Due cittadini russi, il consulente politico Igor Ratchin e il traduttore Lev Lakshtanov, compariranno davanti a un tribunale dell’Angola con l’accusa di aver fomentato proteste antigovernative, condotto una campagna di disinformazione e tentato di interferire nelle elezioni presidenziali previste per il prossimo anno. Lo riferisce la “Bbc”, che ha ottenuto una copia del capo d’imputazione.
I due, arrestati nell’agosto scorso, devono rispondere di undici capi d’accusa, tra cui terrorismo, spionaggio e traffico di influenze. Insieme a loro sono chiamati a processo due cittadini angolani, il giornalista sportivo Amor Carlos Tomé e l’attivista politico Francisco Oliveira, accusati di aver collaborato all’operazione. Secondo l’accusa, i due russi avrebbero agito per conto di Africa Politology, una rete opaca di operativi e funzionari dell’intelligence attiva nel continente, emersa dal disciolto gruppo Wagner, il cui fondatore Evgenij Prigozhin è morto in un incidente aereo nel 2023. La difesa nega qualsiasi legame con tale organizzazione e sostiene che i due stessero lavorando alla creazione di una “Casa della cultura russa” a Luanda.
L’indagine s’inserisce nel contesto del progressivo allontanamento dell’Angola dalla sfera d’influenza di Mosca sotto la presidenza di Joao Lourenco, che non incontra il presidente russo Vladimir Putin dal 2019 e ha orientato il Paese verso l’Occidente. “Tutto questo riflette l’ansia russa riguardo alla direzione intrapresa dall’Angola sotto l’amministrazione Lourenco”, ha dichiarato alla “Bbc” Alex Vines, direttore del programma Africa dell’European council on foreign relations. Stando all’atto d’accusa, tra il 2024 e il 2025 gli imputati avrebbero effettuato pagamenti per oltre 24 mila dollari a giornalisti ed esperti locali per diffondere propaganda sui media angolani. Le autorità di Luanda collegano queste attività alle proteste del luglio scorso, le più violente dalla fine della guerra civile nel 2002, in cui persero la vita almeno 29 persone. Numerosi giornalisti e attivisti angolani contestano tuttavia questa lettura, sostenendo che le manifestazioni avessero cause socioeconomiche interne e che i russi possano essere stati usati come capri espiatori.