scandali

  • Autostrade: la sintesi vergognosa tra politica e “prenditori”

    Le frasi ironiche estrapolate dalle conversazioni dell’attuale presidente di Edizioni Holding Mion con i vertici di Autostrade in relazione alla felicità dei Benetton, i quali traevano maggiori profitti dalla minore manutenzione, lascia allibiti per la qualità umana dei protagonisti. Dimostra, ora in modo inequivocabile, quello che una volta poteva essere semplicemente ipotizzato, il vergognoso spessore culturale ed etico di questa famiglia di “prenditori” del nord est trasformatasi in semplici esattori.

    Contemporaneamente non solo il Re è Nudo ma anche l’impero brucia. In questo vergognoso scambio di valutazioni tra questi biechi personaggi che agivano in nome e per conto della famiglia trevisana viene contemporaneamente messa a nudo quella dottrina politico-economica degli anni ‘90 che i governi Prodi, D’Alema e Berlusconi, con i loro ministri economici, hanno portato avanti.

    La storia, infatti, testimonia come l’intera classe politica, accademica e dei media appoggiasse tutta unita la cessione di monopoli infrastrutturali come autostrade e successivamente Telecom Tim a soggetti privati con la già risibile allora motivazione legata ad una ricerca dell'”efficentamento” e finalizzata “al miglioramento del servizio” per l’utenza. Obiettivi raggiungibili secondo questa dottrina politica tutta italiana solo con un sano spirito imprenditoriale privato.

    Allora come oggi la privatizzazione di un servizio indivisibile come autostrade è essenzialmente la donazione ad un concessionario privato per il quale il concetto di efficientamento rappresenta una clamorosa menzogna in quanto il monopolio rimane tale.

    La Germania e la Svizzera dimostrano, invece, come un’infrastruttura fisica ed indivisibile non possa essere soggetta alla concorrenza e quindi un semplice trasferimento di un monopolio da pubblico a privato non possa assicurare alcun efficientamento. Come logica conseguenza delle strategie economiche di questi due paesi, che certamente non fanno parte dell’area socialista, all’interno di un sistema economico la gestione pubblica diventa un fattore fondamentale nella crescita della competitività dell’intero sistema nazionale. In Italia, viceversa, la gestione di un servizio indivisibile diventa un’occasione speculativa offerta dalla politica ad un’imprenditoria incapace ormai di reggere il confronto con il mondo globale.

    Si rimane comunque basiti di fronte a questa insensibilità dimostrata dai manager scelti su mandato dell’azionista e per perseguire gli obiettivi economici indicati dall’azionista di riferimento.

    Una povertà morale, umana ed etica dimostrata in questa vicenda drammatica dal gruppo trevisano nella sua articolata complessità nella quale, si ricorda, sono decedute quarantatré (43) persone solo ed esclusivamente per responsabilità della mancata manutenzione.

    Una scelta speculativa ed irresponsabile che però assicurava un extra dividendo all’azionista. Vergognatevi.

  • Dittatura sostenuta anche dai ‘rappresentanti internazionali’…

    Le azioni dei malvagi non possono sfuggire agli occhi degli uomini.
    Con tutto il suo sforzo la terra non riesce a nasconderle.

    William Shakespeare; da “Amleto”

    Chi pensa che le fiabe sono cose solo per i bambini si sbaglia. Perché nelle fiabe è stata impressa la saggezza millenaria dell’umanità da periodi immemorabili. Gli insegnamenti, le allegorie delle fiabe, essendo la riflessione delle esperienze derivate dalla vita vissuta e sofferta dalle diverse civiltà sparse in tutto il mondo, dovrebbero servire da lezione per tutti. Sia per i bambini, che per i grandi. Ed in alcune occasioni, soprattutto per i grandi.

    Uno dei più noti raccontatori di fiabe è stato Esopo. Le sue fiabe, scritte circa ventisette secoli fa, continuano ad affascinare e insegnare ancora, grandi e piccini. Una di quelle è anche la fiaba della montagna che partorì un topolino. Esopo ci racconta che “C’era una volta una montagna che era prossima a partorire”. Sì, perché nel mondo delle fiabe accade di tutto. Ebbene, “…Presa dal dolore, dalla cima della montagna cominciò ad uscire il fumo mentre la terra intorno tremava”. Così raccontava Esopo. E poi continua “…Gli abitanti dei vicini villaggi cominciarono a temere per le loro vite, sicuri che qualcosa di terribile stava per accadere”. Dopo ore di attesa finalmente si sentì una scossa più violenta delle altre e un’enorme nuvola di fumo si alzò davanti agli occhi della gente impaurita. Niente paura però, perché “…Quando la nube si dissolse, spuntò fuori dalle rocce ancora fumanti la testa di un piccolo sorcio. La montagna aveva partorito un topolino!”. Così raccontava Esopo circa ventisette secoli fa.

    Quanto è accaduto in Albania durante la scorsa settimana, non poteva non far ricordare all’autore di queste righe proprio la fiaba della Montagna che partorisce un topolino. Quanto è accaduto la scorsa settimana in Albania era, purtroppo, la cronaca prevista e preannunciata di una farsa, di una commedia messa grossolanamente in scena. I “commedianti” erano i rappresentanti dei partiti politici in quello che è stato chiamato il “Consiglio Politico”. Un Consiglio che doveva negoziare e portare ad un accordo sulla Riforma elettorale. Anche gli “autori, gli sceneggiatori e i registi” della messinscena erano i soliti. Erano il primo ministro, i dirigenti dell’opposizione e, soprattutto, i soliti “rappresentanti internazionali”. E cioè alcuni ambasciatori e rappresentanti delle istituzioni internazionali in Albania. Quelli che però e purtroppo, hanno violato e stanno violando consapevolmente quanto è stato stabilito dalla Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche. Convenzione che, riferendosi alle persone con mandato diplomatico, nell’articolo 41/1 sancisce: “Tutte le persone che godono di privilegi e immunità sono tenute, senza pregiudizio degli stessi, a rispettare le leggi e i regolamenti dello Stato accreditatario. Esse sono anche tenute a non immischiarsi negli affari interni di questo Stato”. Cosa che i soliti “rappresentanti internazionali” in Albania hanno regolarmente ignorato e hanno fatto proprio il contrario. Tutto ciò non doveva e non poteva mai e poi mai accadere senza il beneplacito dei massimi rappresentanti politici locali i quali hanno concesso loro quei “diritti speciali”. In cambio, però, del voluto e concordato sostegno, quando necessario, da parte dei “rappresentanti internazionali”. Sono stati proprio loro però, quelli presenti e i loro precedenti colleghi, che durante questi ultimi anni non hanno visto, non hanno sentito e non hanno capito niente di quello che stava e/o sta accadendo in Albania. Non hanno visto come la coltivazione della cannabis è stata diffusa sul tutto il territorio. Non hanno sentito del traffico illecito degli stupefacenti, che continua tuttora indisturbato. Non hanno sentito neanche del diretto coinvolgimento dei massimi funzionari della polizia di Stato in tutto ciò. Non hanno visto e non hanno capito i clamorosi brogli elettorali che hanno consolidato il potere personale dell’attuale primo ministro. Non hanno visto, durante tutti questi ultimi anni, gli innumerevoli scandali milionari. Scandali che, guarda caso, in questi mesi non sono stati “impauriti” neanche dalla pandemia del coronavirus. Loro non hanno visto e non si sono resi conto della galoppante e ben radicata corruzione che sta barbaramente e avidamente divorando la cosa pubblica in Albania e sta infettando tutto il tessuto sociale. Non hanno capito il voluto e programmato fallimento della Riforma di giustizia con tutte le drammatiche ed allarmanti conseguenze. Compreso il non funzionamento, da più di due anni, della Corte Costituzionale e della Corte Suprema! Non hanno neanche capito che, dati e fatti accaduti e pubblicamente denunciati alla mano, il primo ministro controlla quasi tutti i poteri, pilastri di uno stato democratico. Non hanno visto e non hanno capito perciò, che in Albania ormai è stata consolidata una nuova e sui generis dittatura pericolosa, gestita dal potere politico, in stretta collaborazione con la criminalità organizzata e certi clan occulti locali e internazionali. No, non solo i “rappresentanti internazionali” non hanno visto, non hanno sentito e non hanno capito niente, ma parlano ed elogiano sempre i “grandi successi e gli entusiasmanti progressi” che ha fatto e sta facendo il governo in Albania! Ragion per cui il Consiglio europeo ha unanimemente deliberato, il 26 marzo scorso, per l’apertura dei negoziati dell’adesione dell’Albania all’Unione europea. Proprio quel Consiglio che per anni aveva invece e giustamente rifiutato. Lo hanno fatto però il 26 marzo scorso, mentre nel frattempo la realtà albanese è passata, dati e fatti accaduti alla mano, di male in peggio. Loro sanno anche il perché! I “rappresentanti internazionali non hanno visto, guarda caso, neanche l’assalto paramilitare e il successivo abbattimento talebano, notte tempo, dell’edificio del Teatro Nazionale il 17 maggio scorso, in pieno centro di Tirana! Si è trattato di atti barbari ed osceni, che hanno palesemente e inconfutabilmente evidenziato l’indisturbato funzionamento della dittatura in Albania. E proprio per nascondere quando è accaduto il 17 maggio scorso, inventando una “verità sostitutiva” per spostare ed ingannare la memoria pubblica, come parte integrante di uno “scenario” saggiamente premeditato e messo in atto, hanno “riattivato” i lavori del “Consiglio Politico” per la Riforma elettorale. Proprio come un prestigiatore estrae una lepre dal cappello, ingannando con i trucchi del mestiere gli spettatori.

    Quanto è accaduto la scorsa settimana è stata, tra l’altro, anche l’ennesima dimostrazione dell’irritante arroganza dei soliti “rappresentanti internazionali”. Quanto è accaduto la scorsa settimana però ha dimostrato, per l’ennesima volta, l’eclatante incoerenza e le bugie dei dirigenti dell’opposizione politica in Albania. Proprio loro che avevano “giurato”, a più riprese e in modo perentorio, che non avrebbero mai e poi mai negoziato determinate condizioni, dimenticando tutto alla fine, la sera del 5 giugno scorso hanno concesso la firma dell’Accordo sulla Riforma elettorale. Adesso i dirigenti dell’opposizione “cantano vittoria”, realmente rimasti però con un pugno di mosche in mano! Le conseguenze dell’Accordo le soffriranno i cittadini mentre, vista la vissuta realtà, con ogni probabilità l’Accordo permetterà al primo ministro un terzo mandato.

    Chi scrive queste righe, come spesso è accaduto, avrebbe avuto molte altre cose da trattare e analizzare, ma lo spazio non glielo permette. Egli promette però di riprendere questo argomento nelle prossime settimane, cercando di rendere chiaro e comprensibile, per il nostro lettore, quanto sta accadendo in una dittatura sostenuta anche dai “rappresentanti internazionali”. Nel frattempo però, condivide e adatta quanto scriveva William Shakespeare nella sua tragedia Amleto. E cioè che le azioni dei malvagi non possono sfuggire agli occhi degli uomini. E che neanche con tutto il suo sforzo, la terra non riuscirà a nascondere le azioni di tutti i malvagi in Albania. Di tutti!

  • Scandali clamorosi elevati a livello statale

    … È inevitabile che avvengano scandali, ma guai
    all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

    Vangelo secondo Matteo; 18/7

    Così diceva Gesù ai sui discepoli. E come in tutte le sue parabole, usava simbolisimi e allegorie. L’evangelista Matteo testimonia che in quel caso Gesù, riferendosi ad un bambino preso vicino a se, ammonisce tutti coloro che gli faranno del male. “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. (Vangelo secondo Matteo; 18/1-6)

    Il nostro lettore ha potuto leggere quanto l’autore di queste righe scriveva la settimana scorsa sulle bugie e gli inganni del primo ministro albanese (Bugie scandalose elevate a livello statale). Ebbene, il primo ministro durante la settimana appena passata ha dato di nuovo sfogo al suo vizio di mentire e di ingannare volutamente e come se niente fosse. Lo ha fatto di nuovo da territori stranieri. Dopo gli Stati Uniti, la Germania e Bruxelles, non poteva mancare la Russia. Il primo ministro albanese, il 26 febbraio scorso, è andato a Mosca in visita ufficiale, in veste di presidente di turno dell’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Come anche negli Stati Uniti alcune settimane fa. E come negli Stati Uniti con il Segretario di Stato, anche durante la conferenza stampa con il ministro degli Esteri russo ha di nuovo mentito vergognosamente, ma consapevolmente.

    Durante quella conferenza stampa il primo ministro albanese più degli obiettivi dell’OSCE, che coinvolgono anche la crisi in Crimea, ha parlato del ripristino delle relazioni tra l’Albania e la Russia, interrotte nel 1961. Parlando di “telefonate che non sono state fatte dal tempo di Stalin”, lui ha promesso di impegnarsi in futuro per comunicare direttamente con il ministro russo degli Esteri. Poi, rivolgendosi a lui, gli ha ricordato che nel 2004 “C’è stato un accordo firmato da lei e dall’attuale capo dell’opposizione (albanese; n.d.a.)”. Una vera e propria clamorosa e misera bugia! Forse mosso dal suo subconscio e sotto complesso di “flirtare” con la Russia, ha cercato di passare la colpa per le “trascurate” relazioni bilaterali ai suoi avversari politici. Uno che fa una simile affermazione pubblica in una simile occasione o è fuori di testa e privo di memoria, oppure, volutamente, cerca di ingannare. E colui che lo ha fatto è un noto bugiardo e ingannatore. Colui che ha fatto quella dichiarazione sa benissimo che nel 2004 al governo c’era proprio il suo partito! Lo sa benissimo, perché lui, l’attuale primo ministro albanese, in quel periodo era sindaco della capitale, molto attivo politicamente e con dei chiari obiettivi per il futuro. Perciò non poteva dimenticare quel “piccolo particolare”, diventato subito una grande e vergognosa bugia! E anche uno scandalo clamoroso elevato a livello statale.

    Subito dopo però, il ministro russo ha reagito, ricordando al suo ospite che nel 2004, appena nominato ministro degli Esteri della Russia, ‘aveva fatto un incontro a Tirana ed in seguito avevano firmato un accordo di amicizia e collaborazione con il ministro degli Esteri di quel periodo‘ (del partito diretto adesso dal primo ministro albanese; n.d.a.)”. Accordo non ratificato in seguito dalla parte albanese. Ma il ministro russo degli Esteri, da professionista di razza, ha cautamente corretto l’ospite sul suo “lapsus freudiano”, ricordandogli però che quell’accordo “…esiste, è pronto e noi possiamo renderlo effettivo, in modo da avere chiari i principi delle nostre relazioni”. Come per ricordare al primo ministro albanese, nonostante fosse a Mosca in veste di presidente di turno dell’OSCE, che i rapporti tra la Russia e l’Albania dovrebbero cambiare, migliorare e diventare più stretti. Come al “tempo di Stalin”! Un invito che l’ospite ha colto al volo. Soprattutto in un simile e difficile periodo, quando lui sta cercando di fare un doppio gioco, sia con gli Stati Uniti e l’Unione europea, che con la Russia. Come sta facendo da anni ormai anche il suo amico, il presidente turco Erdogan.

    In più, nel sopracitato articolo della scorsa settimana, l’autore di queste righe informava il nostro lettore di un nuovo scandalo in corso. Scandalo che coinvolgeva il Parlamento albanese e la Commissione di Venezia. Ebbene, dati e fatti alla mano, risulta essere veramente uno scandalo clamoroso. Tutto cominciò il 30 dicembre scorso, quando il presidente del Parlamento, con una lettera, chiedeva ufficialmente sia l’assistenza specializzata, che l’opinione della Commissione di Venezia (Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto), sulla procedura del giuramento dei giudici della Corte Costituzionale davanti al Presidente della Repubblica. Bisogna ricordare e attirare l’attenzione di nuovo del nostro lettore, che la Corte Costituzionale in Albania non funziona da più di due anni! Da sottolineare che, sempre dati e fatti alla mano, sembrerebbe che ci sia una ben ideata e attuata strategia per controllare anche la Corte Costituzionale da parte del primo ministro. Strategia che sta denunciando pubblicamente durante questi giorni il Presidente della Repubblica, dimostrando dei documenti ufficiali che coinvolgono diverse importanti istituzioni in Albania. Tornando allo scandalo in corso, il 30 dicembre scorso il presidente del Parlamento scriveva alla Commissione di Venezia, chiedendo l’opinione su quanto sopracitato e, soprattutto, aspettando un’esplicita risposta, convinto che l’esperienza della Commissione è stata e rimane per l’Albania “molto importante per mettere nel quadro dei migliori standard il funzionamento dello Stato legale”. La Commissione risponde ufficialmente al presidente del Parlamento dopo le festività di fine anno, informandolo dell’arrivo a Tirana dei suoi esperti i prossimi 13 e 14 febbraio. Nel frattempo però sono stati resi pubblici fatti tramite i quali si documentava l’attuazione della strategia del primo ministro per controllare anche la Corte Costituzionale. E siccome gli “strateghi” del primo ministro, consapevoli dell’invalidità giuridica delle loro proposte, temevano che l’opinione della Commissione di Venezia sarebbe stata non gradita e si sono affrettati ad intervenire a modo loro. Hanno radunato frettolosamente il Parlamento in seduta plenaria proprio il 12 febbraio scorso, un giorno prima che arrivassero i rappresentanti della Commissione di Venezia! Durante una seduta notturna hanno approvato degli emendamenti che toglievano al presidente della Repubblica i diritti conferitigli dalla Costituzione riguardo al giuramento dei giudici della Corte Costituzionale. Andando fino al ridicolo e permettendo il giuramento dei giudici semplicemente davanti… ad un notaio! Così facendo hanno ignorato spudoratamente e clamorosamente la richiesta ufficiale fatta alla Commissione di Venezia il 30 dicembre scorso! Hanno, altresì, reso inutile anche la missione dei rappresentanti della Commissione a Tirana. Un clamoroso scandalo istituzionale, ma anche un pericoloso atto quello, che testimonia ulteriormente la cattura delle istituzioni dello Stato da parte del primo ministro e la restaurazione della dittatura in Albania. Per impedire tutto ciò il presidente della Repubblica si è rivolto ai cittadini, chiamandoli oggi (lunedì 2 marzo 2020) ad una manifestazione pacifica in piazza. Il nostro lettore sarà, come sempre, informato in seguito.

    Chi scrive queste righe non può non esprimere rammarico e disdegno riguardo a tutti questi clamorosi scandali in corso in Albania. Egli comunque pensa ed è fiducioso che, prima o poi, saranno guai per coloro che li attuano. Tutti quelli che abusano del potere conferito dai cittadini, rappresentando anche i bambini che sono il futuro, saranno puniti. A loro verrà appesa al collo una macina da mulino e saranno gettati nel profondo del mare. Come diceva San Matteo.

     

  • Ormai è già settembre

    L’uomo vuole sempre sperare. Anche quando è convinto di essere disperato.

    Alberto Moravia

    Nel 1969 veniva proiettato un film del regista Sydney Pollack “Non si uccidono così anche i cavalli?” (They shoot horses, don’t they?). Tutto tratto dal romanzo pubblicato nel 1935 dallo scrittore Horace McCoy, titolo compreso. Evocando quanto accadeva in California subito dopo la grande depressione succeduta alla crisi del 1929, il film rimane sempre attuale con le sue allegorie e i suoi messaggi. Tutto si svolge durante una maratona di ballo. Erano gare diffuse in quel periodo. Gare massacranti, alle quali partecipava gente disperata e portata agli estremi fisici e psicologici, dalla schiacciante povertà causata dalla crisi. Coppie di ballerini, create spesso a caso, dovevano gareggiare fino all’esaurimento delle loro forze, in maratone che duravano per tanti giorni, con la sola speranza e l’unico obiettivo: vincere un premio in denaro. Gente di età, formazione e provenienza molto diversa, spinta dalla disperata necessità e speranza di sopravvivenza. Ignara però che dal premio in denaro i vincitori dovevano cedere una cospicua parte all’organizzatore della maratona, che era in realtà il vero vincitore. Quando Gloria, un’aspirante attrice e una delle protagoniste principali del film, viene a sapere questa crudele verità chiede al suo compagno di ballo di spararle, come si farebbe con un cavallo zoppo. Proprio come si fa vedere all’inizio del film; l’uccisione di un cavallo che non serviva più a niente. Un’allegoria su quanto succede quotidianamente, anche adesso, in diverse parti del mondo. Un’allegoria che si riferisce alla predestinata sorte di tutti coloro che si illudono, non essendo in grado e/o non riuscendo a prendere seriamente in considerazione quello che può veramente succedere in una realtà che precipita di male in peggio.

    Un’allegoria che si verifica quotidianamente anche in Albania in questi ultimi anni. Quanto sta succedendo dimostra le sofferenze continue, le umilianti situazioni in cui si trovano, loro malgrado, sempre più persone. Persone che, spinte dalla disperazione, si aggrappano a qualsiasi effimera opportunità per avere qualche soldo in più. Vendendo corpo e anima, vendendo la dignità e annientando ulteriormente le aspettative per un futuro migliore. Futuro che, certo, non lo salva neanche l’indifferenza. Anzi! Tutto in un paese sul quale sta incombendo lo spettro di una crisi multidimensionale. I segnali non mancano e stanno aumentando paurosamente con il tempo. Non a caso sempre più persone stanno scappando dall’Albania verso i paesi europei. Tanti richiedenti asilo che, come numero, sono ai primi posti, insieme con i siriani, gli afgani, gli eritrei ecc.. Sono fatti e cifre che smentiscono ogni e qualsiasi tentativo di propaganda governativa. Attualmente l’Albania sta precipitando in una situazione, che purtroppo ha tante cose in comune con quanto accadeva in America durante la grande depressione, dopo la crisi del 1929.

    Ma quanto sta succedendo in questi ultimi anni in Albania dimostra anche il cinismo, la spietatezza e la crudeltà di coloro che governano, criminalità organizzata compresa. Sì, perché ormai sono stati tanti i fatti accaduti e pubblicamente noti, non solo in Albania, che testimoniano la connivenza del potere politico con la criminalità organizzata. Fino al punto che non si sa chi governa realmente. Anche perché è noto: criminali non sono soltanto quelli che uccidono, trafficano, rubano e violentano. Anzi! I veri criminali sono proprio quelli che concepiscono, organizzano, ordinano e rendono possibile che tutte quelle cose accadano.

    La connivenza tra lo Stato, governo in testa, e la criminalità organizzata in Albania, la testimoniano le enormi quantità di cannabis coltivate sul tutto il territorio e il suo inarrestabile traffico illecito verso le coste italiane e altri paesi europei. Cose del genere non possono mai e poi mai succedere senza il beneplacito politico e l’appoggio delle strutture dello Stato. Quantità che, soltanto l’anno scorso, si valuta abbiano portato introiti miliardari in euro. La testimonia, altresì, l’aumento delle quantità delle droghe pesanti, cocaina compresa, che si smistano dall’Albania verso altri paesi europei. La testimonia il coinvolgimento, ormai evidenziato, di molti alti funzionari della polizia di Stato in una simile attività criminale. Una connivenza testimoniata anche dal fatto che l’ex ministro degli Interni, grazie ad una lunga indagine della procura di Catania, ormai è sotto inchiesta in Albania. Le cattive lingue dicono che se non sia stato ancora arrestato lo deve solo e soltanto alla copertura politica e alla pressione sulla procura che sta indagano. Tutto orchestrato dal primo ministro in persona, dopo alcuni chiari e molto significativi messaggi mafiosi che gli ha mandato l’ex ministro. Una connivenza testimoniata palesemente anche da un altro fatto. E cioè che “stranamente” l’attuale ministro degli Interni (un ex inquisitore durante il regime comunista), colui che è succeduto a quello sopracitato, ha degli scheletri nell’armadio. Suo fratello è stato condannato in Italia per traffico illecito di stupefacenti. Come mai? Ma la connivenza tra il potere politico e la criminalità organizzata la dimostrano anche tanti altri fatti ormai pubblicamente noti. La dimostra, tra l’altro, quanto sta accadendo ultimamente, durante questi mesi, con la recrudescenza delle attività criminali e la “strana” incapacità della polizia di Stato e delle procure ad intervenire. Come succedeva nell’America degli anni’30 del secolo passato con le bande criminali che cercavano di controllare il territorio per lo spaccio delle droghe e altro.

    Anche durante questi mesi estivi non sono mancati altri allarmanti fatti, eloquenti avvisaglie di una situazione grave e molto preoccupante. Proprio perché durante questi mesi estivi c’era il campionato mondiale di calcio e, in generale, con l’attenzione pubblica un po’ assopita, alcune diaboliche menti hanno scelto proprio questo periodo per portare avanti dei progetti corruttivi, in palese contrasto con la Costituzione della Repubblica e le leggi in vigore.

    Oltre all’esempio per eccellenza dell’abuso del potere politico ed istituzionale, e cioè quello del Teatro Nazionale (Patto Sociale n.316), durante questi mesi estivi se ne sono aggiunti altri. Sono stati evidenziati ulteriori casi che testimoniano il [voluto] fallimento della riforma di giustizia e il controllo, da parte del primo ministro, di tutto il sistema. Sono stati denunciati molti appalti pubblici abusivi e corruttivi. Sono stati denunciati altri gravi scandali, tuttora in corso. La criminalità organizzata è stata molto attiva con delle uccisioni mafiose. Una giornalista investigativa è stata minacciata a suon di raffiche di mitra contro l’abitazione. Tutto ciò e altro soltanto durante questi due mesi estivi.

    Nel frattempo l’opposizione ha dichiarato pubblicamente che a settembre cominceranno le proteste inarrestabili, con l’unico obiettivo: la caduta del governo. Chi scrive queste righe auspica che non sia l’ennesima delusione. Sarà tutto da vedere. Forse coloro che dirigono l’opposizione, hanno beneficiato di un lungo periodo di “ritiro spirituale” estivo e porteranno a termine questa azione politica. Sarà anche la loro sfida, con tutte le conseguenze. Si vedrà, ormai è già settembre!

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