scelta

  • Non votiamo i partiti che si oppongono alle preferenze, al diritto di scelta degli elettori

    I partiti sono ormai concentrati sulle elezioni nazionali della prossima primavera, periodo che vedrà anche importanti elezioni amministrative come a Milano.

    Lo scontro sulla legge elettorale distoglierà l’attenzione da altri gravi problemi e rischierà di portarci, ancora una volta, ad una legge che baderà agli interessi di chi ci governa, o di chi ci vorrebbe governare, più che ad un sistema che garantisca una vera rappresentanza democratica.

    Se è chiaro che il bipolarismo in Italia può esistere solo con coalizioni di più partiti non è invece stato capito, o si è voluto non capire, che il grande astensionismo può essere eliminato solo con una legge che ridia ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentanti attraverso un voto di preferenza.

    Da quando gli elettori sono stati espropriati dal diritto di scelta, ed i sistemi elettorali hanno dato ai capi partito il potere di nominare chi andava a Roma, l’astensionismo è continuamente aumentato rendendo più forte il divario tra la gente, le persone ed i partiti.

    Eliminate le preferenze, dato ai capi partito il diritto di nominare, con il posto in lista bloccato, chi preferivano avere al parlamento, senza che, di conseguenza, questi parlamentari potessero avere poi la capacità, la tranquillità, di potere serenamente interloquire, eventualmente dissentire, con le loro scelte perché il rischio era  di non essere più inseriti nelle liste, si sono via via recisi i rapporti tra i deputi, senatori ed il territorio e cioè la necessaria comunicazione tra elettori ed eletti.

    Sono stati eliminati i momenti di vero incontro, niente più riunioni nelle piazze o nelle sale, se non per incensare questo o quel segretario o presidente, i parlamentari sono stati fatti eleggere in regioni lontane da quelle dove vivevano e sono diventati interessati solo a presidiare le stanze del potere dove i fidati collaboratori dei capi partito dispongono del loro e del nostro futuro.

    Sono state eliminati sezioni e circoli, i luoghi nei quali iscritti, simpatizzanti, dirigenti ed eletti, una volta, si incontravano e confrontavano, dove si spiegavano le scelte, si comprendevano le diverse esigenze dei territori, si davano, non solo ai più giovani, motivazioni che potessero offrire alla politica un valore diverso da quello del potere o dell’incarico.

    Ora la politica dei partiti è sempre più un mondo diverso e lontano da quello della gente cha va in fabbrica o negli uffici, che lavora nelle botteghe artigiane o nelle grandi catene alla Amazon.

    Un mondo diverso, quello dei partiti, che non conosce le attese per la sanità, la frustrazione di chi, non essendo amico di nessuno, non fa mai un passo avanti, che non comprende la durezza della vita di chi lavora per le agenzie ed è pagato, se pagato, dopo tre mesi senza nessun paracadute sociale, la violenza che gli insegnanti vedono ogni giorno in quelle scuole che, in gran parte, attendono, dai tempi di Renzi, di essere ristrutturate perché stanno crollando in testa a studenti, maestri  e professori.

    Il mondo reale per il 50% non va a votare e il mondo dei partiti governa con la maggioranza solo del 50% degli elettori dicendo, maggioranza come opposizione, che rappresentano tutti gli italiani!

    Tutti coloro che oggi, di fronte al voto per la nuova legge elettorale, rifiutano la preferenza sono complici di una volgare operazione di potere per continuare ad espropriare i cittadini di un loro diritto, vogliono comandare col voto di pochi per imporsi su tutti.

    Tutti coloro che non vogliono le preferenze sono perfettamente consci di aver scelto strade autocratiche e referenziali cercando di rendere sempre più ininfluente la democrazia.

    Fratelli d’Italia ed i moderati hanno invece fatto la proposta di ridare agli elettori il diritto a partecipare, di poter verificare, controllare attraverso il voto di preferenza!

    Qualunque sia la nostra simpatia partitica diciamo, fin da ora, che non voteremo mai quei partiti che si oppongono alle preferenze, che vogliono preservare il loro potere di nomina per avere deputati legati, ricattati dalle segreterie, ridiamo, con la preferenza, voce agli elettori e rafforziamo la democrazia.

  • Garanzie democratiche: da sei a 12 mesi

    Se verranno rispettati i tempi e non si dovessero verificare crisi di governo da adesso alla data delle prossime elezioni, manca circa un anno al prossimo turno elettorale delle Politiche. Nel caso in cui si trattasse della elezione del Presidente della Repubblica tra sei mesi scatterebbe il semestre bianco.

    Questo istituto fu introdotto per impedire che il Presidente della Repubblica potesse sciogliere le Camere negli ultimi mesi del proprio mandato con l’obiettivo di favorire una propria rielezione. È stato previsto per limitare il potere di una carica come quella del Presidente della Repubblica che rappresenta una figura di garanzia e non è titolare di uno dei tre poteri, cioè’ quello esecutivo, legislativo e giudiziario.

    Viceversa, proprio per limitare il potere esecutivo ed in considerazione di una prassi ormai consolidata, andrebbe introdotto un istituto simile al semestre bianco, che limiti l’attività del Governo in carica che andrebbe esteso a dodici mesi precedenti la scadenza dei cinque anni istituzionali (*).

    Bisogna Infatti tener presente come dal1993 a oggi, il sistema per le elezioni politiche nazionali è cambiato quattro volte e la prassi di modificare le regole a ridosso del voto si conferma quasi una costante del panorama politico italiano.

    L’obiettivo dichiarato dovrebbe essere quello di fortificare e rafforzare la governabilità e la stabilità, mentre il vero disegno è sempre quello di garantire il mantenimento della maggioranza a sostegno del governo.

    Nessuna delle modifiche del sistema elettorale, ed ancora meno quella che intende proporre il governo in carica, ha come obiettivo quello di ridare la centralità al voto dei cittadini. Infatti, solo per ricordare i principali interventi relativi al sistema elettorale, nel 2005 (Il Porcellum) venne approvato a dicembre, a soli quattro mesi dalle elezioni politiche di aprile 2006.

    Questa modifica introdusse un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza e liste bloccate.

    Nel 2015 l’Italicum fu approvato a maggio, sebbene non sia mai effettivamente entrato in vigore (poiché concepito per funzionare solo con una Camera e poi bocciato dalla Corte Costituzionale).

    Ancora nel 2017 (Il Rosatellum) venne approvato a ottobre, a meno di cinque mesi dalle elezioni politiche di marzo 2018.

    Si tratta del sistema misto tuttora in vigore, che unisce collegi uninominali maggioritari e listini proporzionali.

    Tutte queste riforme, esattamente come quella attuale presentata al governo Meloni, dimostrano di avere come unico obiettivo quello di “assicurare” il mantenimento della maggioranza uscente sfavorendo l’opposizione, anche attraverso imbarazzanti rielaborazioni del concetto di stabilità politica e governativa.

    Certamente anche questo tentativo di modificare in corso d’opera il sistema elettorale non risponde ad una visione istituzionale che riesca, per esempio, a riportare gli elettori alle urne cominciando a riconoscere la centralità del voto nella dinamica democratica.

    Tenendo sempre presente che un sistema elettorale non possa da solo riportare i cittadini alle urne, di certo può allontanarli da quelle istituzioni all’interno delle quali qualsiasi governo ne rappresenta il potere esecutivo. Invece, dimostrando di non possedere alcun senso istituzionale e tantomeno rispetto per gli elettori, ancora una volta si cerca di modificare le regole del gioco a proprio favore.

    (*) Nel caso di una crisi di governo andrebbe annullata ogni modifica del sistema elettorale retroattivamente di un anno.

  • La nuova legge elettorale deve restituire agli elettori il diritto di scelta dei parlamentari

    Il vice premier Tajani, leader del principale partito liberale Italiano, ha fatto il punto sulle principali proposte di Forza Italia da ora a fine legislatura e cioè: fine vita, disegno di legge sul nucleare, riforma su Roma Capitale, ed ha spiegato che, oltre i temi dei diritti e delle liberalizzazioni, il partito dovrà concentrarsi anche sui temi economici e sull’energia che “interessano la gente”, senza dimenticare la legge elettorale.

    Ma proprio su questa, la condivisibile e puntuale strategia liberale sbotta in una palese contraddizione, perché ribadisce l’assoluta contrarietà del partito di ispirazione liberale di accettare la restituzione agli italiani del diritto di scelta dei propri parlamentari, arrivando ad alzare i toni e minacciare che voterà contro il ripristino delle preferenze, e la legge orribilmente denominata Stabilicum “verrà Bocciata”.

    E questa è una grave contraddizione, perché essere liberali impone in primo luogo il rispetto della Carta Costituzionale, che da 21 anni è gravemente violata, per il ricorso a tre leggi elettorali, Porcellum, Italicum e l’attuale Rosatellum, che hanno continuato imperterrite a consentire ai capi partito la nomina dei parlamentari per potere avere a disposizione Yes Man, e non parlamentari che rappresentano i cittadini elettori e i territori in cui sono eletti.

    Assumere quindi una postura di assoluta contrarietà, comporta la cancellazione anche per il futuro del diritto di Rappresentanza, che a proposito di diritti liberali, è il diritto più importante unicamente riconosciuto dalla Costituzione agli elettori e non ai capi partito.

    Sarebbe stato molto più trasparente, a questo punto, cambiare la Costituzione e cancellare il diritto di Rappresentanza ai cittadini, attribuendolo unicamente ai capi partito, piuttosto che violare la Costituzione per 21 anni, e atteggiarsi a difensori della democrazia, che però di fatto, così facendo, hanno mortificato poiché hanno rotto il sistema dei tre poteri, che sono rimasti due, l’esecutivo e il giudiziario, nel silenzio di una gravissima violazione dei diritti degli italiani.

    E tutto ciò non riguarda solo F.I., che però ha più responsabilità essendo un partito liberale, ma anche la Lega, e molti partiti della opposizione, che su questo tema hanno assunto la postura dello struzzo, e non si pronunciano perché la pensano allo stesso modo dei due partiti della maggioranza.

    Ora però questa estorsione dei diritti agli elettori non può continuare ad essere praticata.

    I danni sono già stati troppi, in termini soprattutto di crescita progressiva delle astensioni, che ha portato i votanti al di sotto del 50% degli aventi diritto al voto, che ha provocato l’aumento esponenziale della sfiducia per la crescente percezione di inutilità alla partecipazione democratica e conseguentemente un progressivo distacco degli italiani dalle istituzioni, oltre che l’assenza di qualsiasi interlocuzione tra eletti ed elettori, ed il venir meno della tutela dei territori.

    In questi 21 anni di estorsione dei diritti dei cittadini si è costantemente ridotto il ruolo del parlamento, con una sempre crescente invasione dei ruoli istituzionali dell’esecutivo, la crescita abnorme dei decreti legge e la sempre maggiore riduzione dei tempi di esame del parlamento, e il conseguente ricorso del governo al voto di fiducia (che con 108 voti di fiducia ha raggiunto il record storico  rispetto ai precedenti governi), sottraendo ad un parlamento già ridotto a semplice passacarte dell’esecutivo, perfino il diritto di tempi ragionevoli per un  doveroso diritto di dibattito.

    Ma soprattutto ciò che è in evidente ed intollerabile mancanza è l’assenza di libertà e totale autonomia dei parlamentari che, essendo nominati, non hanno margini di reazione alle decisioni sbagliate dei capi partito, che li comandano a bacchetta e possono provvedere a fine legislatura, in caso di contrasto, alla loro sostituzione.

    L’esempio più chiaro di questa gravissima violazione del diritto di totale libertà dei parlamentari, è stata la gestione della legge sull’Autonomia Differenziata, che ha visto silenti per oltre un anno mezzo, ma fortemente preoccupati, i parlamentari della Destra di governo, a votare in silenzio l’approvazione di una legge che avrebbe massacrato, se non ci fosse stato il provvidenziale intervento della Corte Costituzionale, l’intero meridione italiano.

    Con parlamentari liberi e indipendenti, come li garantisce la Carta Costituzionale, la lega non avrebbe mai potuto proporre un provvedimento di tale portata, perché non avrebbe trovato un parlamentare del sud disposto a massacrare il suo territorio.

    Ecco perché oggi più che mai è necessario che la nuova legge elettorale restituisca agli italiani i diritti costituzionali della Rappresentanza, e si ritorni alla libertà di azione degli eletti che, in democrazia, rispondono agli elettori e non ai capi partito, e ciò deve essere chiaro a tutti i partiti, che devono ora dichiarare la oro posizione affinché tutti i cittadini sappiano chi vuole continuare a estorcere i diritti costituzionali e chi invece dopo 21 anni, consente di ritornare al rispetto della Costituzione, per salvare la democrazia.

  • Solo lo 0,4% degli italiani ha fatto biotestamento

    Solo lo 0,4% degli italiani ha depositato le disposizioni anticipate di trattamento. Su 47.439.101 persone residenti infatti sono state depositate appena 186.235 DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) e di queste 145.118 sono state inviate alla Banca Dati Nazionale.

    Dati alla mano, in continuo aggiornamento sul ‘contatore’ dell’Associazione Coscioni, si ha una Dat ogni 215 abitanti. Un vuoto nell’utilizzo di questo strumento determinato innanzitutto dalla mancanza di conoscenza della legge entrata in vigore 5 anni fa, il 31 gennaio del 2018. E’ quanto denuncia l’associazione Luca Coscioni che ha condotto un’indagine in collaborazione con le Cellule Coscioni di tutta Italia, per richiedere a 6500 comuni quante DAT sono state ricevute dall’entrata in vigore della legge a oggi e quante di queste sono state trasferite alla Banca dati nazionale. In testa alle regioni virtuose l’Abruzzo con una Dat ogni 146 abitanti seguita da Marche (153,33) e Piemonte (159,39). Maglia nera al Lazio all’ultimo posto con (346,38), seguita da Campania (336,54) e Sardegna (301,9).

    Da parte del Ministero della Salute, affermano, non è mai stata fatta una campagna informativa, che, come indicato nella legge, avrebbe dovuto partire ‘entro 60 giorni’ dalla sua entrata in vigore. E proprio a 5 anni dalla legge 219 del 2017, l’Associazione ha lanciato una campagna informativa suddivisa in 2 iniziative. La prima farà leva su un video narrato da Giobbe Covatta dal titolo “Il biotestamento spiegato agli adulti”, un contenuto animato realizzato da Simona Angioni e Giovanni di Modica con la direzione creativa di Avy Candeli, per illustrare l’importanza del testamento biologico e offrire tutte le informazioni per poterlo fare subito. “Nonno, tu pensi di morire?”. Con questa domanda una bambina, a partire dell’esperienza della morte del proprio gatto, coinvolge il nonno sul tema del biotestamento, e gli spiega in modo leggero e delicato l’importanza di poter esprimere anticipatamente le proprie scelte in termini di trattamenti sanitari, per evitare che siano altri, tipo lei, a dover decidere per lui. La seconda è il ‘Numero Bianco per fare luce sui diritti di fine vita’, la linea telefonica (06 9931 3409) che fino al 3 febbraio, oltre al consueto supporto offerto quotidianamente dai volontari, fornirà la una consulenza medica gratuita sui quesiti legati al testamento biologico. «Ci sostituiamo ancora una volta allo Stato, coi mezzi a nostra disposizione, nel realizzare una campagna di informazione su uno strumento finora tenuto nascosto dal Ministero della Salute dei governi che si sono succeduti in questi 5 anni. Abbiamo chiesto ufficialmente un incontro anche all’attuale Ministro della Salute, Orazio Schillaci, per parlare di questo e altri temi legati alle libertà fondamentali e al diritto alla salute» hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria e tesoriere Associazione Luca Coscioni.

  • Il diritto di scegliere i propri rappresentanti

    La lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione dimostra come sia sempre più forte il sentimento di condanna ad un sistema elettorale che, con leggi diverse e sempre più liberticide, ha tolto ai cittadini elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di avere parlamentari e senatori legati effettivamente al territorio che dovrebbero rappresentare.

    Da troppo tempo le leggi elettorali hanno consegnato ai capi partito ed ai capi corrente l’esclusivo potere di scegliere, stabilire, chi sarà eletto al Parlamento ed al Senato garantendosi così parlamentari di loro esclusiva dipendenza anche al di là della affettiva competenza.

    Il sempre più forte astensionismo dimostra la ormai radicata mancanza di fiducia degli elettori verso i partiti che non rappresentano più, come sarebbe loro dovere, gli interessi della collettività ma operano per costruire piccole oligarchie.

    Qualunque sarà il risultato elettorale è bene che fin da ora tutti coloro che credono in una reale democrazia comincino a lavorare insieme per ottenere una riforma del sistema dei partiti e per una legge elettorale rispettosa degli elettori.

    La strada sarà lunga ma se non si parte non si arriva, da oggi il cammino sarà meno impervio perché, come dimostrano molti articoli apparsi in questi giorni e la lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione cominciamo ad essere in molti a chiedere un totale cambiamento.

  • Lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione ai leader dei partiti italiani

    Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dell’Associazione ‘Europa Nazione’ 

    L’Associazione Europa Nazione, che ha lasciato libertà di voto ai propri soci, in quanto ha deciso di non prendere posizione ufficiale per nessun partito che concorre alle elezioni legislative del 25 settembre 2022, esprime il suo disappunto e sconcerto per l’indegno spettacolo offerto in merito alle modalità e ai criteri attuati per la formazione delle liste dei candidati.

    Ancora una volta, partiti divisi su tutto e incapaci di confronti sereni, hanno confermato il “patto di ferro” dell’intesa tra loro di continuare l’esproprio del diritto costituzionale dei cittadini italiani di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

    E’ dal 2005, con il varo della legge elettorale definita “Porcellum”, fino all’attuale normativa “Rosatellum”, che la politica si fa beffe dei diritti degli elettori e della rappresentanza dei territori e riduce la scelta dei candidati al Parlamento a decisioni discrezionali e arbitrarie di parenti, coniugi e amici personali, spesso inadeguati al ruolo, che vengono incredibilmente paracadutati in territori a loro del tutto estranei.

    Una sagra di nomine che non hanno nulla di politico e di rappresentativo, fondate sul principio dell’appartenenza fiduciaria ai leader, senza alcun legame con il popolo elettore.

    Un meccanismo prepotente e offensivo della sovranità popolare, che per quanto attiene specificatamente al Senato, potrebbe assurgere a vera e propria violazione della costituzione, atteso che per la Camera Alta il principio di rappresentanza è fondato su base Regionale.

    I candidati dovrebbero quindi essere residenti nella Regione e non sconosciuti esterni che poi si dileguano all’indomani delle elezioni.

    Ma come si può ancora impunemente consentire ai partiti di esercitare poteri che violano la Costituzione? Come si possono ancora ritenere libere elezioni, attività di finta espressione del voto, limitato unicamente ad una scelta di simboli di partito e non di persone, senza più alcun legame con gli interessi popolari e territoriali?

    Ma cosa di diverso si può pretendere dagli attuali partiti, ridotti a comitati elettorali, che non hanno mai adottato regole interne che garantissero gestioni e decisioni democratiche?

    Aveva ragione Piero Calamandrei quando alla Assemblea Costituente dichiarò: “una democrazia non può essere tale se non sono democratici anche i partiti”.

    Anche per questo la politica ha perso ogni credibilità e competenza e subisce il commissariamento di Premier “tecnici”.

    Per queste ragioni Europa Nazione si rivolge a tutti i leader dei partiti in corsa alle elezioni anticipate e chiede una dichiarazione pubblica di impegno, subito dopo le elezioni, ad approvare una legge elettorale che restituisca i diritti negati ai cittadini e ai territori.

    Solo così i cittadini potranno valutare quali leader saranno disponibili ad uscire dalla congrega degli usurpatori dei diritti costituzionali del popolo elettore italiano, così come potranno giudicare i leader che continueranno ad ignorare la richiesta di ripristino delle garanzie democratiche.

    Non è più tempo di egoismi e prepotenze, ma di scelte per il ritorno all’etica e al rispetto della Carta Costituzionale, nel primario interesse del Paese.

    Viva la democrazia e viva l’Italia.

    Europa Nazione

    I firmatati: Nicola Bono, Alfonso Amaturo, Alessandro Arancio, Nadia Barattucci, Corrado Cammisuli, Enrico Facco, Renato Giovannelli, Giorgio Holzmann, Salvo La Porta, Gennaro Malgieri, Dino Melluso, Silvio Meloni, Silvano Moffa, Enzo Molettieri, Pippo Monaco, Mimmo Nania, Adriano Napoli, Oronzo Orlando, Walter Pepe, Maria Rosaria Perdicaro, Rosario Polizzi, Francesco Rubera, Manuela Ruggieri, Noemi Sanna, Rosario Trotta, Roberto Visentin, Vittorio Delogu

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