Somaliland

  • Donna somala giustiziata per l’omicidio di una minorenne in un caso che ha suscitato indignazione

    Le autorità del Puntland, regione semi-autonoma della Somalia, hanno giustiziato una donna condannata per l’omicidio di una ragazza di 14 anni, in un raro caso nella regione in cui la pena di morte è stata eseguita contro una donna. Hodan Mohamud Diiriye, 34 anni, è stata fucilata martedì nella città di Galkayo dopo che un tribunale l’ha dichiarata colpevole di aver picchiato a morte un’adolescente che lavorava come collaboratrice domestica.

    L’omicidio di Saabirin Saylaan a novembre ha scatenato proteste a Galkayo, insieme a rinnovate richieste di maggiore tutela dei minori.

    Il caso ha toccato un nervo scoperto in un paese in cui gli abusi sui minori spesso non vengono denunciati, soprattutto quando si verificano all’interno di famiglie allargate.

    Le autorità hanno affermato che la sentenza è stata eseguita in base al “qisas”, un principio giuridico islamico che consente alla famiglia di una vittima di omicidio di chiedere l’esecuzione anziché accettare un risarcimento economico. Un decreto nella regione di Mudug, dove è avvenuto l’omicidio, impone l’applicazione della legge islamica in casi simili.

    Membri della famiglia di Saabirin e di Diiriye erano presenti all’esecuzione della sentenza, secondo Faysal Sheikh Ali, governatore di Mudug.

    Le autorità del Puntland hanno affermato che questa era la prima volta in oltre 10 anni che una donna veniva giustiziata lì per ritorsione. L’ultima esecuzione nota di una donna risale al 2013, quando 13 membri del gruppo militante islamista al-Shabaab, tra cui una donna, furono giustiziati tramite fucilazione per il loro coinvolgimento nell’omicidio di un importante studioso islamico, dichiarò all’epoca le autorità.

  • Israel’s foreign minister on historic visit to Somaliland

    Israel’s foreign minister has held talks with Somaliland’s president on his first visit to the breakaway region since Israel controversially recognised it as an independent country.

    Gideon Saar said Israel was determined to advance relations with Somaliland “with momentum”, while President Abdirahman Mohamed Abdullahi hailed his visit as a “big day”.

    Last month Israel became the first country in the world to recognise Somaliland, which declared independence from Somalia more than 30 years ago.

    Somalia sees Somaliland as being part of its territory, and condemned Saar’s visit as “unacceptable interference” in its affairs.

    Saar posted on X that his talks with Abdullahi focused on the “entirety of our relations”.

    He also addressed the backlash to Israel recognising Somaliland as an independent state, saying the decision was not made “against anyone”.

    “Only Israel will determine for itself who it recognises,” he added.

    In a statement released by his office, Abdullahi said Israel had taken a “courageous decision” and Somaliland would cooperate with it in the “strategic interest”.

    Saar said Abdullahi has accepted an invitation from Israeli Prime Minister Benjmain Netanyahu to visit Israel, but the Somaliland leader’s office did not confirm this.

    Somaliland declared independence from Somalia in 1991, after the overthrow of Somali military dictator Siad Barre.

    Israel’s recognition of Somaliland last month came as a surprise, with Netanyahu citing Somaliland’s “right to self-determination”.

    This move sparked international condemnation and prompted an emergency meeting of the UN Security Council.

    China, Turkey and the African Union were among those criticising Israel’s step, while the European Union said Somalia’s sovereignty should be respected.

    The US defended Israel, accusing its critics of double standards.

    Somaliland hopes that Israel’s decision will have a domino effect, and other states will recognise its independence.

    But on Saturday, India’s foreign ministry dismissed as “fake” claims on social media that it intends to do so.

    Abdullahi has said Somaliland would join the Abraham Accords, a deal brokered by the Trump administration in 2020, which saw a number of Arab states officially establish ties with Israel.

    Israel has pledged to cooperate with Somaliland in agriculture, health, technology and the economy.

    Analysts say there are strategic reasons for Israel’s declaration.

    “Israel requires allies in the Red Sea region for many strategic reasons, among them the possibility of a future campaign against the Houthis,” Israeli think tank the Institute for National Security Studies said, referring to Yemen’s Iran-backed rebels, in a paper last month.

  • IL CCF ringrazia tutti gli amici dei ghepardi

    Cari Amici del CCF Italia,

    in prossimità delle festività natalizie, desideriamo esprimervi la nostra gratitudine: le vostre donazioni, l’appartenenza alla nostra associazione, l’acquisto dei calendari e dei nostri articoli nel Cheetah Shop ci hanno permesso, durante il 2025, di procurarci molti articoli necessari per il Somaliland, e anche per il Centro in Namibia, dando così un significativo contributo a tutto il CCF.

    Abbiamo acquistato tra l’altro:

    1. la tritacarne industriale per i pasti dei cuccioli durante lo svezzamento;
    2. 100 microchip per i 126 ghepardi che vivono nel Centro;
    3. Paté Hill’s HD per i cuccioli appena nati che sono fortemente malnutriti;
    4. attrezzi in acciaio per i lavori edili nel Centro;
    5. le crocchette per i cani che il CRCC ospita, e che sono introvabili in Somaliland;

    6.le bombolette di CO2 per le freccette per anestesia.

    E tanto tanto ancora.

    Parlando di cifre, quest’anno il CCF Italia ha contribuito per più di 23.000€ in totale, tra denaro e donazioni in natura. In particolare, una donazione di 3500€ è stata consegnata direttamente dal nostro Andrea Melandri, membro del Direttivo, che si è recentemente recato in Somaliland.

    Abbiamo organizzato la spedizione del mangime destinato da ALMO NATURE alla Namibia – attualmente in consegna! – provvedendo alla logistica, alle spese di spedizione e doganali, sempre in contatto con lo spedizioniere di fiducia e con la ditta Almo che ci ha destinato una fornitura triennale per i nostri cani, sia adulti che cuccioli.

    Siamo stati impegnati nel carico e nella spedizione verso il Somaliland delle merci e tutto è arrivato in condizioni perfette!

    Quattro dei nostri volontari, Andrea Melandri, Jessica Bevoni, Jessica Impastato ed Elisa Fimiani, hanno chiuso il cerchio andando in Somaliland nel mese di novembre. La loro presenza e la loro attività sono state fortemente apprezzate!

    I cuccioli stanno bene e crescono rapidamente: le cure che prestiamo sono quotidiane, e per 126 ghepardi solo l’alimentazione richiede molto tempo…

    Ma ciò che ci sta a cuore e ci preoccupa alquanto è la continua domanda di cuccioli proveniente dai Paesi Arabi: finché questa non calerà, ci sarà sempre qualcuno che per un guadagno anche minimo farà di tutto per stanare questi animali uccidendo le madri e rapendo i cuccioli.

    Per questo motivo, l’informazione e i contatti con questi Paesi sono cruciali perché si riesca a bloccare il traffico. Sono stati fatti importanti passi avanti, ma il percorso è ancora lungo.

    E per questo, abbiamo bisogno di educare e informare le persone.

    Il vostro contributo è importante!

    Le nostre azioni dipendono da voi!

    Grazie di cuore per tutto ciò che avete fatto e che farete, affinché i ghepardi non si estinguano e perché possano vivere liberi nella natura!

    Buone Feste,

    Il direttivo e i volontari del CCF Italia

  • Usa, UK, Israele, Eau e altri 17 pronti a riconoscere l’indipendenza del Somaliland

    Stati Uniti, Regno Unito, Israele, Emirati Arabi Uniti e altri 17 Paesi sono nelle fasi finali di un accordo per concedere il riconoscimento ufficiale all’autoproclamata repubblica del Somaliland nei prossimi mesi. Lo riferiscono fonti citate dal sito d’informazione “Middle East 24”, secondo cui si prevede che anche il Somaliland aderirà presto agli Accordi di Abramo, segnando un importante sviluppo diplomatico nel Corno d’Africa e nella più ampia regione del Medio Oriente. La questione del riconoscimento del Somaliland, che ha autoproclamato la sua indipendenza dalla Somalia nel 1991, è da tempo al centro di speculazioni e trattative diplomatiche. Da tempo l’amministrazione della regione separatista sta facendo pressioni sugli Stati Uniti affinché la sostengano nel suo percorso verso il riconoscimento internazionale, dicendosi disposta ad offrire a Washington una base militare strategica all’ingresso del Mar Rosso e minerali essenziali come parte dell’accordo.

    Nel luglio scorso, in un’intervista rilasciata a “Bloomberg”, il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi alias “Irro”, aveva espresso interesse nel raggiungere un accordo con gli Usa per garantire il riconoscimento ufficiale dello Stato separatista somalo. “Se gli Stati Uniti sono interessati a sbarcare in Somaliland, sono i benvenuti”, ha affermato Irro, aggiungendo che la sua amministrazione sarebbe anche pronta a proporre un accordo che coinvolga minerali essenziali, tra cui il litio. Il presidente del Somaliland ha rivelato di aver recentemente tenuto colloqui con diplomatici e funzionari militari statunitensi ad Hargeisa, la capitale del Somaliland. Tuttavia, in risposta alle crescenti speculazioni, il dipartimento di Stato Usa ha ribadito la sua posizione di lunga data, affermando di riconoscere solo “una Somalia” e di continuare a sostenere la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale del Paese. “Abbiamo discusso di modalità e mezzi per collaborare in materia di sicurezza, commercio e stabilità regionale”, ha affermato Irro. Alla domanda sulla possibilità di istituire una base militare statunitense nel territorio, ha aggiunto: “Stiamo ancora discutendo. Ci aspettiamo che questa discussione dia i suoi frutti in futuro”.

    In quest’ottica, nei mesi scorsi Irro ha tenuto dei colloqui con una delegazione statunitense di alto livello Guidata guidata dall’ambasciatore Richard Riley e affiancata dal comandante generale del Comando usa per l’Africa (Africom), Michael Langley, insieme ad alti ufficiali e diplomatici militari statunitensi, in visita ad Hargheis. Sebbene i dettagli specifici rimangano riservati, la visita segnala il crescente interesse degli Stati Uniti per la regione separatista, che dal 1991 cerca un riconoscimento internazionale. La visita della delegazione a Berbera, sede di un importante porto e di una base militare finanziata dagli Emirati Arabi Uniti, ha anche alimentato le voci sui piani di Washington di espandere la propria presenza militare nel Corno d’Africa. Nessuna delle due parti ha confermato tali intenzioni. Il Somaliland, situato strategicamente lungo il Golfo di Aden, cerca da tempo di sfruttare la sua importanza geografica e le sue risorse minerarie inutilizzate nell’ambito della sua continua campagna per la legittimità internazionale ed è da tempo al centro delle mire di diverse potenze regionali.

    La regione è affacciata sul Golfo di Aden, non lontano dallo Stretto di Bab el Mandeb – attraverso cui transita circa il 12 per cento del commercio mondiale – e a pochi chilometri dalla costa dello Yemen, controllata in larga parte dalle milizie sciite filo-iraniane degli Houthi. Non è dunque un caso se negli ultimi tempi si siano moltiplicati i tentativi di accaparrarsi lo specchio di mare che si estende per 740 chilometri dal confine con Gibuti, a ovest, a quello con il Puntland, a est. Se negli ultimi mesi la regione è stata al centro dei riflettori per via del controverso memorandum d’intesa siglato nel gennaio 2024 tra le autorità di Hargheisa e il governo dell’Etiopia, che consentirebbe a quest’ultima di ottenere l’agognato accesso al Mar Rosso attraverso la concessione di 20 chilometri di costa intorno all’area del porto di Berbera, più di recente il Somaliland sembra essere finito nelle mire di Israele che, per il tramite degli Emirati Arabi Uniti, sarebbe interessato a costruirvi una base navale militare da cui poter contrastare con maggior efficacia le sortite dei ribelli Houthi nel Golfo di Aden.

    Nell’ottobre dello scorso anno il portale “Middle East Monitor” era stato tra i primi organi di stampa a riferire dell’interesse di Israele per il Somaliland, rivelando gli sforzi segreti dello Stato ebraico per stabilire una base militare nella regione indipendentista somala, che consentirebbe a Israele di lanciare attacchi preventivi su obiettivi Houthi e di scoraggiarne di ulteriori, in cambio del riconoscimento ufficiale di Hargeisa e di maggiori investimenti finanziari nella regione. Citando fonti diplomatiche, il sito web ha affermato che gli Emirati starebbero mediando tra le due parti, avendo già assicurato anche il finanziamento del progetto. La notizia è stata confermata più di recente dal quotidiano israeliano “Haaretz”, secondo cui le capacità operative dimostrate dagli Houthi hanno costretto Israele a trovare le contromisure per sconfiggere la minaccia dei miliziani sciiti yemeniti, vista la non sostenibilità di inviare i suoi jet da combattimento in raid lunghi e costosi sullo Yemen ogni volta che un drone esplode all’interno del Paese. La strategia militare di Israele, del resto, si è a lungo concentrata sulla garanzia di profondità strategica in regioni instabili. Nel Mediterraneo, lo Stato ebraico ha fatto affidamento su Cipro per il supporto operativo. Il Somaliland rappresenterebbe, in tal senso, un’opportunità simile nel Mar Rosso, consentendo a Israele di monitorare e rispondere alle minacce provenienti dallo Yemen.

    Il ruolo attivo degli Emirati nel facilitare l’espansione militare israeliana evidenzia peraltro le ambizioni dello Stato del Golfo di dominare le rotte marittime strategiche. L’influenza di Abu Dhabi si estende oltre il Somaliland fino all’arcipelago di Socotra, nello Yemen, dove gestisce una struttura militare e d’intelligence congiunta con Israele sull’isola di Abdul Kuri. L’iniziativa di una base israelo-emiratina in Somaliland sarebbe dunque in linea con gli interessi strategici più ampi degli Emirati nella regione del Mar Rosso, dove Abu Dhabi ha mantenuto una presenza militare e commerciale dal 2017 attraverso il porto di Berbera e la sua infrastruttura associata. Il coinvolgimento degli Emirati include anche investimenti finanziari sostanziali, come un progetto da 440 milioni di dollari per sviluppare il porto e l’aeroporto, che fungono da “hub” strategici per le operazioni militari emiratine nello Yemen. Israele e gli Emirati condividono infatti un’ostilità reciproca nei confronti del gruppo Houthi, che rappresenta una minaccia strategica per i loro interessi. Certo, l’istituzione di una base militare israeliana in Somaliland rischierebbe d’altro canto di destabilizzare la già volatile regione del Mar Rosso. L’Egitto, ad esempio, potrebbe vedere questo sviluppo come una potenziale minaccia alla sua sovranità e alla sicurezza del Canale di Suez.

    Il progetto israelo-emiratino potrebbe trovare una sponda importante da parte dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sono molte, infatti, le voci secondo cui Trump sarebbe intenzionato a riconoscere l’indipendenza di Hargheisa. A pensarla così sono diversi ex funzionari ed esponenti dei think tank vicini ai repubblicani Usa tra cui Peter Pham, l’ex inviato per l’Africa durante il primo mandato di Trump, secondo il quale il corretto svolgimento del processo democratico delle recenti elezioni presidenziali in Somaliland ha “dimostrato la sua attrattiva come partner per gli Stati Uniti e altri Paesi”. Di recente anche l’ex segretario alla Difesa del Regno Unito, Gavin Williamson, ha dichiarato che Trump dovrebbe prendere in considerazione il riconoscimento formale dell’indipendenza del Somaliland, auspicando che la nuova amministrazione Usa affronterà la questione. Un primo, concreto atto in questa direzione è arrivato lo scorso 12 dicembre, quando il deputato repubblicano Scott Perry, membro della Camera dei rappresentanti Usa, ha presentato al Congresso un disegno di legge che invita il governo statunitense a estendere il riconoscimento formale dell’indipendenza del Somaliland. La risoluzione sostiene un cambiamento nella politica degli Stati Uniti per riconoscere l’indipendenza del Somaliland, considerato come un partner strategico in una regione in cui Cina e Russia continuano ad espandere la loro influenza.

  • Ogni cucciolo conta: una vita di lotta per i ghepardi

    Quando i cuccioli di ghepardo T-Swift e Kelce sono stati salvati dai trafficanti di animali selvatici all’inizio di quest’anno, i loro nomi, ispirati a due delle più grandi star del mondo, hanno catturato l’attenzione globale.

    Ma al di là dei titoli si cela una storia più profonda, fatta di crescente necessità e impegno a lungo termine per la salvaguardia dei ghepardi, di cui sono stata testimone in prima persona in cinque decenni di lavoro con la specie.

    Nel 2025, anno del nostro 35° anniversario, il Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC) in Somaliland ha raggiunto un traguardo difficile: ora ci prendiamo cura di oltre 100 ghepardi confiscati. Questo numero rappresenta un impegno crescente, poiché ogni salvataggio segna l’inizio di anni, a volte di una vita intera, di cure dedicate.

    A fine giugno abbiamo ricevuto il terzo gruppo di cuccioli di ghepardo dell’anno. Tra loro, alcuni avevano circa sette giorni di vita, probabilmente i cuccioli più giovani che abbiamo ricevuto finora in Somaliland. La frequenza e la tempestività dei sequestri di quest’anno evidenziano una sfida crescente che mi tiene sveglia la notte. Ho già allevato cuccioli così piccoli. Anche Chewbaaka, uno dei nostri primi ambasciatori, aveva solo pochi giorni di vita quando è stato affidato alle mie cure.

    Quando guardo questi cuccioli minuscoli, che a malapena riescono ad aprire gli occhi, vedo sia dolore che speranza. Che i cuccioli vengano confiscati all’inizio o alla fine del percorso clandestino, ora siamo in grado di gestire meglio le cure superando le terribili condizioni in cui arrivano.

    I nostri progressi sono dovuti ai tempestivi interventi del Ministero, alla maggiore urgenza nell’applicazione delle norme e alla generosità dei donatori che ci hanno aiutato a migliorare la qualità delle cure.

    Il numero di ghepardi attualmente sotto la nostra protezione in Somaliland rimane elevato. Con tassi di sopravvivenza migliorati, ogni salvataggio comporta una maggiore responsabilità a lungo termine. Ogni cucciolo che sopravvive significa anni di cure dedicate, riabilitazione e, si spera, il rilascio in natura, dove appartiene.

    Sfida Chewbaaka Wild Cheetah ha un significato speciale per me. È una storica campagna di abbinamento che aiuta a sostenere l’eredità di Chewbaaka, un cucciolo che è diventato un simbolo di ciò che è possibile nella conservazione dei ghepardi. La campagna di quest’anno, iniziata il 1° luglio, offre ai donatori l’opportunità di raddoppiare il loro contributo fino a 375,000 dollari. Questi fondi sostengono le cure intensive per cuccioli come T-Swift, Kelce e i nostri ultimi arrivati, il nostro nuovo Centro di Formazione * progettato per prevenire futuri traffici tramite attività di sensibilizzazione, e la nostra continua collaborazione con il Ministero dell’ambiente e dei cambiamenti climatici del Somaliland per pianificare future liberazioni di ghepardi.

    Invito i nostri sostenitori a sponsorizzare un ghepardo per fornire riabilitazione e cure a lungo termine, donare durante il La sfida di Chewbaaka per raddoppiare il loro impatto e contribuire a sostenere il ritorno in natura dei ghepardi riabilitati. La nostra missione è preservare i ghepardi in natura. Stiamo preparando questi cuccioli per il futuro. Con il supporto del nuovo Presidente e Ministro dell’Ambiente del Somaliland, possiamo intraprendere i prossimi passi per salvaguardare la popolazione selvatica del Paese.

    T-Swift e Kelce hanno catturato l’attenzione del mondo, e ora è il momento di trasformare quell’attenzione in azioni concrete. Il ghepardo è il mammifero terrestre più veloce, in grado di passare da zero a 110 chilometri orari in pochi secondi. Ma la sua velocità non può superare le minacce che deve affrontare. Un impegno costante e a lungo termine è essenziale per garantirne la sopravvivenza.

    Dopo 50 anni di lavoro con i ghepardi, 35 dei quali dedicati alla guida degli sforzi del CCF per la riabilitazione di animali orfani e feriti, so che ogni individuo è importante. Ogni cucciolo che salviamo rappresenta una speranza per il futuro della specie.

  • Gli Atout Del Corno D’Africa

    Sotto la supervisione esperta della Dr. Laurie Marker, il CCF sta conducendo una ricerca ecologica innovativa nel Somaliland, come parte di uno sforzo più ampio per comprendere e tutelare le popolazioni di ghepardi nel Corno d’Africa. Qui si combinano tecnologia e intuizioni della comunità per affrontare la maggiore minaccia per i ghepardi nella regione: il commercio illegale di animali esotici, che continua a decimare le popolazioni selvatiche.

    Di recente, quattro cuccioli di ghepardo sono stati confiscati a circa 60 chilometri dalla capitale Hargeisa. Grazie all’intervento immediato del Ministero dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici (MoECC), i cuccioli sono stati trasferiti in sicurezza al CCF per le cure. Il soccorso è iniziato immediatamente in loco, dove sono stati reidratati e nutriti velocemente già sul retro del nostro mezzo. Una volta stabilizzati, sono stati collocati in quarantena presso il Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC) a Geed-Deeble.

    La ricerca ecologica in Somaliland sta avanzando rapidamente, fornendo informazioni essenziali sulla distribuzione dei ghepardi e sulle dinamiche dell’habitat. Nel novembre 2024, un team multidisciplinare ha lanciato una spedizione pionieristica sul campo come parte di un dottorato innovativo presso la Namibia University of Science and Technology. Questa ricerca si concentra sulla mappatura dello stato, dell’areale e della distribuzione dei ghepardi in Somaliland, nello Stato regionale somalo (SRS) dell’Etiopia e nel Puntland.

    Dopo l’approvazione del MoECC nel gennaio 2025, il team ha dispiegato 72 fototrappole nel terreno accidentato e montuoso della regione di Awdal. Condotte in collaborazione con i coordinatori regionali e una Special Protection Unit della Somaliland Police Force, queste indagini forniscono una visione più approfondita dell’habitat del ghepardo e ci aiutano a comprenderne l’attuale popolazione.

    Il coinvolgimento della comunità è fondamentale per questo lavoro. I ricercatori hanno collaborato con i nomadi somali locali, che forniscono un contesto cruciale e un valore aggiunto ai dati ecologici. Questa collaborazione non solo migliora la nostra ricerca, ma crea anche relazioni importanti per far sì che le nostre strategie di conservazione abbiano a costruzione del nuovo Education Centre procede celermente, con più spazi ora completamente chiusi mentre muri e tetti esterni prendono forma. Una volta completata, la struttura fungerà da hub per programmi di formazione e sensibilizzazione, fornendo istruzione ambientale e promuovendo lo sviluppo sostenibile dei mezzi di sostentamento. Dotando le comunità locali di conoscenze e competenze essenziali, il Centro svolgerà un ruolo fondamentale nel promuovere la consapevolezza della conservazione e nel creare opportunità che riducano il conflitto tra umani e fauna selvatica.

    Questi sforzi, il salvataggio dei ghepardi, la promozione della ricerca ecologica e la promozione dell’educazione della comunità sono tutti essenziali per combattere il commercio illegale di animali selvatici. Affrontando sia la dimensione ecologica che quella umana della conservazione, stiamo lavorando per salvaguardare le popolazioni di ghepardi, assicurando al contempo che le esigenze delle comunità locali siano soddisfatte, assicurando un futuro sostenibile sia per le popolazioni che per la fauna selvatica.

    Dalla visione all’azione: promuovere la conservazione dei ghepardi dopo il Global Cheetah Summit

    Il Global Cheetah Summit del 2024 ad Addis Abeba ha gettato le basi per una visione strategica e audace per la conservazione dei ghepardi. Esperti come il dott. Bogdan Cristescu e il signor Abdinasir Hussein hanno evidenziato approcci innovativi per mitigare il commercio illegale di animali selvatici/animali domestici e superare le sfide dello studio di questi felini schivi.

    Combinando una solida ricerca sul campo, il coinvolgimento della comunità e tecnologie all’avanguardia, il lavoro in Somaliland sta definendo un nuovo standard per la conservazione nella regione, affrontando direttamente le minacce poste dal commercio illegale di fauna selvatica e promuovendo al contempo soluzioni sostenibili sia per le persone che per la fauna selvatica.

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