pet

  • A New York un museo dedicato al cane

    Come tutti sanno, gli italiani nel tempo sono diventati sempre più amanti degli animali domestici e nel frattempo sono anche aumentati i collezionisti di oggetti che rappresentano, in special modo, cani o gatti. Nei negozi specializzati, così come anche nei mercatini dell’antiquariato, cominciano a scarseggiare gli oggetti che riproducono animali, sia quelli d’epoca che anche le ceramiche firmate ma più recenti. Gli americani, che sono sempre precursori in alcune iniziative dedicate agli amici a 4 zampe (ricordiamo che furono i primi ad aprire veri e propri centri di benessere ed estetica per i pet, sempre negli Usa è nata la moda, assolutamente deprecabile, sia di tingere il pelo degli animali sia di vestirli snaturandoli della loro identità), hanno inaugurato, a due passi dal Grand Central Station di New York, un intero museo dedicato ai cani. Centinaia di dipinti, disegni, acquarelli, stampe e sculture, vari oggetti decorativi e figurine di ceramica immortalano la figura del cane, che è ricordata anche in una biblioteca vastissima, con migliaia di volumi. Tra gli oggetti più antichi esposti, oltre a impronte fossili, cucce ottocentesche per cani di piccolissima taglia o un mini-paracadute per un cane soldato arruolato durante la seconda guerra mondiale, nonché ovviamente i poster delle star cinematografiche come Lessie e Beethoven. Si tratta di un’iniziativa certamente interessante anche se lascia stupiti che proprio in questo museo i cani non siano ammessi.

    Anche nel rapporto con gli animali vige sempre una doppia verità: da un lato chi eccede nel tramutarli in surrogato dei figli o in testimonial del loro benessere, dall’altro ancora chi li sevizia o ne fa addirittura un business illegale. Come dicevano i latini, in medio stat virtus e cioè nel mezzo sta la virtù: va benissimo, anzi è lodevole che non si perda la storia dei più antichi amici dell’uomo, cani e gatti, le loro vicissitudini dal vivere quotidiano alla storia dell’arte, d’altro canto è importante ricordare che se in Italia vi sono 7 milioni di cani bisogna saperli accudire nella maniera corretta e, da parte delle istituzioni, incentivare in maniera consistente la lotta al randagismo e la verifica sulle reali condizioni di tanti cosiddetti rifugi per cani abbandonati che spesso sono dei lager.

  • Le adozioni dai canili restano sempre poche

    I dati di una recente indagine dell’Associazione nazionale Medici e Veterinari italiani evidenziano come gli italiani possessori di cani e gatti abbiano un’età compresa tra i 45 e i 65 anni e siano soprattutto le donne che lavorano ad occuparsi stabilmente dell’animale di casa. Sono aumentati il grado di istruzione e la cultura della prevenzione, anche se, purtroppo, vi sono ancora proprietari di cani o gatti che non vanno dal veterinario. Molti proprietari di pet si scambiano esperienze usando le reti informatiche ed è in crescita la percentuale di quanti utilizzano il petfood piuttosto che le preparazioni casalinghe di un tempo. Purtroppo invece vi è una lieve flessione dell’uso del microchip, la qual cosa rimane un problema specie per contrastare il randagismo, e non decollano le adozioni dai cani. Solo il 12% adotta un animale da un rifugio e circa un 4% da associazioni. Vi sono invece molti casi di adozioni fortuite di animali trovati abbandonati per strada. La mancanza di sufficienti adozioni ripropone una volta di più dei tanti cani e gatti che restano più o meno tutta la vita in strutture che non sono idonee se non in pessime condizioni. Proprio per questo l’Anmvi continua a proporre al governo iniziative che portino ad incentivi per chi adotta un animale da compagnia, sia tramite detrazioni fiscali sia modificando le aliquote Iva per le visite veterinarie e per l’acquisto di medicinali e antiparassitari. Esentare le prestazioni veterinarie di rilevanza pubblica come applicare un’Iva agevolata ad alcune cure, alimentari e farmaci non sarebbe un onere per lo Stato in quanto favorire l’adozione di un animale da compagnia porterebbe anche a risparmi legati al loro mantenimento in rifugi e canili ed inoltre è ormai scientificamente provato che, sia per le persone anziane che per i bambini, socializzare con un animale porta un benessere fisico e psichico.

    L’avvicinarsi delle vacanze, pur essendo tantissimi gli italiani che scelgono di andare in vacanza con il proprio animale, ripropone ancora il problema degli abbandoni rendendo ancora più grave il già serio problema del randagio. Secondo gli ultimi dati del rapporto Assalco-Zoomark 2018, sono circa 60 milioni gli animali in Europa che viaggiano con i loro proprietari. E’ perciò importante ricordare di portare sempre con sé il libretto con le vaccinazioni e non lasciare gli animali da soli nell’auto chiusa ma garantire loro periodiche soste sia per le necessità fisiologiche che per bere. Per viaggiare nei Paesi della Ue occorre avere con sé il passaporto sanitario dell’animale e aver fatto comunque tutte le adeguate profilassi contro la filaria. Per chi frequenta luoghi pubblici è bene ricordare che occorre avere un guinzaglio non più lungo di 1,5 metri e che va tenuta sempre a disposizione una museruola, mentre per i gatti occorre avere sempre un trasportino. Le profilassi antiparassitarie vanno sempre fatte e bisogna tenere con sé soluzioni fisiologiche per lavare dalla terra o dalla sabbia le orecchie o i polpastrelli.

     

  • Caos Brexit: anche i pet in viaggio con i loro padroni potranno avere problemi?

    La Brexit continua e tenere banco tra le notizie di maggior rilevanza politica. Firme, petizioni on line e manifestazioni di piazza per ottenere un  nuovo referendum ed evitare l’uscita del Regno Unito dall’Unione, reiterati ‘no’ del Parlamento alle proposte della premier May, ridefinizioni continue della data di uscita e via discorrendo, mentre rimangono irrisolti tanti problemi tra i quali quelli legati ai confini dell’Irlanda del Nord, alla permanenza nel Regno Unito di chi già vi lavora, al transito delle merci dall’Unione e per l’Unione. Tra i tanti problemi irrisolti anche quelli legati alle persone che, per motivi diversi, si vogliono recare in Gran Bretagna con il loro pet o che dalla Gran Bretagna vogliono venire nell’Unione europea.

    Un recente sondaggio, tra i medici veterinari, ha rilevato la crescente preoccupazione dei proprietari di pet che cercano di avere informazioni sulla documentazione necessaria. Il governo britannico ha aperto una pagina web dedicata all’argomento ma di fatto nessuno sa ancora come regolarsi, e cioè come potrà entrare nell’Unione un cittadino britannico accompagnato dal suo cane o dal suo gatto e come potrà un cittadino, di uno dei paesi dell’Unione, che abita nel Regno Unito con un animale da compagnia, acquistato o adottato  durante la permanenza nel Regno Unito, tornare nel suo paese d’origine o comunque in un paese dell’Unione, in compagnia del suo animale.

    Particolarmente complicata sarebbe poi la situazione per quanto riguarda i movimenti di pet dall’Irlanda del Nord alla Repubblica d’Irlanda. Ai problemi personali si aggiungono quelli legati a manifestazioni sportive e gare o mostre per cani e gatti. Certo, diranno in tanti, non sono questi i problemi  più rilevanti, siamo d’accordo, lo scenario è nell’insieme complesso ed un po’ schizofrenico e molti sono gli interessi politici ed economici in gioco ma, come in tutte le cose, insieme ai problemi generali vi sono anche i tanti problemi individuali e di quelle piccole categorie che sembrano sempre più sfuggire alle scelte ed alle decisioni della politica.

     

  • Stretta delle compagnie aeree sugli animali ammessi a bordo come passeggeri

    Sono sempre più le richieste dei passeggeri che vogliono volare con i propri animali e le compagnie aree si trovano alle prese con problemi imprevisti.

    Per la United Airlines le richieste di portare con sé il proprio animale sono aumentate del 75% (sono quasi 76 mila l’anno) e la compagnia aerea statunitense ha dovuto rifiutare di recente la richiesta di un cliente di imbarcare il suo pavone a Newark. Solo l’anno scorso United ha segnalato una crescita di oltre 30mila passeggeri che volevano viaggiare con i loro pet e di fronte a tale escalation una portavoce della compagnia ha fatto presente che si è registrato “un significativo aumento degli incidenti a bordo che coinvolgono questi animali”. Dal mese prossimo il vettore applicherà regole più severe sugli animali trasportati dai passeggeri come anti-ansia, fermo restando – viene assicurato –  il trasporto di animali come i cani guida per i non vedenti. Oltre a un preavviso di 48 ore e alla lettera di uno specialista, i passeggeri dovranno dimostrare che il loro animale è stato “addestrato a comportarsi correttamente in un ambiente pubblico”. United emetterà inoltre un elenco di animali vietati, inclusi ricci, furetti, insetti, roditori, serpenti, ragni, rettili e “uccelli non domestici”.

    Sempre da marzo anche l’americana Delta intensificherà gli sforzi per far fronte all’aumento dell’84% degli incidenti collegati alla presenza di animali a bordo, alla luce dei “gravi rischi per la sicurezza che coinvolgono animali non addestrati” e portati in volo (ci sono stati viaggiatori che chiedevano di viaggiare con tacchini, opossum e serpenti). Anche Delta assicura che continuerà a trasportare senza problemi circa 250mila cani guida o altri animali di servizio ogni anno.

    Virgin Atlantic permette solo ai cani di essere trasportati mentre British Airways non consente ai passeggeri di portare a bordo alcun animale.

  • La produttività sul lavoro arriva portando Fido con sé

    Seguendo l’esempio di altre nazioni, anche in Italia si inizia a prendere atto di quanto la presenza del proprio animale d’affezione, sia sul posto di lavoro che durante un ricovero ospedaliero, possa aiutare a migliorare l’efficienza sul lavoro e la voglia di reagire e la serenità in una degenza. Negli scorsi mesi la Regione Lombardia ha dato il suo assenso all’ingresso degli animali nei luoghi di cura e in alcuni Comuni si è iniziato a dare il permesso, a chi lavora in municipio, di portare con sé il proprio cane. Anche il Comune piacentino di Castel San Giovanni ha dato avvio a questa prassi, che porta ovviamente anche all’adozione di una serie di cautele e di controlli (dall’anagrafe canina alle vaccinazioni all’assicurazione per responsabilità civile verso terzi).

    Diversi studi universitari americani sottolineano come la presenza del proprio animale da compagnia sul luogo di lavoro riduce lo stress e Lucia Fontana, sindaco di Castel San Giovanni è fiera di essere alla guida della prima amministrazione pubblica italiana ad aver adottato un provvedimento in tal senso.

Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.