rilevato essere stati uccisi per mano diretta dell’uomo.
    Il bracconaggio, purtroppo, rimane una causa di morte molto elevata: circa il 30% degli individui recuperati nelle province di afferenza del Parco Nazionale (PR, RE, LU e MS) sono morti per persecuzione antropica attiva (veleno, laccio, colpo di arma da fuoco).Questo non significa che la stessa proporzione si possa applicare all’intera popolazione: i lupi morti per bracconaggio hanno infatti una probabilità di essere rinvenuti molto più bassa rispetto ai lupi morti per altre cause (ad es.: collisione con autoveicolo) e, per questo, è logico ritenere che il 30% rappresenti una forte sottostima.
    Tra i lupi ritratti in queste fotografie diversi erano individui adulti e, tra questi, uno era una femmina “gravida” morta in un laccio ma che probabilmente era sopravvissuta a una precedente fucilata (questo infatti ha evidenziato l’indagine necroscopica eseguita sul suo cadavere).
    E’ diventato così comune trovare un lupo ucciso per mano diretta dell’uomo che rischiamo di prendere l’abitudine di considerarlo “solo” come un numero da aggiornare sul nostro data-base, un nuovo record che si aggiunge ad una lista di casi che registriamo essere in aumento in questi ultimi anni.
    Dovremmo invece fermarci tutti almeno un attimo e ragionare su ciò che sta accadendo nel più totale silenzio, compreso sul fatto che quel singolo individuo probabilmente portava con sé una storia incredibilmente ricca di abitudini, conoscenze, saperi, trucchi e di rapporti sociali. Tutto questo noi lo apprendiamo anche attraverso le informazioni che ci arrivano dai radiocollari satellitari: vi assicuriamo che ad ogni fugace osservazione in natura di un lupo può celarsi una storia inimmaginabile di dispersal o di lotta per un po’ di spazio e per la stessa sopravvivenza.
    Per una specie culturale come il Lupo, la perdita di un individuo adulto membro del branco, determina anche la scomparsa di un bagaglio culturale fondamentale per la vita e la sopravvivenza dell’intero nucleo familiare.
    Noi pensiamo che il bracconaggio sia una pratica vigliacca e una vergogna per un paese civile e con questo post intendiamo richiamare attenzione sull’argomento affinché vengano presi seri provvedimenti e questi episodi non rimangano  nel silenzio di un data-base digitale. Il bracconaggio è un fenomeno difficile da quantificare e altrettanto arduo da reprimere. Contribuite anche voi a rompere il silenzio su questa pratica illegale.

  • Lupi: l’UE li difende, la Bizzotto vuole abbatterli!

    La capogruppo della Lega al Parlamento europeo, Mara Bizzotto, sembra aver incentrato la sua attività politica in Europa nella richiesta di piani di abbattimento e di cattura dei lupi. La notizia arriva qualche giorno dopo quella che concerne il suo collega veneto  Valdegamberi,  passato alle cronache per aver postato la foto di un lupo  ucciso, scrivendo sotto che la prossima volta ci sarebbe stata la foto di un  animalista…

    Sembra che gli esponenti della Lega del nord est abbiano una vera e propria idiosincrasia per lupi, animalisti e leggi nazionali ed europee. La Bizzotto infatti se la prende con il commissario europeo che non cambia la direttiva habitat, come richiesto da alcuni rappresentanti leghisti italiani, e si avventura in cifre fantasiose sostenendo che i lupi avrebbero ucciso, solo in Veneto, nei primi mesi del 2018, ben 250 animali mettendo nel numero anche i caprioli. Quegli stessi caprioli che i suoi amici cacciatori volevano uccidere per conto loro.

    Dispiace essere rappresentati in Europa da persone che parlano di una direttiva senza conoscerla nella sua interezza, che non sanno quanti sono i lupi in tutta Italia, nemmeno 1500, numero per altro in continua diminuzione viste le molto foto postate di lupi ammazzati in vari modi dai benpensanti difesi dalla deputata leghista! La ‘cacciatrice di lupi’ dimentica che il valore degli animali d’allevamento, eventualmente uccisi dai lupi, è rimborsato per legge se si dimostra che è stato ucciso, e gli allevatori, di montagna e non, sanno bene, come chi allevava animali prima di loro, che per difendersi dai predatori occorrono i cani da pastore, tipo il maremmano o l’abruzzese, cioè cani da difesa e non da conduzione, e che vi sono associazioni che danno gratuitamente questi cani così come vi sono aiuti e rimborsi per mettere recinzioni elettriche a difesa degli animali da allevamento.

    Capiamo che la capogruppo della Lega debba fare una marchetta elettorale indirizzata agli amici cacciatori e una captatio benevolentiae al governatore veneto: le Elezioni europee sono vicine, ma i toni ci sembrano quantomeno sguaiati ed i contenuti ridicoli. D’altra parte, come si diceva una volta, ogni botte dà il vino che ha… Ad intenditor poche parole.

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