Sudan

  • Golpe dei militari in Sudan, arrestato il premier

    I militari hanno preso il controllo della transizione che avrebbe dovuto traghettare il Sudan dal dispotismo del presidente Omar Al Bashir deposto nel 2019 alla democrazia: con un colpo di stato in piena regola, hanno arrestato premier e ministri civili, imposto lo Stato d’emergenza, bloccato internet, assaltato la tv e sparato su manifestanti causando alcuni morti – nella serata del 26 ottobre se ne contavano almeno tre – e oltre 80 feriti. Il tutto fra condanne internazionali e appelli a tornare al coordinamento con i civili.

    Il generale Abdel Fattah Burhan, presidente del Consiglio Militare di Transizione e di fatto già leader del Sudan, ha annunciato lo scioglimento del governo e del Consiglio sovrano paritetico dove sedevano esponenti militari e altrettanti civili, costituendo un sorta di capo di Stato collettivo che stava guidando il Sudan dall’agosto di due anni fa. Oltre al premier, il 63enne economista Abdallah Hamdok, sono stati arrestati e deportati in luoghi sconosciuti anche diversi ministri civili che affiancavano quelli militari nell’esecutivo. Stessa sorte per tutti i rappresentanti civili in seno al Consiglio sovrano. Il 61enne Burhan, finora mostratosi vicino ad Egitto, Emirati ed Arabia Saudita, in un discorso televisivo tenuto in mimetica e basco ha annunciato stato di emergenza, coprifuoco, sospensione di alcuni articoli della Costituzione e la formazione di un nuovo esecutivo “indipendente” e “rappresentativo” per “correggere la transizione”. Oltre all’annuncio del cambio di diversi governatori, il generale ha confermato “elezioni libere” come previsto per la fine del 2023, anno in cui ci dovrebbe essere il passaggio del potere a un governo eletto. Nella penultima settimana di ottobre Hamdok aveva annunciato che il passaggio a un potere pienamente civile sarebbe avvenuto entro il 17 novembre, come chiesto da parte della piazza. E questo dopo che un fallito golpe tentato a settembre da nostalgici del trentennale dittatore islamista Bashir aveva spinto i militari a chiedere un rimpasto di governo.

    Il premier, dapprima messo ai domiciliari, è stato deportato con la moglie per essersi rifiutato di appoggiare il golpe e aver invece istigato i manifestanti a protestare, seppur pacificamente. Fra pneumatici in fiamme e strade bloccate con vari ostacoli, i dimostranti hanno però cercato di marciare vicino al quartier generale delle forze armate, situato nel centro della capitale Khartoum e protetto da giorni con nuovi blocchi di cemento: i militari hanno sparato e lanciato lacrimogeni. Il bilancio provvisorio di almeno 3 morti e oltre 80 feriti è stato fornito dall’Associazione dei medici sudanesi.

    “Condanno il colpo di stato militare in corso in Sudan. Il primo ministro Abdalla Hamdok e tutti gli altri funzionari devono essere rilasciati immediatamente”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. La Farnesina, nell’esprimere “preoccupazione”, ha auspicato che con il contributo di Ue, Unione africana e altri ed organismi regionali si possa tornare al più presto allo spirito del processo di transizione democratica in Sudan, sostenuto dalla comunità internazionale. L’Unione Africana ha chiesto il rilascio di Hamdok e degli altri esponenti arrestati, oltre a una “ripresa immediata delle consultazioni fra civili e militari”. “Molto allarmati” per questo sviluppo si sono detti anche gli Usa. Il Sudan è sempre stato sotto il giogo di militari e islamisti durante tutti i 65 anni della propria indipendenza e ora la principale confederazione di sindacati sta esortando alla “disobbedienza civile a allo sciopero totale fino alla sconfitta dei golpisti”.

  • Sudan’s prime minister warns of risk of chaos, civil war

    KHARTOUM, June 15 (Reuters) – Sudan’s prime minister warned on Tuesday of the risk of chaos and civil war fomented by loyalists of the previous regime as he sought to defend reforms meant to pull the country out of a deep economic crisis and stabilise a political transition.

    Abdalla Hamdok made the comments in a televised address days after young men carrying clubs and sticks blocked roads in the capital Khartoum following the removal of fuel subsidies.

    Hamdok’s government serves under a fragile military-civilian power-sharing deal struck after a popular uprising spurred the army to overthrow veteran leader Omar al-Bashir in April 2019.

    The transition is meant to last until the end of 2023, leading to elections.

    “The deterioration of the security situation is mainly linked to fragmentation between components of the revolution, which left a vacuum exploited by its enemies and elements of the former regime,” Hamdok said.

    He said that without reform of Sudan’s sprawling security sector, which expanded under Bashir as he fought multiple internal conflicts, Sudan will continue to face internal and external threats.

    “These fragmentations can lead us to a situation of chaos and control by gangs and criminal groups, just as it can lead to the spread of conflict among all civilian groups and might lead to civil war.”

    Though Sudan has won international praise for economic reforms since Bashir’s fall and has made progress towards debt relief, many Sudanese face food shortages or have struggled to make ends meet as prices have soared over the past year.

    Inflation hit 379% in May and electricity or water outages occur daily.

    While roadblocks have often been used in protests triggered by economic or political grievances since 2018, a Reuters witness saw more aggression around the barriers set up in recent days.

    The state government said police and prosecutors would deal with what it called the gangs involved in blocking the roads, but there appeared to be little police presence on the streets.

  • US removes Sudan from terror sponsors list

    The United States on Monday removed Sudan from its blacklist of state sponsors of terrorism after nearly three decades.

    “The congressional notification period of 45 days has lapsed and the Secretary of State has signed a notification stating rescission of Sudan’s State Sponsor of Terrorism designation is effective as of today (December 14), to be published in the Federal Register”, the US Embassy in Khartoum said in a Facebook post.

    The US blacklisted Sudan in 1993, accusing the regime led by former president Omar al-Bashir of supporting terrorist organisations. Bashir, who was ousted by protests last year, had links with Al-Qaeda founder Osama bin-Laden.

    Washington accused Khartoum of supporting al-Qaeda and of helping it bomb the US embassies in Dar Es Salaam, Tanzania and Nairobi, Kenya in 1998 and to attack the USS Cole off the port of Aden in 2000. In return for being delisted, Sudan’s transitional government has agreed to pay €275 million to survivors of the attacks and the victims’ families.

    Relations between the US and Sudan have warmed after Sudan’s transitional government, which took over last year, agreed to recognize Israel, a major goal for outgoing US president Donald Trump, who in October announced that he was delisting Sudan.

    “We have been liberated from the global blockade which we were forced into by the behavior of the ousted regime”, Sudan’s prime minister Abdalla Hamdok said in a statement.

    Removal from the list will allow Sudan to seek financing from international lenders and negotiate relief on $60 billion in foreign debt.

  • Cominciato il processo contro l’ex Presidente del Sudan al-Bashir

    E’ iniziato il processo contro Omar al-Bashir, presidente del Sudan per oltre trent’anni, per il colpo di stato militare che lo ha portato al potere il 30 giugno 1989. Bashir, già accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità per il sanguinoso intervento in Darfur, era stato costretto a lasciare il potere nel 2019 a seguito delle proteste iniziate alla fine del 2018. Ad agosto era stato formato un governo unitario composto da funzionari dell’esercito e civili.

    Con Bashir sono stati mandati a processo anche più di venti ex funzionari che hanno prestato servizio nel suo governo. Insieme agli ufficiali, l’ex presidente è accusato di aver pianificato il colpo di stato in cui l’esercito ha arrestato i leader politici del Sudan, sospeso il parlamento, chiuso l’aeroporto e annunciato il rovesciamento alla radio. Bashir è già stato condannato per corruzione. Potrebbe essere condannato a morte se ritenuto colpevole del suo ruolo nel colpo di stato. Il processo è stato sospeso fino all’11 agosto per essere ripreso in un tribunale più grande dove più avvocati e familiari di imputati potranno partecipare.

  • South Sudan rebels reject president’s peace deal

    South Sudan rebels rejected the government’s peace offer to reduce the number of states and create three administrative areas in the country, aiming to pave the way for a unity government.

    The country’s president Salva Kiir had said he would compromise by cutting the current 32 regional states back down to the original 10, which is one of the major demands of the rebels. The number of states is controversial because the borders will determine the divisions of power in the country.

    However, Kiir also included three “administrative areas” of Pibor, Ruweng and Abyei. Rebel chief Riek Machar said he opposed the idea of three areas, saying it “cannot be referred to as reverting to 10 states” and “as such cannot be accepted”: “We therefore call upon President Kiir to reconsider this idea of creating administrative areas”, Machar said.

    Kiir said returning to a system of 10 states was a “painful decision but a necessary one if that is what brings peace”. The most controversial of the three proposed areas is the oil-rich Ruweng, in the north.

    Kiir and Machar agreed on a peace deal in 2018. However, they now face international pressure, including by the United States, to resolve their differences before a deadline set till 22 February.

  • Il Qatar compra un porto del Sudan e spaventa i suoi vicini arabi

    Il Qatar ha siglato un accordo da 4 miliardi di dollari per il porto di Suakin, sulla costa sudanese del Mar Rosso a pochissima distanza dall’Arabia Saudita. Oggetto di attenzione anche della Turchia (all’epoca dell’impero ottomano era l’hub forse più importante per il mercato degli schiavi), il porto desta le preoccupazioni di Arabia Saudita ed Emirati, che hanno disposto l’embargo nei confronti del Qatar. L’acquisizione potrebbe infatti portare alla creazione di una serie di basi militari visto che Sudan, Turchia e Qatar condividono più di un progetto di sviluppo ed una certa visione dell’islamismo politico che foraggia il jihadismo salafita. L’influenza di Doha sul Sudan è testimoniata da alcune circostanze: alla fine di marzo scorso l’Eritrea ha accusato Qatar e Sudan di aver schierato caccia al confine e di foraggiare un nuovo hub jihadista: il governo eritreo ha accusato apertamente Doha di finanziare i sostenitori del religioso islamista radicale Mohammed Jumma (nella nota del governo eritreo si parla apertamente di ”un’area nascosta per organizzare attività politiche e militari e per addestrare i loro militanti. Il finanziamento delle loro attività è garantito dall’ambasciata del Qatar a Khartoum’’). Il Qatar, dice ancora il governo eritreo, avrebbe inviato tre aerei da combattimento Mig alle forze di difesa sudanesi che sono state dispiegate a Kassala, al confine tra l’Eritrea e il Sudan, alla cui guida c’erano due qatarioti ed un etiope.

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