Rete

  • La Rete non può sostituirsi alla scuola

    Nell’ultimo concorso di selezione per posti di magistrato ordinario la commissione ha giudicato idonei solo 220 elaborati su 3797 e alcuni membri della stessa commissione hanno parlato di elaborati neppure valutabili perché privi dei requisiti minimi.

    Lingua italiana primitiva, nessuna logica argomentativa, errori concettuali ed errori di diritto e un altissimo numero di refusi hanno fatto scartare la maggior parte dei testi scritti, sono risultati  idonei solo il 5,7% degli elaborati con il risultato che all’orale si presenteranno meno candidati dei posti disponibili.

    Questa notizia, unita a quella di pochi giorni fa che sottolineava come il 51% dei quindicenni non sia in grado di comprendere completamente un testo scritto, deve indurre tutti ad una seria riflessione e a conseguenti immediate decisioni da prendere sulla scuola e sull’Università ma anche a ragionare sulle conseguenze di un uso eccessivo della rete che porta troppi all’incapacità di ragionamento. Non si leggono libri, non si leggono giornali, non si discute e non ci si confronta né in famiglia né a scuola.

    Il linguaggio è sempre più povero, le immagini sostituiscono le parole ed i contenuti, l’improvvisazione ed il pressappochismo si sono sostituiti allo studio ed all’analisi, la mancanza di concetti va di pari passo con la perdita delle più elementari nozioni di sintassi e di grammatica.

    Le conseguenze sono gravi perché anche la democrazia, la libertà di parola, la certezza della giustizia, la convivenza civile si basano su una maggior cultura e non, come sta succedendo, con una costante e pericolosa regressione culturale ed incapacità di ragionamento.

    Se una persona non è in grado di esprimersi in modo compiuto, di decodificare correttamente i messaggi, palesi o surrettizi, che arrivano da tutte le parti, false notizie comprese, questa persona non è più libera e se non è libera non sarà in grado di difendere se stessa, di comprendere gli altri, di vivere dando il suo contributo al rafforzamento della democrazia, unico strumento per mantenere la pace e raggiungere un autentico equilibrio nella società.

    L’ignoranza non è mai una scusa e diventa una colpa sopratutto di chi consente che intere generazioni siano state e siano di fatto escluse, emarginate o comunque più deboli per colpa di sistemi scolastici inefficienti e perché si è in gran parte lasciato ai sistemi informatici l’educazione culturale e sociale.

  • Cybersicurezza in crescita in Italia, attacchi al 31% delle imprese

    Con lo smart working e il costante aumento degli attacchi informatici in pandemia, molte imprese italiane hanno potenziato gli investimenti in cybersicurezza tanto che nel 2021 il mercato ha raggiunto il valore di 1,55 miliardi di euro, +13% rispetto all’anno precedente. Ma il rapporto tra spesa in cybersecurity e Pil resta limitato: 0,08%, una cifra che posiziona l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano, che sottolinea come ben il 31% delle grandi imprese italiane ha rilevato un ulteriore aumento degli attacchi informatici nell’ultimo anno.

    “Col protrarsi dell’emergenza sanitaria si sta consolidando la consapevolezza sull’importanza della cybersecurity non solo nelle organizzazioni di maggiori dimensioni ma anche in realtà meno strutturate – spiega Gabriele Faggioli, responsabile scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection – Sullo sfondo, inizia ad emergere la spinta del Pnrr, linfa per gli investimenti in security e punto di riferimento per le organizzazioni con la nascita della nuova Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale”. Il Pnrr prevede nella Missione 1 investimenti per 623 milioni di euro in presidi e competenze di cybersecurity nella pubblica amministrazione e nella Missione 4 ulteriori fondi per la ricerca e la creazione di partenariati su temi innovativi, tra cui la sicurezza informatica.

    La ricerca riporta una crescita costante delle minacce in Italia con 1.053 incidenti gravi nel primo semestre del 2021, +15% rispetto al primo semestre 2020 (secondo i dati Clusit). Con le nuove modalità di lavoro il 54% delle organizzazioni giudica necessario rafforzare le iniziative di sensibilizzazione al personale sui comportamenti da adottare, mentre il 60% delle grandi imprese italiane ha aumentato il budget per la sicurezza informatica nel 2021 e il 46% si è dotata di un Chief Information Security Officer (Ciso). Il mercato italiano di 1,55 miliardi di euro è composto per il 52% da soluzioni di security e per il 48% da servizi professionali e servizi gestiti. E con il lavoro ibrido diventa cruciale la protezione dei dispositivi e del Cloud.

    Il Covid-19 – spiega l’indagine – ha lasciato uno strascico negativo nell’approccio al rischio cyber “aumentando la difficoltà nell’adottare una visione olistica e strategica”. Se il numero complessivo di aziende che lo affrontano rimane invariato (38%), diminuiscono di 11 punti percentuali quelle che lo gestiscono in un processo integrato di risk management. Aumentano invece le organizzazioni che lo trattano come un rischio a sé stante all’interno di una singola funzione (49%).

    “Il mercato del cybercrime corre veloce, con nuove tipologie di attacco sempre più sofisticate. Le organizzazioni non devono abbassare la guardia, ma muoversi elaborando una strategia a lungo termine per la sicurezza informatica”, conclude Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection.

  • Eco-logia

    Il 10 giugno del 2015 il professor Umberto Eco venne insignito della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei Media” dall’Università di Torino. Al termine della cerimonia si trattenne con la stampa. In quell’occasione rilasciò una dichiarazione che ha fatto storia ed è, per la sua attualità, ancora degna di essere oggetto di riflessione. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. E aggiunse che mentre “La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

    Il filosofo non si limitò a sollevare il problema con questo lapidario quanto stimolante giudizio, ma indicò anche una possibile soluzione invitando la stampa a dedicare ogni giorno almeno due pagine di analisi critica (svolta da veri specialisti in ogni settore) sulle informazioni pubblicate in rete (“perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”) e invitando le scuole ad insegnare ai ragazzi ad utilizzare la rete per le loro ricerche e i loro temi (“saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno”).

    Queste dichiarazioni che, al di là di tutti gli attacchi che ha ricevuto (persino sul piano personale) arrivati soprattutto da quelle legioni di imbecilli (di ogni estrazione sociale) di cui parlava, erano rivolte agli uomini di buona volontà ed avevano tutto il sapore delle parole di un saggio nonno per proteggere, dall’alto della sua esperienza, i più giovani e i più fragili. Ed è proprio per questa sua capacità di essere distaccato e critico verso il suo oggetto di studio, ovvero la comunicazione e la cultura dei media, che è stato meritoriamente premiato. Quando lessi sul giornale di queste sue dichiarazioni mi ricordai di quando ebbi la fortuna di ascoltarlo qualche tempo prima. La sera del 23 luglio 2012, infatti, ebbi modo di assistere ad una sua “lectio magistralis” intitolata “memoria e dimenticanza” presso il Salone Metaurense della Prefettura di Pesaro, in qualità di ospite del Comune di Pesaro.

    In quella occasione il professor Eco iniziò il suo discorso, spiazzando la platea, con una sua profonda autocritica. Ci confessò, infatti, di essersi pentito per essere stato tra i primi e tra i più accorati sostenitori di internet per la sua rapidità e semplicità nel fare accedere ad informazioni un tempo di difficile fruibilità (ad esempio quelli custodite nelle biblioteche di tutto il mondo) ai ricercatori e agli studenti di ogni ordine e grado. Tuttavia, oltre a questo indubbio vantaggio, nel tempo sono emerse una lunga serie di insidie e problematiche. “Un tempo” queste le sue parole “l’ignorante era la persona a cui mancava l’accesso alla cultura, oggi lo è chi è incapace di selezionare tra la miriade di informazioni a disposizione, perché la cultura è il risultato del loro filtraggio”. A riprova di ciò, ci raccontò che in qualità di uno dei maggiori esperti al mondo sul tema del Sacro Graal, volle provare a digitare queste due parole su internet per vedere cosa venisse proposto a chiunque volesse avere informazioni su questo tema. Risultato, solo alla settantesima pagina proposta dal motore di ricerca (dopo “puro ciarpame”), trovò un sito dove venivano riportate alcune informazioni corrette sull’argomento. Pertanto concluse domandandosi che “se una persona non sa nulla di un argomento, come fa a sapere se le informazioni che la rete gli propone sono corrette o meno?”. Per questo motivo ci disse che era (e lo è ancora!) urgente educare i giovani all’utilizzo di questo strumento perché “nell’impossibilità di avere un ente che monitorizzi tutti i siti ed i loro contenuti, un ruolo importante può svolgerlo la scuola, educando al senso critico, ad una valutazione scettica del web, stimolando il confronto tra vari siti, in modo che a poco a poco si distinguano le idee comuni da quelle originali e quelle originali da quelle deliranti”. Altro strumento importante è stato indicato nella lettura, “che offre la possibilità di sommare ai ricordi personali quelli collettivi e di arricchire la propria esistenza, prolungando la vita. Come lettore, ho avuto una vita così lunga che dovrei ricordarla a rate”.

    Citazioni (e ricordi) che ho voluto riportare (e far ricordare) perché davvero mi sembrano più attuali che mai.

    Quale uso viene fatto oggi della rete? Di quali temi si parla di più sui social?

    Nel 2021 l’argomento più digitato al mondo sui motori di ricerca è stato la partita di cricket fra India e Inghilterra. E in Italia? L’argomento più cercato è stato la “Seria A”, il personaggio più cercato è stato un calciatore e la domanda più frequente è stata “perché non funziona whatsapp?” (Fonte: Google Trends)

    E quante ore passiamo davanti alla tv, al cellulare e al computer in un anno?

    Circa 125 giorni di fila! Ovvero, circa 3000 ore nel 2021 (Fonte: La Repubblica)

    Insomma, considerato che stiamo distruggendo il pianeta e che stiamo mettendo a rischio di estinzione tutti gli esseri viventi ci si aspetterebbe che nel mondo stessimo parlando di ben altre cose e che spendessimo il nostro tempo facendo ben altro, ma non è così.

    Insomma, non siamo messi bene ma anche di questo gli scienziati (quelli non prezzolati) ci avvisano da molti anni: il nostro cervello si sta atrofizzando. Sia per carenza di ossigeno e di una corretta alimentazione, sia per scarso movimento fisico e per le molte ore trascorse davanti a tv, tablet e celluari.

    La situazione non è delle più semplici.

    Peggiorando esponenzialmente la qualità ambientale peggiorano di conseguenza anche le nostre capacità intellettive e fisiche e, di conseguenza diminuiscono le nostre possibilità di concentrarci sui fermi restando (dove viviamo, grazie a cosa viviamo, con chi viviamo, etc.) e le nostre possibilità di saper distinguere tra salubre e tossico, tra sopravvivere e soccombere, tra necessario e inutile, tra urgente e rinviabile, tra amore e odio, etc. etc. etc.

    Ritornando sull’argomento, il problema non è di internet come ha ben sottolineato il prof. Eco, come non è del coltello se parliamo di un delitto, ma piuttosto di chi lo usa, come lo usa e a che scopo.

    Censurare internet o togliere tutti i coltelli dalle nostre tavole non risolverebbe il problema. Lo può contenere, certamente, ma se una persona è spinta da certi impulsi, (ripeto, perché non è in condizione: meno ossigeno, più sostanze tossiche nel sangue, più modelli e contenuti educativi sbagliati, etc. etc.) e più troverà comunque il modo per soddisfarli. Siamo animali. Se abbiamo un bisogno impulsivo o una dipendenza di qualsiasi tipo, non ci fermiamo finché non la soddisfiamo. Pensate al “darkweb”, il lato oscuro di internet (accessibile solo illegalmente) dove si vendono bambini, organi di bambini, donne, bombe, armi, anagrafiche, carte di credito, droghe, etc. o ai femminicidi commessi con qualsiasi oggetto contundente trovato in casa.

    Vietiamo internet? Costringiamo le persone a vivere nelle capanne? Capiamoci. Non basterebbe nemmeno questo.

    La causa delle cause è un ambiente fortemente inquinato, impoverito, carente.

    Se l’ambiente è sano, siamo sani. Se l’ambiente è tossico, ne siamo intossicati.

    A questo segue, per importanza, il contesto sociale in cui viviamo. Se è armonioso, cresciamo armoniosi. Se è violento, cresciamo violenti.

    Ergo, la madre di tutte le battaglie, di tutti i nostri sforzi, di tutti i nostri pensieri e gesti deve essere, prima di tutto, quella della tutela dell’ambiente. Ogni futura legge, ogni futura decisione, che sia governativa o domestica, deve tenere conto di questo.

    È un percorso difficile. Possiamo farlo solo insieme agli altri. Da soli è durissima perché dobbiamo cambiare troppe cose del nostro stile di vita per essere completamente autonomi e ognuno di noi non ha né la forza necessaria e né tutte le informazioni per farlo. Covid o non covid dobbiamo rinforzare gli anticorpi delle comunità (siano esse fisiche o virtuali) per condividere questo percorso di cambiamento.

    Del resto, con quel poco di intelligenza che ci rimane, tutti vediamo che le cose non stanno andando bene. E dare la nostra vita (il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito), per un modello di società che la mortifica non è già di per sé sintomo che non stiamo bene? (fisicamente, mentalmente e spiritualmente)?.

    Ci stiamo trasformando solo in cinici, avidi e compulsivi consumatori di cibo, sesso, territorio e possesso. E, per riprendere le parole del grande Eco, in legioni di imbecilli.

    È tempo di fare, ora!

    Più che di postare e di continuare a posticipare.

  • “Piccole Vittime Invisibili”: la campagna per sostenere le vittime dei nuovi media e sensibilizzare i giovani e le famiglie sui pericoli della rete

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’Associazione ProVita e Famiglia

    Daresti un’arma a un bambino di otto anni? Molti genitori lo fanno, senza piena consapevolezza…

    Nei giorni scorsi è diventato “virale” l’intervento di Anna Cucuruto, sovrintendente della Polizia di Stato a Reggio Calabria, che da anni si occupa di cyberbullismo. Si tratta di un suo discorso tenuto in una scuola, davanti a numerosi studenti che l’ascoltavano con estrema attenzione. Nell’aula non volava una mosca.

    L’ufficiale della Polizia aveva avuto a che fare con episodi tragici dovuti all’uso che i bambini e i giovani fanno dei social. Ha detto chiaramente: “Quando i vostri genitori vi danno in mano un telefono, vi stanno consegnando un’arma”.

    Il telefonino nelle mani di un bambino è un’arma la cui potenza lo supera immensamente: molti giovani (e persino bambini) si scambiano foto “sexy” o sessualmente esplicite e poi rischiano di diventare vittime del “revenge porn” (la diffusione senza consenso delle proprie immagini “intime” per spirito di vendetta o comunque per danneggiare). Talvolta, la piccola vittima arriva a togliersi la vita. In altri casi, navigando su internet, il minore incontra falsi amici che poi si rivelano essere adescatori e pedofili. Anche quando non si arriva a fatti criminali, il minore è continuamente confrontato con modelli sessualizzati e irreali, che inducono un senso di insicurezza, bassa autostima, comportamenti sessuali precoci e pericolosi.

    Subito dopo Natale, Pro Vita & Famiglia rilancerà la campagna “Piccole Vittime Invisibili” per sostenere le vittime dei nuovi media e sensibilizzare i giovani e le famiglie sui pericoli della rete.

    Troppe persone sono all’oscuro della gravità e dell’ampiezza del fenomeno.

    L’ufficiale di Polizia ha cominciato a dire agli studenti i nomi dei ragazzi vittime della rete: “Edith, 8 anni e mezzo, si è impiccata in un armadio. Matteo 11 anni, si è impiccato nella sede degli scout. Stefano, 17 anni, si è buttato giù da un ponte. Amanda, 16 anni, ha bevuto la candeggina perché le dicevano «fai schifo». … Ma noi non ce li ricordiamo, li lasciamo al loro trafiletto di cronaca e andiamo oltre: tutto quello che facciamo è mettere un “mi piace”, un “like”….”

    Se tutto questo è già tragico, sappi che internet ha degli aspetti forse ancora più oscuri. Nel docufilm che abbiamo realizzato con Don Fortunato Di Noto, raccontiamo la diffusione abnorme della pedofilia e della pedopornografia online, che raggiunge livelli difficili da comprendere: video di abusi indicibili, perpetrati talvolta persino su neonati; addirittura un mercato di immagini di ecografie, in quanto alcune menti assurdamente perverse vorrebbero sollecitare i loro appetiti snaturati con immagini di bambini ancora nel grembo.

    Davanti a tutto ciò non possiamo rimanere indifferenti.

    Questo mondo oscuro contrasta con la pace e la purezza di Natale, dell’Amore che la Sacra Famiglia manifesta ad ogni persona. Pro Vita & Famiglia ti invita a partecipare alla campagna “Piccole Vittime Invisibili” proprio in questo periodo natalizio, affinché la luce della Natività possa dissipare le tenebre dell’abuso, dell’iper-sessualizzazione dei minori e della violenza agevolati dalla rete e permetterci di aiutare i bambini e le famiglie in pericolo…

  • Scuola e famiglia insieme per insegnare sin da piccoli ad usare la Rete in maniera consapevole

    Da più parti, ed ormai da tempo, sociologi e studiosi evidenziano come l’eccessivo uso della rete e dei social, specie da parte dei più giovani, adolescenti e bambini, porta a gravi problemi con conseguenze comportamentali che possono stravolgere la crescita armonica e corretta ed avere valenze negative anche sulla società. Il governo cinese, sempre attento nell’espandere il suo mercato nel mondo, è però altrettanto attento nel mettere in essere iniziative che impediscano i risvolti negativi che l’eccessivo, spesso ossessivo, uso di giochi virtuali ha sui ragazzi. Così in Cina si arriva all’eccesso opposto consentendo l’uso dei videogiochi per poche ore alla settimana. Certo un regime dittatoriale usa un sistema estremo ma è noto che ormai da anni troppi adolescenti, proprio a cominciare dalla Cina, erano diventati schiavi della rete tanto che sono stati creati luoghi appositi per rieducarli. La dipendenza patologica da internet è ormai riconosciuta in tutto il mondo. Alcuni esperti sostenevano anni fa che la rete avrebbe aiutato le persone a distrarsi dai problemi legati alla mancanza di lavoro e di altre gratificazioni. In effetti internet, l’unica cosa al mondo che non ha regole, si è tramutato da strumento di libertà e di conoscenza in strumento troppe volte al servizio di interessi criminali e comunque ha tramutato le persone da fruitori consapevoli di un servizio in veri schiavi. Già dal 2009 in Italia era stato aperto a Roma un ambulatorio per curare la dipendenza da internet e da allora le cose sono nettamente peggiorate con troppe persone che si isolano con il loro pc o che indirizzano messaggi violenti che si propagano alla velocità della luce per poi tramutarsi in azioni devastanti. Curare la malattia è giusto e necessario ma si dovrebbe prevenire oltre che curare. Fin dalla scuola elementare bisognerebbe cominciare ad insegnare l’uso consapevole della rete, spiegare i pericoli e le insidie, aiutare a capire come si decodificano i messaggi. Un’educazione a scuola che deve essere supportata dalla famiglia dove spesso i genitori consegnano a piccoli di appena un anno, per distrarli e tenerli tranquilli, il loro smartphone. Ai pediatri allora il compito di insegnare ai genitori quanto sia pericoloso imparare ad usare uno strumento senza conoscerne i pregi, i difetti, i pericoli.

  • Uso criminale della rete

    La pandemia, nonostante i molti vaccini che si sono potuti fare grazie all’accelerazione e all’organizzazione volute dal Gen. Figliuolo, continua a mietere vittime, non solo per la variante Delta. Troppe persone, specialmente giovani, hanno ormai da giorni abbandonato ogni precauzione ricreando vaste aree di contagi e l’incremento di casi in paesi come il Regno Unito, la Russia, il Portogallo e la Spagna preoccupano molto per i viaggi turistici che ormai sono iniziati.

    C’è però un altro aspetto molto grave e cioè quello delle truffe e dell’illegalità, è delle ultime ore la notizia di mail false che, spacciandosi per mail ufficiali, promettono ai cittadini il famoso pass covid e ovviamente chiedono e rubano i dati dei malcapitati che, convinti di rispondere ad un messaggio delle istituzioni, cadono nella trappola.

    Un altro grave danno è stato fatto dai molti siti che, durante la pandemia ed ancora oggi, continuano a diffondere notizie false proponendo cure e farmaci risolutivi. Un imbroglio dannoso non solo per il portafoglio ma soprattutto per la salute. Solo nell’ultimo mese il nucleo anti sofisticazione è riuscito, dopo elaborate e tempestive indagini, a chiudere 20 siti internet dove si vendevano medicinali spacciati per cure anti covid. I siti erano collocati su server esteri e i gestori non erano individuabili. Su questi siti si potevano acquistare antivirali dei quali l’Aifa aveva da tempo sospeso l’utilizzo off label e altri per i quali occorre una corretta valutazione clinica del paziente. Chiusi i 20 siti altri non sono ancora stati individuati ed altri se ne continuano ad aprire perché la sete di soldi facili, e le complesse attività per arrivare alla fonte e chiudere i siti pirata, danno ai malfattori la sicurezza di potere continuare a delinquere. Centinaia sono stati i negozi virtuali chiusi per lo smercio di farmaci e sostanze illegali e pericolose, da quelli spacciati per il covid a quelli per dimagrire e spesso si tratta di sostanze gravemente nocive e non adatte per uso umano. Mentre aumentano le truffe via internet si ripropone, per l’ennesima volta, il tema di come evitare che le reti da strumento di comunicazione corretta diventino sempre di più strumento privilegiato per la criminalità. Ma la politica, in tutto il mondo, non sembra in grado di trovare soluzioni che, rispettando la libertà, impediscano l’uso criminale della rete.

  • Detective stories: Jonathan Galindo e i giochi mortali della rete

    Chi si nasconde dietro al suicidio del bambino di Napoli, gettatosi dal decimo piano?

    Secondo molti potrebbe trattarsi di Jonathan Galindo, l’ultimo spauracchio dei social network, un soggetto avvolto dal mistero che contatterebbe account di minori proponendogli di giocare insieme a lui cliccando su un link.

    Pare che in caso di accettazione, Jonathan Galindo sia in grado di monitorare continuamente il dispositivo della vittima effettuando una serie di richieste caratterizzate da una violenza esponenziale e aventi come obbiettivo la provocazione di atti di autolesionismo o l’istigazione al suicidio.

    Quello della Jonathan Galindo challenge è un fenomeno nato da qualche anno, ma giunto solo recentemente in Italia, dove si è potuto notare un incredibile aumento delle ricerche online aventi come oggetto questo nome da luglio 2020 in poi.

    Sulla rete esistono diversi profili a nome di Jonathan Galindo, molti di questi vengono aperti e chiusi dopo poco tempo, il che di per sé è alquanto esplicativo. Effettuando alcune ricerche inverse sulle immagini/foto di questi profili (dove si può notare un inquietante soggetto che indossa una maschera/protesi facciali aventi fattezze simili a quelle del personaggio Disney Pippo), è facile risalire al vero proprietario delle immagini, ovvero un make up artist e produttore di effetti speciali cinematografici presente sui social con il nome “Sammy Catnipnik”.

    Contattato da diversi youtuber e giornalisti, l’uomo ha dichiarato di essere stato il creatore di quel “trucco/personaggio”, ma di non avere alcun legame con le vicende di Jonathan Galindo e di come le sue foto gli siano state sottratte a sua insaputa.

    La realtà dei fatti è che abbiamo già conosciuto questa challenge in passato, ma con nomi diversi: Blue Whale, Momo e Samara.  A cambiare sono solo i social network di riferimento, spesso diversi per ognuna di queste challenge.

    Ci troviamo di fronte a nuovi tipi di minacce e quindi di reati dove il maggior pericolo è rappresentato non da un singolo “orco” che colpisce in tutto il mondo, ma dal rischio di emulazione di una moltitudine di soggetti che vogliono rendere reale ed essere parte integrante di un cosiddetto fenomeno “creepy pasta”.

    Da quanto trapelato dalla rete difatti, Jonathan Galindo avrebbe dapprima iniziato a colpire account presenti negli Stati Uniti, spostandosi successivamente in America Latina e solo di recente in Europa, sempre contattando le sue “vittime” utilizzando la lingua locale, il che farebbe di lui un hacker poliglotta con molto tempo a disposizione… situazione alquanto improbabile.

    Ciò è la conferma di come, salvo eccezioni, si tratti prevalentemente del tipico fenomeno emulativo di un pericoloso gioco attuato da più persone, non un singolo ma un gruppo di soggetti distinti le cui caratteristiche in determinati casi posso essere attribuibili anche a quelle di adulti esperti in tattiche di grooming che possono sfruttare il trend della parola chiave Jonathan Galindo e l’appeal che eserciterebbe sui minori.

    Per un minore a conoscenza dei rischi legati agli account di Galindo, essere contattato potrebbe essere vista come l’occasione per raccontare qualcosa di unico che gli consenta di emergere nel suo gruppo di amici, ma la situazione potrebbe presto degenerare.

    In definitiva ritengo che un vero e proprio Jonathan Galindo non esista, ciò che resta sono i pericoli cui restano esposti i nostri figli durante la navigazione della rete, per questo è giusto monitorare la loro attività sul web e proteggerli da adescatori e malintenzionati, bloccando gli account sospetti che cercano di contattarli e segnalandoli alle autorità competenti.

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubrica: d.castro@vigilargroup.com

  • Cybercrime is evolving rapidly, report finds

    According to Europol’s 2019 cybercrime report presented on 9 October, cybercrime is continuing to mature, shifting its focus to larger targets as well as new technologies. Data is the key element in cybercrime, both from a crime and an investigate perspective.

    According to the report, new threats do not only arise from new technologies but often come from known vulnerabilities in existing technologies. Law enforcement must therefore approach cybercrime with prevention and increasing cyber resilience.

    “At Europol, we see that key tools must be developed to keep cybercriminals at bay. This is all the more important, considering that other crime areas are becoming increasingly cyber-facilitated”, said Europol’s Executive Director, Catherine De Bolle.

    Ransomware remains the top cybercrime threat this year, followed by DDoS attacks, child sexual exploitation material, as well as blockchain marketplaces, including the Darknet. The coordinated response to large-scale cyber-attacks remains a key challenge to effective international cooperation, the report concludes.

  • La Corte di giustizia Ue circoscrive il diritto all’oblio su Google

    La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha recentemente stabilito che Google non deve garantire in ogni parte del mondo il diritto all’oblio, ossia la possibilità di vedere rimossi contenuti che persone direttamente interessate ritengano dannosi e ormai datati. Nello specifico, la sentenza afferma che «non c’è obbligo, per un motore di ricerca che risponde alla richiesta di de-indicizzazione di una persona di condurre questa ricerca in tutte le versioni del suo motore di ricerca». La sentenza garantisce di fatto la possibilità di continuare a visualizzare risultati indesiderati sulle pagine di Google al di fuori dell’Unione Europea.

    La sentenza affonda le proprie radici nel 2014, quando, a causa di un pronunciamento della stessa Corte, Google aveva iniziato a rimuovere i contenuti segnalati da tutte le versioni europee del sito, ma non da quelle appartenenti a Paesi terzi. Nel 2016, poi, la Commission nationale de l’informatique et des libertés francese aveva sanzionato Google, poiché il popolare motore di ricerca non aveva rimosso globalmente i contenuti che un utente aveva ritenuto indesiderati: il diritto all’oblio era stato, infatti, sostanzialmente violato. La questione era stata, infine, posta all’attenzione di un tribunale francese, che ha sospeso il procedimento per chiedere un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia.

    Nonostante la sentenza della Corte di Giustizia vada in direzione opposta alla posizione delle istituzioni europee, in alcuni Stati membri sono stati pronunciati verdetti contrari al “global removal”, in base all’idea che non sussista l’extraterritorialità del diritto. Pur essendo inserito nel Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), il diritto all’oblio non è, quindi, esportabile.

    Antonello Soro, garante italiano per la privacy, si è espresso su tale questione, sottolineando che la «barriera territoriale appare sempre più anacronistica».

  • Comunicare condividendo

    Si intitola Comunicare è condividere il nuovo libro dello scrittore e giornalista Agostino Picicco in cui, con l’attenzione che da sempre caratterizza la sua scrittura, rivolge uno sguardo attento alla realtà quotidiana affrontando i cambiamenti ai quali le nuove comunicazioni ci hanno indotti. In particolar modo Picicco pone alcune riflessioni sul mondo della comunicazione oggi e su quanto questa influisca su abitudini e stili di vita a causa dell’onnipresenza della rete a tal punto che ogni tanto diventi necessario, se non vitale, disconnettersi per favorire una maggiore serenità personale e consentire relazioni reali e un rinnovato impegno verso l’aggiornamento e lo studio che garantirebbero il miglior uso della nuova tecnologia.

    Da un lato le considerazioni di Picicco invitano a prendere consapevolezza dei benefici della rivoluzione tecnologica, dall’altro a tenere presenti alcuni effetti negativi da eliminare. Il totalitarismo cibernetico rischia di soffocarci, per questo va ripensato e magari riproposto con alcuni accorgimenti, nella consapevolezza che quando la tecnologia avanza non bisogna essere nostalgici del passato, ma protagonisti e progettisti di futuro.

    Un paragrafo del libro è poi dedicato a quale uso dei social avrebbe fatto don Tonino Bello del quale Picicco è un grande conoscitore.

Back to top button