Musica

  • Mimmo Paladino regala una sua opera all’appello dei musicisti italiani

    “Quelli che suonano” è l’omaggio artistico di Mimmo Paladino al mondo musicale italiano: un merlo, il più musicale fra gli uccelli, in appoggio all’appello divulgato, in questo periodo di crisi mondiale, dai cantanti e musicisti a sostegno degli operatori del mondo dell’intrattenimento.

    Tutti gli artisti hanno sottoscritto un appello al governo perché vengano garantiti a tutti i lavoratori della musica leggera, in questo momento di fermo totale dei concerti, dignità ed assistenza economica.

    Non è dato sapere quando si potrà ricominciare a realizzare concerti dal vivo, ma sono tutti consapevoli di quanto la loro musica sia sempre stata al centro della vita di tutti. Alla radio, dal vivo, dai balconi.

    Il pensiero è rivolto soprattutto a chi lavora dietro le quinte ed è sempre il primo a gioire degli applausi rivolti agli artisti, a fine serata.

    A tutti loro in questo momento gli artisti rivolgono tutta la loro attenzione, il loro pensiero e la loro gratitudine.

    L’appello è stato sottoscritto da: Alessandra Amoroso, Annalisa, Biagio Antonacci, Arisa, Malika Ayane, Claudio Baglioni, Luca Barbarossa, Samuele Bersani, Loredana Bertè, Andrea Bocelli, Brunori Sas, Giovanni Caccamo, Sergio Cammariere, Red Canzian, Caterina Caselli, Riccardo Cocciante, Fabio Concato, Paolo Conte, Cesare Cremonini, Gigi D’Alessio, Francesco De Gregori, Elisa, Emma, Niccolò Fabi, Roby Facchinetti, Giusy Ferreri, Tiziano Ferro, Ivano Fossati, Ghali, Giorgia, Gianluca Grignani, Raphael Gualazzi, Frankie Hi-Nrg, Paola Iezzi, Il Volo, Deborah Iurato, J-Ax, Jovanotti, Achille Lauro, Levante, Luciano Ligabue, Daniele Magro, Mahmood, Rita Marcotulli, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Modà, Gianni Morandi, Fabrizio Moro, Ennio Morricone, Motta, Gianna Nannini, Negramaro, Nek, Niccolò Agliardi, Enrico Nigiotti, Noemi, Gino Paoli, Tommaso Paradiso, Laura Pausini, Piero Pelù, Max Pezzali, Nicola Piovani, Raf, Eros Ramazzotti, Danilo Rea, Francesco Renga, Rita Bellanza, Vasco Rossi, Daniele Silvestri, Syria, Anna Tatangelo, Tosca, Umberto Tozzi, Paola Turci, Laura Valente, Antonello Venditti, Virginio, Zucchero.

  • Dieci proposte per salvare la musica in Italia

    Le principali associazioni che rappresentano l’intera filiera imprenditoriale della musica, dal live alle case discografiche, e gli editori musicali, il 20 aprile hanno trasmesso al Presidente del Consiglio Conte e ai Ministri dei beni Culturali e dell’Economia, Franceschini e Gualtieri, una serie di interventi evidenziando lo stato di crisi dell’intero comparto e la necessità di misure urgenti. Un settore che, secondo i dati di Italia Creativa raccolti da EY, vale quasi cinque miliardi di euro, occupando oltre 169 mila persone. Le associazioni firmatarie, AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI hanno descritto una situazione drammatica che potrebbe protrarsi per lunghi mesi, soprattutto con riferimento al blocco degli eventi. Con il decreto del 4 marzo 2020 il Governo ha sospeso le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura. In seguito sono state chiuse, prima a livello locale poi a livello nazionale, tutte le attività commerciali inclusi ovviamente anche gli esercizi attivi nel commercio di musica registrata. L’impatto di tali interventi è subito emerso nella sua magnitudine. Secondo le stime di Assomusica, a fine stagione estiva ammonteranno a circa 350 milioni di euro le perdite per il solo settore del live. A questo danno vanno aggiunte poi anche le perdite legate all’indotto, che l’Associazione stima in circa 600 milioni di euro. A livello di economia del lavoro, solo per gli eventi di musica popolare contemporanea lavorano circa 60 mila persone: famiglie e imprese che necessitano di uno sforzo e un supporto finanziario straordinario e duraturo da parte delle Istituzioni. A questo si sono ben presto aggiunti i danni relativi al mancato versamento dei diritti d’autore e connessi, in relazione alla mancata attività dal vivo e alla chiusura degli esercizi commerciali, discoteche, palestre ed altri luoghi di aggregazione. Il potenziale danno, per gli autori e per gli editori musicali, è stimato da Siae in termini di mancati incassi per diritto d’autore, per il 2020, a causa del lockdown e delle sue conseguenze in circa 200 milioni di euro, una cifra destinata a crescere esponenzialmente in base alla durata dell’emergenza sanitaria e in base alle tempistiche di graduale riapertura delle diverse attività. Le vendite di prodotto fisico (CD e vinili) sono crollate di oltre il 70% tra marzo e aprile (dati FIMI) e anche il digitale, a causa della contrazione di novità in uscita (per l’impossibilità di presentare novità e per la chiusura delle sale di registrazione) non è in grado di compensare il declino generale. Si prevede un durissimo contraccolpo con oltre 100 milioni di mancati ricavi solo nel 2020. Drammatici anche gli effetti sul lavoro. Il fermo delle attività ha prodotto in poche settimane effetti catastrofici sull’occupazione del settore con centinaia di migliaia di musicisti, tecnici, ecc. di fatto senza attività e con prospettive potenzialmente tragiche dal punto di vista economico. Gli interventi richiesti coprono interventi urgenti a fondo perduto, manovre fiscali e azioni operative atte a dare certezza alle attività.

  • I cigni di Balaka

    Il drammaturgo, romanziere e giornalista statunitense Robert Montgomery Bird, nel 1837 scrive il romanzo, mai tradotto in italiano, Nick of the Woods dove descrive la natura selvatica dei popoli nativi. Sessantatre anni dopo, nel 1900, l’editore Paravia di Torino pubblica il romanzo di Emilio Salgari intitolato Avventure fra le Pellirosse. Nel 2017 la professoressa Ann Lawson Lucas, direttrice del Dipartimento di Letteratura Italiana dell’Università di Hull in Gran Bretagna, scopre che il libro di Salgari non è altro che la traduzione quasi letterale dell’originale romanzo di Bird.

    Il pittore e scrittore inglese Thomas Heaphy nel 1861 consegna a una tipografia di Londra il suo racconto prossimo alla stampa, intitolato A Wonderful Ghost Story Being Mr H’s Own Narrative dove è narrata la storia di una bella e giovane signorina che sfida un pittore a ritrarla basandosi solo sul ricordo di lei. Nel 1861 lo scrittore inglese Charles Dickens, già molto noto all’epoca, pubblica sulla rivista “All the Year Round” una raccolta di racconti intitolata Four Ghost Stories. Uno di questi The Portrait-Painter’s Story (La storia del ritrattista) narra la storia di una bella e giovane signorina che sfida un pittore a ritrarla basandosi solo sul ricordo di lei. Thomas Heaphy, dopo aver letto il libro, scrisse a Dickens accusandolo di plagio ma egli rispose di essere innocente e di aver preso ispirazione da un racconto sentito durante un incontro fra amici. Nel 2012 la British Library di Londra organizza la mostra “A Hankering after Ghosts, Charles Dickens and the Supernatural” dedicata alla passione dello scrittore per le storie gotiche e lo spiritismo, attingendo direttamente dalla sua personale biblioteca. Fra i suoi libri è stato ritrovata la versione autografa del racconto di Thomas Heaphy pronta per andare in stampa.

    Bertram Fletcher Robinson, sportivo, attivista politico, giornalista, e scrittore inglese, tra il 1893 e il 1907, scrive circa 300 articoli, tra i quali una serie di racconti che narrano di un detective chiamato Addington Peace.

    Nel 1900 stringe amicizia con lo scrittore e drammaturgo inglese Arthur Conan Doyle (creatore del famoso detective Sherlock Holmes) durante un viaggio in nave da Città del Capo a Southampton. Varie fonti citano che nello stesso anno Robinson incontrò Doyle e gli raccontò di varie leggende inglesi di cani spettrali e che lo stesso Robinson scrisse, poco tempo dopo, un manoscritto intitolato An Adventure on Dartmoor ambientato nell’altopiano della contea del Devon.

    Nel 1901 Arthur Conan Doyle pubblica The Hound of the Baskervilles (Il mastino dei Baskerville) ambientato nell’altopiano della contea del Devon.

    Quando chiesero a Doyle conto di questa somiglianza egli ammise che doveva l’ispirazione per questa storia al suo amico Bertram.

    Julian Gloag, scrittore e sceneggiatore inglese, nel 1963 pubblica il suo più celebre romanzo intitolato Our Mother’s House. Quindici anni dopo, nel 1978, l’inglese Ian McEwan (oggi noto scrittore di fama internazionale) pubblica la sua prima opera intitolata The Cement Garden. Il giovane McEwan quando, poco tempo dopo, venne accusato di aver copiato la trama del libro di Gloag, si difese parlando di semplice ispirazione. La critica letteraria fu lapidaria. La “Casa di Nostra Madre” e “Il Giardino di Cemento” condividono temi comuni e fili della trama. Entrambe coinvolgono un gruppo di bambini di età mista che nascondono la morte della madre e occultano il suo cadavere all’interno della casa di famiglia tentando di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto. Entrambe le trame raggiungono i loro obiettivi attraverso l’arrivo di personaggi maschili più anziani che capiscono cosa sta realmente succedendo. Nel 1977 la scrittrice inglese di romanzi rosa, Lucilla Andrews pubblica un libro di memorie sulle sue esperienze in guerra intitolato No Time For Romance. Da ragazza la Andrews si unì alla Croce Rossa britannica e si formò come infermiera presso l’ospedale St. Thomas di Londra. Nel 2001 Ian McEwan pubblica il romanzo Atonement (Espiazione). Poco tempo dopo, una studentessa si rese conto che le due opere erano molto simili. McEwan venne nuovamente accusato di plagio. Lui replicò alle nuove accuse rispondendo: “Ispirato dalla Andrews sì, copiato no”. Nonostante ciò, le similitudini nella trama (oltre che alcuni brani quasi identici) sono significative: Briony, la protagonista del romanzo, come la Andrews durante la guerra, cura i soldati malati tornati in patria e sogna di diventare una scrittrice. Molte delle routine della vita dell’ospedale sono identiche, così come molte reazioni di Briony a certe situazioni.

    Nel 1987, i noti cantanti Albano Carrisi e Romina Power pubblicano in Italia la canzone I Cigni di Balaka nel loro album intitolato “Libertà!”.

    Nel 1990, Michael Jackson pubblica negli Stati Uniti la canzone Will You Be There inserendola nel suo album intitolato “Dangerous”.

    Nel 1992 Carrisi denuncia Jackson per plagio asserendo che le due canzoni sono identiche. I periti incaricati dal tribunale stabilirono che il plagio sussisteva e, in primo grado, il cantante americano fu condannato a pagare quattro milioni di dollari. Nel 1999 la Corte di appello civile di Milano ha poi confermato la sentenza con la quale il Tribunale, nel 1997, affermava che Michael Jackson non aveva plagiato la canzone di Albano Carrisi ma che entrambi i cantanti si erano “ispirati” ad una canzone del 1939, sprovvista di copyright, Bless You For Being An Angel del gruppo musicale Ink Spots. Gli stessi avevano a suo tempo dichiarato di essersi “ispirati” per la loro canzone ad una melodia dei Popoli Nativi Americani.

    Nel 2009, Jamie Tehrani, antropologo alla Durham University britannica  pubblica uno studio in cui ha individuato e comparato 35 versioni di Cappuccetto rosso della quale, la prima versione nota, è una favola risalente a 2600 anni fa.

    E questi sono solo alcuni esempi dell’antico e, sempre più frequente e diffuso, vizio del copiare. Se poi aggiungete che uno dei più grandi critici d’arte contemporaneo, Jonathon Keats, afferma che “i falsari sono i più importanti artisti della nostra epoca” allora il giovane Ducasse2 c’aveva davvero visto lungo: “Il plagio è necessario, lo richiede il progresso”.(2)

     

    1./2. Isidore Lucien Ducasse (1846-1870), poeta e scrittore.

  • Come eravamo creativi: ‘Milano Anni 60’ la mostra per rivivere un decennio irripetibile

    Un racconto fotografico, a metà strada tra nostalgia e speranza, lungo un decennio in cui Milano vive il miracolo economico che la porterà ad essere la grande metropoli che conosciamo. A Palazzo Morando, nel cuore del capoluogo meneghina, fino al 9 febbraio 2020 sarà possibile vistare la mostra Milano Anni 60 che con immagini, fotografie e manifesti di un decennio irripetibile farà rivivere quello spirito di creatività, vitalità ed entusiasmo che percorse tutta la città che voleva scrollarsi di dosso per sempre le bruttezze e le violenze della guerra. Un periodo che parte con le sfide urbanistiche e le infrastrutture futuristiche, in cui vedono la luce la Torre Velasca, il Grattacielo Pirelli, la Torre Galfa mentre Bob Noorda progetta la linea 1 della metropolitana Milanese e gli  studi di architetti e designer come Marco Zanuso, Bruno Munari, Vico Magistretti, Achille Castiglioni ridefiniscono lo stile cittadino. Milano in quegli anni è tutta un fermento, ovunque nelle strade si respira un un’aria di creatività completamente nuova, il quartiere di Brera è un brulicare di idee, aprono nuove gallerie d’arte e compaiono sulla scena artisti provocatori e innovativi come Lucio Fontana e Piero Manzoni e dal canto suo Salvatore Quasimodo racconta Milano sotto una nuova luce. Non solo arte e design ma anche musica e spettacolo con i cabaret e i locali che diffondono musica jazz. Sono gli anni in cui a Milano arrivano i Beatles, i Rolling Stones e Billy Holiday e la scena locale vede emergere due geni assoluti: Giorgio Gaber e Enzo Jannacci.

    Ma quello degli anni ’60 è anche il decennio che si conclude con le manifestazioni di piazza e gli scioperi in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche, un decennio che inizia con i colori e la fantasia e che si chiude tragicamente il 12 dicembre del 1969 con la strage di piazza Fontana, di cui quest’anno ricorre il 50 anniversario, che segna per i milanesi e l’Italia in generale la perdita dell’innocenza, il risveglio dai sogni e l’inizio di un periodo cupo, ancora oggi avvolto da tanti misteri e verità nascoste.

  • Il biglietto nominale obbligatorio per contrastare il secondary ticketing è legge ma gli organizzatori dei live non ci stanno

    Che cos’è la musica dal vivo? Condivisione, allegria, fantasia, estro, passione. Tutto questo però potrebbe diventare solo un ricordo, almeno secondo gli addetti ai lavori, a causa delle incombenze burocratiche causate dall’emissione del biglietto nominale obbligatorio. Introdotto nella Legge Finanziaria, dal 1° luglio, infatti, è entrato in vigore l’emendamento Battelli, dal nome del senatore del Movimento 5 Stelle, primo firmatario del  testo, secondo il quale chi acquisterà un biglietto on line per poter assistere ad un concerto di musica pop o rock che si svolge in luoghi la cui capienza supera le 5000 persone non solo dovrà fornire i suoi dati personali al momento dell’acquisto ma qualora fosse impossibilitato a recarsi all’evento e vorrà rivedere il biglietto potrà farlo solo attraverso lo stesso canale di acquisto. Dall’emendamento sono esclusi spettacoli teatrali, lirici, di musica classica, di prosa e jazz. Insomma una misura ad hoc che dovrebbe arginare il dilagante fenomeno del secondary ticketing e il tradizionale – per quello che ne resta – bagarinaggio fisico. Il biglietto nominale non è una novità, già da qualche anno, infatti, è stato introdotto nel calcio per ragioni di sicurezza. La proposta di Sergio Battelli però ha decisamente fatto irritare i principali organizzatori di concerti – Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners), Francesco Barbaro (Otr Live), Mimmo D’Alessandro (Di and Gi) Maurizio Salvadori (Trident), Clemente Zard (Vivo Concerti), Andrea Pieroni (Vertigo), Francesco Cattini (International Music&Arts) – che si sono riuniti a Milano, con Vincenzo Spera di Assomunsica, e durante una conferenza stampa in cui sono stati chiamati a raccolta giornalisti musicali e non solo hanno spiegato i motivi della loro contrarietà all’emendamento.

    La proposta di Battelli, secondo i promoter, non risolverebbe affatto il problema del secondary ticketing ma servirebbe solo a complicare la vita ai fruitori di musica e ad accrescere i costi. I tempi di acquisto si allungherebbero e il costo del cambio del biglietto, qualora lo spettatore decidesse di rinunciare allo spettacolo, si aggirerebbe intorno agli 8-10 euro. Sarebbe perciò propenso a non effettuare più l’acquisto mesi prima, come accade ormai già da qualche anno, o a non regalarlo per l’aggravio economico che l’eventuale rinuncia o cambio di compagnia provocherebbe. Non solo, i controlli capillari, da effettuare in presenza anche del personale legato all’organizzazione del concerto, dilaterebbero i tempi di attesa, richiederebbero l’apertura con largo anticipo del luogo in cui si svolge il concerto, creando così lunghe file e costringendo gli artisti ad effettuare molto prima il soundcheck. Conseguenza? Probabile rinuncia a partecipare da parte del pubblico, soprattutto per chi arriva da lontano, riduzione del numero delle date del tour da parte dell’artista e meno introiti. Il settore musicale, infatti, crea un grande indotto economico: stando ai dati forniti da Ticketone, la media di acquirenti di biglietti, nel corso del 2018, è stata di 2,7 persone e il numero di acquisti è aumentato del 25% durante il periodo natalizio. Non solo, a beneficiare di uno spettacolo dal vivo sono anche le strutture ricettive e gastronomiche vicine al luogo dell’evento, senza dimenticare le opportunità lavorative che l’organizzazione di concerti comporta.

    “La musica è un settore in crescita – sottolinea Spera – crea fatturati di grandissimo valore. Grazie ad Assomusica nel progetto ‘Europa Creativa’ è entrata anche la musica. Questa legge è stata un blitz che non ha avuto un iter”. Secondo Ferdinando Salzano di Friend&Partners, la norma “accresce la sensazione di stato di polizia e controllo che non rappresenta lo spirito di chi va ai concerti per svagarsi”, convinto anche che farà dimezzare gli acquisti. Dello stesso avviso Andrea Pieroni (Vertigo) che parla di “persone che non conoscono questo campo, sono sulla cresta dell’onda e portano il Paese verso una deriva pericolosa”. Per il patron di Live Nation, Roberto De Luca, “la legge è inutile e andrà contro il consumatore diretto, che è il pubblico, contrariamente a quello che dice di voler fare, cioè difendere il pubblico”. Per Mimmo D’Alessandro (Di and Gi) non occorre una norma perché per evitare il secondary ticketing basterebbe oscurarne i siti. Una proposta questa che, ad essere sinceri, appare tanto naif quanto provocatoria visto che da qualche anno proprio gli organizzatori di live sono stati accusati di aver venduto parte dei biglietti dei concerti ai circuiti di bagarinaggio on line, accusa dalla quale tutti si sono prontamente difesi, a partire dalle sedi legali. Rincara invece la dose Maurizio Salvadori (Trident Music) che definisce la legge ‘totalmente idiota’ perché “oggi tutti gli spazi di vendita sono monitorati” e ammette di aver preso sottogamba la proposta quando se ne cominciava a parlare perché, secondo lui, un’idea del genere non sarebbe mai potuta passare. “Ci sono tante problematiche che subentrano sia dal punto di vista umano (c’è chi può anche dimenticare la carta di identità a casa o chi non ce la fa a cambiare il nome sul biglietto) che organizzativo con il personale”, conclude, ipotizzando che nel proporre una simile legge ci fosse solo la ricerca di visibilità da parte di Battelli.

    Assenti, e per ora piuttosto silenti, gli artisti: si aspetta una loro reazione. Chi, invece, potrebbe dire la sua (ammesso che sia davvero infastidito dalla proposta) e costringere a fare abolire la norma è il pubblico dei concerti visto che ci sarebbe la possibilità di prorogarne l’applicazione, per vedere i reali riscontri, e quindi ridiscuterla per dare nuovi parametri o per eliminarla del tutto. L’intenzione di tutti i manager riuniti a Milano infatti è quella di cercare di riaprire il tavolo delle trattative e far sì che la legge venga ridiscussa e si possa giungere a soluzioni mirate, chiare e condivise, supportate anche dal parere di tecnici esperti, che possano finalmente combattere il bagarinaggio on line (e tradizionale).

  • Futuristi per caso – il nonsense da Marinetti a Jannacci

    Rilettura ironica e poco convenzionale del futurismo italiano, Futuristi per caso, in scena il 16 e 17 gennaio allo ‘Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro’ di Milano, è uno sgangherato e serissimo varietà che unisce prosa e musica per divertirsi e pensare a un passato in cui tutto sembrava ancora possibile. Attraverso le musiche di Rodolfo De Angelis, Renato Rascel, Franco Nebbia, Enzo Jannacci, Gino Negri e Franco Battiato, vengono riscoperti i testi dei celebri autori futuristi come Marinetti, Folgore, Palazzeschi, Petrolini, Nebbia, D’Annunzio, Guerrini, Lear e Majakovskij. Lo spettacolo porta in scena il rifiuto della logica, il gusto per le “parole in libertà” e la possibilità di essere colti sghignazzando. Futuristi per caso è appunto, un nonsense che parte dal manifesto di Marinetti per giungere agli splendidi testi di Jannacci. Di Roberto Recchia, arrangiamenti musicali Alessandro Nidi. Con Roberto Recchia, Alessandro Nidi al pianoforte, Pastachutte Ensemble. Musiche di Rodolfo De Angelis, Renato Rascel, Franco Nebbia, Enzo Jannacci, Gino Negri, Franco Battiato. Testi di Tommaso Marinetti, Luciano Folgore, Aldo Palazzeschi, Ettore Petrolini, Ugo Nebbia, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Guerrini, Jonathan Lear, Vladimir Vladimirovič Majakovskij.

  • Il festival Stradivari a Cremona diventata città della musica

    Si aprirà venerdì prossimo con la partecipazione di Sarah Chang, americana di origini coreane, che ha inciso il suo primo disco a 10 anni e che per questo è stata considerata un enfant prodige del violino. E’ la sesta edizione del Festival questa che si inaugurerà a Cremona il 28 settembre e continuerà fino al 14 ottobre:  in programma, con  i Virtuosi italiani, le “Quattro Stagioni” di Vivaldi. Tutti gli otto concerti si terranno nell’auditorium Giovanni Arvedi del Museo del violino. Il Museo  è stato inaugurato nel 2013 nel Palazzo dell’arte, palazzo voluto da Farinacci, il ras fascista di Cremona, fatto costruire appositamente per ospitarvi il Premio Cremona di pittura. Ora è stato interamente restaurato al suo interno e vi è stato ricavato un eccellente auditorium, molto gradevole dal punto di vista estetico e superlativo per l’acustica. Nel museo esiste un “tesoro” di dieci strumenti musicali più importanti della collezione comunale e della fondazione “Stauffer”, con pezzi di Stradivari, Amati e Guarneri del Gesù, costruiti tra il 1556 e il 1734. Sara Ghang suonerà un Guarneri del Gesù costruito nel 1717 e già appartenuto a Isaac Stern. Al Festival si potranno ascoltare anche lo Stradivari del 1702, che sarà suonato il 4 ottobre da Kirill Troussov, allievo di Yehudi Menuhin, strumento con il quale fu eseguito per la prima volta, il 4 dicembre 1881, il Concerto per violino di Ciajkovshij. Grandi interpreti, non c’è che dire, ma con strumenti altrettanto grandi, per non dire unici. Ed è in funzione di questi strumenti che la collezione del Comune e della Fondazione Stauffer ha potuto permettere l’organizzazione dei concerti e l’invito a interpreti di alta qualità. Prima della realizzazione del Museo, i violini del Comune erano custoditi in teche di cristallo in una sala del Palazzo comunale che si affacciava sulla piazza del duomo. Il giovane maestro Andrea Mosconi era incaricato di “farli respirare” – dicevano alcuni – di “scaldarli” – dicevano altri; cioè li faceva suonare a turno una volta alla settimana. Quando il loro suono si spargeva per le sale, negli uffici confinanti si faceva silenzio. Gli impiegati ascoltavano la musica che si effondeva da quei violini magici e preziosi, una musica affascinante e incantata, impregnata del mito di Stradivari, di Amati, di Guarneri del Gesù, i loro costruttori. E il mito del violino aveva colpito la fantasia della popolazione, tanto che nei giorni in cui il maestro Mosconi li suonava, gruppi di cittadini si fermavano in piazza sotto la finestra del palazzo corrispondente alla sala dei violini, nel tentativo, quasi mai riuscito, di carpire le note della musica e di inebriarsi del loro fascino.  La reputazione di Cremona come città dei violini ha provocato l’installazione in città di botteghe di liutai che a tutt’oggi ammontano a 150, interessando clienti amatori di tutto il mondo. Roberto Raja, in una rubrica de “Il Foglio” del 24 settembre, oltre ai dati che abbiamo citato, ci fa sapere che “15,9 milioni di dollari (9.808.000 sterline quello originale) è il prezzo a cui è stato venduto all’asta nel giugno 2011 il violino “Lady Blunt” di Stradivari, stabilendo il record mondiale per uno strumento musicale. Il “Lady Blunt” (dal nome di una delle prime proprietarie, una nipote di Lord Byron) apparteneva alla Nippon Music Foundation, che lo aveva acquistato nel 2008 tramite una transazione privata per circa 10 milioni di dollari. La fondazione giapponese, proprietaria di diversi Stradivari, lo ha rimesso in vendita nel 2011 tramite Tarisio Auction, casa d’arte online specializzata in strumenti ad arco, per finanziare la ricostruzione dopo il terremoto che aveva colpito il nord-est del Giappone.

    Raja ci dice anche che i visitatori del Museo del violino nel 2017 sono stati 66.424, contro i poco meno di 62 mila dell’anno precedente e che a luglio e agosto di quest’anno le presenze straniere hanno superato quelle italiane. E, ahinoi!, non ce ne meravigliamo.

  • Le opere di Lucio Battisti rischiano di finire all’asta

    Luca Battisti, figlio di Lucio Battisti, è determinato a difendere con le unghie e con i denti le opere musicali di suo padre. Dopo la sentenza del Tribunale di Milano del luglio 2016 che ha condannato la Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. a pagare a Mogol la somma di 2,8 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno, per essersi resa inadempiente ai contratti di edizione musicale sottoscritti dal noto paroliere insieme a Lucio Battisti, la società è stata messa in liquidazione e adesso le opere musicali di Lucio Battisti – da “Emozioni” a “Mi ritorni in mente”; da “Acqua azzurra, acqua chiara” a “I giardini di marzo”; da “Dieci ragazze” a “Il mio canto libero” – sono state messe all’asta dai liquidatori. Il catalogo editoriale della Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. fa gola a molti. In questi mesi, le principali publishing operanti sul mercato italiano – a partire dalla Sugarmusic S.r.l. di Caterina Caselli, passando per la Universal Music Publishing Ricordi S.r.l., la Emi Music Publishing Italia S.r.l., la Sony Publishing Italy S.r.l. e la Edizioni Curci S.r.l. – si sono già fatte avanti nel tentativo di accaparrarsi uno dei cataloghi editoriali più preziosi in circolazione, facendo pervenire ai liquidatori delle manifestazioni di interesse all’acquisto delle opere musicali di Lucio Battisti. “La legge sul diritto d’autore – spiega l’avvocato Simone Veneziano, legale di Luca Battisti – prevede che nelle composizioni musicali con parole l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta all’autore della parte musicale. Nelle opere musicali frutto del sodalizio artistico tra Mogol e Lucio Battisti l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta dunque a Lucio Battisti e, dopo la sua morte, ai suoi eredi. Ne discende che, in caso di accoglimento della domanda giudiziale di Luca Battisti di risoluzione dei contratti di edizione musicale sottoscritti da Mogol e Lucio Battisti per inadempimento della Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. – accoglimento da ritenersi altamente probabile, essendo l’inadempimento di quei contratti già stato accertato dal Tribunale di Milano – la gestione delle opere musicali di Lucio Battisti tornerebbe saldamente nelle mani dei suoi eredi”. Intanto, in attesa che il giudice si pronunci, Luca Battisti ha diffidato i liquidatori ad astenersi dal disporre in favore di chiunque del catalogo editoriale della Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. Il sipario sulle opere musicali di Lucio Battisti non è ancora calato.

  • “Every day is a vinyl day”: un’iniziativa di Sony per riscoprire l’immenso patrimonio discografico italiano ed internazionale grazie al vinile!

    Al via lunedì 9 ottobre “EVERY DAY IS A VINYL DAY”, una fantastica iniziativa che ha lo scopo di riscoprire e rivalutare l’immenso patrimonio discografico italiano ed internazionale di Sony con il nobile gesto di appoggiare la puntina sul piatto che gira!

    In piena esplosione del mercato del vinile in Italia ed in tutto il Mondo, Sony Music Italy ha deciso di potenziare la produzione di ristampe dei vinili dei titoli più iconici del suo repertorio in versioni spesso arricchite con contenuti extra, musicali, fotografici e di approfondimento.

    Il mese di ottobre ci guida verso la riscoperta di alcuni dei più grandi successi del passato, tra cui:
    • BANCO DEL MUTUO SOCCORSOIo Sono Nato Libero
    • DAFT PUNKRandom Access Memories
    • FABRIZIO DE ANDRÉAnime Salve
    • FRANCESCO DE GREGORIDonna Cannone
    • LOU REEDLive In Italy
    • SIMON AND GARFUNKELThe Concert In Central Park
    • RENATO ZEROTrapezio
    • LUCIO BATTISTI Masters
    • EDOARDO BENNATO Burattino Senza Fili

    Radio Capital e Rockol saranno media partner ufficiali dell’iniziativa, guidando ogni giorno all’ascolto di un album, anzi di un 33 giri, tra storie e aneddoti. L’appuntamento su Radio Capital è dal lunedì al venerdì in ‘SessantaOttantaNovanta’ dalle 16 alle 17 e il sabato in ‘Back & Forth’ tra le 16 e le 18.

    “EVERY DAY IS A VINYL DAY”, unitamente ad altre iniziative di Sony Music come la rimasterizzazione dei vinili da analogico a 24bit/192khz (la migliore definizione attualmente possibile), rappresenta un esempio di quanto il mercato dei vinili possa ancora realmente offrire in fatto di riscoperta musicale, sia per gli appassionati di ieri che per coloro che si stanno avvicinando a questo supporto per la prima volta.
  • Si può comunicare la musica?

    Cosa si nasconde dietro il successo un canzone? Verrebbe spontaneo rispondere il talento di un artista, un bravo paroliere, un musicista sapiente. Tutto vero, ma ai tempi del digitale e della comunicazione assurta per molti a filosofia di vita ecco che la grande bellezza della musica ha bisogno ‘anche’ di altri canali per essere veicolata. E così, se fino a pochi anni fa l’annuncio di una nuova uscita discografica veniva affidato a un semplice comunicato stampa diramato agli addetti ai lavori e al passaggio sulle varie emittenti radiofoniche, oggi si è andati oltre. Divulgare la musica, infatti, è diventato un vero e proprio mestiere che richiede studio e competenze, sul campo e non solo. E’ per questo che da alcuni anni l’Università Cattolica di Milano ha istituito, con successo, il Master in Comunicazione Musicale, promosso dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo. Giunto alla 17a edizione il master si pone come obiettivo proprio quello di insegnare a 360 gradi a comunicare la musica. Ma cosa vuol dire ‘comunicare la musica’? Se ne è parlato nei giorni scorsi, proprio nelle aule dell’ateneo meneghino, in una lezione aperta in cui i relatori hanno provato a rispondere all’interrogativo. Premesso che alla base del mestiere occorrono sempre passione innata e spirito di sacrificio, oggi “comunicare la musica è comunicare tutto ciò che è legato alla vita artistica del musicista, non si lavora a compartimenti stagni, ma l’ufficio stampa è in costante rapporto con chi si occupa della promozione radio/TV e con chi si occupa dei canali social dell’artista”, secondo Riccardo Vitanza, Fondatore e Amministratore Unico dell’agenzia di comunicazione Parole & Dintorni. Secondo Gianni Sibilla, direttore didattico del Master, “la musica è un  lavoro. Le diverse figure richieste, le diverse competenze richieste hanno aumentato il livello di complessità dei lavori della scena musicale”. La musica diventa perciò simbolo di una moderna catena di montaggio che vede protagoniste, dietro le quinte, una serie di maestranze che studiano ed elaborano strategie che accompagnano letteralmente l’artista, dalla sala di incisione al live, passando dalle pagine dei giornali, le interviste, le ospitate in tv, le notizie e gli eventi creati ad hoc per rendere più accattivante e competitivo il prodotto. Senza dimenticare che il mercato è in continua evoluzione e così la pubblicazione del tradizionale CD, quando anche del rispolverato (e sempre affascinate!) vinile, deve andare di pari passi con i download e i social network che non possono essere più considerati metodi di divulgazione di serie B, sebbene abbiano contribuito a dare un brutale colpo di assestamento alle vendite tradizionali. Anche per questo diventa vitale l’allestimento e la comunicazione dei live che se da un lato permettono di bilanciare gli introiti, non più esaltanti, provenienti dagli acquisti tradizionali, dall’altra garantiscono ancora un rapporto ‘diretto’ tra l’artista e il suo pubblico. Un momento che per fortuna non ha mai perso appeal e che rimane ancora catartico, malgrado i costi in perenne lievitazione dei biglietti…

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