malattia

  • Aumentano tumori tra le donne, ma crescono le guarigioni

    Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore, circa 6mila in più rispetto allo scorso anno. Ma ad aumentare sono solo le diagnosi tra le donne – soprattutto per l’aumento dei casi di cancro al polmone legato al fumo di sigaretta sempre più diffuso al femminile – mentre diminuiscono quelle tra gli uomini. La bella notizia è che crescono le guarigioni e cala la mortalità per varie neoplasie, grazie alle nuove terapie e agli screening, e sono 3,6 milioni gli italiani vivi dopo la diagnosi di cancro (+37% rispetto a 10 anni fa).

    E’ a luci ed ombre il quadro che emerge dal censimento ‘I numeri del cancro in Italia 2020′, presentato all’Istituto superiore di sanità (Iss) nella sua decima edizione, frutto del lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) con l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), la Società Italiana di Anatomia Patologica (SIAPEC-IAP), Fondazione AIOM,  PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). Nel 2020 si stimano dunque 195.000 nuovi casi negli uomini e 182.000 nelle donne (nel 2019 erano 196.000 e 175.000). Si stimano, quindi, circa 6.000 casi in più, a carico delle donne. Il tumore più diagnosticato, nel 2020, è quello della mammella (54.976), seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo), legata proprio all’abitudine al fumo. Si impone, rileva il rapporto, il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie all’efficacia dei programmi di screening. Nel 2020, i tassi di incidenza di questa neoplasia sono in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013. In generale, l’efficacia delle campagne di prevenzione e delle terapie innovative determina un complessivo aumento del numero delle persone vive dopo la diagnosi. Almeno un paziente su 4 (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione complessiva dei tassi di mortalità stimati nel 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), grazie ai progressi nella diagnosi e nei trattamenti.

    E’ questa la “conferma della qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – commenta il ministro della Salute Roberto Speranza nella prefazione al volume -. C’è ancora molto da fare, ma rispetto a 10 anni fa cresce notevolmente il numero di donne e uomini che sopravvivono alla diagnosi di tumore, aumenta il tasso di guarigioni e sempre più persone tornano ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale”.

    Ma se le donne si ammalano di più, tra loro la sopravvivenza ai tumori a 5 anni raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%). Ciò perché nel sesso femminile il tumore più frequente è quello della mammella, caratterizzato da una prognosi migliore. Il dito puntato resta contro gli scorretti stila di vita: “circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente evitabile”, ha sottolineato Stefania Gori, presidente Fondazione Aiom. Ma a fare la differenza è anche la prevenzione, da qui la necessità di rafforzare gli screening, avverte il presidente Iss Silvio Brusaferro, ricordando che ancora meno di 5 persone su 10 tra gli ultra 50enni si sottopongono al test colorettale.  E la pandemia ha peggiorato la situazione con lo stop degli esami. Ora gli screening “non sono ancora ripresi dappertutto e persiste una situazione a macchia di leopardo tra le Regioni. Il fatto – spiega il presidente Aiom Giordano Beretta – è che in varie realtà i nuovi inviti ad effettuare gli screening non sono ancora ripartiti, perché il personale delle Asl è impegnato a convocare le persone per i tamponi e non riesce a convocare i cittadini per gli screening”. Ma Covid-19, ammonisce, “non può diventare un alibi e una giustificazione per la mancata ripresa degli esami oncologici”.

  • Congresso a Bologna sugli studi del Metodo Di Bella

    Si svolgerà sabato 14 novembre al Royal Hotel Carlton di Bologna, dalle ore 9 alle 18, il congresso della Fondazione Di Bella Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB in cui saranno documentati i risultati di tre progetti di ricerca della Fondazione Di Bella in collaborazione con il CNR, la Cattedra di Oncologia sperimentale dell’Università di Ferrara, la Cattedra di biologia molecolare dell’Università di Bologna. Saranno presentate statistiche di varie patologie oncologiche che con il Metodo Di Bella hanno ottenuto un miglioramento del performance status, mediane di sopravvivenza, risposte obiettive e percentuali di guarigione rispetto ai dati riportati dal National Cancer Institute (https://www.cancer.gov/about-cancer/diagnosis-staging) nelle stesse patologie e stadi. Gli studi clinici e sperimentali del Metodo Di Bella sono già pubblicati sulle banche dati biomediche (www.pubmed.govhttps://www.researchgate.net).

    Il congresso sarà introdotto dal Dr. Michele Tondo, moderatori Mauro Todisco, Gianluca Ghisolfi, Michele Tondo. Previsti crediti formativi ministeriali per i partecipanti.

    Di seguito il programma completo:

    09.15 Lectio Magistralis: Razionale, evidenze scientifiche, riscontri clinici del MDB Giuseppe Di Bella

    10.00 Dalla Meccanobiologia alla Riprogrammazione in Situ di Cellule staminali – Carlo Ventura

    10.30 Lipidomica e suggerimenti nutrizionali per il paziente oncologico – Carla Ferreri

    11.00 Progetti di sperimentazione animale ed umana per la ricerca di nuove formulazioni farmacologiche trasportate in nanoemulsione – Luca Neri

    11.30 Dal consenso informato al diritto del paziente ad autodeterminarsi alla cura – Domenico Vasapollo

    12.00 Rapporti tra malattia da Covid-19 e neoplasie – Giulio Tarro, “Fondazione “Giuseppe Di Bella O.N.L.U.S”

    Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB

    12.30 Cosa sono le nanopatologie – Stefano Montanari

    13.50 Nanopatologie: il cancro è sempre una patologia multifattoriale? – Antonietta Gatti

    13.10 Melatonina e COVID-19 – Paolo Veronesi

    13.30 La melatonina nelle pistrinopenie – Mauro Todisco

    14.00 Discussione e pranzo libero

    Moderatori: Sebastiano Turnaturi, Giustino De Rosa, Francesco Calogero

    15.00 Case report: “risposta obiettiva completa e stabile col metodo Di Bella di colite ulcerosa resistente alle cure mediche e candidata alla colectomia totale” – Gianluca Ghisolfi

    15.15 La trasmissione colinergica come bersaglio terapeutico nel Metodo Di Bella: un caso di carcinomatosi meningea – Francesco Di Lorenzo

    13.50 Risposta obiettiva completa di k prostatico metastatico con MDB di prima linea Rilevante risposta obiettiva di carcinosi peritoneale da Ca ovarico con MDB adiuvante di prima linea – Rita Brandi

    15.45 Case report – Achille Norsa

    16.00 Case report – Luigi Cossutta

    16.15 Case report – Michele Cosentino

    16.30 Studio osservazionale retrospettivo a 5 anni sul trattamento dei tumori maligni cerebrali con MDB.

    Sopravvivenza, risposta obiettiva, qualità di vita, confronto con i dati della letteratura – Giuseppe Di Bella

    17.00 Discussione

    Compilazione dei questionari ECM e chiusura del congresso

  • Lo stato del coronavirus in Europa

    Dopo aver provocato un milione di vittime in tutto il mondo e contagiato più di 33 milioni di persone al mondo, il nuovo coronavirus non si ferma. E proprio l’Europa è uno dei nuovi epicentri della seconda ondata della pandemia: dopo Spagna, Francia e Gran Bretagna, ora anche in Germania la situazione viene valutata come “molto preoccupante”. E sono molte le capitali e le grandi città europee dove restrizioni e nuove chiusure sono entrate in vigore, in un tentativo dei vari governi di arginare il numero di contagi.

    In Belgio bar e locali devono chiudere entro le ore 23 mentre i negozi che vendono cibo e alcool non possono rimanere aperti oltre le 22.

    In Francia per i prossimi 15 giorni, a Parigi e in 11 città, classificate rosse e in situazione di massima allerta sanitaria, tutti i bar saranno chiusi dalle 22 alle 6 di mattina, e durante la stessa fascia oraria sono vietati concerti di musica e vendita di alcool. I ristoranti continueranno ad essere regolarmente aperti, ma devono essere osservate le regole di distanziamento. Entra in vigore anche il divieto di organizzare ricevimenti di nozze, feste studentesche mentre da domenica i grandi eventi culturali e sportivi non possono superare i mille partecipanti e in pubblico (parchi, spiaggia, boschi) le persone non possono essere più di dieci. Possono rimanere aperte solo le palestre e i centri sportivi con spazi esterni mentre le piscine devono osservare regole igienico-sanitarie molto restrittive. L’efficacia delle nuove norme sarà valutata dalle autorità nel tempo e le direttive potranno essere prorogate fin quando ritenute necessarie.

    In Germania il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, ha avvertito che l’evoluzione della pandemia è “molto inquietante” e ha chiesto ai tedeschi di indossare mascherine, di rispettare le regole igieniche e i periodi di quarantena oltre a utilizzare l’app di tracciamento in caso di eventuale positività.

    In Gran Bretagna sono complessivamente 16,6 milioni le persone sottoposte a restrizioni, divaria natura ed entità: 12,4 milioni di persone in Inghilterra, il 22% della popolazione; 1,9 milioni in Galles (il 60%), 1,8 in Scozia (il 32%). Si va dalla chiusura di pub e ristoranti alle 22 al divieto di mescolarsi a persone che non siano membri della propria famiglia in case o giardini. E’ entrata in vigore la norma che prevede il pagamento di una multa fino a 11 mila euro in caso di mancato rispetto dell’isolamento per chi è risultato positivo al Sars-Cov-2. Possibili misure in arrivo anche per le regioni del Nord-Nord-ovest e centro della Gran Bretagna oltre che per Londra. Secondo alcune anticipazioni del Times, che cita un esponente di governo, tutti i pub, bar e ristoranti saranno chiusi inizialmente per due settimane; saranno anche vietati per una durata indeterminata le riunioni di famiglia nei luoghi chiusi.

    In Olanda potrebbero entrare in vigore restrizioni negli spostamenti sul territorio nazionale, limitando l’accesso da e per le principali città quali Amsterdam, Rotterdam e l’Aia. Le autorità stanno valutando la chiusura di bar e ristoranti alle 22, il divieto di partecipare ad eventi sportivi e ulteriori limitazioni agli assembramenti sia pubblici che tra parenti ed amici. Al momento non viene presa in considerazione la possibilità di un nuovo lockdown nazionale.

    In Spagna a Madrid e nella sua area metropolitana le restrizioni sono sempre più severe e riguardano un milione di cittadini: per la seconda settimana consecutiva, la popolazione di 45 aree nella città possono lasciare la propria zona di residenza solo per andare a scuola, al lavoro o per cure mediche. I parchi pubblici sono chiusi e gli orari di apertura di attività commerciali sono stati ridotti. Il governo centrale, in aperto scontro con la Comunidad di Madrid, avrebbe voluto che le misure riguardassero un numero maggiore di cittadini.

  • Covid-19 è sessista

    Quello che si era osservato in questi mesi di pandemia, ora sembra avere una spiegazione: se il Covid-19 tende a essere più grave negli uomini che nelle donne, è per una diversa risposta del sistema immunitario. Le pazienti femminili hanno mostrato infatti di avere una più forte e sostenuta risposta delle cellule T (o linfociti T), una parte essenziale del sistema di difesa dell’organismo, che tra i loro compiti hanno anche quello di uccidere le cellule infettate.

    Già ad aprile il primo studio sulle differenze di genere nella risposta all’infezione, condotto all’ospedale Tongren a Pechino, aveva rilevato come la mortalità da coronavirus negli uomini fosse più che doppia di quella delle donne: 2,5 volte in più. Una tendenza riscontrata anche in Italia. Secondo i dati pubblicati a luglio da Istat e Istituto superiore di sanità l’epidemia di Covid-19 in Italia ha colpito di più le donne, mentre la mortalità è stata alta tra gli uomini. I casi femminili erano il 54,2% mentre tra i decessi prevalgono quelli maschili (52%). Gli esperti avevano puntato il dito inizialmente sul maggior numero negli uomini di recettori ACE2, cui il virus si attacca per spiegare la maggiore mortalità maschile. Questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori dell’università di Yale, guidati da Akiko Iwasaki, sembra chiarire la questione, dopo aver studiato 98 pazienti dai 18 anni in su, con un’età media di 61-64 anni, ricoverati allo Yale New Haven Hospital con sintomi da lievi a moderati a positivi al coronavirus. In questo modo hanno potuto vedere che una cattiva risposta delle cellule T è collegata ad una malattia più grave negli uomini. Già nei mesi scorsi si era infatti osservato che i malati di Covid-19 avevano elevati livelli di citochine e chemochine (molecole fondamentali nel regolare e attivare i meccanismi difensivi e processi infiammatori) rispetto a chi non aveva contratto il virus. Tuttavia, alcuni di questi fattori e molecole sono risultati maggiori negli uomini, mentre nelle donne livelli più alti di risposta immunitaria innata data dalle citochine sono risultati collegati ad una malattia più forte. Secondo lo studio i pazienti maschili potrebbero trarre beneficio da terapie che aumentano la risposta delle cellule T mentre le donne da farmaci che mitighino la prima risposta immunitaria innata. Tuttavia, concludono i ricercatori, non è possibile scartare altri possibili fattori che incidano sul rischio di avere una forma più forte di malattia nei due sessi.

     

  • Dalle suole delle scarpe ai disinfettanti: come difendere la casa da Covid-19

    Scarpe e giacche in balcone; sì a saponi, alcol e candeggina (senza esagerare). Areare con intelligenza. Una mini guida (da Oms, ministero della Sanità e Health of China 2020) per igienizzare l’abitazione in modo efficace

    Sono passati più di due mesi da quando si è diffuso il contagio da Covid-19 e ancora adesso scienziati e specialisti non sembrano d’accordo su quali precauzioni ci possano efficacemente difendere quando si è in casa. Ma su due di questi fattori si sono finalmente dichiarati d’accordo: la pulizia quotidiana e l’igiene profonda, che impedendo o limitando la proliferazione di batteri, muffe e virus, offrono un ambiente sano per tutti e in particolare per chi è anziano, malato o immunodepresso.

    Si tratta dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, del Directorate General for health and food safety della Ue, dell’Health of China 2020 e infine del Ministero della Salute.

    In questi mesi purtroppo sono girati consigli e guide contraddittori, dove si consigliava di tutto e il contrario di tutto. In realtà, sono necessari l’igiene e la pulizia perché, impedendo o limitando la proliferazione di batteri, muffe e virus, offrono un ambiente sano per tutti e in particolare per chi è anziano, malato o immunodepresso. Aiutano cioè a rafforzare le nostre difese naturali contro i “nemici” e contro il COVID-19.

    Un secondo importante consiglio viene raccomandato: è inutile, anzi dannoso, esagerare nell’uso di prodotti disinfettanti che intasano l’ambiente di sostanze volatili allergizzanti e dannose e rendono meno forti le nostre difese.

    In base all’esperienza acquisita in diversi Paesi nella lotta contro il Covid-19, ecco una mini-guida per una casa più salutare possibile.

    15 aprile 2020

    Cosa fare al rientro in casa?
    Occorre lasciare le scarpe all’esterno senza nessun contatto con i pavimenti dell’interno e mettere sul balcone cappotti, giacche e calzoni per evitare di far entrare in casa smog, microrganismi e virus.

    Non toccate quelle maniglie!
    Mai toccare le maniglie esterne (e anche la porta esterna naturalmente) senza guanti e senza averle disinfettate con alcool denaturato o candeggina, due potenti disinfettanti consigliati unanimemente dagli enti sopracitati. Le maniglie infatti sembrano essere un concentrato di microrganismi di tutte le specie.

    Per quanto tempo occorre ventilare?
    La ventilazione degli ambienti è essenziale e per accelerare il ricambio occorre tenere aperte tutte le finestre in modo da creare un movimento veloce dell’aria. Chi ha problemi respiratori e rischia di raffreddarsi troppo deve coprirsi molto bene ma non restare al chiuso con l’aria viziata.

    Contrariamente a quanto è stato scritto, non è vero che occorra ventilare molto spesso e anzi, se si abita in una città o in una zona inquinata (anche se l’inquinamento è nettamente diminuito), è bene aprire le finestre nelle ore in cui c’è meno smog, di sera o al mattino molto presto.

    La vicinanza di camini e di grandi sistemi di climatizzazione condominiali, commerciali e industriali a tetto sconsiglia frequenti aerazioni durante il loro – rumoroso – funzionamento. Tutti gli enti scientifici citati dichiarano infatti che la concentrazione maggiore di contagi da coronavirus si è verificata – a prescindere da altri fattori – soprattutto nelle zone più inquinate.

    Attenzione: se la casa è piccola, “affollata” e situata in una zona inquinata, se in famiglia vivono una o più persone anziane, o di salute precaria, è consigliabile acquistare un apparecchio ad alta capacità di filtrazione dell’aria, evitando accuratamente le versioni di bassissima efficacia che possono, anzi, dimostrarsi dannosi.

    E per chi soffre di allergie respiratorie?
    Come molti sanno, chi soffre di allergie respiratorie, in alcuni mesi a partire da marzo, deve evitare qualsiasi contatto con l’aria esterna carica di polline e allergeni che potrebbero scatenare attacchi molto pesanti anche asmatici. Questi possono essere pericolosi poiché espongono le persone che ne soffrono ad un alto rischio di contagio da coronavirus.

    I medici consigliano, a parte il ricorso a farmaci specifici, di installare un climatizzatore di ultima generazione con speciali sistemi professionali di filtraggio che devono periodicamente essere o lavati o sostituiti. Gli ultimi modelli di produzione giapponese hanno addirittura una speciale funzione, la completa autopulizia con disinfettazione.

    In cucina, la cappa può cambiare l’aria?
    No. La cappa aspirante ha una funzione precisa, aspirare ed espellere all’esterno l’aria viziata con quasi tutto il suo carico di odori. Ma non introduce aria “nuova”, funzione della quale sono invece dotati gli aeratori. Da segnalare che esistono modelli di cappe hitech che si avviano automaticamente non appena si formano le prime “nuvole” di odori e fumi grassi.

    E per il caldo, il climatizzatore va bene o no?
    Va bene soprattutto perché la temperatura e l’umidità eccessive favoriscono il formarsi di inquinanti, ma si deve trattare solo di apparecchi di tecnologia attuale e con consumi decisamente ridotti, con etichetta A+ e A++. Molti non sanno che rispetto a qualche anno fa i consumi si sono dimezzati grazie al ricorso massivo a componenti, sensori e software di controllo estremamente precisi. Per esempio esistono – è utile saperlo – diversi modelli che, a parte le batterie di filtri professionali di cui sono attrezzati, creano addirittura una climatizzazione personale. I sensori di tecnologia evoluta misurano infatti la temperatura e l’umidità del microspazio dove si trova la persona (o le persone) dirigendo il fresco in questa direzione. Con un grande risparmio energetico.

    Quale temperatura di lavaggio distrugge germi e virus?
    Sia per la lavastoviglie che per la lavabiancheria la temperatura deve essere elevata, sopra i 60 gradi per la lavatrice e intorno ai 70 per lavare le stoviglie. Qualsiasi programma a bassa temperatura non ha l’efficacia lavante e igienizzante dell’alto calore. La spiegazione è semplice: i programmi a basse temperature hanno tempi molto lunghi di lavaggio. Tutto qui. Per i microrganismi patogeni non servono. Ottimo il ricorso al vapore delle nuove lavatrici ma deve essere secco e con un tempo prolungato. Vi sono alcuni modelli dotati di speciali programmi di igienizzazione e di trattamenti antibatterici che evitano il formarsi di muffe e germi all’interno. Se vi sono persone ammalate, immunodepresse o fragili occorre prevedere lavaggi separati. E per le stoviglie, mai lavarle a mano.

    L’asciugatrice può eliminare il coronavirus?
    Non esiste nessun elettrodomestico che garantisca questo secondo gli esperti o, perlomeno, non si ha ancora la prova che temperature e detersivi possano riuscirvi con risultati definitivi. Ma la pulizia è un fortissimo presidio e l’asciugatrice con la sua veloce ventilazione bollente crea un ambiente assolutamente sfavorevole a qualsiasi microrganismo pericoloso.

    Si possono usare sostanze disinfettanti e battericide per tutta la casa?
    Dipende. I tappeti vanno assolutamente puliti con l’aspirapolvere ogni giorno, un lavoro molto pesante ma necessario; il modo migliore per garantire un’igiene profonda è garantita dall’uso di un pulitore a vapore. Un trattamento identico per gli imbottiti. Se si tratta di tappeti di valore, antichi e delicati un consiglio: lavateli o comunque puliteli a fondo per poi metterli via, al riparo da polvere e tarme. Si elimina così una fonte di microinquinanti e un nido di germi pericolosi. Per igienizzare a fondo e eliminare il coronavirus vi sono diversi prodotti professionali che però vanno usati solo da personale specializzato. In casa, a parte il sapone che ha un’efficacia eccellente (dimostrata) sul Covid-19, due sono i prodotti consigliati per qualsiasi tipo di pulizia: alcool denaturato e candeggina appena diluita. Inoltre, potrà sembrare eccessivo ma qualsiasi oggetto, contenitore o abito, che proviene dall’esterno è un potenziale vettore di batteri e virus. È quindi consigliabile portarlo all’esterno, esponendolo al sole (che gli esperti hanno di recente indicato come nemico del COVID-19). E quindi pulirlo, disinfettarlo, igienizzarlo prima di riportarlo in casa.

    Come si devono pulire i bagni e i sanitari?
    Sempre con candeggina o alcool. Se si devono sostituire vecchi sanitari, esistono delle versioni made in Italy trattate in fabbrica con un film protettivo (Kerasan*Tech) che le rende inattaccabili da batteri e calcare grazie ad una bassissima microporosità. Consigliamo inoltre di acquistare in farmacia una riserva di copriasse per il water, in caso di uso promiscuo del bagno.

    È meglio tenere il riscaldamento basso o alto?
    Dai consigli di medici e infettivologi cinesi di Changsha (capitale della prefettura di Hunan, uno delle più colpite da coronavirus) il Covid-19 sembra non gradire il caldo umido e si trova dunque a suo agio al freddo. Tenendo comunque conto che chi ha problemi respiratori non deve stare ad una temperatura troppo bassa.

    È meglio conservare gli alimenti in frigo o nel freezer?
    Poichè in tempi di “prigionia” forzata come questa si tende a fare grandi scorte alimentari, è necessario congelare il più possibile cibi freschi o cotti divisi in porzioni, per evitare che vadano a male rapidamente. I cibi cotti in particolare sono immediatamente deteriorabili se mantenuti a temperatura ambiente. E anche in frigo (luogo peraltro carico di una incredibile miriade di germi, spore, virus, batteri e muffe) si mantengono per pochissimo tempo. Tutto ciò che è possibile congelare va congelato. Conviene inoltre acquistare un estrattore domestico per creare il sottovuoto in contenitori e sacchetti: la durata dei cibi arriva a triplicarsi.

  • Con #midipingodiblu le scuole di Milano e della Lombardia celebrano la Giornata Mondiale dell’Autismo

    Accrescere il livello di conoscenza e quindi di consapevolezza sul tema dell’autismo e contribuire alla riflessione anche sulle semplici diversità che possono presentarsi tra un bambino e l’altro, favorendo la qualità dell’inclusione sociale. E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa #midipingodiblu dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano e Città metropolitana che, in occasione della giornata mondiale dedicata all’autismo, il 2 aprile, ha invitato, attraverso una lettera inviata dal suo Responsabile, Marco Bussetti, i dirigenti a coinvolgere gli studenti, malgrado la chiusura fisica delle scuole, a produrre elaborati di vario tipo che sottolineino l’importanza dell’inclusione e della ricchezza che può derivare dalla ‘diversità. #midipingodiblu comprende infatti la proposta di realizzare un elaborato grafico, a partire dal modello base di SAM, il logo dello Sportello Autismo Milano, che gli alunni potranno personalizzare con immagini, simboli, testi e messaggi, in base alla loro sensibilità e creatività e potranno esporre ai balconi di casa in segno di solidarietà; la possibilità di usufruire gratuitamente dell’audio/video di Martino Piccolo Lupo, libro scritto da Gionata Bernasconi e illustrato da Simona Mulazzani, accessibile dal 2 aprile al link https://www.youtube.com/channel/UCcwIL6R65MKywEfaLzVdwpg; l’opportunità di avvalersi di un rilancio di attività (schede offerte alle scuole) da proporre quali spunti per accrescere la consapevolezza rispetto ai diritti di TUTTI i bambini.

    La Giornata Mondiale della consapevolezza sull’autismo – WAAD, World Autism Awareness Day – giunta alla sua XIII edizione, è stata istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione di tutti sui diritti delle persone con sindrome dello spettro autistico e delle loro famiglie.

  • Dianova sull’emergenza coronavirus: le comunità non possono fermarsi!

    Riceviamo dalla Comunità Dianova un comunicato stampa che pubblichiamo 

    L’infezione da Coronavirus sta causando al nostro Paese gravissimi problemi sanitari che stanno impegnando oltre limite, le risorse assistenziali pubbliche e private presenti sul territorio. Da ormai un mese l’Italia sta provando a contenere la diffusione del contagio attuando misure preventive necessarie per fermare questa pandemia che spaventa anche per l’elevato il tasso di mortalità.

    A questo proposito Dianova, che accoglie ogni anno più di 350 persone con problemi di dipendenza da sostanze nelle sue Comunità, si è impegnata per salvaguardare non solo i ragazzi che ospita ma anche tutti i dipendenti e i componenti delle equipe di ogni struttura, adottando puntualmente le misure indicate dal Ministero della Salute, dagli Enti Regionali e, in taluni casi, degli enti locali e comunali preposti per far fronte all’emergenza Coronavirus.

    Dal 24 febbraio abbiamo scelto di sospendere tutte le attività non strettamente necessarie per salvaguardare i ragazzi ospiti delle nostre cinque strutture: dalle visite dei familiari, alle attività che richiedono di uscire dalle Comunità e ai laboratori svolti da professionisti esterni alle nostre equipe; inoltre, una parte dei nostri collaboratori è in modalità smart working. I nostri operatori che prestano servizio nelle strutture stanno rispettando le norme di profilassi igieniche e sanitarie attraverso l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, etc…) e, per gli ospiti, sono stati posizionati in luoghi strategici (mensa, bagni, luoghi di stazionamento) confezioni di soluzioni disinfettanti per le mani e per le superfici: tutti questi presidi sono stati acquistati direttamente dalle Comunità superando non senza fatica le enormi difficoltà per il reperimento di questo tipo di materiali. Inoltre, a tutti gli operatori è stato richiesto di informare tempestivamente la Direzione della struttura qualora si verificassero possibili contagi incrociati di loro familiari. Queste attenzioni, al momento, sembrano premiare in termini di contenimento del contagio tutte le nostre strutture. Nonostante le pressanti richieste avanzate dai servizi preposti per l’accoglienza di nuovi pazienti, per senso di responsabilità verso gli ospiti già presenti, dal 27/02 le due strutture Lombarde e successivamente dal 9 marzo per le altre tre strutture presenti nelle regioni Marche, Lazio e Sardegna sono stati bloccati gli ingressi di nuovi utenti; i responsabili dei Centri di ascolto di Dianova, nonostante queste misure, continuano a gestire le richieste di chi ha bisogno di aiuto, che in questo momento più che mai può trovarsi in difficoltà, in via telematica organizzando colloqui telefonici e in video chiamata. Per far fronte a queste richieste continue e poter accogliere nuovi pazienti senza esporre la popolazione attualmente presente nelle strutture al rischio di contagio, riteniamo necessario ed essenziale richiedere una certificazione medica inerente lo stato di salute del soggetto in procinto di accedere alle nostre strutture e l’effettuazione di un tampone virale specifico nei giorni immediatamente precedenti l’ingresso in Comunità.

    Le comunità terapeutiche sono parte rilevante del sistema preposto ad intervenire nell’ambito delle dipendenze e offrono un servizio essenziale; vogliamo comunque far presente che le persone con problemi di dipendenza da sostanze non stanno a casa, non si fermano davanti ai divieti imposti, vanno comunque in cerca della sostanza e le notizie di questi giorni ce lo confermano. Le richieste che avanziamo possono tutelare sia il singolo sia il gruppo nel quale verrà inserita la persona con problemi di dipendenza e contribuirebbero ad arginare il possibile diffondersi di un’infezione che deve essere assolutamente arrestata nel più breve tempo possibile. Tutte queste misure risultano inoltre necessarie per continuare a dare risposta a chi ha un problema di dipendenza e a non far crollare tutto l’articolato sistema di intervento pubblico e privato accreditato nel quale operiamo; un sistema che da sempre ha visto l’Italia un esempio da seguire nel resto del mondo.

    Per contatti: Dipartimento Comunicazione Ombretta Garavaglia 335.7328661 – ombretta.garavaglia@dianova.it

  • Quanti errori…

    Pubblichiamo un articolo del 23 marzo 2020 dal blog che Fabrizio Cicchitto tiene sull’Huffington Post 

    Francamente non capisco le ragioni autentiche della popolarità del presidente del Consiglio Conte se non come effetto di un meccanismo mediatico e psicologico: in una situazione così drammatica la gente è alla ricerca di una persona nella quale aver fiducia.

    Senonché se è vero che ci troviamo di fronte a un attacco sul piano sanitario da quasi tutti imprevisto (diciamo “quasi” perché Bill Gates lo aveva previsto nel 2015), non possiamo fare a meno di rilevare che se siamo a questo punto ciò avviene anche per gli errori commessi dal governo: lo diciamo senza ragioni politiche e strumentali perché non condividiamo quasi nulla di un centro-destra a guida Salvini.

    Allora, premesso che ha ragione Trump quando rileva che la Cina ha gravissime responsabilità per aver tardato di comunicare l’esplosione del virus a Wuhan mettendo a tacere i suoi medici, tuttavia alcuni esperti, in primo luogo Roberto Burioni, hanno sostenuto già a gennaio le esigenze di chiusure assai incisive a partire dalle scuole.

    A essi però nessuno ha dato retta. Il 30 gennaio il presidente Conte ha dichiarato: “La situazione è sotto controllo”. Questa affermazione è derivata anche dalla convinzione del tutto destituita di fondamento e caratterizzata anche da un incredibile provincialismo secondo la quale avendo bloccato i voli diretti fra l’Italia e la Cina noi ci eravamo blindati.

    Anche i nostri ministri dovrebbero sapere che nel mondo contemporaneo esistono mille modi per spostarsi e per di più fra Italia e Cina esistono rapporti economici, culturali e personali molto profondi. Di conseguenza da noi il Coronavirus è arrivato molto prima del fatidico 21 febbraio a Codogno.

    Anzi, dobbiamo ringraziare la comunità cinese in Italia che, specie a Prato, ma non solo lì, si è sottoposta autonomamente a una rigorosa quarantena di persone e di negozi. Tant’è che a parte i due turisti cinesi non esistono altri cinesi contagiati. Con la stessa faciloneria è stata respinta in modo del tutto sbagliata la richiesta dei governatori del Nord di sottoporre a quarantena gli studenti cinesi che tornavano nelle scuole in Italia. L’eventuale razzismo insito in quella proposta andava corretto, estendendola non annullandola: tutti (italiani, cinesi, svizzeri e ostrogoti) che erano passati per la Cina andavano identificati e sottoposti a quarantena.

    La realtà è che molto a lungo il problema Covid-19 è stato visto da noi come se fosse solo un problema interno alla Cina, malgrado che Burioni e altri esperti continuassero a suonare il campanello d’allarme. A un certo punto addirittura ha preso piede lo slogan “Milano non si ferma”, lanciato dal sindaco Sala e raccolto non solo dallo sfortunato Zingaretti, ma anche da Salvini e in parte da Zaia.

    Solo il presidente Fontana è rimasto fermo su una posizione rigida avendo coscienza di quello che stava fermentando in Lombardia. D’altra parte, tutta l’esperienza cinese di lotta al virus nella sua estrema durezza ci dice che in una situazione nella quale non c’è vaccino e non ci sono nemmeno allo stato farmaci incisivi l’unica cura è il blocco di quasi tutto.

    Il governo è arrivato molto tardi a questa convinzione e per di più la sta attuando non con un provvedimento globale, ma a pezzi e a bocconi, lasciando sempre buchi in seguito a una estenuante contrattazione con le categorie economiche e in primo luogo con la Confindustria sviluppata in prima persona dal presidente del Consiglio, con procedure francamente al limite del grottesco attraverso la presentazione di più decreti nel cuore della notte.

    Anche stavolta in occasione di quest’ultimo decreto che avrebbe dovuto segnare il blocco di tutto c’è stato un imbarazzante mercato delle vacche con risultati assai discutibili. Ma non possiamo sottacere l’estrema gravità di quello che è successo a Bergamo e a Brescia. In quelle località la situazione era da subito così grave che si sarebbe dovuto procedere con grande velocità alla loro chiusura in zona rossa come è stato fatto per gli undici comuni intorno a Codogno e a Vò.

    Non lo si è fatto per una ragione che in altri tempi sarebbe stata chiamata “una scelta di classe”. Questa scelta di classe è consistita nel mantenere in atto larga parte delle attività industriali e dell’edilizia su richiesta della Confindustria. Così si è concentrata la polemica su coloro che fanno jogging. Certamente una parte di essi, quelli che procedono a gruppi, fanno dei danni. Figurarsi però i danni che possono derivare, in modo ovviamente del tutto involontario, da coloro che lavorano nello spazio ristretto delle fabbriche e dei cantieri.

    Per di più siccome è stato commesso il gravissimo errore di non fare più un uso generalizzato dei tamponi, può accadere benissimo che una parte dei lavoratori, giovani e forti, che lavorano in fabbrica, sono asintomatici per cui tornano a casa e contagiano padri e nonni.

    In più una delle possibili spiegazioni del livello elevatissimo di contagi e di letalità al Nord dipende dal fatto che siccome in quell’area c’è una concentrazione estrema di lavoro industriale e agricolo la diffusione delle polveri sottili e di altri inquinamenti indebolisce le difese immunitarie e su ciò si sta innestando con maggiore forza l’azione del virus.

    A tutto ciò si sono aggiunti altri due tragici errori, quello di non aver fatto tamponi su medici e infermieri e di averli mandati allo sbaraglio senza mascherine. Si è cominciato a respirare mascherine e respiratori a fine febbraio, non dall’inizio di gennaio.

    Evidentemente, purtroppo, la storia si ripete: nella Prima Guerra Mondiale Cadorna e i suoi generali mandavano i fanti a morire contro i reticolati e le mitragliatrici, adesso noi abbiamo mandato medici e infermieri a infettarsi e magari morire non munendoli nemmeno della indispensabile protezione.

    *Presidente di Riformismo e Libertà, ex presidente della commissione affari esteri della Camera

     

  • Piacenza sempre più in emergenza, escalation contagi

    Sono numeri da incubo quelli di Piacenza rispetto all’emergenza coronavirus. “Siamo la Bergamo emiliana”, scrive nell’editoriale di prima pagina il direttore del quotidiano Libertà, il giornale della città, Pietro Visconti. La “terra di passo”, la provincia emiliano-romagnola più vicina (non solo geograficamente) alla Lombardia, continua a pagare un tributo altissimo, di gran lunga superiore al resto della regione. Oggi (18 marzo n.d.r.) 12 morti che portano il totale a 201 con un’escalation da pelle d’oca: 13 deceduti mercoledì 11 marzo, 15 giovedì, 14 venerdì, 24 sabato, altri 24 domenica, 23 lunedì e 26 ieri. Piacenza piange in sostanza metà delle vittime dell’intera Emilia-Romagna. E c’è perfino chi si è peritato di confrontare questo macabro bollettino, con quello delle vittime piacentine della Grande Guerra che, nel suo anno più tragico, il 1917, fece registrare 33 morti a febbraio e 100 a marzo. Molti gli amministratori pubblici e i sindaci contagiati, compreso il primo cittadino del capoluogo Patrizia Barbieri, mentre l’ultimo della serie è quello di Gossolengo, Gabriele
    Balestrieri. I sindaci, ieri, dopo 25 giorni di battaglia hanno rilanciato l’accorato appello ai cittadini “restate a casa” con una locandina condivisa da tutti e 46 i comuni della provincia e con una frase rubata ai Tre Moschettieri di Dumas: “Tutti per uno e uno per tutti. Uniti noi resistiamo, divisi noi cadiamo”.
    Nel suo ennesimo appello ai cittadini Patrizia Barbieri, che è anche presidente dell’amministrazione provinciale, ha fatto riferimento alle durissime parole pronunciate da un medico dell’ospedale di Piacenza, la dottoressa Raffaella Bertè, che ha definito “farabutti, persone senza cuore, egoisti” coloro i quali continuano a fare la propria vita nonostante divieti e raccomandazioni. Eppure nei giorni scorsi le forze dell’ordine hanno fermato e denunciato altre 38 persone (che vanno ad aggiungersi alle 154 finite nei guai in precedenza) che circolavano senza un giustificato motivo, soprattutto giovani: chi si è radunato per fumare hashish, chi per estemporanei aperitivi, chi (dopo aver scavalcato la recinzione di un impianto sportivo) per giocare a calcetto, senza contare una decina di prostitute in attesa di clienti nel quartiere a luci rosse della Caorsana. Intanto si aspetta la realizzazione di un ospedale da campo nell’area dell’ex Arsenale dell’Esercito, interamente riservato ai contagiati. L’annuncio era stato dato dal commissario regionale alla Sanità, Sergio Venturi nella videoconferenza di lunedì 16 marzo e in base a quanto si è potuto informalmente sapere fino ad ora, i posti-letto saranno circa 40, non tutti di terapia intensiva. Dopo i sopralluoghi è iniziato oggi l’allestimento e la struttura dovrebbe essere pronta entro il prossimo weekend.

     

  • Il virus avanza tra notizie confuse e regole poco rispettate

    Poliziotti, infermieri, vigili, volontari, farmacisti, addetti alle attività di prima necessità, tutti quelli che sono a contatto diretto con gli altri, quelli che devono salvare, curare, nutrire, controllare, alimentare sono per la maggior parte sprovvisti del principale presidio: la mascherina, per evitare il diffondersi del virus. Fino a qualche giorno fa ci dicevano  che non era necessario portarla, ora se ne è compresa la necessità, che  diventa più o meno obbligatorio usarla per uscire, ma le mascherine non ci sono neppure per i molti che sono al fronte, una guerra in trincea ma senza protezioni. In questi giorni abbiamo visto un fai da te di tutti i tipi, mascherine per dare il verderame alle viti, per muratori, per puericultura, mascherine fatte di plastica, il materiale sul quale vive più a lungo il virus, mascherine di stoffa di vario tipo, mascherine fatte con la carta forno dietro la sciarpa o ricavate da pannolini per bambini o da assorbenti femminili. Sarebbe comico se non fosse tragico, a Malpensa dicono ci sono 5 milioni di mascherine da sdoganare, sarà vero? Di chi sono veramente? Un importante commerciante mi segnala che ne potrebbe avere in pochi giorni un milione ma non sa  e né come proporle chi contattare perché è difficile comunicare con gli enti preposti all’acquisto e comunque il costo è di 8,30 euro l’una, i costi sono molto alti e rimane il fatto che,nonostante donazioni varie i privati non ne trovano e molti sanitari non ne hanno!

    Difficile capire qual è la realtà tra cose dette con il contagocce e altre notizie che arrivano da canali diversi, sta di fatto che, di giorno in giorno, la situazione si aggrava se, come dicono alcuni ricercatori della società italiana di medicina ambientale, in collaborazione con le università di Bologna e Bari, i virus possono rimanere nell’aria per diverso tempo utilizzando come vettore di trasporto e diffusione il particolato atmosferico. Il che potrebbe valere anche per il Covid-19. A loro avviso esiste una relazione tra la forte diffusione del virus a fine febbraio inizi marzo e il i superamento dei limiti stabiliti di concentrazione di PM 10.

    Il virus ha colpito ovunque ma mentre abbiamo qualche notizia su alcuni paesi europei, sugli Stati Uniti e la Cina, tutto tace sull’Africa e il Sud America e l’Africa preoccupa per la sua vicinanza, per l’immigrazione, per le gravi carenze sanitarie, per i turisti italiani, europei che fino a ieri sono andati e venuti. II virus non si ferma e non si fermano neppure troppe persone che non hanno capito la realtà, la vita è cambiata e sopravviverà solo chi avrà la capacità di adattarsi, come è sempre stato. Anche oggi, la mattina presto, la metropolitana di Milano era affollata, altro che metro di distanza gli uni dagli altri, chi non ha capito, chi deve comunque trovare il modo di guadagnarsi da vivere e il contagio continua. Poi ci sono i senza tetto, le persone senza documenti che per questo non possono ancora essere accolte nei ricoveri, quanto virus viaggia libero sulle nostre false libertà e norme inadeguate?

    A Bergamo è ufficiale: non ci sono più letti negli ospedali, le persone muoiono a casa, qualunque cifra di decessi o contagiati è relativa rispetto alla realtà. In Emilia Romagna nuovi comuni blindati, nuove zone rosse per contenere il contagio, perché non si è chiusa Bergamo quando si era ancora in tempo? Il virus scende verso sud anzi e già lì pronto ad esplodere mentre la Calabria ha tremato sotto le scosse di un nuovo terremoto.

    Continuano le trasmissioni di approfondimento, qualcuna è lo spettacolo dell’ovvio e dell’orrore, ripetizioni di cose dette e ridette, scenari tristi di piazze e vie vuote e deserte dove solo qualche giorno fa camminavamo. Se dobbiamo stare in casa è ovvio che siano vuote le città, perché continuare a farci vedere la desolazione, a farci rimpiangere un mondo perduto? Perché darci notizie inutili o farci ascoltare commenti di chi ne sa meno di noi? Anche la morte, il dolore, la paura sono spettacolo, non capiremo mai? Non possiamo accompagnare i nostri morti, non possiamo essere vicini a chi ci sta lasciando, possiamo applaudire da lontano tutti coloro che sono sul campo per salvare vite o per essere di supporto a chi salva vite e anche chi fa le pulizie negli ospedali o riempie i banchi del supermercato si occupa della nostra vita. A tutti il nostro Grazie e ciascuno di noi faccia quello che gli compete, prima di tutto rispettare le regole.

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