Strade

  • Senza polemica, prima del ponte facciamo strade e ferrovie

    Mi sembra oggettivamente inutile cercare, a sinistra ed a destra, centro compreso, chi nel passato è stato favorevole al Ponte sullo Stretto, opera della quale si parla da molti anni e per la quale sono già stati spesi, inutilmente molti soldi facendosi tutti una gran pubblicità.

    Io resto del mio parere, lo stesso dall’inizio: non ho la competenza per sapere se l’opera è realizzabile in assoluta sicurezza per il presente ed il futuro, terremoti, maremoti, onde anomale e venti che diventano trombe d’aria sono tra i fenomeni atmosferici di un clima che ormai è cambiato in peggio creando spesso catastrofi.

    Non so quanto il ponte possa influire negativamente sull’ambiente nel suo complesso: modifica del passaggio di uccelli migratori, anch’essi utili all’ecosistema, modifica delle correnti aeree e di conseguenza delle piogge, problemi connessi al terreno ed ai suoi, a volte tragici, movimenti.

    Quello che so per certo che qualsiasi ponte nasce per unire posti altrimenti distanti, non per far ricordare chi lo ha realizzato, per vincere record, per far lavorare imprese varie, sperando che non siano, in tutto od in parte collegate a sistemi criminali come la mafia.

    Un ponte nasce appunto per unire, per dare sviluppo alle attività e maggiori comodità ai cittadini, più velocità negli spostamenti e minori costi, di denaro, e minori sprechi di tempo.

    Il problema vero, che la politica, a destra come a sinistra, centro compreso, non ultimo il ministro Salvini, non affronta è che né in Sicilia né in Calabria ci sono le infrastrutture necessarie che dovrebbero collegarsi al ponte.

    In sintesi ed in totale chiarezza: mancano le strade ed i binari per i treni, la Sicilia e la Calabria restano ancora regioni nelle quali muoversi, in macchina o in treno, è un problema che rende difficoltosa la vita ed il lavoro sia dei residenti sia di chi viene da fuori.

    Perciò, al di là di tante inutili polemiche di parte, invitiamo tutte le forze politiche ad abbassare toni e dichiarazioni, e ci rivolgiamo, come sempre sommessamente e senza particolare speranza di ascolto, al governo affinché, mentre continuerà a studiare come realizzare il ponte al meglio, se sarà possibile realizzarlo, siano finalmente costruite le vie ferrate e le strade ed autostrade delle quali Sicilia e Calabria hanno necessità da troppi anni.

  • Storie di ponti

    Nel 1828, in quattro anni, su progetto di Luigi Giura, fu realizzato il primo ponte sospeso a catenaria di ferro, sul fiume Garigliano nei pressi del parco archeologico di Minturno. Il ponte fu il primo in Italia a essere costruito a catenaria di ferro, per quei tempi all’avanguardia in Europa e nel mondo.

    Prima della costruzione di questo ponte in Europa erano già stati realizzati ponti sospesi a catena di ferro, ma non sempre erano risultati affidabili come quello dell’ingegner Giura.

    Questo ponte ha una luce netta di 80,40 metri tra gli assi dei piloni, complessivamente è lungo 128 metri ed i lavori, iniziati nel 1828, si conclusero il 30 aprile 1832. Purtroppo nel 1943 la campata fu minata in due punti e fatta esplodere dall’esercito tedesco, ma piloni e basi non subirono danni irreparabili e il ponte fu restaurato nel 1998, con un progetto di archeologia industriale finanziato dalla Ue.

    Per quale motivo abbiamo ricordato l’ingegner Giura e il ponte sul Garigliano? Perché ci sembra assurda tutta la vicenda legata al ponte sullo stretto di Messina del quale si parla di decenni, con una spesa enorme già effettuata senza nessun risultato e con la certezza, purtroppo matematica, che se e quando i lavori inizieranno ci metteranno, comparabilmente, un tempo nettamente superiore a quanto è stato impiegato, con mezzi ben diversi da quelli attuali, per il ponte sul Garigliano nel XIX secolo.

    Inoltre se in quattro anni si è potuto costruire un ponte come quello sul Garigliano come è possibile, da queste pagine lo abbiamo denunciato più volte, che a distanza di sette anni dal tragico crollo del ponte Morandi a Genova siamo ancora nella situazione per la quale centinaia di viadotti e ponti in Italia non sono stati adeguatamente ristrutturati e rinforzati?

    Tutti coloro che viaggiano sanno che da anni si è fatta la scelta di chiudere, nei punti dove ci sono delle problematiche, una delle corsie per rallentare il traffico di auto e camion, come se rallentandolo diminuisse il carico sui piloni.

    Lavori in corso, veri e falsi, che durano da anni, creando un danno all’economia e alle persone e perciò, di conseguenza, allo Stato.

    Il ministro Salvini ha tempo qualche volta di leggere la storia dei ponti italiani, come quello dell’ingegner Giura, di paragonare l’efficienza del suo ministero a quello dell’epoca borbonica, di occuparsi delle centinaia di ponti e cavalcavia, piccoli e grandi, che aspettano che il suo ministero finanzi, attraverso Regioni e Province, i lavori necessari ed urgenti?

    Possiamo comprendere che Salvini voglia tentare di passare alla cronaca o perfino alla storia come l’uomo che ha realizzato il ponte sullo stretto, lo vedremo noi o i nostri posteri, ma certamente entrerà negli annali come colui che non ha finanziato, per tempo, le opere necessarie in tutta Italia e non ha fatto costruire, né in Sicilia né il Calabria, quelle strade e ferrovie che darebbero un senso alla costruzione del ponte sullo stretto.

  • Priorità

    Con grande enfasi si annuncia l’inizio dei lavori per la realizzazione del ponte sullo Stretto, diventato in questi anni una specie di leggenda.
    Si spendono parole a briglia sciolta con variegate dichiarazioni da: “anche i romani sognavano il ponte“ al “sarà il ponte giù grande del mondo.”
    Resta da spiegare ai cittadini, ai quali si dice che il ponte sarà la vera realizzazione delle pari opportunità in quanto il ponte unisce, il  perché non si siano ancora realizzate in Sicilia le strade e le ferrovie necessarie da decenni, e alle quali il ministro Salvini avrebbe dovuto dare subito la sua attenzione, e che sono super necessarie ai siciliani ed ai calabresi oltre che al resto d’Italia.
    Come in tutte le vicende della vita ci sono delle priorità, Salvini, e di conseguenza il resto del governo, dà priorità alla spettacolarità dell’evento, per passare se non alla Storia vera almeno alla cronaca per molto tempo, invece di rendere subito i trasporti ed i servizi più efficienti mentre ancora mancano quelle azioni necessarie a spezzare il filo rosso che unisce criminalità organizzata e parte dei poteri forti e della politica.

    Il governo Meloni subisce molte critiche ingiuste da parte di coloro che hanno governato l’Italia per molti anni senza risolvere i problemi e senza visione del futuro, ciò non toglie che anche alcuni esponenti di questo governo, in alcune occasioni, pensino più a rendersi visibili con dichiarazioni e provvedimenti impropri che a realizzare in silenzio quello che serve e, fra tutti i problemi, ricordiamo l’urgenza di identificare per Milano un sindaco che riporti la città alla normalità.

  • Annunciati i vincitori dei Premi per l’eccellenza nella sicurezza stradale 2024

    La Commissione ha annunciato i vincitori dei Premi per l’eccellenza nella sicurezza stradale 2024, che riconoscono contributi eccezionali e innovativi alla sicurezza stradale in Europa. Ogni anno i premi vanno ai migliori contributi della comunità della Carta europea della sicurezza stradale – organizzazioni, autorità e aziende – che hanno prodotto risultati significativi per la sicurezza stradale in Europa. Quest’anno i progetti selezionati rientrano nelle seguenti cinque categorie: educazione, motociclismo, utenti vulnerabili della strada, tecnologia e innovazione e sicurezza stradale urbana.

    Di seguito i vincitori del 2024.

    Comune di Bologna, Italia, per l’iniziativa “Bologna Città 30”, incentrata su aree di circolazione a velocità ridotta, zone pedonali e ciclabili e campagne di sensibilizzazione alla sicurezza stradale.

    Consiglio europeo della sicurezza dei trasporti (ETSC), Europa, per il progetto “LEARN!”, che promuove la sicurezza stradale e l’educazione alla mobilità in Europa.

    Kuratorium für Verkehrssicherheit, Austria, per la pionieristica iniziativa sulla sicurezza stradale che ha ridotto gli incidenti motociclistici migliorando la segnaletica stradale nelle curve.

    Axencia Galega de Infraestruturas, Spagna, per l’approccio innovativo alla promozione della mobilità alternativa in Galizia realizzando percorsi pedonali e ciclabili che collegano le aree interurbane.

    Centro per la gestione del traffico della Baviera, Germania, per i suoi sistemi di gestione del traffico all’avanguardia, come i “Semafori del futuro”, per migliorarne la sicurezza e la circolazione.

    La Carta europea della sicurezza stradale, guidata dalla Commissione europea, è la più grande piattaforma della società civile sulla sicurezza stradale, con circa 4 100 membri. I suoi sforzi sono necessari per conseguire l’obiettivo dell’UE “zero vittime”, teso ad azzerare vittime e feriti gravi della strada entro il 2050, soprattutto dal momento che i progressi degli Stati membri sono in fase di stallo (20 400 vittime della strada registrate solo nel 2023) e molti paesi stanno rimanendo indietro rispetto a tale obiettivo.

  • Il governo stanzia 18 milioni per la manutenzione delle strade da parte dei Comuni

    Con decreto del capo del Dipartimento per le opere pubbliche e le politiche abitative del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stata approvata la graduatoria, per l’anno 2023, degli interventi di messa in sicurezza e manutenzione di strade comunali, ammessi al finanziamento a valere sul “Fondo interventi stradali nei piccoli Comuni”. E’ quanto si legge in una nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si tratta di 18 milioni di euro con i quali saranno finanziati 142 progetti, fino a un importo massimo di 150.000 euro ciascuno. Secondo quanto stabilito dalla norma istitutiva del Fondo, limitatamente all’anno 2023, le risorse sono state prioritariamente assegnate ai Comuni, fino a 5.000 abitanti, per i quali, nel medesimo anno, sia stato dichiarato lo stato di emergenza.

    I finanziamenti saranno poi erogati in due soluzioni – continua la nota -. La prima quota, pari al 50 per cento all’atto della stipula del contratto relativo ai lavori. La restante quota solo a seguito della verifica da parte del Dipartimento per le opere pubbliche e le politiche abitative del ministero di tutta la documentazione presentata per la rendicontazione. Matteo Salvini ha espresso “grande soddisfazione” per una scelta concreta “nell’interesse dei territori”.

  • Nuove norme sulle macchine mobili per favorire una circolazione sicura sulle strade pubbliche nell’UE

    La Commissione europea accoglie con favore l’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE relativo all’omologazione per la circolazione su strada e alla vigilanza del mercato delle macchine mobili non stradali. Le nuove norme faciliteranno l’uso sulle strade pubbliche di macchine mobili, tra cui gru, raccoglitrici, carrelli elevatori e spalaneve.

    L’accordo politico segue la proposta della Commissione del 30 marzo 2023 e consoliderà il mercato unico sostituendo 27 legislazioni nazionali diverse con una sola normativa armonizzata, eliminando così gli attuali ostacoli alla libera circolazione delle macchine mobili su strade pubbliche e garantendo al contempo un elevato livello di sicurezza stradale. Il nuovo regolamento ridurrà inoltre gli oneri di conformità e amministrativi, con un risparmio stimato di 846 milioni di € nell’arco di 10 anni.

    Alcuni degli aspetti chiave inclusi nel testo del regolamento concordato ieri sono: un quadro normativo armonizzato per l’omologazione stradale delle macchine mobili con una velocità massima di progetto di 40 km/h, che ne garantisca la libera circolazione e ne faciliti l’uso transfrontaliero all’interno dell’UE; la possibilità della Commissione di adottare requisiti tecnici dettagliati 12 mesi prima dell’entrata in vigore del regolamento; norme e procedure per la vigilanza del mercato di tali macchine mobili in caso di non conformità.

    Il Parlamento europeo e il Consiglio dovranno ora adottare formalmente l’accordo politico. Una volta approvato dai due colegislatori, il regolamento entrerà in vigore 36 mesi dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.

  • Fleximan e l’analisi statistica

    Come sempre l’Italia per ogni argomento si divide tra Guelfi e Ghibellini ed inevitabilmente questo avviene anche per il serial killer degli autovelox. Persino un procuratore della Repubblica ha avuto l’ardire di definire la simpatia di alcune persone nei confronti di Fleximen espressa soprattutto sui social come una possibile apologia di reato

    Nello specifico, tuttavia, la statistica potrebbe aiutare a dipanare la situazione attuale e magari offrire una lettura della attuale situazione.

    Nel nostro Paese sono operativi circa 11.000 autovelox (*) mentre in Francia ve ne sono circa 3.700 ma istallati all’interno di un territorio superiore del 45% a quello dell’Italia. In considerazione del fatto che le comparazioni statistiche andrebbero fatte per sistemi omologhi, la comparazione tra Francia e Italia in su rilevatori e velocità ci porta a considerare i numeri come se in nostro Paese avesse la stessa superficie della Francia.

    In questo caso, allora, gli autovelox sarebbero oltre 15.400, mentre se la Francia avesse la nostra superficie i rilevatori di velocità diventerebbero circa 2500.

    In questa rinnovata analisi gli ultimi dati disponibili indicano come in Francia ci siano 2.947 morti, contro i 2.875 deceduti sul territorio italiano.

    La differenza tra i dati fa emergere quindi come siano poco più del +2,5% i decessi nel paese transalpino. Al contrario, la presenza di rilevatori di velocità in Italia è superiore del +75% rispetto a quanto avviene in Francia.

    Queste due differenze percentuali tra decessi e numero di autovelox dimostra come viene meno l’effetto sui decessi in quanto l’infrazione non viene rilevata istantaneamente da una pattuglia.

    Non è difficile comprendere se anche un ‘auto passa ad una velocità superiore al limite alla guida, gli effetti disastrosi causati da una persona alla giuda oltre i limiti consentiti di alcool, droga, ‘auto non revisionata e senza assicurazione rimangono tali e quali.

    In ultima analisi, la simpatia che Fleximen ottiene non è per una sostanziale anarchia dei cittadini italiani, quanto nata dalla consapevolezza di un utilizzo speculativo del concetto di sicurezza stradale complessivo di cui questi rilevatori sono espressione.

    Le sanzioni erogate da ogni rilevatore di velocità rappresentano una riedizione contemporanea della medioevale decima applicata non sul raccolto ma sul semplice “transito”.

  • Riaprire dossier archiviati e fare le strade che mancano prima di parlare ancora del ponte sullo Stretto

    L’ennesimo incidente mortale sulle strade calabresi neppure questa volta convincerà il ministro Salvini, e quanti purtroppo la pensano come lui, ad occuparsi prima di tutto della sicurezza delle strade facendo partire quelle opere pubbliche da troppi anni promesse e mai realizzate.

    Le strade in Calabria ed in Sicilia o, per meglio dire, le non strade che hanno portato e portano a tanti incidenti e lutti, le reti ferroviarie, praticamente inesistenti, dovrebbero essere il primo pensiero del ministro e del governo che invece dedicano dichiarazioni ed investimenti al progetto del ponte sullo Stretto, cattedrale nel deserto e fonte di altri sprechi ed oscure possibili, probabili situazioni di collusione tra mafia, imprenditoria, politica.

    Forse il ministro Nordio dovrebbe provvisoriamente abbandonare l’idea di una riforma della magistratura e, dopo aver letto anche il libro La verità sul dossier mafia-appalti di Mario Mori e Giuseppe De Donno, riaprire quelle indagini che negli anni non sono state fatte o sono state insabbiate perché è difficile immaginare un Paese che possa crescere quando i lati oscuri di troppo vicende passate possono rendere più che sospette iniziative presenti e future.

    Molte attività lodevoli sono state portate a termine dal governo ma ora è arrivato il momento, per il Presidente del Consiglio, di cominciare a chiedere ad ogni ministro cosa ha fatto fino ad ora il suo dicastero rispetto a diverse urgenze e problemi reali che non sono stati affrontati, partendo proprio dalle strade e ferrovie non realizzate, dai ponti e cavalcavia non messi in sicurezza, dalle tante scuole che restano ancora pericolanti.

    Forse le opposizioni, sempre più scomposte, dovrebbero essere capaci di confrontarsi sulle realtà invece che ripetere tutti i giorni le stesse critiche smentite anche dai dati Istat, ma forse neppure loro sanno cosa serve all’Italia, Calabria e Sicilia in testa.

  • Solo risistemando le tante opere pubbliche l’edilizia diventa viva e dà lavoro

    Il cedimento di un tratto del cavalcavia XXV aprile, alla periferia di Novara, dove ha rischiato di morire la conducente del veicolo precipitato, in parte, nella voragine apertasi improvvisamente nell’asfalto, è l’ennesimo esempio del deterioramento di troppe infrastrutture e della assoluta indifferenza di coloro che sono preposti alle manutenzioni ed ai controlli.

    Dalla caduta del ponte di Genova sono accaduti altri incidenti, fortunatamente meno gravi, ed è stato verificato che molti ponti e cavalcavia sono a rischio con gravi cedimenti. Tuttora, in molti casi, questi tratti, evidenziati come pericolosi, sono transitabili solo in parte ma le opere di rifacimento sono ancora di là da venire o sono eseguite in modo non idoneo come nel caso del cavalcavia XXV aprile, rimasto chiuso per un anno nel 2015, e poi rimodernato e riaperto ed ora parzialmente crollato!

    Fino a quando si continuerà a giocare con la vita? Quando l’accertamento delle responsabilità sarà finalmente rapida ed i processi immediati?

    Si è tanto parlato della necessità, per far ripartire l’economia dopo il covid, di dare impulso all’edilizia e come sempre ci si è dimenticati che questo settore solo con il ripristino di quanto è gravemente ammalorato e pericolante avrebbe da lavorare per anni.

    Altro che 110 che ha portato ad un insano aumento dei costi, veri o presunti, dei materiali e che presto dovrà per forza finire lasciando imprese e lavoratori a casa, è risistemando le tante opere pubbliche che attendono lavori da anni, rifacendo ponti, strade, acquedotti, costruendo case popolari, delle quali c’è urgenza da anni, che l’edilizia diventa viva e dà lavoro e che si eviteranno sciagure annunciate.

  • Una norma per tutelare gli animali che attraversano le strade

    Un emendamento della deputata Carmen Di Lauro (M5S) inserisce una norma a tutela della fauna selvatica nel decreto legge sulle infrastrutture. L’emendamento come riporta AnmviOggi, è stato approvato dalla Commissione Ambiente della Camera e prevede che in fase di progettazione ed esecuzione di infrastrutture di tipo stradale, autostradale e ferroviario si predispongano ‘corsie di attraversamento’ per consentire il passaggio in sicurezza della fauna selvatica nelle aree in cui è maggiore l’incidenza sul territorio. Dopo la conversione in legge del decreto Infrastrutture servirà un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture – di concerto con il Ministero per la transizione ecologica –  per definire le specifiche tecniche destinate ai gestori e finalizzate ad assicurare modalità standardizzate ai fini della progettazione.

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