scandali

  • Preoccupanti realtà

    L’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia:

    questi sono i difetti da cui occorre guardarsi.

    Plutarco

    Il 6 febbraio scorso si sono incontrati a Muscat, la capitale del Sultanato di Oman, le delegazioni degli Stati Uniti d’America e dell’Iran per discutere e negoziare un’accordo tra di loro, soprattutto, sul programma nucleare iraniano, ma non solo. I colloqui non hanno portato però a dei risultati concreti, come anche si aspettava, ma le parti hanno considerato l’incontro un “buon inizio”.

    Sempre durante la scorsa settimana, giovedì 5 febbraio, ad Abu Dhabi, si sono incontrati di nuovo le delegazioni della Russia, dell’Ucraina e i rappresentanti del presidente statunitense. Nonostante alla fine dell’incontro, anche in quel caso, non ci siano stati dei risultati concreti, i rappresentanti delle parti, come sempre ormai, hanno parlato di “progressi”. Ma in realtà i russi, anche la scorsa settimana, hanno continuato a bombardare pesantemente molte città dell’Ucraina, compresa la capitale, mentre il freddo aumenta ulteriormente le tante sofferenze della popolazione ucraina. Invece il presidente statunitense ha deciso, da mesi ormai, di ridurre al minimo gli aiuti militari all’Ucraina, preferendo di essere un mediatore tra le parti e non un sostenitore dell’Ucraina.

    Lo stesso presidente statunitense, il 5 febbraio scorso, dopo la chiusura del sopracitato incontro ad Abu Dhabi, dando sfogo, come sempre, alla sua nota megalomania, ha scritto sulla sua piattaforma ‘Truth’: “Gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo. Nel mio primo mandato ho ricostruito completamente l’esercito, comprese armi nucleari nuove. Ho impedito che scoppiassero guerre nucleari in tutto il mondo tra Pakistan e India, Iran e Israele, Russia e Ucraina”.

    Da alcuni mesi l’opinione pubblica internazionale si sta informando dello scandalo Epstein, legato a Jeffrey Epstein, un ricco imprenditore statunitense, ma anche pedofilo. Accusato e poi condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, è stato trovato morto nella sua cella il 10 agosto 2019. Dopo la pubblicazione di un enorme numero di documenti, video e fotografie, risulterebbero coinvolte nello stesso scandalo anche molte altre persone note, tra i quali politici, imprenditori, membri di alcune famiglie reali, diplomatici ed altri, sia negli Stati Uniti d’America che in vari Paesi del mondo, compreso l’attuale presidente statunitense. Anche durante la scorsa settimana ci sono stati sviluppi legati allo scandalo. Bisogna perciò riflettere seriamente e trarre le dovute conclusioni sull’integrità morale e la credibilità di alcuni “grandi del mondo” e non credere alle apparenze.

    Ovviamente, dal punto di vista degli interessi geopolitici e geostrategici quello che accade da anni, ma anche quello che è accaduto durante la scorsa settimana in Albania rappresenta molto meno interesse a livello internazionale. Ma le conseguenze della connivenza del potere politico con la pericolosa criminalità organizzata generano problemi in diversi Paesi europei e non solo. Lo stesso presidente statunitense, colui che ha dichiarato guerra senza tregua ai narcotrafficanti, dovrebbe sapere che la criminalità organizzata albanese gestisce il traffico della cocaina dai Paesi produttori dell’America del Sud in Europa, collaborando proprio con alcuni clan messicani e latino americani ai quali lui stesso ha dichiarato guerra. Non solo, ma da molti analisti e media internazionali, anche negli Stati Uniti d’America, nonché da diversi rappresentanti del suo partito nel Congresso e Senato, l’Albania viene considerata ormai un narcostato. Il presidente statunitense però, per il momento, ha altri “interessi internazionali” e cerca di ottenere il Premio Nobel per la Pace.

    Durante la scorsa settimana in Albania il primo ministro ha continuato, imperterrito e minaccioso, i suoi attacchi contro alcuni magistrati, procuratori e giudici, che non ubbidiscono ai suoi ordini e, da qualche mese, gli stanno creando serie preoccupazioni, anche a livello personale. Si tratta di preoccupazioni che riguardano non pochi scandali milionari, resi noti proprio durante questi ultimi mesi. Scandali in cui sono coinvolti alcuni dei suoi più stretti collaboratori e famigliari.

    Ragion per cui il primo ministro ormai ha dimenticato quanto dichiarava fino a pochissimi mesi fa, prima che venissero resi noti questi scandali milionari che adesso lo costringono a contraddire se stesso. Ma questo per lui fa parte della “normalità”. Lui ha, tra l’altro, “dimenticato” anche una delle tante dichiarazioni pubbliche in sostegno del sistema “riformato” della giustizia che era un suo ostinato vanto fino a pochissimi mesi fa. In quella dichiarazioni affermava: “Non sono mai stato e non aspettate che sia disposto a difendere nessuno, né ad ingaggiare il partito socialista (di cui è il dirigente; n.d.a.) per diventare l’avvocato di qualcuno, quando  si dovrebbe affrontare con le accuse da parte del sistema giudiziario”. Adesso il primo ministro albanese sta minacciando determinati procuratori e giudici che decidono contro i suoi interessi.

    La scorsa settimana, venerdì 6 febbraio, la Corte Costituzionale finalmente si è espressa, dopo una lunga e “strana” attesa di quasi due mesi, sul caso della vice primo ministro, allo stesso tempo anche ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito dello scandalo milionario in cui lei è stata direttamente coinvolta (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025 ecc…). Ovviamente la ministra non poteva  mai prendere delle “iniziative”, senza l’ordine ed il beneplacito del suo diretto superiore.

    L’autore di queste righe informava il nostro lettore, riferendosi agli abusi della vice primo ministro su un appalto pubblico di una galleria in una nuova strada sulla costa ionica, che “Il 19 novembre scorso un giudice del Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha deciso di sospendere l’accusata dai suoi due incarichi: quello di vice primo ministro e quello di ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Il giudice ha altresì deciso che l’accusata non può uscire dal territorio albanese”(Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025).

    In realtà la sentenza della Corte Costituzionale del 6 febbraio scorso non é stata una vera e propria decisione, visto che sono stati quattro i giudici che hanno votato a favore e altri quattro che hanno votato contro la richiesta del primo ministro, presentata presso quella Corte il 21 novembre 2025. Anche di questa richiesta il nostro lettore è stato informato (Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025). Bisogna sottolineare però che la Corte Costituzionale dovrebbe avere non otto, bensì nove membri. Ma per “motivi procedurali” il posto rimane ancora vuoto, con tutte le derivanti conseguenze.

    Si tratta di una sentenza che annullava la stessa sospensione fatta dalla stessa Corte Costituzionale il 12 dicembre scorso, riferendosi alla sopracitata sospensione decisa il 19 novembre scorso dal Tribunale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata. Però con quella sentenza della Corte Costituzionale è stata rifiutata anche la richiesta del primo ministro presentata presso quella Corte Costituzionale il 21 novembre 2025. Il primo ministro non può digerire una simile sentenza ed ha dichiarato oggi che, con la sua maggioranza parlamentare, presto approverà in Parlamento una legge per rendere immuni lui stesso e i ministri dalle accuse dei tribunali. Meglio di così!

    Chi scrive queste righe ricorda semplicemente quanto affermava quasi duemila anni fa Plutarco. E cioè che l’arroganza, la presunzione, il protagonismo, l’invidia sono i difetti da cui occorre guardarsi. Quanto stanno facendo e continuano a fare da tempo sia il primo ministro albanese, ma anche alcuni dei “grandi del mondo”, confermano la saggezza del filosofo della Grecia antica.

  • Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo

    Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale

    che calpesta un volto umano, per sempre.

    George Orwell; da “1984”

    L’8 giugno 1949 a Londra veniva pubblicato per la prima volta, dalla casa editrice Secker & Warburg, un romanzo distopico di fantapolitica. L’autore era George Orwell. Il titolo originale del romanzo era Nineteen Eighty-Four (Mille novecento ottantaquattro; n.d.a.), ma in seguito diventò semplicemente 1984. L’autore finì di scrivere questo romanzo nel 1948 e convertendo le ultime due cifre di quell’anno da 48 in 84 scelse anche il suo titolo. Si tratta di un romanzo ambientato in un mondo immaginario, suddiviso in tre parti: Oceania, Euroasia ed Estasia, dove governavano tre grandi potenze totalitarie, in continuo conflitto tra loro.

    George Orwell tratta maestosamente quello che succede a Londra, capitale dell’Oceania, dove il regime totalitario veniva gestito dal Grande Fratello (Big Brother), un personaggio che controllava tutto e tutti, nonostante nessuno l’avesse mai visto di persona. L’autore tratta le conseguenze del totalitarismo, la repressione di tutte le libertà e la generazione di una società amorfa, ubbidiente e incapace di ragionare. Non si sapeva se il Grande Fratello esistesse davvero, o fosse un’invenzione tecnologica, ma lui, e chi per lui, controllava tutti tramite teleschermi muniti di telecamere, installati per legge in ogni abitazione, annientando così qualsiasi possibilità di vita privata.

    In seguito il romanzo è stato tradotto in diverse lingue e pubblicato in molti Paesi del mondo. Da un sondaggio fatto dal noto quotidiano francese Le Monde è risultato che il romanzo 1984 è stato al ventiduesimo posto della classifica dei cento migliori libri scritti nel ventesimo secolo. Ma per il suo contenuto, in altri Paesi, dove il potere veniva gestito da regimi totalitari, la pubblicazione del romanzo 1984 è stata vietata. La realtà virtuale dell’Oceania, descritta maestosamente e con un’impressionante immaginazione e lungimiranza già nel 1948 da George Orwell nelle pagine del suo romanzo 1984, purtroppo è stata e tuttora è una drammatica realtà, vissuta e sofferta in diverse parti del mondo. Anche in Albania.

    La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato di un nuovo scandalo abusivo in cui sono stati coinvolti i dirigenti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione in Albania. Uno scandalo reso noto recentemente, in seguito alle indagini svolte da un procuratore che ha fatto con coraggio il suo dovere istituzionale. “Si tratta di abusi milionari con quasi tutti gli appalti pubblici svolti dall’Agenzia, per più di dieci anni, in cui, documenti ed intercettazioni alla mano, risultano coinvolti direttamente anche famigliari molto stretti del primo ministro”, scriveva l’autore dell’articolo (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali; 23 dicembre 2026).

    Ebbene, si tratta della stessa Agenzia che, nel gennaio di questo anno, ha “dato vita” anche ad una “assistente virtuale” generata tramite l’intelligenza artificiale. La stessa “assistente virtuale” che lo scorso settembre diventò la prima “ministra digitale” del nuovo governo albanese. Una ministra che doveva gestire tutti gli appalti pubblici in Albania. Il nostro lettore è stato informato di questa “novità” a livello mondiale, ossia “…la presenza nel governo di un “ministro digitale”, generato e gestito dall’intelligenza artificiale. E, guarda caso, quella ministra, che si chiama “Diella” (significa Sole in femminile, in un dialetto albanese; n.d.a.), gestirà tutte le gare d’appalto”. Una scelta quella del primo ministro, nell’ambito delle sue messinscene propagandistiche, che gli doveva servire per “attirare” l’attenzione non solo in Albania. E per qualche tempo ci è anche riuscito, visto che della sua “ministra digitale” hanno parlato e scritto diversi media internazionali. Ma in realtà si trattava solo e soltanto di propaganda, per coprire una ben diversa e molto preoccupante realtà. Una realtà di cui il nostro lettore da anni è stato informato, fatti accaduti e documentati alla mano, sempre con la dovuta e richiesta oggettività. In seguito, nello stesso articolo, il nostro lettore veniva informato che “…la “ministra digitale” serve a concentrare tutti gli appalti nelle mani del primo ministro e di chi per lui. Ma anche a scaricare tutte le colpe su un essere non esistente” (Ulteriore consolidamento di un regime; 15 settembre 2025).

    Adesso, dopo che è stato documentato lo scandalo milionario con la manipolazione e il clamoroso abuso degli appalti pubblici gestiti dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione in questi ultimi dieci anni, diventa chiaro anche il perché della nomina della prima “ministra digitale” al mondo, fatta dal primo ministro albanese. Come si può credere ad una simile Agenzia, che dal 2013 ad oggi è stata diretta da una “stretta collaboratrice” del primo ministro e che, intercettazioni alla mano, ha orientato e gestito tutti gli appalti abusivi ormai documentati? E non a caso, il primo ministro la sta difendendo a spada tratta, come sta facendo anche con la sua vice primo ministro e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. E anche lei, la vice primo ministra, è direttamente coinvolta in alcuni scandali milionari dei quali il nostro lettore è stato informato durante queste ultime settimane (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025; Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali, 23 dicembre 2025).

    Bisogna sottolineare che l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione da anni dipende direttamente dal primo ministro e rende conto a lui. Ragion per cui, dopo che è stato reso pubblico il sopracitato scandalo, quell’Agenzia viene considerata come “il giardino personale” del primo ministro e dei suoi più stretti famigliari. E non a caso, soprattutto durante questi ultimi anni, sono stati molti anche i progetti, accompagnati sempre da abusivi appalti legati al “controllo digitale” di sempre più ambienti pubblici. Come nel romanzo ‘1984” di George Orwell, in cui il Grande Fratello controllava tutto e tutti tramite i teleschermi muniti di telecamere. I dittatori hanno molti aspetti in comune. Il primo ministro albanese, essendo ormai un dittatore sui generis, vuole, a tutti i costi, consolidare la sua onnipotenza. E oltre alla stretta collaborazione, ormai documentata, con la criminalità organizzata albanese, pericolosa a livello internazionale, il primo ministro ormai da anni sta approfittando anche del “generoso supporto tecnologico” garantito dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione.

    Come nel romanzo “1984” di George Orwell, il Grande Fratello albanese controlla tutti i dati sensibili dei cittadini. Il che ha permesso ai suoi “patrocinatori” di essere parte attiva degli ultimi massacri elettorali, dei quali il nostro lettore è stato informato a tempo debito. Ma i dati personali e riservati dei cittadini sono stati usati anche dalla criminalità organizzata, come risulta dalle indagini svolte. In più risulta che tramite l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione sono stati manipolati abusivamente anche i dati catastali delle proprietà dei cittadini, ma anche quelle statali. Si tratta di abusi scandalosi che non potevano mai e poi mai essere stati attuati senza l’ordine o, almeno, l’espresso beneplacito del primo ministro. Colui che è il diretto responsabile, istituzionalmente parlando, dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, che sta da più di dieci anni abusando dei soldi dei cittadini più poveri dell’Europa.

    Chi scrive queste righe considera che questi scandali abusivi sono un’espressione del totalitarismo. Parafrasando George Orwell, nel caso dell’Albania, si potrebbe dire che se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano, per sempre.

  • Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali

    L’instaurazione di istituzioni per il controllo democratico dei governanti

    è la sola garanzia per l’eliminazione dello sfruttamento.

    Karl Popper; da “La società aperta e i suoi nemici”, 1945

    Il 17 dicembre scorso a Bruxelles si è tenuto il vertice tra l’Unione europea e i Paesi dei Balcani occidentali. L’Unione è stata rappresentata dal presidente del Consiglio europeo, dalla presidente della Commissione europea e dall’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, mentre i Paesi balcanici erano rappresentati dai rispettivi capi di Stato e di governo. Era assente solo il presidente della Serbia, il quale ha “giustificato” la sua assenza come un “atto necessario per proteggere la Serbia e i suoi interessi”. Interessi però legati alla Russia.

    Alla fine del vertice è stata pubblicata una Dichiarazione comune firmata dai massimi dirigenti delle istituzioni dell’Unione europea e dei Paesi membri dell’Unione, dopo essersi consultati anche con i rappresentati dei Paesi balcanici, presenti al vertice. La Dichiarazione, nel suo primo paragrafo, afferma che “….La guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e le crescenti sfide geopolitiche sottolineano la necessità di legami sempre più forti tra l’UE e i Balcani occidentali”. I firmatari affermano, altresì, che il vertice riconferma “…il partenariato strategico tra l’Unione europea e i Balcani occidentali”.

    “Riaffermiamo il nostro impegno pieno e inequivocabile a favore della prospettiva di adesione all’Unione europea dei Balcani occidentali. Il futuro dei Balcani occidentali è nella nostra Unione. L’allargamento è una possibilità realistica, che dovremmo cogliere”. Così dichiarano i massimi rappresentanti dell’Unione europea e dei Paesi membri nel secondo paragrafo della Dichiarazione. Si tratta di una strategia ormai nota, che da alcuni anni è stata adottata dall’Unione europea nei confronti dei Paesi balcanici. Una strategia geopolitica per affrontare le influenze, nei Balcani occidentali, della Russia, ma anche di altri Paesi, come la Cina e quelli del Golfo Persico.

    Invece nel quarto paragrafo della Dichiarazione viene sancito che “l’allargamento rappresenta un investimento geostrategico nella pace, nella sicurezza, nella stabilità e nella prosperità”. Di questo argomento ha parlato anche la presidente della Commissione europea alla fine del vertice tra l’Unione europea e i Paesi dei Balcani occidentali. Lei ha dichiarato che “…In questi tempi di incertezza geopolitica, l’allargamento è più di una scelta di pace. È una scelta strategica […]. Gli attuali venti geopolitici contrari sono forti e rapidi. E la velocità del processo di adesione deve essere all’altezza dei cambiamenti geopolitici”.

    Bisogna però evidenziare che la scelta delle strategie deve essere molto attenta e responsabile. Si, perché come la storia, ma anche gli sviluppi degli ultimi anni ci insegnano, determinate “strategie” adottate dall’Unione europea in precedenza e riferite ad alcuni Paesi, soprattutto quelli dell’Europa orientale, hanno creato e continuano a creare serie preoccupazioni e problematiche.

    Nel quinto paragrafo della Dichiarazione si esprime il compiacimento dell’Unione europea per l’impegno delle autorità responsabili dei Paesi balcanici “….a difendere i valori e i principi europei, in linea con il diritto internazionale, il primato della democrazia, i diritti e i valori fondamentali e lo Stato di diritto, e si aspetta che dimostrino tale impegno sia a parole che nei fatti, assumendo la titolarità e attuando le riforme necessarie, in particolare sulle questioni fondamentali”.

    Mentre nel diciassettesimo paragrafo della Dichiarazione i firmatari fanno appello alle autorità dei Paesi candidati dei Balcani occidentali di “….proseguire gli sforzi congiunti nella lotta contro la corruzione, il traffico di droga e tutte le forme gravi di criminalità organizzata […] in linea con il nuovo piano d’azione comune firmato di recente e alla luce dell’avvio della coalizione europea contro la droga per affrontare le sfide in questo ambito”.

    Sì, è veramente importante, e la storia ci insegna e ci consiglia, che i rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea debbano insistere e chiedere ai massimi rappresentanti di ogni singolo Paese candidato di rispettare i criteri di Copenaghen ed altri documenti fondamentali dell’Unione stessa. E, allo stesso tempo, i rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea, facendo riferimento anche ai rapporti ufficiali delle strutture specializzate dell’Unione e anche di altre organizzazioni internazionali, debbano chiedere e pretendere che in ogni Paese candidato vengano combattute la corruzione e la criminalità organizzata, nonché i traffici illeciti degli stupefacenti.

    Ogni Paese candidato dovrebbe dimostrare che merita veramente di diventare un Paese membro dell’Unione europea. E per essere tale, prima di tutto, deve rispettare i principi di una funzionante democrazia. Perché fare diventare membro un Paese dove si sta consolidando un regime, una dittatura camuffata da pluripartitismo, solo per delle ragioni “geostrategiche e geopolitiche”, sarà una scelta che, prima o poi, potrebbe diventare problematica e preoccupante. La storia degli ultimi anni ce lo insegna. E nei Balcani occidentali, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti documentati e pubblicamente noti alla mano, ci sono alcuni Paesi dove non si rispettano i principi democratici, dove la corruzione è diventata un male endemico e dove la criminalità organizzata è attiva e spesso convive e collabora con il potere politico. L’Albania, fatti accaduti, pubblicamente ed internazionalmente noti alla mano, è uno di questi Paesi.

    Basterebbe solo lo scandalo milionario dell’appalto per la costruzione di un tunnel, di due ponti e della supervisione dei lavori del tunnel sulla costiera ionica nel sud dell’Albania per dimostrare e testimoniare la vera, vissuta, sofferta e drammatica realtà albanese. Si tratta di uno scandalo in cui sono direttamente e attivamente coinvolti la vice primo ministro, allo stesso tempo ministra delle Infrastrutture e dell’Energia e anche il primo ministro, il quale continua a minacciare i giudici e i procuratori che hanno indagato e deciso sul caso. Il nostro lettore è stato informato, con la dovuta e richiesta oggettività, durante le precedenti settimane di questo nuovo, clamoroso e milionario scandalo (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025; Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario, 15 dicembre 2025).

    Ma la scorsa settimana in Albania sono state rese pubblicamente note una vasta documentazione, comprese delle intercettazioni, legate ad un nuovo e clamoroso scandalo milionario in cui sono stati coinvolti i massimi dirigenti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Si tratta di abusi milionari con quasi tutti gli appalti pubblici svolti dall’Agenzia, per più di dieci anni, in cui, documenti ed intercettazioni alla mano, risultano coinvolti direttamente anche famigliari molto stretti del primo ministro. Il nostro lettore sarà informato dettagliatamente di questo scandalo.

    Chi scrive queste righe è convinto che l’Albania, in queste condizioni, non può diventare un Paese membro dell’Unione europea. E se questo accadrebbe, per motivi “geopolitici e geostrategici”, ma anche per degli “interessi” di alcuni dei “grandi dell’Europa”, allora sarebbe un’offesa per i Padri Fondatori dell’allora Comunità Economica Europea, ormai diventata Unione europea. Ma anche per milioni di cittadini dei Paesi membri e per tutti coloro che credono nei valori fondamentali dell’umanità, della democrazia e dello Stato di diritto. Valori che vengono violati quotidianamente e consapevolmente in Albania da chi di dovere, partendo dal primo ministro. Anzi, soprattutto da lui. Aveva ragione il noto filosofo Karl Popper quando affermava che l’instaurazione di istituzioni per il controllo democratico dei governanti è la sola garanzia per l’eliminazione dello sfruttamento.

  • Bugie e minacce per coprire uno scandalo milionario

    Ci sono tre tipi di impostori: i bugiardi, i bugiardi sfacciati e i politici.

    Will Rogers

    Anche durante questa settimana sono continuati gli incontri e le trattative per arrivare ad una pace garantita e duratura tra l’Ucraina e la Russia. Ma per il momento non ci sono dei risultati concreti, nonostante le dichiarazioni “rassicuranti” del presidente statunitense, che cerca di apparire come l’unico e l’indispensabile “leader” che può portare alla pace. Durante gli ultimi giorni si è vantato di aver raggiunto il suo ottavo “successo”, assicurando la pace tra Cambogia e Thailandia. Ma si è trattato solo di parole, perché la realtà sul posto lo sta contrariando. Chissà se riuscirà ad avere il tanto ambito Premio Nobel per la Pace? Ma intanto lui continua a pretenderlo, convinto di poter avere tutto. Anche con l’aiuto del suo “amico”, il dittatore russo.

    Nel frattempo hanno portato ad un risultato concreto le massicce proteste durante queste ultime settimane in varie città della Bulgaria. Giovedì scorso, l’11 dicembre, è caduto il governo. E tutto ciò mentre, come è stato stabilito, la Bulgaria entrerà nell’Eurozona dal prossimo 1o gennaio. Le proteste erano cominciate dopo che il governo aveva presentato la sua proposta di bilancio per il 2026. Una proposta molto dibattuta che è stata poi ritirata il 2 dicembre scorso. Ma anche questo atto non è bastato per placare i manifestanti. Si, perché loro non protestavano soltanto contro la proposta di bilancio, ma anche contro la radicata e diffusa corruzione dei governanti ed il mancato mantenimento delle promesse fatte. E giovedì scorso, il primo ministro, presentando le dimissioni, ha affermato: “Abbiamo ascoltato la voce della società”. Chissà come influenzerà questa instabilità politica sull’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona però? Rimane tutto da seguire.

    Delle proteste massicce sono scoppiate venerdì scorso, 12 dicembre, anche a Bucarest, la capitale della Romania, ed in alcune altre città del Paese. Tutto dopo la trasmissione di un documentario intitolato “ Justice Captured” (Giustizia catturata; n.d.a.) da un’emittente indipendente. Durante le due ore si dimostrava dettagliatamente come delle ingerenze politiche, nonché dei determinati rapporti interni al sistema giudiziario, avrebbero influenzato alcune procedure di grande interesse politico per rallentarle e poi riuscire ad avere la prescrizione. I manifestanti, gridando “Giustizia, non impunità”, “Magistrati indipendenti e non obbedienti” e “Integrità, non complicità”, chiedevano l’approvazione delle nuove leggi per garantire il buon funzionamento della magistratura. Ma loro chiedevano anche le dimissioni del ministro della Giustizia e  del ministro dell’Interno, Le proteste contro la corruzione ai massimi livelli politici e dentro il sistema giudiziario continuano e i manifestanti chiedono un reale funzionamento dello Stato di diritto in Romania.

    Ma durante questa settimana in Albania l’attenzione pubblica, politica e mediatica è stata di nuovo concentrata sullo scandalo milionario che ha portato alla sospensione della vice primo ministro, allo stesso tempo anche ministra delle Infrastrutture e dell’Energia, da questi suoi due incarichi istituzionali. Lei è stata accusata di abusi milionari legati alla costruzione di un tunnel, di due ponti e della supervisione dei lavori del tunnel sulla costiera ionica nel sud dell’Albania. Il nostro lettore è stato informato durante le precedenti settimane di questo nuovo e clamoroso scandalo (Preoccupante sostegno europeo, 24 novembre 2025; Scandalo ai massimi livelli governativi,1 dicembre 2025; Bugie che non possono nascondere uno scandalo milionario, 8 dicembre 2025).

    Il nostro lettore è stato, altresì, informato che il primo ministro, per difendere a spada tratta la sua più stretta collaboratrice, aveva presentato il 21 novembre scorso un ricorso, da lui firmato, presso la Corte Costituzionale, considerando come anticostituzionale la decisione della sospensione, dai suoi due incarichi istituzionali, della sua più stretta collaboratrice. Il primo ministro in questo caso aveva “dimenticato” le sue precedenti dichiarazioni in casi simili, con le quali “garantiva” che ogni alto funzionario doveva raffrontarsi personalmente con la giustizia e che lui ed il suo partito non potevano diventare i loro avvocati. Adesso però, nel caso della sua vice, ha cominciato a parlare dell’enorme potere dei giudici e procuratori e delle loro ingerenze nelle competenze dell’esecutivo, violando così il principio della separazione dei poteri. Un principio che lui stesso in prima persona, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, ha palesemente violato, usurpando dei poteri che non gli competono.

    Il 9 dicembre scorso l’Associazione Nazionale dei Giudici della Repubblica d’Albania ha reagito sull’attacco del primo ministro contro “alcuni giudici e procuratori” che non ubbidiscono alla sua volontà. In una sua dichiarazione ufficiale si affermava, tra l’altro, che “…l’associazione esprime preoccupazione e indignazione per l’approccio che il capo del potere esecutivo ha scelto di assumere di fronte a questo problema, che rientra nella competenza del potere giudiziario. Sotto la maschera della denuncia dell’usurpazione dei poteri esecutivo e legislativo, da parte di quello giudiziario, si nasconde in realtà un messaggio di pressione nei confronti degli organi di giustizia che devono esaminare il caso in questione”.

    Immediata e minatoria è stata però anche la reazione del primo ministro. Lo stesso 9 dicembre scorso il primo ministro ha ricordato all’Associazione dei giudici che è lui a dare loro lo stipendio anche se questi non gli “ubbidiscono”, attaccandoli per la loro richiesta di aumento di stipendio, alla Corte Costituzionale, come richiesta scandalosa. “L’Associazione dei giudici dovrebbe sapere che sarebbe altrettanto sbagliato se si aspettasse il mio silenzio sulla scandalosa e ripetuta richiesta presso la Corte Costituzionale di (ri)aumentare gli stipendi dei giudici con decisione del tribunale, usurpando i poteri del governo e del parlamento”, dichiarava il primo ministro.

    Il 12 dicembre la Corte Costituzionale, trattando la richiesta del primo ministro fatta per annullare la sospensione della sua vice come anticostituzionale, ha deciso con 5 voti favorevoli e 3 voti contrari, di sospendere la sospensione della vice primo ministra, allo stesso tempo ministra delle Infrastrutture e dell’Energia, da questi due incarichi istituzionali fino alla sua decisione definitiva. Decisione che sarà presa il 22 gennaio prossimo quando la Corte si riunirà di nuovo in una seduta pubblica ed in presenza delle parti interessate. Una decisione che, chissà perché, “rifletteva” le accuse del primo ministro al giudice che aveva preso la decisione il 20 novembre 2025. E chissà perché solo poche ore dopo la pubblicazione della decisione della Corte Costituzionale questa sia entrata in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale?!

    Subito dopo questi sviluppi hanno reagito anche le cattive lingue dicendo che le minacce del primo ministro hanno fatto il loro atteso effetto sui giudici della Corte Costituzionale. Una Corte che in altri casi precedenti e simili a quello sopracitato ha deciso diversamente. E le cattive lingue, si sa, raramente sbagliano con quello che dicono.

    Chi scrive queste righe poteva aggiungere anche altri fatti che confermano le bugie e le minacce del primo ministro per coprire uno scandalo milionario. Ma lo spazio non lo permette. Però nel frattempo due altri scandali internazionali sono stati resi pubblici. Scandali che coinvolgerebbero anche il primo ministro albanese. Il nostro lettore sarà informato a tempo debito. Chi scrive queste righe condivide però l’affermazione di Will Rogers che ci sono tre tipi di impostori: i bugiardi, i bugiardi sfacciati e i politici. Il primo ministro albanese, si sa, fatti alla mano, è un sfacciato bugiardo ed ingannatore. E quando si trova in difficoltà, minaccia ed usa tutti i suoi poteri per uscirne fuori.

  • Clamoroso scandalo internazionale che continua ad accusare

    Non seminare nei solchi dell’ingiustizia per non raccoglierne sette volte tanto

    Siracide, 7/3; Antico Testamento

    Il Libro del Siracide è stato scritto in ebraico all’incirca nell’anno 180 a.C. da Giosuè di Sira. Il Libro del Siracide, essendo parte dell’Antico Testamento, è stato inserito sia nella Bibbia cattolica che in quella ortodossa. Non è riconosciuto dalla religione ebraica e da quella protestante, perché è stato considerato come testo apocrifo. Bisogna sottolineare però che si tratta dell’unico testo dell’Antico Testamento il cui autore è riconosciuto con certezza.

    Il Libro del Siracide è stato concepito e scritto come un insieme di precetti e consigli utili per tutti e basati sulla sapienza umana di quel periodo, nonché su canoni della religione tradizionale ebraica.

    Nel settimo capitolo del Libro si avverte: “Non ti impigliare due volte nel peccato, perché neppure di uno resterai impunito” (7/8). Un’altro valido consiglio per tutti gli esseri umani avverte: “Non unirti alla moltitudine dei peccatori, ricordati che la collera divina non tarderà” (7/16). Questi sono soltanto due tra i tantissimi utili consigli e precetti del Libro del Siracide.

    Purtroppo i peccatori sono stati e sono sempre presenti in ogni parte del mondo. Lo testimonia con spiccata maestria Dante Alighieri nella prima parte, l’Inferno, della sua stupenda opera allegorica “La Divina Commedia”. Lo testimonia in modo inconfutabile e convincente anche la storia, quella preziosa ed instancabile maestra. Lo testimonia chiaramente quanto sta accadendo attualmente in varie parti del nostro pianeta. Sono tanti i peccatori colpevoli di aver causato conflitti e guerre, che stanno mietendo migliaia di vittime innocenti. Dante li avrebbe inseriti in diverse parti dei nove cerchi dell’Inferno. Ma sono tanti, tantissimi i peccatori che abusano ed approfittano del potere conferito e/o usurpato, a vari livelli istituzionali. Anche per loro valgono gli avvertimenti del Libro del Siracide. Ma i peccatori, quelli consapevoli dei loro atti malvagi ed abusi, credendo di essere intoccabili, se ne infischiano di quei consigli ed avvertimenti.

    E tra quei peccatori c’è anche il primo ministro albanese. Colui che ha soltanto mentito, ingannato e ha abusato del suo potere, conferito all’inizio e poi anche usurpato. Compresi anche poteri che non gli competono. Ragion per cui adesso si sente onnipotente, come tutti i dittatori, nonostante cerchi di apparire “progressista”, soprattutto fuori dal suo “regno albanese”. Colui che, da anni ormai, ha fatto della corruzione una sua arma vincente. Sia come approfittatore e sia come corruttore di altri per ottenete e raggiungere determinati obiettivi. Lo testimoniano innumerevoli fatti accaduti e noti pubblicamente. Lo testimonia anche un clamoroso scandalo internazionale che, dal gennaio 2023, continua ad accusarlo direttamente. Ma controllando personalmente tutto il sistema “riformato” della giustizia, si sente impunibile e continua indisturbato a godere del suo vasto potere.

    L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di uno scandalo che coinvolgeva direttamente un alto funzionario dell’Ufficio Federale di Investigazione degli Stati Uniti d’America (Federal Bureau of Investigation – FBI; n.d.a.), alcuni oligarchi ed agenti dei servizi segreti russi, nonché il primo ministro albanese, un suo “consigliere esterno” ed altri. Uno scandalo reso pubblico, il 23 gennaio 2023 negli Stati Uniti prima e poi anche nel resto del mondo, (Collaborazioni occulte, accuse pesanti e attese conseguenze, 30 gennaio 2023; Un regime corrotto e che corrompe, 13 febbraio 2023; Angosce di un autocrate corrotto e che corrompe, 20 febbraio 2023; Un autocrate corrotto e che corrompe, ormai in preda al panico, 27 febbraio 2023; ecc…).

    Il nostro lettore veniva informato, tra l’altro, che “Il 21 gennaio scorso, all’aeroporto internazionale John Fitzgerald Kennedy di New York, veniva arrestato un uomo di 54 anni, un importante ex funzionario dell’Ufficio Federale di Investigazione degli Stati Uniti d’America […] con ventidue anni di carriera presso quell’Ufficio Federale […]. Si tratta di colui che è stato a capo dei servizi di controspionaggio dell’FBI nella capitale statunitense fino al 2016, per poi dirigere, dall’inizio d’ottobre 2016 fino al 2018, quando è andato in pensione, la più importante divisione del servizio di controspionaggio con sede a New York” (Collaborazioni occulte, accuse pesanti e attese conseguenze; 30 gennaio 2023). Il nostro lettore è stato informato che sul caso stavano indagando due procure, quella di Washington D.C. e quella di New York. Hanno indagato sul caso anche due commissioni parlamentari, una del Congresso e l’altra del Senato.

    Le accuse erano diverse e si riferivano ai rapporti abusivi dell’ex alto funzionario del FBI con un oligarca russo, molto vicino al presidente russo, inserito nell’elenco delle persone soggette a severe sanzioni poste, dal 2018, dalle autorità statunitensi. Un’altra accusa si riferiva ai rapporti con un ex agente dei servizi segreti albanesi, dal quale aveva ricevuto 225.000 dollari, non dichiarati, nonché dei rapporti occulti con un “consigliere esterno” del primo ministro albanese, il quale collaborava sia con i russi che con una grande compagnia cinese. La stessa compagnia che aveva finanziato anche il figlio dell’ex presidente statunitense Joe Biden. Negli atti giudiziari che riguardavano le attività abusive ed illecite dell’ex alto funzionario del FBI, il nome del primo ministro albanese si citava per ben 14 volte! Alla fine del processo giudiziario durato molti mesi, l’accusato ha ammesso la sua colpevolezza ed è stato condannato solo con 50 mesi di prigione.

    Giovedì scorso, 4 settembre, è stato reso noto un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America. Un dettagliato rapporto di 23 pagine che evidenziava altri fatti legati allo scandalo in cui sono stati coinvolti l’ex alto funzionario del FBI, i russi, i cinesi ed altri. Uno scandalo in cui era direttamente coinvolto anche il primo ministro albanese. In questo rapporto, tra l’altro, sono stati evidenziati diversi incontri dell’ex alto funzionario del FBI con il primo ministro albanese, tra cui due a Tirana (settembre e novembre 2017, cene private incluse) ed uno a New York. Dal sopracitato rapporto, reso pubblico il 4 settembre scorso, risulta, tra l’altro, che il 9 settembre 2017 l’ex alto funzionario del FBI aveva mandato ad un suo amico una foto con il primo ministro albanese. Mentre ad un altro amico aveva scritto delle opportunità che si potevano generare in Albania. Lui, l’ex alto funzionario del FBI, non aveva mai però dichiarato tutti questi incontri, nonché diversi viaggi in Albania pagati da altri, come obbligato dalla legge.

    Il rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti d’America, reso pubblico giovedì scorso, 4 settembre, evidenziava anche il ruolo del “consigliere esterno” del primo ministro albanese in diverse “trattative” abusive sia con l’ex alto funzionario del FBI e sia con i proprietari e i dirigenti di una potente compagnia energetica cinese, molto attiva in diverse parti del mondo. La stessa compagnia che nel 2015 aveva sponsorizzato una mostra personale del primo ministro albanese ad Hong Kong. La stessa compagnia che si stava interessando anche delle risorse naturali in Albania, soprattutto del petrolio. E che con molte probabilità poteva anche riuscirci, se non fosse scoppiato lo scandalo. Ma nel rapporto, reso pubblico il 4 settembre scorso, sono stati presentati dettagliatamente, tra l’altro, anche diversi fatti documentati che coinvolgono direttamente sia il “consigliere esterno” del primo ministro che lui stesso.

    Chi scrive queste righe pensa che si tratta di un clamoroso scandalo internazionale che continuerà ad accusare diversi legami occulti e corruttivi, nonché le persone coinvolte. Compreso il primo ministro albanese. Per tutti i peccatori però rimane sempre valido l’avvertimento 7/3 del Libro del Siracide: “Non seminare nei solchi dell’ingiustizia per non raccoglierne sette volte tanto”. Chissà come si sente adesso il primo ministro albanese, il quale, da giorni, non dice niente sul caso?!

  • Misere bugie per nascondere clamorosi abusi quotidiani ed altro

    Il pastore cerca sempre di convincere il gregge che

    gli interessi delle pecore ed il proprio sono gli stessi.

    Stendhal

    Ormai le notizie sui continui e clamorosi abusi del bene pubblico in Albania sono diventate una “normalità” quotidiana. Il che, di per sé, da una parte serve per conoscere la verità. Ma quando i casi di abuso, resi pubblici, sono veramente tanti, inevitabilmente tali abusi si sovrappongono e non lasciano tempo neanche per riflettere. Si tratta di abusi che, da anni, stanno svuotando in un modo allarmante e pericoloso le casse dello Stato. E tutto ciò in uno dei Paesi più poveri dell’Europa. Ma, fatti accaduti, documentati, testimonianti e pubblicamente denunciati alla mano, il primo ministro, colui che in base alla Costituzione della Repubblica d’Albania e delle leggi in vigore, dovrebbe essere proprio la persona che ha l’obbligo istituzionale di gestire, di proteggere e di aumentare il bene pubblico, è invece il primo che ne trae vantaggi e ne beneficia tramite continui abusi del potere ormai usurpato. Abusi messi in atto con la sua piena consapevolezza, sia da lui direttamente, che dai suoi “collaboratori”. Il nostro lettore, da anni ormai, è stato spesso informato di una simile, grave, preoccupante, pericolosa, vissuta e sofferta realtà albanese. Sono numerosi gli scandali milionari, che stanno depauperando le già povere casse del denaro pubblico.

    Il nostro lettore è stato informato dello scandalo spaventoso, noto come lo scandalo degli inceneritori (Misere bugie ed ingannevoli messinscene che accusano, 4 aprile 2022; Corruzione scandalosa e clamoroso abuso di potere, 19 luglio 2022; Un regime totalitario corrotto e malavitoso, 13 agosto 2022; Sono semplicemente seguaci del modello abusivo dei superiori, 16 gennaio 2023; Governo che funziona come un gruppo criminale ben strutturato, 17 luglio 2023; Inganna per non ammettere che è il maggior responsabile, 24 luglio 2023; Continua ad ingannare per coprire una grave e scandalosa realtà, 31 luglio 2023 ecc…). Si tratta di uno scandalo avviato già dal 2014, per poi diventare sempre più clamoroso, inghiottendo sempre più milioni. Si tratta di uno scandalo, quello degli inceneritori, che per attuarlo, il Consiglio dei ministri, solo in un giorno, il 16 dicembre 2014, ha chiesto il parere delle diciassette diverse istituzioni governative responsabili ed ha, altresì avuto la loro approvazione per avviare il progetto degli inceneritori. Una simile procedura così celere, con ogni probabilità dovrebbe essere senza nessun paragone, riferendosi a la maggior parte dei Paesi del mondo. Alcuni mesi fa l’autore di queste righe scriveva: “Era il 16 dicembre 2014. Si stava preparando tutto per dare il nullaosta alla firma del contratto tra il governo albanese ed una società che doveva costruire ed operare il primo dei tre inceneritori. Ebbene, si è trattato di una procedura “estremamente veloce”. Si, perché nello stesso giorno sono state avviate presso 17 ministeri ed istituzioni governative le richieste previste dalla legge, per avere in seguito le opinioni ufficiali da parte degli stessi ministeri ed istituzioni governative. Normalmente la risposta arriva entro alcune settimane. Grazie a quella procedura “estremamente veloce” però tutte le 17 risposte ufficiali sono arrivate lo stesso giorno, il 16 dicembre 2017, all’ufficio del segretario generale del Consiglio dei ministri, l’eminenza grigia del primo ministro. In quel 16 dicembre 2014 è stata svolta la gara d’appalto con una sola società interessata. Mentre il periodo delle probabili contestazioni, previsto dalla legge, è stato ridotto da sette giorni a un solo, il 16 dicembre 2014. Tutto in violazione della legge! Lo stesso giorno è stata preparata la bozza del contratto. Bozza che poi, lo stesso giorno e dopo aver avuto le sopracitate 17 risposte, è stata presentata come il testo del contratto vero e proprio. Testo che è stato poi presentato l’indomani, il 17 dicembre 2014 alla riunione del Consiglio dei ministri che lo ha approvato!”. Alcuni mesi fa l’autore di queste righe scriveva: “…La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato degli ultimi sviluppi di uno dei più abusivi e clamorosi scandali tuttora in corso in Albania. Si tratta di quello che, da alcuni anni, è noto come lo scandalo dei tre inceneritori. Uno scandalo tramite il quale coloro che lo hanno ideato e messo in atto hanno abusato dei soldi pubblici. Da una provvisoria valutazione finanziaria risulterebbero sperperati milioni in uno dei Paesi più poveri dell’Europa. Ma, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, risulta che tutti e tre gli inceneritori non sono in funzione. Mentre per quello della capitale, nonostante non sia stato mai costruito, si pagano dei milioni, come se stesse bruciando i rifiuti. Invece sta “bruciando” tantissimi soldi pubblici ogni giorno” (Inganna per non ammettere che è il maggior responsabile, 24 luglio 2023).

    Sono state tante le denunce fatte riguardo allo scandalo degli inceneritori. Denunce, accompagnate da molti dati, documenti ufficiali, nonché da valutazioni di vario tipo fatte da specialisti, che sono state depositate anche presso le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia. E visto che si tratta di uno scandalo in cui sono stati coinvolti i massimi rappresentanti politici, primo ministro e sindaco della capitale compresi, quelle denunce sono state depositate presso la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata. Si tratta di denunce molto dettagliate che potevano facilitare molto anche il lavoro delle persone incaricate a seguire il caso. Una Struttura quella Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata che è il “vanto” del primo ministro, della sua propaganda governativa, ma anche dei “rappresentanti internazionali”. Una Struttura che ha proprio il compito istituzionale di indagare tutti i rappresentanti politici e statali, nel caso siano accusati di corruzione e di abuso di potere. E lo scandalo degli inceneritori è un clamoroso simile caso. Ma, fatti accaduti alla mano, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha ubbidito agli ordini che arrivano, a tempo debito, direttamente dal primo ministro e/o che chi per lui. Uno scandalo quello degli inceneritori, di cui nuovi dati e fatti sono stati resi pubblici anche in questi ultimi giorni. Dati e fatti, anche questi, che coinvolgono direttamente e personalmente il primo ministro, il sindaco della capitale, il segretario generale del Consiglio dei ministri ed altri loro collaboratori.

    Ma magari lo scandalo degli inceneritori fosse l’unico scandalo reso pubblico in Albania. Nelle ultime settimane sono stati resi noti altri dati e fatti che riguardano alcuni altri scandali clamorosi nel settore della sanità pubblica. Si tratta di scandali che rappresentano delle procedure del tutto abusive, clientelistiche, illegali e che violano palesemente ed inconfutabilmente le leggi in vigore. Si tratta di scandali milionari che hanno privato i poveri cittadini albanesi dei servizi sanitari di prima necessità. Servizi vitali che loro non possono permettersi, finanziariamente, per averli nelle strutture private. Si tratta di scandali che da molti anni ormai stanno arricchendo gli amici sia del primo  ministro che di alcuni ministri della Sanità. Tra i più noti e clamorosi ci sono lo scandalo del controllo sanitario, conosciuto come il servizio “Check up”, e quello degli sterilizzatori. Si tratta di scandali legati a delle “giustificazioni” secondo le quali il servizio sanitario pubblico non era in grado di adempiere determinate attività ospedaliere. Niente di vero! Si, perché quei servizi, come è stato dimostrato in seguito, erano quotidianamente operativi. Non solo, ma in realtà, fatti accaduti e documentati alla mano, i “vincitori” predefiniti e predestinati degli appalti abusivi e clientelistici, gli amici dell’allora ministro della Sanità, a sua volta stretto amico del primo ministro, hanno usato proprio le strutture statali, il personale qualificato per svolgere quelle attività, nonché tutte le facilitazioni come gli ambienti, l’elettricità, l’acqua ecc.. Ma sono costati però alle casse dello Stato molto, ma molto di più. Milioni dei quali hanno ampiamente beneficiato, ovviamente, coloro che hanno permesso simili appalti scandalosi e penalmente condannabili. Tutti e due, sia quello del servizio “Check up”, che quello degli sterilizzatori, sono degli scandali milionari che continuano a vuotare le casse dello Stato. Si tratta di scandali che, guarda caso, da quando sono stati resi pubblicamente noti, sono stati difesi a “spada tratta” personalmente dal primo ministro. Il quale, con la sua nota ed irritante arroganza, accompagnato dal suo linguaggio coatto e da certe messinscene propagandistiche, ha cercato di “ridicolirizzare” i casi denunciati. Ma ha cercato, altresì, anche di colpevolizzare il governo precedente per tutte le sue “mancanze” e le “inadempienze” nel campo della sanità pubblica. Era proprio il primo ministro che in uno studio televisivo, da buon commediante, si era presentato con delle forbici rotte e con una sola manica e con dei bisturi arrugginiti. Una messinscena per dimostrare e accusare come si facevano prima gli interventi chirurgici. Ma semplicemente una misera messinscena per spostare l’attenzione pubblica dall’eco degli scandali nel sistema della sanità pubblica. Adesso, durante questi ultimi giorni, da quando nuovi dati relativi a quegli scandali sono stati resi noti, il primo ministro tace, non ha detto nessuna parola. Come lui fa sempre quando si trova in difficoltà. E lui si sta trovando sempre più in serie difficoltà. Scandali, soprattutto quello degli sterilizzatori, che stanno attirando di nuovo in questi ultimi giorni, l’attenzione pubblica con nuovi e eclatanti fatti che colpevolizzano proprio lui, il primo ministro ed i suoi amici, che hanno approfittato e continuano a farlo, con i soldi pubblici di uno dei Paesi più poveri in tutta Europa. Mentre molti albanesi non riescono a curarsi e, non di rado, pagano con la vita l’avidità di coloro che abusano del potere e si arricchiscono con i soldi pubblici, in palese violazione di tutte le leggi in vigore. Anche in questo caso le prove ci sono e sono anche depositate presso le strutture del sistema “riformato” della giustizia. Ma la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, anche in questo caso, non osa indagare il principale responsabile, il primo ministro. Mentre sta cercando, con tutti i modi, di proteggere il suo amico, l’ex ministro della Sanità.

    Un altro scandalo che ha denunciato da alcuni mesi pubblicamente la galoppante corruzione e l’abuso di potere dei massimi rappresentanti politici e governativi, partendo dal primo ministro, è quello dei fondi europei IPARD II e IPARD III per lo sviluppo delle aree rurali (IPARD – Instrument for Pre-Accession Assistance and Rural Development – Lo Strumento di assistenza pre-adesione per lo sviluppo rurale; n.d.a.). Ebbene, dalle indagini svolte da una struttura specializzata come OLAF(European Anti-Fraud Office – l’Ufficio europeo per la lotta antifrode; n.d.a.), risulta che ci sono stati abusi e distribuzione corruttiva dei fondi europei IPARD. Il che ha costretto la Direzione Generale della Commissione europea per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale a sospendere tutti i finanziamenti nell’ambito dei programmi IPARD per l’Albania. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò (Abusi anche con i finanziamenti europei; 19 settembre 2023).

    Questi sopracitati non sono però gli unici scandali milionari, espressione diretta e inconfutabile di un clamoroso abuso del potere, da parte del primo ministro e dei suoi collaboratori. Ci sono anche tanti altri. Ma, come suo solito lui, il primo ministro, cerca di imbrogliare con delle bugie e delle dichiarazioni ingannevoli, per sfuggire alle accuse pubbliche che lo additano pubblicamente, fatti documentati alla mano, come il maggiore responsabile dei tanti scandali milionari. Lui sta usando anche la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata per far credere che le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia stanno funzionando (Sic!).

    Chi scrive queste righe è convinto che quelle del primo ministro sono delle misere bugie per nascondere tanti clamorosi abusi del potere che lo coinvolgono personalmente. Abusi e scandali che coinvolgono anche suoi stretti famigliari e collaboratori. Mentre lui somiglia al pastore che, come scriveva Stedhal, cerca sempre di convincere il gregge che gli interessi delle pecore ed il proprio sono gli stessi. Invece sono gli albanesi che stanno soffrendo gli abusi del primo ministro.

  • Inganna per non ammettere che è il maggior responsabile

    Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.

    Francis Bacon

    Timoteo è stato uno dei fedeli compagni dell’apostolo San Paolo durante il suoi viaggi missionari nei territori dell’Asia Minore e della Grecia antica per evangelizzare le popolazioni locali. Questo ci confermano le Sacre Scritture. L’apostolo Paolo considerava Timoteo come il “suo vero figlio nella fede”. Nel Nuovo Testamento sono state inserite anche le due lettere scritte da San Paolo a Timoteo. Lettere che, riferendosi agli Atti degli Apostoli e a testimonianze di storici dell’epoca, risulterebbero essere state scritte nel periodo in cui San Paolo si trovava a Roma, mentre Timoteo era ad Efeso, dove divenne anche il primo vescovo. Lo afferma Eusebio, consigliere e biografo del’imperatore Costantino I, nella sua opera “Storia ecclesiastica”. Secondo Eusebio Timoteo, sarebbe morto lapidato per aver pubblicamente condannato il culto di Dionisio, il dio dei greci antichi che si identificava come il “dio dell’estasi, del vino, dell’ebbrezza e della liberazione dei sensi”.

    Nella sua prima lettera l’apostolo Paolo consiglia al suo discepolo cosa si doveva fare per la nuova Chiesa che lui e i suoi compagni, Timoteo compreso, stavano costituendo. Mentre nella seconda lettera, San Paolo consigliava a Timoteo di essere molto attento alle preoccupanti situazioni che potevano essere causare dai corrotti e dagli imbroglioni, i quali andavano affrontati con coraggio e anche con abnegazione. In quella lettera, tra l’altro, l’apostolo consigliava al suo giovane amico di diventare testimone e di trasmettere le verità da lui vissute e sofferte. L’apostolo Paolo scriveva a Timoteo: “Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.” (Seconda lettera di San Paolo a Timoteo; 2/2). Nel terzo capitolo della seconda lettera inviata a Timoteo, San Paolo si riferiva anche alla corruzione e ad altre serie e gravi realtà verificatesi in quel periodo in diverse parte dei territori, le cui popolazioni loro stavano cercando di evangelizzare. San Paolo iniziava quel capitolo scrivendo: “Or sappi questo: che negli ultimi giorni verranno tempi difficili, perché gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l’apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza; da costoro allontanati” (Idem; 3/1-5). Poi, in seguito, l’apostolo avvertiva e anche consigliava Timoteo: “…i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso” (Idem; 3/13-14).

    San Paolo scriveva quelle due lettere piene di constatazioni, di utili consigli e di avvertimenti a Timoteo circa venti secoli fa. Ma il contenuto di quelle lettere è attuale ed assume un valore molto importante anche nel periodo in cui viviamo. Quanto sta accadendo in Albania in questi ultimi anni lo conferma. Basterebbe rileggere i versetti sopracitati della seconda lettera per accorgersi. La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato degli ultimi sviluppi di uno dei più abusivi e clamorosi scandali tuttora in corso in Albania. Si tratta di quello che, da alcuni anni, è noto come lo scandalo dei tre inceneritori. Uno scandalo tramite il quale coloro che lo hanno ideato e messo in atto hanno abusato dei soldi pubblici. Da una provvisoria valutazione finanziaria risulterebbero sperperati milioni in uno dei Paesi più poveri dell’Europa. Ma, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, risulta che tutti e tre gli inceneritori non sono in funzione. Mentre per quello della capitale, nonostante non sia stato mai costruito, si pagano dei milioni, come se stesse bruciando i rifiuti. Invece sta “bruciando” tantissimi soldi pubblici ogni giorno. L’autore di queste righe scriveva lunedì scorso che “…Per tutta la scorsa settimana, l’attenzione dell’opinione pubblica in Albania è stata attirata dalla richiesta d’arresto di uno dei più stretti collaboratori del primo ministro, Si tratta del suo vice che è stato anche ministro delle finanze e di altri ministeri importanti, dove si gestiva il denaro pubblico, nonché deputato”. E poi alla fine dell’articolo affermava che egli era “convinto che il sistema ‘riformato’ della giustizia risulta essere agli ordini del primo ministro. E non vale a niente la richiesta per l’arresto dell’ex-vice primo ministro […] se non viene ancora indagato lui, il primo ministro albanese.” (Governo che funziona come un gruppo criminale ben strutturato; 17 luglio 2023).

    Lunedì scorso, 14 luglio, il parlamento ha approvato la richiesta firmata dal dirigente della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata, una nuova istituzione del sistema “riformato” della giustizia. Richiesta che era arrivata il 7 luglio scorso a destinazione ma che è stata resa nota dal parlamento con tre giorni di ritardo, il 10 luglio scorso. Giorni molto utili per il vice primo ministro sotto accusa per lasciare indisturbato il territorio albanese. Una notizia quella confermata in seguito dal suo avvocato.

    L’ex vice primo ministro è stato accusato di abuso d’ufficio, di corruzione passiva, di illegittimo vantaggio di interessi e di riciclaggio di denaro. Accuse che secondo il materiale della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata sono tutte basate. Ma, guarda caso, lui, l’ex vice primo ministro, che è stato anche ministro delle finanze e di altri ministeri importanti, dove si gestiva il denaro pubblico, fatti accaduti, documentati, testimoniati, resi pubblici e denunciati ufficialmente alla mano, non risulta essere accusato della violazione delle leggi in vigore che regolano le procedure seguite nel caso dei tre inceneritori e gli obblighi istituzionali del ministro. Violazioni delle procedure che porterebbero poi direttamente al primo ministro. Come mai e chissà perché?! Nel materiale che la Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata ha consegnato al parlamento non risulta un clamoroso fatto accaduto, documentato e ormai noto al pubblico. Un fatto che riguarda la “straordinaria prontezza delle istituzioni”. Era il 16 dicembre 2014. Si stava preparando tutto per dare il nullaosta alla firma del contratto tra il governo albanese ed una società che doveva costruire ed operare il primo dei tre inceneritori. Ebbene, si è trattato di una procedura “estremamente veloce”. Si, perché nello stesso giorno sono state avviate presso 17 ministeri ed istituzioni governative le richieste previste dalla legge, per avere in seguito le opinioni ufficiali da parte degli stessi ministeri ed istituzioni governative. Normalmente la risposta arriva entro alcune settimane. Grazie a quella procedura “estremamente veloce” però tutte le 17 risposte ufficiali sono arrivate lo stesso giorno, il 16 dicembre 2017, all’ufficio del segretario generale del Consiglio dei ministri, l’eminenza grigia del primo ministro. In quel 16 dicembre 2014 è stata svolta la gara d’appalto con una sola società interessata. Mentre il periodo delle probabili contestazioni, previsto dalla legge, è stato ridotto da sette giorni a un solo, il 16 dicembre 2014. Tutto in violazione della legge! Lo stesso giorno è stata preparata la bozza del contratto. Bozza che poi, lo stesso giorno e dopo aver avuto le sopracitate 17 risposte, è stata presentata come il testo del contratto vero e proprio. Testo che è stato poi presentato l’indomani, il 17 dicembre 2014 alla riunione del Consiglio dei ministri che lo ha approvato! Tutto firmato, prima della riunione dal segretario generale del Consiglio dei ministro e, dopo la riunione dello stesso Consiglio, dal primo ministro, lo stesso allora come oggi. Questo caso dovrebbe, con ogni probabilità, essere un caso unico in tutto il mondo per la procedura “estremamente veloce” svolta in un solo giorno. Il primo ministro ha, nel gennaio 2015, riunito il Consiglio nazionale del territorio per approvare la licenza per la costruzione dell’inceneritore. Anche quella licenza porta la sua firma. In seguito si è saputo e reso anche pubblico, che la società vincitrice però risultava priva delle capacità finanziarie necessarie per la costruzione dello stesso inceneritore. E non solo. In seguito si è saputo e reso anche pubblico, che la società vincitrice non aveva neanché le capacità professionali e la dovuta esperienza, prevista e richiesta dalla legge, per svolgere l’attività approvata dalla riunione del 17 dicembre 2014 del Consiglio dei ministri. Ma nonostante tutto ciò la società ha avuto tutto. E non solo; gli stessi proprietari di quella società, in seguito, hanno “vinto” anche le licenze per costruire ed operare i due altri inceneritori! Chissà perché e chissà come?! Ma certamente lo sanno sia il segretario generale del Consiglio dei ministri, l’eminenza grigia del primo ministro, che il primo ministro stesso. Lo sanno anche coloro che si sono presentati come i “proprietari” degli inceneritori. E lo sa anche l’ex vice primo ministro ormai ricercato per essere arrestato. Ma lui, ormai in esilio e “scappato” alle istituzioni “specializzate” del sistema “riformato” delle giustizia, cercherà di ricattare e trattare. Perché lui sa e potrebbe creare grandi preoccupazioni e problemi per i veri ideatori e beneficiari degli inceneritori non funzionanti e addirittura non esistenti in Albania. Come quello della capitale che è stato un vanto del primo ministro e del sindaco. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito di questo e di altri “particolari” che riguardano lo scandalo milionario dei tre inceneritori

    Durante queste ultime settimane, dagli “analisti ed opinionisti a pagamento” si sta cercando di far credere che gli ideatori e i proprietari dei tre inceneritori sono i loro proprietari. Tutto ciò solo per spostare l’attenzione da coloro che, fatti accaduti e che tuttora stanno accadendo, fatti documentati e pubblicamente denunciati alla mano, sono i veri responsabili dello scandalo. Cioè di nascondere chi sono i veri ideatori ed i diretti approfittatori dello scandalo degli inceneritori. Ma le cattive lingue da tempo stanno parlando ed additando come tali il primo ministro, il segretario generale del Consiglio dei ministri, il sindaco della capitale, alcuni ministri ed ex ministri, ma non solo.

    Nel frattempo il primo ministro sta facendo di tutto per far sembrare e convincere tutti che lui è incolpevole. Cioè che lui, il puro, l’innocente “saggio e visionario”, l’incolpevole dirige purtroppo e a sua insaputa una banda di colpevoli che abusano del potere, della “ingenuità” e della fiducia che il primo ministro ha avuto per loro. Ma comunque sia, il primo ministro non deve più esercitare questo importante incarico istituzionale. O perché lui è cosi “ingenuo” che con la sua “ingenuità”, che è anche incapacità, non merita di fare il primo ministro. Oppure perché lui mente ed inganna e perciò non deve più fare il primo ministro. Le cattive lingue sono convinte che lui mente.

    Chi scrive queste righe avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per evidenziare altri clamorosi fatti riguardanti lo scandalo degli inceneritori, ma seguirà questo scandalo, tuttora in corso, per poi informare con la dovuta oggettività il nostro lettore. Egli pensa che quanto scriveva San Paolo a Timoteo nella sua seconda lettera si adatta benissimo alla grave e preoccupante realtà albanese. Basterebbe rileggere i versetti sopracitati della seconda lettera per accorgersi. Chi scrive queste righe è però convinto che il primo ministro albanese sia colpevole, sia il diretto responsabile per il clamoroso scandalo degli inceneritori. Ma lui inganna per non ammettere che è proprio il maggior responsabile. Così come per tutti gli altri abusi che stanno continuamente sperperando il denaro pubblico in Albania, uno dei Paesi più poveri dell’Europa. Chi scrive queste righe è altresì convinto che nessuno, proprio nessuno dei suoi ministri e degli alti funzionari coinvolti nello scandalo degli inceneritori, fatti documentati di tutto quello che è accaduto alla mano, poteva fare niente senza che il primo ministro lo sapesse, desse la sua approvazione e/o lo chiedesse. Lui adesso non può fare il furbo, presentandosi come un innocente visionario, come un “saggio”. Aveva ragione Francis Bacon, niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi.

  • Sono semplicemente seguaci del modello abusivo dei superiori

    Quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l’abuso.

    Edmund Burke; Discorso, 1771

    Scandali, solo scandali e abusi milionari di potere, a tutti i livelli, della gerarchia politica ed istituzionale. Quasi ogni giorno se ne rende pubblico uno nuovo. Ma nonostante una simile, gravissima, allarmante, pericolosa e molto preoccupante realtà quotidiana, nella rete del nuovo e “riformato” sistema della giustizia non finiscono mai i “pezzi grossi” del potere politico ed istituzionale. Chissà perché?! Si sa però che tutti i dati e i fatti accaduti e documentati dimostrano e testimoniano inconfutabilmente tutt’altro. Sono dati e fatti che portano direttamente ai massimi livelli governativi, primo ministro incluso. Anzi, lui per primo. Si sa però che in un sistema totalitario, qual è quello che si è purtroppo restaurato negli ultimi anni in Albania, niente può accadere senza il beneplacito del primo ministro. Di colui che, fatti alla mano, gestisce e controlla personalmente tutte le istituzioni. Di colui che è riuscito ad annientare e rendere non funzionale il principio di Montesquieu della separazione dei poteri e l’indipendenza, l’uno dal’altro, dei sistemi legislativo, esecutivo e giudiziario. Di colui che, dal 2013, quando ha ottenuto il suo primo mandato, ad oggi, che sta esercitando il suo terzo mandato, non governa il Paese e la cosa pubblica, bensì ha adottato ed attuato una strategia occulta di gestione che si basa saldamente sulla corruzione capillare e ben diffusa e sul continuo abuso del potere. Ragion per cui il primo ministro, i suoi fedelissimi ministri ed i suoi più stretti collaboratori per il sistema “riformato” della giustizia risultano essere, sempre fatti alla mano, degli “intoccabili”. E sono proprio loro, i “devoti ed integerrimi servitori dello Stato e del popolo” che agiscono quando serve, sia per dimostrare il funzionamento del sistema “riformato” della giustizia, offrendo consapevolmente qualche vittima di poco conto, sia per confondere l’attenzione pubblica e spostarla dai veri scandali, generano altri “scandali diversivi”. Ma nonostante tutto, documenti ufficiali resi pubblici alla mano, i veri scandali coinvolgono direttamente il primo ministro albanese, alcuni suoi ministri e i suoi più stretti collaboratori, sia per delle loro responsabilità istituzionali, che per quelle personali. Ed è proprio il caso che il detto ben noto in Italia, “il più pulito c’ha la rogna”, diventa molto significativo e rappresenta la gravissima, allarmante, pericolosa e molto preoccupante realtà vissuta e sofferta in Albania, con la quale ci si deve affrontare quotidianamente.

    Da qualche anno una funzionaria dell’amministrazione pubblica imbrogliava alcuni imprenditori con delle promesse fasulle di investimenti milionari da parte dell’Agenzia per lo sviluppo agrario e rurale. Ma prima però chiedeva e otteneva anticipatamente da loro ingenti somme di denaro come tangenti. Ovviamente li ingannava, perché dalle denunce fatte ultimamente da cinque delle sue vittime risultava che, una volta presi i soldi, “l’intermediaria” scompariva e nessun investimento milionario veniva attuato. Ma l’ingannatrice non era una semplice impiegata dell’amministrazione pubblica. Precedentemente era stata la direttrice per l’ambiente nel municipio della capitale. Poi ha cambiato ufficio, diventando direttrice nel ministero del turismo e dell’ambiente.  Mentre attualmente era una direttrice dell’Agenzia nazionale della società delle informazioni. Un’agenzia quella coinvolta in alcuni precedenti scandali non di poco conto. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò nei mesi precedenti (Preoccupanti attacchi informatici e ingerenze abusive, 26 settembre 2022; Si sa di chi è la colpa, 7 novembre 2022; Uso scandaloso di dati personali, 31 gennaio 2022). Ma l’ingannatrice era anche un’attivista del partito socialista, di cui il primo ministro è il capo onnipotente ed indiscusso. In realtà più di un partito quello risulterebbe essere, fatti alla mano, un raggruppamento clientelistico che non ha niente a che fare con l’ideologia. In più l’ingannatrice risulta essere, dai documenti ufficiali resi pubblici quando scoppiò lo scandalo noto ormai come lo scandalo dei “patrocinatori”, proprio una dei “vanti” del primo ministro. Era una dei cosiddetti “patrocinatori”, coloro che, come l’autore di queste righe informava il nostro lettore un anno fa, erano “…delle persone che dovevano ‘stare vicine’ ad altre persone, molte più persone, non tanto per proteggerle, quanto per sapere tutto di loro, promettendo ‘vantaggi’ se avessero votato per il primo ministro, oppure minacciando loro se il voto a favore non fosse stato dimostrato e verificato”. Erano membri di un gruppo occulto, “…di un sistema ben organizzato di 9027 persone, tutte con nomi e cognomi evidenziati e facilmente verificabili.” (Uso scandaloso di dati personali; 31 gennaio 2022). Ebbene, dopo essere stata denunciata dalle sue vittime alcuni mesi fa, la polizia non ha potuto non arrestare “l’attivista del partito”. Era il 28 dicembre 2022.

    Lo stesso giorno, il 28 dicembre scorso, veniva colta in flagrante ed arrestata dalla polizia un’altra funzionaria della sopracitata Agenzia nazionale della società delle informazioni. Lei però stava trasportando 58 chili di cannabis con la sua macchina verso la Macedonia del Nord. E, guarda caso, anche lei era “un’attivista politica”, un membro attivo del gruppo occulto dei “patrocinatori”. Sia il suo arresto che quello della sua collega ingannatrice, hanno messo però sotto una cattiva luce non solo il partito/clan del primo ministro e i suoi “valorosi sostenitori”, cioè i “patrocinatori”. Quei due arresti, lo stesso giorno, hanno messo sotto una cattiva luce anche l’Agenzia nazionale della società delle informazioni. E non era la prima volta, sia per il partito/clan del primo ministro, sia per la stessa agenzia. Proprio quella che, come sopracitato, è stata la diretta responsabile di clamorosi e preoccupanti “acciacchi” riguardanti la sicurezza di alcuni dei sistemi informatici molto sensibili in Albania. Sono tanti i dati riservati, protetti dalla legge, che invece sono stati resi pubblici volutamente, oppure in seguito a degli hackeraggi. Lo scorso settembre l’autore di queste righe, riferendosi proprio alle tante inadempienze commesse dall’Agenzia nazionale della società delle informazioni, scriveva “…Si tratta anche di dati molto sensibili e che potrebbero mettere in pericolo anche la sicurezza nazionale. Ma essendo l’Albania uno Stato membro della NATO, la gravità aumenta e si propaga”. E per garantire la sicurezza del funzionamento di tutti i sistemi informatici sono stati investiti centinaia di milioni durante questi ultimi anni in Albania. Ma si tratta di “…Milioni che non si sa come sono stati spesi e dove sono finiti”. In seguito il nostro lettore veniva informato che quanto era accaduto rappresentava un vero e proprio scandalo nel quale veniva coinvolta direttamente l’Agenzia nazionale della società delle informazioni. Sì perché è stato purtroppo affermato che “…tutti gli investimenti milionari sono stati indirizzati per la costruzione e il funzionamento dei sistemi. Ma si è capito che niente era stato fatto per garantire, prima di tutto, prima di farli funzionare, l’obbligatoria e sicura protezione dei dati, in tutti i sistemi, dagli attacchi informatici.” (Preoccupanti attacchi informatici e ingerenze abusive; 26 settembre 2022). Purtroppo i due sopracitati casi delle funzionarie dell’Agenzia nazionale della società delle informazioni non sono gli unici che coinvolgono i “patrocinatori”, coloro che sono il “vanto” del primo ministro albanese. Anche in precedenza alcuni di loro si sono messi in evidenza per delle attività illecite e traffici di stupefacenti. Chissà perché il primo ministro si vanta di loro?!

    Ma gli scandali di queste ultimissime settimane non finiscono. Lo scorso 8 gennaio un’altra alta funzionaria dell’amministrazione pubblica è stata coinvolta in un altrettanto clamoroso scandalo tuttora in corso. Lei, dal 2016 e fino a poche settimane fa, è stata direttrice presso il ministero delle finanze, poi capo gabinetto del ministro delle finanze e in seguito consigliere presso il Consiglio dei ministri. Si tratta di una persona che dal 2016 in poi ha accresciuto sensibilmente sia i suoi “risparmi”, che i suoi gioielli e bigiotterie, ma anche i suoi i beni immobiliari. Aumenti quelli che non si giustificano per niente dai suoi stipendi ed altri introiti ufficialmente noti. Ebbene, il 15 dicembre scorso in un suo appartamento in affitto, dove viveva con la figlia, nonostante avesse anche altri quattro appartamenti di sua proprietà, due dei quali, come lei ha dichiarato, “donati”, c’è stato un furto. Se n’è accorta proprio la figlia che, tornando a casa, ha avvertito la polizia. Non l’avesse mai fatto! Perché così è stato reso noto il “tesoro nascosto” dalla madre. E sembrerebbe che sia solo una minima parte di quello che è riuscita a possedere l’alta funzionaria e la consigliera del Consiglio dei ministri nell’arco di questi ultimi sei anni. Era stata la donna delle pulizie a rubare nella “casa della ladra” (ci ricorda, almeno come titolo, il noto film di Carlo Vanzina “Non si ruba a casa dei ladri”). Ma dal 15 dicembre dell’anno scorso e fino all’8 gennaio scorso tutto è rimasto noto solo ai diretti interessati e alla polizia. Il caso è stato reso pubblico solo l’8 gennaio scorso, quando sono stati arrestati la donna delle pulizie e suo figlio. Da fonti mediatiche, all’inizio si è venuto a sapere che loro due hanno rubato 120 mila euro e gioielli in quell’appartamento in affitto. In seguito però, dopo delle intercettazioni ambientali, la polizia ha perquisito la casa dei ladri ed ha trovato un’altra somma di 404 mila euro ed alcune decine di migliaia in dollari statunitensi e moneta locale. In più ha trovato e sequestrato anche altri gioielli e bigiotterie. Per il momento non si sa ancora se quelle somme e quei gioielli appartengono tutte all’alta funzionaria oppure sono state rubate anche ad altri. Si sa però che come direttrice nel ministero delle finanze, la “vittima derubata” ha coperto il settore delle concessioni proprio nel periodo in cui si svolgeva un altro scandalo, quello dei “tre inceneritori”. Anche di questo clamoroso scandalo milionario, tuttora in corso, nonostante i dati documentati ed ufficialmente denunciati siano tanti, ma veramente tanti, il sistema “riformato” della giustizia sta ancora “indagando” da alcuni anni ormai, ma senza nessun esito. Chissà perché?! Il nostro lettore è stato informato anche di questo scandalo a tempo debito (Corruzione scandalosa e clamoroso abuso di potere, 19 luglio 2022; Un regime totalitario corrotto e malavitoso, 13 agosto 2022 ecc…). Le cattive lingue, da quando si è saputo del furto nell’appartamento in affitto dell’alta funzionaria, hanno subito parlato anche della possibilità che parte di quelle ingenti somme, almeno quelle trovate, del vistoso aumento dei beni immobiliari della “derubata” e di altro siano legate anche agli inceneritori. E, si sa, in Albania le cattive lingue non sbagliano mai. Bisogna sottolineare quello che affermano le fonti mediatiche e cioè che la “vittima derubata” non ha potuto giustificare tanta ricchezza. Ragion per cui ha cambiato spesso versione. Adesso bisogna attendere la fine delle indagini, se ce ne saranno di vere e non influenzate, per capire da dove provengono quelle ingenti somme di denaro, i tanti gioielli ed i beni immobiliari, compresi due appartamenti “regalati”. Ma anche se sembrerebbe strano ed insolito, bisognerebbe “ringraziare” la donna delle pulizie che, con il suo furto nella casa dell’alta funzionaria ha reso possible conoscere questo caso, che ovviamente porta ad un abuso di potere istituzionale, quello che aveva ed esercitava la “vittima derubata”.

    Ma gli scandali non finiscono qui. Mercoledì scorso, l’11 gennaio è stato arrestato il segretario generale del ministero delle finanze insieme ad due altre persone. Anche lui per uso improprio delle sue responsabilità istituzionali e per abuso di potere. Avrebbe facilitato il pagamento per due volte della stessa proprietà immobiliare ad un privato. Si tratta di uno scandalo tuttora in corso.

    Chi scrive queste righe è convinto che questi scandali sono soltanto una minima, ma veramente una minima parte di tutti gli scandali clamorosi e milionari che da anni si susseguono l’un l’altro. Molti di quegli scandali portano direttamente ai massimi livelli politici ed istituzionali. Mentre i funzionari coinvolti negli scandali sopracitati sono semplicemente dei seguaci del modello abusivo dei superiori, primo ministro compreso. Ma si sa, quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l’abuso. E si sa anche che il potere del primo ministro albanese è veramente molto grande.

  • Inevitabili conseguenze dell’irresponsabilità di un autocrate

    L’irresponsabilità aggrava le colpe e persino i crimini, checché se ne dica.

    Marcel Proust, da ‘La prigioniera’

    Che lui sia una persona del tutto irresponsabile lo ha dimostrato in tantissime occasioni. Anzi, quasi sempre, quando si tratta, perlomeno, del suo rapporto con il potere conferito e/o usurpato. Lo ha dimostrato, da più di venti anni ormai. Che lui sia anche una persona del tutto inaffidabile, lo ha dimostrato in tantissime occasioni. Anzi, quasi sempre, fatti pubblicamente accaduti e noti alla mano. Soprattutto quando si tratta di rapporti “d’affari” con altre persone e/o istituzioni. Sono dei rapporti clientelistici e d’interesse, privi di qualsiasi elemento umano. Sono dei rapporti tra simili.  Ne era convinto Cicerone che pares cum paribus facillime congregantur, cioè ognuno frequenta con grande facilità i suoi simili. E per portare avanti quei rapporti lui è capace di tutto. È capace di mentire e di ingannare pubblicamente senza batter ciglio. Lui è il primo ministro albanese.

    L’ennesima dimostrazione della sua irresponsabilità, della sua inaffidabilità, ma anche della sua pericolosità pubblica si è verificata la scorsa settimana. Era la mattina di giovedì quando molti dipendenti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio, accompagnati da poliziotti, hanno circondato l’area intorno ad un albergo di sette piani in riva al mare. Avevano portato anche dei mezzi pesanti per la demolizione. Una brusca ed illegale irruzione in un territorio che era ed è proprietà privata. Illegale perché nessuno ha portato e presentato un documento come prevede la legislazione in vigore, per giustificare proprio una simile irruzione. Non solo, ma in precedenza non c’è stato nessun avvertimento, atto obbligatorio per legge. Si è capito subito che si trattava di una decisione presa e che prevedeva la demolizione dell’albergo. Una demolizione che seguiva un’altra, sempre nello stesso territorio privato e proprietà della stessa persona. Nel settembre scorso, in piena stagione turistica, con una simile “azione”, hanno distrutto delle piscine ed altre strutture circostanti l’albergo di sette piani in riva al mare. Il motivo era allora, come anche giovedì scorso, l’illegalità della costruzione delle strutture. Una misera “giustificazione” che è stata smentita dalla documentazione in possesso al proprietario. Sia tre mesi fa, a settembre, che giovedì scorso. Anche perché tre mesi fa, “incuranti” delle documentazioni ufficiali presentate dal proprietario e/o da chi per lui, hanno demolito solo le piscine e le strutture circostanti. Ma se fosse stato “illegale” anche l’albergo, come hanno preteso giovedì scorso, perché non lo hanno demolito allora?! Perché si sono “accorti” soltanto tre mesi dopo dell’illegalità del edificio?! Ovviamente perché gli ordini presi, sia a settembre che giovedì scorso, sono stati chiari e perentori. E di fronte a quegli ordini, espressione diretta della volontà di una sola persona, del primo ministro albanese, nessuno poteva fare niente. Erano stati allontanati con forza e perciò non potevano obiettare i rappresentanti della proprietà privata. Ma non mostravano un atto ufficiale ed obbligatorio che giustificava un simile, brusco ed illegale “intervento” e neanche rispondevano i rappresentanti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio. Non si poteva fare niente, perché l’espressa volontà del primo ministro era solo e soltanto una vendetta e lui era ben determinato e motivato ad attuarla, costi quel che costi.

    L’azione per la demolizione dell’albergo, avviata giovedì scorso con un’operazione congiunta dei dipendenti dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio, muniti di ruspe ed altri mezzi pesanti, della polizia di Stato e di altre strutture specializzate, è stata portata a termine nel pomeriggio di domenica. Con una carica di 70 chili di tritolo i genieri e gli artificieri hanno demolito l’albergo, portando così a pieno compimento la volontà espressa del primo ministro. Una volontà vendicativa contro un suo “amico” e “stretto collaboratore” fino a pochi mesi fa. Un “amico” che però, tenendo presente la vendetta, iniziata tre mesi fa e terminata domenica scorsa, avrebbe deluso molto le aspettative del primo ministro. Aspettative che più delle strutture ormai demolite in riva al mare riguarderebbero la linea editoriale di un noto gruppo mediatico, il proprietario del quale è proprio l’ex “amico” del primo ministro. Una linea editoriale che ultimamente è diventata critica nei suoi confronti. Ovviamente al primo ministro questo inatteso cambiamento non solo non piace e non conviene, ma lo rende irascibile e vendicativo. Tant’è vero che lui, controllando personalmente anche le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia, ha trovato il modo di far ritardare la decisione del tribunale, in seguito alla denuncia fatta dai rappresentanti legali del proprietario della residenza turistica ormai demolita, in palese violazione delle leggi in vigore. Il tribunale, l’unica istituzione, sulla carta, che potrà decidere sulla validità o meno dell’ordine di demolizione, aveva posticipato la delibera da venerdì scorso per lunedì 5 dicembre. Pochi giorni ma sufficienti per l’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio che. sotto ben precisi ordini della direttrice, ha fatto di tutto per demolire l’edificio un giorno prima, domenica scorsa. Ormai a fatto compiuto, il tribunale non può più deliberare su un oggetto che non esiste. Perciò il caso è chiuso e la volontà del primo ministro è stata rispettata.

    “L’amicizia” del primo ministro con il proprietario del gruppo mediatico era nota da anni e tutti e due ne beneficiavano. Essendo l’Albania un piccolo Paese, dove tutti sanno tutto di tutti, erano pubblicamente noti i loro “rapporti di collaborazione”. Il primo ministro, fino a pochi mesi fa, frequentava spesso personalmente i rilassanti ambienti della tenuta turistica in riva al mare. Così come lo frequentavano anche diversi suoi ministri e stretti collaboratori. E tutti si vantavano dell’amicizia con il proprietario. In quelle strutture sono stati accomodati molti terremotati dopo il forte sisma del 26 novembre 2019. Il primo ministro, accompagnato da alcuni suoi stretti collaboratori, era presente mentre arrivavano i bisognosi. Era proprio quella tenuta dove, in piena crisi in Afghanistan, dopo il 15 agosto 2021, sono stati accomodati molti profughi afghani. Anche allora quei profughi sono stati accompagnati dal primo ministro per dimostrare la sua piena disponibilità e la sua “umanità” nei confronti dei sofferenti. Una sua solita e misera messinscena propagandistica per convincere gli “alleati internazionali”, visto che ormai in Albania sono sempre meno coloro che credono a quelle buffonate. Ovviamente per tutti i servizi resi il proprietario delle strutture messe a disposizione è stato compensato finanziariamente con del denaro pubblico. Le cattive lingue dicono che, anche in simili occasioni, il primo ministro faccia sempre riferimento ai suoi “amici”, condividendo con loro i benefici finanziari. E le cattive lingue in Albania ne sanno qualcosa. Anzi, ne sanno non poco. Bisogna sottolineare anche che in tutte quelle occasioni, sia della sistemazione dei terremotati, sia degli afghani, sia quando il primo ministro, così come altri suoi ministri e stretti collaboratori hanno frequentato privatamente e/o ufficialmente le strutture della residenza turistica, nessuno di loro aveva messo in discussione la validità legale delle licenze, sia per la costruzione che per lo sviluppo e uso di quelle strutture. Perché in realtà quelle linenze c’erano. Quelle licenze sono state firmate anche dallo stesso primo ministro alcuni anni fa, nel 2016. Guarda caso, un anno dopo, la validità della licenza di costruzione della residenza turistica è stata confermata ufficialmente dall’allora direttrice dell’Ispettorato nazionale per la difesa del territorio. Proprio da lei, la stessa, che da giovedì scorso ha diretto personalmente l’operazione per la demolizione della residenza turistica. Proprio da lei che solo cinque anni dopo aver confermato la validità della licenza per la costruzione, da giovedì scorso pretendeva l’opposto contrario.

    Nel settembre scorso, dopo essere state demolite abusivamente e vendicativamente le piscine della residenza turistica, il proprietario, fino a poco tempo fa “amico” del primo ministro, ha messo in circolazione alcune fotografie e documenti ufficiali, licenze comprese. In più lui ed altre persone, presenti durante gli “incontri tra amici”, ai quali partecipavano anche il primo ministro, ministri ed altri alti rappresentanti politici, hanno reso pubblico, soprattutto tramite i media di sua proprietà, anche molti “dettagli” delle loro conversazioni sotto l’ombra degli alberi, durante le calde giornate d’estate. Ebbene, da quello che è stato reso noto, risultano anche dei consigli che il primo ministro aveva dato al proprietario della residenza turistica. Consigli che riguardavano la parte decorativa, essendo lui, il primo ministro, laureato in pittura. Ma poi, dopo le due “operazioni punitive”, sono state distrutte anche le “migliorie” consigliate e disegnate dallo stesso primo ministro, allora quando lui ed il proprietario dell’ormai ex residenza turistica erano “amici”.

    Cicerone, come sopracitato, affermava più di duemila anni fa che ognuno frequenta con grande facilità i suoi simili. Ragion per cui l’autore di queste righe pensa, anzi è convinto, fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, che il proprietario della residenza turistica ormai demolita domenica scorsa, allo stesso tempo anche proprietario di un noto gruppo mediatico in Albania, non è uno stinco di santo, anzi! Perché se no, non avrebbe “collaborato” per tanti anni con il primo ministro, sapendo come quest’ultimo sceglie i suoi “collaboratori”. Sono tanti, tantissimi i fatti accaduti durante più di venti anni di attività politica del primo ministro che lo dimostrano in modo inconfutabile. L’autore di queste righe pensa che la rottura del loro “rapporto d’amicizia” sia dovuta a nient’altro che alle forti discordie che riguardano la linea editoriale dei media, televisioni, giornali e siti in rete di proprietà dell’ex “amico” del primo ministro. Le cattive lingue da alcuni mesi parlano di un nuovo “rapporto di amicizia” tra il sindaco della capitale, un noto “camaleonte politico” e leccapiedi senza scrupoli, con il proprietario del gruppo mediatico. Da alcuni mesi la linea editoriale del gruppo risulta essere molto critica nei confronti dell’operato del primo ministro e del suo governo, dei clamorosi scandali che lo vedono coinvolto, dell’abuso di potere e della galoppante corruzione ed altro. Sono delle realtà vissute e sofferte da alcuni anni ormai in Albania. Realtà delle quali il nostro lettore ha avuto spesso modo di essere stato informato. Ma, allo stesso tempo però, fatti alla mano, la linea editoriale del gruppo mediatico di proprietà dell’ex ‘amico” del primo ministro sta apertamente mettendo in evidenza ogni notizia che riguarda il sindaco della capitale, anche quelle di poco conto. Una simile scelta della linea editoriale del gruppo sembra abbia fortemente irritato il primo ministro. Tutto quanto è accaduto la scorsa settimana non è altro che inevitabile conseguenza dell’irresponsabilità istituzionale e personale del primo ministro, che sta diventando sempre più un pericoloso autocrate. Dati e fatti accaduti, documentati, testimoniati ed ufficialmente denunciati alla mano risulterebbe che il primo ministro controlli quasi tutte le istituzioni statali e governative. Comprese anche quelle del sistema “riformato” della giustizia. Quanto è successo la scorsa settimana con le demolizione dell’albergo in riva al mare ne è una inconfutabile testimonianza. Lui, il primo ministro, sempre dati e fatti accaduti alla mano, risulta essere il rappresentante istituzionale di una ormai restaurata nuova dittatura sui generis. Una dittatura come espressione di un’alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali e/o internazionali. Una dittatura, pericolosa come tutte le dittature, che deve essere combattuta e vinta, costi quel che costi, da tutti gli albanesi responsabili.

    Chi scrive queste righe anche questa volta avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per trattare, analizzare ed informare il nostro lettore di una simile realtà vissuta e sofferta in Albania. Una realtà che sta diventando molto pericolosa e preoccupante anche per altri Paesi circostanti e non. L’autore di queste righe, tenendo presente quanto sta accadendo non solo in Albania, ma anche in altri Paesi, soprattutto in Ucraina, condivide il pensiero di Marcel Proust. E cioè che l’irresponsabilità aggrava le colpe e persino i crimini, checché se ne dica. Anche del primo ministro albanese.

  • Irresponsabile abuso di potere e scandali molto altolocati

    La base per qualunque scandalo è un’assoluta certezza immorale.

    Oscar Wilde, da “Il ritratto di Dorian Gray”

    Diversi scandali stanno attirando tutta l’attenzione dell’opinione pubblica in Albania durante queste ultimissime settimane. Alcuni sono degli scandali che durano da anni, nonostante gli sforzi di offuscarli da parte della propaganda governativa, dei media controllati e degli “opinionisti” a pagamento. Altri sono degli “scandali minori” di vario tipo, generati a proposito per spostare ed annebbiare l’attenzione pubblica. Durante queste ultimissime settimane altri fatti sono stati resi noti. Fatti e dati che denunciano un’irresponsabile abuso di potere da parte di coloro che sono convinti di essere ormai degli “intoccabili”, dopo aver messo finalmente sotto controllo anche il potere giudiziario. A partire dal primo ministro albanese. Proprio da lui che, sempre fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, in connivenza con la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti locali e/o internazionali sta, ogni giorno che passa, clamorosamente ed irresponsabilmente abusando della cosa pubblica. Durante queste ultimissime settimane altri dati e fatti, rendendosi pubblici, evidenziano cosa è accaduto e sta accadendo con quelli che ormai, da qualche anno, sono noti come lo scandalo degli inceneritori e del porto di Durazzo. Il nostro lettore è stato informato di tutti e due a tempo debito e a più riprese. Sono scandali che in qualsiasi Paese normale, dove il potere giudiziario, il terzo potere dello Stato, indipendente dal potere esecutivo e da quello legislativo, secondo Montesquieu, avrebbero portato a giudizio ed avrebbero pesantemente condannato tante persone. Alcune molto altolocate. Scandali che, in qualsiasi Paese normale, nel caso fossero accaduti, avrebbero portato immediatamente alla caduta del governo, come atto dovuto, politico, istituzionale e morale. Ma in un Paese normale sarebbe stato molto difficile, se non addirittura impossibile, che una e/o più persone avrebbero avuto il coraggio di ideare e portare a compimento simili scandali. In Albania invece, dove da anni è stato restaurato e consolidato un regime totalitario, una dittatura sui generis, tutto può accadere. Si, purtroppo tutto può accadere, se a volerlo e a deciderlo sia proprio il primo ministro e/o, tramite lui, i rappresentanti della criminalità organizzata e di certi raggruppamenti occulti locali e/o internazionali. Sono tanti i fatti accaduti in questi ultimi anni che dimostrano e testimoniano una simile pericolosa, grave e molto preoccupante realtà vissuta e sofferta dai semplici cittadini.

    Durante questi ultimi giorni nuovi dati documentati e denunciati riguardanti i due scandali occulti e miliardari sopracitati, sono emersi, ma nonostante siano tanti i documenti resi pubblici, nonostante siano tante le inchieste fatte da quei pochi giornalisti e media non controllati personalmente dal primo ministro e/o da chi per lui, nonostante siano tante anche le denunce depositate dall’opposizione politica presso le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia, gli scandali continuano a  far “svanire” milioni e ad attirare, giustamente e doverosamente l’attenzione pubblica. Anche perché, essendo veramente tali e funzionando come dei diabolici meccanismi e sistemi ben coordinati, con tutta la necessaria copertura e protezione governativa e giuridica, continuano a far circolare ed ingoiare centinaia di milioni della cosa pubblica in un Paese tra i più poveri dell’Europa. In un Paese dal quale, proprio anche a causa della povertà diffusa, ma non solo, stanno scappando verso altri Paesi europei, soprattutto verso il Regno Unito, migliaia di albanesi. Una diretta e gravissima conseguenza questa degli abusi di potere e della paurosa irresponsabilità di coloro che gestiscono la cosa pubblica in Albania. Perché il continuo e massivo spopolamento di un Paese rappresenta veramente una realtà drammatica e molto preoccupante. Uno spopolamento, le cui ripercussioni si stanno già sentendo e subendo in Albania. Ma si faranno purtroppo sentire molto di più nel futuro. Anche perché quelli che stanno scappando in questi mesi verso altri Paesi europei, soprattutto verso il Regno Unito, sono i giovani.

    Una realtà quella dei flussi migratori dall’Albania verso il Regno Unito che sta preoccupando, nelle ultime settimane, anche il governo britannico. E proprio riferendosi a questa realtà, dall’inizio del mese, si è “sviluppato” uno scontro diplomatico e governativo tra il primo ministro albanese e alcuni ministri del governo britannico. Il più aspro e diretto è stato quello con la segretaria di Stato per l’Interno. La scorsa settimana il nostro lettore è stato brevemente informato su quanto stesse accadendo. L’autore di queste righe evidenziava la scorsa settimana un fatto veramente molto preoccupante, una vera e propria testimonianza dello spopolamento massivo dell’Albania. Egli, riferendosi ai dati ufficiali sui migranti arrivati con delle piccole imbarcazioni nel Regno Unito, attraversando il canale della Manica. scriveva: “…dai dati risulta che durante i primi sei mesi di quest’anno nel Regno Unito sono arrivati 2165 albanesi, 2066 afghani, 1723 iraniani, 1573 iracheni, 1041 siriani, 850 eritrei, 460 sudanesi, 305 egiziani, 279 vietnamiti e 198 kuwaitiani. I numeri parlano da soli e meglio di qualsiasi commento!” (Scontri diplomatici e governativi sui migranti; 14 novembre 2022). Secondo la ben nota agenzia inglese BBC (British Broadcasting Corporation – Corporazione britannica di trasmissione; n.d.a.), che si riferiva poche settimane fa ai dati ufficiali del governo britannico, circa l’80% dei migranti che attraversano il canale della Manica sono albanesi. Non solo, ma la BBC evidenziava che il numero dei migranti albanesi è aumentato moltissimo durante quest’anno. Da circa 50 che erano nel 2020 e da circa 800 nel 2021, quest’anno sono arrivati sulle coste del Regno Unito circa 12.000 migranti! Un simile flusso, soprattutto di giovani, non può essere spinto che dalla disperazione, causata dalla diffusa povertà, dalla mancanza di speranza per un futuro migliore nella madre patria, dalla diffusa e sempre più soffocante corruzione, dal sistema “riformato” della giustizia che “giudica” soltanto seguendo gli “orientamenti” pervenuti dagli piani alti del potere politico ecc.. Dai dati ufficiali dell’Eurostat (Ufficio statistico dell’Unione europea; n.d.a.), pubblicati alcune settimane fa, risulta che i migranti albanesi hanno superato anche quegli ucraini che scappano dalla guerra! Avendo precedentemente superato i siriani, gli afghani, gli iracheni ed altri. Secondo i dati pubblicati dall’Eurostat, solo durante il periodo gennaio–agosto 2022 sono state registrate 6860 richieste d’asilo dai cittadini albanesi, con un incremento del 68% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Solo nel mese d’agosto 2022 gli albanesi richiedenti asilo sono stati circa 1100. Mentre gli ucraini richiedenti asilo, durante il mese di luglio scorso (ultimi dati ufficiali per loro disponibili dall’Eurostat; n.d.a.), sono stati circa 950. Ma quello che rende queste cifre ancora più significative, oltre alla guerra in corso in Ucraina, è anche il numero totale delle due popolazioni. Ebbene, in Albania vivono circa 2.800.000 abitanti, mentre in Ucraina, prima dell’inizio della guerra, il 24 febbraio scorso, erano circa 43 milioni di abitanti!

    Il flusso migratorio dei cittadini albanesi che scappano non è però iniziato adesso. Adesso gli albanesi hanno semplicemente “cambiato rotta”, scegliendo il Regno Unito. Il flusso migratorio, dopo quello degli anni ’90 verso l’Italia, è ricominciato, massivo e preoccupante, dal 2015 e cioè due anni dopo l’ascesa al potere dell’attuale primo ministro nel 2013. L’autore di queste righe informava nel settembre del 2015 il nostro lettore che la guerra in Siria, i vari conflitti armati nel Medio Oriente ed in alcuni Paesi africani avevano generato flussi migratori verso alcuni Paesi dell’Europa occidentale, soprattutto verso la Germania. E poi sottolineava che “Purtroppo tutto questo sta sfumando un altrettanto preoccupante fenomeno che si sta consumando in Albania. Flussi migratori, provenienti da un paese candidato all’Unione Europea e membro della NATO, che gode da alcuni anni del regime di Schengen per la libera circolazione, si dirigono verso la Germania, ma non solo”, aggiungendo che “…i principali responsabili sono i politici, i quali tentano di sdrammatizzare la situazione agli occhi del mondo con una leggerezza inquietante” (Accade in Albania; 7 settembre 2015).

    Era l’inizio di questo mese quando la segretaria Britannica di Stato per l’Interno, preoccupata per il flusso massivo dei migranti albanesi che, attraversando il canale della Manica, entravano nel Regno Unito clandestinamente, dichiarava che molti di loro, arrivati quest’anno sono stati albanesi, perciò il governo britannico stava lavorando in stretto contatto con il governo albanese per incoraggiare i rientri dei migranti in patria. Poi, riferendosi proprio ai migranti albanesi, i primi come numero assoluto tra tutte le altre nazionalità, la segretaria di Stato Britannica per l’Interno ha aggiunto: “Noi, allo stesso tempo, stiamo constatando che molti albanesi stanno facendo delle false affermazioni, pretendendo di essere degli ‘schiavi moderni’, indipendentemente dal fatto che abbiano pagato migliaia [di euro] per arrivare in questo paese [Regno Unito]”. In più sia la segretaria britannica di Stato per l’Interno che altri membri del governo e del Parlamento hanno fatto riferimento alla criminalità organizzata albanese, molto attiva anche in Inghilterra. Una realtà purtroppo ormai verificata ed ufficialmente confermata. Dopo quelle dichiarazioni il primo ministro albanese ha reagito aspramente, dichiarando che “Il Regno Unito deve lottare [contro] le bande della criminalità di tutte le nazionalità e fermare la discriminazione degli albanesi per giustificare i fallimenti delle [sue] politiche”. In seguito lui ha avviato ed alimentato uno scontro diplomatico e governativo con il Regno Unito. Uno scontro che durò per circa due settimane.

    L’autore di queste righe pensa che, con molta probabilità, più che un “dovere patriotico”, quelle aggressive dichiarazioni del primo ministro albanese siano state un suo misero tentativo, suggerito anche dai suoi “amici e consiglieri” di madre lingua inglese e precedentemente membri di altissimo livello del governo britannico, per spostare l’attenzione da molti abusi di potere e altrettanti scandali che lo coinvolgerebbero personalmente, dati e fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano. Tra cui anche i due sopracitati scandali: quelli degli inceneritori e del porto di Durazzo. Lo scandalo degli inceneritori rappresenta un diabolico e ben protetto meccanismo per “macinare” e “bruciare”, centinaia di milioni della cosa pubblica, mettendo in atto uno sperpero gigantesco di denaro pubblico, dal quale il primo ministro ed i suoi più stetti collaboratori hanno avuto e tuttora stano avendo la loro parte milionaria. Il nostro lettore ha avuto modo di informarsi di tutto ciò negli ultimi mesi. Mentre lo scandalo del porto di Durazzo, oltre ad essere un clamoroso ed irresponsabile abuso di potere, oltre ad essere anche uno spaventoso e preoccupante affare corruttivo miliardario, rappresenta soprattutto un atto di alto tradimento degli interessi nazionali. Anche di questo scandalo il nostro lettore è stato informato precedentemente. Essendo però tutti e due degli scandali in corso, l’autore di queste righe continuerà ad informare il nostro lettore dei futuri sviluppi. Su quello del porto di Durazzo il primo ministro dovrebbe riferire giovedì prossimo in Parlamento. Di certo però cercherà, come suo solito, di scaricare su chiunque altro le sue colpe, i suoi irresponsabili e clamorosi abusi di potere, la responsabilità per la diffusa corruzione e per le preoccupanti conseguenze e ripercussioni della connivenza del potere politico con la criminalità organizzata e con certi raggruppamenti occulti.

    Chi scrive queste righe, fatti accaduti alla mano, è convinto che qualsiasi cosa possa dire il primo ministro albanese è sempre una bugia, un inganno, una bufala.  Una sola volta lui ha detto la verità: quando, appena ricevuto il suo primo mandato, nel settembre 2013, ha minacciato in Parlamento l’opposizione, dicendo “non avete visto niente ancora!”. Chi scrive queste righe condivide l’opinione di Oscar Wilde. Si, la base per qualunque scandalo è un’assoluta certezza immorale.

Pulsante per tornare all'inizio