L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia:
questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.
Plutarco
Il 6 febbraio scorso si sono incontrati a Muscat, la capitale del Sultanato di Oman, le delegazioni degli Stati Uniti d’America e dell’Iran per discutere e negoziare un’accordo tra di loro, soprattutto, sul programma nucleare iraniano, ma non solo. I colloqui non hanno portato però a dei risultati concreti, come anche si aspettava, ma le parti hanno considerato l’incontro un “buon inizio”.
Sempre durante la scorsa settimana, giovedì 5 febbraio, ad Abu Dhabi, si sono incontrati di nuovo le delegazioni della Russia, dell’Ucraina e i rappresentanti del presidente statunitense. Nonostante alla fine dell’incontro, anche in quel caso, non ci siano stati dei risultati concreti, i rappresentanti delle parti, come sempre ormai, hanno parlato di “progressi”. Ma in realtà i russi, anche la scorsa settimana, hanno continuato a bombardare pesantemente molte città dell’Ucraina, compresa la capitale, mentre il freddo aumenta ulteriormente le tante sofferenze della popolazione ucraina. Invece il presidente statunitense ha deciso, da mesi ormai, di ridurre al minimo gli aiuti militari all’Ucraina, preferendo di essere un mediatore tra le parti e non un sostenitore dell’Ucraina.
Lo stesso presidente statunitense, il 5 febbraio scorso, dopo la chiusura del sopracitato incontro ad Abu Dhabi, dando sfogo, come sempre, alla sua nota megalomania, ha scritto sulla sua piattaforma ‘Truth’: “Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo. Nel mio primo mandato ho ricostruito completamente l’esercito, comprese armi nucleari nuove. Ho impedito che scoppiassero guerre nucleari in tutto il mondo tra Pakistan e India, Iran e Israele, Russia e Ucraina”.
Da alcuni mesi l’opinione pubblica internazionale si sta informando dello scandalo Epstein, legato a Jeffrey Epstein, un ricco imprenditore statunitense, ma anche pedofilo. Accusato e poi condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, è stato trovato morto nella sua cella il 10 agosto 2019. Dopo la pubblicazione di un enorme numero di documenti, video e fotografie, risulterebbero coinvolte nello stesso scandalo anche molte altre persone note, tra i quali politici, imprenditori, membri di alcune famiglie reali, diplomatici ed altri, sia negli Stati Uniti d’America che in vari Paesi del mondo, compreso l’attuale presidente statunitense. Anche durante la scorsa settimana ci sono stati sviluppi legati allo scandalo. Bisogna perciò riflettere seriamente e trarre le dovute conclusioni sull’integrità morale e la credibilità di alcuni “grandi del mondo” e non credere alle apparenze.
Ovviamente, dal punto di vista degli interessi geopolitici e geostrategici quello che accade da anni, ma anche quello che è accaduto durante la scorsa settimana in Albania rappresenta molto meno interesse a livello internazionale. Ma le conseguenze della connivenza del potere politico con la pericolosa criminalità organizzata generano problemi in diversi Paesi europei e non solo. Lo stesso presidente statunitense, colui che ha dichiarato guerra senza tregua ai narcotrafficanti, dovrebbe sapere che la criminalità organizzata albanese gestisce il traffico della cocaina dai Paesi produttori dell’America del Sud in Europa, collaborando proprio con alcuni clan messicani e latino americani ai quali lui stesso ha dichiarato guerra. Non solo, ma da molti analisti e media internazionali, anche negli Stati Uniti d’America, nonché da diversi rappresentanti del suo partito nel Congresso e Senato, l’Albania viene considerata ormai un narcostato. Il presidente statunitense però, per il momento, ha altri “interessi internazionali” e cerca di ottenere il Premio Nobel per la Pace.
Durante la scorsa settimana in Albania il primo ministro ha continuato, imperterrito e minaccioso, i suoi attacchi contro alcuni magistrati, procuratori e giudici, che non ubbidiscono ai suoi ordini e, da qualche mese, gli stanno creando serie preoccupazioni, anche a livello personale. Si tratta di preoccupazioni che riguardano non pochi scandali milionari, resi noti proprio durante questi ultimi mesi. Scandali in cui sono coinvolti alcuni dei suoi più stretti collaboratori e famigliari.
Ragion per cui il primo ministro ormai ha dimenticato quanto dichiarava fino a pochissimi mesi fa, prima che venissero resi noti questi scandali milionari che adesso lo costringono a contraddire se stesso. Ma questo per lui fa parte della “normalità”. Lui ha, tra l’altro, “dimenticato” anche una delle tante dichiarazioni pubbliche in sostegno del sistema “riformato” della giustizia che era un suo ostinato vanto fino a pochissimi mesi fa. In quella dichiarazioni affermava: “Non sono mai stato e non aspettate che sia disposto a difendere nessuno, né ad ingaggiare il partito socialista (di cui è il dirigente; n.d.a.) per diventare l’avvocato di qualcuno, quando si dovrebbe affrontare con le accuse da parte del sistema giudiziario”. Adesso il primo ministro albanese sta minacciando determinati procuratori e giudici che decidono contro i suoi interessi.
La scorsa settimana, venerdì 6 febbraio, la Corte Costituzionale finalmente si è espressa, dopo una lunga e “strana” attesa di quasi due mesi, sul caso della vice primo ministro, allo stesso tempo anche ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito dello scandalo milionario in cui lei è stata direttamente coinvolta (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025 ecc…). Ovviamente la ministra non poteva mai prendere delle “iniziative”, senza l’ordine ed il beneplacito del suo diretto superiore.
L’autore di queste righe informava il nostro lettore, riferendosi agli abusi della vice primo ministro su un appalto pubblico di una galleria in una nuova strada sulla costa ionica, che “Il 19 novembre scorso un giudice del Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha deciso di sospendere l’accusata dai suoi due incarichi: quello di vice primo ministro e quello di ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il giudice ha altresì deciso che l’accusata non può uscire dal territorio albanese”(Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025).
In realtà la sentenza della Corte Costituzionale del 6 febbraio scorso non é stata una vera e propria decisione, visto che sono stati quattro i giudici che hanno votato a favore e altri quattro che hanno votato contro la richiesta del primo ministro, presentata presso quella Corte il 21 novembre 2025. Anche di questa richiesta il nostro lettore è stato informato (Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025). Bisogna sottolineare però che la Corte Costituzionale dovrebbe avere non otto, bensì nove membri. Ma per “motivi procedurali” il posto rimane ancora vuoto, con tutte le derivanti conseguenze.
Si tratta di una sentenza che annullava la stessa sospensione fatta dalla stessa Corte Costituzionale il 12 dicembre scorso, riferendosi alla sopracitata sospensione decisa il 19 novembre scorso dal Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata. Però con quella sentenza della Corte Costituzionale è stata rifiutata anche la richiesta del primo ministro presentata presso quella Corte Costituzionale il 21 novembre 2025. Il primo ministro non può digerire una simile sentenza ed ha dichiarato oggi che, con la sua maggioranza parlamentare, presto approverà in Parlamento una legge per rendere immuni lui stesso e i ministri dalle accuse dei tribunali. Meglio di così!
Chi scrive queste righe ricorda semplicemente quanto affermava quasi duemila anni fa Plutarco. E cioè che l’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia sono i difetti da cui occorre guardarsi. Quanto stanno facendo e continuano a fare da tempo sia il primo ministro albanese, ma anche alcuni dei “grandi del mondo”, confermano la saggezza del filosofo della Grecia antica.