surgelati

  • Le famiglie europee sprecano alimenti surgelati per 624 euro l’anno

    Un miglior utilizzo degli alimenti surgelati può far risparmiare alle famiglie europee fino a 624 euro l’anno, secondo quanto emerge dalla seconda edizione di Frozen in Focus, report annuale presentato da Findus, parte del Gruppo Nomad Foods, leader del settore surgelati in Europa, che ha coinvolto 10.750 adulti in Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Svezia e Croazia.

    Secondo lo studio, una famiglia europea su due getta ogni mese verdure fresche non consumate, mentre meno di 3 su 10 fanno lo stesso con quelle surgelate. Un dato che evidenzia il ruolo che una gestione più efficiente degli alimenti può avere nella riduzione dello spreco domestico e nel contenimento della spesa delle famiglie. I risultati si inseriscono in uno scenario di crescente pressione sui sistemi alimentari europei, in cui cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche ed evoluzione delle normative stanno rendendo più instabili le filiere. Secondo la FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ogni anno nel mondo circa 526 milioni di tonnellate di alimenti vengono sprecate a causa di sistemi di refrigerazione insufficienti, pari a circa il 12% dello spreco alimentare globale. In questo contesto, i prodotti surgelati possono rappresentare un alleato concreto nella lotta al food waste, grazie alla lunga conservabilità, alla porzionatura flessibile e alla possibilità di utilizzare solo ciò che serve, quando serve.

    Lo studio evidenzia un diffuso gap percettivo: permangono alcune percezioni che attribuiscono ai prodotti freschi un maggiore valore nutrizionale rispetto ai surgelati. Ad esempio, a livello europeo, il 65% ritiene che le patate fresche siano più nutrienti di quelle surgelate, mentre il 63% pensa lo stesso per pesce e pollo. Una convinzione diffusa anche nel nostro Paese: il 62% degli italiani considera le patate fresche più nutrienti delle equivalenti frozen, percentuale che sale al 63% nel caso del pesce e persino al 66% per il pollo.

    Sul fronte degli sprechi, l’Italia mostra però risultati migliori rispetto alla media europea: se il 46% degli europei dichiara di buttare ogni mese verdure fresche non consumate, la quota scende al 39% nel nostro Paese. Inoltre, oltre un italiano su due (53%) afferma di non gettare mai le verdure surgelate, contro il 42% a livello europeo. Quasi la metà degli italiani (48%) riconosce inoltre che un maggiore utilizzo dei surgelati in cucina possa contribuire a ridurre lo spreco alimentare.

    “I prodotti surgelati possono rappresentare un alleato concreto per aiutare le famiglie a gestire meglio la spesa e ridurre gli sprechi alimentari, senza rinunciare alla qualità e al valore nutrizionale degli alimenti”, commenta Renato Roca, Country Manager Italia di Findus. “In un contesto in cui il costo della vita continua a incidere sulle scelte di acquisto, è importante promuovere una cultura alimentare sempre più consapevole, nella quale fresco e surgelato convivano valorizzando le caratteristiche e i benefici di entrambe le categorie. Grazie alla lunga conservabilità e alla possibilità di utilizzare solo ciò che serve, i surgelati rappresentano una soluzione pratica per contribuire a un’alimentazione più sostenibile”.

    A livello europeo, il 36% dei consumatori dichiara di utilizzare già i prodotti surgelati per risparmiare denaro, a conferma del ruolo del frozen come alleato concreto nella gestione della spesa alimentare.

  • I consumi di surgelati in Italia hanno superato il milione di tonnellate

    Gli alimenti surgelati sono sempre più apprezzati dagli italiani, che non solo li consumano in casa abitualmente, ma lo fanno anche fuori dalle mura domestiche. Secondo Iias – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, dell’oltre 1 milione di tonnellate di alimenti surgelati consumati nel 2024, il 36% viene scelto fuori casa (dato comprensivo anche del canale door-to-door e della ristorazione collettiva). Questo risultato certifica la centralità dei frozen food anche nella ristorazione e il loro apprezzamento fuori casa da parte dei consumatori. Il merito sta nelle peculiarità intrinseche di questi alimenti: qualità nutrizionale, praticità, sicurezza, risparmio, antispreco e sostenibilità. Eppure, la ristorazione italiana, da quasi cinquant’anni, è obbligata ad apporre l’asterisco nei menu per indicare la presenza nei piatti di uno o più alimenti surgelati, congelati o abbattuti. Uno strumento che, se da una parte fornisce al consumatore una informazione in più (peraltro parziale e non precisa, vista la profonda differenza fra la surgelazione di tipo industriale e le varie forme di congelamento/abbattimento “fai da te”), dall’altra rischia di dare una connotazione negativa e fuorviante a un prodotto alimentare di indiscussa qualità.

    La ristorazione italiana sta vivendo un periodo di luci e ombre: se da una parte il 2024 si è chiuso con una spesa da parte dei consumatori di 85 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2023, è altrettanto vero che il dato appare ancora distante dagli 88 miliardi del periodo pre-covid (2019). In calo anche i volumi, con una flessione delle “visite” del 6%, da parte dei consumatori. In questo scenario i volumi di consumo degli alimenti surgelati segnano un dato in controtendenza, con una sostanziale tenuta (+0,1%).

    La diffusione e l’apprezzamento crescente anche fuori casa degli alimenti surgelati ha molteplici cause. La prima è che gli italiani li trovano buoni: secondo un “Blind Taste Test” condotto da AstraRicerche per Iias, che ha messo a confronto alcuni piatti realizzati con ingredienti surgelati vs altri analoghi realizzati con ingredienti freschi, tra il 48% e il 68% degli intervistati ha espresso un voto superiore per il surgelato rispetto al fresco in riferimento a qualità, gusto, freschezza e consistenza percepite.

    La seconda ragione è che oggi un alimento surgelato ha caratteristiche nutrizionali e organolettiche analoghe, se non migliori, dell’equivalente alimento fresco: gli studi scientifici più recenti dimostrano infatti che il frozen, in particolare il pesce e le verdure, mantiene pressoché intatto e a lungo il contenuto di nutrienti, cosa che la semplice refrigerazione non è in grado di fare.

    Nelle sfide sempre più complesse che la ristorazione si trova oggi ad affrontare, il frozen si dimostra un grande alleato. Lo è sicuramente in termini di sicurezza alimentare, perché gli alimenti surgelati sono sicuri dal punto di vista sanitario visto che il sottozero blocca l’attività di microrganismi (enzimi, batteri) che, a temperatura ambiente, minacciano l’integrità di un alimento. Ma lo sono anche in termini di riduzione dello spreco alimentare, tema che investe non solo i consumi domestici ma anche la ristorazione. Secondo lo studio dell’Osservatorio Waste Watcher per Iias, negli ultimi 5 anni, nel nostro Paese, i consumi di frozen food sono aumentati, ma a questa crescita non è corrisposto un analogo aumento del loro spreco, che dal 2021 al 2025, è rimasto stabile e di poco superiore al 2%, a conferma delle preziose virtù intrinseche salva-spreco di questi alimenti.

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