sciopero

  • In attesa di Giustizia: gioco, partita, incontro!

    Il  tema della Giustizia permane all’ordine del giorno alimentando le turbolenze interne alla barcollante coalizione di Governo ed in quanto punctumpruriens della politica poteva restare estraneo al dibattito l’emergente movimento (o quello che sia) delle “Sardine”? Non sia mai, e allora al leader di quella che potrebbe diventare una forza interlocutrice è stato chiesto in un’intervista se sia favorevole o contrario alla prescrizione. Questa la sua autorevole risposta: “se un bambino autistico quando gli passa un pallone da basket questo ritrae le mani, come fa a passargli la palla e fare in modo che questo la raccolga con le mani che non sa usare?”. Benissimo! A tacer del fatto che non risulta che gli autistici abbiano minorato l’uso degli arti, il considerando di Mattia Santori ha il sapore di una supercazzola e viene da domandarsi se non gliela abbiano preparato gli autori di Amici Miei, ovviamente per fargli uno scherzo.

    Uno a zero, palla al centro. Intanto in vista della giornata di mobilitazione della Avvocatura proprio contro la modifica della prescrizione, il 28 gennaio a Roma, è stata indetta una astensione dalle udienze per consentire di parteciparvi. E – forse conseguenza delle esortazioni davighiane a porre un freno alle iniziative, ovviamente deplorevoli poiché dilatorie, degli avvocati –  succede anche questo: un Presidente di Corte d’Appello telefona ad un’avvocata milanese invitandola, sostanzialmente, a revocare la dichiarazione di astensione per il 28 gennaio perché per quel giorno sono stati citati dei periti: tutto ciò sebbene la dichiarazione di astensione fosse stata depositata, come da protocollo, con largo anticipo proprio per consentire la migliore riorganizzazione della udienza e la controcitazione dei testimoni.

    Alla risposta negativa della Collega, il Magistrato ha reagito stizzosamente lamentando che, oltretutto, prima che l’Avvocato procedesse ad avvertire i propri consulenti di non venire in udienza si sarebbe dovuta consultare con la Corte.

    A questo punto non è fuor di luogo rammentare che l’Avvocato, con la sua astensione, esercita un diritto riconosciuto dall’ordinamento ed assimilabile entro certi termini a quello di sciopero che è munito addirittura di tutela costituzionale. Ogni compressione di questo diritto, partitamente se fruito nel rispetto delle regole, ha un nome nel codice penale: tentativo di violenza privata… e buongiorno anche a lei, Presidente.

    Due a zero. Il gran finale della settimanale galleria degli orrori viene riservato alla Eccellenza Fofò Bonafede che sistematicamente regala perle di insipienza: questa volta, intervistato da Lilli Gruber, ha affermato che “gli innocenti non finiscono in carcere”.La bizzarra uscita del Guardasigilli è smentita dai dati prodotti dal suo Dicastero secondo i quali negli ultimi 25 anni vi è stata una media di oltre tre cittadini al giorno arrestati ingiustamente e per questo indennizzati dallo Stato con una spesa di circa trenta milioni all’anno.

    Ma non basta. Incalzato su Twitter dalla figlia di Enzo Tortora che gli ha fatto memoria della emblematica vicenda di suo padre, Bonafede ha messo la cosiddetta pezza peggiore del buco sostenendo che voleva dire che gli assolti non restano in carcere. Bontà sua e del suo mentore secondo il quale non vi sono innocenti ma solo colpevoli che l’hanno fatta franca. Qualcuno mi dica, lo prego, che siamo su Scherzi a Parte…

    Invece, tre a zero, gioco, partita, incontro. Il dibattito si articola in questi modi, su questi palcoscenici, con questi protagonisti, verrebbe da dire personaggi in cerca di autore, quasi mai  garantendo la presenza di un giurista per sviluppare un contraddittorio ragionato e possibilmente non urlato su una Giustizia che, di questo passo, dovremo aspettare ancora molto a lungo.

  • In attesa di Giustizia: giustizia in sciopero

    Dal 12 gennaio al 9 febbraio sarà astensione dalle udienze dei Giudici di Pace che garantiranno un solo giorno alla settimana di celebrazione dei processi: la protesta è stata proclamata a fronte del mancato riconoscimento da parte del Governo (non solo quello in carica) di una serie di aspettative che i cosiddetti Magistrati Onorari rivendicano in materia retributiva, assistenziale e previdenziale.

    Giustizia in sciopero, dunque: se ne parlerà poco e sottovoce quando – invece – è un argomento da conoscere e non sottovalutare.

    Attualmente nel nostro Paese prestano servizio oltre settemila Magistrati Onorari che non solo sono Giudici di Pace ma anche Giudici Onorari di Tribunale e Vice Procuratori altrettanto Onorari: questi ultimi, nella gran parte dei casi, sono avvocati che esercitano funzioni giudicanti o requirenti in sedi necessariamente diverse da quelle dove svolgono in via principale la professione e senza il contributo dei quali l’Amministrazione della Giustizia sarebbe ancora più imballata di quanto non lo sia attualmente. Basti pensare che i Magistrati Ordinari, quelli cioè che lo sono divenuti in seguito a concorso, sono poco più che ottomilacinquecento.

    Scarse se non nulle tutele in caso di infortuni, malattie e gravidanze, i Magistrati Onorari prestano la loro opera a fronte di indennità che non arrivano a 20.000 euro lordi all’anno nella migliore delle ipotesi:  pagati “a cottimo”, cioè a udienza o per ogni sentenza pronunciata, per intendersi, quello che un Giudice Ordinario con un’anzianità di una decina d’anni guadagna in circa due mesi, oltre – naturalmente –  ad accantonamento della liquidazione, trattamento pensionistico, mantenimento dello stipendio in caso di malattia, ferie, gravidanza cui gli Onorari non hanno diritto.

    Invero, la qualità del servizio offerto in non pochi casi proprio dai Giudici di Pace (diverso è per gli Onorari di Tribunale e Vice Procuratori che, come detto, devono essere avvocati) soprattutto nel settore penale non è di eccellenza: d’altronde per accedere alle funzioni mediante selezione basta la laurea in giurisprudenza: il che significa, come è capitato al sottoscritto a Voghera, di trovare come Giudice un agente immobiliare di Genova, ma anche un direttore di banca in pensione – per esempio –  può esserlo, purché una trentina d’anni prima si sia laureato.

    E’, però, vero anche che la cosiddetta “Giustizia di prossimità” è affidata proprio a loro e se il livello di professionalità è modesto dipende anche dai criteri di inserimento in ruolo e dalla formazione offerta: resta il fatto che una mole notevole del carico, bene o male, viene smaltita in questi uffici.

    Il malessere degli “Onorari”, la crisi di cui non si occuperanno le cronache è – tuttavia – uno degli indicatori più evidenti e comprensibili dei mali del settore se lo Stato non è in grado di assicurarne l’amministrazione senza ricorrere massicciamente a soggetti poco più che volontari, a personale di cui non si provvede né a valutare né a garantire in seguito  adeguata preparazione per le delicate funzioni cui sono chiamati e che in un trattamento umiliante non trovano neppure lo stimolo per aggiornarsi e migliorare.

    Si dirà allora: perché lo fanno?  Alcuni per spirito di servizio e, generalmente, sono i migliori (ottimi Onorari, non solo tra i Giudici di Pace si trovano…), altri c’è da supporre per arrotondare le entrate: uno per l’altro maltrattati non meno dei cittadini che si rivolgono a un sistema inidoneo a soddisfare quell’attesa di Giustizia che assomiglia sempre più ad una vana speranza.

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