Ogni difficoltà su cui si sorvola diventa un fantasma che turberà i nostri sonni.
Frédéric Chopin
Da anni ormai in Albania sono stati resi pubblici molti clamorosi scandali milionari. Scandali che, fatti documentati alla mano, coinvolgono direttamente i massimi livelli politici ed istituzionali. E non poteva essere diversamente. Durante questi anni il nostro lettore è stato informato, sempre con la dovuta e richiesta oggettività, di questi scandali. Tra l’altro si potrebbe ricordare lo scandalo dei tre inceneritori che, nonostante non inceneriscano niente, accumulano milioni dai soldi pubblici. Mentre l’inceneritore della capitale non esiste neanche fisicamente! Si potrebbe fare riferimento altresì allo scandalo milionario del porto di Durazzo che, tra l’alro, compromette anche la sicurezza nazionale di un Paese membro della NATO.
Durante questi ultimi mesi sono stati resi pubblici e documentati anche due altri scandali. Uno è quello delle “strade d’oro”, in cui è stata coinvolta personalmente l’ormai ex vice primo ministra e ministra delle Infrastrutture e dell’Energia. Ma dalle intercettazioni ambientali a disposizione degli inquirenti, il cui contenuto ormai è di dominio pubblico, risulta che in quello scandalo sia personalmente coinvolto anche il primo ministro. E non poteva essere diversamente. Si tratta di uno scandalo, le cui conseguenze continuano a gravare sui poveri cittadini albanesi. Sia perché ormai molte di quelle “strade d’oro” diventano improvvisamente inagibili e sia perché, da qualche mese ormai, lo scandalo stia bloccando anche il percorso europeo dell’Albania.
L’altro scandalo milionario è quello in cui sono stati coinvolti i massimi dirigenti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Si tratta di un’istituzione costituita nel 2013 e che dipende direttamente dal primo ministro. Anche in questo scandalo milionario, in base a documentazioni, il cui contenuto stia diventando pubblico, risulta che il primo ministro ed alcuni suoi stretti famigliari sono stati direttamente coinvolti. Ragion per cui, da quando molti dettagli degli abusi legati a questo scandalo sono stati resi pubblici, l’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione è stata denominata il “giardino personale” del primo ministro.
Ma questo scandalo rappresenta una particolarità rispetto agli altri scandali, compresi quegli sopracitati. La particolarità è legata al sistema diabolico concepito ed attivato, il cui obiettivo è quello di rendere quasi impossibile l’indentificazione dei miliardi convertiti in tanti beni immobiliari. Un sistema che si basa su diversi e successivi passaggi fasulli di proprietà.
Si tratta di uno scandalo che da quasi dodici anni stia sperperando i soldi pubblici, tramite appalti truccati, controllati e vincitori prestabiliti. Il nostro lettore è stato informato su alcuni aspetti di questo scandalo (Dichiarazione europea e preoccupanti realtà nazionali; 23 dicembre 2025; Nuovi scandali abusivi come espressione del totalitarismo; 29 dicembre 2025; Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia, 26 gennaio 2026). Ma, ovviamente, si tratta di uno scandalo, quello legato all’Agenzia nazionale della Società d’Informazione, che continuerà ad attirare l’attenzione pubblica e mediatica con altre clamorose rivelazioni.
Gli specialisti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione hanno “partorito” anche la prima ministra digitale al mondo. Un evento quello che è stato usato personalmente dal primo ministro per attirare l’attenzione mediatica internazionale. Al inizio ci era riuscito, ma in seguito la “ministra digitale” è diventata obiettivo di critiche e ridicolizzazioni per i media internazionali. Il nostro lettore, tra l’altro, è stato informato che “…la “ministra digitale” serve a concentrare tutti gli appalti nelle mani del primo ministro e di chi per lui. Ma anche a scaricare tutte le colpe su un essere non esistente” (Ulteriore consolidamento di un regime; 15 settembre 2025).
Un’altra “geniale innovazione” generata dall’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ovviamente seguendo gli ordini partiti da molto alto, è stata quella della costituzione di un “Parco tecnologico” in cui dovevano lavorare delle imprese “per acquisire nuove conoscenze tecnologiche o scientifiche, che consentono lo sviluppo di prodotti o servizi”. Tutto basato su una legge che è stata approvata dal Parlamento il 22 luglio 2022. Una legge che prevedeva delle agevolazioni fiscali molto vantaggiose alle imprese del Parco. E per rendere possibile l’attività di quelle imprese il 27 marzo 2024 il Consiglio dei ministri decise di consegnare ad un’impresa, ancora non esistente, una superficie di 140.000 m2 in un’area soltanto poche decine di chilometri al ovest della capitale. Un’impresa quella che è stata costituita solo circa 11 mesi dopo, il 18 febbraio 2025!
L’autore di queste righe informava il nostro lettore che “…tutti possono verificare molto facilmente che, ad oggi, in quel territorio non c’è niente, ma proprio niente, tranne erba e cespugli!”. E poi aggiungeva: “Bisogna sottolineare però che la persona che ha maggiormente beneficiato da quel “parco” è un famigliare molto stretto del primo ministro. Mentre due altri sui “collaboratori”, molto attivi con gli appalti pubblici dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, sono ormai ricercati dalla giustizia, accusati di diversi reati” (Altro scandalo clamoroso abusando del supporto alla tecnologia; 26 gennaio 2026).
Il primo ministro, coinvolto personalmente nello scandalo dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, ha cominciato subito a difendere pubblicamente la direttrice dell’Agenzia, una delle sue più strette collaboratrici. Tutto cominciò dopo che lei è stata messa agli arresti domiciliari il 16 dicembre 2025, in seguito ad una decisione di un giudice coraggioso. Ovviamente con le sue dichiarazioni pubbliche il primo ministro ha mentito, cosa che per lui è molto normale quando si trova in difficoltà. Riferendosi alla direttrice dell’Agenzia, il primo ministro dichiarava il 28 dicembre 2025 che lei “…vive in una casa in affitto, dopo aver vissuto in precedenza in un appartamento dei genitori in un edificio del periodo comunista”. E poi ha affermato di conoscerla da 20 anni e che ha tutto il mio rispetto! Mentre dopo la “volontaria” consegna delle dimissioni dalla direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione, il 13 febbraio 2026, il primo ministro di nuovo si è messo a difendere la sua “cara collaboratrice”, mentendo di nuovo spudoratamente. Il 26 febbraio 2026 lui dichiarava che gli hanno attribuito “…ville e auto, quando lei non guida e non possiede un’auto?”.
Bisogna evidenziare anche un fatto ormai denunciato da un imprenditore albanese, nonché da un altro imprenditore tedesco. Negli ambienti dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione venivano tenuti sequestrati coloro che potevano “disturbare” gli appalti truccati.
Il 22 aprile scorso sono state rese pubbliche le proprietà immobiliari in possesso della “povera” direttrice dell’Agenzia nazionale della Società dell’Informazione. Altro che povera! Documenti alla mano, risulta che lei possiede due ampi appartamenti a Tirana, un appartamento a sud di Durazzo ed una villa sulla costa ionica. In più possiede un uliveto di 1.500 m2 nelle periferie della capitale ed una macchina di lusso. Lei possiede anche diverse carte bancarie nelle quali sono state depositate ingenti somme, sia in moneta locale che in Euro. Da allora il primo ministro non ha detto più una sola parola sulle “modeste condizioni di vita” della sua stretta collaboratrice, colei che lui conosce da 20 anni e che ha tutto il suo rispetto! Adesso sta pensando solo a se stesso.
Chi scrive queste righe, parafrasando un po’ Frédéric Chopin, direbbe che ogni difficoltà su cui cercherà di sorvolare, diventerà un fantasma e si tramuterà in incubi per il primo ministro albanese.