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  • La ZTL e la rana bollita

    L’Italia è al primo posto per quanto riguarda le imposizioni di ZTL. La libertà di circolazione, che rappresenta una forma elementare di democrazia, ha subito negli ultimi periodi una forte limitazione attraverso l’esplosione delle ZTL (altra cosa è la pedonalizzazione di aree urbane) in nome di un ideale supremo.

    Questo processo di limitazione si dimostra molto simile a quello che ha per protagonista la rana che viene portata, grado dopo grado, alla temperatura di ebollizione a propria insaputa.

    Nel nostro Paese questa progressione di limitazione delle garanzie democratiche si avverte in diversi campi e viene sempre giustificata con le più diverse motivazioni che si dimostrano l’espressione delle più diverse ideologie o convenienze politiche. In questo contesto basti ricordare come sia ormai una prassi consolidata che da oltre vent’anni vengano modificate le leggi elettorali, anche in prossimità delle stesse elezioni, con l’obiettivo di una ipotetica ricerca di una maggiore stabilità (*).

    Di conseguenza, quindi, nel settore della mobilità, in particolare quella privata, sempre in nome di una suprema visione a tutela dell’ambiente, la libertà di circolazione subisce delle progressive limitazioni, tuttavia però dagli utenti si pretendono sempre prelievi fiscali completi.

    Questo processo si dimostra ormai consolidato, attraverso il quale vengono limitati, e di conseguenza diminuiti, gli spazi democratici riservati ai cittadini, ma sempre in nome di ideali superiori di cui la politica si farebbe interprete.

    La riduzione sostanziale della democrazia espressa tanto nelle garanzie elettorali quanto in quelle della libertà di circolazione, quindi, si conferma come un progresso degenerativo, in questo molto simile appunto a quello della rana nella pentola con la crescita dei gradi fino alla temperatura di ebollizione.

    Nello stesso modo, passo dopo passo, viene ridotto il perimetro democratico che tra qualche tempo renderà in Europa lo Stato italiano espressione del minore tasso di democrazia applicata. In fondo, il nostro Paese si presenta sempre più come una grande pentola vicina alla temperatura di ebollizione, all’interno della quale i cittadini o gli elettori, oppure gli automobilisti, si dimostrano disponibili a cedere una quota delle proprie tutele democratiche, in nome di un ideale superiore. Assumendo così sempre più i connotati della rana bollita.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/politica/garanzie-democratiche-da-sei-a-12-mesi/

  • Ogni 100 posti in cella in Italia ci sono 134 detenuti

    Il sovraffollamento nelle carceri italiane arriva a superare il 134%: al 25 maggio 2025, risultano infatti 62.722 i detenuti presenti rispetto ad una disponibilità di 51.280 posti (di cui quasi 5mila non utilizzabili peraltro).
    Dai dati resi pubblici dall’Associazione Luca Coscioni, sulla base delle relazioni effettuate da 66 Aziende Sanitarie Locali (Asl) in seguito alle visite negli istituti penitenziari italiani, emerge che in 65 sei 190 istituti penitenziari italiani il tasso di affollamento è pari o superiore al 150% (tre persone ogni due posti disponibili). La situazione più grave si registra a Lucca, dove il sovraffollamento è del 221%.

    “Nella stragrande maggioranza dei casi, negli istituti di pena italiani non sono stati effettuati neanche interventi di ordinaria amministrazione, una negligenza che, già grave di per sé, si acuisce per il sovraffollamento di oltre il 134%”, riporta una nota dall’Associazione. Nel report ufficiale “Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri” (Deliberazione n. 42/2025), la Corte dei Conti sollecita la rapida conclusione del Piano (che risale al 2014), per porre riparo agli elevati indici di sovraffollamento, sottolineando che il principio costituzionale di rieducazione del condannato “rischia di essere disatteso, a fronte di situazioni di sovraffollamento e di inadeguatezze delle strutture carcerarie, manifestati inizialmente come contingenti e divenute, in molti casi, sistemiche”.

    Alle prese con un problema analogo, troppi detenuti rispetto alla capienza delle strutture detentive, la Francia sta pensando di prendere in affitto celle di penitenziari di altri Paesi. Non si tratta invero di una novità: la Danimarca nel 2021 ha affittato 300 celle in Kosovo per 10 anni.

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