Italia ormai è divisa dalle frane, frane nuove ma anche tante, troppe frane vecchie di anni e che si sono riattivate senza che nessuno sia mai intervenuto per mettere in sicurezza il territorio ed abbia fatto una mappatura vera e completa di tutte le aree a rischio idrogeologico, la parola prevenzione resta una parola.
Tanti governi si sono succeduti, tutti indifferenti ai pericoli di tante parti del territorio italiano e, a distanza di 17 anni, la ricostruzione dell’Aquila non è ancora ultimata con i ritardi più evidenti proprio nel settore pubblico.
Per l’ennesima volta chiediamo al ministro Salvini ed agli amanti del Ponte sullo Stretto se hanno contezza di quanto si poteva fare, e non si è fatto, con lo stanziamento previsto per un ponte che 1) in caso di terremoto, l’aerea è la più sismica d’Italia, basti pensare ai 500.000 morti del terremoto di Messina e Reggio Calabria nel 1908, rischia di non stare su o di diventare inagibile; 2) in caso di guerra sarebbe la prima infrastruttura ad essere colpita; 3) in Sicilia ed in Calabria mancano ancora strade e ferrovie; 4) gli abitanti di Messina hanno l’acqua contingentata per poche ore al giorno mentre le opere per il ponte abbisognano di enormi quantitativi; 5) l’Italia sta franando ovunque ed il primo pensiero dovrebbe essere quello di mettere in sicurezza le zone colpite e di dar corso alle opere necessarie per impedire altri disastri annunciati.
Ma il buon senso non sempre guida la politica specie di chi parla per cercare voti e non per dare risposte reali.