Marocco

  • A Casablanca a settembre 2 giorni per imparare a fare business

    In collaborazione con la Confederazione generale delle imprese marocchine e sulla base delle esigenze delle organizzazioni dei datori di lavoro, la BSO Management Academy organizza a settembre a Casablanca l’evento “Assistenza ai membri in modo efficiente”.

    Partendo dal presupposto che le organizzazioni di sostegno alle imprese come BSO sono una parte essenziale dello sviluppo sociale ed economico, la 2 giorni in programma mira a consentire ai partecipanti di comprendere meglio gli obiettivi dei servizi offerti dallo sviluppo e le sfide che esso presenta, di capire quali sono le possibilità e le aree di miglioramento, di apprendere come progettare una strategia per identificare un nuovo mercato ed espandere l’offerta di servizi o migliorare l’offerta di servizi esistente.

  • EU’s soft power to improve human rights in Morocco

    Morocco has made significant progress on a number of human rights issues since the revision of its Constitution in 2011 and the creation of the National Council of Human Rights (CNDH) in 2012 but the EU must continue using its soft power to help Rabat take up other sensitive issues.

    Our latest report titled “Human Rights in Morocco: Achievements and Challenges Ahead”, based on a mission in Morocco, takes stock of encouraging improvements concerning freedom of association, peaceful assembly, women’s rights, domestic violence, and children’s rights. It also outlines a number of remaining obstacles to overcome in order to achieve satisfactory results de jure and in practice and thereby meet international standards.

    The number of declared associations in Morocco has currently reached 130,000, including 4,500 working in the field of human rights, but some which challenge the status of its southern provinces, also known as Western Sahara, are still waiting for their registration.

    In 2016, more than 11,000 demonstrations involving 800,000 participants were registered. Some were not peaceful, as it was the case in Gdim Izik in 2010 where eleven police officers and a firefighter were killed by protesters. Twenty-four protestors were sentenced to long prison terms by a military court. Under pressure of the CNDH, a new law was afterwards adopted that prohibited civilians from being tried by military courts and in 2017 the indicted protesters were prosecuted by a civilian court.

    The constitution revised in 2011 allows for equality of male and female Moroccan citizens. The Moudawana (Family Code) revised in 2004 allows for improvement of women’s rights, making it easier for women to get divorced and providing more rights regarding the custody of children. In 2005, a royal decree allowed a Moroccan mother married to a foreign father to give her citizenship to her children. There are currently vivid debates about equal rights in inheritance cases and progress is still needed in practice concerning the right to health, access to education, and labor opportunities. A recent law has criminalized domestic violence but not marital rape.

    The CNDH and its 13 regional branches have been instrumental in the dynamics towards positive changes, reporting and disseminating information about violations as well as bringing together stakeholders to collaborate on solutions. However, the CNDH is aware that it still has a number of challenges to take up, such as the abolition of the death penalty and the human rights of the LGBTI people.

    The CNDH fully complies with the Paris Principles and holds constructive dialogue without concessions with authorities. Its president, Driss El Yazami, has been honored with many prestigious awards, including in January of this year the Order of Leopold, a Royal Order from the Kingdom of Belgium, established in 1832.

    Because of the positive dynamics driven by the CNDH, it is of utmost importance for Brussels to go on using its soft power to contribute to the advancement of human rights in Morocco.

    The EU has often used commercial agreements with third countries to promote human rights and good practices. For years, partnerships between the EU and Morocco have contributed to the development and the well-being of the Moroccan population and have provided the EU a leverage to raise human rights issues in the political dialogues between Brussels and Rabat.

    The EU-Morocco Fisheries Partnership Agreement in force since 2007 and due for renewal in July 2018 will soon provide a new opportunity to consolidate this fruitful policy.

    Other areas of cooperation such as the European Neighborhood Policy (ENP), the Association Agreement, and the Euro-Mediterranean Association Agreement, in addition to other regional and bi-lateral agreements, have been used and must be further enlarged to improve the overall human rights standards in Morocco.

     

  • Tutte le opportunità per investire in Marocco

    Si intitola Il Marocco porta dell’Africa: investimenti, infrastrutture, commercio la tavola rotonda organizzata dall’Ambasciata del Marocco in Italia, con la collaborazione di GreenHillAdvisory, il prossimo 9 maggio a Roma, alle ore 15,presso la sede dell’Ambasciata in via Brenta, 12. L’iniziativa ha l’obiettivo di presentare le opportunità industriali, commerciali e finanziarie che il Marocco è oggi in grado di offrire alle Imprese italiane e che lo rendono di fatto la migliore “porta di accesso” al Continente Africano.

    Al termine dell’incontro sarà possibile rivolgere domande direttamente all’Ambasciatore del Marocco, S.E. Hassan Abouyoub, ed al Responsabile Italia dell’Agenzia Marocchina per lo Sviluppo degli Investimenti, dott.ssa Yasmina Sbihi.

  • Troppi scrupoli legatari in materia di affari tra Ue e Marocco

    All’inizio di gennaio, la Commissione europea ha proposto di avviare negoziati con il Regno del Marocco su un nuovo protocollo di pesca con l’Ue.

    L’attuale accordo, che scade il 14 luglio 2018, autorizza le navi europee a pescare al largo della costa del Marocco in cambio di una compensazione finanziaria. Il generale difensore dell’Unione europea Melchior Wathelet ha però consigliato alla Corte di giustizia dell’UE (CJEU) di invalidare il protocollo in vigore, sostenendo che esso si applica alle rive del Sahara occidentale, un’area “occupata illegalmente». Un’eventuale adozione da parte del tribunale del punto di vista di Wathelet avrebbe implicazioni di ampia portata non solo per le future relazioni Ue-Marocco, ma per l’intera politica esterna dell’Ue.

    Il caso riguarda una domanda presentata da un tribunale britannico alla Corte di giustizia europea a seguito di una denuncia da parte della Western Sahara Campaign UK, un gruppo di pressione sostenuto da Polisario. Qualunque sia la legittimità che possiamo attribuire all’amministrazione marocchina nel Sahara occidentale (noto anche come province meridionali), le Nazioni Unite considerano la regione un “territorio non autonomo» e nel 2002, un consulente legale dell’ONU ha persino riconosciuto la possibilità per il Marocco di sfruttare le risorse naturali del Sahara occidentale come “potere amministrativo” a determinate condizioni. Appare dunque più che dubbio che la Corte di giustizia dell’Unione europea possa sostituire il Consiglio di sicurezza dell’ONU ridefinendo una situazione molto complessa, specialmente quando anche le posizioni delle capitali europee su questo decennio il conflitto rimane inafferrabile. L’avvocato generale Wathelet sembra porre soprattutto i diritti umani, in particolare il diritto dei popoli all’autodeterminazione, tuttavia, se il rispetto dei diritti umani fosse una condizione sine qua non affinché l’UE potesse concludere un accordo internazionale, la leva politica dell’Unione per diffondere i diritti fondamentali nei paesi terzi sarebbe paradossalmente indebolita. Ciò non solo ostacolerebbe i futuri negoziati su un nuovo accordo di pesca con il Marocco, ma anche qualsiasi accordo di cooperazione o di partenariato con paesi come la Turchia e l’Armenia. Seguendo la logica del difensore generale, si potrebbe quindi privare l’UE di qualsiasi potere di manovra nelle sue relazioni estere compromettendo al contempo le sue priorità di politica esterna, come la politica europea di vicinato o l’accordo di Cotonou, il cui principio fondamentale è quello di rafforzare la democrazia e garantire il rispetto delle diritti nei paesi partner dell’Ue.

    Inoltre, dal 1960, l’UE e il Marocco hanno sviluppato un partenariato strategico in una vasta gamma di settori, come la lotta contro il terrorismo e le migrazioni. La condivisione dell’intelligence tra le due parti ha permesso all’Ue di fermare molti attacchi terroristici, contribuendo notevolmente alla sicurezza dell’Unione. Le due parti stanno anche lavorando a stretto contatto per contrastare l’immigrazione illegale dall’Africa, che è stata etichettata come “la più grande sfida dell’Europa”.

  • La corte di giustizia e il giudice…sovrano!

    È la Corte di Lussemburgo pronta non solo ad attuare, ma anche ad interpretare una norma di diritto internazionale, come un giudice internazionale? La corte è il giudice della legalità nell’Unione, come di una giustizia costituzionale. Metterà questa volta anche il cappello del giudice della legalità internazionale? Deciderà al posto degli stati membri? Stabilirà l’esistenza del principio della giurisdizione universale nell’ordinamento giuridico dell’UE?

    Il 27 febbraio, i 15 giudici che compongono la «grande chambre» della Corte europea di Lussemburgo potrebbero annullare, con effetti retroattivi, un accordo di pesca col Marocco esistente dal 2006. La decisione, se redatta nei termini secchi e senza distinguo proposti dall’avvocato generale, renderà illegali 12 anni di attività, nei quali il Marocco ha riconosciuto licenze di pesca ai pescherecci europei in cambio di un’indennità di circa 30 milioni di euro l’anno. Una volta l’accordo annullato, il fronte Polisario ed il cosiddetto governo della RDAS sono già pronti ad aprire una procedura in responsabilità e danni contro il Consiglio dei Ministri, per 290 milioni di euro di danni. La corte potrebbe, di più, ufficialmente riconoscere l’esistenza di un popolo e un Paese che nessuno degli stati membri dell’Unione riconosce.

    La procedura pregiudiziale davanti la Corte, che agisce in questo caso come una giustizia di cassazione e di rango costitizionale, è stata aperta dal giudice inglese, al quale si è rivolta un’organizzazione per la difesa dei diritti del Sahara Occidentale, denunciando una presunta violazione del principio di autodeterminazione del popolo Sahraoui, che sarebbe la sola popolazione abitante nel Sahara occidentale. L’Avvocato generale sposa la causa Sarahoui e propone alla Corte di dichiarare che, essendo il principio dell’autodeterminazione una norma di “jus cogens”, in base al diritto consuetudinario e la Carta delle Nazioni Unite, e comprendendo il principio i diritti sulle ricchezze del territorio, i permessi di pesca che il Marocco ha rilasciato ai battelli europei anche per le acque antistanti il Sahara Occidentale, territorio sul quale esercita il potere de facto ma sul  quale non ha sovranità, costituirebbero una violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo Sahraoui. La consequenza è che tutto l’acccordo di pesca, anche per la sua parte riguardante le acque territoriali del Marocco deve essere annullato, con effetto retroattivo. A nulla sono servite le prove nella procedura che dimostrano che anche le popolazioni del Sahara hanno tratto benefici sostanziali dal reddito derivato dalle attività di pesca. Se la Corte dovesse seguire il parere dell’avvocato generale, aspettiamoci solo problemi.

    I problemi non sono solo economici, sono anche di carattere giuridico-normativo e politico.

    Puo’ la corte applicare una norma di diritto internazionale? Sì ma non può interpretarla autonomamente, o meglio sostituendosi al giudice naturale. Potrebbe, ma solo se la norma internazionale è chiara e non si presta ad errore. Si tratterebbe quindi di applicazione e non d’interpretazione. Solo la corte internazionale di giustizia e/o la comunità internzionale, vedi Stati e ONU, possono stabilire o comunemente accettare, per consuetune e/o testi scritti, o decisioni, la norma e la sua interpretazione/esecuzione nel diritto internazionale. Esso é certamente la terra della discussione e dei comportamenti di forza unilaterali, ma ciò non toglie che la competenza resta nell’alveo del diritto internazionale.

    Altro problema: può la Corte “riconoscere” l’entità politica in diritto internazionale? Riconoscerà il fronte Polisario, ed il Sahara, come entità di diritto internazionale, senza averne la competenza. Nella sostanza, la cosa che sembra piuttosto inappropriata in questo delicato momento della costruzione europea si sostituirà, contraddicendoli per di più, agli Stati membri sulla scena internazionale, riconoscendo un’entità internaizonale che essi, tutti, rifiutano di riconoscere, dal 1975.

    é il territorio del Sahara occidentale, riconosciuto solo da 34 paesi tra cui, guarda caso, Algeria, Mauritania, Angola, Mozambico, Corea del Nord, Yemen del Sud, Tanzania, Etiopia, Nicaragua, Bolivia, Nigeria, Sud Sudan, Equador…, uno stato anche per l’UE, allorché alcuno stato membro lo riconosce? Se la corte dovesse, come sembra, seguire l’avvocato generale, al quale ha già strizzato l’occhio in una sentenza del 21 dicembre 2016, quando dichiaro’ irrecevibile il ricorso diretto del Fronte Polisario sullo stesso quesito, ma affermò nella motivazione che l’accordo di pesca non poteva valere per le acque davanti il Sahara occidentale, essa, di fatto, si sostituirebbe agli stati membri riconoscendo il Sahara occidentale come entità di diritto internazionale. Non é sua competenza.

    Lo statuto del territorio del Sahara non è chiaro in diritto internazionale, per ammissione della stessa Corte internazionale di giustizia sin dal suo parere del 16 ottobre 1975, data la specificità della situazione a partire dall’accordo tra Spagna, Marocco e Mauritania del 1975. Non c’é accordo a livello internazionale. L’UA riconosce il Sahara, ma alcun stato dell’UE lo fa, insieme ad altri 150. L’organizzazione del referendum, secondo l’accordo del 1988, é difficile, visto che le diverse, e non solo Sahraoui, popolazioni che vivono sul territorio sono nomadi e non hanno, alla stragandissima maggioranza, né documenti d’identità nè domicilio fisso.

    Secondo i principi di sistema del diritto UE, se la corte giudica la légalità dell’atto UE secondo le norme UE e si rifà alle norme di diritto internazionale richiamate dalle prime, tra le quali lo jus cogens, in particolare il principio dell’autodeterminazione dei popoli, così indirettamente incluso nella nozione di legalità UE, può farlo a condizione che l’interpretazione della detta norma importata sia chiara e non suscettibile di discussione, o comunque chiaramente definita dal giudice o organo competente, la corte internazionale di giustiizia e l’Assemblea genrale ONU.

    Conseguenze immediate sarebbero: le attività di pesca saranno sospese; il Regno del Marocco, baluardo dei valori occidentali nella regione dell’ovest africano, sarà trattato da stato criminale; i rappresentanti del Fronte Polisario potranno aprire una procedura per responsabilità contro il Consiglio dei Ministri per centiania di milioni, che il cittadino avrà inutilmente pagato; la Commissione UE, guardiana della legalità nell’applicazione dei trattati, che la Corte di giustizia decida per l’annullamento o per l’interpretazione conforme degli atti che hanno di fatto ratificato l’accordo, dovrà controllarre, senza attendere un solo minuto, si tratta di jus cogens, se tutti gli accordi sottoscritti con paesi terzi siano anch’essi conformi, e modificarne o sospenderne l’execuzione se del caso. Quanti altri casi? La lista potrebbe essere lunga, all’estero, Curdi, popolazioni indiane delle Americhe, Tibet, Cecenia…. E nell’Unione….?

    Ma una tale norma chiara di diritto internazionale non esiste. Lo statuto del territorio del Sahara non è chiaro in diritto internazionale.

    Esiste quindi un problema legato alla formulazione della sentenza e gli effetti giuridici. Nelle sue conclusioni dell’avvocato generale, l’ex ministro belga della Giustizia e Interni dal 1988 al settembre 1995 propone alla Corte di dichiarare invalido tutto l’accordo di pesca, e con valore retroattivo secco, come se non fosse mai esistito, e questo a cinque mesi dall’estinzione dello stesso accordo, che non sarà più in vigore dal 14 luglio 2018, e nel pieno dei negoziati per il suo rinnovo, come per altri due accordi di cooperazione e di scambio di beni agricoli.

    I tempi della procedura fanno pensare male: l’avvocato generale ha letto le sue conclusioni il 10 gennaio e la sentenza sarà, apparentemente, pronunciata, il 27 febbraio. Considerando i tempi delle traduzioni, si può affermare che la decisione della corte è stata presa prima del 10 gennaio. Una tale rapidità fa pensare ad una conferma degli argomenti dell’avvocato generale. Molto probabilmente una dichiarazione di nullità, con effetto retroattivo, perchè il Marocco non ha sovranità sul territorio del Sahara occidentale e in assenza dell’accordo del governo della RASD.

    La corte potrebbe decidere di limitare gli effetti del giudizio dal momento della pronuncia. La corte potrebbe più saggiamente limitarsi ad una sentenza interpretativa, senza annullare gli atti, dando istruzioni alla Commissione affinché rispetti le norme internazionali in questione, con controllo dell’uso e della ripartizione dei vantaggi economici. Ma molto probabilmente la corte giudicherà l’atto comunitario alla luce dell’interpretazione della detta norma internazionale che l’avvocato generale suggerisce. Si farà quindi giudice della legalità comunitaria interpretando una norma di diritto internazionale non chiara, e senza averne la competenza, e correndo il rischio tra l’altro di farsi contraddire dal giudice e organo competenti.

    Last but not least: deciderà la corte l’esistenza di un nuovo principio di rango costituzionale nell’ordinamento giuridico dell’UE, la giurisdizione universale? C’è nel diritto internazionale una norma di jus congens che stabilisce il principio della giurisdizione universale? Un principio esclusivamente di origine giurisprudenziale: la giurisdizione universale del giudice europeo, cioé la corte stessa?

    Il principio che non esiste nel diritto scritto dell’UE. Ma alcune soggettività giudiziarie e politiche avevano voluto far propria, nella storia recente, per volontà di alcune dottrine nazionali, come in Belgio, ad esempio, l’avvocato generale era Ministro della giustizia e degli interni belga dal 1988 al 1995, epoca dell’elaborazione di tale principio, la teoria della giurisdizione universale, il potere cioé di giudicare i delitti contro l’umanità ovunque e da chiunque siano commessi nel mondo, con mandati di cattura inviati a cittadini e capi di stato stranieri. In altre parole, secondo questa teoria, ogni giudice di qualsiasi stato, o  meglio ogni ministero pubblico, avrebbe la competenza di perseguire e far giudicare dal giudice nazionale, chiunque e qualunque autorità nel mondo sia accusabile di aver commesso delitti e crimini contro l’umanità, gravi, etc..

    L’idea é certamente condivisibile in astratto, ma la volontà fu poi ridimensionata. Immaginate quanti giudici nazionali potrebbero emettere tante decisioni contradittorie. Il rischio di avere condanne incrociate, contro cittadini e uomini politici dell’altro stato che condanna di ritorno…

    Per non parlare del comportamento delle superpotenze, che usano e abusano dei cosiddetti principi di jus cogens, come l’autodeterminazione dei popoli, se di una parte, o il rispetto dei diritti dell’uomo, se dell’altra parte, magari interessata al petrolio nel sottosuolo, per frantumare quel principio di sovranità tanto vituperato quando l’altro pensa e agisce diversamente… ma che, guarda caso, quel principio di sovranità che niente altro é se non il prolungamneto e l’evoluzione del principio dell’autodeterminazione dei popoli che si pretende proteggere… Che puzzle la razionalità, del giudice…sovrano…!

    Azelio Fulmini

  • La Commissione Ue vuole rinnovare l’accordo col Marocco, ma c’è un ricorso

    La Commissione europea non smetterà di lavorare a un nuovo accordo di pesca col Marocco, nonostante un parere giuridico sostenuto davanti alla Corte di giustizia dell’Ue giudichi invalido l’accordo esistente perché viola i diritti delle persone del Sahara occidentale. «L’Ue ha violato l’obbligo di rispettare il diritto del popolo del Sahara occidentale all’autodeterminazione».

    La commissione Ue ha comunque chiesto al Consiglio, in rappresentanza degli Stati membri, l’incarico di avviare un nuovo accordo di pesca con il Marocco. L’attuale patto quadriennale – che permette a 120 navi di 11 paesi dell’Ue di pescare al largo della costa contesa – scade a luglio. Siglato nel 2013, l’attuale accordo costa all’Ue circa 40 milioni di euro l’anno in termini di accesso, sostegno al settore della pesca marocchino e onorari degli armatori.

    «È nostra volontà non solo preservare la relazione privilegiata che condividiamo, ma anche rafforzarla», ha affermato un portavoce della Commissione.

Back to top button
Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.