Ancora violenze anche sugli animali: una femmina di pastore tedesco, di 5 anni, è stata trascinata per 6 chilometri da un pregiudicato su un motorino e con un collare a strozzo che le impediva anche di tentare di rallentare.
Soltanto alla fine il tempestivo intervento di un passante, e poi delle Forze dell’Ordine hanno impedito la morte del cane, di proprietà di un’altra persona, ora è ricoverata, con le zampe distrutte, presso la Usl.
Non ho commenti da fare, la nostra posizione è più che nota, vedremo ora se la nuova legge, varata da pochi mesi, che sanziona col carcere i maltrattamenti agli animali sarà veramente applicata sia contro il delinquente che la trascinava col motorino che contro il proprietario del cane o se, anche in questa occasione, la magistratura rimetterà in libertà chi compie violenze e delitti.
Sappiamo tutti che chi è violento contro un animale è violento contro gli esseri umani, specie quelli più deboli, così come sappiamo che chi è violento contro una donna facilmente, prima o poi, la ucciderà, le leggi in parte ci sono, anche se vanno migliorate ed adeguate alla realtà, ma, purtroppo, troppe volte non sono applicate immediatamente.
Ci auguriamo che la femmina di pastore tedesco possa riprendersi e trovare un compagno umano che la tratti con affetto, se fossimo noi a decidere il pregiudicato, che l’ha trascinata per sei chilometri, prima di essere portato in prigione dovrebbe essere costretto a correre, legato, dietro ad un motorino perché la prigione non basta, chi procura dolore deve provare dolore.
maltrattamenti
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Ancora violenze contro gli animali, la nuova legge sarà applicata?
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Aumentano le pene per i maltrattamenti agli animali
Finalmente è in vigore la nuova legge a tutela degli animali per la quale, interpretando il pensiero della maggioranza degli italiani, si sono tanto spesi l’on. Brambilla ed i componenti dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali.
Come avevamo già scritto sul Patto, quando doveva ancora esserci la votazione finale, la legge riconosce a tutti gli animali lo status di esseri senzienti e che, come tali, hanno diritti che devono essere rispettati e tutelati.
Le pene aumentano, anche quelle detentive, per i maltrattamenti, fino a due anni di carcere e trentamila euro di multa, e se l’animale è ucciso si può arrivare a quattro anni di carcere e sessantamila euro di multa.
Se saranno riscontrate delle aggravanti, se il reato è commesso davanti ad un minore, se le immagini dei maltrattamenti sono diffuse via social, se sono più animali a subirli vi sarà un aumento di un terzo della pena.
Alle organizzazioni criminali che organizzano gare, lotte, scommesse con e su animali e si arricchiscono con il commercio clandestino di cuccioli sarà applicato il codice antimafia sia livello personale che patrimoniale.
Nella nuova legge vi è anche il divieto di tenere i cani alla catena.
Un grande passo avanti è stato fatto mentre ancora c’è molto da fare per controllare meglio lo stato dei canili e dei rifugi, molti infatti sono dei lager, e per contrastare la triste piaga degli abbandoni e del randagismo ma siamo fiduciosi che si faranno altri passi importanti
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Maltrattamenti su bambini e adolescenti: aumentati del 58% in cinque anni
In Italia risultano in carico ai servizi sociali 374.310 minorenni, di questi 113.892 sono vittime di maltrattamento, ovvero il 30,4%. Si tratta al 31 dicembre 2023 di un aumento del 58% rispetto alla precedente indagine del 2018, in cui i minorenni in carico ai servizi sociali vittime di maltrattamento rappresentavano il 19,3%. Sul totale della popolazione minorenne residente in Italia questo significa un passaggio da 9 a 13 minorenni maltrattati ogni mille. Un’impennata registrata nell’arco di soli cinque anni.
È quanto emerge dalla III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta Terre des Hommes e Cismai per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che è stata presentata stamattina nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dall’Autorità garante Marina Terragni, dalla presidente della Fondazione Terre des Hommes Italia, Donatella Vergari, e dalla presidente Cismai, Marianna Giordano. Presente la Ministra della famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella.
La forma di maltrattamento più frequente è il Neglect (trascuratezza) subito dal 37% dei minori, seguita dalla violenza assistita, al 34%. Violenza psicologica e maltrattamento fisico, invece, incidono rispettivamente per il 12% e l’11%. Meno diffuse risultano la patologia delle cure (4%) e l’abuso sessuale (2%). Il maltrattamento colpisce indistintamente maschi e femmine ma l’indagine riporta, per la prima volta, anche un quadro puntuale delle forme in cui ciascun genere ne è vittima. Un dato balza all’occhio: nell’87% dei casi il maltrattante appartiene alla cerchia famigliare ristretta, senza differenze a livello territoriale.
La III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia prende in considerazione 326 comuni italiani, selezionati da ISTAT, a fronte dei 196 considerati nell’edizione precedente del 2021, comprese 12 città metropolitane, coprendo così un bacino di 2.733.645 minorenni. L’indagine analizza il fenomeno con dati al 31 dicembre 2023 e rappresenta l’unica fotografia post pandemia da Covid-19 del maltrattamento ai danni di infanzia e adolescenza.
“Dato impressionante, tra gli altri, quello della violenza assistita, che riguarda un terzo dei casi di maltrattamento. Unitamente al fatto che ben l’87 per cento di tutti i maltrattamenti avviene all’interno della cerchia familiare ristretta, quel dato segnala la necessità e l’urgenza di porre la massima attenzione alla famiglia, colpita da una crisi sempre più diffusa e profonda”, commenta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni.
“Con questa Indagine consegniamo alle istituzioni uno strumento fondamentale affinché il nostro Paese possa costruire una risposta sempre più efficace e al passo con le avanguardie internazionali, contro la violenza a danno di bambini e bambine. – dichiara Donatella Vergari, Presidente di Terre des Hommes Italia – A cominciare da azioni di rafforzamento del tessuto sanitario, educativo e sociale, per una più qualificata e pronta segnalazione delle vittime e per l’individuazione e accompagnamento delle fragilità genitoriali. Fattori imprescindibili di cui tenere conto in ottica di prevenzione del fenomeno”.
“La III Indagine rappresenta un’importante tappa rispetto alla conoscenza, all’analisi ed alla misurazione del multiforme fenomeno del maltrattamento all’infanzia nel nostro Paese – dichiara Marianna Giordano, Presidente Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (Cismai) – Lo studio permette di riflettere sull’impatto a breve medio e lungo termine sulle traiettorie di vita di bambine, bambini, adolescenti e rappresenta uno strumento prezioso per i decisori politici, per gli amministratori locali, per le operatrici e gli operatori territoriali per definire e realizzare politiche ed azioni appropriate in tutto il Paese per prevenire e contrastare la violenza e curare le piccole vittime ed i loro genitori vulnerabili”.
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Animali: aumentate le pene per chi li maltratta e li uccide
Ormai è noto che la violenza contro gli animali dimostra la presenza, negli umani, di un’aggressività e una violenza interpersonale pericolosa per tutti, sia essa si sia già manifestata o che sia prodromo di comportamenti antisociali.
Finalmente anche il legislatore si è accorto della necessità di riformare le norme e con la proposta di legge approvata, nei mesi scorsi, alla Camera dei Deputati si sono date nuove risposte, anche tenendo conto che la Cassazione aveva già dichiarato, in più pronunce, che gli animali vanno tutelati in quanto esseri viventi suscettibili di tutela diretta.
Sono aumentate, per chi uccide animali, le pene detentive, con multe fino a trentamila euro, pene e multe che aumentano nel caso di sevizie.
Sono finalmente aumentate anche le pene per i maltrattamenti, carcere e multe, così come quelle per le competizioni non autorizzare o per i combattimenti che, ovviamente, sono assolutamente vietati ma rappresentano ancora un grosso business per la malavita, saranno puniti anche coloro che parteciperanno come spettatori.
Per tutti questi reati le pene aumentano se i fatti avvengono davanti a minori, nei confronti di più animali o i reati sono diffusi attraverso la rete.
Altro traguardo raggiunto dalla legge è la maggiore punizione per chi uccide o ferisce animali altrui.
Le associazioni, riconosciute dal Ministero della Salute, potranno impugnare giudizi cautelari, presentare appello e istanza di riesame in merito a sequestri.
Le misure di prevenzione del codice antimafia diventano applicabili a chi organizza combattimenti tra animali o a chi organizza il traffico illegale di cuccioli, o di animali non in possesso del passaporto e del microchip.
Nel caso di traffici illegali chi è sorpreso per tre volte a introdurre illegalmente animali perde anche la licenza di trasportatore o la licenza commerciale.La legge introduce anche il divieto di tenere cani alla catena e aumentano le pene pecuniarie per chi abbandona un animale o lo detiene in condizioni antigieniche e disagiate. Con il nuovo codice della strada l’abbandono di un animale porta anche la sospensione della patente.
L’uccidere, il catturare o il detenere animali di specie protetta portano ad aumenti di pena.
Ora bisogna che lo Stato, attraverso le forze di Polizia e la collaborazione con gli enti territoriali, intensifichi i controlli e dia anche il via ad una campagna di sensibilizzazione in sinergia con le meritevoli associazioni che da anni si battono in difesa dei diritti degli animali e del rispetto dell’ecosistema.
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In attesa di sanzioni più severe per i trafficanti illegali di animali
Più volte Il Patto Sociale si è occupato delle zoomafie ma, nonostante l’impegno delle forze di sicurezza che spesso, dopo attente indagine e superando i soliti muri di omertà, riescono a sequestrare animali entrati illegalmente in Italia e tenuti in condizioni abominevoli ed altri utilizzati per lotte e gare clandestine, il business delle associazioni criminali continua. Soltanto nel 2019, secondo i dati della Lav, sono stati sequestrati ai malviventi 457 cani, l’anno prima erano stati 309, il che testimonia un chiaro incremento di questo traffico che arriva soprattutto dall’est Europa.
In dieci anni, dal 2010 anno nel quale è stata introdotta la legge contro la tratta dei cuccioli, sono stati sequestrati ai trafficanti, che godono di varie complicità, 5609 cani e 86 gatti per un valore che si aggira sui 5 milioni di euro. Cifre importanti perché i cani ed i gatti dei quali si occupano i trafficanti appartengono a razze scelte e di moda e troppe persone si fidano acquistandole via internet o tramite negozianti compiacenti o sprovveduti. Un traffico che si collega anche a farmaci illegali e a passaporti e vaccinazioni fasulle.
In aumento ormai anche il traffico di gatti esotici e addirittura di animali provenienti in aereo dalla Cina e stoccati nelle vicinanze di città italiane come Prato. All’inizio dell’attuale legislatura furono presentate varie proposte di legge per aumentare i controlli e potenziare l’attività di polizia contro le zoomafie ma al momento rimangono ancora ferme. L’unica nota positiva è la risoluzione approvata, con 607 voti favorevoli, dal Parlamento europeo nel febbraio 2020. Nella risoluzione si chiede alla Commissione europea un sistema obbligatorio unico per l’identificazione di cani e gatti e sanzioni molto più severe per il commercio illegale. Ora si attende che qualcuno si decida a mettere in pratica, sia in sede europea che nazionale, quanto chiesto ed approvato dal Parlamento europeo. È richiesto da parlamentari italiani, in primis l’on. Michela Vittoria Brambilla.
Intanto l’invito, a tutti coloro che desiderano un cane o un gatto, a vigilare e a denunciare qualsiasi cosa appaia poco chiara tenendo presente che un animale per essere venduto deve avere un libretto di vaccinazioni e che è diritto dell’acquirente saperne la provenienza accertabile.
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L’aberrazione di uno Stato che si crede meglio del privato anche in famiglia
Quando una società si deve definite gravemente ammalata? Se la giustizia, la politica, il volontariato, gli organismi di aiuto sociale, pubblici e privati, tutti insieme contribuiscono a creare una rete di illegalità che sfocia addirittura in sevizie, fisiche o psichiche questa è una società malata. Se tutti questo avviene coinvolgendo bambini, distruggendo famiglie, creando infami posizioni di lucro e di potere, questa è una società marcia nel profondo e per la quale non esistono speranze se non attraverso il radicale abbattimento di tutto quanto ha portato a queste situazioni e le pene più severe possibili per tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nell’infame vicenda. Ancora più inquietante è che tutto questo si sia verificato nella provincia di Reggio Emilia, terra ricca sia economicamente che di antica cultura, qui dove si trova il castello di Matilde di Canossa davanti al quale l’imperatore Enrico IV rimase inginocchiato tre giorni per ottenere la revoca della scomunica, qui dove vi sono dimore antiche, prati stabili fioriti, floridi allevamenti e la produzione del Parmigiano Reggiano, qui dove comunque la ’ndrangheta ha messo da tempo le radici del suo impero di costruzioni che si è poi diramato in varie parti del nord, qui dove ferma il Freccia Rossa, che ignora Parma e Piacenza, qui dove negli anni bui del terrorismo di casa nostra si giustificava tutto e tutti e si facevano i primi esperimenti di accoglienza, un’accoglienza come sempre mirata a fini più politici che umanitari, qui è nata e ha proliferato, con la complicità di troppi, una delle più schifose attività. Un vero e proprio sequestro di bambini, poi sottoposti al lavaggio del cervello anche con strumenti elettromagnetici, ai quali veniva impedito di reincontrare i loro genitori e di ricevere da questi lettere e regali, un’associazione a delinquere supportata da motivi economici ed ideologici, un gruppo di veri delinquenti protetti dalle funzioni che avrebbero dovuto svolgere a beneficio della collettività. Le notizie più approfondite le abbiamo lette tutti sui quotidiani quello che manca e l’analisi che dobbiamo fare collegando questi fatti ai tanti altri che abbiamo letto in questi ultimi anni, fatti che hanno sempre visto coinvolte come vittime le persone più indifese, i bambini e gli anziani. E’ questa la società del progresso e della libertà, della democrazie e del diritto? L’estremo permissivismo, la pletora di leggi inapplicate, l’aumento esponenziale dell’egoismo e del cinismo, dell’indifferenza e del desiderio di guadagno facile, la mancanza di morale e l’assopimento dei valori più elementari ha creato il mostro, il mondo nel quale viviamo, del quale abbiamo paura ma per cambiare il quale non siamo capaci di impegnarci consapevolmente, così ci rifugiamo nel nostro privato sperando che la prossima volta non tocchi a noi e questo rende il mostro sempre più forte e noi sempre più deboli .
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Addestrati a correre e uccisi quando non occorrono più: il triste destini dei cani Calgos in Spagna
E’ allarme in Spagna per la situazione dei cani calgos. Considerati ‘cani da lavoro’ e non animali domestici sono utilizzati come oggetti di reddito e quando non servono più per mansioni per le quali sono stati allevati vengono massacrati e abbandonati. I galgos possono raggiungere velocità molto alte e per questo sono adoperati per le gare di corsa e per la cacci a vista, mansione, quest’ultima, per la quale sono nutriti poco affinché diventino particolarmente aggressivi. Si calcola che la loro vita si aggiri attorno ai 3/5 anni. La situazione per i calgos diventa drammatica a febbraio, cioè quando la stagione della caccia volge al termine e quindi, non più utili, si realizza il loro tragico destino. Poco accuditi e curati sin dalla nascita vengono tenute in vita solo dal pane e dall’acqua. Sono costantemente addestrati, ma in modo esagerato, in modo pericoloso, per spingerli a correre a velocità estrema e, così facendo, sono spesso legati dietro una macchina da corsa o su un tapis rulant! Pur a conoscenza della tragica situazione il governo fa molto poco perché molti suoi membri sono cacciatori. In un paese che ha quasi 17 mila galgueros confederati (allevatori ufficiali) e dove non c’è alcun tipo di registrazione sulle loro nascite e morti, i galgos sono purtroppo lasciati al loro orribile destino. L’allevamento di Galgos è illegittimo in quanto non vi è alcun controllo e vengono uccisi numerosi cuccioli considerati di razza inadatta o non pura. Un singolo galguero può possedere fino a 10 cani, la maggior parte senza un tatuaggio o un microchip, segni particolari di identificazione sono i tagli alle orecchie, usando le forbici e senza anestesia. Vivono in condizioni igieniche precarie, sono scheletrici perché malnutriti e sebbene in Spagna ci siano delle leggi contro i maltrattamenti di animali non di rado si vedono per strada calgos ai quali sono state spezzate le zampe o addirittura appesi agli alberi a testa in giù. In Europa ci sono numerose associazioni che hanno recuperato e riabilitato cani calgos che per natura non sono aggressivi, una volta infatti riavvicinati alla ‘normale’ vita da cani vengono usati per la pet therapy, soprattutto per curare bambini affetti da autismo.