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  • Bloccato spot lesivo della dignità femminile

    Il messaggio pubblicitario “Ci siamo fatti il curriculum sull’asfalto. Siamo pronti a fare strada” con l’immagine di una donna è stato bloccato, ne è stata vietata la diffusione, in quanto ritenuto contrario all’articolo 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

    Il messaggio mostrava una donna ripresa da tergo, piegata in avanti in posizione di partenza come per scattare in corsa, con in primo piano il fondoschiena. Secondo il Comitato di Controllo il messaggio proponeva una rappresentazione svilente della donna, così infrangendo l’articolo 10 del Codice, che specifica che «la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni». La figura femminile era strumentalizzata anche per via del gioco di parole contenuto nell’espressione «ci siamo fatti il curriculum». La diffusione del messaggio tramite affissioni, esposte a un pubblico indifferenziato, amplificava inoltre la portata scorretta della pubblicità contestata. Tale mezzo, come sostenuto da tempo dallo Iap (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria), si presenta infatti come uno dei più invasivi in quanto la visione del messaggio viene imposta indistintamente a chiunque, non rispondendo ad una precisa scelta dei fruitori.

  • Privacy: il Garante Antonello Soro risponde all’On. Cristiana Muscardini

    Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Garante della Privacy, Antonello Soro, all’On. Cristiana Muscardini che con una lettera, pubblicata sul Patto Sociale lo scorso 8 gennaio e che riportiamo di seguito, chiedeva chiarimenti sull’uso inapropriato dei numeri telefonici dei cittadini fatto da certe società di vendita con ingannevoli proposte commerciali.

    Prot. 2277/134084

    Gent.ma Onorevole,
    la problematica da Lei esposta è stata oggetto di numerosi interventi del Garante, nonché di contributi forniti al Parlamento nell’ambito di specifiche indagini conoscitive. In particolare, abbiamo rilevato come dall’analisi delle istruttorie condotte dall’Autorità emerga un intricato reticolo di interessi poco chiari e relazioni non sempre formalizzate tra committenti, agenti e innumerevoli call center, nonché il fenomeno di chiamate promozionali da numerazioni “fantasma” assegnate a soggetti non identificabili, o -a detta dei committenti- non appartenenti alla propria rete di vendita, ancorché i contatti commerciali siano attivati nel loro interesse.

    A fronte di tali rilevazioni, il Garante ha suggerito talune indicazioni volte ad adeguare il quadro normativo alla complessità che caratterizza il fenomeno del telemarketing oggi, puntando soprattutto sulla responsabilizzazione dei vari soggetti coinvolti in queste articolate catene commerciali e sul rafforzamento dell’efficacia del registro delle opposizioni. Molte di queste indicazioni sono state raccolte dal Parlamento e trasfuse nella legge n. 5 del 2018, volta tra l’altro a estendere l’ambito di applicazione del registro delle opposizioni alla telefonia mobile e fissa “riservata”, nonché a chiarire che l’iscrizione nel registro stesso ha valore di revoca di tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, che autorizzano il trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili. In caso di violazioni delle norme introdotte a tutela degli interessati, si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Gdpr, suscettibili di giungere sino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.

    Inoltre, la legge sancisce la responsabilità solidale di titolare e responsabile, l’ambiguità dei cui ruoli ha rappresentato sinora una delle maggiori criticità. Nelle more dell’adozione (a termini ormai ampiamente scaduti) del regolamento attuativo di questa legge, una complessiva e ulteriore responsabilizzazione dei protagonisti del trattamento potrà derivare dall’applicazione del Gdpr e, in particolare, dal principio di accountability, che ne rappresenta una delle principali caratteristiche.

    Un cordiale saluto

    Antonello Soro

     

    Dott. Antonello Soro
    Garante per la protezione dei dati personali
    Piazza Venezia, 11
    00187 Roma

    Milano, 8 gennaio 2019

    Egregio Garante,
    nonostante la legge europea sulla protezione dei dati e nonostante la Sua attività, ogni giorno siamo tormentati non solo dalle e-mail ma dalle insistenti telefonate sui cellulari e sui telefoni di casa da fantomatici individui, quasi sempre che chiamano da fuori Italia, che ci assillano con le più svariate proposte invadendo la nostra vita già abbastanza complessa per i problemi personali e collettivi.

    Le più diverse ed assillanti offerte di canoni particolari per luce, gas, telefonia, carte di credito etc, la sbiancatura di denti, di protesi, di rifacimenti estetici, di cure dimagranti nonché di offerte di giochi d’azzardo e di varie prestazioni corporali non solo ci disturbano ma rendono evidente che la normativa europea, che ha costretto decine di migliaia di associazioni, giornali, imprese a perdere tempo per applicarla verso i propri indirizzi e-mail, è stata completamente disattesa da tutti coloro che, in modo più o meno onesto, utilizzano internet per infastidire e spesso truffare, con proposte scorrette, gli utenti della rete. Il problema si aggrava quando questo assillo avviene con telefonate sui cellulari invadendo la sfera privata di cittadini che non hanno modo di difendersi neppure sabato e domenica, di sera e durante le ore del pasto. In una società così tecnologicamente avanzata quali sono gli accorgimenti che Ella intende prendere per tutelare la nostra privacy?
    Grazie.

    Cordialmente,
    Cristiana Muscardini

     

  • Giornali sempre più in crisi, mentre la tv va bene. L’online è il canale prediletto per fare pubblicità

    Il settore dei media, nel quinquennio 2013–2017, ha visto il comparto televisivo aumentare i ricavi delle principali imprese di oltre 300 milioni di euro e il settore editoria contrarsi complessivamente di oltre 900 milioni (-17,7%), secondo quanto rilevato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel focus bilanci 2013–2017. L’Osservatorio Fcp-Assointernet (Fcp-Federazione Concessionarie Pubblicità rileva invece, a novembre, che la pubblicità online è cresciuta dell’8,7% rispetto allo stesso mese del 2017. «Il fatturato pubblicitario monitorato dall’Osservatorio FCP-Assointernet relativo al mese di novembre registra un sensibile incremento rispetto all’anno precedente con un +8,7%, risultato rilevante trattandosi del mese col fatturato maggiore dell’anno con 52,8 milioni di euro. Il dato progressivo si porta a circa 424 milioni, con un +5,0% e 20 milioni in più rispetto al 2017. Anche la componente Smartphone nel mese mette a segno il miglior risultato del 2018, portando il fatturato progressivo a circa 107 milioni, con un +32,4% di crescita percentuale» ha sottolineato il presidente di Fcp-Assointernet, Giorgio Galantis.

    Nel dettaglio dell’analisi dell’Agcom, invece, l’aumento dei ricavi delle tv è riconducibile sia all’aumento degli introiti derivanti dai servizi televisivi a pagamento (+107 milioni dal 2013 al 2017), sia a quello degli introiti pubblicitari (150 milioni circa). Per il comparto dell’editoria, la quota di ricavi ottenuti in Italia è pari a circa 3,6 miliardi di euro nel 2017, in riduzione del 17,6% (-760 milioni): la flessione non si è arrestata nemmeno lo scorso anno e, su base annua, è stata pari a circa il 6,5%, sia a livello complessivo sia domestico. Gli effetti della crisi dell’editoria cartacea sull’occupazione sono stati considerevoli: tra il 2013 e il 2017 le imprese hanno ridotto gli organici del 16%, pari a 2.500 unità: il numero di addetti nel 2017 è pari a 13.200 unità rispetto alle 15.700 del 2013; su base annua la flessione nel 2017 è stata del 4,4%, con una perdita di circa 600 addetti. Positivo infine l’andamento del settore operatori di rete e gestori di infrastrutture di radiodiffusione: i cui ricavi si sono attestati a poco meno di 1,4 miliardi. Il risultato d’esercizio medio del settore mostra il livello più elevato tra tutti quelli osservabili nei mercati analizzati (16,1% nel periodo), passando tra il 2015 e il 2017 da 150 a oltre 300 milioni di utile netto.

  • Genova-Ponzano Veneto: il paradosso insostenibile

    La gestione di immagine di un’azienda come di un singolo prodotto nasce dalla volontà di attribuirle la doppia funzione di conferire un valore superiore al contenuto tecnologico, sia al prodotto stesso che all’azienda che lo realizza. Quindi siamo al secondo obiettivo, aggiungere valore al prodotto come sintesi culturale dell’azienda. Tale sintesi diventa il valore del Brand.

    Nel caso dell’azienda di Ponzano Veneto, che negli anni 70-80 era riuscita ad innovare fortemente questo settore anche sotto il profilo della comunicazione complessiva, attraverso l’ultima campagna di comunicazione inserisce dei contenuti etici e di sensibilità umana rendendo come oggetto della comunicazione stessa il flusso dei migranti con tutte le sue implicazioni etiche e umane.

    Una scelta opinabile ma assolutamente legittima la quale però pretende implicitamente come conseguenza inevitabile dei valori esplicitati che l’azienda adotti i medesimi principi etici con i propri comportamenti in ogni contesto.

    In altre parole, una gestione di immagine evoluta di qualsiasi azienda deve confermare anche di essere perfettamente in sintonia con i valori etici e la sensibilità umana proposta per vendere magliettine da venti euro prodotte in estremo Oriente all’interno di laboratori tessili le cui normative igienico sanitarie base non vengono quasi mai rispettate, come dimostra la tragedia di Dacca che ha coinvolto anche il gruppo Benetton tra i mandatari di determinate produzioni ad un laboratorio in condizione di stabilità pietose il cui crollo costò la vita a oltre 1045 lavoratori del laboratorio tessile contoterzista.

    Tornando quindi alla gestione di immagine dovrebbe essere chiaro al responsabile della comunicazione quanto alla proprietà dell’azienda di Ponzano Veneto che nel momento in cui si inseriscono dei contenuti etici e dei valori umani all’interno della propria politica di comunicazione per ottenere il doppio obiettivo di aumentare l’appeal del prodotto e con esso comunicare la cultura come il “sentiment” aziendale conseguentemente e successivamente l’azienda stessa debba mantenere questo “protocollo etico” finalizzato quindi alla vendita di magliette attraverso ogni proprio singolo comportamento.

    Non passa giorno invece che non emerga, successivamente alla tragedia di Genova, un dettaglio sempre più imbarazzante relativamente all’atteggiamento dell’azienda come dei titolari e dei manager tutti espressioni dell’azionista di maggioranza.

    Tutto questo dimostra quindi come l’intera struttura della comunicazione, e con essa la filosofia aziendale comunicata attraverso l’advertising Benetton by Oliviero Toscani, rappresenti l’ennesima vuota bufala comunicativa in quanto chi l’ha creata non capiva e non comprende neppure oggi gli obblighi ai quali l’azienda stessa risulta successivamente sottoposta.

    Una gestione così dilettantesca della politica di comunicazione successiva alla tragedia di Genova da rendere quasi inevitabile pensare che rappresenti invece la vera espressione del contenuto etico ed umano del gruppo stesso più che un semplice paradosso, comunque insostenibile, ed attribuibile alla mancanza di cultura complessiva.

     

  • Bene il divieto per la pubblicità del gioco d’azzardo

    Tra le tante iniziative prese dal governo, che non condivido o reputo sbagliate, vi è però la positiva svolta per quanto riguarda la pubblicità del gioco d’azzardo che sarà finalmente vietata, come da anni ho inutilmente chiesto sia in Italia che in Europa.

    I dati sulle nefaste conseguenze del gioco d’azzardo, che Il Patto Sociale ha periodicamente pubblicato, sono allarmanti sia per quanto riguarda gli interessi ed i guadagni della criminalità che per la salute delle persone e la loro sicurezza personale ed economica. Solo nelle ultime ore l’omicidio di una madre che rifiutava i soldi per giocare al figlio. Ingenti somme sono state spese per curare i malati di ludopatia, ma oltre ai danni economici, che ha subito lo Stato anche in tema di mancate entrate di tasse dai colossi di questo business, vi sono stati gravi danni alle famiglie, specie le meno abbienti. In troppi hanno buttato via i risparmi di una vita, e non solo i propri, e molti pensionati e minorenni si sono lasciati attrarre dalla speranza di un facile guadagno che non è mai arrivato. Alcuni travolti dai debiti e dal desiderio di continuare ad avere denaro per continuare a giocare hanno intrapreso attività illegali, dal furto allo spaccio di droga.

    In più occasioni, avevo chiesto che per la pubblicità del gioco di azzardo si applicassero le stesse leggi  che proibiscono la pubblicità per le sigarette, in quanto dannose per la salute. Non si tratta di impedire il gioco ma di vietare ogni forma di pubblicità compresa quella via internet.

    Ci auguriamo che quanto detto e scritto dal governo si tramuti in fatti concreti e non si torni sulla decisione, sappiamo come infatti sono potenti certe lobby che ora muovono i loro uomini gridando che questo divieto porterà alla perdita di posti di lavoro. Gli unici posti che saranno persi saranno forse nella malavita, e la società civile ci guadagnerà in salute e sicurezza.

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