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  • L’oro, l’Africa e ancora la Wagner

    Come molti sanno, il prezzo dell’oro è salito in modo esponenziale negli ultimi mesi. L’aumento è dovuto principalmente a due fattori: la Cina da tempo sta investendo in oro e l’oro è diventata una valuta strategica anche per la Russia.

    La Russia ha una rete di miniere e traffici in Africa che le consente sia di rafforzare la propria influenza che di incrementare la propria ricchezza. E l’oro rappresenta una delle principali difese del Cremlino contro le sanzioni economiche internazionali. Sembra che Putin paghi in oro anche i droni che acquista dall’Iran e che usa contro l’Ucraina.

    A monte c’è anche la volontà, più volte espressa, di Russia e Cina di immaginare un sistema finanziario che non sia più imperniato sul dollaro americano.

    Da anni la Russia sta aumentando il suo potere in Africa, dove è stato molto attiva nel passato Prigozhin, il fondatore del gruppo mercenario Wagner morto quando il suo aereo è stato abbattuto in un misterioso incidente del 2023, l’ennesimo dei tanti ‘misteri’ del Cremlino.

    Dopo la morte di Prighozin Putin ha sostituito la Wagner con l’Africa Corp, sotto il controllo del ministero della Difesa russo. La maggior parte dei mercenari dell’Africa Corp provengono dalla Wagner e la Wagner stessa, visto che l’Africa Corp non ha raggiunto il numero di uomini previsto, torna in auge nel 2024 col nome Wagner Legion Istra, anch’essa ufficialmente sotto il controllo del ministero della Difesa russo ma in effetti gestita dai comandanti della prima Wagner e ancora legatissimi a Prigozhin, diventato un simbolo.

    Nella Repubblica Centroafricana hanno costruito un impero economico. Mosca investe molte risorse per rivolgersi anche ai giovani e instradarli verso il sistema di pensiero russo contro quella che viene definita disinformazione occidentale. Nella Repubblica Centroafricana è stato eretto un monumento a Prigozhin e a Utkin.

    L’Africa Corp non rispetta il diritto internazionale e in più Stati sostiene governi sanguinari o gruppi rivoluzionari.

    Raramente accade che pur andando bene, complessivamente, il mercato azionario, l’oro abbia una così forte escalation. Da sempre infatti l’oro è considerato un bene rifugio. Ma coi programmi del presidente cinese e dello zar russo l’oro non è più solo una riserva strategica di Stato ma è divenuto anche lo strumento per questi “imperatori” per portare avanti affari poco puliti e per aggirare sanzioni ed ufficialità.

    Prigozhin, poi, sarà veramente morto?

     

  • Milizie ugandesi portano l’Isis in Congo

    Lo Stato islamico si muove in Africa tramite milizie ugandesi. L’Isis ha infatti rivendicato la responsabilità dell’attentato avvenuto contro una chiesa nel nord-est della Repubblica democratica del Congo (Rdc), come si legge sul canale Telegram del gruppo, condotto dai ribelli ugandesi delle Forze democratiche alleate (Adf). L’attacco, avvenuto a Komanda nella provincia di Ituri, è l’ennesimo episodio degli attacchi che le Adf, attive nella zona di confine tra Uganda e Rdc, conducono contro la popolazione civile.

    Dal 2020 le Adf hanno aderito alla creazione della Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico (Iscap), un enorme progetto politico-militare che include un territorio che va dalla Regione dei Grandi Laghi fino alle coste del Mozambico. La dichiarata, ma solo apparentemente definitiva, sconfitta dello Stato Islamico in Medioriente nel 2017 ha modificato gli obiettivi di questo network del terrorismo internazionale che ha puntato sul continente africano. Le Adf gestiscono alcune miniere dalle quali estraggono illegalmente. Contrabbandano i minerali in Uganda, insieme a legname e risorse naturali, sfruttando i locali come schiavi. I cristiani, che rappresentano oltre il 90% della popolazione congolese, sono il loro bersaglio principale con rapimenti e conversioni forzate, soprattutto delle giovani donne.

    Diviso in tre macroaree che vanno dal Sahara al Golfo di Guinea, fino all’Africa australe, l’obiettivo dei leader dell’Isis è la creazione di un califfato in terra africana e intere province di Mali, Burkina Faso, Nigeria e Congo vengono già amministrate dai fondamentalisti che impongono la legge islamica e la conversione forzata, ma che soprattutto vogliono sradicare i cristiani che vivono in quelle regioni. Nel Congo orientale la comunità cristiana è oggetto di attacchi da diversi anni e le Adf, secondo i dati delle Nazioni Unite, hanno ucciso oltre 7.000 civili dal 2014, rendendoli una delle milizie più sanguinarie e organizzate del Paese con finanziamenti privati da Qatar e Arabia Saudita. L’obiettivo di questo braccio dell’Isis è terrorizzare la popolazione e prendere il controllo del territorio, dove manca completamente la presenza dello Stato centrale.

    Dalla fine del 2021 i governi di Kampala e Kinshasa hanno lanciato l’operazione militare Shujaa (Valoroso, in Swahili), ma ad oggi i risultati sono inesistenti e hanno invece permesso all’Uganda di prendere il controllo di un altro pezzo di questo gigante morente chiamato Congo.

  • Congo e Ruanda siglano la pace, ma sull’accordo non c’è la firma delle milizia M23

    Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, la sottosegretaria per gli Affari politici, Allison Hooker, e il consigliere senior Massad Boulos hanno ospitato, il 27 giugno a Washington, la firma ministeriale dell’accordo di pace tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda. La ministra degli Esteri Therese Kayikwamba Wagner ha firmato per conto della parte congolese e il ministro degli Esteri Olivier Nduhungirehe per la parte ruandese, con Rubio in qualità di testimone. Lo riferisce un comunicato del dipartimento di Stato statunitense, aggiungendo che alla cerimonia erano presenti anche il presidente dell’Unione africana, Mahmoud Ali Youssouf, il ministro degli Esteri del Togo, Robert Dussey, per conto dell’Ua, e il ministro di Stato del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz al Khulaifi, in qualità di osservatori.

    L’accordo è entrato in vigore al momento della firma e gli Stati Uniti ribadiscono il loro impegno a sostenerne la piena e tempestiva attuazione, in stretto coordinamento con l’Unione africana, il Qatar e il Togo. “Nelle prossime settimane ci auguriamo di ospitare un vertice dei capi di Stato alla Casa Bianca per promuovere ulteriormente la pace, la stabilità e la prosperità economica reciproca”, si legge nella nota. La firma “segna una pietra miliare storica nel perseguimento della pace e della prosperità per la Repubblica Democratica del Congo, il Ruanda e, più in generale, la regione africana dei Grandi Laghi”, sottolinea il dipartimento di Stato, ricordando che l’accordo è il frutto di mesi di negoziati, guidati dal consigliere Boulos.

    L’accordo presenta tuttavia alcuni problemi. Anzitutto, ufficialmente Repubblica Democratica del Congo e Ruanda non erano in guerra: il Ruanda è accusato di aver inviato i propri militari in Congo a sostegno dell’M23, un gruppo paramilitare che combatte contro l’esercito regolare congolese e che da gennaio controlla varie zone nell’est del paese. Il presidente ruandese Paul Kagame però ha sempre negato sia di aver inviato l’esercito in Congo, sia di appoggiare l’M23 in altri modi (per esempio finanziariamente o con addestramenti).

    L’altro problema riguarda il fatto che l’M23 non ha partecipato ai negoziati che hanno portato all’accordo (sebbene abbia partecipato ad altre trattative). Di fatto quindi la parte sul disarmo e sull’integrazione nell’esercito regolare, che lo riguarda direttamente, non è stata approvata dal gruppo, che infatti ha detto: «Qualsiasi [accordo] che ci riguarda e che è fatto senza di noi, è contro di noi». Non sembra quindi che l’M23 abbia intenzione di rispettarlo, e non è chiaro se si ritirerà dalle zone occupate e cosa ne sarà dei suoi miliziani (oltretutto l’M23 nacque nel 2009 proprio da una frangia dissidente di un precedente gruppo paramilitare, contraria all’epoca al patto col governo congolese che avrebbe previsto l’integrazione nell’esercito).

    Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno portato avanti anche delle trattative con il Congo per garantirsi l’accesso alle sue ingenti risorse minerarie, che sono concentrate soprattutto nelle regioni controllate dall’M23. Il Ruanda è accusato di sfruttarle in modo illecito, ossia usando i legami con l’M23 per importare illegalmente i minerali nel paese e poi esportarli in tutto il mondo. Non si sa cosa stiano concordando gli Stati Uniti, ma un eventuale ritiro dell’M23 dalla zona potrebbe facilitare l’accesso statunitense a queste risorse.

  • Ethiopian troops ‘raided hospital looking for TPLF’

    Ethiopian soldiers raided a hospital on Sunday in the northern historic city of Aksum in Tigray, looking for members of the Tigray People Liberation Fighters (TPLF), the AFP news agency reports, quoting doctors at the hospital.

    The soldiers pointed guns at the doctors and nurses and questioned wounded patients, the health workers, who didn’t want to be identified, told AFP.

    They also said the troops removed bandages and intravenous fluids from the sick and pointed their guns at doctors and nurses.

    Medical charity MSF, which supports the hospital, confirmed the incident, saying in a statement that the soldiers “went ward by ward intimidating caretakers and threatening health staff”.

    “[We] are very concerned about the frequent violations of the neutrality of the medical mission by armed groups,” MSF said in a statement.

    Prime Minister Abiy Ahmed ordered an offensive last year in Tigray after TPLF fighters attacked military bases hosting federal troops.

    The conflict – which is in its seventh month – has killed thousands and displaced many more.

    Rights groups gave documented horrific crimes against civilians from both sides, including by troops from neighbouring Eritrea who are backing federal troops.

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