opposizione

  • Somiglianze inquietanti

    Per me odioso, come le porte dell’Ade, è l’uomo che
    occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra.

    Omero

    In Albania durante questi ultimi anni, la cosa pubblica e gli interessi dei cittadini sono gestiti, purtroppo, da politici irresponsabili, incapaci, ipocriti, bugiardi e ingannatori. Loro sono alleati con il “mondo di mezzo”, un “regno sotterraneo”, quello, dove convivono e collaborano la criminalità organizzata con certi clan occulti, locali e internazionali. Quanto è accaduto durante questi ultimi anni, nonché le innumerevoli accuse e denunce pubbliche mai smentite dai diretti interessati, lo dimostrerebbe senza ombra di dubbio una simile e allarmante realtà. Ormai è convinzione diffusa che la strategia dell’attuale primo ministro, per accedere e mantenere il potere, non solo quello politico, si basa, tra l’altro, anche sulla collaborazione e la connivenza proprio con quel “regno sotterraneo”. “Unirsi con tutti i mascalzoni e le carogne” per garantire la vittoria è diventato uno slogan elettorale, nonché la base di una strategia che l’attuale primo ministro ha pubblicamente adottato durante la campagna elettorale del 2013. Ma tutto ciò, come si sa e come la storia millenaria ci insegna, ha anche un prezzo da pagare. Un prezzo che, dati e fatti accaduti alla mano, si sta pagando e si pagherà al “regno sotterraneo”. Il che sembrerebbe possa aver condizionato e continua a condizionare spesso le scelte e le decisioni del primo ministro. Lo dimostrerebbe anche il fatto, rapportato dalle istituzioni internazionali specializzate, che in Albania attualmente l’unico investitore “serio” è proprio la criminalità organizzata che investe, prima di tutto, per riciclare il denaro sporco proveniente da diverse attività illecite. Non solo, ma “i mascalzoni e le carogne”, provenienti dal “regno sotterraneo”, sono diventati ormai anche sindaci e deputati. Sono tanti i casi evidenziati. Per rendere meglio la strategia messa in atto dal primo ministro, basta riferirsi agli scandali legati al passato criminale di alcuni dei sindaci, ad ora cinque, “usciti vincenti” dalle votazioni moniste del 30 giugno 2019. Votazioni, sulle tante problematiche e violazioni costituzionali e legali delle quali il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Anche quando di fronte non ha rivali, le scelte del primo ministro vanno sempre a queste tipologie di persone. Chissà perché?! Un caso molto significativo e rappresentativo della “strategia vincente” del primo ministro è quello del sindaco della capitale che, tra l’altro, ormai sta diventando paurosamente anche una città invivibile. Lui risulta essere il modello per eccellenza del bugiardo, dell’ingannatore, dell’imbroglione, ma anche dell’arrogante che, fatti pubblicamente noti alla mano, sembrerebbe, sia anche il modello di colui che serve ubbidiente, ma anche ne approfitta dall’alleanza con il “regno sotterraneo”.

    L’attuazione della “strategia vincente” del primo ministro, nonché la totale irresponsabilità nella gestione della cosa pubblica e l’incapacità di molti funzionari governativi, statali e/o locali, a tutti i livelli, hanno causato e stanno causando la preoccupante e quotidianamente vissuta realtà albanese. Tutto ciò genera, tra l’altro, povertà, malessere, disperazione diffusa tra gli albanesi. Fino al punto di spingerli a lasciare il paese. Ovviamente non sono soltanto gli albanesi che lasciano il paese per una vita migliore. Si tratta di un fenomeno noto e vecchio quanto il mondo. Ma quello che sta accadendo da alcuni anni con i cittadini albanesi è veramente allarmante. Le cifre paurose e preoccupanti lo dimostrerebbero senza ombra di dubbio e il nostro lettore è stato sempre informato. Ma il fenomeno dell’abbandono del paese, una delle piaghe sociali più gravi, con diverse e allarmanti ripercussioni a medio e lungo termine, non sarebbe stato mai a questi preoccupanti livelli se, dall’altra parte, si fosse generata la speranza e la fiducia che le cose sarebbero cominciate a cambiare per il meglio nel futuro. Agli albanesi, purtroppo, manca questa speranza e questa fiducia. Naturalmente e istituzionalmente, il diretto responsabile della grave situazione creata in Albania è il governo e chi lo dirige. Perché il governo e chi lo dirige hanno l’obbligo istituzionale e morale di gestire nel migliore dei modi la cosa pubblica e tanto altro. Tutto ciò annienta la speranza e la fiducia. In simili condizioni, la responsabilità di creare speranza e generare fiducia spetta all’opposizione. Almeno questo accade e/o dovrebbe accadere in tutti i paesi democratici, o che mirano a diventare tali. Come l’Albania.

    Purtroppo l’opposizione, con il suo operato, fatti alla mano, ha deluso la fiducia e ha affievolito molto la speranza per un futuro migliore in patria. Soprattutto dal 2017 ad oggi. Un fenomeno che si era verificato anche prima. Ma un accordo, quello del 18 maggio 2017, quanto meno ce lo si aspettava, tra il primo ministro e il capo dell opposizione ha annientato tutto. Un accordo mai reso trasparente e arrivato come fulmine al ciel sereno. Un accordo dopo tre mesi di continue, pacifiche e massicce proteste dei cittadini contro il malgoverno e altro. Proteste che stavano vistosamente aumentando l’attenzione, il supporto e il consenso del pubblico. Un accordo dopo tante forti e ben articolate dichiarazioni pubbliche che consideravano le dimissioni del primo ministro, la costituzioni di un nuovo governo tecnico per preparare nuove elezioni libere, oneste e democratiche come condizioni non negoziabili. Un accordo che ha permesso però al primo ministro di avere facilmente un secondo mandato un mese dopo, in seguito alle elezioni sempre controllate da lui e/o da chi per lui. Soprattutto dalla criminalità organizzata.

    L’anno appena passato ha visto di nuovo i dirigenti dell’opposizione a chiamare i cittadini in piazza. Di nuovo per le stesse cose, con le stesse richieste non negoziabili come nel 2017. E di nuovo i cittadini hanno risposto numerosi, partecipando alle dieci proteste massicce a Tirana. Poi con l’estate tutto è stato “scordato” come se niente fosse e messo nel dimenticatoio. Nessuna spiegazione. Però, per “pulire la coscienza”, i dirigenti dell’opposizione hanno promesso nuove proteste a settembre. Promesse non mantenute per l’ennesima volta e come sempre. Ma loro continuavano a “giurare” la loro determinazione a non scendere a patti con il primo ministro. Anche se “stranamente” alcune delle richieste non negoziabili, come le dimissioni del primo ministro, non si sentivano più nelle loro dichiarazioni pubbliche. Anzi, lasciavano capire che potevano vincere le elezioni anche con questo primo ministro al governo. Noncuranti però delle loro bugie e di tante incoerenze logiche e programmatiche. I cittadini hanno preso di nuovo nota.

    Quest’anno è iniziato con nuovi sviluppi. Il 14 gennaio scorso, “stranamente” e di nuovo quanto meno ce lo si aspettava, il rappresentante del primo ministro, una da lui controllata, insieme con quelli dell’opposizione, si sono riuniti per avviare il processo della riforma elettorale. Altre promesse pubbliche ignorate da parte dei dirigenti dell’opposizione e altre “giustificazioni” per presentare tutto “come un successo”! Sembra che stiano mentendo e ingannando di nuovo e come al solito. Mentre i cittadini sono stati di nuovo delusi e offesi. Ragion per cui non sperano e non hanno più fiducia nelle promesse fatte e pensano soltanto di lasciare il paese. Come i tanti prima di loro.

    Chi scrive queste righe pensa che bisogna ribellarsi contro la dittatura. Pensa anche che ci sono tante somiglianze inquietanti tra quanto è accaduto in Albania in questi ultimi anni e quello che sta accadendo. Somigliano i casi, le persone coinvolte e , purtroppo, anche le conseguenze. E sono soltanto alcune di tante altre somiglianze inquietanti. Ormai anche questa è una convinzione sempre più diffusa in Albania. Quanto è accaduto e sta accadendo in Albania conferma quanto pensava Omero. E cioè che è odioso l’uomo che occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra.

  • Il vizio continua

    Quanto più vigorosa e credibile è l’opposizione, tanto più democratico è il Paese.

    Antonio Martino

    Con il moto “Il Cile si è svegliato!”, circa due settimane fa i cittadini cileni sono scesi numerosi in piazza per protestare contro l’aumento del costo del biglietto della metropolitana di Santiago nelle ore di punta. Un piccolo aumento, di meno del 4%, da 800 a 830 pesos cileni, ma che ha scatenato una forte protesta. Altre proteste sono state svolte da allora, nonostante il 19 ottobre scorso sia stato dichiarato lo stato d’emergenza e il coprifuoco nella capitale. Venerdì scorso, proprio a Santiago, nell’ottavo giorno delle continue manifestazioni contro il governo, erano scesi in piazza più di un milione di cittadini. Di fronte a queste proteste, il presidente cileno ha proposto al Congresso una “profonda agenda sociale” e ha promesso la revoca dello stato d’emergenza e del coprifuoco a Santiago, nonché un ampio rimpasto del governo. Tutto ciò dopo aver annullato, giorni fa, anche la decisione dell’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana. Le proteste dei cittadini cileni stanno dando i primi risultati.

    Continuano le proteste anche a Hong Kong. Sono iniziate il 31 marzo 2019 contro un disegno di legge, presentato per la prima volta nel febbraio scorso, che prevedeva l’estradizione dei latitanti verso paesi con i quali non ci sono degli appositi accordi. I cittadini erano preoccupati che, se approvata, una simile legge poteva permettere la violazione dei loro sanciti diritti, previsti dalla legislazione di Hong Kong, con il rischio di finire sotto il sistema giuridico della Repubblica Popolare Cinese. Perché Hong Kong gode dal 1997, dopo 150 anni di colonizzazione britannica, di uno stato di “appartenenza indipendente” dalla Cina, prevista dalla formula negoziata “Una Cina, due sistemi”. Da quel 31 marzo le proteste continuano, nonostante gli scontri violenti tra i manifestanti e la polizia siano diventati sempre più massicci, radunando per le strade centinaia di migliaia di cittadini in rivolta. In seguito all’aumento della pressione popolare, il 9 luglio scorso il disegno di legge è stato ritirato. Ma i cittadini indignati non hanno smesso di protestare. Anzi, continuano ancora più determinati a protestare ogni sabato. L’ultimo, in ordine di tempo, sabato scorso. I cittadini chiedono le dimissioni del capo dell’esecutivo di Hong Kong, l’avvio di un’inchiesta sulle violenze dalla polizia durante le proteste, il rilascio di coloro che sono stati arrestati e soprattutto maggiori libertà democratiche. I cittadini continueranno a protestare per quei diritti, decisi a non indietreggiare.

    Si sta protestando in Cile e a Hong Kong, così come anche in altre parti del mondo. Ma non si protesta più in Albania, dove, dal 16 febbraio 2019, erano cominciate le massicce proteste dei cittadini contro il malgoverno, la corruzione e tanto altro. L’ultima grande protesta nazionale, la decima, è stata svolta a Tirana l’8 luglio scorso. Da allora in poi però nessun’altra protesta, nonostante la situazione sia stata ulteriormente aggravata, mentre i dirigenti dell’opposizione promettevano altre massicce proteste contro il malgoverno, fino all’allontanamento definitivo del primo ministro. Nel gennaio 2019, quando i dirigenti dell’opposizione albanese decisero di cominciare le proteste, si stava protestando anche in Venezuela. E le richieste dell’opposizione albanese erano simili a quelle dei manifestanti venezuelani. Tra cui le dimissioni immediate del primo ministro, la costituzione di un governo transitorio con compiti ben definiti per portare il paese verso le elezioni politiche anticipate e per garantire elezioni libere, democratiche e non più controllate dal governo e dalla criminalità organizzata, come era precedentemente accaduto. I dirigenti dell’opposizione, chiedendo ai cittadini una massiccia partecipazione per la protesta del 16 febbraio, avevano promesso e giurato loro pubblicamente, tra l’altro, che per nessuna ragione e/o motivo avrebbero indietreggiato di un passo dalle loro richieste e che tutte le promesse fatte sarebbero state mantenute e rispettate. I cittadini albanesi hanno di nuovo creduto loro, nonostante le deludenti esperienze precedenti. Il 18 febbraio 2019 l’autore di queste righe, riferendosi alla protesta decisa e chiamata dai dirigenti dell’opposizione, informava il nostro lettore, tra l’altro, che “il 16 febbraio scorso i cittadini sono scesi in piazza numerosi. È stata una partecipazione molto significativa e, in qualche modo, anche inattesa. Perché sono state veramente tante le delusioni avute precedentemente dai dirigenti dell’opposizione in eventi simili. Soprattutto dopo il grande e clamoroso tradimento di tutte le aspettative e della fiducia data dai cittadini durante i tre mesi della “Tenda della Libertà””. Così era stata chiamata, la “Tenda della Libertà”, la protesta pacifica e ad oltranza dei cittadini a Tirana, durata per tre mesi; dal 18 febbraio al 18 maggio 2017. E guarda caso, proprio due anni dopo, il 16 febbraio 2019, cominciava la sopracitata stagione di proteste. Una coincidenza forse, ma anche questa nuova stagione è finita, deludendo le aspettative dei cittadini. Allora, 18 maggio 2017, i cittadini si sono sentiti delusi e traditi, dopo tre mesi di una crescente e convincente protesta, da un inatteso e famigerato accordo, mai reso trasparente, tra l’attuale capo dell’opposizione e l’attuale primo ministro. Accordo che ha garantito, un mese dopo, all’attuale primo ministro un secondo mandato. Chissà cosa accadrà adesso?!

    Le promesse mai mantenute dei dirigenti dell’opposizione albanese sono purtroppo una costante. Sono un vizio, le cui conseguenze stanno generando gravi conseguenze. Adesso, dopo la sopracitata decima e ultima massiccia protesta dell’8 luglio scorso, non si sente più parlare di proteste. Non si sente parlare di governo transitorio per portare il paese alle elezioni anticipate. I dirigenti dell’opposizione hanno “stranamente” dimenticato quanto dichiaravano per mesi, dal gennaio 2019, durante le proteste e fino a poco tempo fa. Non si sente più parlare neanche delle condizioni non negoziabili dell’opposizione, secondo le quali “il primo ministro deve lasciare subito il posto” e che “non si possono svolgere più elezioni con questo primo ministro”. Non si sentono più dalla bocca del capo dell’opposizione frasi come “Non c’è più compromesso con il male”, cioè il primo ministro. Oppure “Il suo allontanamento (del primo ministro; n.d.a.) è non negoziabile, per poi aprire la strada alla volontà del popolo e alle elezioni libere”. Anzi, il 23 ottobre scorso, lo stesso capo dell’opposizione ha fatto pubblicamente una dichiarazione completamente diversa. Senza batter occhio, lui ha detto che “Noi siamo pronti ad andare alle elezioni anticipate da domani”. Perché e come mai? Cos’è successo nel frattempo? Ma adesso, come minimo, lui ha il dovere istituzionale di spiegare agli albanesi che hanno protestato dal 16 febbraio per dieci volte e massicciamente se aveva mentito allora o se mente adesso. O l’una o l’altra. Perché non si possono accettare tutte e due allo stesso tempo. Fatti alla mano, sembra che l’attuale capo dell’opposizione albanese abbia il vizio di non mantenere mai le promesse pubblicamente fatte. Un vizio che continua a fare danni.

    Chi scrive queste righe pensa che i dirigenti dell’opposizione hanno deluso e offeso di nuovo le aspettative dei cittadini. O per la loro incapacità, oppure, e malauguratamente, perché stanno seguendo altri scenari, comunque a scapito dei cittadini. Facilitando, così, la restaurazione di un nuovo regime; cosa che sta realmente accadendo in Albania. Egli è altresì convinto che una maggioranza porta il paese alla dittatura quando ha di fronte un’opposizione irresponsabile, debole e incapace.

  • Che fatica essere credibili

    Si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere,
    più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie.

    Hannah Arendt

    Nonostante il caldo del mese appena passato, tante cose sono successe in due paesi vicini, divisi dal mare Adriatico. Nonostante le differenze nello sviluppo economico, democratico e nelle tradizione storiche e culturali in quei due paesi, una cosa però le accomuna: l’irresponsabilità di una certa classe politica che si aggrappa al potere, costi quel che costi, per rimanere a galla.

    In Italia si è aperta una crisi governativa. Accadeva l’8 agosto scorso. Al presidente del Consiglio è stato chiesto dal suo vice e ministro dell’Interno di “prendere atto che non c’è più la maggioranza”. Convinto, quest’ultimo, che era arrivato il momento di “restituire rapidamente la parola agli elettori”. Lui è stato duro anche con gli alleati di governo. Tutto quello che è successo in seguito ha dimostrato però che la decisione del ministro dell’Interno risulterebbe essere stata fatalmente sbagliata per lui. Nei giorni seguenti l’8 agosto, si era capito che si stava andando non verso nuove e anticipate elezioni, ma verso una nuova alleanza, escludendo però il ministro dell’Interno. Rendendosi conto di questo fatto, lui ha teso di nuovo la mano al suo alleato di governo, proponendogli, secondo quest’ultimo, addirittura di essere il presidente del nuovo governo. Tutto ciò ha costretto il ministro dell’Interno ad affrontare una strana e alquanto bizzarra situazione di debolezza politica e di “ritardato ripensamento”. Ma invano, perché i dadi erano già stati tratti. E non a suo favore, anzi! Chiare evidenze sono state rese pubbliche anche durante la seduta straordinaria del Senato il 20 agosto scorso. In quell’occasione il presidente del Consiglio ha annunciato le sue dimissioni, aprendo così l’attesa crisi governativa. Durante il suo lungo discorso in Senato, egli non ha risparmiato dure critiche al suo vice e ministro dell’Interno. Rivolgendosi a lui ha detto: “promuovendo questa crisi di governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al paese: hai annunciato questa crisi chiedendo pieni poteri…”. Il presidente della Repubblica, rispettando ed eseguendo i suoi doveri e diritti costituzionali, dopo le consultazioni con i rappresentanti delle istituzioni e dei partiti parlamentari, il 29 agosto scorso ha sciolto la riserva. Egli ha dato di nuovo l’incarico al dimissionario presidente del Consiglio di formare il nuovo governo. Un governo basato su un’altra alleanza, anch’essa insolita e strana, visto quanto è accaduto pubblicamente da più di un anno a questa parte. Non solo, ma tutti e due sono dei partiti che hanno regolarmente e significativamente perso in tutte le competizioni elettorali, dal marzo 2018 in poi. Compresa anche quella delle elezioni per il Parlamento europeo, a fine maggio scorso. Tutto il resto è e sarà cronaca di questi giorni. Ma quanto è accaduto in Italia durante lo scorso mese caldo d’agosto, in seguito alla crisi governativa, ha anche e purtroppo palesemente dimostrato fino a quanto e dove si potrebbe arrivare grazie ai “giochi di palazzo”, l’immoralità e l’irresponsabilità politica.

    Nel frattempo, durante il mese caldo d’agosto, in Albania ha continuato a consumarsi la grave crisi politica, istituzionale e sociale iniziata lo scorso febbraio. Crisi che si sta aggravando ogni giorno che passa e che ha come principale responsabile il primo ministro, sia istituzionalmente che personalmente. Crisi che non si potrebbe risolversi neanche con le “acrobazie verbali” del primo ministro per “togliere il marcio” di dosso e buttarlo altrove, non importa a chi. Un suo usuale comportamento, una sua viscerale insistenza quella di non riconoscere e di non assumere le sue responsabilità, passandole agli altri, è una sua costanza caratteriale e una scelta ben nota da anni. Durante questo ultimo mese ne ha dato però ulteriori, irrisori e miseri esempi.

    Che da anni il primo ministro albanese seguisse una ben precisa e dettagliata strategia per prima accedere al potere e poi mantenerlo a tutti i costi, si è capito senza alcun dubbio e pubblicamente. Si è capito anche che quella strategia, elaborata negli ambienti occulti, soprattutto oltreoceano, prevede il coinvolgimento della criminalità organizzata, degli oligarchi, dei media e, da più di un anno, anche del sistema della giustizia. In tutto ciò ormai, dati e fatti alla mano, risulterebbe una strategia che ha raggiunto egregiamente i propri obiettivi. Durante gli ultimi mesi ci sono state ulteriori prove a conferma di tutto ciò.

    Il nostro lettore è ormai ben informato della farsa anticostituzionale delle votazioni moniste del 30 giugno scorso. Ma nonostante ciò, il primo ministro ha insistito e ha proseguito nella sua folle corsa anticostituzionale e in palese violazione delle leggi in vigore in Albania, per accaparrare anche la gestione di tutta l’amministrazione locale. Lo ha fatto spudoratamente e con la sua solita arroganza istituzionale e personale. Lo ha fatto, anche se l’astensionismo durante le votazioni moniste del 30 giugno scorso ha superato mediamente l’80%, con punte di più del 90%!

    Durante questi mesi caldi d’estate altri scandali si sono verificati in Albania. Alcuni appositamente fatti accadere per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla grave crisi e le sue vere cause, altri sfuggendo al controllo di chi di dovere. Il nostro lettore sarà informato a tempo debito di tutto ciò.

    Ma durante questi mesi caldi d’estate, e rimanendo in tema delle votazioni moniste, anche i dirigenti dell’opposizione albanese non hanno smentito se stessi. Prima del 30 giugno avevano promesso pubblicamente di non permettere, anche con la forza, che accadesse quella farsa elettorale anticostituzionale. Poi, alcuni giorni prima, hanno cambiato strategia. Una loro scelta. Forse anche giusta, visti determinati “comportamenti internazionali”. Ma anche’essi, recidivi nel promettere e mai mantenere le loro promesse, hanno di nuovo deluso. Non solo, ma hanno proseguito con il loro “vizio”. Dopo il 30 giugno i dirigenti dell’opposizione hanno promesso che non avrebbero permesso ai nuovi sindaci di entrare negli uffici. Di nuovo delle promesse clamorosamente deluse! È proprio un vizio il loro: promettono e poi fanno finta di niente. Come se non fossero stati loro stessi ad aver pronunciato quelle parole e aver fatto appelli di “ribellione” e di “lotta intransigente contro il male”! E come se niente fosse, dopo che il primo ministro ormai controlla anche tutta l’amministrazione locale, i dirigenti dell’opposizione hanno promesso che a settembre sarà (veramente?) la fine del male. Rimane tutto da vedere, ma con molta, tanta e ben giustificata riserva.

    Proprio un anno fa il nostro lettore ha potuto leggere l’articolo dell’autore di queste righe “Ormai è già settembre” (Patto Sociale n. 322). Non a caso il titolo, perché i massimi rappresentanti dell’opposizione avevano allora promesso azioni decise per mettere ordine e ripristinare l’ordine democratico in Albania, partendo dal governo. Ma niente è accaduto in seguito. Chissà perché!

    Chi scrive queste righe testimonia che quanto sopracitato è accaduto realmente in Albania durante questa calda estate. Egli è convinto che, purtroppo, quello che sta accadendo in Albania non stupisce più. Anche perché per i politici è una grande fatica essere credibili. Ma quello che sta accadendo in Albania dovrebbe preoccupare sempre di più. E non solo gli albanesi.

  • Non avete visto niente ancora!

    Extremis malis, extrema remedia!

    Si, a mali estremi, estremi rimedi! Ad una simile e molto difficile scelta si arriva soltanto quando non esistono altre e quando ogni possibilità di intesa svanisce definitivamente. Questa è stata anche la ragione perché i rappresentanti dell’opposizione politica in Albania hanno rassegnato ufficialmente i mandati parlamentari il 21 febbraio scorso. Da allora si è messa in moto una assordante campagna propagandistica contro questo atto, ignorando la realtà e senza badare a incoerenze logiche e ragionamenti ridicoli e per niente convincenti. Una campagna che, oltre al primo ministro in prima persona e ai suoi luogotenenti, oltre ai media e agli opinionisti da lui controllati, vede attivati, come mai prima, anche i “rappresentanti internazionali’. Una campagna tuttora in corso.

    Ovviamente, in un paese democratico, ma veramente democratico, rassegnare i mandati parlamentari in blocco da parte dell’opposizione sarebbe stata una misura del tutto inspiegabile e ingiustificabile. Perché si sa, in un paese democratico la vita e le attività politiche si dovrebbero svolgere, e realmente si svolgono, prima di tutto, in parlamento.

    Ma in Albania la realtà è ben diversa e molto allarmante. Perché l’Albania, purtroppo, non è un paese democratico. Dalle istituzioni internazionali specializzate viene considerata, a seconda dei casi, come un paese con una “democrazia ibrida”, oppure con una “democrazia fragile”. Che poi non è che cambia molto in sostanza. Ma anche queste definizioni, dati e fatti alla mano, risultano esprimere una valutazione ottimistica. E questo perché, sempre dati e fatti alla mano, negli ultimi anni, e sempre più frequentemente, l’Albania sta scivolando verso un regime totalitario. Con tutte le derivanti e allarmanti conseguenze.

    In una simile realtà, il Parlamento, come simbolo della democrazia viene, quasi quotidianamente, profanato dalla maggioranza governativa e, soprattutto, dal primo ministro in persona. Anzi, è proprio il primo ministro, che con la sua arroganza, la sua volgarità verbale e tanto altro ancora, si identifica come il profanatore per eccellenza delle istituzioni, Parlamento compreso.

    In Albania tutti ricordano, o dovrebbero ricordare, una frase del suo discorso iniziale come primo ministro, appena il suo governo aveva avuto il previsto sostegno parlamentare. Accadeva nel settembre del 2013. Quel discorso non si ricorda e/o non si ricorderà per il suo contenuto, e cioè per il programma del governo durante il suo primo mandato, allora appena cominciato. Perché niente di quello che ha detto il primo ministro, durante quel discorso, è stato realizzato e nessuna delle promesse fatte è stata mantenuta. Come sempre. Quel suo primo discorso da primo ministro si ricorderà soltanto per una frase, per quella frase rivolta ai deputati dell’opposizione: “Non avete visto niente ancora!”. Così ha dichiarato il primo ministro allora. Purtroppo il messaggio minatorio di quella frase si è avverato durante tutti questi anni, da quel settembre 2013. Un messaggio chiaro, che si riferiva e preannunciava tutte le negazioni, la completa trascuratezza dei loro diritti istituzionali, nonché le sofferenze alle quali si dovevano abituare i rappresentanti dell’opposizione. Quanto è accaduto in seguito ha confermato quelle parole e quella “profezia”. E non solo nelle attività parlamentari. Era forse una delle pochissime promesse fatte dal primo ministro e da lui mantenute. Non si sa, e forse non si saprà mai, se quelle parole esprimevano una scelta, una linea guida consapevole, oppure sono state articolate dal suo inconscio. Comunque sia stato allora, nel settembre 2013, quanto è accaduto in seguito ha dato piena ragione a quella ammonizione e “minaccia amichevole” del primo ministro per i rappresentanti dell’opposizione. Proprio quella frase “sfugge” però, come tante altre cose importanti e che meritano la massima attenzione, anche ad alcuni “rappresentanti internazionali” in Albania.

    Tornando alla rassegnazione dei mandati parlamentari, tutti coloro che hanno condannato quella scelta dell’opposizione, avrebbero dovuto prima conoscere bene e capire la vera realtà albanese e poi esprimersi. Quella realtà vissuta e sofferta quotidianamente dagli albanesi però, non quella “storia di successi” immaginaria che diffonde la propaganda governativa. Ovviamente non lo hanno fatto i soliti “rappresentanti internazionali”, che da sempre sono schierati a fianco del primo ministro. Quelli si sa, vedono, sentono e capiscono soltanto tramite i suoi occhi, le sue orecchie e la sua testa. Loro sanno anche il perché. Lo dovrebbero aver fatto e/o lo devono fare, prima possible però, tutti quelli che con la voglia sincera di aiutare si stanno occupando seriamente adesso dell’Albania. Perché solo così potrebbero trarre le dovute e giuste conclusioni, per poi consigliare quello che si dovrebbe fare e come farlo.

    Adesso non si può contestare all’opposizione l’aver rimesso i mandati parlamentari. Anzi, lo dovevano aver fatto prima. E le occasioni non sono mancate, anzi! Ma meglio tardi che mai. Da anni ormai, la presenza dell’opposizione in parlamento serviva al primo ministro soltanto come facciata, come parvenza di pluralismo e pluripartitismo. E a niente altro! Chi non riesce a capire questa realtà, non riesce a capire la realtà albanese in generale. Eccezion fatta per tutti coloro che capiscono, ma che per “determinate ragioni” acconsentono! Quella albanese è una realtà vissuta, che dimostra e testimonia il modo in cui il primo ministro, come minimo, ha sempre ignorato l’opposizione, le sue proposte in parlamento e altro ancora. Una realtà che descrive e dimostra un primo ministro arrogante, autoritario, ma anche volgare e vigliacco. Un primo ministro che fa, lui solo, il buono e il cattivo tempo.

    Come si potrebbe pretendere “normalità” e considerare democratico un paese come l’Albania mentre il sistema della giustizia si sta volutamente politicizzando ogni giorno che passa? Un paese dove quelli che gestiscono la cosa pubblica hanno volutamente fatto fallire la riforma della giustizia. Compreso, come parte di quel [voluto] fallimento anche l’incapacità di funzionamento della Corte Costituzionale e della Corte Suprema. Quale istituzione ormai, da più di un anno a questa parte, può decidere sulla costituzionalità delle delibere governative e di altre istituzioni, nonché delle richieste di gruppi di interesse e/o di semplici cittadini? Quale altra privazione dovrebbe affrontare l’opposizione istituzionale? Si può parlare ancora di “normalità” in Albania?! Perché allora, in una simile grave situazione, i rappresentanti dell’opposizione dovevano stare ancora in Parlamento? Per avere, semplicemente, l’ennesima prova e dimostrazione che, per il primo ministro, loro non valgono, non contano niente, ma soltanto servono da facciata? Queste sono soltanto alcune delle tante ragioni, che bastano e avanzano per costringere l’opposizione ad azioni e decisioni estreme. Compresa anche l’aver rassegnato mandati parlamentari.

    Chi scrive queste righe è convinto che, privandosi dei mandati parlamentari, i rappresentanti dell’opposizione hanno tolto al primo ministro almeno il lusso di fingere, di mentire senza batter ciglio, di manipolare l’opinione pubblica in Albania e all’estero e di parlare di pluralismo e di democrazia. Egli si chiede però chi sono, per chi lavorano e a chi rendono conto alcuni “rappresentanti internazionali”, molto attivi ultimamente in Albania!

  • La grande e irresponsabilmente assente

    Le bugie sono per natura così feconde,
    che una ne suole partorir cento.

    Carlo Goldoni

    Dal 23 gennaio scorso in Venezuela tanti cittadini sono scesi nelle piazze per protestare contro il regime del presidente Nicolàs Maduro. Lui ha avuto un secondo mandato, dopo le molto contestate elezioni presidenziali del 20 maggio 2018. Elezioni boicottate dall’opposizione, come un’aperta protesta contro il regime del presidente. Erede politico di Hugo Chaves, dal 2013 Maduro ha scatenato il malcontento di tantissimi venezuelani. Malcontento scatenato di nuovo con forza dopo che il 9 gennaio 2019 ha ufficialmente avuto il suo secondo mandato. Il 23 gennaio scorso però, il capo dell’opposizione si è auto-proclamato presidente ad interim, durante una grande manifestazione. Lui, Juan Guaidó, che il 5 gennaio 2019 ha avuto il suo mandato come presidente del Parlamento, ha espresso la sua disponibilità ad assumere l’incarico di Presidente, considerando Maduro come “usurpatore illegittimo”. Sono note ormai anche le richieste dell’opposizione: dimissioni di Maduro, un periodo di transizione democratica, che porterà i venezuelani a nuove e libere elezioni.

    Nel frattempo diversi Paesi hanno espresso la loro posizione, pro e contro la proposta per nuove elezioni in Venezuela. In supporto dell’opposizione si sono schierati Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Australia, tutti i paesi sudamericani [tranne il Messico], nonché l’Unione europea. Un aperto appoggio per il presidente Maduro, lo hanno invece espresso Russia, Cina, Turchia, Siria, Iran, Cuba e Bolivia. Similes cum similibus congregantur (I simili si accompagnano con i loro simili) dicevano i saggi latini! Sono diventate emblematiche le parole del presidente turco Erdogan. Parole dette la scorsa settimana, durante una telefonata con Maduro: “Fratello Maduro, resisti, siamo al tuo fianco!”.

    In attesa di ulteriori sviluppi, durante la settimana appena inziata, i venezuelani sono stati chiamati a partecipare numerosi a due nuove manifestazioni. La prima, di due ore, avrà luogo mercoledì a mezzogiorno. La seconda sabato prossimo, 2 febbraio, prevista come una manifestazione massiccia che si svolgerà “in ogni angolo del Venezuela e del mondo”. Gli opinionisti considerano come molto importante il ruolo dell’esercito venezuelano nei giorni a venire. L’opposizione ha promesso un’amnistia per tutti coloro, soldati e ufficiali, che non daranno più appoggio al regime di Maduro. Il quale però, continua a fare il gioco duro, apparendo in pubblico vestito con una tuta da lavoro, mentre avviava delle esercitazioni militari. La situazione in Venezuela è grave e seriamente preoccupante, con le parti schierate ben determinate l’una contro l’altra. Con dietro anche i sopracitati supporti internazionali. Intanto la maggior parte dei venezuelani stanno soffrendo da tempo le conseguenze di una povertà diffusa. Una situazione che peggiora ogni giorno che passa.

    La situazione non è per niente buona e tranquilla neanche in Albania. Anzi! Ma per vari motivi, alcuni anche “di interesse geopolitico”, quanto accade lì non ha la stessa attenzione mediatica come, giustamente, la sta avendo il Venezuela. Dopo aver vinto le elezioni del 2013 con metodi e mezzi poco ortodossi, promettendo mari e monti, l’attuale primo ministro sta diventando, anche lui come Maduro, un autocrata. Convinto, però, che tali promesse erano soltanto parole al vento. Ma dal 2013 in poi la situazione in Albania cominciò a precipitare. Come in Venezuela. All’inizio però, la propaganda governativa riusciva e nascondere e/o giustificare la realtà. Con una regia centrale, capeggiata direttamente dal sempre più onnipotente primo ministro, il nuovo regime che si stava instaurando in Albania, ha nascosto i suoi legami e la sua connivenza con la criminalità organizzata. Per qualche tempo, però, perché ormai questa realtà è ben conosciuta sia in Albania che all’estero. Il regime, sempre con una regia centrale e la sua ben organizzata propaganda, ha nascosto all’inizio la coltivazione massiccia e diffusa, sul tutto il territorio, della cannabis, così come anche il suo traffico illecito. Traffico che continua tuttora. Per qualche tempo però, perché anche questi fatti sono ormai noti non soltanto in Albania, ma anche all’estero. Italia ,soprattutto, compresa. Allo stesso modo e con gli stessi mezzi, il regime, con la sua ridondante propaganda, ha cercato di nascondere la pericolosa propagazione della capilare corruzione in tutte le strutture governative e statali. Fortunatamente per qualche tempo però, perché ormai gli scandali corruttivi vengono fuori numerosissimi a galla. E di questa corruzione governativa adesso se ne sono accorti anche in diversi Paesi europei e oltreoceano. Con una regia centrale, capeggiata direttamente dal primo ministro, ma anche con il grande supporto di un miliardario speculatore di borsa statunitense, tramite le sue strutture ben radicate in Albania, finalmente il primo ministro controlla pienamente e in prima persona anche il sistema della giustizia. Tutto il sistema. Perciò è diventanto quello a cui secondo le cattive lingue mirava: uno che controlla tutto e tutti. Come il suo amico Erdogan. E come Maduro, salito anche lui al potere nel 2013, sta cercando adesso di far fronte al diffuso malcontento popolare. Malcontento che cresce di giorno in giorno. Perché dal 2013 ad oggi, il primo ministro albanese non ha fatto altro che governare non il paese, ma gli innumerevoli scandali che non riusciva più a controllare.

    E come in Venezuela, anche in Albania i cittadini devono reagire. Tutti e uniti, contro il regime instaurato dal primo ministro. Ma diversamente dal Venezuala, l’opposizione politica in Albania purtoppo non convince. Ha smentito e tradito clamorosamente, a più riprese, la fiducia data dai cittadini. Ma anche in Albania, come in Venezuela, mentre il malcontento popolare, studenti compersi, sta dando seri grattacapi al primo ministro e al suo regime, la screditata, e “strana” opposizione politica, per l’ennesima volta ha chiamato i cittadini a protestare il 16 febbraio prossimo. Che non sia, però, anche l’ennesima bugia fatta ai cittadini! Come è successo da qualche anno a questa parte. Colmando con il vergognoso e mai spiegato abbandono della “Tenda della Liberta” il 18 maggio 2017. Abbandono, dopo un altrettanto vergognoso e mai spiegato accordo tra il capo dell’opposizione e il primo ministro, che ha garantito a quest’ultimo una facile vittoria elettorale il 25 giugno 2017 (Patto Sociale n.255; 262; 268; 280; 291; 296; 300; 324 ecc..). Sarà tutto da vedere perciò, quanto accadrà in Albania in queste settimane, fino al 16 febbraio prossimo. Giorno scelto dai vertici dell’opposizione per protestare contro il malgoverno.

    A chi scrive queste righe vengono però naturali alcune domande. Vista la grave situazione in cui versa il paese, allora perché attendere fino al 16 febbraio? Perché non già subito, anzi, da ieri? Sarà forse perché i dirigenti dell’opposizione sanno che non hanno più l’appoggio della gente? Sarà perché i dirigenti dell’opposizione sono consapevoli che non sono più credibili, con le tante e ripetute bugie e delusioni che hanno generato tra la gente, calpestando clamorosamente la loro fiducia e le loro aspettative? Chissà! Rimane tutto da vedere. Nel frattempo e da qualche anno però, l’opposizione è la grande e irresponsabilmente assente nella scena politica albanese.

  • Importanti decisioni da prendere

    Nella vita di qualunque nazione viene sempre il momento
    in cui restano solo due opzioni: arrendersi o combattere.

    Nelson Mandela

    L’Albania viene ufficialmente classificata dalle istituzioni specializzate internazionali come un paese con “una democrazia ibrida”, rimanendo ancora, dal 1991, in un lungo e sofferente periodo di transizione. Ma il peggio è che l’Albania, da alcuni anni, sta tornando inarrestabilmente verso una nuova dittatura. Sono tante le evidenze e i fatti accaduti che lo testimonierebbero. Gli ultimi, il 16 settembre scorso, rendendo omaggio all’ex dittatore comunista durante alcune attività ufficiali.

    In una simile e allarmante situazione, le responsabilità dell’opposizione dovrebbero aumentare di pari passo con l’aumento degli abusi del potere da parte di coloro che governano, con la preoccupante diffusione della corruzione, con la grave e problematica connivenza del potere politico con la criminalità organizzata, con la drammatica realtà causata dalla povertà diffusa ecc.. In una simile e allarmante situazione dovrebbero aumentare le reazioni forti e determinate dell’opposizione per contrastare ed evitare il peggio.

    Ormai è passato oltre un’anno dalla massiccia manifestazione pacifica ad oltranza (18 febbraio – 18 maggio), organizzata dall’opposizione e nota anche come la “Tenda della Libertà”. Durante quei tre mesi di protesta l’opposizione chiedeva garanzie per delle elezioni libere, oneste e democratiche in vista di quelle che si dovevano svolgere il 18 giugno 2017. Come conditio sine qua non l’opposizione chiedeva le dimissioni del primo ministro ed un nuovo governo tecnico che dovevano portare il paese verso le elezioni, non più a giugno ma in autunno 2017 (Patto Sociale n.255; 262). Purtroppo, dopo un lungo e mai trasparente incontro notturno tra il capo dell’opposizione e il primo ministro, loro dichiararono che si era giunti ad un accordo, che non è stato mai reso noto. Un accordo che ha permesso al primo ministro di vincere le elezioni con un risultato inaspettato anche per lui. Ma soprattutto un accordo che ha deluso tutte le aspettative dei manifestanti della “Tenda della Libertà”, deridendo e beffando i loro sacrifici (Patto Sociale n. 268). Il tempo ha dimostrato in seguito, soprattutto con il collasso elettorale dell’opposizione, che la giusta e sacrosanta causa di quella protesta è stata tradita senza rimorsi e senza alcuna convincente spiegazione da parte del capo dell’opposizione durante quell’incontro notturno del 17 maggio 2017 con il primo ministro.

    Da quel momento ad oggi la credibilità del capo dell’opposizione ha raggiunto i più bassi livelli. Soprattutto dopo la clamorosa sconfitta elettorale del giugno 2017 e l’altrattanto chiacchierata e contestata gara interna per l’elezione del capo del partito. In Albania ormai è opinione diffusa che il capo dell’opposizione sia, purtroppo, una persona poco affidabile. Mentre il primo ministro spesso, quando parla di lui, lo considera “un bravo ragazzo”. Chi sa perché?! Ormai in Albania c’è un’opposizione che più passa il tempo e più non convince nessuno, neanche coloro che la rappresentano. Ma essi, ognuno a modo suo e per delle proprie ragioni, cercano di trarre profitti e vantaggi. Così dicono almeno le cattive lingue. Mentre i cittadini patiscono le conseguenze. Una simile opposizione potrebbe servire al primo ministro, ma mai e poi mai all’Albania e agli albanesi. (Patto Sociale n.280; 291; 296; 300 ecc..).

    In una situazione del genere, è tempo di fare alcune domande, riferendosi alle accuse dell’opposizione, e che hanno bisogno di chiare risposte.

    È vero che la criminalità organizzata controlla tutto e tutti in Albania, potere politico compreso, oppure l’opposizione non conosce la realtà? È vero che la massiccia coltivazione della cannabis, diffusa su tutto il territorio, nonché il suo traffico illecito e di altre droghe pesanti, ha il beneplacito ed il supporto delle strutture statali e/o governative, oppure l’opposizione accusa a scopo politico? È vero che negli ultimi anni l’Albania è diventata, anche dai proventi della cannabis, un centro di lavorazione e di smistamento di droghe pesanti, cocaina compresa, verso i paesi europei, oppure l’opposizione sta delirando? È vero che il potere politico, tramite la criminalità organizzata, anche con i miliardi provenienti dalle droghe, condiziona, controlla e decide i risultati elettorali, oppure tutte queste accuse sono delle fandonie dell’opposizione? È vero che la corruzione sta cancrenizzando tutte le strutture e le istituzioni dello Stato e dell’amministrazione pubblica, oppure l’opposizione sta farneticando? È vero che l’Albania è diventato uno dei primi paesi nel mondo e il primo in Europa per il riciclaggio del denaro sporco, oppure l’opposizione e le istituzioni internazionali specializzate non stanno dicendo la verità? È vero che l’Albania è diventato uno tra i primi paesi per il numero di richiedenti asilo nei paesi europei, oppure l’opposizione sta cercando di incupire la realtà? È vero che le ragioni per le quali gli albanesi, soprattutto i giovani, lasciano il paese sono la disperazione, la povertà diffusa e la mancanza di qualsiasi speranza, oppure l’opposizione mente? È vero che la povertà sta aumentando paurosamente e che sta affliggendo sempre più famiglie, oppure l’opposizione accusa il governo ingiustamente? È vero che il sistema dell’istruzione pubblica si sta sgretolando con tutte le gravi conseguenze per il futuro del paese, oppure l’opposizione sta bluffando? È vero che alcuni, pochissimi oligarchi, legati al potere politico con accordi occulti, concepiscono la stipulazione di determinate leggi e/o altri atti normativi ad personam e poi condizionano la loro approvazione, oppure l’opposizione fa delle accuse infondate? È vero che con alcuni atti irresponsabili del primo ministo e di chi per lui si stanno minacciando seriamente gli interessi del paese e l’integrità territoriale dell’Albania, oppure l’opposizione parla a vanvera? È vero che l’incapacità della Corte Costituzionale e della Corte Suprema di svolgere le proprie funzioni è conseguenza diretta di un piano diabolico del primo ministro, oppure l’opposizione sta cercando di creare una tempesta nel bicchiere? È vero che la riforma del sistema della giustizia, sbandierata come un enorme successo dal primo ministro è, in realtà, un totale fallimento, oppure l’opposizione sta calunniando? È vero che ormai tutto il sistema della giustizia è controllato dal primo ministro, oppure l’opposizione sta cercando di ingannare l’opinione pubblica a casa e le istituzioni internazionali? È vero che in Albania si sta restaurando una nuova dittatura, quella in cui il potere politico, la criminalità organizzata e alcuni oligarchi, legati da accordi occulti, controllano e decidono su tutto e tutti, oppure l’opposizione sta facendo una disperata propaganda? Perché se tutto o parte di quelle accuse fossero vere, allora bisogna agire immediatamente. E non con delle parole e promesse non mantenute.

    Chi scrive queste righe è convinto che la situazione in Albania è veramente grave. Tenendo presente la realtà, egli crede fermamente nell’importanza e nell’indispensabilità delle proteste. Perché è convinto che quando il governo viola e calpesta i diritti dei propri cittadini, allora il più sacro diritto e l’indispensabile dovere dei cittadini è la ribellione contro il governo per rovesciarlo.

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