protesta

  • Hong Kong police arrest dozens of pro-democracy protestors

    Dozens of pro-democracy protestors were arrested in Hong Kong on Tuesday after people took to the streets to mark the first anniversary of the anti-government movement.

    The demonstrators occupied roads and blocked traffic, carrying banners and yelling slogans, such as: “Hong Kong independence, the only way” and “Rejuvenate Hong Kong, revolution of our era”.

    Public gatherings have been banned since March because of the coronavirus pandemic. Police used pepper spray to disperse protesters. 53 people had been arrested for participating in an illegal assembly, police said, adding that it had used “minimum necessary force” to disperse the crowd.

    The demonstrations in Hong Kong began last year when people took to the streets to reject a bill that would have facilitated extradition to China. The protests, often followed by brutal crackdowns by security forces, evolved into a wider movement calling for greater freedoms in what is the most concerted challenge to Beijing’s rule since the former British colony’s 1997 handover. Beijing has denied the arrests were politically motivated and has blamed the West for provoking unrest.

    The protests escalated last month, when China’s parliament decided to impose national security laws on Hong Kong, and made it a criminal offence to disrespect the Chinese national anthem.

    City leader Carrie Lam said that “Hong Kong cannot afford such chaos”, adding that residents needed to prove Hong Kong people “are reasonable and sensible citizens of the People’s Republic of China” if they want their freedoms and autonomy to continue.

     

  • Continua da più un anno la protesta in difesa del Teatro nazionale di Tirana

    Peccare di silenzio, quando bisognerebbe protestare, fa di un uomo un codardo.

    Ella Wheeler Wilcox

    È passato ormai un anno dall’inizio della più lunga protesta quotidiana, tuttora in corso, svolta in Albania. E forse rappresenta un caso più unico che raro anche in altre parti del mondo. Una protesta pacifica che ogni sera si svolge nel pieno centro di Tirana. È la protesta alla difesa del Teatro Nazionale.

    Nei primi giorni del febbraio 2018 il primo ministro albanese ha fatto sapere la sua intenzione di demolire il Teatro Nazionale per costruire alcune torri in cemento armato. Il che ha suscitato subito la reazione degli artisti e dei cittadini che cominciarono a protestare. Si tratta di un vero e proprio affare corruttivo, clientelistico, di abuso del potere, di speculazione edilizia e ormai, dati e fatti alla mano, sembrerebbe che si tratti anche di riciclaggio di denaro sporco. In tutto ciò il primo ministro, recidivo, non ha fatto altro che ritentare con arroganza e aggressività, da una posizione di forte potere [abusivo] istituzionale, quello che non era riuscito a fare anni fa. Aveva sempre fallito in una simile impresa, grazie alla resistenza e alle proteste degli artisti e dei cittadini, prima come ministro della cultura e poi come sindaco di Tirana agli inizi degli anni 2000. Da un anno ormai lui sta riprovando con tutti i modi di averla vinta. Ragion per cui dal 15 giugno 2018 ad oggi, nella piazzetta del Teatro Nazionale, in pieno centro di Tirana, ogni sera si protesta pacificamente contro questo diabolico, corruttivo, criminale e personale progetto del primo ministro.

    L’edificio del Teatro Nazionale, progettato da un noto architetto italiano in stile razionalista e costruito nel 1938, ha un indiscusso valore storico e culturale. Bisogna sottolinea che l’Albania, fino al 1912, era un territorio lasciato al controllo dei feudatari locali, alle periferie dell’impero ottomano. Tirana invece veniva proclamata capitale nel 1920. Fino ad allora era una città di alcune migliaia di abitanti. Dalle testimonianze storiche risultava una città con delle abitazioni basse, costruite soprattutto con mattoni di terra battuta e circondate da alberi. L’urbanizzazione della capitale e le prime costruzioni degli edifici amministrativi e pubblici sono cominciate negli anni ’30 del secolo passato, per opera di noti urbanisti e architetti italiani,tra cui anche l’edificio che diventò, nel 1947, il Teatro Popolare, per poi divenire il Teatro Nazionale dopo il crollo della dittatura comunista.

    L’autore di queste righe scriveva un anno fa che “…Il Teatro Nazionale non è semplicemente un edificio e basta. Il Teatro Nazionale rappresenta la storia della nascita e dell’evoluzione di tutte le arti sceniche in Albania. Quell’edificio, progettato da noti architetti italiani a fine anni ’30 del secolo passato, dal 1945 in poi è stata la culla di tutte le scuole artistiche albanesi. Lì hanno debuttato l’orchestra filarmonica, il circo e il teatrino delle marionette. Il Teatro rappresenta, però, anche un importante aspetto umano, spirituale ed emozionale, non solo per gli attori e altri che hanno lavorato lì, ma per tante altre persone di diverse generazioni. Il Teatro è parte integrante della storia della capitale, dichiarata come tale soltanto nel 1920. Perciò abbattendo quell’edificio, si abbattono, si distruggono e si perdono per sempre tutti questi valori. Semplicemente per far guadagnare miliardi ad alcuni farabutti…. ” (Patto Sociale n.316).

    Nonostante tutto, un anno fa il primo ministro, per riuscire nel suo progetto, è andato oltre ogni limite. Ha portato in parlamento una legge speciale per approvare la demolizione del Teatro Nazionale. Una legge assurda da ogni punto di vista, in palese violazione con quanto prevede la Costituzione e le leggi in vigore. Una legge che urtava anche con quanto prevedono le normative europee, essendo l’Albania un paese che mira all’adesione nell’Unione europea. Una legge che, essendo “speciale” però, cercava di “scavalcare” le procedure normali e farsi approvare in fretta. E così è stato. In piena estate dell’anno scorso, con soltanto i voti della maggioranza governativa, è stata approvata la legge “speciale”, fortemente voluta dal primo ministro. Il presidente della Repubblica però, a fine luglio 2018, non decretò la legge “speciale” per la demolizione del Teatro Nazionale. In più il presidente, con un lungo documento e in un modo del tutto esauriente, ha reso note tutte le spiegazioni e le argomentazioni legali che lo hanno portato ad una simile decisione.

    Le pressioni sul primo ministro per desistere da un simile progetto aumentavano. Pressioni che arrivavano anche dalle strutture dell’Unione europea, da noti media internazionali, nonché da gruppi e/o singoli artisti e specialisti europei. Ha reagito anche la nota organizzazione Europa Nostra, collaboratrice ufficiale dell’UNESCO e di altre istituzioni europee, che rappresenta una ben strutturata e folta rete di altre organizzazioni che si occupano del patrimonio culturale in Europa. La sua reazione si riferiva alle assurde, ridicole e del tutto infondate pretese del primo ministro, dei suoi ubbidienti luogotenenti e della propaganda governativa. Pretese che negavano del tutto il valore storico, culturale, architettonico e spirituale dell’edificio del Teatro Nazionale. In una sua lettera, il 19 giugno 2018, indirizzata al primo ministro, il presidente esecutivo di Europa Nostra considerava “allarmante la decisione di demolire il Teatro Nazionale”. Egli evidenziava anche che quell’edificio ha un “importante valore culturale e architettonico in Europa”. Gli unici che non hanno detto niente contro questo abusivo e osceno progetto del primo ministro albanese sono stati, come sempre, i soliti “rappresentanti internazionali”. Come sempre, loro non vedono, non sentono e non capiscono niente in casi simili, in cui si coinvolgono il primo ministro, le istituzioni governative e/o chi per lui. Chissà perché?!

    In seguito, durante l’autunno 2018, con dei palesi trucchi e inganni legali, i deputati della maggioranza approvarono in modo definitivo la legge “speciale” per la demolizione del Teatro Nazionale. Nel frattempo, la protesta quotidiana cominciata il 15 giugno 2018 è continuata ad oltranza e pacificamente e così sarà finché non ci sarà garantita definitivamente la sua incolumità. E mentre continua, questa protesta è stata ed è una sfida e una prova anche per i diretti interessati. E cioè per gli artisti e altri del mondo del teatro. Durante quest’anno di protesta molti di loro hanno venduto l’anima per dei piccoli e meschini interessi del giorno. Perché il primo ministro e i suoi, per annientare la protesta, hanno messo in gioco molti mezzi, milioni compresi. Questa protesta ha mostrato anche degli interessi perfidi, di non pochi rappresentanti e attivisti della castrata “società civile”. Quei mercenari, avidi del microfono e della pubblicità, hanno seguito soltanto i loro interessi personali e non della società!

    Chi scrive queste righe è convinto che la protesta per la difesa del Teatro Nazionale deve tanto alle anime nobili dei semplici cittadini e di alcuni artisti e registi. Egli pensa che quanto accade ogni sera sulla piazzetta del Teatro è la metafora di quello che accade quotidianamente in Albania. Egli è inoltre speranzoso perché, invece di peccare in silenzio, da più di un anno semplici cittadini responsabili, non essendo codardi come altri, protestano per una causa giusta. Potrebbe essere un buon inizio di un lungo e indispensabile cammino democratico contro la restaurazione della dittatura.

  • Nel nome del latte, la mostra che racconta la protesta dei pastori sardi

    La protesta degli allevatori sardi diventa una mostra, dal titolo Nel nome del latte, promossa dall’eurodeputato Stefano Maullu (ECR) e visitabile a Milano il 30 e il 31 marzo a Palazzo delle Stelline – C.so Magenta, 61,
    dalle 10.00 alle 18.00.

    Gli scatti, realizzati da Francesco Pintore, giornalista dell’Unione Sarda, sono un vero e proprio racconto, lungo un anno e mezzo, in cui sono immortalate la vita quotidiana e la fatica dei pastori e degli allevatori sardi che negli ultimi mesi sono balzati agli onori della cronache, non solo italiane, per la loro protesta contro il calo dei prezzi del latte. “Da anni mi occupo della ‘mia’ Isola, anche attraverso l’associazione ‘Ambasciata di Sardegna’ che ho creato e voluto per proteggere e sostenere un patrimonio unico di tradizioni, imprenditoria locale e bellezze naturali” – commenta Maullu che, nato e cresciuto a Milano, è figlio di genitori sardi che gli hanno trasmesso l’amore per la cultura, la bellezza e le tradizioni di quella terra. “Sin da quando ho visto per la prima volta le fotografie di Francesco Pintore ho pensato che non potevano restare nascoste, ma dovevano essere promosse per raccontare aspetti meno usuali e non sempre conosciuti della mia terra d’origine. Si tratta oltretutto di immagini strettamente legate all’attualità, come testimonia il titolo scelto per la mostra, Nel nome del latte – continua Maullu. “Ho seguito da vicino la protesta dei pastori sin dai primi giorni, si è trattato di un evento inedito per le sue proporzioni e va compreso, perché è stato il grido di dolore di persone per bene, lavoratori che difendono la propria vita e la propria famiglia. Ma non solo. Ritengo infatti  – conclude Maullu – che dalla giusta ribellione dei lavoratori del principale settore produttivo sardo abbiamo tutti da imparare”. Dopo Milano la mostra Nel nome del latte farà tappa al Parlamento europeo a Strasburgo dal 15 al 18 aprile.

  • Dopo una protesta

    Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e,
    finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.

    George Orwell

    Era stata annunciata il 21 gennaio scorso, dopo una riunione dei rappresentanti dei partiti dell’opposizione. E subito dopo le strutture di quei partiti hanno cominciato ad organizzare tutto. L’obiettivo era quello di garantire quanto più partecipanti per una protesta massiccia e pacifica da svolgersi a Tirana. La data prestabilita era il 16 febbraio.

    Erano ormai dei lunghi mesi, dall’aprile 2018, che l’opposizione non aveva organizzato alcuna importante protesta. Da quel periodo però sono paurosamente aumentati gli scandali governativi. E, di pari passo, aumentava anche l’irresponsabilità istituzionale e personale, nonché l’arroganza e le spudorate bugie del primo ministro e dei suoi leccapiedi che cercavano di nascondere quanto accadeva. Per tutta l’estate scorsa, diversi alti rappresentanti dell’opposizione avevano dichiarato, a più riprese, che da settembre dovevano cominciare le proteste inarrestabili contro tutte le malefatte del primo ministro e del suo governo. Le ragioni erano tante e tutte convincenti. L’autore di queste righe, in quel periodo scriveva (Patto Sociale n.322): “Sarà tutto da vedere. Forse coloro che dirigono l’opposizione hanno beneficiato di un lungo periodo di “ritiro spirituale” estivo e porteranno a termine questa azione politica. Sarà anche la loro sfida, con tutte le conseguenze. Si vedrà, ormai è già settembre!”. E purtroppo niente è accaduto nei mesi successivi.

    Nel frattempo le ragioni per protestare contro il primo ministro e il suo governo sono soltanto aumentate. Negli ultimi mesi tanti gravi scandali governativi milionari si sono susseguiti gli uni agli altri. Scandali che, alla fine, hanno costretto il primo ministro a cambiare, il 5 gennaio scorso, la maggior parte dei ministri. Mentre era lui che doveva dimettersi e allontanarsi per primo. Una disperata mossa quella del primo ministro, per “gettare acqua sul fuoco”. Su quel fuoco acceso, più di un anno fa, dalla protesta per difendere dalla demolizione abusiva il Teatro Nazionale e poi dopo dalle proteste degli studenti, degli abitanti di un quartire della capitale e altre ancora, in diverse parti del paese. Tutte proteste che hanno scoperto clamorosi scandali governativi, nei quali era coinvolto direttamente, almento istituzionalmente, lo stesso primo ministro. E per sfuggire alle sue responsabilità lui ha scaricato, come sempre, la colpa sui suoi ministri. E li ha sostituiti con altre persone venute dall’anonimato con l’unico “valore”: quello di ubbidire ciecamente ai suio ordini e di fare il prestanome.

    Il 16 febbraio scorso i cittadini sono scesi in piazza numerosi. È stata una partecipazione molto significativa e, in qualche modo, anche inattesa. Perché sono state veramente tante le delusioni avute precedentemente dai dirigenti dell’opposizione in eventi simili. Soprattutto dopo il grande e clamoroso tradimeto di tutte le aspettative e della fiduacia data dai cittadini durante i tre mesi della “Tenda della Libertà”. Tradimento sancito dal famigerato accordo, mai reso trasparente, tra il capo dell’opposizione e l’attuale primo ministro il 18 maggio 2017, dopo tre mesi di crescente e convincente protesta. Accordo che ha garantito un mese dopo all’attuale primo ministro un secondo mandato. E non è stato, purtroppo, l’unico caso. Perché in seguito ci sono state anche altre continue delusioni, evidenziate costantemente e a più riprese, fino a questi giorni (Patto Sociale n.255; 262; 268; 274, 277, 280; 291; 296; 300; 324 ecc..).

    Però era ed è talmente grande e crescente l’irritazione e il disaccordo dei cittadini con la diffusa corruzione governativa, l’allarmante connivenza dei massimi livelli della politica con la criminalità organizzata, il continuo impoverimento della popolazione e tante altre malefatte del primo ministro e del suo governo, che hanno spinto i cittadini a scendere in piazza sabato 16 febbraio a Tirana. Superando così anche le delusioni causate dai dirigenti dell’opposizione. Superando, allo stesso tempo, anche le paure che cercava di diffondere nell’opinione pubblica la propaganda governativa, che ha fatto di tutto perché la protesta venisse boicottata dai cittadini, in un momento di profonda difficoltà per il primo ministro. Facendo uso, oltre ai media controllati, anche delle dichiarazioni ufficiali della polizia di Stato che si riferivano ad azioni violente durante la protesta, causate da persone pericolose, conosciute dalla polizia. Tutto per dissuadere i cittadini, delusi e arrabbiati, a partecipare all’indetta protesta del 16 febbraio. Le cattive lingue si chiedevano, in questi giorni, se la polizia li conosce, allora perché non li arresta, o almeno non neutralizza quelle “persone pericolose”? Per compiere, in questo modo, il suo dovere e obbligo istituzionale. Oppure stava programmando di fare uso di infiltrati e provocatori per “sporcare” la protesta e farla diventare “violenta”? Così si chiedevano le cattive lingue durante questi giorni.

    La protesta, di fronte all’edificio del Consiglio dei Ministri, è durata circa cinque ore. E’ cominciata con un gesto simbolico. Alcuni giovani hanno offerto dei fiori ai poliziotti, in file serrate, davanti all’edificio. Fiori che sono stati fermamente rifiutati. Poi, dopo che la protesta è ricominciata, alcuni manifestanti hanno superato le file serrate dei poliziotti e si sono diretti verso l’ingresso dell’edificio. Un ingresso bloccato appositamente da alcune impalcature di tubi metallici e di reti. I manifestanti (oppure infiltrati/provocatori?!) hanno cercato di aprire le porte, facendo uso di tubi e altro, staccati dalle impalcature. Subito dopo, dall’alto, alcuni poliziotti hanno lanciato granate di gas e hanno sparato con proiettili di gomma. Queste scene si sono ripettute diverse volte. Mentre i poliziotti stavano immobili e non reagivano per impedire agli “assalitori” di continuare con i loro “atti di violenza”. Sembrava più uno scenario ben ideato ed attuato che altro. E se così sia stato, ci sono riusciti. Perché subito la propaganda governativa, in pieno svolgimento della protesta, ha parlato di una protesta violenta. Purtroppo a queste insinuazioni, si sono aggiunte anche alcune dichiarazioni, nelle reti sociali e “in diretta”, di alcuni ambasciatori. Uno di essi, messo alle strette dai commenti, ha poi “cambiato” versione, contraddicendo se stesso.

    A protesta conclusa una cosa è stata certa e nessuno può/potrà testimoniare il contrario. Propaganda governativa e alcuni ambasciatori compresi. E cioè che in realtà non c’è stato nessuno scontro e/o atto di violenza tra i protestanti e la polizia durante tutto il tempo della protesta.

    La protesta continuerà giovedì 21 febbraio. Nel frattempo il capo dell’opposizione ha dichiarato ieri che i deputati del suo partito, il più grande dell’raggruppamento, rassegneranno i loro mandati da deputato. Bisogna vedere cosa faranno gli altri partiti. Un atto che potrebbe dare vita ad altri scenari e svolgimenti della protesta. Protesta che dovrebbe continuare fino al raggiungimento degli obiettivi preposti. Perché i dirigenti dell’opposizione hanno dichiarato a più riprese che questa volta non indietreggeranno senza l’allontanamento del primo ministro e la caduta del governo. O si allontanerà il primo ministro, oppure si allontaneranno loro stessi! Rimane tutto da vedere. Che sia la volta buona!

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