Qatar

  • Il Qatar si offre come mediatore tra Usa e Iran

    In attesa di conoscere le prime mosse di politica mediorientale del nuovo presidente americano Joe Biden e di capire cosa rimarrà delle scelte prese dall’ormai ex presidente Usa Donald Trump, il Qatar si offre come possibile mediatore tra Stati Uniti e Iran, ma chiede che Washington torni a essere più presente nei vari scenari di crisi della regione, dalla Libia al Golfo passando per i Territori palestinesi.

    In una intervista con l’Ansa, la portavoce del ministero degli esteri di Doha, Lolwa al Khater ha raccontato quanto la crisi economica globale e regionale, aggravata dalla pandemia, abbia contribuito ad accelerare la fine del blocco commerciale imposto nel 2017 dall’Arabia Saudita, dall’Egitto, dal Bahrein e dagli Emirati Arabi Uniti.

    Poche settimane fa l’Arabia Saudita e gli altri tre Paesi alleati di Riad hanno deciso di metter fine assieme al Qatar alla crisi scoppiata alla metà del 2017, quando Riad e i suoi alleati avevano imposto a Doha un assedio marittimo, aereo e terrestre, accusando il Qatar, alleato della Turchia, di sostenere il terrorismo. Quelle accuse sembrano improvvisamente svanite, tanto che al Khater afferma: “Era evidente che era una crisi creata ad arte”.

    La velocità con cui si è apparentemente risolta la crisi del Golfo è stata forse dovuta al persistere di altre crisi, giudicate più dannose ai rispettivi interessi nazionali: la crisi economica, aggravata dalla crisi del Covid-19. Proprio al vertice saudita dei primi di gennaio, ricorda al Khater, tutti i paesi erano “consapevoli che questi anni di crisi (del Golfo) hanno creato perdite per tutti”. Ecco perché – ha aggiunto – ci si è accordati di riattivare i diversi progetti di cooperazione che erano stati sospesi a causa della crisi (del Golfo) e riprendere la collaborazione anche in ambito sanitario”.

    Gli occhi sono ora tutti puntati su Biden e sulla prossima politica mediorientale degli Stati Uniti. L’ex presidente Trump sarà da molti ricordato come colui che ha contribuito a esasperare le tensioni con l’Iran, che ha di recente ripreso l’attività di arricchimento dell’uranio.

    Il Qatar, a due passi dalla costa iraniana, si sente “nel cuore della questione”. Ma da Doha non si sbilanciano: “è difficile parlare in nome di un’amministrazione (Biden) che finora ha detto poco sull’argomento”. Ma si dicono pronti a svolgere un ruolo di mediatori per “abbassare la tensione”.  “Il Qatar è pronto a svolgere una mediazione tra le parti, a patto che tutte le parti ci chiedano di avere questo ruolo”, ha detto la portavoce in collegamento audio-video da Doha. Anche con i ritrovati alleati arabi del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, arcinemica dell’Iran, il Qatar è comunque d’accordo su un punto: “nessuno vuole una nuova guerra nella regione”. Il Qatar, come molti altri attori dell’area, è coinvolto anche in Libia e nella questione palestinese. Su questo al Khater lancia un appello proprio a Biden: gli Stati Uniti devono tornare a essere presenti nella regione.

  • New US Justice Department indictment says Russia and Qatar paid FIFA for World Cups

    New US Justice Department indictment says Russia and Qatar paid FIFA for World Cups

    The United States Department of Justice on Monday said that bribes were paid to members of FIFA’s top board to secure votes for the hosting rights to the 2022 World Cup in Qatar.

    According to the prosecutors, representatives working for Russia and Qatar bribed FIFA executive committee officials to swing votes in the crucial hosting decisions.

    Three media executives and a sports marketing company were charged with a number of crimes, including wire fraud and money laundering, in connection with bribes to secure television and marketing rights for international soccer tournaments. The indictment states that the three South American members of FIFA’s 2010 executive took bribes to vote for Qatar to host the 2022 tournament.

    The Department of Justice also alleges that then FIFA vice-president Jack Warner was paid $5 million through various shell companies to vote for Russia to host the 2018 World Cup.

    Qatar’s Supreme Committee for Delivery and Legacy rejected the charges: “Despite years of false claims, evidence has never been produced to demonstrate that Qatar won the rights to host the FIFA World Cup 2022 unethically or by means that contravened FIFA’s strict bidding rules”, it said.

    Kremlin spokesman Dmitry Peskov said: “Russia received the right to host the World Cup completely legally. It is in no way linked to any bribes. We reject this. And Russia hosted the best soccer World Cup in history, which we are proud of”.

    “The FIFA Ethics Committee has already imposed sanctions, including life bans, on football officials mentioned in this process”, a FIFA spokesman said.

     

     

  • I soldi del Qatar ai centri islamici in Italia e in Europa

    Il settimanale TEMPI, nel suo numero del 3 aprile scorso, annuncia che in Francia esce Qatar Papers con la presentazione di 45 progetti finanziati con 22 milioni di euro dall’emirato islamico in Italia. Nel 2014, inoltre, il Qatar – annuncia la pubblicazione francese – ha finanziato con 71 milioni di euro 113 moschee e centri islamici in tutta Europa, di cui l’Italia è la maggiore beneficiaria con il sovvenzionamento dei 45 progetti sopra indicati. Gli autori dei Papers sono due giornalisti francesi che hanno avuto accesso a migliaia di documenti interni della “Qatar Charity”, la fondazione controllata dall’emiro del Qatar. TEMPI cita inoltre l’esperto internazionale di terrorismo, Lorenzo Vidino, che su La Stampa scrive che “analizzare cosa fa il Qatar è fondamentale perché l’emirato, pur non essendo l’unico del Golfo Arabo a farlo, negli ultimi anni è diventato il principale finanziatore di moschee e centri islamici in Europa, perlopiù istituzioni legate ai Fratelli Musulmani”, che sono una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali con un approccio di tipo politico all’Islam. Furono fondati nel 1928 da al-Ḥasan al-Bannāʾ a Ismailia, poco più d’un decennio dopo il collasso dell’Impero Ottomano. Sono stati dichiarati fuorilegge, in quanto considerati un’organizzazione terroristica, da parte dei governi dei seguenti paesi: Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. Godono invece di cospicui finanziamenti e protezione più o meno esplicita da parte dei governi di Turchia e Qatar.

    Dove sono finiti in Italia tutti questi soldi arabi? Soprattutto al Nord (Saronno, Piacenza, Brescia, Alessandria), anche se la Regione dove il Qatar ha finanziato più progetti è la Sicilia (ben 11). Vidino riferisce che i beneficiari sono in larga misura organizzazioni legate all’Ucoi (Unione delle comunità islamiche d’Italia). Tra i documenti originali pubblicati nel libro, però, si trova anche una lettera di raccomandazione del 27 gennaio 2015 e firmata da Yussuf al Qaradawi, in cui lo sceicco elogia il Coordinamento delle Associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza (Caim) ed esorta i destinatari a donare generosamente ai suoi rappresentanti Yassine Baradei e Davide Piccardo, noti esponenti dell’islam lombardo, per sostenere il loro progetto di costruire “un nuovo grande centro islamico a Milano, con una moschea e vari centri educativi, un progetto che ha bisogna di sostegno”.

    Al Qaradawi – scrive TEMPI – non è un religioso islamico qualunque. Egiziano di nascita, voce onnipresente sull’emittente del Qatar Al Jazeera, è il leader spirituale dei Fratelli Musulmani e si è distinto per le sue posizioni altamente controverse. Approva la pena di morte per gli apostati che abbandonano l’islam, ha elogiato Hitler ed esaltato l’uccisione degli israeliani da parte dei palestinesi, è convinto che i musulmani conquisteranno Roma e l’Europa attraverso il proselitismo.

    Queste identiche idee estremiste, anticamera del terrorismo islamico, vengono insegnate in molti centri islamici in tutta Europa e – continua Vidino – “vengono regolarmente promosse dai network legati ai Fratelli Musulmani e amplificate attraverso i massicci finanziamenti del Qatar”. Ecco perché – secondo l’esperto di terrorismo – bisogna cominciare a riflettere se approvare una legge che vieti “ogni finanziamento estero” delle moschee, soprattutto se proveniente dal Qatar. “Visto il flusso di fondi del Qatar diretto nella nostra penisola, sarebbe opportuno che anche la nostra classe politica affrontasse la questione”.

    Già, la nostra classe politica! Nel mese d’ottobre dell’anno scorso il nostro ministro degli Interni e vice presidente del Consiglio si è recato nel Qatar per firmare alcuni importanti accordi di collaborazione tra l’Italia e l’emirato del golfo Persico. Da un punto di vista economico, le cose stanno andando molto bene tra noi e il Qatar. Come ricorda La Verità, i dati sull’interscambio commerciale sono molto interessanti e il volume d’affari ha raggiunto 2,35 miliardi di euro nel 2017, “con un aumento dell’ 8,7% rispetto all’anno precedente e che nuove partnership tra aziende italiane e realtà qatariote si sono sviluppate in vista della Coppa del mondo del 2022”. Non va dimenticato il ruolo fondamentale del settore della Difesa: nel 2016, il Qatar ha firmato un accordo con Fincantieri per la consegna di sette unità navali per un costo complessivo di cinque miliardi di euro. E anche i nostri produttori agricoli hanno registrato un aumento dell’export, con un volume di esportazioni quadruplicato negli ultimi 10 anni e certificato dall’ultimo accordo siglato da Coldiretti con l’emirato per la distribuzione dei prodotti italiani.

    Su che cosa dovrebbe riflettere la classe politica italiana? Sugli affari o sui finanziamenti del Qatar agli islamisti italiani? Voi lettori che risposta date? Io l’ho già data, dentro di me, e sono certo che non coincide con quella della classe politica. Di fronte al proselitismo dei musulmani in Italia,  finanziato in abbondanza dal Qatar, nessuno muoverà un dito. Non potendo contare sulle riflessioni dei politici,  prego solo che sia S. Pietro a non permettere l’invasione della sua basilica!

  • Il Qatar esce dall’Opec, egemonizzata dai ‘rivali’ dell’Arabia Saudita

    Il Qatar lascia l’Opec, come da annuncio dato a Doha dal ministro del Petrolio dell’emirato, Saad Al-Kaabiva: «Il Qatar ha deciso di ritirarsi come membro dell’Opec a partire dal gennaio 2029». Reso noto di aver informato l’Opec qualche ora prima dell’annuncio al mondo, il ministro ha fatto sapere che il suo Paese continuerà a produrre petrolio ma si concentrerà nella produzione di gas (l’emirato è il primo produttore mondiale di gas naturale liquefatto): «Non abbiamo un grande potenziale petrolifero – ha detto il ministro – siamo molto realisti. Il nostro potenziale è nel gas».

    Il Qatar è membro dell’Opec dal 1961, un anno dopo che l’organizzazione dei Paesi produttori aveva preso vita per iniziativa soprattutto dell’Arabia Saudita (che ancora oggi domina questo cartello composto da 15 Paesi membri), Paese che l’anno scorso ha rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di proteggere persone e organizzazioni ostili a Riad.

  • Il Qatar compra un porto del Sudan e spaventa i suoi vicini arabi

    Il Qatar ha siglato un accordo da 4 miliardi di dollari per il porto di Suakin, sulla costa sudanese del Mar Rosso a pochissima distanza dall’Arabia Saudita. Oggetto di attenzione anche della Turchia (all’epoca dell’impero ottomano era l’hub forse più importante per il mercato degli schiavi), il porto desta le preoccupazioni di Arabia Saudita ed Emirati, che hanno disposto l’embargo nei confronti del Qatar. L’acquisizione potrebbe infatti portare alla creazione di una serie di basi militari visto che Sudan, Turchia e Qatar condividono più di un progetto di sviluppo ed una certa visione dell’islamismo politico che foraggia il jihadismo salafita. L’influenza di Doha sul Sudan è testimoniata da alcune circostanze: alla fine di marzo scorso l’Eritrea ha accusato Qatar e Sudan di aver schierato caccia al confine e di foraggiare un nuovo hub jihadista: il governo eritreo ha accusato apertamente Doha di finanziare i sostenitori del religioso islamista radicale Mohammed Jumma (nella nota del governo eritreo si parla apertamente di ”un’area nascosta per organizzare attività politiche e militari e per addestrare i loro militanti. Il finanziamento delle loro attività è garantito dall’ambasciata del Qatar a Khartoum’’). Il Qatar, dice ancora il governo eritreo, avrebbe inviato tre aerei da combattimento Mig alle forze di difesa sudanesi che sono state dispiegate a Kassala, al confine tra l’Eritrea e il Sudan, alla cui guida c’erano due qatarioti ed un etiope.

  • Qatar’s economy thriving despite Saudi-led blockade

    Qatar boasted a 2.2 percent increase in GDP last year

    The economy of the oil-rich Gulf nation Qatar continues to flourish despite a Saudi-led blockade against the country, according to Saud Bin Abdullah Al-Attiyah, Executive Director for Economic Policies and Research for the Qatari Ministry of Economy and Commerce.

    “It shocks the whole world that our economy is strong and that we are benefiting from the blockade,” said Al-Attiyah.

    In 2017, Qatar boasted a 2.2 % growth in GDP that included more than $57 billion in exports, and a stock market reached a cap of $130 billion, while national flag carrier Qatar Airways added more than 25 new destinations for 2017-2018, and the number of ships visiting Qatari ports increased as new shipping and trade routes were established.

    Al-Attiyah said there were two or three days of initial shock when the blockade was announced, but that the government was eventually able to cope with the

    “Companies usually go bankrupt in blockaded countries,” said Al-Attiyah. “But Qatar has respected their contracts, has continued to respect free trade, and is confident of our economy.”

    The Qatari diplomatic crisis started when Saudi Arabia, Egypt, Bahrain, and the United Arab Emirates abruptly cut off diplomatic relations and sever transportation links with Doha after Riyadh accused the Qataris of supporting terrorism and for siding with Saudi Arabia’s arch-rival, Iran.

    “Sanctions and embargoes are effective only when the whole world adheres to them,” Ted Bromund, a senior fellow at the conservative US think-tank the Heritage Foundation, said at an iFreeTrade panel in Brussels on Tuesday, “Regional sanctions are bound by their nature to be entirely ineffective,” said Bromund.

    The Heritage Foundation’s index of Economic Freedom ranked Qatar 29th – with a score of 72.6, rating the tiny Gulf peninsular nation as ‘Mostly Free’ – on its list of countries who are judged by their adherence to the rule of law, size of government, and market open freedoms,

    Daniele Capezzone, a member of the Italian Parliament, said he thinks blockades don’t work in the long run.

    “These measures usually strengthen governments instead of weakening them,” said Daniele Capezzone, a member of the Italian Parliament, who echoed the sentiments articulated by Bromund.

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