partecipazione

  • Preoccupante sostegno europeo

    La storia è un insieme di menzogne concordate.

    Napoleone Bonaparte

    Venerdì scorso, 21 novembre, a Tirana, capitale dell’Albania, si è svolto il Vertice regionale dei dirigenti dei Paesi balcanici per discutere del Piano di crescita “Il nostro percorso verso l’Unione europea” (Regional Leaders’ Summit on the Growth Plan “Our pathway to EU”). Erano presenti i capi dei governi, la Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato e altri funzionari della Commissione europea, nonché rappresentanti di varie organizzazioni regionali.

    Il vertice di Tirana si è svolto solo alcuni giorni dopo che a Bruxelles, il 18 novembre scorso ha avuto luogo il Forum annuale sull’Allargamento dell’Unione europea. Tutto ciò mentre continuano gli attacchi micidiali dell’esercito russo sull’Ucraina e si sta discutendo, a livello internazionale, del piano di pace di 28 punti presentato dal presidente statunitense.

    Ragion per cui anche le politiche di allargamento ormai sono condizionate da queste preoccupanti situazioni geopolitiche e geostrategiche. Lo ha ribadito, tramite un videomessaggio, la presidente della Commissione europea il 18 novembre scorso, durante il Forum annuale sull’Allargamento. Per lei  “…in tempi di incertezza geopolitica, l’allargamento è più di una scelta per la pace”. Perché, ha aggiunto, l’allargamento è un “investimento nella nostra sicurezza e libertà collettiva”.

    Però le “ragioni geopolitiche e geostrategiche” devono essere valutate con la massima serietà, responsabilità e lungimiranza, tenendo ben presente ogni singolo Paese candidato all’adesione nell’Unione. E non si devono “appoggiare”, proprio per “ragioni geopolitiche e geostrategiche”, certi autocrati al potere in alcuni Paesi balcanici. L’Unione europea deve garantire l’attivazione di regole e clausole di tutela quando nuovi Stati membri non rispettino gli obblighi comunitari. Sì, perché, come ci insegna anche la storia recente, l’Unione europea dovrebbe essere ben attenta ad altre problematiche causate da ulteriori attriti interni tra gli Stati membri, compresi i nuovi Paesi aderenti, che possano generare poi forti disaccordi in sede decisionale.

    Se si trascurano determinati criteri, si rischia realmente di poter favorire anche un Paese in cui si stia consolidando un regime autocratico anche se camuffato di pluripartitismo di facciata. Un Paese in cui siano stati evidenziati, dai rapporti ufficiali dalle istituzioni specializzate, compresi quelle dell’Unione europea, dei seri problemi legati alla diffusa corruzione, alla connivenza del potere politico con la criminalità organizzata ed altri raggruppamenti occulti internazionali, all’abuso del potere istituzionale conferito e anche usurpato, alla violazione dei fondamentali diritti dell’essere umano ed altro. Il che potrebbe, con molta probabilità, generare poi seri problemi nel futuro per l’Unione europea. Ragion per cui non si dovrebbe mai trascurare l’adempimento dei tre noti Criteri di Copenaghen: il criterio politico, il criterio economico e quello dell’acquis comunitario. Proprio il primo criterio prevede, tra l’altro, la presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia e lo Stato di diritto in tutti i Paesi candidati all’adesione nell’Unione europea.

    Durante il vertice regionale dei dirigenti dei Paesi balcanici, svoltosi a Tirana venerdì scorso, 21 novembre, la Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato ha dichiarato, tra l’altro, che la stessa Europa non può sentirsi sicura senza l’adesione dei Paesi balcanici all’Unione europea. “…Questo è un errore che abbiamo commesso in passato e dobbiamo correggerlo”, ha aggiunto lei.

    Rivolgendosi poi ai massimi rappresentanti dei Paesi balcanici presenti al vertice, la Commissaria all’Allargamento e alla Politica di Vicinato ha dichiarato: “Ci restano ancora due anni affinché il Piano di Crescita diventi un vero successo e prepariamo il terreno per il vostro ingresso nell’UE. Dobbiamo sfruttare ogni giorno per lavorare per il futuro europeo dei Balcani occidentali”. Mentre all’inizio della scorsa settimana, a Bruxelles, la Commissaria all’Allargamento e la Politica di Vicinato ha elogiato i “successi” dell’Albania, perciò del primo ministro albanese, suo caro amico, nel suo percorso europeo. Lei ha detto “convinta” che “L’Albania è il miglior caso del potere trasformativo dell’allargamento”.

    Alla fine del vertice di Tirana era stata prevista anche una conferenza stampa congiunta del primo ministro albanese e della Commissaria sull’Allargamento e la Politica di Vicinato. Loro hanno informato i giornalisti presenti su alcuni argomenti trattati durante il vertice. E come al solito, sono state delle dichiarazioni che si riferivano ai “risultati positivi ottenuti”, esprimendo riconoscimento per il “valoroso supporto” della Commissione europea e l’ottimismo della stessa Commissione per il raggiungimento di tutti gli obiettivi posti. Poi, dopo le loro dichiarazioni, sono stati i giornalisti a fare delle domande.

    Ma prima di fare riferimento sia alle domande dei giornalisti che alle risposte ricevute, bisogna però sottolineare che recentemente è stato reso pubblico uno dei più clamorosi scandali in Albania di questi ultimi anni. Si tratta di uno scandalo in seguito ad alcuni manipolati appalti pubblici legati ad una lunga galleria, a due ponti pagati ma mai costruiti e a sospettosi lavori di supervisione. Uno scandalo, espressione dell’abuso con il potere istituzionale e della corruzione ai massimi livelli. Uno scandalo che vede direttamente coinvolti la vice primo ministro, che è anche ministro delle Infrastrutture e dell’Energia, reso noto dopo lunghe indagini di un coraggioso procuratore. Da fonti credibili risulterebbe che il procuratore sia stato minacciato dal primo ministro per le sue indagini, mentre non c’è stata nessuna smentita da parte del primo ministro. Chissà perché?! Proprio colui che, guarda caso, risulta coinvolto personalmente in quello scandalo.

    Un giornalista ha chiesto al primo ministro del sopracitato scandalo. E lui non poteva non dare la colpa agli altri. Per il primo ministro si tratta di “…un caso unico nella storia dell’Europa […] dove non è mai successo che un procuratore ed un giudice si incontrano faccia a faccia e sospendono dall’incarico un membro del governo”. Mentre la Commissaria sull’Allargamento ha rifiutato di rispondere alla stessa domanda, dicendo:  “non commenterò casi concreti”.

    Una giornalista ha chiesto a lei se le elezioni dell’11 maggio in Albania rispettavano gli standard dell’Unione europea. E si riferiva al massacro elettorale dell’11 maggio scorso di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Un massacro elettorale evidenziato dal rapporto ufficiale dell’OSCE/ODIHR, (Conferma ufficiale di un denunciato massacro elettorale; 27 ottobre 2025), ma anche dal rapporto ufficiale della stessa Commissione europea (Altra conferma internazionale di una preoccupante realtà; 10 novembre 2025).

    Ebbene, la risposta della Commissaria all’Allargamento è stata clamorosa: “Le elezioni sono state libere e oneste” (Sic!). Una dichiarazione che contrasta in modo stridente con i due sopracitati rapporti che affermano proprio il contrario. Sì perché in nessuna riga dei due rapporti risulta una simile affermazione. Lei doveva dare un’altra risposta, per essere in accordo almeno con il rapporto della Commissione Europea che rappresenta. Chissà perché una simile dichiarazione?! Si sa però che lei, la Commissaria all’Allargamento sempre ha “applaudito i successi” raggiunti dal primo ministro albanese. Lo ha fatto anche la scorsa settimana a Bruxelles, dichiarando che l’Albania è “un’ispirazione per i Balcani occidentali” (Sic!).

    Chi scrive queste righe considera preoccupante il sostegno che la Commissaria all’Allargamento sta dando al primo ministro albanese, con il quale stanno manipolando la storia e la realtà. Aveva ragione Napoleone Bonaparte, affermando che la storia è un insieme di menzogne concordate.

  • Nuova indagine Eurobarometro: i giovani partecipano attivamente alla vita civica e democratica in vista delle elezioni europee

    Alla vigilia delle elezioni europee, che si terranno dal 6 al 9 giugno, la Commissione ha pubblicato un’indagine Eurobarometro sui giovani e la democrazia, da cui emerge che il 64% dei giovani dichiara di avere intenzione di votare. Tuttavia, mentre il 38% ritiene che votare sia l’azione più efficace per far sentire la propria voce, circa il 19% dichiara di non essere interessato alla politica e il 13% di non essere interessato a votare.

    Dall’indagine è emerso che molti giovani sono attivi e impegnati: il 64% ha infatti dichiarato di aver partecipato alle attività di una o più organizzazioni negli ultimi 12 mesi e il 48% ha dichiarato di aver agito per cambiare la società firmando una petizione, partecipando a una manifestazione o scrivendo a un esponente politico.

    Infine, dall’indagine è emerso che i giovani continuano ad avere una visione europea. Oltre il 43% ha partecipato a un’attività in un altro paese dell’UE. Quasi la metà dei giovani intervistati (il 49%) dichiara di essere a conoscenza delle opportunità di finanziamento offerte da Erasmus+, il programma europeo per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Quasi due terzi (il 67%) dei giovani ritengono che l’UE influisca, almeno in parte, sulla loro vita quotidiana, mentre il 26% afferma il contrario e il 7% dichiara di non saperlo.

  • Modello di Democrazia o Democrazia Modello?

    Durante lo scorso weekend i cittadini della Confederazione Elvetica hanno approvato, attraverso un quesito referendario, l’inserimento della tredicesima per i pensionati nonostante il parere contrario della maggioranza al governo. Come diretta conseguenza spetterà, ora, allo stesso governo elvetico trovare le coperture finanziarie in modo da assicurare l’attuazione dell’esito referendario.

    Contemporaneamente, invece, è stato rifiutato, in un altro quesito referendario, l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, il quale aveva invece il sostegno politico del governo federale e della maggioranza.

    Una democrazia si rivela tale quando fa proprie le istanze dei cittadini trasformandole poi in quadri normativi nazionali in linea anche con le indicazioni espresse dagli esiti referendari. E’ invece una versione decisamente “spuria” quella democrazia delegata all’interno della quale si riconosce ad una classe politica la libertà di scelta, grazie all’assenza del vincolo di mandato, in relazione alle priorità nazionali, alle quali i cittadini poi si devono adeguare sia in termini politici che economici. Emerge evidente come una democrazia delegata trovi la propria giustificazione espressamente ideologica e politica nella presunta superiorità della classe politica rispetto al popolo amministrato.

    Un presupposto intollerabile e tipicamente ideologico che avvicina tutte le compagini politiche tanto di sinistra che di destra in merito alla comune mancanza di considerazione per i propri elettori.

    Una situazione talmente evidente ormai che viene confermata dal progressivo abbassamento dell’afflusso di votanti registrato agli ultimi appuntamenti elettorali.

    La complicità che lega tutte le forze politiche italiane viene conclamata dalla inesistente attenzione dimostrata verso il proprio declino elettorale complessivo in quanto intimamente compiaciute dalla facilità con la quale l’intera classe politica si trova a beneficiare di una delega politica ottenibile attraverso un coefficiente elettorale molto più basso.

    Certamente la Svizzera rappresenta un modello di democrazia ma, in considerazione degli esiti della democrazia delegata in Italia, sicuramente anche la “Democrazia Modello”.

    Solo attraverso questo asset istituzionale e proprio perché diretta, lo Stato si evolve da entità terza superiore rispetto ai cittadini e viene posto nella condizione di dover offrire una risposta normativa esaustiva alle principali istanze dei cittadini. Queste vengono definite attraverso l’istituto del referendum il quale, a differenza di quanto avviene in Italia, non solo è propositivo ma può avere come oggetto anche normative fiscali ed economiche.

    Anche l’ipotesi di una revisione della nostra Costituzione con il premierato va in direzione opposta a quella di dare effettivamente ai cittadini maggiore possibilità di incidere.

  • Il diritto di scegliere i propri rappresentanti

    La lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione dimostra come sia sempre più forte il sentimento di condanna ad un sistema elettorale che, con leggi diverse e sempre più liberticide, ha tolto ai cittadini elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di avere parlamentari e senatori legati effettivamente al territorio che dovrebbero rappresentare.

    Da troppo tempo le leggi elettorali hanno consegnato ai capi partito ed ai capi corrente l’esclusivo potere di scegliere, stabilire, chi sarà eletto al Parlamento ed al Senato garantendosi così parlamentari di loro esclusiva dipendenza anche al di là della affettiva competenza.

    Il sempre più forte astensionismo dimostra la ormai radicata mancanza di fiducia degli elettori verso i partiti che non rappresentano più, come sarebbe loro dovere, gli interessi della collettività ma operano per costruire piccole oligarchie.

    Qualunque sarà il risultato elettorale è bene che fin da ora tutti coloro che credono in una reale democrazia comincino a lavorare insieme per ottenere una riforma del sistema dei partiti e per una legge elettorale rispettosa degli elettori.

    La strada sarà lunga ma se non si parte non si arriva, da oggi il cammino sarà meno impervio perché, come dimostrano molti articoli apparsi in questi giorni e la lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione cominciamo ad essere in molti a chiedere un totale cambiamento.

  • Futuro dell’Europa: la plenaria della Conferenza discute le raccomandazioni dei cittadini

    Da venerdì 11 a sabato 12 marzo, le idee dei cittadini sull’UE nel mondo e su migrazione, economia, giustizia sociale e occupazione, cultura, gioventù, sport e trasformazione digitale saranno presentate e discusse alla plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo.

    Quaranta raccomandazioni sono state elaborate dal panel europeo di cittadini “L’UE nel mondo/Migrazione”, che si è riunito dall’11 al 13 febbraio 2022 a Maastricht (Paesi Bassi), e 48 dal panel su “Un’economia più forte, giustizia sociale e occupazione/Istruzione, cultura, gioventù e sport/Trasformazione digitale”, che ha concluso i lavori il 25-27 febbraio a Dublino (Irlanda). Queste idee e quelle derivanti dai panel nazionali di cittadini organizzati dagli Stati membri saranno presentate e discusse questo fine settimana a Strasburgo.

    Il panel di cittadini di Dublino ha manifestato la propria solidarietà nei confronti dell’Ucraina e ha sottolineato l’importanza e l’urgenza di questo processo che dà voce ai cittadini sulle questioni che li riguardano. Con la partecipazione alla plenaria di cittadini del paese in guerra, la situazione in Ucraina dovrebbe fare da sfondo anche alle discussioni di questo fine settimana.

    Molti membri del collegio dei Commissari parteciperanno sia ai gruppi di lavoro per la preparazione della plenaria, sia alla plenaria stessa. Il Vicepresidente esecutivo Dombrovskis e l’Alto Rappresentante Borrell parteciperanno a distanza, mentre i Vicepresidenti Šefčovič, Jourová e Šuica e la Commissaria McGuinness saranno presenti di persona. I Commissari Gabriel, Breton, Ferreira e Johansson parteciperanno a diverse sezioni dei gruppi di lavoro e alla riunione plenaria.

    Durante la plenaria della Conferenza saranno discusse, senza un risultato prestabilito, le raccomandazioni dei panel di cittadini nazionali ed europei e i contributi raccolti sulla piattaforma digitale multilingue, raggruppati per temi. I panel hanno selezionato 80 cittadini (20 per ciascun panel) che li rappresenteranno alla plenaria della Conferenza. L’ultima sessione plenaria si è svolta il 21 e 22 gennaio a Strasburgo.

    La plenaria presenterà, su base consensuale, le sue proposte al comitato esecutivo, che in modo assolutamente trasparente elaborerà quindi una relazione in piena collaborazione con la plenaria stessa.

    Fonte: Commissione europea

  • Conferenza sul futuro dell’Europa: coinvolgere i cittadini per costruire un’Europa più resiliente

    Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il Primo ministro portoghese António Costa a nome della presidenza del Consiglio e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno firmato la dichiarazione comune sulla conferenza sul futuro dell’Europa. Si tratta di un passo preliminare all’avvio di una serie di dibattiti e discussioni che consentiranno ai cittadini di ogni angolo d’Europa di condividere le loro idee per contribuire a plasmare il futuro dell’Europa.

    La conferenza sul futuro dell’Europa si prefigge come obiettivo conferire ai cittadini un ruolo più incisivo nella definizione delle politiche e delle ambizioni dell’UE, migliorando la resilienza dell’Unione alle crisi, sia economiche che sanitarie. Costituirà un nuovo spazio d’incontro pubblico per un dibattito aperto, inclusivo, trasparente e strutturato con i cittadini europei sulle questioni che li riguardano e che incidono sulla loro vita quotidiana.

    La dichiarazione comune presenta un elenco non esaustivo di possibili argomenti per la conferenza: la salute, i cambiamenti climatici, l’equità sociale, la trasformazione digitale, il ruolo dell’UE nel mondo e il rafforzamento dei processi democratici che governano l’UE. Questi temi coincidono con le priorità generali dell’UE e con le questioni sollevate dai cittadini nei sondaggi d’opinione. In ultima analisi, saranno i partecipanti a decidere quali argomenti trattare nell’ambito della conferenza.

    La conferenza fa capo alle tre istituzioni che guidano l’iniziativa, rappresentate dai rispettivi presidenti che fungono da presidenza congiunta. Presto sarà istituito un comitato esecutivo che rappresenterà le tre istituzioni in modo equilibrato, con i parlamenti nazionali nel ruolo di osservatori. Il comitato esecutivo supervisionerà i lavori e preparerà le riunioni plenarie della conferenza, compresi i contributi dei cittadini e il loro follow-up.

    La dichiarazione comune definisce la portata, la struttura, gli obiettivi e i principi della conferenza. Getta le basi per eventi avviati dai cittadini, da organizzare in collaborazione con la società civile e i portatori d’interessi a tutti i livelli, i parlamenti nazionali e regionali, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale, le parti sociali e il mondo accademico. La loro partecipazione al processo è essenziale per garantire il massimo coinvolgimento e la massima diffusione.

    La conferenza si articolerà in vari spazi, virtuali e, possibilmente, fisici, nel rispetto delle norme anti COVID. Una piattaforma digitale multilingue interattiva consentirà ai cittadini e ai portatori d’interessi di presentare idee online e li aiuterà a partecipare o a organizzare eventi.

    La piattaforma e tutti gli eventi organizzati sotto l’egida della conferenza dovranno basarsi sui principi di inclusività, apertura e trasparenza, nel rispetto della privacy e delle norme dell’UE in materia di protezione dei dati. Le attività dei gruppi di cittadini europei organizzati a livello europeo saranno trasmesse e tutti i contributi online dovranno essere resi pubblici.

    La conferenza è invitata a elaborare le proprie conclusioni per orientare la futura direzione dell’Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • Diritto di scelta e di partecipazione

    Mentre siamo in code varie sulle solite autostrade e strade, infarcite di lavori in corso, mentre su una spiaggia cerchiamo di dimenticare i lunghi mesi di isolamento o in montagna, in campagna riprendiamo contatto con la natura, contatto che ci era stato giustamente proibito per tanti mesi, mentre, purtroppo, siamo costretti a rimanere dove siamo perché la crisi, le condizioni economiche, ci impediscono di andare in vacanza, ovunque noi  siamo e con chiunque siamo non dimentichiamoci che il futuro nostro, ed altrui, dipende in gran parte dai nostri comportamenti. Le mascherine vanno usate, le distanze mantenute, le precauzioni devono far parte di ogni azione quotidiana.

    Come sanno tutti coloro che, per qualunque ragione, hanno avuto ed hanno bisogno in questi giorni di una visita medica, di un controllo ospedaliero, la nostra sanità è stata portata al collasso e ancora molti reparti non hanno ripreso a funzionare normalmente e nei Pronto soccorsi le ore di attesa sono ancora più Lunghe del solito, perciò preservare la nostra salute diventa più che mai un dovere.

    Pensiamo a tutte le volte che per primi non ci siamo sufficientemente curati dell’ambiente, di come contrastare l’inquinamento nei nostri gesti quotidiani, di come abbiamo sempre dato per scontate libertà e comodità che improvvisamente abbiamo in parte perso. Il covid potrebbe essere l’occasione per ripensare al meglio la nostra vita, anche la nostra attenzione alla politica perché se c’è il disfacimento e la confusione attuale ci sono anche responsabilità da parte nostra, la trascuratezza con la quale abbiamo votato, o scelto di non votare, ha portato alla conseguenze che oggi dobbiamo registrare, una politica impreparata, autoreferenziale, pressapochista che può condurci,molto velocemente, ad un sistema oligarchico nel quale non saranno i migliori a scegliere per noi. Chi può si goda un po’ di respiro, di sole e di aria ma sappia che il pericolo non è solo il ritorno del covid ma la nostra assuefazione alla mancanza di libertà e al diritto di scelta e di partecipazione.

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