traffico

  • La Commissione e l’Alta rappresentante propongono un nuovo regime di sanzioni per contrastare il traffico di migranti

    La Commissione europea e l’Alta rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza hanno proposto un nuovo regime di sanzioni dell’UE per contrastare il traffico di migranti, la tratta di esseri umani e altre gravi forme di criminalità organizzata, tra cui il traffico di armi da fuoco e di stupefacenti, nonché il riciclaggio di denaro.

    L’iniziativa, annunciata dalla Presidente von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione del 2025, mira a smantellare il modello di business dei trafficanti, limitarne la libertà di movimento e privarli dei profitti illeciti.

    Le proposte presentate riguardano attività criminali che hanno origine al di fuori dell’Unione europea, comprese quelle connesse al traffico di migranti, alla tratta di esseri umani, al traffico e ad altre attività legate agli stupefacenti illeciti, alla fabbricazione e al traffico illegali di armi da fuoco, al riciclaggio di denaro, nonché le persone e le entità individuate come coinvolte in tali attività.

    Le misure restrittive proposte comprendono il congelamento dei beni, il divieto di mettere fondi o altre risorse economiche a disposizione delle persone o entità inserite nell’elenco delle sanzioni e il divieto di ingresso o di transito nel territorio degli Stati membri dell’UE per le persone sanzionate.

  • La ZTL e la rana bollita

    L’Italia è al primo posto per quanto riguarda le imposizioni di ZTL. La libertà di circolazione, che rappresenta una forma elementare di democrazia, ha subito negli ultimi periodi una forte limitazione attraverso l’esplosione delle ZTL (altra cosa è la pedonalizzazione di aree urbane) in nome di un ideale supremo.

    Questo processo di limitazione si dimostra molto simile a quello che ha per protagonista la rana che viene portata, grado dopo grado, alla temperatura di ebollizione a propria insaputa.

    Nel nostro Paese questa progressione di limitazione delle garanzie democratiche si avverte in diversi campi e viene sempre giustificata con le più diverse motivazioni che si dimostrano l’espressione delle più diverse ideologie o convenienze politiche. In questo contesto basti ricordare come sia ormai una prassi consolidata che da oltre vent’anni vengano modificate le leggi elettorali, anche in prossimità delle stesse elezioni, con l’obiettivo di una ipotetica ricerca di una maggiore stabilità (*).

    Di conseguenza, quindi, nel settore della mobilità, in particolare quella privata, sempre in nome di una suprema visione a tutela dell’ambiente, la libertà di circolazione subisce delle progressive limitazioni, tuttavia però dagli utenti si pretendono sempre prelievi fiscali completi.

    Questo processo si dimostra ormai consolidato, attraverso il quale vengono limitati, e di conseguenza diminuiti, gli spazi democratici riservati ai cittadini, ma sempre in nome di ideali superiori di cui la politica si farebbe interprete.

    La riduzione sostanziale della democrazia espressa tanto nelle garanzie elettorali quanto in quelle della libertà di circolazione, quindi, si conferma come un progresso degenerativo, in questo molto simile appunto a quello della rana nella pentola con la crescita dei gradi fino alla temperatura di ebollizione.

    Nello stesso modo, passo dopo passo, viene ridotto il perimetro democratico che tra qualche tempo renderà in Europa lo Stato italiano espressione del minore tasso di democrazia applicata. In fondo, il nostro Paese si presenta sempre più come una grande pentola vicina alla temperatura di ebollizione, all’interno della quale i cittadini o gli elettori, oppure gli automobilisti, si dimostrano disponibili a cedere una quota delle proprie tutele democratiche, in nome di un ideale superiore. Assumendo così sempre più i connotati della rana bollita.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/politica/garanzie-democratiche-da-sei-a-12-mesi/

  • Uniontrasporti stima in 370 milioni il danno alle imprese italiane provocate dalle ubbie ambientaliste sul Brennero

    La chiusura dell’autostrada A22 del Brennero a fine maggio, a seguito della manifestazione ambientalista in territorio austriaco, si inquadra in uno scenario già molto penalizzante per il traffico leggero e pesante lungo l’asse del Brennero, tale da produrre, secondo gli studi di Uniontrasporti, società consortile del sistema camerale italiano, un danno economico alle nostre imprese pari a 370 milioni di euro all’anno: 1,8 miliardi nell’ultimo quinquennio.

    A determinarlo una capacità di trasporto ridotta di circa il 50 per cento, a causa dei divieti imposti unilateralmente dal Land Tirolo sul versante austriaco dell’asse autostradale. Il divieto di transito notturno riduce le potenzialità dell’infrastruttura di circa il 32 per cento, quello del weekend del 16 per cento e un ulteriore due per cento è provocato da divieti specifici per alcuni mezzi pesanti e dal sistema di dosaggio del traffico. Tali limitazioni creano congestione stradale e, paradossalmente, un maggiore inquinamento atmosferico e acustico, oltre a maggiori rischi di incidenti.

    Dal gennaio 2025 – sottolinea ancora Uniontrasporti – si sono aggiunte ulteriori limitazioni e costi dovuti ai lavori per il rifacimento del Ponte Lueg, sempre in territorio austriaco, con una sola corsia per senso di marcia a disposizione per il traffico pesante e due corsie, nei periodi più trafficati, per quello leggero. Tra significativi aggravi di tempo e di costi e un 10 per cento di traffico dirottato su Gottardo, San Bernardino e Tarvisio, l’Impatto stimato da Uniontrasporti è di 174 milioni di euro l’anno di cui 80,5 milioni di euro per i passeggeri e 93,5 milioni di euro per le merci. Il danno complessivo per la nostra economia supera i 500 milioni di euro.

    Infine, secondo la recente “Analisi di resilienza del sistema dei valichi”, sviluppata da Uniontrasporti per conto di Unioncamere, emerge come anche il traffico leggero durante il ponte del 2 giugno risulterà danneggiato dal blocco odierno per il riversamento di buona parte di esso sulla strada statale 12 del Brennero e sulle strade secondarie dell’area. Prevedibile – conclude Uniontrasporti – un aumento della congestione veicolare, maggiori emissioni inquinanti e ricadute negative su turismo ed economia locale. Oltre, anche in questo caso, impatti ambientali più pesanti.

  • Operazione internazionale contro il traffico illecito di farmaci

    Si è svolta dal 10 al 23 marzo la 18ma edizione di Pangea, l’operazione internazionale finalizzata a contrastare il traffico illecito di farmaci e prodotti correlati alla salute, come dispositivi medici, cosmetici e sigarette elettroniche, ricercando le condotte di reato inerenti a falsificazione, contrabbando di prodotti legali, evasione delle imposte, cattiva conservazione e furti. L’operazione, coordinata a livello mondiale da Interpol, ha visto la partecipazione di 90 Paesi, che si sono concentrati sulla sorveglianza del canale web (marketplace, social media, app di messaggistica e dark web), ispezione fisica a farmacie sospettate di vendita illecita di farmaci e tracking di pacchi sospetti. Lo sforzo congiunto di autorità doganali, autorità regolatorie e forze di polizia ha portato a livello mondiale al sequestro di oltre sei milioni di unità posologiche di farmaci contraffatti per un valore di oltre 15 milioni di dollari. Le forze di polizia hanno avviato 392 attività investigative, eseguito 269 arresti e smantellato 66 gruppi criminali, nonché chiuso 5.700 siti web illegali, pagine di social media e canali utilizzati per il commercio dei prodotti illegali.

    Le attività di controllo in Italia sono state effettuate presso i maggiori hub aeroportuali dei corrieri espresso e delle Poste, in ragione dell’elevato numero di spedizioni di cui questi sono destinatari. Presso questi hub sono state condotte verifiche congiunte da parte di “team misti” composti da militari dei Nuclei dei carabinieri tutela salute, personale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), degli uffici Usmaf e della Guardia di finanza, coadiuvati dal Nucleo carabinieri agenzia italiana del farmaco e dall’Ufficio investigazioni della direzione antifrode Adm, sulla base degli schemi di valutazione già condivisi con l’Agenzia italiana del farmaco. Grazie all’intensificazione dei controlli, tra le spedizioni dirette in Italia sono state individuate e sequestrate nel corso dei giorni di attività quasi 20 mila unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di oltre 20 mila euro. L’attività ha riportato un incremento dell’importazione illecita di medicinali antiparassitari del tipo ivermectina e fenbendazolo, quest’ultimo autorizzato solo per uso veterinario, tornati ora all’attenzione dopo il periodo pandemico a causa della loro promozione come asseritamente utili per la terapia del cancro. Rimane inoltre rilevante l’importazione illecita di farmaci e sostanze con caratteristiche dopanti, nonché prodotti “life style saving” quali farmaci per la disfunzione erettile (sildenafil, tadalafil, vardenafil) e per la perdita di peso (semaglutide e inibitori Glp-1). I sequestri eseguiti nel corso della fase operativa hanno inoltre permesso di innescare alcune attività investigative congiunte da parte di Adm e Carabinieri tutela salute, tutt’ora in corso.

    Oltre alle attività congiunte, i reparti Carabinieri tutela salute sul territorio, in relazione alle specifiche competenze in materia di salute pubblica, hanno intensificato le attività ispettive degli esercizi farmaceutici e degli eventuali siti web autorizzati alla vendita di farmaci, la vigilanza sulle vendite illegali di farmaci da parte di soggetti non autorizzati, nonché il controllo dei siti web illegali di vendita di medicinali e altri prodotti correlati alla salute. In tal senso, sono state avviate ventiquattro nuove attività investigative, che hanno portato a evidenziare vendite illegali di farmaci presso esercizi non autorizzati (negozi etnici), irregolarità di alcuni siti web di vendita di farmaci e parafarmaci, siti web di vendita illegali con registrar location all’estero. Durante le attività sono state sequestrate oltre 13 mila unità posologiche di farmaci illegali e intercettati trentadue siti web illegali di vendita di farmaci, oggetto di proposta di oscuramento al ministero della Salute per impedirne l’accesso agli utenti sul territorio nazionale.

    I controlli dei Reparti territoriali della Guardia di finanza, basati anche sull’analisi del rischio svolta dal Nucleo speciale beni e servizi, hanno originato alcuni significativi sequestri specie negli spazi doganali, in particolare presso gli scali aeroportuali di Napoli Capodichino, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Venezia Tessera, con il rinvenimento, tra l’altro, di sostanze dopanti. I reparti speciali del Corpo sono intervenuti anche nell’oscuramento di ulteriori dieci siti web illegali di origine estera, grazie al più intenso monitoraggio della rete internet assicurato nel corso dell’Operazione da parte del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza. L’operazione ha consentito di raccogliere spunti investigativi relativi al traffico internazionale di farmaci di vario genere, anche con azione dopante, intercettando nuovi trend nei consumi legati al mercato illegale e rafforzando la collaborazione tra le istituzioni coinvolte nel contrasto al fenomeno criminale.

  • Traffico di aspiranti calciatori, la versione della tratta di esseri umani del XXI secolo

    La tratta di essere umani esiste ancora oggi. Non nella versione dei secoli scorsi, ma sotto forma di “football trafficking”, tratta dei calciatori.

    Molti ragazzi del Vecchio Continente che sognano una carriera sui campi di calcio finiscono infatti vittime di truffe, ricatti ed estorsioni. Una promessa di un provino può facilmente adescare questi ragazzi e condurli a ritrovarsi vittime di rapimenti, nel migliore delle ipotesi a fini di riscatto, per ottenere versamenti in denaro da parte delle loro famiglie. Sono migliaia i ragazzi, spesso minorenni, che vengono portati illegalmente all’estero, con documenti falsificati e tutori fittizi; coloro che non riescono a ottenere un contratto vengono abbandonati senza soldi né documenti, diventando immigrati clandestini e prede facili di ulteriori forme di sfruttamento. Secondo l’ong Foot Solidaire, ogni anno circa 15.000 giovani da tutta l’Africa partono con la speranza di diventare calciatori professionisti. «Si parla di 60.000 minori coinvolti in dieci anni, ma ci sono anche stime che parlano di numeri ancora più alti» racconta Paola Cereda, psicologa e scrittrice.

    «La Fifa, la federazione internazionale del calcio, ha cercato di arginare il fenomeno vietando il trasferimento dei minori non accompagnati, ma le leggi vengono aggirate attraverso finte accademie di calcio e falsi procuratori» denuncia ancora Cereda. La morte del 17enne senegalese Cheikh Touré nei mesi scorsi è stato un triste monito per le migliaia di giovani talenti che ogni anno rischiano la vita cadendo vittime di reti di trafficanti senza scrupoli che mercificano e tradiscono il sogno.

    In Italia la Procura di La Spezia ha identificato i13 adolescenti nigeriani che tra il 2013 e il 2017 sono giunti dalla scuola calcio di Abuja e dopo essere transitati da un torneo giovanile in Europa, a Rijeka o in Liguria, sono arrivati in Italia come minori non accompagnati. Entrati nelle giovanili dello Spezia, sono stati affidati a famiglie italiane legate alla società ligure, parcheggiati in prestito in club dilettantistici della zona e infine ceduti altrove. Anche se l’inchiesta penale non è stata convalidata da sentenze di accoglimento delle ipotesi accusatorie dei PM da parte dei giudici, la Fifa ha comminato sanzioni alla società calcistica della città ligure.

  • Traffici e violenze su animali fonti di ricchezza per le zoomafie

    Il rapporto zoomafie 2025 ripropone ancora una volta una triste realtà: la criminalità organizzata continua i suoi loschi traffici, le sue violenze e gli animali, utilizzati, sfruttati, condannati ad atroci sofferenze, continuano ad essere, per i criminali, una fonte di ricchezza, di denaro sporco.

    Combattimenti tra animali, corse clandestine, sia di cavalli che di cani, allevamenti irregolari, gestione di canili ombra, traffico di cuccioli dall’estero, contrabbando di fauna selvatica, bracconaggio sia in terra che in cielo ed in mare, macellazione clandestina, sofisticazioni di alimenti di origine animale, utilizzo di prodotti alimentari per animali venduti come prodotti per umani, utilizzo di Internet per false vendite di animali, furti di animali e via discorrendo sono fonti di immensi guadagni per le varie mafie che operano non solo in Italia.

    Se un passo avanti è stato fatto per tutelare gli animali, con la nuova legge, è, purtroppo, ancora vero che non sempre la normativa viene applicata con la necessaria intransigenza e che molti reati sfuggono perché alcuni, sfiduciati od impauriti, non denunciano.

    Altro passo avanti, per certi reati connessi ai cani, sarebbe l’anagrafe canina nazionale che non è ancora in funzione.

    Una volta di più cerchiamo anche come singoli di vigilare e di denunciare quando valutiamo che ci siano comportamenti poco chiari.

  • A Prato c’è la cupola della mafia cinese che gestisce il traffico di merci diretto nella Ue

    La mafia sta a Prato ed è cinese. Lo ha segnalato, fin da poco dopo il suo insediamento, nel luglio del 2024, il procuratore di Prato, Luca Tescaroli. E lo conferma Francesco Michelotti, deputato di Fratelli d’Italia e membro della Commissione parlamentare antimafia: «Ci sono delle zone di Prato che sono proprio occupate militarmente, fisicamente dalla mafia (cinese). A Prato sembra che si sia radicata una sorta di cupola che poi si propaga a livello nazionale e internazionale». Salvatore Calleri, consulente della Commissione parlamentare antimafia, restringe il quadro e parla di due fazioni contrapposte: è una guerra tra «un gruppo che era molto forte sul territorio e un altro gruppo che non si conosce».

    Nessuno lo dice espressamente, ma il gruppo un tempo «molto forte» e ora sotto attacco è quello guidato da Naizhong. La procura di Prato parla di un «salto di qualità» compiuto dalla criminalità cinese, i cui gangli hanno ormai raggiunto anche la politica e gli enti pubblici. I membri della mafia cinese, infatti, «hanno una vocazione ad aprirsi per cercare di allacciare legami con esponenti delle forze dell’ordine, con esponenti delle pubbliche amministrazioni, perché hanno capito che in questo modo possono raggiungere risultati qualitativamente più significativi», sostiene il procuratore Tescaroli, avvertendo: «Cercano di giocare un ruolo nelle campagne per le elezioni».

    Di certo c’è che Prato è il centro della criminalità organizzata sinica in Europa, come attestano i numerosi incendi avvenuti a Prato ai danni di aziende della logistica che la magistratura ha collegato almeno in parte a incendi avvenuti nello stesso periodo a Parigi e Madrid. «Le strutture imprenditoriali pratesi hanno filiali e dislocazioni a Roma, in Spagna, in Francia e gestiscono affari con diverse capitali dell’Europa» e «il centro è Prato», afferma Tescaroli.

    La logistica suscita ancora di più i violenti appetiti dei gruppi criminali dal momento in cui esiste un vulnus nel sistema doganale europeo talmente profondo da permettere l’ingresso di merci nell’Ue in evasione dell’Iva per miliardi di euro: il regime doganale 42. Questo strumento prevede la possibilità di sospendere il pagamento dell’Iva su merci dichiarate come destinate a un Paese dell’Unione diverso da quello di importazione. Il suo uso lecito consente di favorire e velocizzare gli scambi commerciali. Il suo uso illecito garantisce alla malavita l’opportunità di importare ingenti quantità di merci con destinatari fittizi e farne sparire le tracce, rendendone pressoché impossibile la riscossione delle imposte evase. «Il regime 42 fa saltare il punto di controllo», commenta Davide Bellosi, direttore territoriale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli per Toscana e Umbria. «Se il punto di controllo fosse effettivamente il punto in cui tu introduci la merce sul territorio comunitario – spiega il direttore –  problemi non ce ne sarebbero, perché in quel punto lì tu dovresti assolvere integralmente la fiscalità per avere la disponibilità della merce. Il regime 42 fa saltare questo punto naturale di controllo e poi, una volta saltato, devi inseguire». Immessa nel mercato unico, la merce circola liberamente all’interno dell’Ue ed è onere di chi la riceve contabilizzare e pagare l’Iva. Questo impone alle autorità di mettere in piedi dei sistemi di verifica a posteriori e di conseguenza, in caso di frode, risalire la filiera criminale diventa molto più complicato. La situazione è aggravata dall’assenza di una legislazione armonizzata fra i vari Stati membri, che non assicura uno stesso livello di controllo, e dalla mancanza di un obbligo di condivisione delle informazioni fra i vari enti nazionali competenti.

    Questo aspetto potrebbe essere superato dalla proposta della Commissione europea di istituire un “centro dati doganali dell’Ue” (EU Customs Data Hub), ovvero una piattaforma digitale che dovrebbe centralizzare e integrare dati fiscali, doganali e logistici. Tuttavia, se approvata, la sua piena implementazione è prevista al momento solo per il 2038.

    Anche la Corte dei conti europea nella sua ultima relazione speciale afferma che «le misure esistenti non sono adeguate né per prevenire o rilevare in modo efficace le frodi Iva sulle importazioni nell’ambito di dette procedure (regime doganale 42 e sportello unico per le importazioni), né per mantenere l’equilibrio tra agevolazione degli scambi e tutela degli interessi finanziari dell’Ue». L’abuso di questa procedura non solo castra in maniera significativa il gettito fiscale, ma alimenta una concorrenza sleale che impatta negativamente sul tessuto industriale europeo sano. È evidente che poter rivendere sul mercato merci a un prezzo estremamente più basso grazie all’evasione delle imposte dia un vantaggio schiacciante. La conseguenza è una ferita profonda al bilancio dell’Ue e degli Stati membri, in un momento in cui si parla con tanta insistenza di reperire nuove risorse.

  • La Procura di Prato chiede di adottare le misure per i pentiti per far fronte alla criminalità cinese

    La mafia cinese è un pericolo per l’Italia già individuato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino quando scoprirono un traffico di stupefacenti che attraverso Bangkok, Roma e Palermo, vedeva come terminali il clan mafioso di Rosario Riccobono da una parte e Chang Chi Fu dall’altra. Negli anni ’90 iniziarono le prime indagini che portarono al riconoscimento di cinesi dello Zhejiang come mafiosi e nel 2001 la Cassazione confermò le condanne per associazione mafiosa a Khe Zhi Hsiang e sei sodali, attivi tra Toscana e Francia, responsabili di traffico di esseri umani, sfruttamento lavorativo, estorsioni, sequestri, gioco d’azzardo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel 2003 la Corte d’Appello di Roma riconobbe un’associazione mafiosa cinese operante a Roma dal 1991 al 1993, dedita a estorsioni, sequestri e traffico di clandestini, collegata ad analoghe organizzazioni in Francia.

    Oggi i gruppi criminali cinesi stringono alleanze con ’Ndrangheta, Sacra Corona Unita e gruppi albanesi, fornendo loro servizi bancari illegali di pagamenti internazionali per il narcotraffico, assicurando l’anonimato dei pagamenti e senza tracciabilità. Da giugno 2024 si è registrata una serie omicidi, pestaggi, incendi, induzione alla prostituzione) in cui sono coinvolti appartenenti alla criminalità cinese, che spaziano da Prato a Parigi. Secondo Luca Tescaroli, procuratore capo a Prato, «La grave emergenza che stiamo vivendo suggerisce la necessità di estendere anche nei confronti degli stranieri l’applicazione delle misure straordinarie di protezione e di assistenza previste per i collaboratori e i testimoni di giustizia. È fondamentale disporre dell’apporto di collaboratori nelle investigazioni come insegna l’esperienza dell’ultimo quarantennio, con riferimento al contrasto dei gruppi criminali permeati dall’omertà. Oggi sussiste la possibilità di ricorrere per lo straniero che collabora solo alle misure di protezione ordinarie, che vengono applicate dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, e alle previsioni del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286, con le quali è prevista la possibilità di rilasciare permessi di soggiorno per motivi di giustizia. Un numero significativo di cittadini di origine cinese e pachistana ha iniziato una proficua collaborazione con la giustizia. Va incoraggiata e premiata con l’estensione delle misure straordinarie di protezione e di assistenza previste per i collaboratori e i testimoni di giustizia, con gli opportuni adattamenti. E potrebbe essere affiancata anche dalla creazione in Prato di una sezione della Direzione distrettuale antimafia. Solo con strumenti specifici, pensati dal legislatore e dal ministero, la giustizia italiana potrà affrontare un fenomeno che lede pesantemente il tessuto imprenditoriale italiano creando i presupposti per l’espansione di nuove e pericolose mafie».

  • Ambientalismo spaziale: i satelliti inquinano

    Una pioggia di satelliti Starlink attraversa l’atmosfera terrestre: nel solo mese di gennaio ne sono rientrati 120 giunti ormai alla fine della loro vita operativa, con un ritmo di circa 4 al giorno. Si tratta di un processo necessario che rischia, però, di minacciare l’atmosfera, ed è solo all’inizio: a partire dal 2018 la SpaceX di Elon Musk ha posizionato in orbita terrestre più di 7mila satelliti per l’Internet globale, che man mano rientrano bruciando nell’atmosfera per essere rimpiazzati da quelli di nuova generazione. A questi vanno aggiunte tutte le altre mega-costellazioni in fase di dispiegamento.

    Il rischio deriva dal fatto che, rientrando nell’atmosfera, i satelliti bruciano e si disintegrano prima di toccare il suolo per ridurre al minimo il rischio di detriti spaziali, ma così facendo rilasciano polveri di metalli inquinanti, come l’ossido di alluminio che corrode lo strato di ozono.
    “Gli Starlink sono fatti principalmente di alluminio, che quando il satellite evapora rimane in quota nell’atmosfera”, ha detto all’agenzia di stampa Ansa Alberto Buzzoni, astronomo dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. “E la stessa cosa si verifica al momento del lancio, poiché i propellenti usati dai razzi, soprattutto quelli solidi, sono a base di ossido di alluminio. Tuttavia – prosegue – quando si parla di clima e di atmosfera si ha sempre a che fare con un sistema caotico ed estremamente complesso, dunque è difficile fare previsioni sulle conseguenze di questi eventi. Ad esempio, sappiamo che le particelle di alluminio rendono l’atmosfera più brillante, come tanti piccoli specchietti”, afferma il ricercatore dell’Inaf: “Riflettono quindi una maggiore quantità di luce solare raffreddando l’atmosfera, con un’azione opposta a quella dell’effetto serra”.
    Già uno studio pubblicato a ottobre 2023 sulla rivista dell’Accademia delle Scienze americana, Pnas, ha trovato prove del fatto che la disintegrazione dei satelliti lascia tracce persistenti nell’atmosfera: nei campioni raccolti da un aereo, i ricercatori hanno scoperto che il 10% delle particelle contiene alluminio e altri metalli provenienti proprio da satelliti e razzi. Un altro studio pubblicato a giugno 2024 su Geophysical Research Letters ha rilevato che la concentrazione degli ossidi di alluminio nell’atmosfera è aumentata di 8 volte tra il 2016 e il 2022. Un dato comprensibile, dal momento che la scomparsa di un solo satellite Starlink di prima generazione produce circa 30 chilogrammi di ossido di alluminio, che possono persistere poi per decenni.
    “Oggi i rientri sono dominati dai satelliti Starlink per una chiara faccenda di numeri, sono la popolazione dominante nel contesto complessivo dei satelliti in orbita”, ha detto sempre all’Ansa anche Gianluca Masi, astrofisico e responsabile scientifico del Virtual Telescope Project. “Questa è una criticità che può rappresentare un intralcio significativo alle osservazioni astronomiche – prosegue – soprattutto in certi momenti della notte e dell’alba”.

    Il rientro di satelliti sempre più numerosi è però dovuto anche agli effetti del ciclo solare, ora al suo massimo. “L’attività solare, infatti, rende più gonfia l’atmosfera – commenta Buzzoni – che arriva alla quota alla quale si trovano i satelliti in orbita bassa intorno alla Terra, frenandoli. È una buona cosa, perché in questo modo l’atmosfera agisce da spazzino dei detriti spaziali”. In ogni caso, i 120 Starlink rientrati il mese scorso non costituiscono più un caso particolarmente eclatante: “Questa è ormai la situazione normale – conclude l’astronomo – e il tasso di rientro rimarrà probabilmente simile per tutto l’anno”.

  • Negozi chiusi e amministrazioni silenti

    A Milano è allarme per i negozi vuoti, le saracinesche abbassate, ma se andiamo a vedere altre città, grandi e piccole, comprese le cittadine di provincia ed i paesi più grandi, scopriremo che il problema è generale, ovunque esercizi che hanno chiuso l’attività.

    Il dilagare delle vendite su internet, la presenza sempre più invasiva dei centri commerciali hanno ucciso gran parte del piccolo e medio commercio e se a questo aggiungiamo, specie per quanto riguarda le città più grandi, i problemi connessi alla ztl, al caro parcheggio, o alla mancanza di parcheggi, si comprende bene come i negozi abbiano sempre più difficoltà a sopravvivere.

    Il danno, specie per quanto riguarda gli acquisti fatti attraverso la rete, e presso i giganti mondiali delle vendite on line, non è solo la chiusura di tanti esercizi e la conseguente perdita di posti di lavoro ma anche un minor introito per lo Stato perché le grandi multinazionali non pagano adeguatamente le tasse in Italia.

    Un altro problema, che si verifica spesso negli acquisti su internet, è che molti prodotti sfuggono al controllo, si acquistano inconsapevolmente oggetti contraffatti, illegali, o comunque di qualità scadente, se non addirittura pericolosi, per i loro componenti e per le tinture utilizzate.

    La chiusura di tanti esercizi svuota molte vie aumentando anche il senso di insicurezza che è ormai radicato in chi si muove a piedi in strade deserte e spesso buie.

    La vendita sempre più accentrata nei centri commerciali, o tramite le catene di distribuzione on line, porta ad una omologazione dei prodotti causando di riflesso la morte anche di molte attività artigianali con la conseguente fine di peculiarità locali e standardizzazione dei prodotti stessi, uguali ormai non solo in ogni parte d’Italia ma del mondo.

    Nel frattempo anche i desideri si stanno omologando fino ad arrivare all’omologazione dei pensieri che gli algoritmi ci suggeriranno sempre di più, mentre lentamente la nostra capacità di giudizio e di scelta sarà sempre più rarefatta.

    Forse anche di questo dovrebbe occuparsi la politica partendo dalle amministrazioni locali che invece sembrano, in troppi casi, contribuire alla chiusura dei negozi con piani per la viabilità completamente sconclusionati, a partire da Milano.

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