Olimpiadi

  • I Giochi olimpici di Cortina 2026 e la Guerra al Cio

    Sono passati pochi mesi dall’assegnazione alla località ampezzana ed al capoluogo lombardo dei prossimi giochi Olimpici invernali del 2026. Ero convinto, a torto, che la decisione del governo in carica di attribuire a Sport & Salute (sostanzialmente una sovrastruttura politica inserita nel Coni) la gestione della spesa complessiva dello stesso CONI avrebbe influito negativamente nell’assegnazione della sede delle Olimpiadi invernali 2026.

    Ora  la Lombardia, ed in minima parte il Veneto, avranno il compito di organizzare questo evento sportivo di respiro assolutamente mondiale mentre il governo non si rende ancora conto dell’errore commesso e soprattutto degli effetti disastrosi che potrebbe causare all’intero movimento sportivo Italiano (https://www.ilpattosociale.it/2019/06/27/olimpiadi-2026-cortina-e-milano-dal-giusto-entusiasmo-allimbarazzante-sedici-a-tre/).

    L’assegnazione delle Olimpiadi 2026 non ha comportato, infatti, alcun ravvedimento del governo il quale procede in questa direzione, quella cioè del controllo da parte dell’esecutivo in carica dell’attività finanziaria del CONI.

    Una scelta scellerata dettata dall’incompetenza più assoluta in quanto i principi fondamentali del Cio  stabiliscono l’assoluta distinzione tra Coni (ente sportivo) e gli organi politici governativi al fine di  garantirne l’indipendenza. Il Cio, infatti, con assoluta puntualità e durezza ha contestato questa riforma in sei punti minacciando non solo la  partecipazione alle olimpiadi di Tokyo, ma anche rimettendo in dubbio, come estrema ratio,  l’assegnazione delle Olimpiadi invernali di Cortina e Milano 2026.

    Ancora una volta gli organi governativi italiani nazionali e regionali hanno dimostrato una arroganza e soprattutto una mancanza di considerazione per le conseguenze di queste scellerate  decisioni politiche. Illudendosi, tra l’altro, che una volta assegnata la sede dei prossimi giochi olimpici invernali l’attenzione del Cio verso questo progetto  potesse in qualche modo diminuire. Questo contesto nel quale l’intero sistema dello sport italiano si viene a trovare è attribuibile alla sostanziale incompetenza e dal desiderio di rivalsa nei confronti del Presidente del CONI Malagò da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Giorgetti, il vero ideatore di questa riforma (alla quale ovviamente Zaia si è associato) affiancato dal “prezioso” apporto dell’ on. Valente dei 5 Stelle.

    Quindi, a causa di questa sete di vendetta unita al  desiderio di trovare nuove forme di potere, oltre ai duecento nuovi posti da assegnare ai propri protetti, e attraverso questa sciagurata riforma (assieme alla gestione del credito, le vere due forme di potere in Italia) si  vuole porre la spesa, una volta attribuita al CONI, sotto il controllo del governo e del Ministero dell’Economia.Una riforma  contraria ai principi del Cio i quali stabiliscono la assoluta separazione tra potere politico ed esecutivo con la gestione delle attività sportive.

    Questa volontà e desiderio di controllo politico sul Coni  e sulla sua spesa dimostra solo il delirio di onnipotenza di determinati personaggi politici, espressione e al tempo stesso sintesi dell’incompetenza oltre che della presunzione assoluta tale da non valutare gli effetti delle proprie scelte per il Paese intero.

    Ancora una volta si rischia il totale isolamento nel contesto del movimento sportivo mondiale per aver seguito il delirio di onnipotenza di due incompetenti assetati di potere e visibilità giunti ad una posizione di potere.

    “Sono dei piccoli uomini coloro che utilizzano lo Stato per vendette e piccoli vantaggi personali insensibili ai danni per la collettività…molto piccoli…”

  • Olimpiadi 2026 Cortina e Milano: dal giusto entusiasmo all’imbarazzante sedici a tre

    L’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali 2026 rappresenta sicuramente un successo per l’intero Paese. Come l’esperienza di Torino 2006 tuttavia insegna, la vera problematica è relativa alla gestione tanto degli impianti e delle Infrastrutture che assorbiranno il costo maggiore degli investimenti e che si spera diventino un volano a loro volta di sviluppo per il territorio.
    In relazione alla gestione dell’evento e dei suoi fattori vincenti ce ne siamo già occupati in precedenza, nel settembre 2018 https://www.ilpattosociale.it/2018/09/24/olimpiadi-cortina-2026-i-tre-fattori-del-successo/). Ora finalmente vengono resi noti i piani di investimento per rendere le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano un successo planetario. In questo caso emerge evidente dal semplice confronto come esista una distonia ed uno sbilanciamento a favore della Lombardia, di Milano e della Valtellina, rispetto alla Perla delle Dolomiti e del Veneto. Gli investimenti infrastrutturali per le Olimpiadi 2026 a Cortina si riducono essenzialmente alla creazione di un Villaggio Olimpico (1) seguita dalla riqualificazione dello sliding center Monti, che dovrebbe diventare il centro federale del bob italiano (2), ed infine da un adeguamento del sempre bellissimo Stadio del Ghiaccio (3). Curioso poi come vengano inseriti tra gli investimenti programmati la Pedemontana (già ampiamente finanziata dalla regione Veneto) assieme all’adeguamento a della Ss51 Alemagna. Quest’ultima, poi, assolutamente irrealizzabile in quanto in sei anni è impossibile progettare e realizzare le varie tangenziali di Tai/Valle/Peaio/Vodo/Borca/S.Vito di Cadore.
    Risultano molto chiari invece gli investimenti strutturali per Milano, la regione Lombardia e la Valtellina:
    1. prolungamento metropolitana M1 Monza Bettola
    2. prolungamento metropolitana M5 Monza centro
    3. linea ferroviaria Forlanini Rogoredo
    4. Scalo Greco
    5. Scalo Farini
    6. Scalo San Cristoforo
    7. linea metropolitana M4 Linate San Cristoforo
    8. tangenziale di Morbegno
    9. adeguamento della linea ferroviaria Milano Tirano e i nuovi treni (in Valtellina)
    10. tangenziale di Tirano
    11. adeguamento linea ferroviaria Brescia – Verona – Padova (questa con un innegabile vantaggio anche per la regione Veneto)
    12. Livigno villaggio olimpico
    In più nell’area ex Expo di Milano (sembra un puro caso che il Sindaco attuale di Milano fosse anche il presidente):
    13.nuovo ospedale Galeazzi
    14. Campus Statale (Università)
    15. Human Technopole
    Francamente i punti 13/14/15 risultano abbastanza lontani per la loro funzione dalle Olimpiadi Invernali, se non espressione di un desiderio di utilizzare un evento per finanziare obiettivi molto vicini alla città ma estranei all’evento stesso.
    Infine, 16. il Palasharp di Milano, da sempre simbolo del degrado dell’hinterland milanese.
    Questa semplice analisi numerica e qualitativa degli investimenti che verranno posti in atto per allestire le Olimpiadi di Cortina Milano 2026 dimostra come all’interno di una trattativa per individuare i siti delle varie discipline agonistiche alla quale hanno partecipato la Regione Lombardia e la regione Veneto, i sindaci di Milano e di Cortina, la Regione Veneto abbia abdicato a favore di Bormio tutte le discipline alpine maschili (che troveranno invece una splendida realizzazione dei Mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo nel 2021) come anche l’allestimento delle gare di fondo ad Asiago.
    La successiva gestione degli investimenti infrastrutturali in buona parte è espressione di queste scelte, cioè delle località che ospiteranno gli eventi agonistici tra Lombardia e Veneto. Emerge quindi una certa incapacità nel far valere le peculiarità, le prerogative e le assolutamente legittime aspirazioni del Veneto e di Cortina a favore della Lombardia. Le Olimpiadi Invernali di Cortina e Milano 2026 si apprestano di conseguenza a diventare un volano di sviluppo soprattutto per Milano e la regione Lombardia le quali con i finanziamenti legati alla rassegna olimpica riusciranno a modernizzare le infrastrutture altrimenti a carico del prelievo fiscale locale, il tutto paradossalmente con il plauso della Regione Veneto.

    P.S. Gli investimenti di cui godranno Anterselva (BZ) e Baselga di Pine’ (TN) risultano importanti per le località ma nel complesso non decisivi.

  • Le Olimpiadi invernali 2026 tra Milano e Cortina porteranno benefici per 2,3-3 miliardi all’Italia

    Per le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali 2026 (6-22 febbraio e 6-15 marzo) a Milano e Cortina, uno studio dell’Università La Sapienza stima costi per 1,3 miliardi di euro (400 milioni a carico del Cio) e ricadute economiche positive sul Pil per 2,3 miliardi (la Bocconi più ottimista ipotizza 3 miliardi).

    I Giochi saranno spalmati su quattro ‘cluster’ fra Lombardia, Veneto e le province di Trento e Bolzano: Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme. La cerimonia di apertura davanti agli 80 mila spettatori di San Siro sarebbe la più partecipata nella storia dei Giochi invernali insieme a Pechino 2022. Quella di chiusura invece andrà in scena nel suggestivo scenario dell’Arena di Verona, sito patrimonio dell’Unesco. Il 93% delle 14 sedi di gara è già esistente (10, di cui 4 saranno ristrutturate) o temporanea (3), solo una andrà costruita da zero (da investitori privati): è il PalaItalia Santa Giulia (15mila spettatori) per l’hockey, destinato dopo i Giochi a diventare spazio polifunzionale. Affiancato dall’Arena Hockey Milano, impianto chiuso nel 2010 che verrà ristrutturata con 7mila posti. Le gare di pattinaggio di figura e Short Track si terranno al Forum Mediolanum. In Valtellina le medaglie dello sci alpino maschile saranno assegnate sulla pista Stelvio di Bormio, una delle più spettacolari al mondo, con un impianto di illuminazione che consente di gareggiare in notturna.

    Lo sci alpino femminile vedrà le gare ospitate da Cortina, sulla Tofane. La Perla delle Dolomiti sarà anche sede del curling allo Stadio Olimpico (ristrutturato con le tribune in legno originali), di bob, slittino e skeleton allo Sliding Centre E. Monti. Per il biathlon c’è la Sudtirol Arena di Anterselva. Snowboard e feestyle in scena in tre sedi a Livigno (Carosello 3000, Sitas-Tagliede, Mottolino). In Val di Fiemme il pattinaggio di velocità sarà protagonista sulla pista di Piné, per cui c’è un progetto per la copertura completa che ne farà la struttura più alta d’Europa (1.030 metri sul mare). A Tesero è destinato lo sci di fondo. Per il salto con gli sci ci sono i trampolini di Predazzo, con una cornice spettacolare. Le Medal Plazas verrebbero allestite in piazza Duomo a Milano e a Cortina. Atleti e tecnici alloggeranno in 6 villaggi olimpici, in media a 20 minuti dalle sedi di gara (5.670 posti letto): uno a Milano (da costruire allo scalo dismesso di Porta Romana), due temporanei a Cortina e Livigno, e tre in hotel già esistenti. Adiacente al villaggio di Cortina, il Mountain Media Centre, a cui si aggiunge il Media Centre milanese della Fiera di Rho-Pero.

    I Giochi 2026 puntano anche alla sostenibilità ambientale, con l’impegno a riciclare il 100% dei rifiuti urbani e l’80% degli imballaggi, il divieto di incarti e confezioni monouso per cibi e bevande nonché con la scelta di materiali per il mantenimento del ghiaccio con meno ammoniaca, e l’utilizzo di pannelli solari per l’alimentazione degli impianti per la neve artificiale.

  • Olimpiadi 2026: sempre più Lombardia e Milano e meno Cortina

    Considero l’opportunità di organizzare e svolgere le Olimpiadi Invernali nel 2026, o una parte di esse, a Cortina d’Ampezzo come un’ottima opportunità per ridare non solo smalto ma proprio linfa economica alla località ampezzana come al territorio cadorino bellunese.

    Il traguardo dello svolgimento dei giochi  olimpici potrebbe infatti rappresentare l’occasione  per ricreare un centro sportivo ed agonistico del bob italiano che con una “modica” spesa di 30 milioni per l’aggiornamento della pista di bob già esistente (a Cesana ne costò 115 per Torino 2006) ne rappresenterebbe un classico esempio (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/24/olimpiadi-cortina-2026-i-tre-fattori-del-successo/). Anche in considerazione del fatto che gli atleti della nazionale di bob adesso si vedono costretti a lunghi spostamenti verso la Germania per le proprie sessioni di allenamento.

    Recentemente avevo espresso dei forti dubbi in merito alla scelta di far disputare la discesa libera e supergigante lungo la  bellissima e molto tecnica pista Stelvio di Bormio lasciando i soli gigante e speciale sulle piste della Conca ampezzana. Allora avanzai delle fortissime perplessità relative  alla capacità politica strategica ma soprattutto negoziale della Regione Veneto, come del comitato promotore, i quali stavano perdendo di vista l’obiettivo principale. Quello, va ricordato, di offrire un’opportunità per il rilancio d’immagine, comunicazione e quindi anche economico  alla località di Cortina d’Ampezzo: un obiettivo che assume una doppia valenza anche in considerazione dei disastri di poco più di un mese fa che hanno flagellato il Cadore e l’interno bellunese.

    Questo tipo di impostazione e soprattutto di sbilanciamento e considerazione a favore di Milano rispetto a Cortina d’Ampezzo è stato successivamente confermato dalla scelta del logo nel quale la località ampezzana viene rappresentata semplicemente da una scia sulla neve mentre dal logo  stesso emergono evidenti le guglie del Duomo di Milano.

    Ora emerge invece un’altra preoccupante problematica relativa allo svolgimento delle gare di sci alpino. Già nella trattativa con Milano la regione Veneto aveva tradito, per lo svolgimento delle gare di fondo, il sostegno alla candidatura della località di Asiago che storicamente rappresenta la patria del fondo, senza ottenere peraltro nessun tipo di concessione a fronte della propria rinuncia.

    A tale azzeramento delle giuste e condivisibili ambizioni ed aspirazioni della località asiaghese, per il quale ripeto la Regione Veneto non ha ottenuto in cambio assolutamente nulla, ora si giunge ad un altro inquietante scenario che dimostrerebbe ancora una volta l’incapacità della Regione Veneto come del comitato promotore di Cortina 2026 rispetto alla stessa regione Lombardia e Milano che rappresenterebbero gli unici e soli gestori  delle Olimpiadi stesse.

    Sembrerebbe confermato infatti in ambito della Fis (federazione internazionale di sci alpino) che a causa di una norma che tenderebbe a disincentivare la migrazione dei Giochi Olimpici tra una località ed un’altra non solo la discesa libera e il supergigante verrebbero svolti sulla pista Stelvio di Bormio ma tutte le gare di sci alpino maschile. Viceversa a Cortina d’Ampezzo verrebbero svolte le gare olimpiche del solo sci alpino  femminile.

    Se venisse confermata, come sembra, tale impostazione risulterebbe evidente l’assoluta incapacità negoziale nella gestione di una trattativa politica della Regione Veneto come del comitato promotore di Cortina 2026. Inoltre aprirebbe anche uno scenario economico di maggiore difficoltà nel reperimento degli sponsor privati necessari  anche alla semplice gestione delle manifestazioni olimpiche ora limitate alle sole gare femminili. Risorse economiche private che dovrebbero sopperire alla totale assenza e disinteresse del governo in carica  per le Olimpiadi del 2026 il quale non perde occasione per confermare la propria assoluta indisponibilità anche ad una minima copertura con risorse statali.

    In altre parole, Cortina d’Ampezzo verrebbe relegata ad un ruolo assolutamente marginale e comprimario all’interno dello svolgimento dei  sempre meravigliosi giochi olimpici del 2026.

    Quindi, come ampiamente anticipato dal sindaco di Milano, viene confermato il ruolo centrale e a questo punto preminente della città meneghina come anche della regione Lombardia la quale ha ottenuto anche le gare di snowboard a Livigno anche o soprattutto a causa del risibile spessore manageriale espresso dalla Regione Veneto come dal comitato Cortina 2026. Credo, anzi sono convinto, che tutta l’operazione miri a marginalizzare la posizione di Cortina d’Ampezzo e di conseguenza a rendere minimi se non addirittura nulli  tutti i vantaggi economici, logistici , comunicativi e strategici per l’intera conca capezzana ed a maggior ragione per il Cadore e la provincia di Belluno che molto hanno sofferto nell’ultimo periodo e per le quali le Olimpiadi potevano diventare un’opportunità importante di rilancio.

    Alla luce di tale evoluzione in ambito negoziale, Cortina d’Ampezzo viene utilizzata come elemento caratterizzante l’olimpiade stessa quando invece i veri interessi economici strategici stanno andando in altre zone di competenza del sindaco di Milano e della Regione Lombardia, a cominciare da Bormio come da tutta la Valtellina (località e valli stupende comunque).

    L’organizzazione di questo importante evento mondiale dovrebbe rappresentare l’occasione per porre in campo, anche sotto il profilo delle risorse umane, le migliori capacità professionali delle quali evidentemente il Veneto, considerati i risultati, non dispone.

    L’inconsistenza negoziale della pattuglia veneta nelle elaborazioni delle complesse decisioni strategiche ed operative che sottendono la scelta delle diverse località montane dove si svolgeranno le competizioni olimpiche risulta imbarazzante ed addirittura offensiva in considerazione del patrimonio mondiale che le Dolomiti nella loro interezza rappresentano.

  • Le minacce agli animalisti non sono degne di una regione che ospiterà le Olimpiadi

    Il consigliere regionale del Veneto Stefano Valdegamberi, eletto nella lista Zaia, ha postato su Facebook la foto di un lupo ucciso in Veneto con sotto la scritta “Il prossimo che troverete in foto sarà uno della Lav” (onlus animalista da sempre attiva nella difesa degli animali e nella lotta al bracconaggio). La Lav ovviamente lo ha denunciato e ci si aspetta che Zaia condanni la frase del suo consigliere, speriamo di non aspettare invano, sarebbe ulteriormente negativo e preoccupante il silenzio del presidente della Regione che potrebbe pesare anche sulle scelte per le Olimpiadi. Difficile infatti pensare che i giochi che riuniscono atleti di tutto il mondo si svolgano in una regione nella quale un suo esponente istituzionale, come il consigliere Valdegamberi, istiga alla violenza e all’omicidio ed il suo massimo rappresentante, il presidente Zaia, avalla tale comportamento.

  • Olimpiadi Cortina 2026: i tre fattori del successo

    Lo spettacolo sportivo ed emozionale che un’Olimpiade invernale potrebbe offrire attraverso una discesa libera sulle Tofane o il confronto tra i campioni dell’hockey della NHL su di un rettangolo di ghiaccio a Milano da soli rappresenterebbero la motivazione per ottenere l’organizzazione delle Olimpiadi 2026 di Cortina d’Ampezzo assieme a Milano.

    In un mercato complesso ed articolato che ingloba quindi anche gli  avvenimenti sportivi per valutare l’impatto di una manifestazione mondiale come le Olimpiadi invernali non può tuttavia risultare sufficiente il semplice spettacolo offerto dalle competizioni.

    Al fine di permettere che l’ammirazione per la manifestazione sportiva si trasformi in un duraturo successo per la Nazione e le città che la ospitano devono essere soddisfatti tre parametri fondamentali. Il primo viene rappresentato sicuramente dall’aspetto progettuale. In considerazione delle eccezionalità dell’evento Olimpico è fondamentale realizzare delle strutture che oltre ad avere abbiano un basso impatto ambientale esprimano anche la capacità di diventare successivamente parte integrante di un progetto di sviluppo sportivo con integrata una sostenibilità economica.

    Il secondo elemento è rappresentato dalla capacità gestionale, cioè dalla iniziale comprensione della complessità della gestione dei giorni olimpici anche in considerazione dell’esperienza delle olimpiadi di Torino 2006. Si pensi che durante le Olimpiadi del 2006 sono stati serviti 545.000 pasti ai 345.000 ai lavoratori (19.000 volontari e 2.700 retribuiti), 200.000 agli atleti, mentre sono stati consumati 30.000 litri di vino e oltre 1.200.000 litri di soft drink. Sono stati allestiti, solo per i media, 7 villaggi per gli oltre 6.720 giornalisti della TV e i 2688 della carta stampata.

    Il costo della sola gestione dell’evento quindi, al netto degli investimenti in impianti, viene stimato in oltre 1.2 miliardi: il 93.7% coperto dalla spesa pubblica (per la maggior parte a debito),  mentre il restante 6,3% da investimenti privati. Questi numeri, a distanza di 12 anni e soprattutto in previsione del 2026 (quindi vent’anni dopo Torino), ridicolizzano tutte le cifre sparate senza alcuna conoscenza da parte delle diverse autorità politiche scese in campo per ottenere la candidatura. Anche perché, va sottolineato come una Olimpiade “diffusa”, che rappresenta sicuramente una stupenda organizzazione che coinvolge più territori, permetterebbe un minore utilizzo delle economie di scala.

    Il terzo fattore che contribuisce a determinare ed a trasformare un evento sportivo meraviglioso in un successo dell’intera Nazione è sostanzialmente la sintesi dei primi due, e cioè la visione strategica. Esemplare è la vicenda della pista da bob di Cesana (sempre Torino 2006), la cui realizzazione ha richiesto un investimento di  oltre 115 milioni con un budget complessivo per le olimpiadi di Torino di 3.5% miliardi (si pensi che quella di Sochi 2014 è costata 80 milioni in un budget complessivo dell’intera Olimpiade di 40 miliardi). A completare il quadro disarmante per la pista da bob viene adottato il sistema di raffreddamento ad ammoniaca e non a glicole, come già allora buona parte dei palazzetti del ghiaccio utilizzavano. La pista di bob di Cesana è abbandonata ormai da otto anni, di conseguenza i 115 milioni investiti hanno avuto un ritorno in termini di economia come di supporto al movimento del bob italiano assolutamente nulli.

    L’importanza quindi di questa visione strategica successiva all’evento agonistico viene confermata dalla modalità degli investimenti impiantistici e da un loro utilizzo complessivo che sappia fornire sostegno al movimento agonistico. I campioni del bob Monti ed Alverà nascono vicino alla pista di bob di Cortina dimostrandone l’importanza nella crescita di un movimento sportivo.

    Una volta soddisfatti questi tre parametri un meraviglioso evento sportivo di respiro mondiale può trasformarsi in un successo per la nazione che si è assunta l’impegno di organizzarlo, gestirlo  e contemporaneamente di dimostrare una competenza strategica trasformando un evento unico in una piattaforma di sviluppo economico futuro.

    Viceversa in Italia stiamo assistendo ad un balletto di numeri assolutamente ridicoli, espressione di una incapacità di analisi da parte del mondo politico nella sua articolata espressione.

    Incredibile poi la presa di posizione dei sindaci di Torino e di Milano, come del governo in carica.

    La  prima rinuncia alla candidatura per non vanificare l’appoggio della proprio giunta mentre il ministro Toninelli la rilancia ma in versione singola, quindi come unica candidata.

    Il sindaco di Milano chiede la maggiore visibilità del proprio brand Milano vantandosi della gestione dell’Expo quando invece quest’ultimo fu proprio l’esempio più classico della gestione di un evento straordinario senza nessun tipo di visione strategica e successiva all’evento stesso.

    Se le Olimpiadi portano alla ribalta i più grandi campioni delle discipline invernali in un contesto stupendo come potrebbero essere Cortina e Milano (e magari anche Torino), contemporaneamente la discussione come le polemiche nate attorno alla semplice candidatura per questo evento straordinario dimostrano l’assoluta inconsistenza della classe politica e dirigente italiana che alle Olimpiadi non potrebbe neanche avvicinarsi considerata la propria incompetenza.

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