Marocco

  • Il Sahara Occidentale e la sovranità marocchina

    Comprensibilmente distratti dalla guerra in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, i media nazionali non hanno dedicato attenzione ad un’altra crisi, a tratti violenta, che da cinquant’anni è in corso nella regione sud del Marocco, meglio conosciuta come Sahara Occidentale. Oggi quel conflitto sembra essere sulla via di una definitiva soluzione grazie alla recente Risoluzione ONU 2797 del 31 ottobre scorso.

    Tutto cominciò nel 1975, quando, dopo la fine dell’occupazione spagnola, anche quella parte del Marocco fu liberata. Il Marocco era stato una monarchia sovrana per secoli, anche quando il resto del Maghreb era occupato dall’impero ottomano. Durante il periodo centrale delle colonizzazioni europee Francia e Spagna si erano però divise quel territorio con la prima che occupava tutta la regione nord fino al pieno deserto e la Spagna che esercitava i suoi diritti coloniali sulla regione marocchina del sud. Il protettorato, perché così fu definito il controllo franco-spagnolo dal trattato di Fez del marzo 1912, finì ufficialmente nel 1956 ma, mentre i francesi abbandonarono subito il Paese, gli spagnoli continuarono a rimanere nel sud fino al 1975. Durante tutto questo periodo, almeno nominalmente, continuò a esistere la locale monarchia che, quando riprese possesso della totale sovranità, dichiarò la necessità che tutto il Paese fosse unificato e che anche gli spagnoli se ne andassero. Fino a che il generale Francisco Franco fu in carica e in piena salute ciò, tuttavia, non avveniva e fu mentre era sul letto di morte (novembre 1975) che ben 750.000 civili marocchini mossero pacificamente dal nord verso il sud, a piedi o con qualunque mezzo disponibile, per ribadire la loro sovranità. Fu quella che fu chiamata la Marcia Verde e riuscì a sbloccare definitivamente le incertezze di Madrid. Nella capitale spagnola si decise allora di lasciare la zona, dividendola però tra una parte consegnata formalmente al Marocco e un’altra alla Mauritania. Fu allora che, con il sostegno dell’Algeria, fu creato il Fronte Polisario che dichiarò l’indipendenza e cominciò una guerriglia violenta contro gli eserciti marocchino e mauritano. I conflitti iniziarono nel febbraio 1976 e continuarono con morti da entrambe le parti fino al 1980. Nel 1979 la Mauritania rinunciò a rivendicare una qualunque autorità cedendo i propri diritti al Regno del Marocco. I ribelli del Polisario, incalzati dall’esercito regolare marocchino, scapparono in Algeria portando con sé qualche decina di migliaia di civili saharawi. Il locale regime attrezzò per loro un campo profughi a Tindouf, poco lontano dal confine, ove ancora restano e vivono grazie ad aiuti umanitari internazionali. Secondo varie organizzazioni indipendenti, lì sono trattenuti in situazione di semi-libertà e non sono autorizzati ad andarsene salvo permessi speciali rilasciati dai loro capi autonominatisi e mai eletti. Anche il loro numero resta volutamente incerto, poiché si sa che più viene dichiarato essere grande, più aiuti di vario genere vi saranno destinati.

    Nel 1981 il re Hassan II evocò la possibilità di un referendum tra la popolazione e altrettanto farà l’ONU nel 1991 con una propria Risoluzione (la 690) che istituì per l’occasione la missione MINURSO. Purtroppo, le dispute sull’identificazione degli aventi diritto al voto e le divergenze politiche resero impossibile la consultazione. Negli anni successivi, tutti i tentativi di mediazione – compreso il Piano Baker II del 2003 – naufragarono tra le resistenze reciproche ma soprattutto perché il Polisario pretendeva che un eventuale referendum escludesse dal voto anche quei Saharawi che erano tornati nel paese dopo la partenza degli spagnoli. Da allora, seppur a fasi alterne, sono continuati gli scontri violenti che l’Onu ha cercato di risolvere con decine di Risoluzioni successive, sia dell’Assemblea Generale sia del Consiglio di Sicurezza, senza però fare grandi passi in avanti. Nel 2006 il re Mohamed VI annuncia che è volontà del Regno attribuire alla regione del sud un regime istituzionale particolare e presenta ufficialmente un Piano di Autonomia immediatamente appoggiato dalla Francia. Nel 2007 il Consiglio di Sicurezza invita le parti a discutere “seriamente” e con “buona fede” quel progetto ma i ribelli rifiutano anche di prenderlo in considerazione come base negoziale.

    In realtà è bene sapere che il Sahara Occidentale è per l’80% una zona desertica e ospita una densità di popolazione che è di 2 abitanti per chilometro quadrato. È pur vero che il suo terreno è ricchissimo di fosfati e le acque atlantiche prospicienti sono tra le più pescose in tutta la costa africana ma la popolazione totale fatica a raggiungere un totale di due milioni. Immaginare quella regione come indipendente, nei fatti e non solo formalmente, diventa un’ipotesi piuttosto difficile e i dubbi sulla spontaneità di un sincero desiderio indipendentista restano forti. Il perché l’Algeria avesse deciso di sponsorizzare la possibile secessione va ricercato nella secolare inimicizia tra i due Paesi originata da alcune diatribe di confine ma, non ultimo, esiste anche il sospetto che attraverso uno Stato “fantoccio” Algeri pensi così di potersi guadagnare uno sbocco sull’oceano Atlantico.

    È, quindi, da almeno cinquant’anni che il Marocco esercita la propria sovranità sulla maggior parte di quel territorio ma l’incertezza legale sulla regione e il non ancora avvenuto riconoscimento internazionale da parte di tutti gli altri Stati mondiali (e in particolare dell’ONU) ha consentito, a chi voleva approfittarne, di saccheggiare le sue acque pescose senza doverne rispondere ad alcuno. Anche lo stesso Marocco ha ancora dei limiti a sviluppare completamente le possibilità offerte dall’area fino a che non gli viene formalmente riconosciuto il legittimo possesso, tant’è vero che le lo sfruttamento di stimate importanti riserve petrolifere e di gas è fermo, per decisione delle Nazioni Unite, alla fase della ricerca.

    Nonostante l’incertezza legale, Rabat ha destinato alla zona grandi investimenti infrastrutturali sia nel settore dei fosfati sia nel turismo che nella valorizzazione delle locali tipicità culturali. Un grande investimento è stato effettuato per la creazione di un enorme porto per acque profonde a Dakhla e una volta completato potrà tornare utile non solo al Marocco ma anche ai vicini Stati africani quali, ad esempio, il Mali che non gode di un suo diretto accesso al mare.

    Finalmente, il 31 Ottobre scorso, l’ONU con la risoluzione 2797 ha deciso di uscire dall’impasse e di riconoscere formalmente che il Piano di Autonomia elaborato e presentato dal governo marocchino sia “l’unica realistica possibilità” per risolvere l’impasse segnando un cambio di paradigma rispetto alle precedenti risoluzioni che parlavano di “autodeterminazione” e “referendum”.

    La grande valenza politica di questa decisione è che al Consiglio di Sicurezza che l’ha votata 11 stati sono stati a favore, 3 astenuti e uno, l’Algeria, ha deciso di non partecipare al voto. La cosa più significativa è che sia Russia che Cina avrebbero potuto porre un loro eventuale veto ma hanno preferito astenersi (l’altro astenuto è stato il Pakistan), consentendo così alla risoluzione di diventare effettiva. Proprio per questa decisione di indiretta approvazione del progetto da parte delle due grandi potenze, l’Algeria ha rinunciato a dichiararsi contraria e ha preferito non partecipare al voto evidenziando così l’isolamento della sua linea tradizionalmente contraria al piano marocchino.

    Immediatamente hanno riconosciuto la sovranità marocchina (fatte salve le future negoziazioni tra gli interessati in merito alle modalità dell’autonomia) gli USA (che già l’avevano fatto nel 2020), la Francia, il Belgio, la Spagna, la Germania, l’Olanda, la Gran Bretagna, i Paesi del Golfo e molti Paesi africani e latino-americani.  Ora anche i capi del Polisario dovranno farsene una ragione e capire che chi li ha spalleggiati (e finanziati) fino a ieri non sarà più disposto a continuare in quella operazione. Anche Google Maps ha tolto ogni linea di separazione tra la regione del sud marocchino e il resto del Paese e diversi Consolati sono già stati aperti a Dakhla.

    Naturalmente restano ancora degli irriducibili, come ad esempio in Italia l’Onorevole Boldrini, che ha deciso di dare ancora una voce all’ormai squalificato Polisario invitando una delegazione di loro rappresentanti a una audizione presso la Camera dei Deputati. D’altra parte, come vediamo anche in Ucraina, c’è sempre qualcuno che predilige la guerra alla pace, almeno fino a quando sulla linea del fronte ad andarci c’è qualcun altro.

  • Fronte Polisario pronto a dialogare col Marocco sul Sahara occidentale

    A pochi giorni dalla discussione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul rinnovo del mandato della missione Minurso, il Fronte Polisario ha presentato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, una nuova proposta ampliata di soluzione politica, definita come un gesto di “buona volontà” e in risposta alla risoluzione 2756 (2024). L’iniziativa giunge in un momento di forte fermento diplomatico, mentre i membri del Consiglio negoziano una bozza di risoluzione che, per la prima volta, riconoscerebbe la proposta di autonomia del Marocco del 2007 come “base più credibile e realistica” per una soluzione duratura del conflitto nel Sahara Occidentale. La proposta del Polisario, trasmessa da Brahim Ghali, presidente dell’autoproclamata Repubblica araba sahrawi democratica (Rasd), è intitolata “Proposta del Fronte Polisario per una soluzione politica reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale e il ripristino della pace e della stabilità regionale”. Il documento riafferma la disponibilità del movimento sahrawi a negoziare direttamente con il Regno del Marocco, “sotto gli auspici delle Nazioni Unite e in conformità con la Carta dell’Onu e l’Atto costitutivo dell’Unione africana”.

    Secondo la rappresentanza del Polisario a New York, la proposta mira a “permettere al popolo sahrawi di esercitare il proprio diritto inalienabile all’autodeterminazione attraverso un referendum libero e supervisionato dalle Nazioni Unite e dall’Unione africana”. Ghali sottolinea inoltre la volontà della parte sahrawi di “condividere i costi della pace” e di costruire “un futuro basato sul rispetto reciproco, sul buon vicinato e sulla cooperazione regionale”. Il comunicato del Polisario descrive l’iniziativa come una risposta diretta all’appello del Consiglio di sicurezza a “superare lo stallo negoziale” e ad “ampliare le proprie posizioni”. “Crediamo che una soluzione pacifica, giusta e duratura del conflitto sia non solo urgente, ma anche possibile, se esiste una volontà politica autentica di superare lo status quo e le imposizioni unilaterali”, si legge nella nota.

    Il rilancio della via referendaria da parte del Polisario sembra tuttavia collocarsi in un quadro diplomatico che si sta muovendo in direzione opposta. La bozza preliminare di risoluzione che sarà discussa nei prossimi giorni a New York introduce infatti un cambio di paradigma: proroga il mandato della Minurso fino al 31 gennaio 2026, ma ne ridefinisce le priorità politiche, indicando il piano di autonomia marocchino come la “base più fattibile” per una soluzione di compromesso. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, il testo – promosso dagli Stati Uniti – invita Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania ad avviare “negoziati immediati e senza precondizioni”, con l’obiettivo di giungere entro tre mesi a un’intesa politica “che garantisca una genuina autonomia all’interno dello Stato marocchino, in conformità con i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto all’autodeterminazione”.

    Si tratta di un passaggio che segna un chiaro cambio di tono rispetto alle precedenti risoluzioni, recependo le raccomandazioni avanzate dall’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, che lo scorso 10 ottobre ha sollecitato un calendario realistico e vincolante per il rilancio del dialogo. La bozza menziona inoltre il sostegno espresso da diversi Stati membri al piano di Rabat, presentato nel 2007 al segretario generale dell’Onu come quadro di riferimento per un’autonomia del Sahara sotto sovranità marocchina, e lo definisce “la via più realistica e credibile per una soluzione giusta e duratura”. Una formulazione che conferma la convergenza crescente della comunità internazionale verso la posizione di Rabat, sostenuta apertamente da Washington, Parigi e Madrid. La bozza elogia anche “la leadership statunitense nel dossier” e riconosce “l’impegno del presidente Donald Trump” nella ricerca di una soluzione, richiamo che potrebbe tuttavia generare riserve da parte di Russia e Cina. Entrambi i Paesi, pur avendo recentemente aperto alla possibilità di un sostegno al piano marocchino, hanno vincolato la loro posizione al rispetto del principio di autodeterminazione del popolo sahrawi e alla necessità di una soluzione accettata da tutte le parti, inclusa l’Algeria.

    Per il Polisario, al contrario, l’iniziativa statunitense rappresenta un “pericoloso arretramento politico e giuridico”, poiché – secondo i sahrawi – ometterebbe qualsiasi riferimento al processo di decolonizzazione riconosciuto dall’Onu fin dal 1963. Il movimento teme inoltre che il testo riduca di fatto la Minurso a un mero strumento tecnico di monitoraggio, escludendo il referendum dall’agenda e trasferendo la mediazione sotto l’egida diretta di Washington. “Il destino del popolo sahrawi non è nelle mani né degli Stati Uniti né della Francia, ma nelle sue stesse mani”, ha dichiarato il rappresentante del Polisario all’Onu, Sidi Mohamed Omar, ribadendo che “l’unica via legittima resta il referendum di autodeterminazione”. Il risultato della prossima sessione a New York potrebbe quindi segnare una svolta storica e un nuovo punto di equilibrio (o rottura) per la regione del Maghreb.

  • France backs Morocco in dispute over Western Sahara

    France’s President Emmanuel Macron has told Morocco’s parliament that he believes Western Sahara should be under Moroccan sovereignty, and has pledged to invest French money there.

    Western Sahara is a territory on the north-western coast of Africa that has been the subject of a decades-long dispute.

    It was once a Spanish colony, and is now mostly controlled by Morocco and partly by the Algerian-backed Polisario Front – which says it represents the indigenous Sahrawi people and wants an independent state.

    France was the former colonial power in both Morocco and Algeria. It joins other nations including Spain, the US and Israel in backing Morocco’s plan.

    Lawmakers rose to their feet and applauded Macron on Tuesday when he said, “for France, this territory’s present and future fall under Morocco’s sovereignty”.

    His comments on Tuesday in Rabat echo surprise remarks he first made in July.

    Signalling a change in France’s long-held stance on Morocco’s plan to grant Western Sahara autonomy under Moroccan sovereignty, the French president said it was the “only basis” for a just and lasting political settlement.

    France’s backing of Morocco’s territorial claim angered Algeria, which responded to the news by withdrawing its ambassador to Paris.

    Algiers regards Morocco’s presence there as an illegal occupation.

    Analysts say France’s decision to back Morocco’s claim is an attempt to repair relations between the two nations, which had soured after Rabat was accused of attempting to spy on President Macron and France tightened visa restrictions for visiting Moroccan nationals.

    Relations between Morocco and Algeria have become especially tense in recent years, with Algiers announcing in 2021 that it had severed diplomatic ties with its neighbour to the west.

    On Tuesday, Macron also addressed colonialism but stopped short of an apology.

    “Our common history also has dark parts. The time came for unequal treaties, when hubris and the mechanical force of European countries imposed themselves around the world, and when, even disguised as a protectorate, Morocco did not escape the ambitions and the violence of colonial history,” he said.

    In a sign of closening ties, France and Morocco are reported to have struck deals on energy and infrastructure among other things.

    The AFP news agency says they have a total value of “up to €10bn”, equivalent to $10.8bn or £8.3bn.

    On Tuesday, Macron also pledged an unspecified sum of “investments and sustainable support initiatives to benefit local populations” in Western Sahara.

    ‘Significant’ development

    Macron’s invitation to Morocco came from King Mohammed VI, two months after his royal court hailed France’s change of heart on Western Sahara as a “significant” development.

    But Algeria has expressed its deep disapproval, saying France is denying Sahrawi people their right to self-determination.

    The Polisario Front, meanwhile, has hit out at France for supporting what it says is a “violent and illegal occupation” by Morocco.

    Western Sahara was annexed by Morocco in 1975.

    A 16-year-long insurgency ended with a UN-brokered truce in 1991 and the promise of a referendum on independence, which has yet to take place because of disagreements over how it should be conducted and who should be eligible to take part.

    Today, the African Union is the only international organisation to recognise Western Sahara as a state in its own right.

    Additional reporting by Danny Aeberhard

  • Il Vicepresidente esecutivo Timmermans in Marocco per firmare il primo partenariato verde

    Il 18 e 19 ottobre Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, si recherà a Rabat (Marocco) per firmare il partenariato verde per l’energia, il clima e l’ambiente tra l’Unione europea e il Regno del Marocco. L’intenzione di istituire questo partenariato è stata annunciata comunemente nel giugno 2021 per rafforzare la cooperazione tra i partner nella lotta contro i cambiamenti climatici e collaborare per far progredire la transizione energetica, proteggere l’ambiente e promuovere l’economia verde. Dopo l’Alleanza verde con il Giappone, annunciata durante il vertice UE-Giappone del maggio 2021, il partenariato verde con il Regno del Marocco è il primo partenariato firmato nell’ambito del Green Deal. Prima della cerimonia della firma, il Vicepresidente esecutivo incontrerà bilateralmente il Capo del governo Aziz Akhannouch e il Ministro degli Esteri Nasser Bourita. Tale riunione sarà seguita da una riunione congiunta con Leila Benali, Ministra della Transizione energetica e dello sviluppo sostenibile, con Ryad Mezzour, Ministro dell’Industria e del commercio, Nadia Fettah, Ministra dell’economia e delle finanze, e Mohamed Sadiki, Ministro dell’agricoltura, della pesca marittima, dello sviluppo rurale e delle acque e delle foreste. Dopo un pranzo formale, il Vicepresidente esecutivo incontrerà bilateralmente la Ministra Benali. Nel pomeriggio il Commissario visiterà la linea di tram che collega Rabat e Salé, per poi incontrare rappresentanti del settore privato, con cui parlerà della transizione verde e del percorso verso la decarbonizzazione. Mercoledì il Vicepresidente esecutivo Timmermans sarà a Casablanca per avviare un dialogo con i cittadini sull’azione per il clima alla presenza di un gruppo di liceali, studenti e giovani professionisti.

  • Docenti marocchini accusati di richieste di sesso in cambio di voti

    Quattro docenti universitari in Marocco sono comparsi in tribunale accusati di offrire voti migliori alle studentesse in cambio di sesso. Sono accusati di incitamento alla dissolutezza, discriminazione di genere e violenza contro le donne. Un quinto docente è comparso in tribunale mercoledì con l’accusa di aggressione e brutali percosse.

    Lo scandalo riguarda la Hassan First University nella città di Settat, ma è solo l’ultimo di una serie di denunce di molestie sessuali nelle università marocchine negli ultimi anni. La maggior parte degli accusati non è andata a processo.

  • La Corte di Giustizia dell’UE annulla l’accordo commerciale con il Marocco

    La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha annullato gli accordi commerciali tra l’UE e il Marocco che includevano il territorio conteso del Sahara occidentale.

    I giudici del Lussemburgo hanno accolto la denuncia del gruppo separatista, il Fronte Polisario, secondo il quale gli abitanti dell’ex colonia spagnola non erano stati adeguatamente consultati.

    L’accordo riguardava i prodotti agricoli del Sahara occidentale e il pesce pescato nelle sue acque.

    La Corte ha concesso al Marocco due mesi per presentare ricorso e ha affermato che la sentenza non sarebbe entrata in vigore fino a quando non ci sarebbe stato l’appello.

    Il Polisario contesta il controllo del Marocco sul territorio e da decenni si batte per l’autonomia.

  • La Commissione stabilisce che i certificati Covid del Marocco sono equivalenti a quelli dell’UE

    Si consolida sempre più il legame tra l’UE e il Marocco. La Direzione generale per il vicinato e i negoziati di allargamento della Commissione europea ha annunciato, nei giorni scorsi, che la Commissione riconoscerà i certificati COVID-19 rilasciati dalle autorità sanitarie del Marocco. La decisione di Bruxelles di inserire il Marocco tra i Paesi dell’Unione già appartenenti al sistema dei green pass fa sì che per la prima volta gli schemi di vaccinazione contro il coronavirus e i documenti sui risultati dei test ottenuti da un paese africano siano accettati dall’UE. Il Marocco è ora considerato parte del quadro giuridico dell’UE che stabilisce la legittimità dei documenti stranieri che intendono fornire informazioni sullo stato del COVID-19 dei viaggiatori. Sulla scia della decisione di Bruxelles, Rabat ha dichiarato che riconoscerà i documenti certificati dell’UE su base reciproca. Ciò consentirà ai viaggiatori europei di entrare in Marocco con i propri certificati digitali.

    L’UE oltre al Marocco ha deciso di includere anche Albania, Andorra, Isole Faroe, Israele, Monaco e Panama nell’elenco di coloro che possono entrare nell’Unione Europea.

  • A Casablanca a settembre 2 giorni per imparare a fare business

    In collaborazione con la Confederazione generale delle imprese marocchine e sulla base delle esigenze delle organizzazioni dei datori di lavoro, la BSO Management Academy organizza a settembre a Casablanca l’evento “Assistenza ai membri in modo efficiente”.

    Partendo dal presupposto che le organizzazioni di sostegno alle imprese come BSO sono una parte essenziale dello sviluppo sociale ed economico, la 2 giorni in programma mira a consentire ai partecipanti di comprendere meglio gli obiettivi dei servizi offerti dallo sviluppo e le sfide che esso presenta, di capire quali sono le possibilità e le aree di miglioramento, di apprendere come progettare una strategia per identificare un nuovo mercato ed espandere l’offerta di servizi o migliorare l’offerta di servizi esistente.

  • EU’s soft power to improve human rights in Morocco

    Morocco has made significant progress on a number of human rights issues since the revision of its Constitution in 2011 and the creation of the National Council of Human Rights (CNDH) in 2012 but the EU must continue using its soft power to help Rabat take up other sensitive issues.

    Our latest report titled “Human Rights in Morocco: Achievements and Challenges Ahead”, based on a mission in Morocco, takes stock of encouraging improvements concerning freedom of association, peaceful assembly, women’s rights, domestic violence, and children’s rights. It also outlines a number of remaining obstacles to overcome in order to achieve satisfactory results de jure and in practice and thereby meet international standards.

    The number of declared associations in Morocco has currently reached 130,000, including 4,500 working in the field of human rights, but some which challenge the status of its southern provinces, also known as Western Sahara, are still waiting for their registration.

    In 2016, more than 11,000 demonstrations involving 800,000 participants were registered. Some were not peaceful, as it was the case in Gdim Izik in 2010 where eleven police officers and a firefighter were killed by protesters. Twenty-four protestors were sentenced to long prison terms by a military court. Under pressure of the CNDH, a new law was afterwards adopted that prohibited civilians from being tried by military courts and in 2017 the indicted protesters were prosecuted by a civilian court.

    The constitution revised in 2011 allows for equality of male and female Moroccan citizens. The Moudawana (Family Code) revised in 2004 allows for improvement of women’s rights, making it easier for women to get divorced and providing more rights regarding the custody of children. In 2005, a royal decree allowed a Moroccan mother married to a foreign father to give her citizenship to her children. There are currently vivid debates about equal rights in inheritance cases and progress is still needed in practice concerning the right to health, access to education, and labor opportunities. A recent law has criminalized domestic violence but not marital rape.

    The CNDH and its 13 regional branches have been instrumental in the dynamics towards positive changes, reporting and disseminating information about violations as well as bringing together stakeholders to collaborate on solutions. However, the CNDH is aware that it still has a number of challenges to take up, such as the abolition of the death penalty and the human rights of the LGBTI people.

    The CNDH fully complies with the Paris Principles and holds constructive dialogue without concessions with authorities. Its president, Driss El Yazami, has been honored with many prestigious awards, including in January of this year the Order of Leopold, a Royal Order from the Kingdom of Belgium, established in 1832.

    Because of the positive dynamics driven by the CNDH, it is of utmost importance for Brussels to go on using its soft power to contribute to the advancement of human rights in Morocco.

    The EU has often used commercial agreements with third countries to promote human rights and good practices. For years, partnerships between the EU and Morocco have contributed to the development and the well-being of the Moroccan population and have provided the EU a leverage to raise human rights issues in the political dialogues between Brussels and Rabat.

    The EU-Morocco Fisheries Partnership Agreement in force since 2007 and due for renewal in July 2018 will soon provide a new opportunity to consolidate this fruitful policy.

    Other areas of cooperation such as the European Neighborhood Policy (ENP), the Association Agreement, and the Euro-Mediterranean Association Agreement, in addition to other regional and bi-lateral agreements, have been used and must be further enlarged to improve the overall human rights standards in Morocco.

     

  • Tutte le opportunità per investire in Marocco

    Si intitola Il Marocco porta dell’Africa: investimenti, infrastrutture, commercio la tavola rotonda organizzata dall’Ambasciata del Marocco in Italia, con la collaborazione di GreenHillAdvisory, il prossimo 9 maggio a Roma, alle ore 15,presso la sede dell’Ambasciata in via Brenta, 12. L’iniziativa ha l’obiettivo di presentare le opportunità industriali, commerciali e finanziarie che il Marocco è oggi in grado di offrire alle Imprese italiane e che lo rendono di fatto la migliore “porta di accesso” al Continente Africano.

    Al termine dell’incontro sarà possibile rivolgere domande direttamente all’Ambasciatore del Marocco, S.E. Hassan Abouyoub, ed al Responsabile Italia dell’Agenzia Marocchina per lo Sviluppo degli Investimenti, dott.ssa Yasmina Sbihi.

Pulsante per tornare all'inizio