Rete

  • Comunicare condividendo

    Si intitola Comunicare è condividere il nuovo libro dello scrittore e giornalista Agostino Picicco in cui, con l’attenzione che da sempre caratterizza la sua scrittura, rivolge uno sguardo attento alla realtà quotidiana affrontando i cambiamenti ai quali le nuove comunicazioni ci hanno indotti. In particolar modo Picicco pone alcune riflessioni sul mondo della comunicazione oggi e su quanto questa influisca su abitudini e stili di vita a causa dell’onnipresenza della rete a tal punto che ogni tanto diventi necessario, se non vitale, disconnettersi per favorire una maggiore serenità personale e consentire relazioni reali e un rinnovato impegno verso l’aggiornamento e lo studio che garantirebbero il miglior uso della nuova tecnologia.

    Da un lato le considerazioni di Picicco invitano a prendere consapevolezza dei benefici della rivoluzione tecnologica, dall’altro a tenere presenti alcuni effetti negativi da eliminare. Il totalitarismo cibernetico rischia di soffocarci, per questo va ripensato e magari riproposto con alcuni accorgimenti, nella consapevolezza che quando la tecnologia avanza non bisogna essere nostalgici del passato, ma protagonisti e progettisti di futuro.

    Un paragrafo del libro è poi dedicato a quale uso dei social avrebbe fatto don Tonino Bello del quale Picicco è un grande conoscitore.

  • In attesa di Giustizia: attenti al lupo!

    In altre occasioni abbiamo parlato delle insidie – oltre che delle opportunità – che la rete e le nuove tecnologie offrono e sempre più spesso accade che quel genere di molestie per evitare le quali, un tempo, era sufficiente staccare la cornetta del telefono oggi sono diventate più invasive perché il persecutore può usare altri strumenti di quotidiana necessità e utilizzo come il cellulare, la posta elettronica e i sistemi di messaggistica che ti raggiungono ovunque e in qualsiasi momento.

    Certo, c’è sempre la possibilità di non rispondere o chiudere la comunicazione a una telefonata con numero oscurato ma, intanto, il senso di disagio e preoccupazione è assicurato.

    Un primo sistema per individuare il molestatore è rivolgersi alla Polizia Postale per risalire a chi corrisponda una casella di posta elettronica mentre per i numeri di telefono oscurati, previa denuncia all’Autorità Giudiziaria contro ignoti, i gestori telefonici offrono, con un costo mensile molto contenuto, un sistema denominato “override” che disvela il numero sottostante ad uno oscurato, così non appena arriverà la chiamata dell’ignoto molestatore quest’ultimo avrà finalmente un’utenza da cui risalire e – magari – sorpresa non improbabile si scoprirà che è un recapito già in agenda di persona insospettabile e ben conosciuta.

    Tuttavia, perché si integri il reato c.d. di stalking, è necessario che sia documentato in denuncia un comportamento persecutorio abituale e continuativo tale da generare uno stato d’ansia oltre che un necessario cambiamento dello stile di vita per sottrarsi alla persecuzione ed evitare pericoli, cambiando anche utenze e recapiti il che crea molto disagio. Tali pericoli, talvolta è accaduto, vengono sottovalutati proprio da chi dovrebbe curarne la prevenzione e il contrasto sino a che non è troppo tardi perché si è verificato un esito fatale per la vittima.

    Ecco allora che la tecnologia “buona” viene in aiuto delle persone offese degli stalkers con una applicazione per il telefono palmare chiamata Mytutela e presentata pochi giorni addietro al tavolo permanente istituzionale per la prevenzione ed il contrasto alla violenza nei confronti di donne e minori.

    Completamente gratuita, l’applicazione è stata sviluppata da un ingegnere elettronico e da un tecnico informatico che lavorano come consulenti di Tribunali e Procure insieme ad un’esperta di social network, permette di fare direttamente una copia forense di foto, e mail e chat: insomma tutto ciò che può costituire prova di atti persecutori da allegare a una denuncia.

    Non solo, l’applicazione consente una sorta di interattività per cui segnalerà agli utenti una serie di allerte: quando le chiamate saranno troppe o i messaggi esplicitamente minatori, sul telefono compariranno degli allarmi: programma reso possibile da una scansione semantica nella quale sono state inserite parole del genere  “ti faccio fuori”, “pubblico le tue foto” eccetera.

    Questo strumento sarà di fondamentale importanza anche per gli investigatori qualora si trovino nella necessità di entrare in un cellulare protetto il cui proprietario e vittima, ahimè, non sia più in grado di fornire la password, operazione che a volte richiede settimane mentre un criminale resta libero.

    Disponibile a breve per i dispositivi con sistema Android, sarà successivamente messa sul mercato anche per i prodotti Apple e così, se da un lato bisognerà continuare a stare attenti al lupo nascosto nelle ombre del web, anche il lupo dovrà stare molto attento a chi gli dà la caccia.

  • Qualcuno sciolga i nodi della rete in cui siamo finiti imbrigliati

    L’avevamo detto nell’ormai lontano 2000, l’avevamo scritto e abbiamo continuato a scriverlo in più occasioni: la mancanza di regole nell’uso dei sistemi informatici avrebbe portato a pericolose derive. Purtroppo avevamo, ancora una volta, ragione nel segnalare un pericolo e nel chiedere, in difesa della legalità e della libertà di tutti, che non fosse consentito nessun sistema di informazione e di comunicazione che non rispondesse ad un minimo di regolamentazione e di certezza della privacy.

    Sapevamo che, in una società mondializzata, l’assenza di regole condivise avrebbe portato al sopruso ed alla manipolazione, di notizie e di coscienze, e che l’incapacità, dei più, di saper decodificare i messaggi avrebbe generato confusioni e falsità scambiate per verità.

    Sulla rete hanno viaggiato indisturbati, per anni, terroristi a caccia di adepti e veicolatori di insegnamenti per uccidere e per sterminare persone inermi, criminali di varia natura, dai trafficanti di armi e di uomini agli spacciatori di droga e di medicinali contraffatti, pedofili incalliti e piccoli frustrati che con i loro insulti hanno turbato la vita di molti, specialmente donne. Sulla rete indisturbati truffatori hanno carpito la fede dei molti sprovveduti, diventati vittime di truffe, e troppi ragazzini hanno potuto acquistare stupefacenti e rimanere invischiati in giochi erotici, crescendo nel mito del bullismo e della violenza fine a se stessa. Molte le vittime, enormi i danni non solo economici.

    In questi giorni la realtà ci conferma, con i dati rubati almeno a 72milioni di persone (ma la cifra appare destinata a crescere in modo esponenziale), che quanto avevamo preannunciato si è, purtroppo, puntualmente verificato! Il bello della rete, e cioè mettere in comunicazione mondi lontani, aumentare la cultura, contrastare l’ignoranza ed i regimi dittatoriali, far crescere le possibilità di aiuto sanitario ed umanitario, favorire lo scambio di idee e speranze, è stato in gran parte vanificato da quella mancanza di regole comuni che hanno consentito un uso troppo spesso criminale dei sistemi informatici. I nostri dati sensibili non solo sono di libero accesso agli hacker, che possono manipolare dati bancari o interrompere quando vogliono il traffico aereo ed inserirsi nelle intelligence degli Stati, ma sono anche utilizzati per modificare gli assetti politici ed istituzionali e per arricchire a dismisura coloro che della loro scoperta geniale hanno fatto un business illegale. Poi, beffa nella beffa, paghiamo i garanti della privacy…

    Mentre, non solo in Italia, diventa sempre più difficile formare un governo che capisca come governare, qualcuno si chieda come fare ad insegnare ai cittadini, partendo da più piccoli, l’utilizzo consapevole della rete e come trovare, in modo globale, una regola comune che impedisca che pochi controllino, utilizzino e decidano della vita di tutti gli altri.

  • I social media devono (e possono) conformarsi ancora di più alle normative UE per tutelare i consumatori

    Le società di social media devono fare di più per ottemperare alle richieste presentate lo scorso marzo dalla Commissione europea e dalle autorità nazionali di tutela dei consumatori per garantire il rispetto delle norme UE a tutela dei consumatori. Il 15 febbraio sono state pubblicate le modifiche apportate da Facebook, Twitter e Google+ per allineare le rispettive clausole contrattuali alle norme dell’UE a tutela dei consumatori. Queste modifiche andranno a beneficio di oltre 250 milioni di consumatori dell’UE che utilizzano i social media: i consumatori non saranno costretti a rinunciare ai diritti inderogabili che l’UE riconosce loro, come il diritto di recedere da un acquisto online; potranno presentare reclamo in Europa anziché in California; e le piattaforme si assumeranno le loro responsabilità verso i consumatori dell’Unione, analogamente ai prestatori di servizi offline. Tuttavia, le modifiche soddisfano solo in parte i requisiti della normativa UE in materia di consumatori.

    Mentre le ultime proposte di Google sembrano in linea con le richieste formulate dalle autorità di tutela dei consumatori, Facebook e, più significativamente, Twitter hanno rimediato solo in parte a importanti aspetti riguardanti le loro responsabilità e il modo in cui gli utenti sono informati della possibilità di rimuovere i contenuti o recedere dal contratto. Per quanto riguarda la procedura di “notifica e azione” usata dalle autorità di tutela dei consumatori per segnalare contenuti illeciti e richiederne la rimozione, le modifiche apportate da alcune società sono insufficienti. Mentre Google+ ha istituito un protocollo che prevede, tra l’altro, termini per il trattamento delle richieste, Facebook e Twitter hanno concordato solo di mettere a disposizione delle autorità nazionali un apposito indirizzo di posta elettronica per la notifica delle violazioni, senza impegnarsi a trattare le richieste entro termini precisi.

    A seguito di varie denunce di consumatori dell’UE che sono stati vittime di frodi o truffe durante la consultazione di siti di social media e ai quali sono state imposte clausole contrattuali non conformi alle norme UE a tutela dei consumatori, nel marzo 2016 è stata avviata un’azione per far rispettare la normativa UE. Gli operatori di social media hanno quindi convenuto di modificare: le clausole che limitano o escludono integralmente la responsabilità della rete di social media in relazione alla prestazione del servizio; le clausole che impongono ai consumatori di rinunciare ai diritti inderogabili che l’UE riconosce loro, come il diritto di recedere da un acquisto online; le clausole che privano il consumatore del diritto di rivolgersi a un organo giurisdizionale dello Stato membro di residenza e che prevedono l’applicazione della legge della California; le clausole che liberano la piattaforma dall’obbligo di individuare le comunicazioni commerciali e i contenuti sponsorizzati.

    Le società si sono impegnate ad attuare le modifiche delle clausole contrattuali in tutte le versioni linguistiche nel primo trimestre del 2018.

    Fonte: Commissione europea

  • Dipendere dal proprio smartphone

    Ormai è stata identificata una nuova forma patologica: la no-mo-fobia: sono sempre più le persone, non solo i più giovani, che hanno ormai contratto una vera e propria dipendenza dal proprio smartphone, tanto che quando ne sono senza possono cadere preda di attacchi di ansia e addirittura di panico. La dipendenza dallo smartphone e dalla continua connessione con la Rete porta, sia nella scuola che nel mondo del lavoro, a una crescente mancanza di capacità di concentrazione e ad una riduzione dell’elaborazione di concetti e analisi. Per quanto riguarda specificatamente i bambini, i dati si fanno sempre più allarmanti, infatti se l’uso smodato dei sistemi informatici è negativo per gli adulti, diviene estremamente pericoloso per i bambini, il cui cervello deve ancora raggiungere la maturazione dell’età adulta. Se a tutto questo si aggiunge l’ignoranza, per molti, del modo con cui decodificare i messaggi ci si rende conto che questa dipendenza si tramuta in una vera e propria alienazione mentale rispetto alla realtà ed al vero significato di quanto ci circonda e di quanto accade.

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