rifugiati

  • Guerre dimenticate, l’allarme di COOPI: oltre 630 vittime invisibili al giorno

    61 conflitti attivi con la partecipazione di almeno uno Stato, il dato più elevato dal 1946. Si stima che nel solo 2024 siano state uccise almeno 233.000 persone in episodi di violenza armata (mediamente, 638 vittime al giorno, una ogni due minuti) e che ci siano stati più di 123 milioni di sfollati a causa di persecuzioni, conflitti armati, violenze, violazioni dei diritti umani e altri eventi che minacciano gravemente la sicurezza pubblica. Sono i dati dell’Uppsala Conflict Data Program (UCDP) che raccontano di un mondo in cui guerre e crisi armate, alcune poco o per nulla raccontate, stanno facendo aumentare drammaticamente la necessità di interventi umanitari.

    Il drammatico scenario è stato descritto in occasione della decima edizione dell’appuntamento “COOPI Cascina Aperta”, nell’ambito del quale è stato presentato il Bilancio sociale 2024 della organizzazione umanitaria milanese, che ha appena raggiunto l’importante traguardo di 60 anni di attività.

    «Nell’anno in corso – ha spiegato il presidente di COOPI – Cooperazione Internazionale, Claudio Ceravolo – sono 305 milioni le persone che, in tutto il mondo, sono in condizioni di necessità di assistenza umanitaria e protezione, ma spesso restano inascoltate, se non del tutto dimenticate. Oltre ai gravissimi conflitti a Gaza e in Ucraina esistono molte altre aree del pianeta in cui la violenza e le crisi umanitarie sono molto intense, ma rimangono totalmente nell’ombra».

    È il caso dell’Africa meridionale ed orientale, che ospitano il maggior numero di persone bisognose (circa 85 milioni), quasi un terzo del totale a livello mondiale, con la crisi in Sudan che rappresenta il 35% del totale della regione.

    Il Sudan vive attualmente la più grande crisi umanitaria al mondo: a fine agosto 2025 si stimavano quasi 10 milioni di sfollati interni. Attualmente oltre 30 milioni di persone – più della metà della popolazione – hanno bisogno di assistenza umanitaria: il 51.4% sono bambini, il 43.4% adulti e il 5.3% anziani.

    A 10 mesi dalla caduta del governo di Bashar Al-Assad, la crisi umanitaria in Siria resta molto grave. Sono ancora 16,7 milioni le persone che necessitano di assistenza e protezione umanitaria e oltre la metà della popolazione versa in una condizione di insicurezza alimentare. In questo scenario, la situazione dei bambini e dei minori è particolarmente critica: si stima che più del 75% dei 10,5 milioni di bambini siriani siano nati durante i 14 anni della guerra civile, trascorrendo la loro intera esistenza in uno scenario di sfollamento, violenza e devastazione. La portata della crisi educativa siriana ha raggiunto vette sconfortanti: quasi il 50% di bambini e giovani è rimasto escluso dalla scuola, sia all’interno della Siria che nei Paesi che ospitano rifugiati.

    Nella Repubblica Democratica del Congo – soprattutto nella zona orientale del Paese – l’escalation del conflitto armato sta provocando sfollamenti di massa e aggravando un quadro già fortemente emergenziale: attualmente si stima che più di 21 milioni di persone necessitino di supporto immediato in termini di protezione, accesso al cibo, all’acqua pulita, salute, rifugi temporanei e beni di prima necessità. La situazione nutrizionale è allarmante: circa 25,6 milioni di persone affrontano livelli di insicurezza alimentare, di cui 4,5 milioni bambini sotto i cinque anni che necessitano di cure nutrizionali. L’accesso all’istruzione è, naturalmente, compromesso: oltre 2000 scuole e spazi didattici sono stati chiusi nel Nord e Sud Kivu e a quasi 800mila bambini è stata negata la possibilità di ricevere un’educazione. Complessivamente, considerando anche la provincia di Ituri, più di 1,6 milioni di bambini nella Repubblica Democratica del Congo orientale non hanno accesso all’istruzione

    COOPI attualmente è presente, con più di 200 progetti di sviluppo ed emergenza, in 33 paesi del mondo, tra cui Sudan, Siria, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Ciad e Niger, tutti Paesi colpiti da crisi complesse e decennali, ma spesso invisibili agli occhi occidentali.  Nel solo 2024, grazie a oltre 1.500 operatori locali e internazionali, ha raggiunto più di 7 milioni di beneficiari e portato avanti 149 progetti di emergenza, 45 progetti di sviluppo, 17 di sostegno a distanza e 2 di contrasto alla povertà alimentare in Italia.

  • Attuazione del patto sulla migrazione e l’asilo: relazione della Commissione a metà percorso

    La Commissione riferisce sullo stato di attuazione del patto sulla migrazione e l’asilo, adottato nel giugno 2024. A metà del periodo di transizione sono stati compiuti importanti progressi sia a livello dell’Unione europea sia da parte degli Stati membri, ma sono necessari ulteriori sforzi per affrontare le sfide rimanenti e far sì che il nuovo solido sistema di gestione della migrazione dell’UE sia pienamente operativo nel giugno 2026.

    Nel piano di attuazione comune presentato nel giugno 2024, la Commissione aveva fissato le tappe fondamentali per mettere a punto le capacità giuridiche e operative necessarie per avviare con successo l’applicazione della nuova legislazione entro giugno 2026.

    La Commissione e l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), l’Agenzia dell’UE per l’asilo (EUAA) e l’Agenzia dell’UE per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala (eu-LISA) sostengono gli Stati membri, anche attraverso orientamenti pratici, nuovi strumenti e un sostegno mirato. A maggio sono stati messi a disposizione altri 3 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell’Unione europea per contribuire all’attuazione del patto e sostenere gli Stati membri che ospitano gli sfollati provenienti dall’Ucraina.

    La Commissione invita gli Stati membri a proseguire gli sforzi per far sì che il patto venga attuato con successo. Sebbene si stiano compiendo progressi a livello tecnico, un impegno politico costante e la titolarità a livello nazionale rimangono essenziali per affrontare efficacemente le sfide individuate ed essere completamente pronti entro la metà del prossimo anno. La prossima relazione di attuazione sarà pubblicata nell’ottobre 2025, insieme alla prima relazione europea annuale sull’asilo e la migrazione.

  • Il cancelliere austriaco Stocke chiede di rivedere le norme dell’Ue sull’asilo

    Le attuali norme dell’Unione europea in materia di asilo “non corrispondono più alle loro intenzioni originali” e devono essere profondamente riformate. Lo ha affermato il cancelliere austriaco Christian Stocker in un’intervista al quotidiano britannico “Financial Times”, sottolineando che tali regole contribuiscono ad alimentare la crescita delle destre radicali e non garantiscono più “stabilità e soddisfazione” ai cittadini. Leader del Partito popolare austriaco (Ovp), Stocker guida la prima coalizione tripartita della storia in Austria e si è detto deciso a rispondere alle inquietudini della popolazione, aggravate dalla storica affermazione del Partito della Libertà (Fpo) alle elezioni del 2024. Tra le prime misure adottate dal suo esecutivo figurano nuove restrizioni sul ricongiungimento familiare per i richiedenti asilo, accusato di incidere negativamente sull’integrazione scolastica e sulla sicurezza urbana. Il cancelliere ha ribadito che le modifiche adottate “portano la firma” dell’Ovp e non sono una semplice adozione delle posizioni dell’estrema destra. “Dobbiamo tornare alle radici del significato della legge sull’asilo, per garantire che venga applicata solo a chi ne ha realmente bisogno”, ha affermato.

    Sulla stessa linea, la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha invocato un nuovo quadro giuridico europeo e la stipula di accordi con i paesi d’origine. “I partner dell’Ue devono svegliarsi e capire qual è la situazione”, ha dichiarato. Sul piano politico, Stocker ha giustificato il tentativo iniziale di dialogo con l’Fpo affermando di aver sperato in un’evoluzione del suo leader Herbert Kickl, che invece si è mostrato “più interessato alla distruzione che al miglioramento”. Il cancelliere ha respinto l’idea di un “muro di fuoco” contro i partiti di destra radicale, sottolineando che l’FPÖ governa già in cinque dei nove Laender austriaci. “Non serve costruire muri, ma spegnere l’incendio”, ha detto. Il governo è inoltre alle prese con una recessione prolungata e un deficit pari al 4,7 per cento del Pil. Il piano di risanamento varato quest’anno prevede un aggiustamento di bilancio da 6 miliardi di euro, principalmente tramite tagli alla spesa. “La sfida – ha concluso Stocker – è riaccendere la fiducia, solo così ripartiranno consumi e investimenti”.

  • Bruxelles stanzia altri tre miliardi di euro per fronteggiare l’immigrazione

    La Commissione europea ha stanziato ulteriori tre miliardi di euro per il settore della migrazione. Lo ha annunciato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, a Bruxelles. “È il risultato della revisione intermedia. E con il patto avremo frontiere esterne più forti e modi migliori per prevenire i movimenti secondari”, ha aggiunto von der Leyen. La migrazione è stata al centro dell’incontro bilaterale tra von der Leyen e il cancelliere Merz in quanto “è una sfida europea comune e richiede una soluzione europea comune” e “con questo spirito che abbiamo concordato il Patto su asilo e migrazione. Ora è importante attuarlo, renderlo realtà. E questo comporta investimenti e tanto duro lavoro”, ha spiegato la presidente dell’esecutivo europeo.

    “Il secondo pilastro è il partenariato con i nostri paesi confinanti, vicini all’Unione europea. E questi partenariati danno i loro frutti. Quest’anno gli arrivi illegali sono già diminuiti del 30% ed è positivo”, ha proseguito. Infine, “c’è il punto per cui gli Stati membri devono aumentare i rimpatri. Sappiamo che solo il 20 per cento dei migranti che hanno ricevuto una decisione negativa in materia di asilo vengono rimpatriati nei loro Paesi d’origine. Pertanto, la Commissione ha proposto una proposta sul rimpatrio a marzo. Per noi è molto importante che ora gli Stati membri e il Parlamento europeo svolgano il loro ruolo. Nel complesso, abbiamo dimostrato che insieme possiamo superare la sfida dell’immigrazione irregolare”, ha concluso.

    Il finanziamento aggiuntivo al Patto per la migrazione e asilo annunciato oggi dalla presidente deriva dalla revisione dell’attuale Quadro finanziario pluriennale per 1,8 miliardi di euro e da un’integrazione al Fondo asilo, migrazione e Integrazione (Amif) per lo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti (Bmvi) per 1,2 miliardi di euro. Lo rende noto con una comunicazione l’esecutivo europeo. Il finanziamento è anche indirizzato per l’accoglienza dei rifugiati dall’Ucraina e si aggiunge ai quasi 11 miliardi di euro già stanziati per la gestione delle frontiere e della migrazione nell’ambito di Amid e Bmvi per il periodo 2025-2027 e ai 450 milioni di euro assegnati agli Stati membri che ospitano beneficiari di protezione temporanea dall’Ucraina dal 2022, aggiunge l’esecutivo. “Gli Stati membri potranno utilizzare questo sostegno finanziario aggiuntivo fino alla fine del 2027 per l’attuazione del Patto e per l’accoglienza delle persone in fuga dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, si legge. “A ciascun Stato membro verrà assegnato un importo specifico in base a una serie di criteri di ammissibilità” e “dovranno modificare i propri programmi nazionali esistenti entro la fine del 2025 per accogliere questo finanziamento aggiuntivo”, spiega la nota.

  • Nove Stati membri riceveranno sostegno tecnico per l’elaborazione dei rispettivi piani nazionali di attuazione del patto sulla migrazione e l’asilo

    A seguito dell’entrata in vigore del patto sulla migrazione e l’asilo e dell’adozione del piano di attuazione comune il 12 giugno 2024, la Commissione fornirà un sostegno mirato e consulenze specialistiche a nove Stati membri attraverso lo strumento di sostegno tecnico. Tale sostegno aiuterà questi Stati membri ad elaborare i propri piani nazionali di attuazione, previsti per l’inizio di dicembre 2024.

    Nel quadro dello strumento di sostegno tecnico, nel giugno 2024 la Commissione ha indetto un bando per assistere gli Stati membri nell’elaborazione dei rispettivi piani nazionali di attuazione, in particolare offrendo loro un sostegno mirato per effettuare analisi situazionali e individuare le azioni necessarie per attuare il patto, in linea con il piano di attuazione comune. Belgio, Cechia, Estonia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Romania hanno presentato richieste di sostegno e riceveranno consulenze mirate da parte di esperti per quattro mesi, fino alla fine di novembre 2024.

    Esperti dei quadri giuridici nazionali ed esperti internazionali con conoscenze sulle pratiche attuate in questo campo da altri paesi aiuteranno le autorità nazionali dei nove Stati membri a individuare i settori in cui la legislazione nazionale necessita di adeguamenti e i processi amministrativi e giudiziari per i quali è necessaria una revisione. Gli esperti assisteranno i nove paesi nella valutazione delle proprie esigenze in termini di personale (assunzione e formazione), infrastrutture, tecnologie dell’informazione, costi che ne deriveranno e bandi che dovranno essere indetti per consentire agli Stati membri di preparare tempestivamente dei solidi piani nazionali di attuazione.

  • L’UE ribadisce il suo impegno a sostenere i rifugiati

    In occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, è stata rilasciata una dichiarazione comune della Commissione e dell’Alto Rappresentate in cui l’UE ricorda il suo impegno a sostenere i rifugiati in tutto il mondo. “Oggi oltre 120 milioni di persone sono vittime di sfollamenti forzati in tutto il mondo. In occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, ribadiamo il risoluto impegno dell’UE a essere uno dei principali donatori mondiali di aiuti ai rifugiati. Ci impegniamo a intensificare gli sforzi per garantire che l’Unione rimanga un luogo di protezione e sicurezza per i rifugiati.

    Nel concreto, l’UE sta attivamente dando seguito all’impegno assunto in occasione del Forum globale sui rifugiati del 2023 di migliorare la situazione di milioni di rifugiati e sfollati forzati coinvolti in conflitti e gravi crisi umanitarie in tutto il mondo, per esempio in luoghi come Gaza, l’Ucraina, la Siria, l’Afghanistan, il Myanmar, il Venezuela, lo Yemen, il Sudan, il Ciad e la Repubblica democratica del Congo. Aiutiamo inoltre i governi ad affrontare l’apolidia e a rafforzare i loro sistemi di asilo“.

  • Oltre 200mila migranti sbarcati in Italia nel 2023

    Oltre 200 mila migranti hanno cercato di raggiungere l’Italia via mare nel corso del 2023, un numero in netto aumento rispetto allo scorso anno. Il dato è stato elaborato da “Agenzia Nova” sommando gli arrivi accertati sul territorio italiano e le persone intercettate in mare e riportate in Libia e in Tunisia dalle rispettive Guardie costiere nordafricane.

    Sono complessivamente 153.647 i migranti arrivati in modo irregolare via mare e sbarcati nei porti italiani a decorrere dal primo gennaio al 20 dicembre, con un aumento del 55 per cento rispetto ai circa 99.191 arrivi registrati nello stesso periodo del 2022. Si tratta, a ben vedere, di numeri inferiori ai 181 mila arrivi del 2016 e ai 170 mila del 2014, indice di una situazione non emergenziale ma comunque preoccupante anche per i morti nel Mediterraneo centrale: oltre 2.220 da gennaio. Gli ultimi dati del Viminale visti da “Nova” confermano il picco di arrivi via mare dalla Tunisia, 96.156 da inizio anno al 20 dicembre, una media di quasi 272 migranti sbarcati al giorno: più che triplicato il dato di 30.135 arrivi complessivi dalla rotta tunisina in tutto il 2022. A questi numeri vanno aggiunti almeno altri 48.074 migranti che sono stati intercettati dal primo gennaio al 30 novembre, secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dal Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes). Complessivamente, inoltre, Ftdes ha conteggiato 1.300 morti e dispersi in mare, fino al 30 novembre, lungo la rotta tunisina.

    Più distaccata invece la rotta libica, al secondo posto con almeno 49.714 migranti illegali sbarcati al 20 dicembre, secondo i dati del Viminale visti da “Nova”. Più della metà dei migranti sbarcati in Italia dalle coste libiche, circa 33 mila, è partito dalla Tripolitania, regione occidentale del Paese nordafricano sotto il controllo del governo guidato del premier Abdulhamid Dabaiba. Dalla Cirenaica, regione orientale dominata dal generale Khalifa Haftar e colpita lo scorso settembre dal devastante ciclone “Daniel”, sono invece arrivati ad oggi oltre 16 mila migranti. Secondo le ultime stime dell’Oim, aggiornate al 9 dicembre, 15.383 migranti sono stati intercettati in mare e riportati in Libia, di cui 11.423 uomini, 1.066 donne, 556 minori e 2.443 persone i cui dati di genere non sono disponibili. Di 955 migranti è stata invece accertata la morte, mentre 1.255 risultano ancora dispersi nei tentativi di emigrazione verso le coste europee attraverso la rotta del Mediterraneo centrale (che include sia Libia che Tunisia), per un ammontare complessivo di 2.210 persone decedute. I numeri del ministero dell’Interno italiano visionati da “Nova” mostrano infine un sensibile calo di arrivi dalla rotta turca dalla tragedia di Cutro di febbraio, 7.017, a fronte degli oltre 15 mila dello stesso periodo dello scorso anno. Resta marginale, infine, la rotta che dall’Algeria ha portato in Italia almeno 535 migranti irregolari, a fronte di 1.273 arrivi dello scorso anno.

    “Tante persone provano una traversata più volte, quindi è difficile capire quanti respinti poi siano arrivati o meno. Potremmo effettivamente essere a 200 mila partenze, ma non possiamo consideriamo il 2023 un anno emergenziale. Sono comunque dati inferiori al 2016 e al 2014. L’emergenza numerica non c’è”, commenta a “Nova” Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) a Roma. “Anche qualora fossero 200 mila le persone partite, si tratta di un numero obiettivamente basso: non è paragonabile agli oltre 850 mila arrivati in Grecia nel 2015”, ha aggiunto Di Giacomo, sottolineando come i 153 mila sbarcati in Italia da inizio anno siano pari allo 0,26 del totale della popolazione italiana e allo 0,03 per cento del totale della popolazione europea. Il problema, secondo il portavoce, è soprattutto a Lampedusa, dove fino a due mesi fa si concentrava almeno il 70 per cento degli arrivi. “L’emergenza non è numerica per l’Italia, ma lo è sicuramente per Lampedusa, anche al livello operativo e logistico”, ha aggiunto l’esponente di Oim.

    Secondo i dati del cruscotto statistico giornaliero pubblicato nel sito web del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, al primo posto degli sbarchi in Italia al 20 dicembre 2023 c’è la Guinea con 18.204 arrivi, mentre nello stesso periodo del 2022 c’era l’Egitto con circa 20.486 sbarcati dalla rotta libica, in particolare quella “orientale” che dalle coste della Cirenaica punta alla Sicilia. Segue poi un altro Paese dell’Africa, la Tunisia, con 17.203 arrivi al 20 dicembre, circa 500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Dalla Tunisia partono soprattutto subsahariani, meno di due su dieci è di nazionalità tunisina. I cittadini della Costa d’Avorio risultano al terzo posto degli sbarchi irregolari in Italia, con 16.004 arrivi via mare, mentre lo scorso anno erano i bengalesi (più di 14 mila) a occupare il gradino più basso del podio in questo periodo. Da segnalare poi l’arrivo quest’anno di 12.122 cittadini del Bangladesh che hanno molto probabilmente percorso la rotta libica per sbarcare in Italia.

    Secondo Di Giacomo, i flussi migratori del 2023 sono stati caratterizzati dalla partenza di persone che vivevano in Nord Africa (e non necessariamente nordafricani) e che sono state costrette a scappare. “Tendenzialmente molte persone arrivate quest’anno sono fuggite da contesti drammatici. Molte persone arrivate dalla Tunisia vivevano lì da anni e sono scappate a causa delle discriminazioni. Sappiamo che la Libia è sia un Paese di transito, ma anche di destinazione: molte persone che si trovano a vivere in Libia scappano, anche se in realtà volevano rimanere”, ha detto ancora Di Giacomo, sottolineando come a influire sul fenomeno sia soprattutto il contesto geopolitico. “L’instabilità economica e geopolitica del Nord Africa crea un flusso migratorio che, se ci fosse più stabilità politica in questi paesi, probabilmente sarebbe più basso”, ha puntualizzato il portavoce di Oim, evidenziando il drammatico dato di 2.271 morti nel Mediterraneo, in netto aumento rispetto ai 1.400 morti del 2022. “E’ un numero ancora per difetto. Ci sono tantissimi naufragi di cui nessuno sa niente. L’emergenza vera è che non si fa abbastanza per salvare le vite in mare”, conclude Di Giacomo.

  • La Commissione concede finanziamenti per nuovi progetti a sostegno dei sistemi di accoglienza, asilo e rimpatrio a Cipro, in Spagna, in Grecia, in Italia e in Polonia

    La Commissione europea ha concesso 171 milioni di € di finanziamenti per progetti a sostegno dei sistemi di accoglienza, asilo e rimpatrio a Cipro, in Spagna, in Grecia, in Italia e in Polonia. Questo è il risultato di un bando di gara lanciato all’inizio del 2022 nell’ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione per finanziare progetti negli Stati membri sotto pressione.  Il sostegno a Cipro sarà destinato alla costruzione di un alloggio e di centri di pre-partenza nella zona di Menoyia, a Larnaka. In Spagna il sostegno andrà a rafforzare la capacità del sistema di accoglienza a Ceuta e nelle isole Canarie, contribuendo così ad attenuare il sovraccarico della capacità di accoglienza derivante dall’aumento della pressione migratoria. Il progetto dell’Italia si concentrerà sul rafforzamento della capacità del sistema di accoglienza dall’arrivo a tutte le fasi dell’accoglienza, al fine di proteggere e assistere i minori e le donne rifugiati più vulnerabili. Il sostegno finanziario alle organizzazioni internazionali in Grecia contribuirà a migliorare la qualità della protezione nei confronti dei richiedenti asilo ospitati nel sistema di accoglienza. Questo sostegno andrà in particolare alla gestione personalizzata dei rifugiati in situazione di vulnerabilità e al supporto all’istruzione per i bambini in età scolare rifugiati in Grecia. Infine, il finanziamento attribuito all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in Polonia sarà destinato prevalentemente a rafforzare un approccio all’assistenza diretta basato sui diritti e sensibile alla protezione e a migliorare le procedure di rimpatrio. Nuovi bandi potrebbero essere programmati nell’ambito del bilancio  2023 del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF).

    Fonte: Commissione europea

  • L’Onu stima che ci siano oltre 100 milioni di sfollati nel mondo

    “Cento milioni è una cifra netta, che allarma e fa riflettere allo stesso tempo. È un record che non avrebbe mai dovuto essere stabilito”. Le parole sono di Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La cifra cui fa riferimento sono i cento milioni di sfollati che le guerre hanno generato nel mondo. Una soglia raggiunta e superata con il conflitto nel cuore dell’Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina: tre mesi – un lasso di tempo tutto sommato limitato – per arrivare a un numero di persone in fuga che così alto fino ad ora non era mai stato calcolato. Una cifra record che “deve servire da campanello d’allarme per risolvere e prevenire conflitti, porre fine alla persecuzione e affrontare le cause che costringono persone innocenti a fuggire dalle loro case”, ha insistito Grandi.

    Dell’esodo innescato dall’invasione lanciata da Mosca 90 giorni fa si sono viste le immagini in tutto il mondo, si è assistito alla mobilitazioni dei paesi confinanti con l’Ucraina e all’accoglienza in Europa e non solo. Immagini che si traducono, dall’inizio del 2022, in otto milioni di persone sfollate sullo stesso territorio ucraino e sei milioni che hanno lasciato il Paese. E vanno ad aggiungersi ai 90 milioni di persone che l’Unhcr indicava già per la fine del 2021 costrette alla fuga in tutto il mondo, per nuove ondate di violenza o il perpetrarsi di conflitti in paesi come Etiopia, Burkina Faso, Birmania, Nigeria, Afghanistan e la Repubblica Democratica del Congo.

    La lettura dei numeri non è un mero esercizio, ma contribuisce a visualizzare una realtà e a spiegare l’urgenza nella ricerca di strumenti che invertano la tendenza. E’ questo in sostanza l’appello dell’Onu perché 100 milioni di persone vuol dire l’1% della popolazione globale. Oppure un intero Paese, nello specifico il 14esimo per popolazione al mondo. “La reazione a livello internazionale verso chi fugge dalla guerra in Ucraina è stata straordinariamente positiva – ha concluso Grandi – c’è bisogno di una simile mobilitazione per tutte le crisi nel mondo. Ma l’aiuto umanitario è solo un palliativo, non la cura. Per invertire la tendenza serve pace e stabilità”.

  • Rifugiati con pets, le Regioni organizzano l’accoglienza

    Per la regolarizzazione dei pets le Regioni seguono le indicazioni generali del Ministero della Salute e si organizzano di conseguenza. La Regione Toscana ha diffuso una nota ai Servizi Veterinari regionali. Analoga operatività è stata adottata in Lombardia, dove le  ATS ( collaborano con la Federazione degli Ordini dei Veterinari.
    Dopo le priorità dell’accoglienza, la seconda linea di intervento in favore dei cittadini dall’Ucraina è l’assistenza sanitaria. Le Regioni sono già mobilitate con il Ministero della Salute, per sburocratizzare le procedure e facilitare le vaccinazioni anti Covid.  Il Presidente delle Regioni Massimiliano Fedriga ha chiesto di “dar vita ad un sistema organizzativo alle nostre frontiere anche con il coinvolgimento del Ministero della Difesa e l’ausilio delle forze armate”.
    Intanto le Regioni si sono dotate di procedure per l’assistenza sanitaria agli ucraini che raggiungono l’Italia. Le procedure prevedono anche la regolarizzazione dei pet eventualmente al seguito, dopo che il Ministero della Salute ha derogato alle norme di ingresso per gli animali da compagnia provenienti da un Paese Terzo quale è l’Ucraina.
    Per la regolarizzazione dei pets non ci sono procedure operative univoche, le Regioni seguono le indicazioni generali del Ministero della Salute che ha previsto misure di emergenza.
    La Regione Toscana ha diffuso una nota ai Servizi Veterinari regionali. Analoga operatività è stata adottata in Lombardia, dove le  ATS (qui le indicazioni della ATS Brianza) collaborano con la Federazione degli Ordini dei Veterinari.
    L’Unità Operativa Veterinaria della DG Welfare di Regione Lombardia si è rivolta agli Ordini per raccogliere la raccolta di disponibilità ad erogare prestazioni veterinarie pro bono in favore di animali da compagnia introdotti sul territorio regionale da profughi ucraini. In collaborazione con le Prefetture, saranno attivati di Dipartimenti di Prevenzione Veterinari delle ATS per l’erogazione di prestazioni relative alla “regolarizzazione” degli animali introdotti nel territorio nazionale (vaccinazioni, sorveglianza sanitaria, etc.). “Rimarrebbe il problema relativo alla eventuale necessità di prestazioni professionali più complesse, non erogabili dai colleghi ATS”

    “Non sapendo ancora come e dove saranno distribuiti questi profughi – si legge sul sito dell’Ordine dei Medici Veterinari di Milano –   si è individuata come soluzione più facilmente praticabile quella che ciascun Ordine provinciale raccolga in tempi più rapidi possibili le manifestazioni di disponibilità di colleghi e/o strutture operanti nel territorio di competenza e le trasferisca al Dipartimento di Prevenzione Veterinario della ATS di pertinenza che dovrebbe operare in raccordo con la locale Prefettura.
    Questo anche per evitare- precisa la nota –  la diffusione a terze parti di elenchi di nominativi che potrebbero essere utilizzati in maniera impropria.

    Fonte: AnmviOggi

Pulsante per tornare all'inizio