selfie

  • I selfie spingono la chirurgia plastica

    I selfie spingono la chirurgia plastica, perché aumentano le richieste di interventi correttivi per figurare meglio nelle foto da divulgare sui social network. Negli Usa il 53% degli aderenti all’Accademia nazionale dei chirurghi facciali plastici ha visto aumentare le richieste di interventi per meglio figurare nei selfie, soprattutto da parte degli under 30. Rinoplastica e blefaroplastica, cioè ritocchi del naso e delle labbra, sono le correzioni più gettonate, ma c’è anche chi si accontenta di iniezioni di filler o botulismo (interventi meno costosi).

    I selfie peraltro sembrano rendere più realistiche le pretese di chi si rivolge alla chirurgia plastica: non si chiede più di diventare supersexy, ma ci si presenta dallo specialista col proprio smartphone per evidenziare ciò che non piace nei propri selfie e che si vorrebbe correggere.

    In Italia il desiderio di configurarsi in maniera idonea ai selfie non manca di creare qualche preoccupazione tra i professionisti. L’Associazione italiana chirurgia plastica estetica segnala che nella penisola operano circa 5000 professionisti ma solo 1.150 sono specialisti seriamente affidabili. Sul fronte dell’utenza, la Società psicoanalitica italiana sottolinea che il desiderio di essere presentabili indotto dai selfie porta a una forte omologazione (si arriva a postare di essersi rifatti non appena concluso l’intervento chirurgico) e ingenera in chi è nel fiore dei propri anni timori che in effetti la giovinezza non dovrebbe conoscere. 

    In Inghilterra la dipendenza da selfie è stata anche oggetto di analisi e classificazioni, ma l’opera di 2 ricercatori accademici dedicata al tema ha sollevato non poche polemiche in merito alla sua effettiva scientificità, all’affidabilità cioè del metodo con cui è stata condotta e dei risultati cui è di conseguenza approdata.

  • Dipendere dal proprio smartphone

    Ormai è stata identificata una nuova forma patologica: la no-mo-fobia: sono sempre più le persone, non solo i più giovani, che hanno ormai contratto una vera e propria dipendenza dal proprio smartphone, tanto che quando ne sono senza possono cadere preda di attacchi di ansia e addirittura di panico. La dipendenza dallo smartphone e dalla continua connessione con la Rete porta, sia nella scuola che nel mondo del lavoro, a una crescente mancanza di capacità di concentrazione e ad una riduzione dell’elaborazione di concetti e analisi. Per quanto riguarda specificatamente i bambini, i dati si fanno sempre più allarmanti, infatti se l’uso smodato dei sistemi informatici è negativo per gli adulti, diviene estremamente pericoloso per i bambini, il cui cervello deve ancora raggiungere la maturazione dell’età adulta. Se a tutto questo si aggiunge l’ignoranza, per molti, del modo con cui decodificare i messaggi ci si rende conto che questa dipendenza si tramuta in una vera e propria alienazione mentale rispetto alla realtà ed al vero significato di quanto ci circonda e di quanto accade.

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