ripresa

  • La Commissione eroga quasi 43 miliardi di euro a cinque Stati membri

    La Commissione europea ha erogato 42,8 miliardi di euro a cinque Stati membri dell’UE – Italia, Portogallo, Cipro, Malta e Spagna – nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento principe di NextGeneration EU.

    Italia: 18,3 miliardi di euro di esborso

    La Commissione ha erogato all’Italia 18,3 miliardi di euro, che rappresentano il settimo pagamento nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Tale pagamento comprende 4,6 miliardi di EUR in sovvenzioni e 13,7 miliardi di euro in prestiti e copre 31 traguardi e 33 obiettivi relativi a 10 riforme e 46 investimenti.

    L’Italia ha adottato misure significative per promuovere la concorrenza e la trasparenza, adottando una nuova legge annuale sulla concorrenza 2023 che promuove le procedure di appalto pubblico e una maggiore vigilanza in settori quali le autostrade. Inoltre, il paese ha migliorato l’accessibilità per i passeggeri ferroviari con disabilità e mobilità ridotta ristrutturando 10 stazioni nel Sud Italia. L’Italia ha anche aumentato la sua capacità di distribuzione di energia rinnovabile di 1.848 MW attraverso l’installazione di nuove sottostazioni, l’ammodernamento di quelle esistenti e il rafforzamento delle linee di distribuzione, migliorando la capacità della rete di distribuire energia pulita.

    I fondi totali erogati all’Italia nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza ammontano ora a 140,4 miliardi di euro, pari al 72% della dotazione totale. Il piano generale per la ripresa e la resilienza dell’Italia è finanziato con 194,4 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti.

  • L’UE annuncia un nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro in occasione della conferenza sulla ripresa dell’Ucraina 2025

    La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato un nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro con istituzioni finanziarie pubbliche internazionali e bilaterali per sostenere gli sforzi di ripresa e ricostruzione dell’Ucraina, dimostrando il fermo impegno dell’UE a favore della ripresa dell’Ucraina e del suo futuro nell’Unione.

    Il nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro, firmato con istituzioni finanziarie pubbliche internazionali e bilaterali nell’ambito del quadro per gli investimenti in Ucraina, comprende 1,8 miliardi di euro in garanzie sui prestiti e 580 milioni di euro in sovvenzioni. Si prevede che mobiliterà fino a 10 miliardi di euro di investimenti in Ucraina.

    La conferenza sulla ripresa dell’Ucraina 2025 di Roma ha l’obiettivo di mantenere l’attenzione internazionale sulla ripresa dell’Ucraina, durante la guerra e dopo. Si tratta di una piattaforma volta ad allineare il sostegno politico e a mobilitare finanziamenti. L’UE sta adottando misure per sostenere gli sforzi di ripresa e ricostruzione dell’Ucraina, ma sta anche rafforzando le istituzioni del paese e promuovendo la sostenibilità a lungo termine. In tale contesto, la conferenza sarà l’occasione per presentare iniziative chiave volte a rafforzare le capacità dell’Ucraina e legami più stretti con l’UE.

  • Il lavoro riparte, nei primi tre mesi del 2022 si registrano 905.000 posti in più

    L’anno è iniziato con una crescita del lavoro, ma soprattutto quello meno tutelato, con un ritorno anche dei super precari contratti a chiamata. I dati Istat sul primo trimestre 2022 mostrano un aumento di 120 mila occupati rispetto al quarto trimestre 2021 e un balzo di 905mila in più rispetto a un anno prima.

    Il tasso di disoccupazione cala all’8,6% e scende per la prima volta al di sotto del 9% da quasi 11 anni, con la sola eccezione del secondo trimestre 2020, quando lockdown e pandemia hanno portato molti disoccupati a diventare inattivi e smettere di cercare lavoro. Ma quel periodo, in questi dati, sembra ormai alle spalle, mentre ancora non si rilevano a pieno gli effetti dell’invasione russa in Ucraina, iniziata il 24 febbraio, e della volata di energia e prezzi. Scende così, sempre nel primo trimestre, il tasso di inattività e, per la prima volta da due anni e mezzo, aumentano i lavoratori indipendenti, che sono 124mila in più di un anno prima.

    Dopo anni di crisi, l’Unione europea delle cooperative (Uecoop) segnala una ripresa dell’occupazione anche nelle costruzioni che sfiorano 1,5 milioni di addetti, un livello che non si vedeva da quasi dieci anni «effetto dei vari bonus e superbonus”. Le ore lavorate aumentano a un ritmo superiore al prodotto interno lordo: dell’1,5% nel trimestre e del 6,7% nell’anno a fronte di una crescita del Pil rispettivamente dello 0,1% e del 6,2%. Gli sgravi contributivi aiutano, facendo calare il costo della manodopera dello 0,2% rispetto all’anno scorso. E a questa dinamica contribuiscono anche le retribuzioni dei lavoratori che si restringono e si riducono dello 0,1% nell’arco di 3 mesi e dello 0,2% nei 12 mesi.

    Un altro aspetto da segnalare è che è soprattutto l’occupazione maschile ad espandersi e aumenta così il divario di genere, che vede l’Italia agli ultimi posti in Europa per il lavoro delle donne. I nuovi occupati sono, inoltre, soprattutto lavoratori a termine (+412 mila rispetto al primo trimestre 2021). I contratti a tempo determinato aumentano, del resto, del 16,3% annuo: una velocità oltre sei volte maggiore di quelli stabili. E tassi di crescita anche superiori contraddistinguono i posti ancora più precari, quelli del lavoro intermittente o a chiamata. Le posizioni di questo tipo non sono molte in termini assoluti, 228 mila unità, ma sono esplose con un aumento dell’86,7% rispetto all’inizio del 2021 per l’insieme dell’economia e registrano +168% in alberghi e ristoranti.

    Questo exploit porta a raddoppiare, in un anno, il peso del lavoro intermittente nel settore alloggio e ristorazione, dove le posizioni a chiamata rappresentano ormai il 10% dell’occupazione. Questi lavoratori sono impiegati in media 7,8 ore a settimana con compensi poco superiori a 11 euro l’ora per un totale di circa 85 euro settimanali. È lavoro povero in uno dei settori dove gli imprenditori più lamentano la carenza di manodopera per la presunta concorrenza del reddito di cittadinanza. Su questo tema, l’Istat registra un ‘lieve calo’  del tasso dei posti vacanti, per i quali i datori di lavoro cercano lavoratori adatti senza trovarli, fino all’1,9% (-0,2 punti percentuali). Questo livello resta, nonostante la flessione, tra i più elevati dall’inizio del periodo di osservazione, nel 2016. Rispetto all’inizio del 2021 è superiore di 0,8 punti percentuali.

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