telefono

  • Utilizzare il telefonino per accedere ai servizi resta faticoso

    Dall’home banking agli acquisti online, dalla prenotazione di visite mediche ai servizi della Pubblica Amministrazione, oggi una quota sempre crescente di attività quotidiane viene svolta direttamente dal cellulare. Eppure, nonostante l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA) il 28 giugno 2025 abbia rappresentato un passaggio fondamentale verso un digitale più inclusivo, persistono ancora numerose barriere che complicano l’esperienza degli utenti, lasciando emarginate persone con difficoltà visive, motorie e cognitive. A evidenziarlo è una ricerca condotta da YouGov per Accessiway, leader europeo in accessibilità digitale e parte del gruppo europeo team.blue su oltre 1.000 italiani.

    Secondo l’indagine, il principale ostacolo riscontrato nell’utilizzo dello smartphone è rappresentato da pubblicità invasive, richieste di consenso ai cookie e pop-up difficili da chiudere, indicati dal 50% degli intervistati. Seguono poi i contenuti che si caricano troppo lentamente (27%) e le procedure di inserimento dati considerate eccessivamente complesse, come la compilazione di moduli, la gestione delle password o l’inserimento di informazioni personali (23%).

    Per rendersi conto del numero di persone che ogni giorno navigano online tramite smartphone, per svolgere le più comuni ricerche in rete, è utile consultare i dati dell’ultimo report Audiweb, secondo cui gli utenti mensili che hanno navigato in media da mobile e computer nel 2025 sono stati 44,1 milioni, 40,5 milioni dei quali da mobile (il 95% della popolazione di 18-74 anni, +0,7% rispetto al 2024).

    «La ricerca condotta insieme a YouGov evidenzia chiaramente la necessità di continuare a investire nella progettazione di servizi digitali realmente semplici, intuitivi e inclusivi. Quando un sito web o un’app risultano complessi da utilizzare, il rischio è quello di generare forme di esclusione digitale che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, come gli anziani, le persone con disabilità e chi possiede competenze digitali limitate. Tuttavia, l’accessibilità non riguarda solo queste categorie ma rappresenta un elemento determinante per la qualità dell’esperienza digitale di tutti gli utenti». afferma Edoardo Arnello, Executive Vice President di Accessiway, che prosegue «L’accessibilità digitale non si esaurisce nel rispetto degli obblighi normativi, ma costituisce uno strumento concreto per garantire pari opportunità di accesso a informazioni, servizi e risorse essenziali. In un mondo in cui sempre più attività si svolgono online e tramite dispositivi mobili, progettare esperienze digitali accessibili nell’intero processo significa favorire una partecipazione piena ed equa alla vita economica e sociale».

    Un dato particolarmente significativo riguarda i più giovani. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, sono gli utenti della Generazione Z a dichiarare più frequentemente problemi di accessibilità digitale, segno di aspettative sempre più elevate rispetto alla qualità e alla semplicità dell’esperienza online. In Italia, il 90% degli under 35 (contro il 75% degli over 56) afferma di incontrare difficoltà nella navigazione da mobile. La situazione è simile anche in Francia (88%), Austria (87%) e Regno Unito (81%). La Germania, invece, rappresenta un’eccezione: il 60% della Generazione Z tedesca, infatti, dichiara di incontrare difficoltà online, contro il 68% degli over 56.

    Per quanto riguarda le barriere di navigazione da smartphone, pubblicità invasive, pop-up e richieste di consenso ai cookie si confermano essere i principali ostacoli anche a livello europeo, confermando la necessità per aziende e organizzazioni di progettare servizi digitali realmente accessibili, intuitivi e inclusivi per tutti.

  • Attenzione alle truffe, proteggi i tuoi dati

    Continuano le truffe via telefono o mail, ricordiamo ancora una volta quello che suggerisce ai suoi clienti la banca di Piacenza:

    Gentile Cliente,

    desideriamo informarLa che, negli ultimi tempi, si stanno diffondendo tentativi di truffa telefonica e digitale realizzati con modalità sempre più sofisticate, che possono apparire come comunicazioni provenienti dalla banca o da enti istituzionali, pur non essendolo.

    Come si presentano:

    – messaggi o telefonate che segnalano presunte anomalie sul conto;

    – richieste di intervento urgente per “mettere in sicurezza” i fondi;

    – indicazioni operative dettagliate, anche sotto forma di bonifici verso conti indicati come sicuri;

    – inviti alla riservatezza di non confrontarsi con il personale di filiale.

    Attenzione:

    Non fornite informazioni riservate o dati sensibili a nessuno.

    La Banca di Piacenza non li chiede MAI né per telefono, né per posta elettronica, né tramite profili social.

    Hai dubbi?

    Chiama la tua filiale o contattaci utilizzando solo i nostri canali ufficiali

  • Le tariffe del 2026 per usare Internet se si viaggia all’estero e fuori dall’Europa

    La normativa del Roaming Like at Home, attiva dal 2017, consente di usare la SIM del proprio cellulare e parte dei Giga della tariffa mobile nazionale nei Paesi Ue e dello Spazio Economico Europeo (SEE). Fuori da questi confini, invece, occorre valutare le offerte mobile dedicate all’estero proposte dagli operatori italiani o le alternative disponibili. Il nuovo monitoraggio dell’Osservatorio tariffe di Segugio.it analizza le soluzioni a disposizione dei viaggiatori italiani per restare connessi all’estero, confrontando i dati 2026 con quelli del 2025.

    Il Roaming Like at Home consente di usare la propria tariffa mobile italiana senza costi aggiuntivi nei 27 Paesi UE e nei tre Paesi SEE (Islanda, Liechtenstein, Norvegia). Restano esclusi Svizzera, Regno Unito (salvo eccezioni di alcuni operatori) e Paesi come Albania e Serbia. Gli operatori possono però offrire più Giga del minimo previsto e anche, in alcuni casi, estendere la normativa a Paesi extra SEE come Regno Unito, Svizzera e Ucraina. Minuti e SMS restano illimitati.

    Per le destinazioni fuori dal Roaming Like at Home, gli operatori propongono tariffe dedicate da 1, 7, 10 o 30 giorni. Il confronto 2026 vs 2025 mostra, in generale, più Giga disponibili e costi giornalieri in calo. Per gli Stati Uniti la dotazione media sale da 0,64 a 0,82 GB al giorno (+28%) con un costo che scende da 2,02 a 1,76 euro al giorno (1,18 euro al giorno per le tariffe da almeno 7 giorni, +40% di Giga).  Per la Svizzera i Giga passano da 0,63 a 0,64 GB al giorno (+2%) con un costo che scende da 1,57 a 0,56 euro al giorno; sulle tariffe da almeno 7 giorni il costo sale invece a 0,76 euro al giorno.

    Da segnalare anche le tariffe per l’Ue, che offrono in media 1,18 GB al giorno (+155%) a 0,63 euro al giorno. Chi va all’estero può sempre comprare una SIM prepagata sul posto (ad esempio in aeroporto) oppure attivare una eSIM internazionale acquistabile online. Le tariffe italiane non sono sempre le più convenienti, soprattutto per chi necessita di molti Giga: vale la pena confrontare tutte le opzioni prima di partire.

  • Nel primo trimestre 2025 truffe telefoniche per 80 milioni

    Da 27 anni, come spiega Ivano Gabrielli, superpoliziotto italiano dei crimini informatici (nella polizia postale e delle Comunicazioni dal 2006 e dal 2017 ne è il direttore), la Polizia postale italiana si occupa del contrasto del cybercrime con una forza 1.800 persone. Affronta reati online di vario tipo: accessi abusivi a sistemi, pedopornografia, cyber-terrorismo e frodi bancarie. Queste ultime sono in forte aumento e un anno fa la Postale ha dovuto creare una divisione dedicata.

    Nel 2024 la Postale ha riscontrato 18.967 casi di truffe online e 8.602 frodi informatiche, per un danno economico complessivo di 232 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2025, «si osserva un incremento significativo delle somme sottratte: 81,6 milioni di euro contro 57,5 milioni, indicativo di una maggiore capacità offensiva da parte dei criminali», si legge nel report della Postale, che porta la data 14 maggio 2025. Le attività investigative hanno riguardato 4.550 soggetti nel 2024 e 1.225 nel primo trimestre 2025. Numeri che fanno paura. Soprattutto se li traduciamo nelle vite e nelle sofferenze delle vittime. «Questo crimine vive di stagioni. Ora è quella del vishing», spiega Gabrielli. Ossia telefonate truffa.

    L’insidia più frequente in questi mesi è quindi una chiamata dove «qualcuno si spaccia per la tua banca o per un poliziotto, un carabiniere». Grazie a semplici strumenti informatici, i truffatori riescono ad alterare il numero chiamante e quindi sul cellulare della vittima può apparire davvero quello della banca o della polizia. Gli operatori telefonici italiani solo ad aprile, dopo anni di tira e molla, hanno acconsentito a fare un filtro contro le chiamate con numero fasullo. Ma, l’autorità di settore (Agcom) ha dato tempo loro fino all’autunno 2025 per adottarlo nelle loro reti.

    Così, è facile farsi ingannare. «Il truffatore s’inventa un pericolo urgente: stanno svuotando il conto, ci sono movimenti sospetti. E chiede all’utente di agire subito per risolvere», spiega Gabrielli. Ed è questo il momento in cui si consegnano le chiavi di casa al criminale, ossia l’accesso totale al conto. Ad esempio, all’utente viene chiesto il codice che serve per fare bonifici (una password temporanea al solito generata con l’app bancaria). Oppure «i criminali gli chiedono di disinstallare l’app, che poi installano loro sul cellulare (con i dati dell’utente), per avere libero e totale accesso al conto», dice Gabrielli.

    A volte invece lo guidano al telefono per fare alcune operazioni online a loro favore. «Sempre più spesso i truffatori riescono a fare installare, alla vittima, app malevole sullo smartphone, per prenderne il possesso e fare operazioni bancarie», aggiunge Paolo Dal Checco, uno dei più noti ingegneri forensi italiani. Il risultato è lo stesso: soldi sottratti dal conto. Di solito ora tramite bonifico istantaneo o bollettino postale. Due nuovi metodi che (a differenza del bonifico classico) rendono impossibile il blocco successivo del trasferimento. La modalità può fare però una differenza sul piano legale: «Se siamo stati noi a fare l’operazione, è quasi certo che la banca non rimborserà», spiega l’avvocato Fulvio Sarzana, ex arbitro bancario a Roma (nelle controversie tra correntisti e banche). «La normativa di settore, infatti – la direttiva europea Psd2 – tutela l’utente solo se sono terzi a fare i movimenti fraudolenti», aggiunge Sarzana.

    Alcune truffe in effetti comportano una collaborazione totale della vittima. «Sono riusciti a convincere persone ad andare in banca per trasferire i propri soldi su un conto controllato dai criminali, con la scusa che fosse un modo per proteggerli», dice Gabrielli. Altre truffe bancarie colpiscono le carte di credito. Ad esempio ora «ti chiamano sempre spacciandosi per la banca, dicono che la carta è stata clonata. Ti mandano un link che porta a una pagina dove risultano finti movimenti sospetti sul conto», aggiunge Gabrielli. Mandano poi alla vittima una finta carta di credito sostitutiva e ritirano quella valida, chiedendo all’utente anche il pin.

    I trucchetti sono tanti, racconta Gabrielli: «Possono rubare la corrispondenza dove c’è una nuova carta di credito e poi telefonare al cliente per ottenere il pin, facendo finta di essere la banca». I numeri delle carte possono ottenerli anche spingendo gli utenti a comprare su finti siti e-commerce (di cui mettono la pubblicità sui social). «I casi più seri comportano sempre un’importante collaborazione da parte della vittima», dice Gabrielli. Sì, «chi ci casca al solito mostra scarsa consapevolezza del rischio cyber, ma a fare davvero la differenza è la bravura dei criminali nell’inventarsi storie, nel carpire la fiducia. Una bravura che, peraltro, vediamo crescere continuamente». Il sospetto è che le organizzazioni criminali siano arrivate a fare formazione ai truffatori finali, con manuali e script, «un po’ come quelli del telemarketing classico: cosa dire alla vittima, a seconda delle circostanze e delle sue risposte», dice Gabrielli.

    Ma se loro sono ormai geni del crimine, noi come ci difendiamo? Ed è di difesa preventiva che dobbiamo parlare. Perché una volta che il danno è fatto, ottenere il rimborso dalla banca è una strada impervia. Sarzana e Dal Checco consigliano di fare ricorso all’arbitro bancario finanziario, per via dei costi bassi (20 euro); «fare causa alla banca invece è così dispendioso che conviene solo per grandi importi trafugati», dice Dal Checco. Da molte decine di migliaia di euro in su. L’arbitro chiede alla banca di rimborsare se riscontra che quella non ha fatto tutto il possibile per proteggere il cliente. Ma le richieste dell’arbitro non sono cogenti. A volte la banca sceglie di non adempiere e al cliente non resta, appunto, che fare causa, per la quale al solito serve pagare non solo l’avvocato ma anche per avere una perizia forense sui propri dispositivi.

    Prevenzione, quindi. Un esperto come Dal Checco consiglia prudenza a tutti i livelli. Installiamo solo software o app da fonte fidata. Potrebbero altrimenti contenere virus, usati per rubare password e dati primari di accesso al conto. Che vengono carpiti anche con «classiche mail truffa, nelle quali si spacciano per la tua banca e ti chiedono di inserire i dati dell’ebanking su un sito, con una qualche scusa», puntualizza Gabrielli. I criminali però per prendere soldi da un conto online hanno bisogno anche di password temporanee ed ecco che si arriva alla telefonata che finalizza la truffa.

    Gli esperti insegnano la regola d’oro: se una presunta banca ci chiama o scrive chiedendoci un dato, diffidiamo. Quelle vere evitano di farlo. Basterebbe seguire questo principio per non cascarci. Ma anche utenti avveduti possono dimenticarsene, colti in momenti di distrazione o stress, così frequenti nella nostra società digitale. I truffatori lo sanno e stanno in agguato. Con i messaggi terroristici, che generano ansia e urgenza, abbattono poi le ultime difese razionali. «Fermarsi qualche secondo a pensare prima di consegnare i nostri soldi a sconosciuti: così ci possiamo salvare», avvisa Gabrielli.

  • Continuano i tentativi di truffa con richieste ingannevoli di aiuto a parenti

    Non è una novità, ma c’è ancora chi si lascia imbrogliare da messaggi sms da numeri sconosciuti che iniziano con un “Ciao papà” oppure “ciao mamma”, e segnalano poi “ho rotto il telefono”, “mi è caduto il telefono” o “ho perso il telefono” ed invitano a richiamare o mandare un messaggio su un altro numero.

    Si tratta potenzialmente di una truffa, come magari è capitato di sentirsi dire da qualche conoscente che ha ricevuto sms simili benché non abbia figli, e la polizia postale ha già avvertito l’anno scorso che “se ricevi un messaggio da tuo figlio che ti avvisa di avere rotto il telefono e ti chiede di salvare il suo nuovo numero tra i contatti della rubrica, potrebbe trattarsi di una truffa” e che “al primo messaggio seguiranno richieste insolite di denaro, la ricarica di una carta prepagata, le credenziali per accedere al conto corrente”.

    Pare superfluo dire a qualsiasi genitore di richiamare la persona che dice di non poter più usare il telefonino sul numero di quello stesso telefonino, così da verificare immediatamente che a rispondere sia la persona che si conosce come titolare di quel numero e che dunque il telefonino non è rotto o smarrito. Più opportuno è forse dire di non rispondere mai, per quanta agitazione possa indurre il messaggio ricevuto, al numero di provenienza del messaggio stesso e, anzi, di cancellare completamente quel numero (se possibile, dopo averlo inserirlo prima nella black list dei numeri dai quali non si possa essere contattati). Ovviamente se il messaggio contiene dei link, occorre guardarsi bene dal cliccarci sopra.

    È vero infatti che da un sms o da uno scambio via WhatsApp nessuno può rubare nulla, ma rispondere può permettere al cybercriminale di costruire una storia credibile (perché magari arriva a conoscere il nome di un figlio, di un genitore, un indirizzo, la sede di lavoro e così via) su cui basare possibili e prevedibili futuri attacchi.

    Chiunque, che abbia intuito la truffa oppure no, può contattare la polizia e segnalarlo (basta che sia polizia, non è necessario che sia specificamente polizia postale).

  • Vodafone Italia passa a Swisscom, ora formerà un gruppo unico con Fastweb

    Swisscom ha stipulato accordi vincolanti con il Gruppo Vodafone Plc per l’acquisizione del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi di euro con l’obiettivo di integrarla con Fastweb, la sua controllata in Italia. La combinazione di infrastrutture mobili e fisse complementari di alta qualità, nonché delle competenze e asset di Fastweb e Vodafone Italia – si legge in una nota – darà vita ad un operatore convergente leader in Italia. Le economie di scala, la struttura dei costi più efficiente e le significative sinergie consentiranno alla NewCo di generare un elevato valore per tutti gli stakeholder, di sostenere gli investimenti e di offrire servizi convergenti innovativi a prezzi competitivi, migliorando le prestazioni e l’esperienza per i clienti in tutti i segmenti di mercato.

    La transazione resta soggetta all’approvazione delle autorità regolamentari e delle altre autorità competenti. Con questa transazione Swisscom rafforza in modo significativo la sua presenza in Italia, dove opera con successo dal 2007 attraverso Fastweb. Negli ultimi dieci anni Fastweb ha registrato una crescita di oltre il 50% in termini di clienti, fatturato ed Ebitda rettificato e si è affermata come uno dei principali operatori nel mercato italiano. Vodafone Italia è un operatore di rete mobile di qualità con un’ampia base di clienti. Combinando i punti di forza di Fastweb nella connettività fissa con la leadership di Vodafone Italia nei servizi mobili, la NewCo sarà in grado di generare rilevanti benefici per i consumatori, le imprese e il Paese.

    Per quanto riguarda la rete mobile, i clienti beneficeranno di una migliore connettività e qualità del servizio, grazie a una rete proprietaria gestita end-to-end. Anche i clienti dei servizi a banda larga potranno godere di una migliore qualità del servizio, grazie alla combinazione della rete proprietaria di Fastweb e del Fixed Wireless Access (FWA) 5G di Vodafone. I clienti residenziali in Italia avranno accesso ad una combinazione di soluzioni ad alte prestazioni basate su fibra e 5G. Di conseguenza, la base clienti della NewCo beneficerà di servizi convergenti, migliori performance e customer experience a prezzi competitivi. L’accesso ad asset e competenze complementari, come l’infrastruttura cloud all’avanguardia, le soluzioni avanzate nel settore della cybersecurity e dell’AI di Fastweb e le infrastrutture mobili di Vodafone Italia, metterà a disposizione dei clienti business un più ampio portafoglio di servizi di connettività e ICT di alta qualità attraverso un unico punto di accesso, accelerando la digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione in Italia.

    La NewCo sarà commercialmente più resiliente, garantendo così livelli sostenuti di investimento a lungo termine nelle migliori infrastrutture di rete fisse e mobili e in innovazione, contribuendo a colmare il digital divide e ad accelerare la trasformazione digitale del Paese. Dalla transazione nascerà un operatore con asset convergenti e le dimensioni adeguate a competere efficacemente nel mercato e incrementare il livello di concorrenza nel Paese. La NewCo continuerà, inoltre, a mettere le proprie infrastrutture di alta qualità fisse e mobili a disposizione di terzi per servizi di accesso all’ingrosso. Il closing è soggetto alle approvazioni regolamentari e di altre autorità competenti, non richiederà il voto degli azionisti Swisscom e dovrebbe verificarsi nel primo trimestre del 2025. La NewCo e il Gruppo Vodafone stipuleranno alcuni accordi di servizio transitori e a lungo termine, tra cui un contratto di licenza che consente l’uso del marchio Vodafone in Italia per un massimo di 5 anni dopo il closing.

    “Questa operazione – ha commentato Walter Renna, Amministratore delegato di Fastweb – segna un punto di svolta per Fastweb e genererà un valore significativo per tutti gli stakeholder. Grazie alla qualità superiore delle infrastrutture mobili e fisse, l’operatore convergente che risulterà dall’operazione sarà in grado di offrire connettività performante e servizi innovativi a tutti i segmenti del mercato. La NewCo contribuirà all’evoluzione di questo settore strategico con investimenti significativi in fibra e 5G, servizi innovativi Ict e sicurezza delle infrastrutture, abilitando così una rapida trasformazione digitale delle famiglie, delle imprese e della Pubblica Amministrazione”. Christoph Aeschlimann, Ad di Swisscom, ha commentato: “Swisscom opera con successo in Italia fin dall’acquisizione di Fastweb nel 2007. In questo periodo abbiamo generato un solido track record di investimenti e crescita in Italia. La logica industriale di questa fusione è molto solida. Fastweb e Vodafone Italia rappresentano una combinazione ideale per generare un elevato valore aggiunto per tutti gli stakeholder. Di conseguenza, i clienti residenziali e business beneficeranno dell’offerta più completa. Anche Swisscom risulterà rafforzata nel suo complesso, consentendoci di continuare a effettuare investimenti significativi nei mercati svizzero e italiano”.

  • Huawei costruirà una propria fabbrica in Francia l’anno prossimo

    Il colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei dovrebbe dare il via alla costruzione di una fabbrica in Francia il prossimo anno, la prima in Europa nonostante la messa al bando della tecnologia 5G dell’azienda. Lo rivelano fonti riservate citate dal sito di notizie “Channel News Asia”. L’impianto sarà realizzato a Brumath con un investimento di 200 milioni di euro. L’apertura del cantiere era stata inizialmente fissata al 2020, salvo poi essere posticipata a causa della pandemia di Covid-19.

    Il progetto s’inserisce nel quadro delle tensioni commerciali tra la Cina e l’Unione europea, che sta adottando una politica di riduzione del rischio con l’obiettivo di limitare la dipendenza dal Paese asiatico. La Commissione europea ritiene inoltre che i fornitori cinesi di apparecchiature per telecomunicazioni Huawei e ZTE siano un rischio per la sicurezza del blocco. Lo scorso giugno, il commissario per il mercato interno Thierry Breton ha invitato i 27 Stati membri e gli operatori di telecomunicazioni a escludere queste apparecchiature dalle loro reti mobili.

  • La Commissione adotta raccomandazioni per migliorare la restituzione e il ritiro di telefoni cellulari, tablet e computer portatili usati e di rifiuto

    La Commissione ha adottato una serie di raccomandazioni destinate agli Stati membri per aumentare e incentivare la restituzione di telefoni cellulari, tablet, computer portatili e relativi caricabatteria usati. Le raccomandazioni intendono aiutare le autorità nazionali a migliorare il livello della raccolta e, successivamente, del riutilizzo, della riparazione, del ricondizionamento e del recupero di questi piccoli dispositivi elettronici quando diventano rifiuti.

    Tra le raccomandazioni politiche, alcune riguardano incentivi finanziari quali sconti, buoni, sistemi di restituzione dei depositi o ricompense in denaro; lo svolgimento di azioni di sensibilizzazione e una migliore comodità e visibilità dei punti di raccolta in cui le persone possono restituire i prodotti elettronici di piccole dimensioni; la fornitura di buste o etichette prepagate ai consumatori affinché restituiscano i loro piccoli dispositivi elettronici; la creazione di partenariati tra le organizzazioni per il riutilizzo e gli operatori dei sistemi di ritiro e la fissazione di obiettivi in materia di riutilizzo e preparazione per il riutilizzo.

    Di queste raccomandazioni terranno conto le autorità nazionali all’atto di attuare la legislazione dell’UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva RAEE).

  • Le norme dell’Unione per le chiamate intra-UE proteggono efficacemente da prezzi eccessivi

    La relazione di valutazione della Commissione e i risultati di un’indagine Eurobarometro sull’impatto delle norme che garantiscono comunicazioni intra-UE a prezzi accessibili mostrano che le misure dell’UE si sono dimostrate efficaci: dal 2019 gli europei beneficiano di prezzi al dettaglio più bassi per le chiamate provenienti da uno Stato membro e dirette in altri paesi dell’UE.

    Queste misure, in vigore dal maggio 2019, consentono ai cittadini dell’UE di rimanere più facilmente in contatto con i loro familiari e amici in un altro Stato membro, contribuendo in tal modo alla realizzazione di un mercato unico europeo efficace. Secondo l’indagine, i consumatori beneficiano in media di una riduzione dei prezzi superiore al 60%. Il 27% dei consumatori comunica inoltre con persone di altri paesi dell’UE più volte al mese mediante telefono, SMS o Internet.

    La Commissione ha valutato l’impatto delle misure sulle chiamate intra-UE sulla base degli scambi con le parti interessate e del monitoraggio continuo dell’attuazione delle norme, nonché tenendo conto del parere del BEREC sulla regolamentazione delle comunicazioni intra-UE. La Commissione continuerà a raccogliere informazioni per analizzare l’uso e l’evoluzione delle misure.

  • Dal 2024 caricatore unico nell’Ue, addio al gomitolo-cavi

    Il Parlamento europeo ha approvato a valanga la direttiva che impone a Big-Tech, a partire dal 2024, d’introdurre per i prodotti venduti all’interno dell’Ue il caricabatterie unico, basato sulla tecnologia USB-C. Il testo legislativo è stato infatti approvato con 602 voti favorevoli, 13 contrari e 8 astensioni. Il voto è stato definito “storico” a Strasburgo, dove si è riunita in plenaria l’Eurocamera, perché finalmente darà la possibilità ai consumatori di risparmiare, di avere una vita più semplice e, al contempo, di rispettare di più l’ambiente. Insomma, è davvero ora di dire addio al gomitolo di cavetti impolverati e dimenticati nella scrivania.

    “Abbiamo aspettato più di dieci anni per queste regole ma finalmente possiamo lasciare al passato l’attuale pletora di caricabatterie”, ha commentato il relatore del Parlamento Alex Agius Saliba (S&D). “Sono momenti difficili per la politica ma abbiamo dimostrato che l’Ue non ha esaurito le idee o le soluzioni per migliorare la vita di milioni di persone in Europa e per ispirare altre parti del mondo a seguirne l’esempio”. In particolare gli eurodeputati sono orgogliosi per essere riusciti a migliorare la proposta della Commissione aumentando le categorie di device portatili coinvolti dal provvedimento: l’USB-C si dovrà applicare non solo ai cellulari ma anche, per esempio, agli e-reader, alle cuffie senza fili, ai mouse, alle casse e via elencando. Nel 2026, poi, sarà la volta dei laptop.

    Non solo. Alla Commissione si chiede di aprire “subito” il monitoraggio alla tecnologia di ricarica wireless ed operare, in modo analogo a quanto fatto per i cavetti, “entro 2 anni”.

    “È un piacere essere qui e assistere al termine della procedura legislativa”, ha sottolineato  la vicepresidente Margrethe Vestager, che in aula ha ringraziato il Parlamento per la solerzia. “Spero che questa collaborazione sia un anticipo di ciò che verrà”. “Il caricabatterie unico semplificherà la vita, ridurrà i costi e gli sprechi. E il periodo di transizione permetterà ai produttori di adattare le catene di valori”.

    Secondo i calcoli dell’esecutivo Ue, la norma farà risparmiare fino a 250 milioni di euro l’anno sull’acquisto di prodotti inutili – i consumatori ora potranno scegliere se acquistare un device con o senza caricabatterie incluso – e ridurrà la creazione di circa 11mila tonnellate di rifiuti elettronici annui.

    Tutti i dispositivi che supportano la ricarica rapida avranno

    infatti la stessa velocità di ricarica, il che consentirà agli utenti di ricaricare i propri dispositivi alla stessa velocità con qualsiasi caricabatterie compatibile, e grazie ad apposite

    etichette i consumatori saranno informati sulle caratteristiche di ricarica dei nuovi dispositivi e potranno facilmente capire se i loro caricabatterie sono compatibili. La parola d’ordine è una: interoperabilità. A conti fatti, una piccola rivoluzione.

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