uomini

  • La pandemia rallenta il percorso verso la parità di genere

    Lo shock pandemico, con il duro colpo inflitto alla partecipazione femminile al lavoro, allontana di ulteriori 36 anni il momento in cui il mondo dovrebbe vedere l’uguaglianza di genere: “nonostante si stiano creando condizioni di parità in termini di educazione e condizioni sanitarie, le donne non hanno le stesse opportunità, fronteggiano ostacoli economici, un peggioramento della partecipazione politica e difficoltà nel mantenere il posto di lavoro”.

    A tracciare il bilancio della situazione globale delle disparità di genere è il World Economic Forum nel suo Gender Gap Report, che come ogni anno fa il conto, sulla base delle condizioni attuali, degli anni che in prospettiva ci vorranno per arrivare alla parità. Un bilancio nettamente peggiorato nell’anno segnato dal Covid, che ha colpito l’occupazione, inasprito le disparità familiari con incombenze mediamente ricadute soprattutto sulle madri, falcidiato opportunità per le ragazze: dai 99,5 calcolati nella precedente edizione, ora ce ne vogliono 135,6. “La pandemia ha fortemente l’eguaglianza di genere, sia nel posto di lavoro che a casa, riportando indietro le lancette dopo anni di progressi”; spiega Saadia Zahidi, Managing Director del World Economic Forum.

    In testa alla classifica della parità di genere si mantengono i Paesi nordeuropei, a partire da Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, quest’ultima preceduta dalla Nuova Zelanda e seguita dalla Namibia. Gli Usa sono solo 30esimi. Pur con tutte le difficoltà vissute dalle donne in Italia, nient’affatto immuni al trend globale che le ha viste pagare il prezzo più salato dell’impatto socio-economico della pandemia insieme ai giovani, la Penisola segna un miglioramento degli indicatori calcolati dall’organizzazione di Ginevra. La posizione dell’Italia migliora infatti di 14 posizioni, al 62esimo posto su 156 economie prese in considerazione: nel 2020 era 76esima: va meglio, ma resta distanza dalle vicine Germania (11esima) e Francia (16esima). E’ al 41esimo posto nella scala dell’emancipazione politica femminile, 33esima quanto a numero di donne con posizioni ministeriali.  Più indietro, tuttavia, al 55esimo posto sul fronte dell’educazione, con strada da fare in particolare nella partecipazione femminile ai corsi di studio con più futuro: come le materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) da dove provengono solo il 15,7% delle laureate, quasi la metà rispetto ai maschi (33,9%). E ancora, parità di genere lontana nel lavoro part time (49,9% delle donne, contro il 21,4% degli uomini) e nei redditi: la media femminile è del 42,8% più bassa rispetto agli uomini, e persino quando svolgono mansioni simili, le donne soffrono ancora un gap di ben il 46,7% rispetto agli stipendi degli uomini.

  • La competenza non ha un genere privilegiato

    Una delle forme più ridicole di “politicamente corretto” utilizzate con l’obiettivo dichiarato di dimostrarsi anche progressisti è quella di individuare nel genere femminile la soluzione ai problemi della nostra articolata e complessa società in quanto l’universo femminile sarebbe espressione di una superiorità congenita rispetto a quello maschile. Contemporaneamente si arriva anche ad affermare come le donne sarebbero solo in quanto tali migliori dei colleghi maschili all’interno di qualsiasi campo operativo nel quale si trovassero ad interagire.

    La sacrosanta parità di genere rappresenta sicuramente un obiettivo da raggiungere attraverso atti normativi e comportamenti i quali possono indicare la direzione da seguire.  In un contesto più articolato e complesso questo traguardo, la parità, rappresenta e soprattutto esercita quella funzione svolta “dall’ascensore sociale” all’interno delle società democratiche per le classe meno abbienti. Il riconoscimento dell’assoluta uguaglianza deve venire ricercata e contemporaneamente conseguita, o quantomeno progressivamente avvicinata, tanto nei diritti quanto nell’accesso a supporti attraverso sostegni normativi e finanziari. Il tutto come semplice e naturale riconoscimento delle articolate espressioni del genere umano e non tanto come uno specifico supporto ad una sola delle forme di genere.

    Il mondo progressista, invece, per dimostrare la propria posizione “all’avanguardia” risulta andare oltre questa parità “dalla linea di partenza”, individuando ed identificando come una vera e propria icona la superiore potenzialità dell’universo femminile quale nuova forma di rivincita e rinascita della civiltà occidentale.

    La vicenda dei vaccini dimostra, invece, come Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, assieme a Sandra Gallina, interprete, la cui competenza in passato è stata espressa nell’ambito della pesca, entrambe prive di una minima competenza in ambito contrattualistico, abbiano gestito in modo indegno i contratti con le Big Pharma. Le problematiche relative all’approvvigionamento dei vaccini nascono essenzialmente dalla loro responsabile incapacità, per di più ammessa dalla stessa Presidente. Contemporaneamente, sul suolo italiano due esponenti del genere femminile e maschile, Azzolina ed Arcuri, hanno investito centinaia di milioni in banchi a rotelle, ora vergognosamente accatastati nei magazzini.

    Queste due coppie di genere, la prima iconica ed europea, la seconda italiana ed espressione dei due generi, dimostrano come abbiano entrambe espresso la propria incompetenza. In più il commissario Arcuri (per l’emergenza sanitaria) avrebbe dovuto elaborare, ancor prima di sapere quando potessero diventare disponibili, un piano vaccinale articolato e preciso da attuare immediatamente dopo la disponibilità dei vaccini. Basti ricordare in questo senso la vergognosa operazione delle primula (https://www.ilpattosociale.it/attualita/le-1-500-primule-il-fiore-del-delirio-italico/).

    Sembra incredibile come non si riesca, all’interno del mondo della politica e in quello dell’intelligentia italiana, a comprendere come la competenza non sia legata al genere (e ancor meno alle tendenze sessuali) ma sia espressione finale di una forma mentale assolutamente indipendente dal genere stesso che si esprime all’interno di un percorso di apprendimento cominciato (la vera base di partenza) dal conseguimento del titolo di studio.

    In altre parole, non può essere il semplice titolo di studio, unito ad una qualità di genere riconosciuta, a certificare la competenza di una persona quanto la capacità, con la disponibilità e la volontà ad un continuo miglioramento ed aggiornamento delle proprie competenze da sviluppare partendo proprio da quelle conseguite e certificate dal titolo di studio.

    Mai come ora l’arretramento culturale assume caratteristiche macroscopiche proprio all’interno di quegli ambienti che si considerano progressisti. Si indica nel genere femminile la soluzione ai nostri problemi incapaci di comprendere di commettere il medesimo errore dal quale la società vorrebbe ora emendarsi: cioè la superiorità di un solo genere.

    Sembra incredibile, in più, come questa visione colpevole dei medesimi vizi della cultura maschilista da combattere altro non sia che l’espressione di una visione infantile la quale tende ad annullare il valore della preparazione preferito ad un concetto di “competenza espressione di una qualità di genere”.

    L’incompetenza emersa evidente dalla vicenda dei vaccini nel contesto europeo ed italiano rappresenta il vero problema in ambito politico, e soprattutto istituzionale, pur vedendo come protagoniste anche delle donne, perché dimostra esattamente come la competenza sia l’unica qualità da ricercare indipendentemente dal genere che la esprime.

    All’interno di una società evoluta è necessario operare sulle opportunità da offrire per valorizzare le competenze indipendentemente del genere.

    In una società evoluta, democratica e liberale le differenze, di genere o espressione di altri fattori, non vengono annullate ma sublimate in quanto l’interazione tra queste offre come risultato non la semplice somma delle singole qualità di genere ma la crescita esponenziale come espressione della moltiplicazione delle stesse differenze. Annullare le evidenti differenze di genere difatti annulla il valore che queste possono produrre all’interno un sistema politico economico paritario.

    Mai come ora contro il nuovo massimalismo di generi Vive la difference!

  • (Neuro) Psiche -16

    V sec. a. C. Pindaro: L’oro è figlio di Zeus. Scorre dalla sua stessa forza.

    65 d.C. L’imperatore romano Nerone avvia la costruzione della sua Domus Aurea (la Casa Dorata). Una enorme villa ricca di marmi pregiati, oro e pietre preziose provenienti dai saccheggi di ricche città Orientali.

    1271 Il mercante veneziano Marco Polo viene nominato consigliere dall’imperatore Kublai Khan della Dinastia Yuan.

    1296 Marco Polo, noto a Venezia come messer Marco Milioni (per via dei suoi racconti sulle enormi ricchezze viste in Oriente) viene imprigionato e interrogato per tre anni dai Genovesi. In cella dettò le memorie dei suoi viaggi allo scrittore Rustichello da Pisa che le pubblicò in lingua franco-veneta con il titolo di Livre qui est appelé le Divisiment dou monde.

    1300 Nasce e si diffonde la leggenda che al di là del Mare Oceano (come era chiamato al tempo l’Oceano Atlantico) esistessero sette città dorate note con i nomi di Aira, Anhuib, Ansalli, Ansesseli, Ansodi, Ansolli e Con.

    1338 Papa Benedetto XII invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Zhiyuan della Dinastia Yuan.

    1371 Papa Gregorio XI invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Xuānguāng della Dinastia Yuan.

    1405 L’imperatore cinese Yǒnglè della dinastia Ming commissiona i viaggi esplorativi dell’ammiraglio Zheng He il quale, tra il 1405 e il 1433 navigò con una imponente flotta (oltre 310 navi e circa 27 mila uomini) da oriente a occidente (1).

    L’imperatore invierà in Italia alcuni ambasciatori che in uno loro resoconto così descrivono Firenze: La terra di Fulin commercia in oro, argento, perle, vestiti, cavalli, olive e uva.

    1413 L’enorme flotta cinese, dell’ammiraglio Zheng He ha navi cariche d’oro e pietre preziose. In uno dei suoi viaggi, ospita come interprete un commerciante veneziano, Niccolò de’ Conti che aveva trascorso già molti anni in Asia.

    1420 A Pechino, l’imperatore Yǒnglè della dinastia Ming riceve una delegazione inviata (in missione esplorativa?) da Papa Martino V (Il Re di Lumi (Roma) negli scritti cinesi).

    1432 o 1433 Una delegazione Ming viene ricevuta (in gran segreto?) a Firenze alla presenza di delegati del Papa, delle famiglie nobili e degli eruditi del tempo, fra i quali Paolo del Pozzo Toscanelli. La delegazione porta in dono: il calendario Datong (il più accurato dell’epoca nel prevedere le fasi lunari, il passaggio delle stagioni e le varie eclissi), il calendario delle comete (i cinesi registrano il passaggio delle comete, compresa quella di Halley, già da diversi secoli), varie mappe con longitudine e latitudine (una di questa tracciava il continente americano?) e molte altre informazioni astronomiche, matematiche, architettoniche, etc. sconosciute al tempo in Europa.

    1433 A Firenze la potente famiglia Albizi costringe all’esilio Cosimo de’ Medici il quale si rifugerà a Venezia ospite dell’amico e socio in affari, il Doge Francesco Foscari. Nello stesso anno Paolo del Pozzo Toscanelli traccia le orbite delle comete (farà la stessa cosa negli anni a venire 1449-1450, 1456, 1457 e 1472).

    Nello stesso anno l’artista-ingegnere fiorentino Mariano Danniello detto il Taccola pubblica un manoscritto intitolato De machinis dove illustra il funzionamento di nuovi macchinari di notevole ingegno per l’epoca tra i quali macchine idrauliche e macchine da guerra. Disegni e studi utilizzati in seguito dal Brunelleschi e da Leonardo da Vinci.

    1434 Cosimo de’ Medici fa rientro a Firenze dove riesce a prendere il potere della città e dove ospiterà il veneziano Papa Gabriele Condulmer (Eugenio IV) costretto a scappare da Roma. Da qui a pochi anni Cosimo con il suo Banco Medici (che ha filiali in tutta Europa) diventerà uno degli uomini più ricchi del Mondo (e della storia).

    1436 Paolo del Pozzo Toscanelli presenta un primo progetto di riforma del calendario Giuliano.

    1439 Niccolò de’ Conti rientra a Venezia. Come penitenza per la sua conversione all’Islam, Papa Eugenio IV gli impone di raccontare i suoi viaggi al segretario papale Poggio Bracciolini. De’ Conti descrisse il Sud-est asiatico come superiore a tutte le altre regioni per ricchezza, cultura e magnificenza.

    1441 Il Bracciolini pubblica i resoconti del De’ Conti includendoli nel libro IV del suo De Varietate Fortunae. Le informazioni del De’ Conti vennero usate da diversi esploratori e viaggiatori, come Ludovico di Varthema e Antonio Pigafetta, che navigarono attorno al mondo con la spedizione di Ferdinando Magellano finanziata da importanti famiglie italiane di commercianti.

    1444 Fra Mauro, un monaco camaldolese disegna a Venezia il più dettagliato mappamondo dell’epoca (in Europa).

    1456 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a prevedere esattamente il passaggio della cometa di Halley.

    1460 Paolo del Pozzo Toscanelli viene considerato il più eminente matematico e astronomo del tempo. A Toscanelli si rivolgevano eminenti studiosi per avere conferme o delucidazioni in merito alle sue teorie scientifiche, come il filosofo Nicola Cusano o l’astronomo e astrologo tedesco Regiomontano.

    1471 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a suddividere la mappa del pianeta per longitudini e latitudini. Mappa che destò molto interesse fra le più influenti e ricche famiglie dell’epoca (3).

    1. 1471. Sale al soglio pontificio con il nome di Sisto IV, Francesco della Rovere il quale, consigliato dal nipote Girolamo Riario, signore di Imola e di Forlì, porta avanti una politica espansionistica ai danni degli altri Stati italiani.

    1474 Paolo dal Pozzo Toscanelli scrive al canonico della cattedrale di Lisbona, l’arcivescovo Martines sulla possibilità di navigare verso Occidente per raggiungere le Indie allegando una carta nautica da lui disegnata per raggiungere il Giappone (il Cipangu di Marco Polo) facendo rotta dall’Europa verso Ovest. In una lettera successiva, inviata a Cristoforo Colombo, il Toscanelli scrive di una lunga conversazione che Papa Eugenio IV avrebbe avuto con un testimone diretto (forse il de’ Conti?) il quale avrebbe affermato che questo paese vale la pena essere conosciuto dai Latini, non solo perché è grande la ricchezza che può essere ottenuto da esso, oro e argento, tutti i tipi di gemme, e spezie, che non raggiungono mai noi, ma anche per i suoi dotti, filosofi, geografi e astrologi esperti […] e tale viaggio è non solo possibile, ma è vero e certo di essere onorevole di portar profitti incalcolabili. Sempre in questa lettera menziona anche la visita di uomini da Catai (Cina) durante il regno di papa Eugenio IV (quindi fra il 1431 e il 1447). In una seconda lettera il Toscanelli aggiunge di avere informazioni ricche e dettagliate da uomini eminenti venuti da quelle terre fino alla corte papale.

    1475 Paolo del Pozzo Toscanelli fa costruire nel Duomo di Firenze un grande gnomone, strumento astronomico per studiare il moto del sole. Grazie a ciò fu possibile correggere le tavole dei moti solari del tempo.

    1478 A Firenze, per espugnare il potere dei De’ Medici, la famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi, tramite l’appoggio di Papa Sisto IV ed altri appoggi esterni organizzano un piano per assassinare i due nipoti di Cosimo. La congiura portò all’uccisione di Giuliano e al ferimento di Lorenzo, noto come Lorenzo il Magnifico, senza tuttavia condurre alla fine del potere mediceo su Firenze, come era nei piani.

    1484 A Roma, con l’appoggio dei De’ Medici, viene nominato Papa Giovanni Battista Cybo (di una ricca famiglia genovese alleata della potente famiglia fiorentina) che prenderà il nome di Innocenzo VIII. Per molti anni il Papa affidò a Lorenzo de’ Medici il ruolo, non ufficiale, di suo primo consigliere. Uno dei suoi figli illegittimi, Francesco “Franceschetto” Cybo nel 1488 prenderà come moglie una figlia di Lorenzo de’ Medici, Maddalena.

    1485 Cristoforo Colombo parte per il “Nuovo Mondo”? (Con la mappa del Toscanelli copia di una mappa cinese)? Di sicuro si sa che su una carta del 1513, attualmente conservata nel museo Topkapi di Istanbul, c’è un’annotazione sull’area delle coste americane dove si legge che questi lidi vennero scoperti nell’anno 890 dell’era araba da un infedele di Genova chiamato Colombo. L’anno arabo 890 corrisponde nel nostro calendario al 1485.

    1488 Cristoforo Colombo parte nuovamente per il “nuovo mondo”? Nel 1582 lo studioso e letterato romano Francesco Sansavino nella sua opera intitolata “Cronologia del Mondo” scrive che nel 1488 Colombo ottenne dai Reali di Spagna huomini, navali, vettovaglie e armi e partitosi dalle Gadi, trova con maraviglia d’ogniuno, il mondo di sotto, incognito per quanto si crede à gli antichi.

    1492 17 Aprile. I Reali di Spagna e Cristoforo Colombo firmano un contratto (noto come Capitolaciones) dove si precisa che la Corona avrebbe concesso a Colombo quanto stabilito per quello che ha scoperto… (che ha già scoperto?) e dove si fa riferimento al fatto che metà della somma necessaria per l’armamento della flotta l’avrebbero messa alcuni finanziatori italiani e l’altra metà gli spagnoli. Da recenti studi è emerso, tuttavia, che nessuna delle risorse per finanziare l’impresa provenga dai Re spagnoli ma da banchieri genovesi e fiorentini legati a Papa Innocenzo VIII e da fondi della Chiesa in Spagna che erano stati istituiti per volere del papato per sostenere la guerra contro i Mori nella Penisola Iberica.

    Per contratto e per legge, quindi, tutti i diritti sulle terre conquistate sarebbero state dei finanziatori italiani ma all’improvviso cambia tutto.

    25 Luglio. Muore improvvisamente Papa Innocenzo VIII (forse avvelenato?).

    6 Agosto. In tutta fretta, dopo soli 11 giorni dalla morte del Pontefice e, nonostante gli scarsi mezzi di comunicazione e di trasporto dell’epoca, ha inizio il Conclave.

    11 Agosto. Il Collegio Cardinalizio sceglie come Papa lo spagnolo Rodrigo Borgia (Roderic Llançol de Borja) che prende il nome di Alessandro VI. Papa che assegnerà tutte le nuove terre conquistate (e tutti i diritti al loro sfruttamento) ai Re di Spagna, Isabella e Ferdinando (che, come dimostrano i documenti storici, nell’impresa, non misero un soldo). Il resto di questa storia è nota. In questa corsa all’eldorado (abbreviazione di El rio dorado – Il fiume d’oro) i de’ Medici videro l’inizio della loro fine mentre la Spagna divenne in pochi anni e per oltre due secoli una super potenza mondiale.

    1896 Canada: tre cercatori scoprono notevoli quantità di oro in due fiumi canadesi, lo Yukon e il Klondike. La notizia si diffuse rapidamente dando inizio all’ennesima corsa all’oro.

    2019 La Nasa dichiara di avere in programma un viaggio nel 2022 per raggiungere Psiche-16, un asteroide che si trova tra Marte e Giove al fine di estrarvi molti metalli preziosi, in primis l’oro, di cui pare ve ne siano decine di tonnellate.

    2020 Russia, Europa, Cina e Giappone hanno già avviato programmi simili. L’ammontare attuale degli investimenti tecnologici in questo settore si stima abbia già raggiunto la cifra di un miliardo di dollari.

    L’ennesima nuova corsa all’oro è appena cominciata…

    Quante corse (e quanta distruzione) per un semplice minerale.

    E quante altre violenze, nei secoli, per pochi altri semplici minerali.

    Quanti uomini, animali e vegetali sono morti a causa di tanta avidità? E quanti altri devono continuare a morire? Quanti bambini stanno morendo ancora oggi nelle miniere di tutto il mondo? Eppure siamo stati tutti bambini. Ma cosa fa diventare un innocente bambino, di ogni epoca e luogo, in un adulto indifferente, avido sfruttatore e consumatore di altri esseri umani e di ogni risorsa naturale?

    Dai mitici racconti greci, passando dalle leggendarie storie medioevali di città dorate, fino alle trame dei cartoni animati moderni (straripanti di re, regine, pirati e fantastici mondi luccicanti) pare che il livello di giudizio di molti popoli su cosa davvero sia importante per la convivenza vitale su questo pianeta non sia molto cambiato. E a questo riguardo, quanto contano i racconti e l’esempio nell’educazione di un bambino e sulle sue scelte future? E quanto contano sul futuro di un popolo?

    “Non ostentare ciò che può desiderarsi, fa sì che il cuore del popolo non si turbi”

    Lao Zi

    (1) Nel XV secolo la Cina è all’avanguardia mondiale in tutte le scienze e le arti, fra le quali l’astronomia e la navigazione.

    (2) Nonostante il diametro terrestre fosse stato misurato con notevole precisione da Eratostene nel II secolo a.C. e nel IX secolo d.C. dagli astronomi arabi, la cultura cristiana aveva a disposizione solo il risultato di questi ultimi, che era espresso in miglia arabe; più lunghe delle miglia in uso in Europa; perciò attribuirono alla Terra una circonferenza di 30.000 km invece dei 40.253 misurati dagli Arabi e dei 40.075 misurati da Erastotene. Quest’errore condusse Toscanelli, e come lui Colombo, a valutare la distanza tra Lisbona e le Indie in circa 6.500 miglia navigando verso ovest.

    (3) Lo storico contemporaneo Wang Tai Peng ricorda che fino a quell’epoca la cartografia europea era relativamente arretrata: i navigatori occidentali dovevano affrontare i mari senza un’accurata misurazione delle longitudini. Le lacune delle mappe rispecchiavano a loro volta i ritardi dell’astronomia europea. Le flotte cinesi, invece, da secoli perlustravano l’Oceano Indiano utilizzando conoscenze astronomiche più avanzate per determinare sia la latitudine che la longitudine di una nave in mare.

  • Covid-19 è sessista

    Quello che si era osservato in questi mesi di pandemia, ora sembra avere una spiegazione: se il Covid-19 tende a essere più grave negli uomini che nelle donne, è per una diversa risposta del sistema immunitario. Le pazienti femminili hanno mostrato infatti di avere una più forte e sostenuta risposta delle cellule T (o linfociti T), una parte essenziale del sistema di difesa dell’organismo, che tra i loro compiti hanno anche quello di uccidere le cellule infettate.

    Già ad aprile il primo studio sulle differenze di genere nella risposta all’infezione, condotto all’ospedale Tongren a Pechino, aveva rilevato come la mortalità da coronavirus negli uomini fosse più che doppia di quella delle donne: 2,5 volte in più. Una tendenza riscontrata anche in Italia. Secondo i dati pubblicati a luglio da Istat e Istituto superiore di sanità l’epidemia di Covid-19 in Italia ha colpito di più le donne, mentre la mortalità è stata alta tra gli uomini. I casi femminili erano il 54,2% mentre tra i decessi prevalgono quelli maschili (52%). Gli esperti avevano puntato il dito inizialmente sul maggior numero negli uomini di recettori ACE2, cui il virus si attacca per spiegare la maggiore mortalità maschile. Questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori dell’università di Yale, guidati da Akiko Iwasaki, sembra chiarire la questione, dopo aver studiato 98 pazienti dai 18 anni in su, con un’età media di 61-64 anni, ricoverati allo Yale New Haven Hospital con sintomi da lievi a moderati a positivi al coronavirus. In questo modo hanno potuto vedere che una cattiva risposta delle cellule T è collegata ad una malattia più grave negli uomini. Già nei mesi scorsi si era infatti osservato che i malati di Covid-19 avevano elevati livelli di citochine e chemochine (molecole fondamentali nel regolare e attivare i meccanismi difensivi e processi infiammatori) rispetto a chi non aveva contratto il virus. Tuttavia, alcuni di questi fattori e molecole sono risultati maggiori negli uomini, mentre nelle donne livelli più alti di risposta immunitaria innata data dalle citochine sono risultati collegati ad una malattia più forte. Secondo lo studio i pazienti maschili potrebbero trarre beneficio da terapie che aumentano la risposta delle cellule T mentre le donne da farmaci che mitighino la prima risposta immunitaria innata. Tuttavia, concludono i ricercatori, non è possibile scartare altri possibili fattori che incidano sul rischio di avere una forma più forte di malattia nei due sessi.

     

  • Il Tempo del prima e del dopo

    Se fossimo saggi, se avessimo quel minimo di saggezza, di comprensione degli eventi e di capacità di elaborarli, che ha consentito, nei secoli e nei millenni, agli essere umani di conservare la specie, dovremmo capire che c è un prima e un dopo. Un prima e un dopo pandemia.

    Il prima è come siamo stati per decenni, quei decenni che ci hanno consentito di arrivare ad un grado di benessere altissimo per alcuni mentre intere altre popolazioni vivevano ancora, sia economicamente che culturalmente, in realtà arretrate fatte di fame e di violenza fisica. I soprusi appartengono invece a tutte le fasce sociali e a tutte le epoche. Il Tempo del prima è il lungo periodo delle scoperte scientifiche utili e di quelle pericolose, il periodo dello stravolgimento dei sistemi economici, dovuti al prevalere della finanza virtuale sull’economia reale e i derivati, che hanno avvelenato la maggior parte delle banche, sono solo uno dei tanti aspetti nocivi che hanno inquinato, in modo globale, la società.

    Il Prima è lo sfruttamento sconsiderato del pianeta perché chi lo effettuava era incapace di previsione delle conseguenze o indifferente alle stesse. Molti si sono sempre sentiti al di sopra o, meglio ancora, al di fuori, da quello che riguardava le persone normali. E’ sempre esistita, ed è stata particolarmente radicata negli ultimi decenni, la convinzione, in alcuni piccoli gruppi di persone, particolarmente potenti per i mezzi i diversi mezzi, che avevano a disposizione, che le eventuali conseguenze negative delle loro scelte non li avrebbero colpiti. Ed è prevalsa, sia nel mondo capitalista che in quello comunista, la convinzione che il patrimonio che la natura ci aveva offerto, dalle foreste ai giacimenti del sottosuolo, dagli animali, alla gestione delle acque e alla modifica dei venti fosse eterno o anche eventualmente sostituibile.

    Il dopo se fosse il ritorno al prima, alla realtà che ci ha portato alla pandemia e al suo diffondersi nel mondo, sarebbe ricominciare un cammino destinato a portarci a nuove tragedie senza più possibilità di tornare indietro. Una strada senza uscita, un baratro nel quale dopo aver lanciato i più anziani vedremo cadere giovani e bambini nell’inarrestabile declino della specie più debole del pianeta, l’uomo. C’è un prima al quale non possiamo, non dobbiamo ritornare come se nulla fosse accaduto e se il tempo del contagio e dell’isolamento non è servito a comprendere che ci sono momenti nei quali si deve scegliere e saper dividere il grano dall’olio allora tutto diventa pericolosamente possibile. Prima di arrivare al dopo, al nuovo tempo, dobbiamo affrontare molte sfide, quelle economiche con centinaia di migliaia di persone rimaste senza la prospettiva di un lavoro e di centinaia di migliaia che il lavoro hanno perso sia come dipendenti che come imprenditori. Le sfide economiche sono aggravate in Italia da una burocrazia elefantiaca e dall’evidente calo di consumi frutto della mancanza di reddito di chi non lavora o lavora a ritmo ridotto. La mondializzazione, che era stata affrontata senza la capacità di guidarla, è servita al virus per espandersi, i controlli internazionali hanno funzionato male e con ritardo, i paesi hanno gestito la pandemia in modo difforme ma il virus ha colpito quasi tutti più o meno con la stessa intensità ed ovunque le vittime più numerose sono stati gli anziani. La politica ha dovuto lasciare campo libero ai tecnici, spesso non adeguatamente preparati e sicuramente non in grado di supportare le risposte scientifiche con le necessità sociali ed economiche della popolazione e il mondo si è spaccato tra negazionismi e super previdenti senza che il risultato complessivo cambiasse. Siamo tornati in pochi giorni alle misure di cautela utilizzate nei secoli scorsi per le grandi epidemie, lavarsi le mani, stare lontani, coprirsi la bocca. Tutta la nostra sapienza tecnologica e il credere di poter vedere avanti con business sempre più avanzati non ci ha consentito di provvedere in tempo a fare scorta dei presidi di protezione più elementari, come le mascherine, i tamponi e i reagenti necessari per andare a stanare il virus. Qualcosa di infinitamente piccolo, qualcosa che presumibilmente, ancora una volta arriva da un animale e dalla nostra incuria e superbia ci ha messo tutti in ginocchio nonostante i nostri viaggi su Marte, le più sofisticate armi nucleari ed i sistemi informatici e robotici che ormai ci esonerano anche dal pensare.

    Se torneremo  al tempo di prima sarà per indifferenza, per ignoranza, per inerzia, per nostalgia, per prosopopea, perché prima avevamo la sensazione di sapere, di conoscere, anche nei momenti difficili, la composizione della nostra cuccia o la posizione del nostro ipotetico trampolino di lancio. Sembrava tutto possibile e permesso, chi non arrivava al benessere poteva sperarci, chi c’era arrivato arrancava per conservarlo, tutti comunque nell’ignoranza di cosa si celava dietro la nube tossica dell’inquinamento, l’abbattimento di una foresta, il pericolo degli allevamenti intensivi e dei troppi prodotti pericolosi abbandonati o portati appositamente sul terreno agricolo e nella falda.

    Il dopo è la crisi economica sia per i mercati internazionali che dovranno riconsiderare chi è in grado di comperare e a che prezzo vendere, sia per i mercati interni che già soffrivano da tempo, e si dovranno fare i conti con i derivati che hanno intossicato le banche, con le necessità dell’economia reale che quando produce rischia di non trovare a chi vendere. Il dopo è anche la crisi umana che covava da tempo e che è sul punto di esplodere. Prima lentamente siamo stati portati a confondere i diritti individuali, sanciti anche dalla carta universale, col diritto di ciascuno di fare qualunque cosa gli potesse portare appagamento, senza tenere conto di quanto ledesse gli altrui diritti la difesa dei propri piaceri. Più importanti i diritti degli adulti di chiamare figlio anche chi è, su commissione, stato procreato da altri che il diritto di una nuova creatura obbligata a venire al mondo, più importante il diritto di affermare la propria religione o tradizione che rispettare le vite altrui e l’inviolabilità fisica di altri esseri umani.

    Più importante poter vendere a poco prezzo che conservare, come necessarie all’ecosistema, non solo di un area determinata, le foreste rumene o amazzoniche, più importante strappare energia dalle rocce che impedire lo sprofondamento di intere aree, più importante solcare avanti e indietro i cieli che riflettere sulle conseguenze sopportate dall’atmosfera, più importante iniettare lo zucchero nelle fragole o gonfiare i vitelli che produrre con meno guadagno ma nel rispetto della salute. Popoli di vecchi malandati e caparbi nella difesa delle loro verità, nei mondi sviluppati, popoli di giovani arrabbiati, affamati e sempre di più disposti anche al suicidio pur di trascinare con se i presunti colpevoli, nei paesi meno sviluppati. E’ stata chiamata civiltà quel tipo di progresso che intorno alle megalopoli ha creato le bidonville o gli ammassamenti nei casermoni popolari e che ha assistito alla propria sconfitta per colpa di un virus invisibile e vecchio come il mondo.

    Per contenere il virus hanno detto che bisognava mantenere il distanziamento sociale. Non il distanziamento fisico ma sociale. Già da questo lapsus freudiano capiamo quanto privo dei più elementari valori, quanto anaffettivo, era il tempo del prima, il distanziamento sociale ha significati ben diversi dal distanziamento fisico! Il tempo del dopo non può essere uguale al tempo del prima perché il silenzio dell’isolamento, i malati, i morti, le differenze e le difficoltà economiche dovrebbero averci insegnato la necessità di saperci reciprocamente aiutare con una solidarietà vera e costante, di pretendere dalle istituzioni, e da chi le rappresenta, il rispetto del ruolo che ricopre, la capacità di affrontare per tempo i problemi e di sapersi assumere le responsabilità delle scelte che comunque vanno sempre prese nel rispetto della democrazia parlamentare e della nostra Costituzione. Il tempo del dopo è il tempo dell’ambiente, della sua preservazione, unico modo per conservare la salute e il lavoro. Il tempo del dopo è il tempo che sconfigge l’arroganza e premia il merito, che boccia l’intruppamento, il pensiero unico e crede che la scienza debba essere coniugata con la coscienza, che sa che il mercato deve avere regole corrette, che chi sbaglia deve pagare, che le megalopoli non sono sempre una conquista di libertà e che per costruire il futuro si deve cominciare a costruire il presente.

     

  • Sono solo un figlio della natura

    2014, maggio. Siamo in Nord America, al confine con il Canada. Una sera Carson, un bimbo di 3 anni, si perde nel bosco vicino a casa sua. Piove e tira un forte vento gelido. I genitori, resisi conto poco dopo di quanto è accaduto, chiamano i soccorsi. Si mobilita l’intero paese. Interviene anche la polizia con gli elicotteri ed inizia una lunga notte di ricerche che terminerà solo all’alba. Una donna intravede in lontananza un cane accucciato. È Cooper, l’amico cane del bambino. È molto infreddolito. Sotto di lui i soccorritori trovano Carson sereno, ben protetto e al caldo.

    2014, luglio. Siamo in Siberia. Karina Chikitova, una bimba di 4 anni, si allontana dalla casa di sua nonna e scompare nella foresta. Oltre a lei non si trova anche il suo amico cane, Kyrachaan. Iniziano le ricerche a cui prenderanno parte più di cento persone. Passano dieci lunghissimi giorni e le speranze di ritrovarla viva si affievoliscono sempre di più, soprattutto quando Kyrachaan rientra in paese senza la bambina. Ma l’animale, nonostante il suo evidente stato di deperimento, usa le restanti forze per trascinare i presenti verso la foresta. Così lo seguono e ritrovano la bimba sotto un cespuglio a sei chilometri da casa, molto stanca ma senza gravi ferite o lesioni. È stata ritrovata ed è sopravvissuta per undici giorni grazie all’accudimento (calore e cibo) del suo caro amico Kyrachaan.

    2015, dicembre. Siamo in Italia. Un bimbo di 12 anni, affetto da Diabete di tipo 1, sta dormendo nella sua stanza quando sopraggiunge una improvvisa crisi ipoglicemica (un valore eccessivamente basso di zuccheri nel sangue). Al suo fianco sta dormendo Blanca, la sua amica cagnolina che, grazie al suo olfatto, si è resa conto del pericolo ed ha iniziato ad abbaiare insistentemente. I genitori, svegliati da tanto rumore, sono sopraggiunti immediatamente nella stanza riuscendo ad intervenire per evitare un aggravamento di una crisi che poteva essere molto pericolosa. Da allora, il bambino e la sua cara amica, sono inseparabili, sia di notte che di giorno.

    2016, maggio. Siamo in Virginia (USA). Un bimbo di 3 anni, Manson, si è perso nel bosco vicino casa. Le ricerche iniziano da subito. Anche il suo amico cane Banjo è della squadra. Passano le prime ore ed arriva la notte. È molto buio e fa freddo. Ancora nessuna traccia del bimbo e di Banjo che, nel frattempo, si è staccato dal gruppo. Solo verso le tre del mattino alcuni soccorritori riescono a sentire Banjo abbaiare. Si trova lontano dalla loro area di ricerca. Lo raggiungono e ritrovano il piccolo Manson sano e salvo. A salvarlo e a riscaldarlo c’era Banjo, il suo caro amico cane.

    2018, novembre. Siamo in Argentina. Tre piccoli bambini stanno giocando in campagna quando all’improvviso, da un cespuglio, salta fuori per difendersi un serpente molto velenoso. Senza esitazione, il loro caro amico cane Simon, si lancia sul rettile il quale, prima di scappare, riesce a morderlo in più punti. I bimbi corrono dalla madre a raccontarle quanto è avvenuto e a dire che il loro amico era in fin di vita. La signora Valeria Centeno, a quel punto, intraprende una battaglia contro il tempo (mobilitandosi anche sui social network) per trovare in tutto il Paese la quantità di antiveleno necessaria. Le scorte, infatti, non erano sufficienti né nel suo paese né in tutta la provincia. Simon si è potuto salvare grazie all’intervento di un funzionario del Dipartimento Nazionale dell’Ambiente informato per tempo. In seguito la signora Centeno al giornale Los Andes ha raccontato: “In ospedale mi hanno detto: Lei è consapevole di aver privato un essere umano dell’antidoto contro questo veleno per darlo a un cane? E io ho risposto: “Rispetto la vita delle persone ma anche quella del mio cane. Se non fosse stato per lui, quel serpente avrebbe morso i miei figli”.

    Grazie signora Valeria e signor Funzionario e, soprattutto, grazie cari amici animali (in questo caso, dei coraggiosi cani) per queste lezioni di fraterna amicizia.

    Potremmo continuare a riportare migliaia di altre storie di animali domestici e non, che nonostante noi, continuano quotidianamente a aiutarci o a venirci in soccorso perché è proprio vero che nell’economia della Natura, la valuta, non è il denaro ma la vita[1].

    I’m just a child of nature, I don’t need much to set me free[2]

     

    [1] Vandana Shiva (1952), scienziata e attiva ambientalista indiana
    [2] sono solo un bambino/figlio della Natura, non ho bisogno di molto per liberarmi t.d.r.
    John Lennon (1940-1980), Child of Nature, 1968

  • In aumento gli stati d’ansia tra gli animali da compagnia

    Gregory Berna, un ricercatore ad Atlanta presso la Emory University, da alcuni anni sta studiando l’attività cerebrale dei cani utilizzando anche uno scanner RMI. La risonanza magnetica per immagini permette infatti di osservare direttamente le funzioni del cervello, in questo modo si evidenziano quali aree si attivano rispetto a particolari richiami. Per eseguire questo procedimento il ricercatore ha addestrato alcuni cani, tra i quali il suo, ad entrare spontaneamente nel tunnel della risonanza e a rimanervi tranquilli per qualche minuto conservando un atteggiamento giocoso. La ricerca ha dimostrato che tra uomo e cane vi sono forti similitudini nel nucleo caudato, una particolare regione del cervello ricco di recettori per la dopamina,  la sostanza che serve per la modulazione delle situazioni piacevoli. Dallo studio risulta per tanto che i cani hanno sensazioni positive, come l’uomo. Nello stesso tempo un altro ricercatore che si occupa di antrozoologia studiando le interazioni tra uomini ed animali ha evidenziato come negli animali da compagnia siano in aumento gli stati d’ansia dovuti a comportamenti eccessivamente protettivi degli umani e al loro, in alcuni casi, volerli tramutare nei bambini di casa, al doversi abituare a situazioni ambientali diverse da quelle naturali, vita in città, e all’assorbimento degli stati d’animo svariati delle persone con le quali vivono. Infatti cani e gatti in particolare hanno una particolare sensibilità e capacità di percepire, e  perciò subire, le situazioni di tensione anche apparentemente non palesate dagli esseri umani. Nei cani  come nei gatti la situazione di stress si manifesta a volte con eccessiva aggressività, in altri casi con atteggiamenti apatici o con dispetti ma certamente il gatto, pur nella sua indipendenza connaturata, può vedere ancor più acuito il senso d’ansia essendo un animale meno sociale del cane. Negli ultimi anni  per affrontare i problemi  di stress degli animali da compagnia sono aumentati i veterinari comportamentali ma in molte occasioni sono proprio i proprietari che andrebbero indirizzati verso altri comportamenti mentre i cani dovrebbero poter avere, nei loro primi mesi di vita, un buon e serio istruttore che insegni a loro, e ai loro umani, il rispetto di quelle poche regole necessarie per poter convivere tranquillamente con altri animali e in qualunque contesto sociale. Quello che invece va evitato, come purtroppo sta avvenendo al seguito di una moda iniziata negli Stati Uniti, è di dare tranquillanti, quali il Prozac, ai nostri animali, gli psicofarmaci, nell’animale, non risolvono i problemi ma li rimandano o li peggiorano, un educatore esperto, un veterinario coscienzioso e un padrone consapevole fanno la felicita dei nostri amici pelosi e la loro felicità è la nostra.

  • Gli animali domestici sempre più parte delle nostre vite

    Nei secoli gli animali hanno fatto parte di molte storie ed aneddoti, interpreti o comparse di fatti veri e di favole nate per insegnare agli uomini attraverso i bambini. Gli animali sono stati, e sono, cibo e compagnia, persone di casa e pelli di ornamento, fonte di guadagno e status symbol ed hanno sempre fatto parte della nostra vita, nel bene e nel male. Negli ultimi anni si è sviluppata una migliore percezione del loro essere senzienti, capaci non solo di provare affetto e dedizione ma dolore e paura e le culture più avanzate cercano, anche per gli animali da lavoro, o destinati alla soppressione per essere il nostro cibo, di garantire una migliore qualità di vita, quello che si chiama benessere animale.

    Con l’aiuto dei fumetti che li hanno resi umani, della solitudine che li ha fatti diventare spesso indispensabili per le persone sole, e con l’avvento di internet e dei Social che continuamente postano foto e filmati di animali con comportamenti simpatici ed accattivanti e con l’interesse fortunatamente sempre più forte anche per gli animali selvatici che vediamo in natura attraverso documentari specializzati, gli animali sono diventata una componente importante della nostra vita quotidiana. Nel 2017 hanno raggiunto la cifra ci circa un miliardo e 700 milioni e la metà degli essersi umani possiede o ha posseduto un animale domestico. Nel libro Come gli animali domestici hanno invaso le nostre vite ed i nostri cuori di Guido Guerzoni si registra che il 90% degli americani si considera mamma o papà del proprio pet e la parola padrone sta scomparendo, ed il 20% li include nei propri testamenti mentre è già cominciata una vera e propria giurisprudenza per definire a chi debba andare l’animale di casa in caso di separazione. In Italia il mercato dei pet sembra valga tre miliardi e mezzo ed ormai vi sono diverse attività incentrate sulle necessità vere dei nostri animali ed altre sui desideri a volte un po’ folli dei loro padroni. Tanto è in diminuzione l’empatia tra esseri umani, l’incapacità di dialogo e comprensione tra simili tanto di più si riversa sull’animale, spesso facendo il suo male, questo nostro nascosto desiderio di comunicazione e condivisione, l’animale non è un giocattolo e come essere senziente e appartenente ad una specie ha bisogno di cure, di affetto ma anche di rispetto, il cagnolino in pelliccia o il mastino con il collare luccicante di pietre non appagano ma avviliscono i nostri amici pelosi. Perciò se da un lato dobbiamo rispettarli quando li amiamo a maggior ragione dobbiamo combattere, con leggi più adeguate e con la costante attenzione delle istituzioni, tutte quelle pratiche che danno sofferenza e dolore, dalla macellazione rituale alle lotte clandestine, dalla vivisezione alla morte per polpette avvelenate nei giardini e nei boschi, dall’abbandono quando non ci divertono più alla vita orribile in canili lager. Molto è stato fatto ma moltissimo vi è ancora da fare, per questo maggior conoscenza e cultura sono indispensabili.

  • In nome dei diritti

    Non appena qualcuno si rende conto che obbedire a leggi ingiuste
    è contrario alla dignità dell’uomo, nessuna tirannia può dominarlo.
    Mahatma Gandhi

    Nella seconda metà del XVIII secolo si accentuarono gli attriti e gli scontri armati tra le popolazioni delle colonie britanniche della costa atlantica del nord America e l’esercito del re Giorgio III di Gran Bretagna. Scontri che si trasformarono in una vera e propria guerra, dall’aprile 1775 fino a settembre 1783. Guerra che si concluse con la proclamazione dell’indipendenza delle tredici colonie, che formarono gli Stati Uniti d’America. In quel periodo critico per le popolazioni delle colonie, alcuni lungimiranti uomini erano convinti che la proclamazione dell’indipendenza delle colonie dalla Gran Bretagna era l’unica soluzione. Ormai essi sono considerati come i Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America.
    Riuniti in un congresso a Filadelfia, i rappresentanti delle tredici colonie proclamarono, il 2 luglio 1776, l’indipendenza delle colonie dall’Impero britannico. Per l’occasione è stato reso pubblico anche un documento, quello della Dichiarazione dell’Indipendenza. Documento che viene considerato tuttora come uno dei più importanti testi della storia mondiale degli ultimi secoli. Alcuni concetti base di quel documento continuano a rappresentare dei saldi pilastri del pensiero democratico e giuridico. In seguito quei concetti sono stati adottati e hanno trovato espressione in diverse Costituzioni e nelle giurisprudenze di altrettanti Paesi evoluti in tutto il mondo. Partendo proprio dalla Costituzione statunitense, resa pubblica il 15 settembre 1787 ed entrata in vigore due anni dopo.
    Nel secondo paragrafo della Dichiarazione di Indipendenza, i Padri Fondatori affermavano: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.
    Un altro documento, altrettanto importante, è anche La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, approvata dall’Assemblea Nazionale francese il 26 agosto 1789. Nel primo articolo di questa Dichiarazione si stabilisce che “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti…”. Per arrivare poi, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata a Parigi il 10 dicembre 1948, con la Risoluzione 217 A dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Anche in questo documento, nel primo articolo si sancisce che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti…”. Per poi stabilire, nel secondo articolo che: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione”.
    Sono dei sacrosanti diritti, per i quali l’umanità, da secoli, ha combattuto e continua a combattere. Sono dei diritti inalienabili, nati insieme con l’uomo e che con l’uomo devono rimanere sempre. Diritti che rappresentano chiari e invalicabili punti di riferimento e che si intrecciano e trovano espressione anche nei valori fondamentali dell’umanità.
    In nome di quei diritti domenica 10 febbraio, è stato onorato il quindicesimo anniversario del giorno del ricordo delle Foibe. Una ricorrenza per non dimenticare, tra l’altro, tanta atrocità, tanto odio, ma anche una diabolica strategia di sterminio e di pulizia etnica messa in atto da parte dei titini. Oscenità e crudeltà attuate soprattutto tra il 1943 e il 1945, ma anche alcuni anni in seguito, che hanno causato migliaia di morti innocenti istriani, fiumani e dalmati, uccisi, incatenati e buttati, qualche volta anche vivi, nelle foibe. Ma purtroppo, il calvario dei profughi e dei sopravvissuti degli eccidi delle foibe, non di rado è continuato anche nel territorio della madrepatria. Tutto quanto rappresenta, tra l’altro, anche delle palesi e urlanti violazioni degli inalienabili diritti della vita, della libertà, della proprietà e della cittadinanza.
    In nome di quei sacrosanti diritti e di quei valori sono stati sempre degli individui, dei gruppi etnici e/o sociali, nonché delle intere popolazioni, che hanno contribuito a rovesciare sistemi e regimi, mettendosi dalla parte del giusto e del bene. In nome dei diritti continuano a protestare in Venezuela. Chiedono il riconoscimento dei loro diritti anche i gilet gialli in Francia. In nome dei loro diritti, da giorni ormai, stanno protestando anche i pastori e gli allevatori in Sardegna.
    Papa Francesco, nel suo messaggio per la 52a giornata della Pace, parlava anche dei vizi della politica. Si riferiva a quei vizi che “indeboliscono l’ideale di un’autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale”. E soprattutto chiedeva il rispetto dei diritti dell’uomo da parte di tutti, sempre e ovunque.
    In nome dei diritti sono tante e continue le ragioni per cui i cittadini dovrebbero e devono protestare anche in Albania. In alcuni casi lo stanno facendo. Da più di un anno ormai, si sta protestando quotidianamente per la difesa del Teatro Nazionale. Teatro che il primo ministro vuol distruggere, per poi costruire dei grattacieli in pieno centro di Tirana (Patto Sociale n.316). Stanno protestando quotidianamente, da più di tre mesi, anche gli abitanti di un quartiere della capitale che rischiano di avere le loro case distrutte. Anche in questo caso per dare vita ad un famigerato progetto, palese espressione dell’abuso del potere e della corruzione governativa. E tutto ormai è stato verificato, fatti e dati alla mano. Dall’inizio dello scorso dicembre stanno protestando anche gli studenti delle università. Anche loro protestano convinti, in nome dei loro diritti, violati continuamente e senza scrupoli da chi governa. Non sono mancati neanche altri casi di proteste in altre città e per altre specifiche ragioni. Ma sempre per difendere i diritti calpestati dei cittadini. Quei diritti che le leggi in vigore dovrebbero tutelare. E che, invece e purtroppo, si sta dimostrando che le leggi non sono uguali per tutti.
    In Albania la situazione sta peggiorando precipitosamente ogni giorno che passa. E ogni giorno che passa si sta verificando la restaurazione di un nuovo regime, voluto e ideato direttamente dal primo ministro e attuato dai suoi luogotenenti. In queste condizioni l’opposizione ha chiamato i cittadini a scendere in piazza sabato prossimo, 16 febbraio.
    Chi scrive queste righe valuta che questa opposizione, negli ultimi anni, non ha convinto per niente. Anzi! I dirigenti dell’opposizione hanno infranto e smentito, a più riprese, la fiducia dei cittadini. Che sia questa la volta buona, dopo tante delusioni! Nel frattempo chi scrive queste righe è convinto che sono tantissime e sacrosante le ragioni non solo per protestare in Albania, ma per ribellarsi. Dando ragione a Balzac, per il quale la rivolta è il risultato della riflessione delle masse. Soltanto così, considerando la vissuta realtà, si può arrivare a rovesciare il regime del primo ministro. In nome dei diritti!

  • Nei board dei grandi gruppi latita la presenza femminile

    Nel settore tech inglese vi è una “preoccupante” mancanza di diversità tra i suoi dirigenti senior. Lo rivela un recente rapporto dell’agenzia Inclusive Boards riportato dal Guardian secondo cui il settore è in ritardo rispetto al FTSE 100 e all’economia in generale su misure che includono la rappresentanza di genere, razza e classe. Solo l’8,5% dei leader senior nella tecnologia proviene da un background di minoranza, secondo il rapporto, mentre le donne costituiscono solo il 12,6% dei membri del consiglio di amministrazione del settore  rispetto alla rappresentanza femminile del 30% ora raggiunta dalle aziende del FTSE 100.

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