Repubblica

  • Grottesco

    Grottesca è l’unica parola che viene in mente riguardo alla vicenda legata ad un presunto piano del Quirinale per mandare a casa, alle future elezioni, Giorgia Meloni.

    Che un, pur alto, funzionario della Presidenza della Repubblica esprima giudizi e speranze personali, ad un gruppo di amici o conoscenti, non può certo coinvolgere la stessa Presidenza e meno che mai il Presidente.

    Grazie a Dio ed alla democrazia ognuno di noi può esprimere auspici per il futuro, in molti, ad esempio, augurano lunga vita politica alla Schlein perché consapevoli che con lei e Conte sarà veramente difficile che si crei un’alternanza credibile alla coalizione guidata dalla Meloni.

    Altri, proprio perché credono nella democrazia, che si basa anche sull’ipotesi dell’alternanza, augurano al Pd di trovarsi un leader più capace di comprendere i reali problemi del Paese e di fare opposizione senza le continue, inutili e pretestuose polemiche di ogni giorno.

    Che il governo abbia problemi e qualche sconnessione non è una grande novità, basta pensare al Ponte sullo Stretto, allo sguardo amichevole che Salvini ha verso Putin e un po’ anche agli accordi con l’Albania, non sempre, al momento, utili all’Italia, inoltre, diciamolo con serenità, non tutti i componenti, a vario livello, del governo sono all’altezza del loro incarico ed alle aspettative della Meloni.

    Però, piaccia o non piaccia, questo governo ha portato l’Italia ad avere ruolo, peso e visibilità nel mondo ed a un miglioramento interno, e nessuno deve dimenticare la situazione che il governo si è trovato ad affrontare, dall’inizio, una situazione disastrosa visti i gravi danni causati del 110% e dal reddito di cittadinanza, centinaia e centinaia di milioni buttati e decine di scandali che anche oggi si continuano a scoprire.

    Il governo Meloni non cadrà per le dichiarazioni o le speranze di qualche funzionario o politico ma è necessario, per il bene della Nazione, che si concentri di più sui temi legati alla sicurezza, alla sanità, alla casa, alla tutela dell’ambiente, come necessità per la vita stessa, e, senza indugi, all’attuazione di progetti culturali e scolastici che strappino i nostri giovani, partendo dalla scuola primaria, alla spirale di odio e violenza che anche i social fomentano.

    Ci sono priorità che, al di là di quanti voti o fama possano portare, devono essere affrontate subito, inutile inasprire le pene se le stesse non sono applicate, se le carceri sono dei lager, università del crimine, e non si costruiscono carceri moderne, anche per la rieducazione dei detenuti, se non ci sono luoghi adeguati per la cura dei malati mentali o dei troppi che, con l’abuso di alcol e stupefacenti, sono un pericolo per se stessi e per gli altri.

    Cerchiamo tutti, maggioranza, opposizione, mass media, società civile, comuni cittadini, di mettere al bando polemiche e dichiarazioni che distolgono dai problemi veri, cercare di essere responsabili e aderenti alla realtà, che non è la verità di parte, deve essere un obiettivo comune se si vuole agire, e ovviamente pensare, per il bene dell’Italia e dell’Europa, senza la quale non si va da nessuna parte, o meglio, si va verso il baratro.

  • Il presidente della Repubblica che ubbidisce umilmente al despota

    Dispotismo. Uno principe, e tutti li altri servi.

    Nicolò Machiavelli

    Il 4 giugno 2022, durante la sessione plenaria del Parlamento albanese, con 78 voti, 4 contrari ed un’astensione, è stato eletto l’attuale presidente della Repubblica. Prima si sono svolte tre altre votazioni che hanno avuto un esito negativo. Durante quelle votazioni però si doveva raggiungere la maggioranza qualificata di 3/5 per eleggere il presidente. Perciò 84 deputati, dai complessivi 140, dovevano votare a favore. Si trattava di esiti ben programmati dalla maggioranza dell’attuale primo ministro. Il comma 3 dell’articolo 87 della Costituzione prevede che dopo le prime tre votazioni con esito negativo, la quarta votazione non richiede più la maggioranza qualificata, bensì una semplice maggioranza di 71 deputati. E proprio questo è accaduto il 4 giugno 2022. L’attuale presidente della Repubblica è stato eletto con una maggioranza semplice.

    Durante la sessione dell’elezione dell’attuale presidente della Repubblica, per fare apparire che tutto fosse normale e “non influenzato”, il nome proposto da un “gruppo di deputati” si trovava in una busta chiusa. Si trattava di una scelta “affidata” ad un gruppo di ubbidienti deputati, ma che, in realtà, la scelta era esclusivamente del primo ministro. E non poteva essere altrimenti, visto il pieno dominio del primo ministro, non solo sui deputati del suo gruppo parlamentare, ma anche su quasi tutti gli altri poteri ed istituzioni, che dovevano essere indipendenti.

    Il primo ministro però voleva controllare anche l’istituzione del presidente della Repubblica che, fino ad allora, spesso non ubbidiva alla sua volontà. Con la votazione in Parlamento del nome nella “busta chiusa” il 4 giugno 2022 è stato scavalcato anche questo ostacolo. Sì, perché era il nome di una persona scelta con la dovuta cura ed attenzione. Una persona che doveva avere la fiducia del primo ministro, ma che doveva anche ubbidire a lui. E così è stato. Il nuovo presidente era un medico dell’esercito che, dal luglio 2020, era nominato, chissà perché, il Capo dello Stato maggiore delle Forze armate. Quanto è accaduto da allora in poi, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, ha sempre ed inconfutabilmente dimostrato e testimoniato che l’attuale presidente della Repubblica non ha smentito le aspettative del primo ministro.

    Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, della totale e vergognosa ubbidienza dell’attuale presidente della Repubblica d’Albania agli ordini e alla volontà del primo ministro (Vergognosa, arrogante e sprezzante ipocrisia dittatoriale in azione, 6 giugno 2022; Messinscene e collaborazioni occulte a sostegno di un autocrate, 25 luglio 2022; Ulteriore consolidamento di un regime, 15 settembre 2025 ecc…). L’autore di queste righe scriveva solo due giorni dopo l’elezione del presidente della Repubblica, sempre con la richiesta e dovuta oggettività che “Le cattive lingue stanno parlando e dicendo tante cose durante questi ultimissimi giorni sull’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ma anche su di lui stesso, di certi suoi “problemi” con la giustizia e dell’“appoggio” arrivato per la sua selezione ed elezione da oltreoceano. Hanno parlato del “linguaggio del corpo” che, secondo gli specialisti, fa del nuovo presidente una persona molto riconoscente al primo ministro e che, perciò, potrebbe essergli anche molto ubbidiente” (Vergognosa, arrogante e sprezzante ipocrisia dittatoriale in azione; 6 giugno 2022).

    Il nostro lettore da anni è stato informato, fatti accaduti, documentati e facilmente verificabili alla mano, che in Albania da un decennio è stata restaurata e si sta consolidando, ogni giorno che passa, una nuova dittatura sui generis. E riferendosi alla sua “elezione” come presidente, l’autore di queste righe scriveva: “Domenica scorsa, il 24 luglio, in Albania è stato messo in atto un ulteriore, pericoloso e preoccupante passo verso il consolidamento della dittatura sui generis. Una dittatura, questa, camuffata soltanto da una facciata pluralistica, che si sta restaurando da alcuni anni in Albania”. E riferendosi al discorso dell’insediamento dell’attuale presidente della Repubblica, che niente aveva a che fare con la vera realtà, aggiungeva: “Le cattive lingue, durante queste ultime ore, stanno dicendo convinte che il discorso letto dal Presidente della Repubblica durante la cerimonia del suo insediamento è stato scritto da un “opinionista”, un convinto sostenitore delle “politiche” del primo ministro albanese. E si sa ormai, le cattive lingue in Albania difficilmente sbagliano” (Messinscene e collaborazioni occulte a sostegno di un autocrate, 25 luglio 2022).

    Mentre alcune settimane fa, subito dopo la presentazione del suo nuovo governo da parte del primo ministro, il nostro lettore è stato informato che “…. il 12 settembre scorso, il presidente della Repubblica … [che] è un ubbidiente notaio del primo ministro, ha approvato con un decreto, oltre all’incarico del primo ministro di presentare il suo nuovo governo, anche la nomina della “ministra digitale”. Il che rappresenta una palese violazione degli articoli 102 e 103 della Costituzione della Repubblica d’Albania” (Ulteriore consolidamento di un regime, 15 settembre 2025 ecc…).

    La Costituzione della Repubblica riconosce che quella del presidente è la più alta istituzione dello Stato. L’articolo 86, comma 1 sancisce che “Il presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità del popolo.”. Purtroppo fatti accaduti, documentati, pubblicamente noti e facilmente verificabili testimoniano che il presidente della Repubblica d’Albania ha miseramente, vergognosamente e sempre ubbidito agli ordini e alla volontà del primo ministro, nonostante la sua istituzione sia la terza in ordine gerarchico, come sancisce la Costituzione.

    Purtroppo l’operato del presidente della Repubblica d’Albania, dal suo insediamento ad oggi, ha sempre confermato quanto è stato sopracitato. Lo testimonia anche il suo operato di queste ultime settimane. Con la sua firma, il presidente ha violato palesemente la Costituzione della Repubblica diverse volte. Si tratta di violazioni facilmente verificabili che, guarda caso, coincidono proprio con degli obiettivi posti, voluti e pubblicamente espressi dal primo ministro. Tra quelle violazioni vi è anche la firma del decreto per fissare la data delle elezioni parziali in sei comuni. Compreso il comune della capitale, dopo l’arresto del sindaco il 10 febbraio scorso, di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Il presidente della Repubblica ha violato la Costituzione durante queste ultime settimane anche con i suoi decreti sui mandati dei giudici della Corte Costituzionale, sull’approvazione della legge anticostituzionale per le commissioni investigative del Parlamento, sulla “ministra dell’intelligenza artificiale” ed altri ancora.

    Ma lui ha violato la Costituzione anche per dei profitti personali e di suo figlio. L’articolo 89 della Costituzione sancisce che “Il presidente della Repubblica non può esercitare nessun’altra attività pubblica […] e nessun’altra attività privata”. Ebbene, in palese violazione di quell’articolo il presidente della Repubblica continua ad intascare introiti sia come lettore presso l’Accademia delle Forze armate, sia come medico in una clinica privata! Mentre l’impresa dove lavora suo figlio ha vinto tutti gli appalti pubblici finanziati dalla presidenza della Repubblica! Almeno queste “piccole ricompense”, in cambio di tanti umili “servizi” resi al primo ministro li merita, o no?

    Chi scrive queste righe informa il nostro lettore che fino ad ora, il presidente della Repubblica, che ubbidisce umilmente al despota, il primo ministro, non ha detto nessuna, proprio nessuna parola per difendere se stesso. Un eloquente “silenzio” che conferma in maniera inconfutabile la sua piena colpevolezza. La realtà albanese conferma pienamente quanto affermava Nicolò Machiavelli sul dispotismo che è solo “uno principe e tutti li altri servi”. Il principe è il primo ministro, mentre tutti gli altri, compreso anche il presidente della Repubblica, sono i suoi miseri ed ubbidienti servi.

  • Repubblica italiana

    Quando l’Italia non era ancora unita e la Romagna era sotto il papato per definire una situazione di confusione si diceva “L’è una repubblica”.

    In questi giorni, il 2 giugno, abbiamo festeggiato la nascita della nostra Repubblica e subito sono nate nuove polemiche anche contro il capo dello Stato, così ci ritornano in mente quelle parole perché vediamo l’incapacità di troppe forze politiche di tornare, pur parlando senza mezze misure ed infingimenti, ad un minimo di linguaggio rispettoso delle istituzioni che, con ruoli diversi, rappresentano.

    Vorremmo un’Italia repubblicana ed europea dove il confronto politico fosse libero da pregiudizi, da frasi fatte, verità negate, menzogne palesi, annunci e slogan, dove ciascuno, pur criticando i progetti altrui, fosse capace di presentarne di propri, fattibili ed utili, senza avere sempre spirito di contraddizione.

    Vorremmo una Repubblica capace di sotterrare l’ascia di guerra del passato, disposta a riconoscere i meriti dell’avversario, tesa a costruire un domani capace di rispettare i tempi necessari a ciascuno per potersi adeguare alle novità, ad un progresso che spesso irrompe ed incombe, specie nella vita dei meno tecnologici o dei più anziani.

    Una Repubblica solidale, coraggiosa, umana, la Repubblica della gente normale che ha bisogno di una politica capace anche di tornare ad aprire sezioni di partito per consentire il dibattito interno e la crescita di una nuova classe dirigente, fatta di persone capaci di passione e dedite a studiare la complessità dei problemi senza avere in testa solo l’obiettivo personale di arrivare più in alto.

    Una Repubblica dove ai cittadini fosse possibile scegliere e votare i propri rappresentanti nazionali con un voto di preferenza, come per le europee, dove ci fossero meno aperitivi elettorali e più grandi o piccoli incontri tra la folla, tra la gente, per tornare a guardarsi negli occhi senza usare sempre strumenti tecnologici dietro i quali non sai chi veramente ci sia.

    E anche se non c’è ancora questa repubblica noi le siamo fedeli e il 2 giugno abbiamo in tanti festeggiato e coltivato la speranza di riuscire a farla nascere, per l’Italia, per l’Europa, per noi tutti.

  • Preservare la libertà e l’indipendenza della nostra repubblica senza creare motivi di divisione

    Gramellini, che spesso apprezziamo per la sua rubrica ‘Il caffè’ sul Corriere della Sera, sabato 9 dicembre scrive che vi sarà un problema fino a quando gridare ‘viva l’Italia antifascista’ non diventerà un modo di dire condiviso e persino banale come gridare ‘viva la mamma’.

    Purtroppo gridare ‘viva la mamma’ non ci sembra più un modo molto condiviso nella nostra società che invece sembra a tutti costi, nei media e nella politica, voler ritornare a spaccarsi, a creare pretestuosi distingui mentre la gente comune pensa a ben altro.

    Il fascismo è morto da qualche decennio, la Costituzione è in vigore ed è una Costituzione repubblicana e liberale, difenderla significa difendere la democrazia e la libertà, una democrazia che a volte sembra minata dal settarismo, dai pregiudizi, dalle polemiche volte solo a cercare consenso politico o audience mediale.

    Da parte nostra siamo contenti che la senatrice Segre, con la sua presenza, abbia onorato il palco reale alla Scala, per il resto la democrazia, piaccia o non piaccia, si basa sui voti e sui consensi degli elettori ed abbiamo pesi e contrappesi che impediscono che possa essere calpestata.

    Vigiliamo tutti allora, da destra e da sinistra, per  preservare la libertà e l’indipendenza della nostra repubblica e smettiamola di creare sempre motivi di divisione, di distrarre l’opinione pubblica da fatti importanti per cercare di indirizzarla verso piccole speculazioni più o meno personali.

    Cerchiamo di essere un po’ più maturi nei nostri comportamenti pubblici e privati perché ognuno di noi ha dei doveri anche per quello che rappresentiamo nel mondo, un mondo dove centinaia di persone muoiono ogni giorno per guerre crudeli, attacchi terroristi, fame e miseria.

  • In memoria di Napolitano

    Siamo vicini alla famiglia del Presidente Napolitano nel ricordo degli anni condivisi al Parlamento europeo e delle occasioni di incontro, durante gli anni della sua Presidenza  della Repubblica, incontri nei quali la sua fede europeista e l’attenzione alle tante problematiche, non solo italiane, sono state condivise e sono diventare spesso un importante suggerimento.

    La sua storia, nelle varie sfaccettature, è la Storia di molti, anni  della nostra Italia, ne riposi in pace e resti per in noi il ricordo di un uomo che partendo da posizioni di parte ha cercato di essere il Presidente di tutti.

  • Auguri al Presidente Napolitano

    Auguriamo al Presidente Napolitano di superare anche questa nuova prova, gli auguri che gli hanno espresso le diverse forze politiche ricordano a tutti il suo impegno nelle istituzioni italiane e la sua passione europeista.

  • I tre asset istituzionali

    La maggioranza di governo persegue due obiettivi programmatici ambiziosi e considerati compatibili.

    Il primo è rappresentato dal riconoscimento di una maggiore autonomia per le regioni del Veneto(*),  Lombardia ed Emilia Romagna. Il secondo, viceversa, prevede una forte riforma istituzionale e contemporaneamente della divisione di poteri attraverso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio o in subordine del Presidente della Repubblica

    Nel caso in cui queste due importanti riforme venissero entrambe approvate dai due rami del Parlamento ci troveremmo di fronte a un asset istituzionale caratterizzato da un insostenibile terzetto di istituzioni locali. in quanto alle cinque regioni a statuto autonomo si dovrebbero aggiungere altre tre dotate di una maggiore autonomia amministrativa sulle materie delegate ed infine una terza rappresentata dalle regioni a statuto ordinario.

    In questo contesto la stessa elezione diretta del Presidente del Consiglio rappresenterebbe per gli abitanti delle tre tipologie di regioni prerogative ed aspettative decisamente differenti proprio in rapporto al livello di autonomia conseguito dalla propria regione di residenza.

    Uno stato federale, infatti, non si può reggere su tre diversi asset istituzionali la cui differenza si basa sul riconoscimento di tre tipologie di autonomia amministrativa e fiscale.  Viceversa, tutti gli asset istituzionali basati sul riconoscimento del federalismo trovano la propria ragione costitutiva quando esprimono un stato centrale più o meno titolare di prerogative, in aggiunta al riconoscimento dei poteri locali demandati ai singoli Stati o alle regioni.

    Al di là, quindi, delle dichiarazioni formali della maggioranza, emerge evidente come molto probabilmente verranno disattese le legittime aspettative di maggiore autonomia amministrativa da parte dei veneti  e  contemporaneamente si abbandonerà una qualsiasi riforma verso un presidenzialismo anche se spurio.

    La realtà politica attuale dimostra come nessuno di questi obiettivi di “riforme istituzionali” sia nella realtà raggiungibile in quanto il vero l’obiettivo di queste “visioni istituzionali” rimane quello di sostenere un alto interesse che rappresenta la molla per mantenere il proprio consenso elettorale.

    (*) A fronte anche di un referendum dall’esito plebiscitario

  • Grazie al Presidente Draghi e in bocca al lupo, viva il lupo, a Giorgia Meloni

    Mentre iniziano gli incontri per dare vita al nuovo governo rinnoviamo le congratulazioni a Giorgia Meloni per il successo ottenuto con il più sentito augurio di mantenere, all’interno della coalizione, quell’indipendenza e capacità di ascolto che tanti italiani le hanno riconosciuto e che si attendono anche nel futuro.

    Vogliamo rinnovare al Presidente Draghi il nostro ringraziamento per quanto ha fatto per l’Italia e per l’Europa in questi anni, non solo come Presidente del Consiglio.

    Ci attendono momenti difficili non solo per la tragica guerra che sta devastando l’Ucraina, e che mette a rischio la sicurezza ed il futuro di gran parte del mondo per la folle sete di potere di Putin, ma anche per le molte realtà che minacciano diritti umani e sussistenza alimentare e crediamo che l’autorevolezza di Mario Draghi potrà dare un nuovo forte contributo in sede nazionale ed internazionale.

  • Mattarella, la Cittadinanza attiva, una legge elettorale che la garantisca

    La presidenza Mattarella dà qualche mese di respiro al governo Draghi per tentare di portare a termine alcuni di quegli interventi richiesti dall’Europa e necessari all’Italia dal punto di vista economico, strutturale e sociale. Tutti sappiamo bene che tra qualche mese la campagna elettorale per Camera e Senato, i prodromi si sono già visti nelle discordanti giornate per il Quirinale, impediranno di fatto all’attuale governo di poter lavorare in serenità e proficuamente. E’ perciò necessario ora accelerare i tempi a partire dall’approvazione di una nuova legge elettorale considerato che quella attuale, oltre che nefasta in sé, non è applicabile dopo la riforma che ha dimezzato il numero dei parlamentari. Anche sulla legge elettorale si consumeranno scontri duri e sarà, come sempre, difficile fare comprendere ai partiti che la legge non può essere fatta per premiare gli uni o gli altri di coloro che, in questo momento, si sentono avvantaggiati, ma che deve essere una legge che garantisca ai cittadini quella libera scelta di voto che è primo presupposto per la democrazia.

    Come abbiamo scritto più volte riteniamo che il sistema proporzionale, con soglia di sbarramento, con preferenza unica e con vero controllo delle spese elettorali, ed una norma che impedisca a volti noti di apparire in video in modo esorbitante, sia il sistema più democratico in quanto ridà finalmente ai cittadini il diritto di scelta e di controllo. In questo modo si toglierebbe una parte di quell’eccessivo potere di scegliere gli eletti, potere che hanno, da troppi anni, i capi partito e si riporterebbero i parlamentari a seguire anche i problemi del territorio, come avveniva molti anni fa. Solo con un sistema proporzionale si può pensare di riavvicinare gli elettori ai partiti e di portare i partiti ad utilizzare le capacità di tanti dirigenti ed iscritti che sono stati spesso emarginati perché non in stretta sintonia con i dirigenti di vertice.

    Un altro problema da affrontare, per cercare di arginare la disaffezione al voto diventata sempre più dilagante, è quello legato alla mancanza di chiarezza dei bilanci dei partiti che bisogna siano controllati dalla Corte dei Conti. Bisogna che i partiti abbiano personalità giuridica, così che si possa verificare che gli statuti rispettino la democrazia interna, a partire dagli organi di controllo e dall’indizione e svolgimento regolare dei congressi. Senza dibattito e confronto non c’è democrazia e se non c’è democrazia all’interno dei partiti come possiamo pensare che questi siano i garanti dell’Italia che è una repubblica democratica?

    Durante e dopo l’elezione del presidente Mattarella abbiamo assistito a vari rimescolamenti, segno evidente di una insofferenza anche nei rapporti personali e dell’incapacità, per molti, di una visione politica superiore al loro interesse di parte. Interesse di parte che, proprio per mancanza di visione politica, gli stessi leader non sono neppure riusciti a tutelare. E questo la dice lunga su come alcuni personaggi sarebbero in grado di governarci, specie in situazioni difficili come quelle che oggi ci presenta il contesto europeo ed internazionale, dalla Russia con i suoi legami sempre più saldi con la Cina, agli Stati Uniti che perdono forza, alle catastrofi naturali e innaturali sempre più frequenti, alle nuove tragiche povertà che non sono più solo nei paesi meno sviluppati.

    E’ il momento di una riflessione, senza arroganze e pressapochismi, chi sarà in grado di farla aiuterà la sua forza politica e l’Italia, chi continuerà a credere in un bipolarismo impossibile e nel leaderismo esasperato potrà, forse, aumentare qualche voto ma poi resterà marginale.

  • Il secondo mandato di Mattarella

    Personalmente avrei preferito l’elezione di Mario Draghi, al secondo mandato di Sergio Mattarella, che però costituisce il migliore piano B possibile, per bloccare il tentativo di ripresa del potere da parte della insulsa e incapace casta politica nazionale.

    Ma certamente lo scienziato Salvini e tutti i politicanti che hanno complottato contro la naturale elezione al Colle di Draghi hanno fatto la scelta peggiore in assoluto in rapporto ai loro egoistici obiettivi.

    Infatti, se avessero eletto Draghi, che da Presidente avrebbe ovviamente ostacolato la politica dell’assalto alla diligenza delle risorse pubbliche, è anche vero che avrebbero potuto convergere sulla scelta unitaria di un premier, politico o tecnico, da proporre a Draghi più malleabile di lui che, invece, con l’elezione di Mattarella,  resterà Premier e, a fronte di partiti sconfitti e indeboliti, e di nuovo con le spalle blindate dalla conferma dello stesso Presidente che lo aveva nominato, certamente continuerà il commissariamento della politica ancora più decisamente che in passato.

    Quale scenario peggiore per i leader di partiti, abituati non a convincere gli elettori sulla bontà delle loro tesi politiche, che non esistono, così come i progetti di governo e neanche le semplici idee, ma piuttosto esperti ad acquisire i consensi con la demagogia spicciola, il ricorso agli algoritmi e, soprattutto, la graziosa distribuzione di ogni possibile prebenda, contributo e regalia, ovviamente a spese dell’aumento esponenziale del debito pubblico, di ritrovarsi sulle macerie della propria sconfitta e, soprattutto, privi di sponde su cui trovare conforto alle loro impresentabili esigenze?

    E se è vero che il primo obiettivo di evitare le elezioni anticipate è stato raggiunto, è pur vero che le elezioni si terranno comunque entro un anno circa, ed è evidente che i vertici  della partitocrazia imperante, già da oggi cominceranno a tremare all’idea di affrontarle senza potere ricorrere ai giochetti delle bandierine di partito, né alle ordinarie sovvenzioni, utili solo ad alimentare le loro altrimenti sterili campagne elettorali, finanziate a discapito degli interessi reali del Paese e soprattutto di quella parte che lavora, produce e paga le imposte.

    Un incubo che non li farà dormire la notte e che, soprattutto, per il modo ridicolo e insensato di come è stata gestita la corsa all’elezione del Presidente della Repubblica, ha lasciato ferite gravi e, forse insanabili, in tutte e due gli schieramenti, ma con una frattura più pesante in quello del centrodestra, che proprio per il fatto di avere più voti, ambizioni e soprattutto presunzioni di successo, è chiaramente imploso davanti all’evidente sconfitta, e per questo pagherà il prezzo più alto.

    Una brutta storia, che dà soprattutto il senso di una classe politica ottusa e arrogante che si è, speriamo per l’ultima volta, delegittimata da sola per pura incapacità e che dovrebbe prendere atto che è arrivata al capolinea, e sarebbe ora che lasciasse, senza eccezioni, il campo ad un processo di cambiamento e di vero rinnovamento della politica, che se non torna ai valori, ai principi e ai contenuti per il corretto esercizio della sua funzione, perderà sempre maggiore credibilità da parte dei cittadini e confermerà la sua inutilità.

    Con il rischio che il primato della politica, che è un valore inestimabile perché garantisce in democrazia il corretto esercizio del controllo democratico e della sovranità popolare, già da tempo osteggiato, possa essere definitivamente cancellato, persino con il paradosso autolesionistico del beneplacito della stessa società civile, stanca di imbonitori e venditori di fumo, come ormai appaiono i leader dell’attuale partitocrazia nazionale e desiderosa di fare pulizia, buttando via il bambino insieme all’acqua sporca.

    E invece c’è l’assoluta necessità di salvare la democrazia e rinforzare la partecipazione popolare, per una politica al servizio del Bene Comune, a partire dalla immediata riforma dell’elezione del Presidente della Repubblica, da togliere ai Grandi Elettori e da affidare direttamente al popolo, nonché dalla celere adozione di una legge elettorale che restituisca il diritto ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti, ed eliminare finalmente e per sempre l’osceno esproprio della sovranità popolare, imposto da tutti i capi partito a loro esclusivo beneficio.

    *già sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali

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