reddito

  • I dati che non sappiamo su sul reddito di cittadinanza

    Il Messaggero ed altri quotidiani hanno riportato nei giorni scorsi la notizia di diverse persone indagate, nel casertano, per aver intascato ingiustamente il reddito di cittadinanza. Si parla di 500.000 euro dei quali hanno beneficiato persone abbienti che per reddito non avevano diritto e anche pregiudicati e condannati per vari reati. Questa notizia è solo l’ultima delle diverse segnalazioni che arrivano periodicamente denunciando i troppi abusi che sono stati fatti, e che ancora ci sono, nonostante l’indefesso lavoro della Guardia di Finanza. Ancora una volta la volontà politica di non fare lavorare insieme, comparando le notizie, i vari cervelloni che raccolgono i dati di tutti gli italiani ha procurato e procura danni ingenti. Quante sono ad oggi le persone che hanno preso ingiustamente il reddito di cittadinanza? Come pensa lo Stato di poter riprendere questi soldi? Quali sanzioni sono previste? A quanto aumenta in euro e in dispendio di energia e di pratiche il danno che lo Stato, e cioè noi, ha subito? Quando saranno messi in connessione i vari dati per evitare nuove truffe?

  • Il coronavirus è stato una tassa sui redditi di 1.650 euro a famiglia

    Incubo Covid per le tasche degli italiani. Mentre gli effetti sanitari continuano ad essere pesantissimi in tutto lo Stivale, arriva un dato preoccupante: la pandemia ci ha fortemente impoverito. Secondo Confesercenti, quasi un anno dopo lo scoppio della crisi pandemica, alle famiglie italiane sono venuti a mancare in media, e nonostante i numerosi ristori, 1.650 euro di redditi. E le prospettive di recupero sono lente e dipendono dagli esiti della campagna vaccinale, attualmente in ritardo sugli obiettivi fissati: continuando così, a fine 2021, il reddito medio delle famiglie sarà ancora 512 euro inferiore ai livelli pre-crisi.

    A livello territoriale, alla fine del 2021 la distanza maggiore dalle condizioni pre-Covid si registrerebbe in Emilia Romagna (-897 euro), seguita dalle Marche (-807 euro). Resterebbe invece al di sotto dei 200 euro la perdita delle famiglie pugliesi. Per quanto riguarda le altre Regioni, la contrazione dei redditi 2021 rispetto al 2019 sarebbe compresa fra 600 e 700 euro in Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Umbria. Superiori ai 500 euro sarebbero le perdite delle famiglie di Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La compressione dei redditi supererebbe i 400 euro nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Sardegna.

    Chi soffre di più? Sicuramente i lavoratori autonomi, per i quali la perdita di reddito a fine 2020 avrebbe avvicinato i 44 miliardi e risulterebbe ancora pari a -27 miliardi nel 2021, e i lavoratori dipendenti del settore privato, che registrano una caduta di 43 miliardi, cui si è contrapposto un aumento di 2,5 miliardi per i dipendenti pubblici, trainato dalle assunzioni nel comparto sanitario. Il mancato recupero dei redditi nel corso del 2021 sarà fortemente asimmetrico anche a livello settoriale, perché prevalentemente concentrata in 2 soli comparti: quelli del ‘commercio, ristorazione e pubblici esercizi’ e quello delle ‘attività artistiche e di intrattenimento’ oltre che, ovviamente, del turismo.

    “La crisi da pandemia non ha colpito dunque tutti allo stesso modo: l’impatto, come i dati sui redditi dimostrano, si è concentrato quasi completamente sui lavoratori autonomi e sui loro dipendenti, con perdite decisamente superiori ai ristori diretti elargiti fino ad ora. Anche perché l’ultima tranche dei sostegni, quella che avrebbe dovuto arrivare con il Ristori V forte di 32 miliardi di risorse, ancora non si è materializzata, ad oltre 60 giorni dall’annuncio. Una situazione incredibile ed inaccettabile, che crea sconcerto e sfiducia negli imprenditori e nei loro dipendenti e che blocca qualsiasi prospettiva di ripresa”, ha commentato la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. Che ha lanciato un appello a Mario Draghi: “Chiediamo con forza al governo di accelerare sui sostegni promessi: le imprese sono al limite e non possono aspettare un altro mese”.

  • A fine 2020 1,25 milioni le famiglie salariate dallo Stato col reddito di cittadinanza

    Aumenta il numero delle famiglie che percepiscono il Reddito o la Pensione di cittadinanza (per gli over 67): con il mese di dicembre 2020 salgono a 1,25 milioni i nuclei beneficiari, coinvolgendo in totale 2,9 milioni di persone. Il dato segna un incremento del 3,3% rispetto al mese precedente (1.249.809 beneficiari rispetto ai 1.209.381 di novembre scorso). La fotografia aggiornata arriva dall’Osservatorio statistico dell’Inps, che fa il punto anche sul Reddito di emergenza, la misura nata a maggio scorso per aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid, prevedendo un sostegno economico che va da 400 a 800 euro. In 8 mesi, da maggio a dicembre scorso, sono circa 1,5 milioni le mensilità pagate, in base ai 3 diversi decreti che hanno istituito e prorogato il Rem: il decreto Rilancio (per 2 mesi), il decreto agosto che introdotto la possibilità di richiedere un’altra mensilità indipendentemente dall’averla già chiesta o meno e il decreto Ristori di ottobre che ha previsto due ulteriori mensilità per novembre e dicembre 2020.

    Col prossimo decreto Ristori 5 si vedrà se il Rem sarà eventualmente prorogato e se ci saranno altri fondi per Reddito e Pensione di cittadinanza.

    Dagli ultimi dati Inps, l’importo medio risulta di 528 euro. Solo il 15% dei nuclei percepisce un importo medio superiore a 800 euro mensili. Il Mezzogiorno, con la Campania resta in testa. Il 61% dei nuclei percettori di Reddito o Pensione di cittadinanza risiede infatti tra Sud e isole (quasi 765mila nuclei, per 1,9 milioni di persone), il 23% al Nord (291mila nuclei, 584 mila persone) e il 16% al Centro (194mila nuclei, 403mila persone). La regione con il maggior numero di famiglie beneficiarie è la Campania, con il 21% delle prestazioni erogate, seguita dalla Sicilia (18%), dal Lazio (10%), dalla Lombardia e dalla Puglia (9%): in queste 5 Regioni risiede il 67% dei nuclei che ricevono il sostegno. Quanto alla cittadinanza di chi lo richiede, nell’85% dei casi risulta erogato ad un italiano, nel 9% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 5% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% ai familiari considerando i diversi casi.

    Nel 34% dei nuclei beneficiari è presente almeno un minore e l’importo medio mensile risulta di 647 euro; mentre nel 17% dei nuclei è presente almeno un disabile e l’importo medio percepito è di 518 euro.

  • A fine 2020 1,25 milioni le famiglie salariate dallo Stato col reddito di cittadinanza

    Aumenta il numero delle famiglie che percepiscono il Reddito o la Pensione di cittadinanza (per gli over 67): con il mese di dicembre 2020 salgono a 1,25 milioni i nuclei beneficiari, coinvolgendo in totale 2,9 milioni di persone. Il dato segna un incremento del 3,3% rispetto al mese precedente (1.249.809 beneficiari rispetto ai 1.209.381 di novembre scorso). La fotografia aggiornata arriva dall’Osservatorio statistico dell’Inps, che fa il punto anche sul Reddito di emergenza, la misura nata a maggio scorso per aiutare le famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza Covid, prevedendo un sostegno economico che va da 400 a 800 euro. In otto mesi, da maggio a dicembre scorso, sono circa 1,5 milioni le mensilità pagate, in base ai tre diversi decreti che hanno istituito e prorogato il Rem: il decreto Rilancio (per 2 mesi), il decreto Agosto che introdotto la possibilità di richiedere un’altra mensilità indipendentemente dall’averla già chiesta o meno e il decreto Ristori di ottobre che ha previsto due ulteriori mensilità per novembre e dicembre 2020.

    Col prossimo decreto Ristori 5 si vedrà se il Rem sarà eventualmente prorogato e se ci saranno altri fondi per Reddito e Pensione di cittadinanza.

    Dagli ultimi dati Inps, l’importo medio risulta di 528 euro. Solo il 15% dei nuclei percepisce un importo medio superiore a 800 euro mensili. Il Mezzogiorno, con la Campania resta in testa. Il 61% dei nuclei percettori di Reddito o Pensione di cittadinanza risiede infatti tra Sud e isole (quasi 765mila nuclei, per 1,9 milioni di persone), il 23% al Nord (291mila nuclei, 584 mila persone) e il 16% al Centro (194mila nuclei, 403mila persone). La regione con il maggior numero di famiglie beneficiarie è la Campania, con il 21% delle prestazioni erogate, seguita dalla Sicilia (18%), dal Lazio (10%), dalla Lombardia e dalla Puglia (9%): in queste 5 Regioni risiede il 67% dei nuclei che ricevono il sostegno. Quanto alla cittadinanza di chi lo richiede, nell’85% dei casi risulta erogato ad un italiano, nel 9% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 5% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% ai familiari considerando i diversi casi.

    Nel 34% dei nuclei beneficiari è presente almeno un minore e l’importo medio mensile risulta di 647 euro; mentre nel 17% dei nuclei è presente almeno un disabile e l’importo medio percepito è di 518 euro.

  • Italiani sempre più popolo di mantenuti, grazie ai provvedimenti grillini

    Sempre più gli italiani che si aspettano di essere pagati per il solo fatto di esserci, aumentano infatti le famiglie con il Reddito o la pensione di cittadinanza. Il numero dei nuclei che beneficiano dell’aiuto ha superato, ad agosto, quota 1,3 milioni, coinvolgendo nel complesso oltre tre milioni di persone. La parte del leone la fa il Reddito (percepito da 1,17 milioni di famiglie, per oltre 2,9 milioni di cittadini) contro la pensione di cittadinanza (quasi 136 mila nuclei), la stessa misura ma riconosciuta agli over 67. Tanto che l’Rdc segna un incremento dei nuclei del 25% rispetto a gennaio scorso. La fotografia aggiornata arriva dall’osservatorio Inps, che certifica l’andamento della ‘carta’, che si può ottenere a fronte di un Isee (Indicatore di situazione economica equivalente) inferiore a 9.360 euro annui. Un andamento in crescita negli ultimi mesi, che potrebbe essere legato anche al progressivo invio delle pratiche Isee.

    La fotografia conferma, comunque, che Reddito e pensione di cittadinanza prendono una larga fetta della popolazione tra Sud e Isole, dove arrivano ad interessare più di 800mila famiglie, per oltre 2 milioni di cittadini (contro le quasi 304mila al Nord e 198mila famiglie al Centro). E nelle regioni più grandi. A livello regionale, infatti, in cima alla classifica si piazzano ancora Campania (265.753) e Sicilia (235.491), terza Lazio (122.489) e poi Puglia (119.727) e Lombardia (109.587).

    E’ partita, intanto, l’ultima finestra per il Reddito di emergenza, la misura temporanea di sostegno al reddito introdotta per supportare i nuclei familiari in una condizione di difficoltà economica a causa dell’emergenza Covid-19. L’aiuto oscilla tra i 400 e gli 800 euro a seconda dei componenti e può integrare l’Rdc. E’ infatti online sul sito dell’Inps la procedura per richiedere la terza mensilità del Rem, prevista nel decreto Agosto. “Un ulteriore sostegno economico per i cittadini più colpiti dagli effetti dell’epidemia”, sottolinea la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo. Per ottenere l’ulteriore mensilità va presentata una nuova domanda, indipendentemente dall’avere già richiesto, ed eventualmente ottenuto, il beneficio. Il termine entro cui farlo è il prossimo 15 ottobre.

  • Sei italiani su 10 non sanno che fare del 5 per mille

    Basta che non rimangano in tasca al contribuente e questi dei propri soldi è libero di fare quel che gli pare, ma quasi il 60% dei contribuenti non sceglie alcuna destinazione del 5 per mille che pure è tenuto fiscalmente a versare, libero solo di scegliere a chi. Poiché in questo momento il mondo del non profit ha bisogno di spingere verso un maggior utilizzo da parte dei contribuenti di questo strumento, Italia non profit ha lanciato una sezione dedicata al 5 per mille. Obiettivo di questa nuova sezione è quello di fornire uno strumento agli indecisi e ai dubbiosi rispondendo alle domande più frequenti dei cittadini: il 5×1000 è una tassa? Come faccio a destinarlo? Se assegno il 5×1000 posso destinare anche l’8×1000 e il 2×1000? All’interno dell’apposita sezione è possibile consultare un motore di ricerca per trovare tutte le realtà che possono ricevere il 5×1000. L’Agenzia delle Entrate e le altre amministrazioni competenti hanno diffuso le liste dei beneficiari: sono oltre 62.000 le realtà che possono ricevere il 5×1000 dei contribuenti.

    Rielaborando gli ultimi dati diffusi sempre dall’Agenzia delle Entrate si scopre che il valore medio del 5×1000 per contribuente è di 30 euro e se tutti gli aventi diritto destinassero la propria quota dell’Irpef sarebbero oltre 900 i milioni potenzialmente disponibili per le attività sociali del Paese. I dati connessi alle potenzialità e ai meccanismi di questo strumento sono unici, per questo all’interno della sezione è disponibile per tutti gli interessati un’analisi scritta a 4 mani da Italia non profit e Banca Etica. Non solo: i cittadini e le organizzazioni non profit trovano anche un glossario, scaricabile gratuitamente in pdf per rispondere ai dubbi più frequenti.

    “Attraverso questa nuova sezione del portale di Italia non profit vogliamo aiutare i contribuenti ad orientarsi e conoscere meglio le potenzialità del 5 per mille, che si conferma essere uno strumento di raccordo tra singoli individui che vedono nella partecipazione attiva un modo di essere protagonisti nella società e le organizzazioni non profit – spiega Giulia Frangione, fondatrice di Italia non Profit – Sono 16,6 milioni gli italiani che scelgono a chi destinare il proprio 5 per mille. Un dato assoluto considerevole ma se rapportato al totale dei contribuenti siamo ancora sotto la metà del totale. Nella sua distribuzione regionale si assiste a un forte fenomeno di polarizzazione con le Regioni del Nord che calamitano gran parte dei fondi. Ci auguriamo che attraverso questo strumento i cittadini possano diventare più familiari con il 5 per mille e compiere le loro scelte con consapevolezza e senza dubbi”.

  • La propaganda: la vera fake news

    Cosa rappresenta la propaganda ma soprattutto quali sono i reali motivi per i quali questa viene utilizzata?

    La propaganda nasce dalla volontà unita alla capacità di mistificare un concetto per i propri miseri fini politici, ideologici, elettorali o semplicemente propagandistici appunto. Questa strategia quindi rappresenta l’anello più basso e più volgare, come di minor spessore culturale, nell’ambito della comunicazione, in questo caso politica.

    L’ultima idea nata e partorita dalle menti elevate del PD (che supporta questo governo) è quella di un prelievo fiscale di “contribuzione contro  il covid 19”  per i redditi superiori a 80.000 euro. Un’iniziativa che aveva già “coniato brillantemente” il massimo esponente dell’intelligentia accademica Mario Monti durante il proprio governo e che venne giudicata illegittima in quanto contraria al principio di uguaglianza dalla Cassazione. Ora la classe dirigente del PD propone il medesimo principio che subirà la medesima sorte e del quale per carità umana  nei confronti di chi l’ha proposta si evita di esprimere giudizi.

    In ultima analisi quindi la propaganda utilizzata dagli apparati politici rappresenta uno strumento infernale finalizzato a “muovere lo stagno per dimostrare di saper nuotare quando invece  si affogherebbe anche in una pozzanghera”. Come aggravante, peraltro legata all’ignoranza più estrema della classe dirigente del PD, i contribuenti italiani oltre 80.000 euro rappresentano circa 1,4% dei contribuenti totali rendendo così ridicoli, come i proponenti, i rientri finanziari.

    Quindi la propaganda rappresenta l’espressione di una disonestà intellettuale la quale utilizza a proprio uso e consumo l’interpretazione soggettiva. Contemporaneamente viene utilizzata anche per mistificare le capacità culturali e politiche di chi la utilizza con il solo fine di nascondere la propria inettitudine strutturale legata ad un’ideologia massimalista per la quale i cittadini rappresentano solo ed esclusivamente dei sudditi fiscali ed economici.

    “Non è sufficiente agitare l’acqua per dimostrare di saper nuotare”.

  • Legge di bilancio 2020, il mantra dei pagamenti tracciati

    Proseguiamo l’esplorazione della legge di bilancio 2020, e dei provvedimenti collegati, affrontando il tema dei contanti.

    Tutta la campagna di presentazione del provvedimento legislativo in questione ha fatto della lotta all’evasione uno dei propri fil rouge passando dall’inasprimento delle pene per i reati tributari alla riduzione dell’uso dei contanti e all’incentivazione dei pagamenti elettronici.

    Per quanto disincentivare l’uso dei contanti possa frenare una parte dell’evasione di piccolo cabotaggio, scarsi effetti avrebbe nei confronti delle grandi frodi per di più se internazionali. Probabilmente, allo stato attuale, le più penalizzate saranno le fasce più deboli che, se vorranno continuare a beneficiare delle lecite detrazioni d’imposta previste dalla legge, dovranno dotarsi di carte di credito o di debito supportando i costi di emissione che gli istituti finanziari pretendono ancora oggi.

    Quest’ultimo aspetto è forse uno dei più fastidiosi agli occhi dei più perché sembra favorire la lobby bancaria che lucrerà sulle quote di emissione delle carte e sulle commissioni percepite ad ogni transazione.

    E’ vero che l’Italia ha oggi un tasso di diffusione della moneta elettronica inferiore alla media europea (rapporto “l’utilizzo del contante i Italia”, pubblicato da Banca d’Italia a gennaio 2019), ma è altrettanto vero che negli altri Paesi i costi del sistema sono inferiori (la gestione del pos,in Italia, oggi comprende un costo di noleggio, un costo fisso per transazione e una commissione sull’ammontare di ogni spesa). Un lavoro di accordo con il sistema bancario sarebbe stato auspicabile, prima di imporre l’uso delle carte, speriamo che un percorso condiviso in tal senso venga intrapreso velocemente. Ai commercianti non resterà che cercare di trattare al meglio gli accordi individuali con la propria banca o di rivolgersi a fornitori del servizio indipendenti che oggi si affacciano sul mercato a prezzi competitivi.

    Mentre per i commercianti e gli esercenti in genere è stato previsto un credito di imposta del 30% sul valore delle commissioni subite, per i consumatori, su cui gravano le spese di detenzione della carta, occorrerà attendere il 2021 per beneficiare di un ristorno sulle somme spese con un meccanismo di cash back ancora in fase di definizione. Certamente andranno superati retaggi del passato, ancora forti nel nostro Paese, dove il contante è particolarmente amato, ancorché scomodo, aggiungo io, poiché maggiormente a rischio di furti o smarrimenti.

    Con decorrenza immediata, a carico dei contribuenti è stato imposto di pagare con metodi tracciati (carte di credito e di debito, assegni bancari e circolari o bonifico bancario o postale) per continuare a fruire della detrazione IRPEF del 19% di cui all’art. 15 del TUIR o disposte da altre normative.

    Restano escluse da quest’onere solo le spese sostenute per l’acquisto di medicinali o dispositivi medici, in pratica quelle sostenute presso le farmacie, o quelle per prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o da strutture private accredita al SSN.

    Per effetto della nuova disposizione, per esempio, non saranno più detraibili, in mancanza di pagamenti tracciati, le spese funebri, le spese per frequenza di corsi universitari, della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria, i premi per le assicurazioni sulla vita, le spese per le visite mediche e per quelle veterinarie. L’elenco potrebbe continuare, ma ci fermiamo qua per una fluidità di scrittura, rimandando il lettore all’Art. 15 e alle altre disposizioni che disciplinano la detrazione specifica del 19%. Non chiedetemi perché solo quelle del 19% e non le altre, perché non saprei veramente motivare la risposta. Probabilmente perché le detrazioni con aliquota maggiore richiedono già, in larga misura, forme di pagamento tracciato.

    Ricordatevi, in qualità di fruitori del servizio, di conservare la copia del pagamento pena il disconoscimento della detrazione in caso di successivi controlli dell’amministrazione finanziaria, posto l’onere della prova in capo al contribuente.

    Ma non finisce qua, in effetti la soglia per l’utilizzo del contante verrà abbassata dagli attuali tremila euro a duemila euro dal 1 luglio 2020 e a mille euro a decorre dal 2022. Ma forse questo secondo traguardo farà a tempo ad essere modificato o rimosso prima della sua entrata in vigore come di recente accaduto per altri provvedimenti abortiti prematuramente.

  • Capolavoro a 5 Stelle: il reddito di cittadinanza spinge a divorzi fittizi

    L’Ocse torna a puntare il dito contro le criticità del Reddito di cittadinanza osservando che la bandiera politica del Movimento 5 Stelle rappresenta non solo un disincentivo a cercare lavoro ma produce anche seri effetti distorsivi: trattandosi di un provvedimento che non avvantaggia le famiglie numerose, induce addirittura a simulare divorzi.

    Carte alla mano, da un working paper di fine novembre, emerge come la misura risulti più generosa con le famiglie monoparentali e meno per i nuclei più numerosi e questo perché limitare la scala di equivalenza a 2.1 significa che i trasferimenti e le soglie di idoneità non aumentano per le famiglie più grandi di, ad esempio, due adulti e tre bambini o tre adulti e due bambini, che invece sono a maggior rischio di povertà rispetto alle piccole famiglie, alimentando il rischio di abusi con finte separazioni per accedere alla misura.

    All’origine del provvedimento vi è anche, nella migliore dell’ipotesi, una clamorosa ignoranza (se non un vero e proprio proposito di speculazione elettorale). Nel 2017, quindi prima che il M5s riuscisse a convincere un italiano su 3 ad affidargli il governo del Paese, la Grecia aveva introdotto uno schema simile e aveva riscontrato un aumento delle famiglie monoparentali 10 volte superiore rispetto alla popolazione, proprio in coincidenza con l’avvio della misura assistenziale. «L’esperienza della Grecia suggerisce innanzitutto che le domande di famiglie monoparentali necessitano di un’attenta verifica e, in secondo luogo, i parametri dovrebbero essere a vantaggio delle famiglie più numerose», si legge nel documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

    Il reddito di cittadinanza ha inoltre il difetto congenito che la quota invitante di sussidio previsto e gli stringenti criteri di ammissibilità, creano «forti disincentivi per i membri delle famiglie a basso reddito ad entrare nel mondo del lavoro o ad accrescere il reddito lavorando più ore». E scoraggia anche la ricerca di lavoro da parte dell’altro coniuge. «Le attuali norme fiscali e previdenziali generano un livello elevato di aliquote fiscali effettive per il secondo lavoratore nel nucleo familiare che guadagna meno. Questo scoraggia ulteriormente i disoccupati e inattivi a cercare lavoro» viene rilevato. Di fatto, così come è il provvedimento favorisce il lavoro in nero nelle famiglie con due coniugi. E c’è anche il rischio che aggravi ulteriormente il gap Nord-Sud dell’Italia. Aumentando il reddito delle famiglie beneficiarie, specialmente nelle regioni meridionali, il reddito di cittadinanza può portare «nell’immediato» ad una «piccola caduta nel tasso di povertà» ma non incide «a lungo termine sugli incentivi e sulle capacità delle famiglie passare al lavoro formale», aumentando il divario tra regioni più vulnerabili e regioni più ricche.

    Nonostante i progressi fatti dall’Italia per il contrasto alla povertà, rileva l’Ocse, “queste politiche combinate con elevata tassazione e contributi che pesano sul reddito scoraggiano il lavoro, in particolare del secondo coniuge” e “contribuiscono ad ampie disparità sociali e regionali dell’Italia”.

    Da qui la ricetta in tre punti suggerita dall’organizzazione. Primo, migliorare la capacità dei centri per l’impiego. Secondo, ricalibrare la misura integrandola con incentivi per il lavoro a basso salario. Terzo, combinare il Rdc con un sistema di imposta sul reddito semplificato e progressivo che, a fronte di un costo iniziale modesto, nel lungo termine potrà “incoraggiare l’occupazione” e aiutare lo sviluppo delle Regioni povere, conclude l’organizzazione, generando “entrate pubbliche aggiuntive che ne compenseranno il suo costo”.

  • Flussi internazionali di investimento: i numeri ignorati o peggio sconosciuti

    Mentre la politica si azzanna sulla possibilità e soprattutto sui reali effetti di politiche “pseudo espansive” e rigorosamente a debito come il reddito cittadinanza e quota 100 per le pensioni, i reali numeri che andrebbero invece valutati (se conosciuti), ma assolutamente ignorati, dalla politica sono ben altri.

    Il nostro Paese è oggetto di flussi internazionali di investimenti (FDI) pari a circa 17,1 bilioni di dollari (un bilione di dollari equivale a un milione di milioni di dollari). Viceversa il Messico è maggiormente attrattivo con i suoi 27,9 milioni, mentre la Germania ci doppia con 34.7 bilions$. La stessa Francia attira flussi finanziari ed investimenti dall’estero per 49.8 bilioni di dollari, solo per restare nell’ambito europeo. Un ammontare pari al triplo di quello italiano.

    Cifre che dimostrano già come l’Italia sia uscita da anni del circolo virtuoso degli investimenti internazionali, come confermato dal grafico, proposto da www.unctad.org, divisione che si occupa di flussi finanziari e commerciali e sviluppo appartenente all’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu). Questi dati risultano irrisori se confrontati con realtà economiche superiori, come dimostrano i flussi e gli investimenti in Cina che ammontano a 136,3 bilioni, ma annichiliscono di fronte alla quota di investimenti destinata agli Stati Uniti d’America che arriva a 275,4 bilioni di dollari.

    Tornando all’ambito europeo tuttavia va ricordato come la Germania, anno dopo anno, cresca ad un tasso superiore del PIL rispetto all’Italia anche grazie all’articolata sintesi delle attività industriali unite e supportate da investimenti esteri.

    Un aspetto poi molto importante, che va oltre la semplice componente finanziaria, risulta dalla semplice considerazione che attraverso tali trasferimenti ed investimenti venga contemporaneamente trasferito ed ampliato proprio dagli stessi  investitori anche il know-how innovativo in settori nevralgici il cui sviluppo necessità di forti investimenti. In altre parole, lo Stato oggetto di tali investimenti ottiene un doppio beneficio finanziario ma anche di innovazione tecnologica. In Italia invece, anno dopo anno, si continua a non affrontare il problema della assoluta improduttività della pubblica amministrazione, una macchina giudiziaria ormai degna di un paese del terzo mondo, e contemporaneamente si è continuato a provare regolamenti farraginosi che limitano l’impresa privata.

    In più tale scenario disarmante è attribuibile anche a provvedimenti legislativi espressione di un’incompetenza di base, come l’Investiment Compact il quale assicura la “non retroattività fiscale” (parametro fondamentale per valutare  un investimento nel medio lungo termine) solo per operazioni superiori ai 500 milioni di euro. Escludendo, quindi, di fatto ogni investimento nelle PMI.

    Sempre come espressione di tale incapacità ecco che la fiscalità di vantaggio non venga utilizzata per attrarre appunto investitori ma semplici titolari esteri di redditi milionari ai quali viene assicurata una cedolare fissa sui propri redditi di €100.000, la quale, nelle sue molteplici applicazioni, si trasforma in un’aliquota del 10% per una persona con un reddito di un milione e viceversa dell’1% per titolari di redditi di 10 milioni.

    Tutto questo  mentre le dotte menti nostrane continuano ad aggiornarsi sul reddito di cittadinanza (il cui impatto assicurano sarà di un confortante  + 0,18 % sul Pil!!), come su quota 100, tralasciando così qualsiasi analisi strategica in ambito internazionale.

    I dati forniti dall’ONU sono disarmanti quanto il fatto che vengano ignorati o peggio risultino sconosciuti alla nostra classe politica.

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