tragedia

  • In attesa di Giustizia: peccati capitali

    Ira: la tragedia del Mottarone dopo l’iniziale, doloroso, sgomento ha suscitato un’ondata di indignazione nella opinione pubblica che si è andata accrescendo mano a mano che prendevano corpo i sospetti circa una inadeguata manutenzione dell’impianto cui ha fatto il paio la scellerata opzione di sopperire con uno stratagemma tecnico, che avrebbe impedito continui fermi delle cabine in movimento, ad una interruzione totale del servizio per indispensabili interventi di ripristino. Peccato comprensibile e perdonabile.

    Accidia: non erano esattamente beni spirituali quelli da perseguire ma da parte di qualcuno sembra essersi mostrato un indolente approccio al tema della sicurezza di esercizio ed una incomprensibile indifferenza rispetto al rischio elevatissimo di mettere a repentaglio – come poi è accaduto – vite umane.

    A fare il paio con l’accidia, l’avarizia: il movente che traspare sarebbe (il condizionale è d’obbligo mentre le indagini sono in una fase iniziale) legato alla volontà di risparmiare sui costi di riparazione evitando nel contempo le perdite di incassi determinate dal mancato funzionamento della funivia in un periodo cruciale dal punto di vista economico.

    Sarà, poi, così? Una svolta nell’accertamento delle responsabilità si era proposta con straordinaria velocità: tanto è vero che, a pochi giorni dal disastro, vi erano già dei presunti colpevoli raggiunti da una richiesta di fermo. Il fermo, peraltro, è un istituto diverso dall’arresto sebbene con caratteristiche concrete del tutto identiche: privazione della libertà e carcere.

    La legge, infatti, prevede come presupposto il pericolo di fuga che non deve consistere nella generica supposizione che a nessuno faccia piacere la prospettiva della galera suggerendo di sottrarvisi: devono, viceversa, evidenziarsi comportamenti concreti che dimostrino tale intenzione come potrebbe essere un repentino allontanamento da casa, il prelievo improvviso di consistenti risorse in contanti, la richiesta di un visto consolare per un Paese con il quale non vi siano accordi di estradizione.

    Dunque, posto che nulla di tutto ciò era stato dimostrato, bene ha fatto il Giudice a non convalidare i fermi e a non emettere un ordine di custodia (come, pure era stato chiesto contestualmente) se non nei confronti di chi aveva confessato la manomissione del freno di sicurezza. Le accuse di quest’ultimo rivolte agli altri indagati non sono a loro volta apparse riscontrate ed, anzi, pare che siano state in parte smentite da testimoni ed in parte motivate dall’interesse ad alleggerire la propria posizione coinvolgendo soggetti a livello gerarchicamente superiore.

    La confessione è la regina delle prove scriveva Mario Pagano nei Principi di Diritto Penale e Logica dei Probabili…ma erano altri tempi: un ordinamento moderno impone che le ammissioni di colpa che coinvolgono altre persone vengano verificate con prudenza poiché potrebbero essere determinate da ragioni diverse da una leale collaborazione con l’Autorità Giudiziaria; persino la confessione del fatto proprio non deve essere, come si suol dire, “presa per oro colato” tanto è vero che il codice prevede anche il reato di autocalunnia.

    Tristezza: un tempo i peccati capitali erano otto. Il buon cristiano aveva il dovere della letizia. Orientamento etico superato ma stato d’animo insuperabile di fronte alla tragica fine di tante vite umane: il dolore, tuttavia, non può e non deve trovare conforto nella caccia ad un colpevole purchessia, la giustizia è qualcosa di ben diverso dalla vendetta sociale ed anche se gli animi sono gravidi di dolore non deve in alcun modo darsi spazio allo sconcerto per il provvedimento di un Giudice equilibrato ed in tutto coerente con quello che la legge prevede e che, comunque, non è ancora una sentenza di assoluzione.  “Ad metalla, ad bestias” lasciate che sia il grido delle truppe cammellate davighiane, la Giustizia è un’altra cosa ed è quello che merita la memoria delle vittime.

  • Regole e controlli per non chiedersi dopo il perché

    Mentre finalmente calano i morti per covid e si riaccende con la speranza la voglia di vita, di aria, di sole, di tornare a stare in mezzo agli altri, di normalità, una nuova tragedia spezza vite innocenti nel crollo della funivia del Mottarone. Forse anche questa tragedia è la terribile normalità della nostra epoca, controlli non eseguiti o eseguiti male con ponti o funivie che crollano, atti terroristici senza confini, violenze private e pubbliche. Forse è questa la normalità, chiedersi dopo il perché, chiedersi come si potevano evitare tante morti e tanto dolore, dedicare pagine e fiumi di parole al ricordo continuando poi nella solita poca attenzione alle prevenzione globale, al senso di responsabilità che ciascuno deve avere. Nella vita di tutti c’è l’imponderabile, uscire la mattina e non poter mai più tornare a casa la sera, un imponderabile che può aspettare chiunque. Per questo ricordando, con profondo dolore, le vite spezzate al Mottarone cerchiamo di rendere loro omaggio con nuove, immediate regole per la prevenzione ed i controlli e con la consapevolezza che ogni minuto di vita deve essere apprezzato e condiviso.

    Così un’altra volta l’avidità, l’incuria, il pressappochismo, l’indifferenza hanno colpito ancora uccidendo 14 persone. Ci sono responsabilità di coloro che, a vario titolo, avevano la gestione e la manutenzione dell’impianto, di chi sapeva il rischio e non è intervenuto e anche di coloro che, nella pubblica amministrazione, non hanno vigilato.

  • In attesa di Giustizia: fine processo mai

    Di recente, commemorando il disastro ferroviario occorso nove anni fa a Viareggio, il Ministro della Giustizia ha chiesto scusa perché lo Stato doveva fare la sua parte a tutela delle vittime e dei famigliari superstiti mentre già incombe l’ombra della prescrizione su una parte dei reati ed affermando che non dovranno più esserci tragedie di fronte alle quali lo Stato non accerti la verità.

    Va detto subito, con riferimento a quel disastro, che con la sentenza del 31.01.2017 il Tribunale di Lucca ha accertato la verità processuale e che la responsabilità civile e patrimoniale degli imputati condannati non potrebbe subire alcuna conseguenza dalla eventuale prescrizione che, al limite, preclude la possibilità di irrogare una pena detentiva ma non la dichiarazione di una colpa, con tutto quello che ne consegue almeno sul piano civilistico.

    Il Guardasigilli ha anche pubblicamente dichiarato che dalla riforma della prescrizione (un disegno di legge a firma Cinque Stelle c’è già) vuole dare il nome “Viareggio” o “Viareggio Bis” per ricordare le persone che hanno perso la vita nella tragedia di cui si parla.

    In verità, la legge persegue interessi generali dei cittadini che sono tutti uguali di fronte ad essa e nessuna legge potrà mai essere intitolata ad un fatto di cronaca…e una disciplina sulla prescrizione già molto restrittiva esiste già: ne abbiamo parlato in passato, basti pensare che una rapina, anche una banale (per quanto il crimine non lo sia mai per davvero) per poche decine di euro a un edicolante o a una farmacia, senza che nessuno si faccia male, può arrivare alla soglia del mezzo secolo prima di prescriversi.

    Un inasprimento della normativa rischia non solo di superare la soglia del ridicolo ma di vanificare il principio costituzionale di ragionevole durata del processo, posto che la conseguenza ovvia sarebbe l’accantonamento di tutti i processi ritenuti privi di significativa priorità a vantaggio di altri selezionati senza controllo dalle Procure e dai Tribunali  tra i rispettivi carichi di lavoro.

    La recente proposta in materia della maggioranza prevede che sia sufficiente il solo rinvio o giudizio o la sentenza di primo grado, per qualunque reato,  perché anche il più marginale, diventi imprescrittibile: e ciò non è accettabile, soprattutto in un sistema dove, percentualmente, la causa principale di rinvii delle udienze è determinata da inefficacia delle citazioni dei testimoni del Pubblico Ministero o la loro mancata presentazione o altri incidenti di percorso dovuti alla disorganizzazione (risultante da indagine Eurispes).

    E valga un esempio, personale, recente e per nulla unico: lunedì 23 luglio avevo un’udienza fissata a Trani per un processo di corruzione e turbativa d’asta e – considerati precedenti problemi verificatisi – ho contattato un Collega del posto per una verifica, puntualmente fatta di venerdì in cancelleria con conferma che l’udienza si sarebbe tenuta regolarmente…e invece no! Perché giunto a Trani mi sono sentito dire che uno dei Giudici del Tribunale stava per essere trasferito e lo si doveva sostituire con un altro: rinvio, senza fare nulla, a novembre 2018. Possibile che la circostanza non fosse nota due giorni prima, al netto del week end?Un po’ come quell’altra volta che andai fino a Roma per verificare che uno dei Giudici aveva preso ferie e il processo non si sarebbe celebrato per questo motivo. E potrei continuare.

    Se così funziona il nostro apparato giudiziario, non sarà una la riforma prevista della prescrizione a renderlo più efficiente: il risultato sarà quello richiamato nel titolo, con buona pace dell’attesa di Giustizia.

Back to top button