Prosegue tra cadute di stile, interpretazioni mendaci della Costituzione e della legge la volgarissima campagna referendaria dei sostenitori del NO che ha prodotto anche l’insulto in diretta ai cittadini da parte dell’ineffabile Procuratore di Napoli. Diventato, ormai, una star televisiva Gratteri ha pontificato che voteranno SI indagati, imputati, corrotti e corruttori, appartenenti alla massoneria deviata ed altri delinquenti assortiti. Fattogli notare che in quel modo aveva ingiuriato alla cieca milioni di italiani, il nostro si è corretto precisando che si riferiva solo ai calabresi dimostrando un’intelligenza sociale al di sotto della soglia di povertà.
E’ improbabile che Nicola Gratteri legga Il Patto Sociale altrimenti credo che, tra i suoi lettori, avrebbe molti bersagli da colpire con i suoi strali: primo tra tutti proprio il curatore di questa rubrica che pubblicamente confessa che voterà SI, ma non serve chiamare la Polizia non essendo un eversore, un congiurato contro la democrazia, un framassone deviato e neppure un indagato, questo almeno finché non arriverà una querela di Gratteri, Travaglio, Davigo, Parodi o qualcun altro della compagnia di giro dei manettari con i polsi degli altri.
Da settimane ci sono Colleghi e Magistrati che contribuiscono a spiegare la riforma agli elettori e lo fanno con tanta pazienza, in pubblici dibattiti lontano dai riflettori ma anche al bar durante conversazioni occasionali, senza mortificare chi la pensa diversamente o mettere delle etichette, senza provare a demolire la reputazione di nessuno e impegnarsi in risse da saloon, slogan sguaiati, senza paventare pericoli immaginari a reti unificate non meno che sui social media.
Chi voterà e sosterrà il SI lo faccia sempre con rispetto degli altri e delle altrui idee: la libertà di pensiero non necessita di autorizzazioni: può essere utile ricordare il pensiero di Agostino Viviani a proposito della separazione delle carriere ben illustrata in una intervista a Radio Radicale trent’anni fa quando disse, tra le altre cose, che giudicanti ed inquirenti devono avere carriere separate perché hanno e devono avere mentalità e formazioni culturali diverse…Già, ma chi era Agostino Viviani per poter tenere testa con il suo pensiero a Nicola Gratteri, Giuseppe Conte e alla Giunta dell’A.N.M.? Era ed era stato tante cose: partigiano, avvocato e giurista, deputato socialista, primo firmatario della legge sulla responsabilità dei magistrati, componente laico del C.S.M. ed era anche il nonno di Elly Schlein. Ma nessuno è perfetto.
Chissà cosa penserebbe e come commenterebbe oggi il confronto dialettico sul referendum, lui che aveva fatto parte di un C.S.M. non ancora condizionato (se non altro non pesantemente come è ora) dal potere delle correnti che è, poi, il vero punctum pruriens di una riforma che lo ridisegna ed i cui criteri di elezione fanno paura perché volti a smontare un sistema ben rodato di attribuzione amicale delle poltrone e degli incarichi più appetibili. E la paura, di solito, ce l’ha chi teme di perdere il controllo, un privilegio, un potere esercitato male.
Perché non parla di questo Gratteri, perché non spiega quale potere si sta sfidando per provocare reazioni tanto scomposte? Quali prerogative sono messe a repentaglio per scatenare tutto questo? Un richiamo, quantomeno ad una maggiore continenza verbale, da parte di Mattarella e rivolto a tutti non sarebbe a questo punto un fuor d’opera.
Sarebbe, poi, un gesto apprezzato se il Procuratore di Napoli trovasse il coraggio e l’umiltà per chiedere scusa: è una delle forme più alte di rispetto verso le persone e verso quella Giustizia della quale si sente proprietario esclusivo.
Per la vergogna, invece, se non l’ha ancora provata, il tempo è scaduto.