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  • Logistica sotto stress per le consegne natalizie

    Nel trimestre natalizio le aziende europee vivono il loro “golden quarter”, ovvero settimane in cui la domanda esplode, le linee di produzione accelerano e i magazzini si riempiono fino all’ultimo metro. Secondo lo studio condotto da Effigy Consulting per FedEx Corporation, nel 2024 le spedizioni europee hanno superato i 6,2 miliardi di colli, contro i 5,7 miliardi del 2023. Un incremento che racconta da un lato un mercato in fermento, dall’altro un’infrastruttura logistica sottoposta a una pressione inedita.

    Dietro le luci delle feste e il ritmo serrato delle consegne si nasconde una realtà meno visibile ma cruciale, più merci significa più rischio. Con l’aumento dei volumi i magazzini diventano sempre più verticali e automatizzati per guadagnare spazio e velocità.

    Questo rappresenta senza dubbio un vantaggio competitivo notevole, infatti secondo un’analisi condotta da FSE PROGETTI, un magazzino verticale automatizzato può arrivare fino a quattro volte la capacità utile di una scaffalatura tradizionale, pur occupando la stessa superficie a pavimento. Ma questo aumento di capacità porta con sé un effetto collaterale importante: più prodotti nello stesso spazio significa anche più materiale che può prendere fuoco.

    In pratica il rischio di incendio cresce in proporzione e, di conseguenza, le strutture devono essere progettate per resistere a incendi più intensi, passando da standard di protezione normalmente sufficienti (R 90–R 120) fino a livelli molto più elevati (R 240).

    In questi magazzini automatizzati di nuova generazione, affidarsi solo alle protezioni tradizionali può diventare costoso e poco pratico. Come fare, dunque, a tutelare la sicurezza e l’operatività di queste strutture nel periodo più intenso dell’anno? La soluzione passa da un cambio di prospettiva, ovvero la progettazione ingegneristica della sicurezza antincendio (Fire Safety Engineering, FSE).

    Questo approccio consente di adattare le misure di protezione alla realtà concreta di ogni magazzino, studiando i possibili scenari di incendio e implementando le misure di sicurezza più adatte ad ogni struttura. Così si possono integrare impianti automatici di spegnimento ad alta affidabilità, capaci di garantire un livello di sicurezza anche molto elevato (fino a R 240).
    Un magazzino progettato con criteri ingegneristici non è solo più sicuro, ma è anche più resiliente e affidabile, capace di adattarsi rapidamente ai picchi di attività, prevenire interruzioni e ridurre al minimo i rischi che possano compromettere la continuità operativa. Per le aziende che vivono di tempi certi e performance costanti, questo significa proteggere investimenti importanti, garantire la regolarità delle consegne e mantenere la fiducia dei clienti, soprattutto nei periodi di maggiore pressione come il trimestre natalizio.

    “Quando la domanda esplode e ogni minuto conta, non basta consegnare i pacchi in tempo, bisogna assicurarsi che l’intera catena logistica continui a funzionare senza intoppi. La progettazione ingegneristica della sicurezza antincendio ci permette di pianificare scenari realistici, ridurre i rischi e permettere che le operazioni procedano senza interruzioni, proteggendo al contempo persone, merci e investimenti,” conclude Gianluca Galeotti, presidente di FSE PROGETTI.

  • Vacanze, boomer più decisi nella scelta della meta rispetto alla generazione Z

    Pianificare le vacanze può trasformarsi in un vero e proprio mestiere capace di generare stress. Secondo un’analisi di Vamonos-Vacanze.it, tour operator specializzato in viaggi di gruppo, ogni anno si impiegano in media più di due giorni (circa 54 ore) per scegliere la destinazione delle ferie. Un tempo che può salire sensibilmente a seconda della fascia d’età.

    Quelli della generazione Z, nati tra la seconda metà degli anni ’90 del secolo scorso e la prima metà degli anni 2010, si confermano i più indecisi: impiegano fino a 75 ore l’anno solo per decidere dove andare. Al contrario, i boomer, quelli nati a cavallo tra il 1946 e il 1964, sono decisamente più rapidi, riuscendo a scegliere in “appena” 36 ore.

    Il fenomeno è conosciuto nel mondo anglosassone con l’acronimo «fobo» (Fear of Better Options), la paura di fare la scelta sbagliata senza aver valutato tutte le opzioni disponibili. Un’ansia che colpisce più di quanto si pensi.

    Il 48% delle persone si sente oppresso dall’ansia di decidere dove andare in vacanza, il 45% considera questa decisione una delle più stressanti dell’anno, il 35% si sente sopraffatto dal caos di avere troppe schede aperte su dispositivi digitali ed il 22% ammette di prendere in considerazione 20 o più destinazioni prima di prenotare.

    «È paradossale che un momento pensato per il relax possa diventare una fonte di stress. Per questo cerchiamo di rendere la scelta facile, proponendo pacchetti chiari, tour leader esperti e gruppi omogenei, così da eliminare ogni dubbio e semplificare la vita ai viaggiatori», commentano gli esperti di Vamonos-Vacanze.it che, da sempre attenti alle nuove tendenze del turismo, continuano ad innovare la loro offerta per aiutare chi viaggia a scegliere in modo consapevole e sereno.

  • Chi ha salario e posto fisso si sente stressato

    L’83,4% dei dipendenti italiani ritiene una priorità che il suo lavoro contribuisca al proprio benessere: olistico, fisico e psicologico. Condivide tale priorità il 76,8% dei dirigenti, l’86,1% degli impiegati e il 79,5% degli operai. E anche il 75,0% dei dipendenti tra 18 e 34 anni, l’85,7% tra 35 e 54 anni, l’88,4% dai 55 anni in su.

    Lo rileva l’ottavo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato in collaborazione con Eudaimon, con il contributo di Credem, Edison, Michelin e OVS. Il 31,8% dei lavoratori dipendenti ha provato sensazioni di esaurimento, di estraneità o comunque sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro, cioè forme di burn-out. Tale stato psicologico coinvolge il 47,7% dei giovani, il 28,2% degli adulti, e il 23,0% dei dipendenti più anziani.

    Molte le sofferenze sperimentate dai dipendenti poiché il 73,0% ha vissuto situazioni di stress o ansia legate al lavoro; il 76,8% non sempre è riuscito a trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro; il 75,9% si sente spesso sopraffatto dalle responsabilità quotidiane; il 73,9% sente di avere troppa pressione addosso quando lavora.

    Inoltre, il 67,3% ha provato frustrazione per via del mancato supporto da parte del datore di lavoro; il 68,5% sente che in azienda non viene promosso un ambiente lavorativo buono e sano; il 65,0% ha comunque difficoltà a concentrarsi sul lavoro a causa dello stress; il 36,7% è andato da uno psicologo o ha fatto ricorso al counseling a causa del proprio lavoro.

    Tre milioni di dipendenti, annota il Censis, sono affetti dalla ‘sindrome da corridoio’, cioè l’osmosi di ansie e disagi tra lavoro e vita privata, che riduce drasticamente il benessere soggettivo, la qualità della vita e la salute mentale. Il 25,7% dei dipendenti si porta al lavoro i problemi di casa, privati, con effetti negativi sulla performance lavorativa, il 36,1% si porta i problemi lavorativi a casa con effetti negativi sulle relazioni familiari, amicali, ecc.

    Si portano a casa i problemi lavorativi con relativi effetti negativi il 41,0% dei più giovani, il 34,9% degli adulti e il 33,7% dei più anziani. Si portano invece al lavoro i problemi di casa restandone negativamente condizionati, il 22,7% dei dipendenti giovani, il 29,2% dei dipendenti adulti e il 20,6% dei più anziani.

    Il 63,5% dei dipendenti vorrebbe supporto a svolgere attività di meditazione o yoga e aiuto nel ricorrere a uno psicologo, e il 38,2% ritiene che la meditazione lo aiuterebbe a gestire meglio lo stress.

    Per affrontare gli effetti delle sofferenze da lavoro è forte la richiesta di tempo: l’89,4% vorrebbe più tempo per se stessi e le cose che piacciono, l’86,2% per stare di più con amici e parenti, il 78,9% per svolgere attività fisica, il 73,9% per svolgere attività culturali, il 79,0% per potersi riposare. Un buon lavoro fa stare meglio.

    Le dimensioni del lavoro che contano positivamente per il benessere soggettivo sono per il 94,6% dei dipendenti un buon rapporto con superiori e colleghi, cioè un buon clima aziendale, per il 93,1% la possibilità di operare con un certo grado di autonomia, per il 92,2% un riuscito bilanciamento tra vita privata e lavoro, per il 91,6% la flessibilità degli orari, per l’87,6% sentirsi valorizzati in azienda e per il 64,1% lavorare anche in smart working.

  • Il cervello non tiene il ritmo del digitale e chi è iperconnesso finisce sotto stress

    «Siamo così assuefatti all’iperstimolazione che gli intervalli tra uno stimolo e l’altro li avvertiamo come spazi vuoti. Invece sono i momenti in cui le informazioni si consolidano. Se non diamo al nostro cervello il tempo di compiere il processo, tutto quel che ci resta è un flusso di informazioni comprese solo superficialmente». E’ l’avvertimento che Maryanne Wolf, neuroscienziata umanista, lancia nell’ultimo dei suoi saggi, Lettore, vieni a casa, dedicati al funzionamento del cervello che legge.

    «La conoscenza – ha spiegato in un’intervista a Sette – avviene in tre fasi: ogni dato deve essere vagliato, elaborato, e se è abbastanza importante si trasforma in conoscenza, cioè entra a far parte di una raccolta di informazioni acquisite che aiutano a pensare più profondamente. Questo processo in tre fasi ha subito un cortocircuito che ha cambiato la natura dell’attenzione, soprattutto nei bambini: se il cervello non ha tempo sufficiente per passare dalla percezione e dalla comprensione superficiale alla memoria e al consolidamento, non possiamo più analizzare le informazioni per verificarne la verità, o la bellezza: perdiamo l’una e l’altra. La continua ricerca di stimoli non concede spazio alla contemplazione prolungata. Ma l’immaginazione ha bisogno di tempo».

    Sulla stessa lunghezza d’onda, anche lo psichiatra brasiliano Augusto Cury sostiene da tempo che esiste una sindrome da pensiero accelerato strettamente legate all’impiego delle tecnologie digitali. La moltitudine di informazioni che il digitale consente di avere o a cui ci sottopone incide negativamente sulla concentrazione e causa deficit di memoria, a suo dire, provocando un’enorme e sterile velocità di pensieri, la maggior parte inutili. Cury ha diagnosticato anche sintomi della sindrome da lui individuata mancanza di sonno, difficoltà ad addormentarsi, svegliarsi stanchi, avere nodi in gola, disturbi intestinali e persino aumento della pressione sanguigna; eventuali mal di testa o dolori muscolari possono indicare che il cervello è esausto da troppi pensieri e preoccupazioni. Come terapia, Cury propone di parlare ed interagire con le persone, amare la natura e i suoi sapori e ogni tanto, spegnere i dispositivi elettronici come smartphone, tablet e pc.

  • L’energia rinnovabile è l’unico vaccino contro lo stress energetico correlato

    Il ritorno alla vita quotidiana dopo le ferie estive è da sempre motivo di forte stress e in questo 2022 la cosiddetta “sindrome da post vacanze” ha un’ulteriore aggravante: lo stress energetico correlato, ovvero la condizione di malessere fisico, psicologico o sociale causato dal perdurare di richieste pressanti e urgenti di cambiamento, in particolare di riduzione, delle proprie abitudini di consumo energetico. Fenomeno già evidenziato nel 2019 dal filosofo ambientale Glenn Albrecht che definì l’ecoansia come “la sensazione generalizzata che le basi ecologiche dell’esistenza siano in procinto di crollare”.

    “La crisi energetica sta diventando sempre più un’emergenza economica e sociale” spiega Fabio Stefanini, General Manager di Otovo Italia, marketplace dedicato alla vendita online di pannelli fotovoltaici per il mercato domestico. “Dobbiamo impegnarci quotidianamente per ricavare dalle fonti rinnovabili molta più energia di quella che ricaviamo attualmente, sviluppando tutte le tecnologie necessarie. Mai come in questo momento l’energia solare rappresenta una valida alleata contro il rincaro vertiginoso dei costi in bolletta poiché offre a molte famiglie di perseguire sempre più facilmente un’indipendenza energetica con il proprio autoconsumo”.

    Secondo i dati di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, le produzioni da fonte fotovoltaica quest’anno hanno raggiunto valori da record per il mese di luglio (3,5 miliardi di kWh), rappresentando circa il 36% della generazione rinnovabile complessiva. “Noi di Otovo – conclude Stefanini – crediamo fermamente che le energie rinnovabili siano l’unico vaccino contro lo stress energetico, ed è per questo motivo che il nostro obiettivo è quello di installare più impianti fotovoltaici possibili sul tetto di tutti gli italiani”.

    L’impennata del costo dell’energia, legato anche al conflitto russo-ucraino, ci costringe a ridurre i consumi per far fronte ai rincari in bolletta. Nella mente di tutti noi si materializza uno scenario poco rassicurante costellato da provvedimenti drastici, come la riduzione delle temperature negli uffici o delle ore di illuminazione, con molte incognite legate alla sicurezza.

    “Il rientro dalle vacanze quest’anno risulta particolarmente stressante in termini emotivi” spiega Ilaria Merici, Psicologa Psicoterapeuta a Milano. “La preoccupazione di modificare le nostre abitudini sui consumi di acqua, elettricità e gas, genera automaticamente resistenza perché il cambiamento è associato al disagio e alla rinuncia alle comodità. L’incertezza economica e politica aggrava ulteriormente la situazione perché sentiamo il peso di cambiamenti che comporteranno nuove abitudini: credo sia nostra responsabilità fare ognuno la propria parte per affrontare questa nuova difficoltà. Aspettiamo di vedere i risultati prima di preoccuparci e restiamo aperti alla possibilità che non sia così difficile come lo immaginiamo”.

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