Tasse

  • Bonus bebè e bonus asilo nido, due agevolazioni per le famiglie

    Bonus bebè e contributi per la frequenza agli asili nido sono in vigore da alcuni anni, quindi non parleremo oggi di novità, ma cercheremo di fare un po’ di chiarezza su due opportunità che a volte, per mancanza di informazione, vengono trascurate.

    Il bonus bebè, disciplinato dalla legge n. 190/2014, prevede un assegno mensile per ogni figlio nato tra il 1/1/2015 e il 31/12/2020. L’agevolazione è concessa ai residenti in Italia, purché con cittadinanza italiana, o di uno Stato membro dell’Unione Europea ovvero ai cittadini extraeuropei con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’art. 9 del Dlgs n. 2896/98.

    L’importo riconosciuto varia da un minimo di 960 euro annui, a un massimo di 1.920 euro in funzione dell’ISEE del nucleo famigliare, incrementabili qualora venga richiesto per la nascita di un figlio successivo al primo. Sono agevolate le nascite, così come le adozioni. Il sostegno era erogato fino al compimento del terzo anno di età, ma, per i nati dal 2018 in poi, è stata prevista la riduzione al solo primo anno.

    La domanda va presentata telematicamente all’INPS, allegando il modello ISEE, in mancanza la richiesta verrà processata considerando la fascia massima di reddito. In seguito all’accoglimento della domanda, la somma verrà erogata direttamente dall’INPS, secondo le modalità richieste all’atto della presentazione che possono prevedere l’accredito su conto corrente bancario o postale, libretto postale o carta prepagata con IBAN.

    Il contributo per la frequenza dei bimbi agli asili nido è disponibile dal 1/1/2017 per i nati, o adottati, dall’ 1/1/2016 (L. 232/2016). Come nel caso precedente, la richiesta va inoltrata direttamente all’INPS per via telematica. In questo caso, tuttavia, il contributo è erogato fino ad esaurimento delle risorse in base alla precedenza nella presentazione della domanda che dovrà essere formulata dal genitore che materialmente sostiene la spesa. E’ richiesta la residenza in Italia e la cittadinanza in Italia o in uno Stato dell’Unione Europea o, in alternativa, per i soggetti extracomunitari, il permesso di soggiorno EU per i soggiornanti di lungo periodo.

    L’importo è commisurato al valore ISEE del nucleo famigliare, essendo previsto un minimo di 1.500 euro e un massimo di euro 3.000. La somma sarà erogata solo a seguito della presentazione delle ricevute che attestino il pagamento delle rette scolastiche. Il contributo non sarà cumulabile con la detrazione IRPEF del 19% delle spese sostenute per la frequenza agli asili nido.

    Di seguito trovate il link al portale del cittadino da utilizzare per la presentazione di ambo le domande: https://www.inps.it/search122/ricercaTema.aspx?sTrova=servizi%20online%20per%20il%20cittadino&sCategoria=&sDate=

    Un’ultima precisazione di carattere tecnico: l’inoltro delle domande presuppone il possesso dei codici PIN dell’INPS o dell’identità digitale SPID. Quest’ultima vi consente di interagire con la pubblica amministrazione in modo semplice e sicuro e soprattutto univoco. Non sarà più necessario richiedere e ricordare codici di accesso ai vari siti, potendo effettuare l’accesso tramite SPID.

    Vari enti rilasciano l’identità digitale in modo semplice e immediato, tra cui le poste. Di seguito il link con le principali specifiche: https://www.spid.gov.it/richiedi-spid. Un modo moderno, semplice e sicuro per interagire con la pubblica amministrazione che consiglio a tutti di attivare.

    Segnaliamo, in chiusura, la possibilità di richiedere un bonus di 30 euro per l’acquisto dei seggiolini antiabbandono, obbligatori per il trasporto di tutti i minori di 4 anni, accedendo al sito www.bonuseggiolino.it. L’accesso prevede l’autenticazione tramite SPID.

    Infine, per gli amanti del cinema, si ricorda il bonus tv concesso per l’acquisto di televisori e decoder di nuova generazione idonei alla ricezione di programmi televisivi con i nuovi standard trasmissivi (DVBT 2/HEVC). L’agevolazione, fino ad esaurimento dei fondi stanziati, consiste in uno sconto praticato in fase di acquisto fino ad un massimo di 50 euro ed è circoscritta ai nuclei famigliari con ISEE inferiore ai 20.000 euro che, entro il 31/12/2022 acquisteranno un televisore o un decoder compatibile con i nuovi standard.

  • Bonus facciate 2020

    Un’interessante opportunità contenuta nella legge di bilancio 2020, per una larga parte di contribuenti, è costituita dal bonus facciate 2020.

    Disciplinata dai commi da 219 a 224 della legge 160/2019, la nuova agevolazione prevede una detrazione del 90% dall’imposta lorda delle spese sostenute per il recupero o il restauro della facciata esterna degli edifici. Al di là della descrizione, la norma è di portata molto ampia, essendo ricompresi anche i lavori di sola pulitura o tinteggiatura della facciata.

    Più specificatamente, il comma 221 identifica, quali destinatari dell’agevolazione, gli interventi sulle strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi. Ove non ci si limiti alla pulitura o tinteggiatura, ma si eseguano interventi di rifacimento dell’intonaco su una superficie di almeno il 10% della facciata, sarà necessario rispettare i requisiti di efficienza energetica affiancando, così, il bonus facciate all’ecobonus che, tuttavia, saranno alternativi tra loro con riferimento alla medesima spesa. In pratica, in quest’ultimo caso, il contribuente dovrà scegliere quale agevolazione adottare. Resta salva la possibilità di cumulare le detrazioni se riferite a interventi differenti.

    Da un punto di vista soggettivo, la norma si rivolge sicuramente ai contribuenti IRPEF, ma dovrebbe essere estesa anche ai soggetti IRES, in aderenza al dettame letterale che parla di detrazione dall’imposta lorda, senza alcuna limitazione in merito.

    Da un punto di vista oggettivo, invece, il bonus è riconosciuto per gli interventi sulle strutture opache della facciata, sui balconi, ornamenti, marmi e fregi, nonché alla semplice pulitura o tinteggiatura effettuati su edifici localizzati in zona A e B di cui al decreto dei lavori pubblici n. 1444 del 2 aprile 1968. Più nello specifico, trattasi degli agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale (zone A) ovvero delle altre parti del territorio totalmente o parzialmente edificate in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5% della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore a 1,5 mc/mq. Resteranno pertanto esclusi alcuni edifici che potranno comunque beneficiare, al bisogno, della detrazione IRPEF del 50% prorogata anche per il 2020.

    Il bonus spetta per tutte le spese agevolabili sostenute nel 2020 secondo il principio di cassa. Pertanto, spese deliberate nel 2019 ma eseguite e pagate nel 2020 dovrebbero poter beneficiare del nuovo bonus. L’agevolazione, pari al 90% del costo sopportato e regolarmente pagato, potrà essere detratto dall’imposta sui redditi in dieci rate costanti.

    Per fruirne occorrerà effettuare il pagamento secondo i noti metodi tracciati che prevedono l’utilizzo di un particolare tipo di bonifico bancario in cui andranno specificati correttamente la causale, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale del destinatario del bonifico.

    Stante l’ampia portata e l’elevata percentuale di agevolazione sarà opportuno che tutti gli amministratori di condominio verifichino le condizioni oggettive dell’immobile e sottopongano all’assemblea la volontà di effettuare i lavori agevolabili, magari anche anticipando i tempi originariamente previsti per le manutenzioni. Quanto detto al fine di consentire ai condomini di fruire delle lecite detrazioni e di scongiurare l’insorgere di contestazioni future per la mancata fruizione del bonus in oggetto.

    Specularmente, in caso di inerzia degli amministratori, sarà opportuno che i condomini si muovano proattivamente per sollecitarli a sottoporre all’assemblea l’esecuzione dei lavori agevolabili.

    Il 90% di detrazione è veramente un’occasione ghiotta per manutenere le facciate esterne degli edifici quasi a costo zero, sarebbe un peccato perderla per disinformazione.

  • La flessibilità, da volano a causa della mancata crescita

    Dall’ultima rilevazione statistica pubblicata dall’Istat emerge evidente come oltre il 16.6% dei lavoratori dipendenti risulti assunto a tempo determinato. Quindi, in un contesto di oltre diciotto milioni di dipendenti circa tre milioni possiedono un arco temporale di “programmazione” del proprio futuro molto limitato in quanto titolari di un contratto a tempo determinato. Va infatti ricordato come una delle cause per le quali aumentano i depositi presso i conti correnti in banca e contemporaneamente calano i consumi in generale venga indicata nel fattore di incertezza del quale il contratto a tempo determinato ne rappresenta la massima espressione.

    In un simile contesto anche la crescita di un punto di Pil con una struttura del lavoro così organizzata si tradurrebbe inevitabilmente in ulteriore decrescita dei consumi in quanto espressione di precarietà ed incertezza del futuro. In altre parole, se la battaglia competitiva di un mercato globale costringe ad una inevitabile compressione dei costi risulta, come logica conseguenza, che quando questa superi una certa soglia di ricorso a contratti “atipici” la crescita rimanga un valore senza conseguenze efficaci e durature. Non si traduce, cioè, lo sviluppo economico in quel benessere diffuso che a sua volta diventa volano di crescita esso stesso.

    Viceversa esistono modelli di sviluppo di aziende estere che operano in Italia e sono portatrici di vera innovazione nella organizzazione e strategia aziendale e soprattutto non fini a se stesse (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/27/svizzera-e-toscana-i-modelli-di-sviluppo-richemont/).

    Ovviamente questi modelli di grandi compagnie internazionali francesi e svizzera già operativi in Toscana rappresentano scelte progettuali che richiedono investimenti negli  anni precedenti e che solo ora stanno dando i loro frutti: la sintesi evidente di una reale strategia di sviluppo complessivo.

    Modelli che forse non possono venire applicati in tempo reale alle imprese italiane ma senza alcun dubbio possono indicare la direzione generale e corretta al fine di assicurare lo sviluppo e contemporaneamente il benessere alla più ampia fascia di popolazione, in particolar modo per la produzione italiana che si posiziona nel contesto internazionale nella fascia medio alta come espressione del miglior made in Italy.

    Inoltre, questo asset contrattuale del lavoro italiano di fatto ridicolizza ogni ricetta proposta della classe politica italiana che ponga al centro l’aumento della spesa pubblica per infrastrutture. Un ulteriore aumento della spesa pubblica determinerebbe un ulteriore aumento del ricorso ai contratti a tempo determinato.

    Quindi la sola riduzione della pressione fiscale sul reddito da lavoro, decisamente altra cosa rispetto ai bonus fiscali (vere elemosine elettorali) del governo Renzi come di quello attuale, rappresenta la via per riportare, specialmente nel settore industriale, la convenienza strategica di un contratto a tempo indeterminato, l’unica  via per assicurare crescita economica e benessere reale per un paese.

  • Compensazione dei crediti di imposta a ostacoli

    Con il 2020 sembra concluso un processo iniziato qualche anno fa che ha imposto oneri sempre più complessi e penalizzanti nei confronti dei contribuenti e dei loro professionisti per il lecito utilizzo delle proprie posizioni creditorie nei confronti del fisco.

    Le norme di riferimento sono da individuarsi nel Dlgs 241/1997, agli articoli 17 e 17 bis che disciplinano l’istituto dei versamenti e delle relative compensazioni.

    Prima di addentrarci nella disciplina specifica e nei vincoli da rispettare giova ricordare che, a seguito dell’introduzione di norme “anti evasione”, si sono generate posizioni fisiologicamente a credito: si pensi al reverse charge IVA il cui ambito di applicazione è stato esteso in deroga alla normativa europea o all’introduzione dello split payment per le transazioni nei confronti della pubblica amministrazione.

    Si ricordi ancora, che il sistema degli acconti d’imposta può generare posizioni a credito per il semplice fatto che il reddito dichiarato risulti inferiore a quello dell’anno precedente (in tal senso sarà opportuno, ancora più che in passato, valutare con attenzione il reddito previsto per l’anno successivo al fine di adeguare di conseguenza il versamento degli acconti richiesti),così come quello delle ritenute d’acconto,essendo operate sui fatturati complessivi dei lavoratori autonomi che spesso ne risultano incisi in misura eccessiva rispetto al reddito realizzato al netto dei costi subiti.

    In un mondo perfetto questi crediti dovrebbero essere resi immediatamente disponibili al contribuente,affinché possano essere reimmessi nel sistema, contribuendo a finanziare investimenti e a sostenere i consumi. In Italia, dove si è diffuso pericolosamente il fenomeno dell’utilizzo di crediti inesistenti, così purtroppo non avviene. Ancora una volta, il malcostume di “pochi” ha portato al varo di norme molto penalizzanti per tutti.

    Vediamo cosa succede. In primis tutti gli F24 in cui siano presenti compensazioni (indipendentemente che siano presentati da titolari di partita IVA o privati cittadini) dovranno essere trasmessi attraverso i sistemi messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate (ENTRATEL o FISCONLINE). Non sarà possibile la presentazione telematica tramite i canali bancari. Probabilmente, questo il mio pensiero, le banche avranno fatto pressioni per ridurre un lavoro scarsamente remunerativo, rendendo,così, più oneroso quello dei contribuenti che dovranno utilizzare i suddetti canali telematici ufficiali, a volte con procedure meno intuitive, o dovranno rivolgersi ai propri intermediari, supportandone i relativi costi.

    I crediti relativi a IVA, imposte sui redditi e relative addizionali, imposte sostitutive delle imposte sui redditi e IRAP sono soggetti allo sbarramento di 5.000 euro. Significa che l’utilizzo di detti crediti in compensazione, per importi eccedenti tale soglia, sarà possibile solo previa apposizione del visto di conformità da parte di un professionista abilitato e solo decorsi 10 giorni dal regolare invio della dichiarazione.

    Si ricorda inoltre che, pur nel rispetto di tutti gli adempimenti richiesti, in base all’art. 37 comma 49-ter del DL 223/2006, introdotto nel 2017, l’Agenzia delle entrate può sospendere fino a 30 giorni l’esecuzione dei modelli F24 contenenti compensazioni che presentino “profili di rischio”. I criteri di blocco sono molto vaghi e quindi ampia discrezionalità è demandata all’amministrazione finanziaria. In caso di scarto del modello, i pagamenti si hanno per non eseguiti esponendo il contribuente alle sanzioni per tardivo pagamento (30%) oltre a quelle per lo scarto (5%, massimo 250 euro) laddove questo sia effettivamente giustificato da tentativi di violare la normativa descritta (o almeno così è auspicabile che venga interpretata la norma).

    Ricordiamo infine che, nell’ambito dei rapporti di appalto connaturati da prevalenza di manodopera eseguiti presso la sede del committente con l’utilizzo di beni strumentali a quest’ultimo riconducibili, le ritenute operate e i contributi previdenziali devono essere pagati escludendo, a determinate condizioni, la possibilità di compensare i propri crediti di imposta (per approfondimenti in merito si rimanda al contributo specifico pubblicato in data 20 gennaio 2020).

    Tutti i meccanismi descritti comporteranno, senza meno, difficoltà nell’utilizzo dei crediti con notevoli risvolti negativi nei flussi finanziari disponibili per il sistema economico. I contribuenti saranno costretti ad anticipare l’invio delle proprie dichiarazioni con il rischio, visti i consueti chiarimenti e aggiornamenti software forniti a ridosso delle scadenze, di dover integrare i modelli inviati. Ancora una volta l’intento antifrode è condivisibile, ma l’onere sopportato dalla collettività estremamente elevato.

  • Detrazioni Irpef consentite solo se si evita di pagare in contante

    Tutte le spese che possono essere detratte dalla dichiarazione Irpef non dovranno essere pagate in contante. La novità è stata introdotta con la legge di bilancio 2020 ed è scattata dal primo gennaio, anche se le spese sostenute quest’anno dovranno essere presentate nella dichiarazione dei redditi nel 2021.

    Un dossier che accompagna il provvedimento stima una riduzione della spesa per ‘rimborsi’ con le nuove modalità pari a 496 milioni di euro anche se lo stesso governo sembra pensare che il cambiamento possa indurre molti in errore e trovarsi nella situazione di vedersi negata la restituzione del 19% della somma spesa.

    In base alla nuova normativa, lo sconto spetta solo a chi paga con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento tracciabili. Chi utilizza altri metodi, per quanto in buona fede e nell’ignoranza della legge, fa solo un favore all’amministrazione pubblica e non potrà farsi restituire le somme che pure avrebbe potuto evitare di pagare allo Stato grazie alla detrazione.

    Le spese che potranno essere portate in detrazione attendendosi alle modalità prescritte dalla legge sono quelle relative a mutui ipotecari per acquisto immobili, istruzione, cerimonie funebri, assistenza personale, attività sportive per ragazzi, intermediazione immobiliare, canoni di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede, erogazioni liberali, spese relative a beni soggetti a regime vincolistico, spese veterinarie, premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni; acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale.

    Per tutti questi esborsi la norma contenuta nella manovra prevede che ”ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef ndr), la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19%” spetta ”a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento” elettronici. Unica eccezione sono ”le detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale”. Nella legge di bilancio non è stato precisato quali saranno i documenti che dovranno essere presentati in occasione della dichiarazione dei redditi, visto che i dettagli tecnici dovranno essere definiti dall’Agenzia delle entrate.

  • Legge di bilancio 2020: cambia nuovamente il regime forfettario

    Il presente articolo rappresenta il primo di una serie di contributi che vorrei dedicare alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2020 (L. 160 del 27/12/2019) che ritengo possano avere maggior impatto sui contribuenti e quindi possano destare maggior interesse.

    Analizzeremo oggi il regime forfettario di cui alla legge 190/2014 che è stato oggetto, negli anni, di vari maquillages che ne avevano esteso la portata applicativa, per giungere alla versione attuale che ne ridimensiona la diffusione aumentando le cause di esclusione.

    In proposito, dal 1 gennaio 2020, il regime forfettario sarà applicabile dagli imprenditori ed esercenti arti professioni purché, nell’anno precedente (quindi, 2019 con riferimento al 2020) abbiano conseguito ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro e abbiano sostenuto spese per lavoro dipendente per importi non superiori a 20.000 euro. Quest’ultimo limite è stato reintrodotto dalla recente legge di bilancio discriminando, ingiustamente a nostro parere, le attività con più intenso utilizzo di manodopera e quindi con possibili ricadute negative in termini occupazionali.

    E’ preluso l’accesso al regime, come in precedenza, nel caso di esercizio di attività che prevedano regimi speciali iva, in caso di residenza fiscale estera (salvo alcuni particolari casi) e compimento in via esclusiva o prevalente di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi. Ritengo quest’ultima fattispecie più di scuola che altro, essendo alquanto improbabile rispettare i limiti di fatturato previsti cedendo fabbricati.

    Sono impossibilitati ad accedere al regime anche coloro che posseggano contemporaneamente redditi da partecipazione in società di persone, associazioni o imprese familiari. E’ altresì causa di sbarramento, introdotta con evidenti scopi anti elusivi, il controllo (diretto o indiretto) di società a responsabilità limitata o di associazioni in partecipazione che esercitino attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dal contribuente. A tal proposito, a titolo di esempio, nulla osta all’applicazione del regime forfettario al commercialista che controlli una società a responsabilità limitata operante nel settore della ristorazione.

    Con analogo spirito anti elusivo, nel 2018, in fase di revisione del regime, era già stata introdotta la norma (oggi confermata) che escludeva la possibilità di adire al regime laddove l’attività fosse esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere, o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi di imposta. La causa non opera in caso di pensionamento obbligatorio o laddove la cessione del rapporto sia avvenuta anteriormente ai due periodi di imposta.

    Con la legge di bilancio 2020 è stata reintrodotta la condizione ostativa di accesso al regime qualora il contribuente, nell’anno precedente, abbia conseguito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro. Nulla osta in caso di cessazione del rapporto di lavoro nell’anno precedente purché non ne sia intervenuto uno nuovo ancora in essere al 31 dicembre o non si siano conseguiti redditi da pensione.

    Anche con riferimento a questa soglia di sbarramento, sinceramente, non si ravvisa la ratio della norma apparentemente introdotta con il solo intento di impedire l’accesso al regime di vantaggio in concomitanza con il possesso di redditi da lavoro dipendente oltre soglia. A tal proposito, forse, non si sono valutati attentamente gli effetti sulla propensione ad adottare comportamenti tesi all’evasione delle imposte, o alla rinuncia all’attività, dettati dall’impossibilità di aderire al regime forfettario.

    Regime forfettario che non solo prevede una tassazione sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività) ma che consente notevoli semplificazioni amministrative e contabili il cui appeal è forse maggiore del rapporto di tassazione. Si pensi all’esclusione da tutti gli adempimenti IVA e IRAP nonché dagli ISA.

    La sommatoria degli effetti, maggior tassazione dettata dal cumulo dei redditi e maggiori oneri amministrativi, nonché la soggezione agli indici di affidabilità fiscale (ISA), che spesso in condizioni di esercizio di attività marginali potrebbero dare risultati non sufficienti, potrebbero essere un valido incentivo a tentare di occultare le prestazioni eseguite con evidenti danni per l’erario e la collettività intera. Specularmente, i contribuenti più virtuosi e meno avvezzi a comportamenti illeciti, potrebbero essere disincentivati a intraprendere attività in mancanza di accesso al regime forfettario per l’eccessivo carico fiscale che ne deriverebbe e per gli adempimenti amministrativi richiesti con analoghe conseguenze negative in termini di gettito per l’erario e per la collettività che ne risulterebbe impoverita.

    A parte queste considerazioni personali, che spero siano smentite nei fatti, i pensionati e i lavoratori dipendenti siano avvisati: al conseguimento di redditi superiori ai 30.000 euro l’accesso al regime forfettario per l’eventuale attività di lavoro autonomo svolta è preclusa.

  • L’epidemia economica sugar free

    Cominciano a definirsi i primi termini dell’epidemia legata all’introduzione della sugar tax. Insieme alla plastic tax (https://www.ilpattosociale.it/2019/11/27/imposizione-fiscale-sulla-plastica-ovvero-linutile-ravvedimento/) questa sciagurata politica adottata dal governo bloccherà ogni investimento, specialmente di operatori esteri come, nello specifico, la Coca-Cola che ha annunciato lo spostamento della propria produzione dalla Sicilia all’Albania come anche il blocco di ogni investimento e stabilizzazione di contratti a termine (https://www.focusicilia.it/2019/12/20/coca-cola-addio-alla-sicilia-la-produzione-sara-a-tirana/). Soprattutto la tassa indurrà ogni azienda del settore se non a cambiare location produttive verso paesi limitrofi privi di una simile tassazione vessatoria quantomeno ad adottare una posizione di attesa e con il conseguente blocco di ogni politica di sviluppo. Paradossale, poi, come tale tassazione, che viene indicata candidamente come espressione di una rinnovata attenzione all’ambiente ed alla salute pubblica, risulti applicata alla produzione, non di certo quindi alle importazioni le quali godono di una svalutazione competitiva pari all’importo della tassazione applicata alle aziende che producono in Italia. E’ perciò evidente l’incapacità del governo in carica, così come dai ministri competenti, di individuare le fasi del ciclo di vita del prodotto da tassare.

    Sarebbe stato sufficiente anche solo copiare il quadro normativo fiscale relativo ai soft drink applicato all’interno dell’Unione Europea e comunque sempre applicato all’ultima fase del ciclo del prodotto, quindi al consumo, per evitare la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro che questa ottusa scelta del governo Conte II sta già determinando.

    Mai come con l’attuale governo si è assistito ad una sovrapposizione tra ideologia anacronistica e incompetenza relativamente alla semplice comprensione degli inevitabili danni economici conseguenti all’applicazione di un nuovo quadro normativo.

    L’epidemia fiscale che sta dilagando all’interno del sistema economico nazionale è interamente imputabile ad una compagine governativa composta da 5 Stelle e Partito Democratico che si avvia a diventare la più pericolosa della storia italiana. I termini del disastro economico si delineano sempre più chiaramente determinando uno scenario con conseguenze inenarrabili. Il fatto poi di averla rimandata ai primi mesi del 2020 dimostra una innegabile pavidità nella capacità di imporre le proprie strategie ma anche una insopportabile mancanza di assunzione di responsabilità.

    Una sintesi espressione della mediocrità politica italiana in grado di aumentare lo stato di incertezza che rappresenta il vero nemico per qualsiasi tipo di investimento. L’Italia, non da oggi, rappresenta l’ultimo Paese per l’altra attività di investimenti dall’estero in Europa. Questa epidemia economica sugar free forse riuscirà a farla diventare tra le ultime nel mondo.

  • Bonus fiscali e l’inversione del principio

    La nuova proposta di politica fiscale del presidente Conte (dopo la lotteria degli scontrini) è imperniata sul bonus dall’11 al 19% per tutti i pagamenti tracciabili con carta, specialmente se utilizzata in settori professionali e commerciali indicati dal governi come “a Forte evasione fiscale”.

    Dopo l’adozione della lotteria che confina il nostro Paese tra le  economie sudamericane la proposta di questo bonus fino a 2.000 euro direttamente sui conti correnti definisce il perimetro culturale e lo spessore di preparazione economica del governo, del suo presidente come dei dicasteri direttamente interessati.

    Il prelievo fiscale si basa sul principio dell’utilità marginale decrescente del denaro e di conseguenza presenta aliquote maggiori e progressive in rapporto al crescere del reddito imponibile. Il rimborso attraverso un bonus fiscale si basa esattamente sulla applicazione del  principio opposto in quanto verranno premiate le fasce di reddito le quali adottino sì le carte per i pagamenti e risultino  quindi espressione di fasce di reddito più alte e con capacità di consumo superiori.

    Si rimane basiti di fronte a questa banale quanto incredibile ed imbarazzante proposta di politica fiscale che è espressione di un assoluto contrasto  con i principi fondamentali della politica fiscale stessa.

    Inoltre, ma non per questo meno importante , nella definizione di onestà dei contribuenti resa esplicita dal Presidente del Consiglio non viene più adottato il parametro di una professione onesta ma semplicemente quello relativo alle modalità di pagamento delle proprie disponibilità.

    Il livello culturale espresso quindi dal Presidente Conte quanto dai responsabili del Ministero dell’Economia che sovrintende alle politiche economiche e fiscali emerge nella sua assoluta inconsistenza attraverso le scelte strategiche i cui simboli vengono rappresentati dalla lotteria degli scontrini e dal  bonus fiscale in relazione ai pagamenti con moneta elettronica.

    Francamente…Il nostro Paese merita di più.

  • 2019, obiettivi raggiunti: crescita zero e maggiore disoccupazione

    Ormai in Europa, ed in particolare in Italia, l’ideologia politica ha acquisito nell’elaborazione delle strategie economiche la posizione dominante. Al crudo pragmatismo indicato come il limite degli economisti si sostituisce ora una visione onirica ed ideologica  priva di ogni rapporto con la realtà i cui disastrosi effetti si manifestano proprio sulla vita quotidiana. Una visione talmente infantile ma soprattutto incapace di analizzare le ricadute economiche ed occupazionali di qualsiasi ideologia possa determinare nel  sistema economico tanto nazionale quanto europeo.

    Nell’ultima elaborazione del Nafta gli Stati Uniti hanno ottenuto di riportare la soglia delle auto prodotte in Nord America dal 64 al 75%. Una scelta che si traduce in nuova occupazione la quale a sua volta diventa volano della crescita economica stessa. Parallelamente in Italia ed in Europa, al di là dello scandalo dieselgate imputabile al management Volkswagen, la tecnologia diesel oggi rappresenta la forma più economica (in quanto richiede minore importazione di petrolio) e meno inquinante nella mobilità complessiva (*).

    L’ideologia iconoclasta pseudo ambientalista, invece, contrappone una visione di origine, sostanza ed applicazione talebana per la quale la motorizzazione a gasolio rappresenta il male assoluto da abbattere. Al di là della assoluta mancanza di sostegno tecnologico a tale visione, questa inoltre produce dei contraccolpi occupazionali devastanti in quanto solo in Piemonte verranno cancellati 450 posti di lavoro ed altri 620 in Puglia.

    Oltre l’Oceano Atlantico, per proporre un semplice parallelo, gli Stati Uniti riescono ad incrementare l’occupazione rinegoziando i trattati internazionali di libero commercio, mentre l’Europa e l’Italia si attivano per creare nuovi disoccupati ignorando bellamente per esempio come l’auto negli ultimi vent’anni abbia ridotto del 95% le proprie capacità di emissione.

    Contemporaneamente vengono omessi per colpevole complicità dati come quelli  delle 203 navi da crociera che inquinano come i 260 milioni di auto europee (**).

    La recita ambientalista  che viene proposta nei teatri della politica italiana ed europea nasce solo dalla volontà di una classe politica che cerca la propria ed ulteriore visibilità ben oltre le proprie competenze.  Basti pensare all’impatto devastante per l’economia italiana della tassa sulla plastica (solo in Veneto 30.000 secondo uno studio delle regione). Un’imposta nella sua autorità finalizzata a colpire la produzione e non il consumo. Il Governo Conte 1 aumenta la tassa sulla plastica da 187 centesimi/kg a 208 mentre nell’ultima finanziaria questo contributo passerà a 45/kg, una tassa che colpisce l’eccellenza industriale italiana e fornisce una svalutazione competitiva per tutti i concorrenti che producono all’estero la plastica necessaria per la quale ovviamente rimarranno invariati i consumi. Mai l’ambientalismo di casa nostra era riuscito a produrre risultati così devastanti per l’occupazione come per  il futuro della crescita economica italiana.

    Analoghi quanto nefasti gli effetti della sugar tax, altra interpretazione di uno Stato che vorrebbe diventare etico. Il tutto ovviamente accompagnato  da una esplosione del debito pubblico (1439 miliardi) che finanzia il reddito di cittadinanza e quota cento.

    Questa continua modifica del quadro fiscale complessivo non fa altro che disincentivare gli investimenti esteri:  tanto è vero che l’Italia risulta ultima in Europa come attrattività verso investitori esteri.

    Nel frattempo da quando periste la nostra crisi economica (venendo meno la domanda estera che si coniugava perfettamente con la capacità di esportazione delle nostre imprese ) ecco spariti  termini come gig, sharing & app Economy che avevano intasato tutte le cronache dei cosiddetti economisti alla page come volano di sviluppo per la nostra economia.

    In soli dodici mesi dalle risibili previsioni di crescita con un +2% del governo Conte 1 (legato soprattutto all’impatto nel secondo semestre del reddito cittadinanza) come affermavano i ministri economici e Savona siamo miseramente approdati ad uno +0,2 % (esattamente la metà del tasso di crescita dell’inflazione) ma con oltre 151 crisi aziendali che cercano una soluzione.

    In un simile contesto la salvaguardia delle priorità, supremazie e tecnologiche anche nell’ambito automotive dovrebbe rappresentare una  primaria strategia di un qualsiasi governo, anche di questo, privo peraltro di ogni competenza specifica. Invece la furia ideologica talebana espressione dell’ignoranza della compagine governativa intende annullare anche questo vantaggio tecnologico di matrice per altro italiana.

    Nessuno intende divinizzare il pragmatismo economico scollegato dal contesto sociale ma quando l’ideologia viene a costare la soppressione di posti di lavoro è inevitabile un giudizio negativo.

    In altre parole, in un contesto di declino culturale la politica risulta espressione delle peggiori mediocrità e si “evolve”  da costo ammortizzabile per il sistema economico italiano a responsabile del declino al quale il nostro Paese non riesce da oltre un decennio ad individuare una strategia al fine di invertire questo nefasto trend.

    (*) https://www.ilsole24ore.com/art/una-tesla-model-3-emette-piu-co2-una-mercedes-turbodiesel-c220d-ACwk9i4

    (**) http://www.rinnovabili.it/ambiente/navi-da-crociera-inquinamento-ue/

     

  • Oltre che agevolare i rimpatri sarebbe opportuno incentivare chi resta

    Sono ormai alcuni anni che il nostro legislatore pone la propria attenzione ai soggetti residenti all’estero nell’intento di incentivarne il rimpatrio o, comunque, l’acquisizione della residenza fiscale in Italia.

    Attualmente sono presenti le agevolazioni dettate per il “regime dei rimpatri”, di cui all’art. 16 del D.Lgs 147/2015, gli incentivi per “il trasferimento di ricercatori e docenti” di cui all’art. 44 del DL 78/2010 e il regime dei “neo domiciliati” di cui all’art. 24-bis del TUIR. Tutti questi regimi prevedono una tassazione fortemente agevolata per i soggetti che abbiano risieduto all’estro per un certo periodo di tempo e acquisiscano in seguito la residenza fiscale nel nostro Paese. L’impatto delle norme è rilevante, si pensi che beneficiando del regime dei neo domiciliati sono approdati in Italia sportivi stranieri di eccellenza.

    In realtà i tre regimi, oltre a di differenze specifiche, presentano obiettivi diversi: i primi due sono volti a incentivare il rimpatrio tramite la detassazione parziale dei redditi prodotti in Italia nei periodi successivi al rientro, il terzo, invece, a fronte dell’acquisizione della residenza fiscale in Italia, prevede una tassazione “flat” sui redditi di fonte estera, indipendentemente dall’importo degli stessi.

    Dopo questa breve introduzione dovrebbe essere chiaro che il presupposto di fondo consiste nel garantire una tassazione agevolata a determinati soggetti che acquisiscano la residenza fiscale nel nostro Paese.

    Lo spirito è sicuramente lodevole e condivisibile essendo teso, da un lato, ad arginare la fuga di cervelli che ha flagellato l’Italia nel nuovo millennio, dall’altro, con riferimento ai neo domiciliati, ad attrarre facoltosi soggetti esteri con l’intento che poi possano produrre redditi anche in Italia, sviluppando investimenti e consumi di rilevante importanza.

    Focalizzando la nostra attenzione sui primi due provvedimenti che garantiscono un livello di tassazione sensibilmente inferiore ai redditi prodotti in Italia appare evidente come lo stesso legislatore sia consapevole dell’eccessivo livello di imposizione fiscale che opprime la maggior parte dei nostri cittadini. E’ di tutta evidenza, infatti, che per garantire un certo appeal al rientro nel nostro Paese si debba concedere un importante sconto fiscale.

    Ciò detto, parrebbe ormai non più procrastinabile una seria azione volta ad evitare l’esodo verso l’estero essendo, in mancanza, inutile il tentativo di ripopolazione attiva.

    Se così è, al fianco dei provvedimenti che agevolano i rientri, sarebbero auspicabili provvedimenti che riducano le tasse di tutti i cittadini e non solo di pochi, che garantiscano la ripartenza dei consumi e degli investimenti. La diminuzione per tutti assicurerebbe maggior appeal al nostro Paese ed eviterebbe di creare cittadini di serie A e B anche in questo campo.

    La lotta all’evasione deve rimanere prioritaria, non fosse altro che per un senso di equità e giustizia che non può venir meno, ma il fenomeno in sé non può essere preso quale attenuante e giustificazione dell’elevata tassazione richiesta. Così facendo, infatti, si entrerà in una spirale senza fine dove le imposte saranno sempre più alte e, di pari passo, maggiore sarà la propensione all’evasione dei cittadini.

    L’altro lato della medaglia, di rilevanza, in valore assoluto, anche maggiore dell’evasione, si annida tra gli sprechi, sperperi e inefficienze della pubblica amministrazione che, secondo gli ultimi dati diffusi dalla GCIA di Mestre, hanno raggiunto la cifra monstre di 200 miliardi di euro annui, circa il doppio di quella attribuibile all’evasione fiscale (110 miliardi, secondo le stime del medesimo istituto). Gli sprechi e le inefficienze pubbliche vanno perseguite tanto quanto l’evasione fiscale non fosse altro per il fatto che entrambe trovano tutela costituzionale essendo i cittadini tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e le altre, le pubbliche amministrazioni, impegnate per assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico nonché il buon andamento e la propria imparzialità.

    Il mio auspicio, per concludere, è che il nostro Legislatore vari una nuova stagione di riduzione delle tasse e di semplificazioni nonché di riduzioni di sprechi e inefficienze dell’apparato pubblico sicché si inauguri una nuova era di rinascita per il nostro Paese che acquisisca nuovo appeal per tutti i cittadini, non solo per quelli destinatari dei provvedimenti agevolativi di rimpatrio, e un modello da seguire per gli Stati comunitari.

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