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  • Biffi aderisce a #Milanononsiferma con #MilanoMeno10

    Il Biffi – Ristorante in Galleria, vera istituzione meneghina dal 1867, ha deciso di accogliere l’appello del Comune di Milano a risollevare la vita e l’economia cittadina con #milanononsiferma lanciando a sua volta una petizione: tutti i ristoratori milanesi sono invitati a praticare uno sconto del 10 per cento sulle pietanze in menu, da oggi e per tutto il mese di marzo. Per l’occasione è stata lanciata una petizione online su Change.org e creato un logo ad hoc che potrà essere esposto da tutti gli esercizi aderenti l’iniziativa.

    “Siamo una città che ha saputo rialzarsi dopo due guerre mondiali, non ci fermerà un virus influenzale – spiega Tarcisio De Bacco, proprietario dello storico ristorante. Come ha giustamente fatto notare il sindaco Giuseppe Sala, ora dobbiamo aiutare i milanesi e i turisti a ritrovare la serenità per vivere Milano: è il momento per stringerci tutti insieme come una grande famiglia e superare il momento di difficoltà in cui ci troviamo, richiamando al senso di solidarietà che contraddistingue questa città. Biffi è un luogo storico di Milano ed è giusto che Milano ricominci a vivere dalla Galleria, il cuore della città. Con questa iniziativa vogliamo dimostrare ai cittadini che noi ci siamo, e che insieme vogliamo dire no alla paura. Milano si è sempre rialzata, mai fermata, e lo farà anche questa volta”.

    Per aderire a #MilanoMeno10 sarà sufficiente sottoscrivere la petizione online lanciata su Change.org, mentre per ottenere il logo da esporre nel locale si può scrivere alla mail milanomeno10@gmail.com.

     

  • 106: the magic number

    Da anni sostengo come il problema dell’evasione fiscale rappresenti la giustificazione per una pessima gestione della pubblica amministrazione e della spesa pubblica nella sua articolata complessità.

    Lo stesso governo in carica, del resto, con l’estensione per i lavoratori dipendenti del bonus da 80 (Bonus Renzi) a 100 euro per tutte le fasce di reddito fino a 40.000 euro dichiarato (prima era fino a 27.000) ne rappresenta l’ultima conferma. Questo ennesimo capitolo di spesa pubblica ovviamente andrà interamente a pesare sulla crescita del debito pubblico nonostante una minima variazione del Pil con un ridicolo +0,2% compromettendo ulteriormente il rapporto debito pubblico e Pil che corre verso quota 2.500 miliardi ma soprattutto verso il 135% del Pil (https://www.ilpattosociale.it/2019/01/10/il-falso-alibi-dellevasione-fiscale/).

    Ora, dati statistici dimostrano come per i redditi medio bassi un lavoratore autonomo subisca una pressione fiscale fino a 106 volte superiore rispetto al dipendente (Il Sole 24 Ore del 22.01.2020).  Questa ricerca dimostra ancora una volta la disonestà intellettuale dei responsabili dei dicasteri economici degli ultimi vent’anni e dei partiti che quei governi hanno sostenuto. Solo nel 2019 hanno abbassato la saracinesca oltre 6.500 negozi e botteghe artigiane la cui uscita dal mondo del lavoro rappresenta un azzeramento di una importante quota del patrimonio culturale e professionale italiano. Per il 2020 le proiezioni statistiche confermano questo trend negativo.

    Una guerra commerciale tra attori con dotazioni impari in quanto se nasce dalla concorrenza con top player come GDO ed e-commerce questi si avvalgono di regimi fiscali che privilegiano proprio i concorrenti del dettaglio indipendente e dei piccoli artigiani. Questi nuovi soggetti allora, in particolare le società della grande distribuzione, venivano indicati come il futuro della distribuzione moderna ed avanzata. Ora invece che ad andare in crisi sono proprio quelle società della GDO ecco che la politica e i media si preoccupano, giustamente, dei contraccolpi occupazionali di tali ridimensionamenti (solo Auchan metterà in mobilità oltre 750 dipendenti).

    Risulta quindi evidente dalla crisi delle GDO come il dettaglio indipendente non venga sconfitto tanto dalla concorrenza di nuovi operatori distributivi (i quali certamente diminuiscono le marginalità) quanto dal regime fiscale adottato per favorire questi soggetti imprenditoriali. Una strategia politica chiara e della quale si dovrebbe chiedere conto soprattutto ai sindaci delle città, se non altro per la generosità con le quale hanno concesso i permessi per aperture di centri commerciali.

    Tornando alle ragioni articolate che determinano una battaglia concorrenziale assolutamente sbilanciata a sfavore del dettaglio indipendente, ecco come un regime fiscale oppressivo per il dettaglio indipendente presenti un moltiplicatore “106” (the magic number) che può addirittura aumentare nel caso in cui la famiglia risulti composta anche da figli a carico.

    Questi due fattori devastanti nella loro sintesi (pressione fiscale e scarsa produttività della spesa pubblica) condannano il nostro Paese ad un inesorabile declino studiato e voluto da un massimalismo ideologico. Non va dimenticato, infatti, come la spesa pubblica rappresenti assieme alla gestione del credito le prime due forme di potere assoluto: il primo in capo alla politica e il secondo al sistema bancario…(https://www.ilpattosociale.it/2018/11/26/la-vera-diarchia/). Una diarchia inattaccabile che ci destina non tanto al declino quanto all’estinzione.

  • Salviamo i piccoli negozi e le relazioni umane

    A Milano molti negozi si sono trasformati in mini appartamenti, il problema alloggi, sia per la penuria degli stessi che per gli alti costi degli affitti, rimane uno dei principali scogli da affrontare per i giovani che desiderano andare a vivere da soli, per le coppie  che si  separano e per i tanti che si trasferiscono a Milano per lavoro. Le case di edilizia popolare o convenzionata rimangono un miraggio. A Piacenza i negozi invece  diventano garage per le macchine mentre tante saracinesche si abbassano per sempre, sembra non ci sia più posto per i piccoli commercianti neppure nei centri storici, per farsene un’idea basta andare a Bologna o a Ferrara o in una delle tante cittadine del Piemonte o della Liguria. Al  centro Italia o al sud la situazione non è certo migliore e se una delle cause di tante chiusure di esercizi è la crisi economica che continua e che ha modificato il modo di vita è altrettanto vero che la eccessiva, a volte dissennata, apertura di troppi centri commerciali, anche a poca distanza gli uni dagli altri, ha prodotto una concorrenza che i piccoli non sono in grado di affrontare. Negli ultimi tempi, inoltre, le vendite on line sono aumentate in modo esponenziale cambiando usi, sistemi di scelta e anche relazioni umane.

    Il problema non è solo la chiusura di tanti piccoli esercizi con le conseguenze economiche ovvie, persone che restano senza lavoro, tradizioni e specificità artigianali che si perdono, etc ma il fatto che in troppi casi interi quartieri diventano dipendenti solo dal centro commerciale o dalle vendite on line. Le persone più anziane o che non dispongono di una macchina perdono la loro libertà di scelta e di acquisto ma perdono anche quel riferimento umano che dava il rapporto tra cliente e commerciante. I prodotti sono sempre più standardizzati, la qualità spesso lascia a desiderare e la mancanza di una legislazione europea che obblighi, con l’etichetta, a indicare l’origine del prodotto lascia aperto anche il campo a quelle truffe on line delle quali si è più volte parlato anche in campo sanitario. Prodotti contraffatti o per i quali sono state utilizzate componenti vietate e pericolose rappresentano un grave danno per i consumatori e per i produttori e la difesa del sistema manifatturiero non può che andare di pari passo con la tutela del consumatore e la difesa di quel piccolo commercio che sempre più va scomparendo. Se spetta all’Europa legiferare per eliminare la contraffazione e l’illegalità su larga scala spetta invece alle amministrazioni comunali e regionali difendere quel piccolo commercio che va scomparendo. Una maggior attenzione nel dare concessioni a nuovi centri commerciali, quando già ne esistono altri  sul territorio, e provvedimenti ad hoc per dare ai piccoli commercianti quelle agevolazioni e tutele necessarie alla loro sopravvivenza dovrebbe essere un impegno di chi amministra grandi e piccole realtà, il rischio, come dimostrano i fatti, è di rendere deserte e abbandonate al degrado intere zone delle città, di lasciare che i paesi siano solo quartieri dormitori, di rendere sempre più forte la crisi con la perdita di tanti posti di lavoro e di far perdere sempre più servizi ai cittadini.

  • I negozi perdono valore e suscitano maggior interesse

    L’analisi delle compravendite realizzata dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, su dati Agenzia delle Entrate, evidenzia che nei primi nove mesi del 2018 gli acquisti immobiliari sono in aumento, oltre che nel comparto residenziale, anche nel settore commerciale. Quest’ultimo ha registrato 20.739 transazioni, con una crescita del 5,1 % rispetto allo stesso periodo del 2017. Sul fronte dei prezzi, invece, i dati forniti dalle agenzie affiliate Tecnocasa Immobili per l’Impresa e Tecnorete Immobili per l’Impresa evidenziano un’ulteriore diminuzione: -1,3% nelle vie di passaggio e -1,6% nelle vie non di passaggio. Ed è proprio la diminuzione delle quotazioni, iniziata nel 2008, ad invogliare l’investitore, sia esso una società sia esso un privato. 

    Dal primo semestre del 2008 al primo semestre 2018, le soluzioni posizionate in vie di passaggio hanno perso il 35% del loro valore, quelle in vie non di passaggio il 41,1%. L’analisi della nostra banca dati evidenzia che il 46,3% di chi cerca un negozio compra per metterlo a reddito, attendendosi rendimenti annui lordi che possono arrivare fino ad un 10% a seconda della rischiosità dell’investimento. 

    Le città dove si è avuto il maggiore aumento delle transazioni sono Bologna (+20,2%), Bari e Napoli (+15,3%), Palermo (+14,7%) e Verona (+11,9%). Stabile Milano. Roma e Milano si confermano ai primi posti per numero di scambi: nella Capitale le transazioni sono state 1155, il capoluogo lombardo ne fa segnare 1145, confermando la sua crescita di attrattività. 

  • Una mostra ‘a cielo aperto’ a Milano per raccontare le botteghe storiche e quelle di tendenza

    Il commercio di vicinato racchiude tradizioni, saperi e valori che vengono da lontano e rappresenta un presidio importante per la comunità, soprattutto quando sa reinterpretare la propria funzione in risposta a nuovi bisogni e nuove opportunità.

    E’ per questo che da tempo l’Amministrazione comunale promuove iniziative per sostenere il commercio di prossimità in tutte le sue forme, a cominciare da quelle più tradizionali, come le botteghe storiche, sino a quelle maggiormente innovative, come le nuove imprese ibride che sorgono dalla contaminazione fra diversi modelli commerciali.

    Con questi obiettivi e in questa cornice nasce “Antichi Mestieri e Nuovi Modelli del Commercio a Milano”,  la mostra en plein air promossa dal Comune di Milano e il quotidiano Il Giorno che, dal 28 gennaio sino al 28 febbraio in via Dante, condurrà i milanesi alla scoperta della lunga tradizione delle botteghe storiche cittadine sino alle nuove “attività” di tendenza, espressione dello spirito attuale della città fatto di contaminazione e innovazione.

    L’inaugurazione si terrà Lunedì 28 Gennaio alle ore 11 presso l’Auditorium del Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2).

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