Sudan

  • South Sudan rebels reject president’s peace deal

    South Sudan rebels rejected the government’s peace offer to reduce the number of states and create three administrative areas in the country, aiming to pave the way for a unity government.

    The country’s president Salva Kiir had said he would compromise by cutting the current 32 regional states back down to the original 10, which is one of the major demands of the rebels. The number of states is controversial because the borders will determine the divisions of power in the country.

    However, Kiir also included three “administrative areas” of Pibor, Ruweng and Abyei. Rebel chief Riek Machar said he opposed the idea of three areas, saying it “cannot be referred to as reverting to 10 states” and “as such cannot be accepted”: “We therefore call upon President Kiir to reconsider this idea of creating administrative areas”, Machar said.

    Kiir said returning to a system of 10 states was a “painful decision but a necessary one if that is what brings peace”. The most controversial of the three proposed areas is the oil-rich Ruweng, in the north.

    Kiir and Machar agreed on a peace deal in 2018. However, they now face international pressure, including by the United States, to resolve their differences before a deadline set till 22 February.

  • Il Qatar compra un porto del Sudan e spaventa i suoi vicini arabi

    Il Qatar ha siglato un accordo da 4 miliardi di dollari per il porto di Suakin, sulla costa sudanese del Mar Rosso a pochissima distanza dall’Arabia Saudita. Oggetto di attenzione anche della Turchia (all’epoca dell’impero ottomano era l’hub forse più importante per il mercato degli schiavi), il porto desta le preoccupazioni di Arabia Saudita ed Emirati, che hanno disposto l’embargo nei confronti del Qatar. L’acquisizione potrebbe infatti portare alla creazione di una serie di basi militari visto che Sudan, Turchia e Qatar condividono più di un progetto di sviluppo ed una certa visione dell’islamismo politico che foraggia il jihadismo salafita. L’influenza di Doha sul Sudan è testimoniata da alcune circostanze: alla fine di marzo scorso l’Eritrea ha accusato Qatar e Sudan di aver schierato caccia al confine e di foraggiare un nuovo hub jihadista: il governo eritreo ha accusato apertamente Doha di finanziare i sostenitori del religioso islamista radicale Mohammed Jumma (nella nota del governo eritreo si parla apertamente di ”un’area nascosta per organizzare attività politiche e militari e per addestrare i loro militanti. Il finanziamento delle loro attività è garantito dall’ambasciata del Qatar a Khartoum’’). Il Qatar, dice ancora il governo eritreo, avrebbe inviato tre aerei da combattimento Mig alle forze di difesa sudanesi che sono state dispiegate a Kassala, al confine tra l’Eritrea e il Sudan, alla cui guida c’erano due qatarioti ed un etiope.

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