veicoli

  • Le auto abbandonate dopo la multa ora potranno essere rottamate

    Secondo dati Aci, oltre 1,5 milioni di veicoli sottoposti a fermo amministrativo per multe, tasse e contributi non pagati, che i proprietari hanno deciso di non utilizzare più sono stati abbandonati nei parcheggi, in piazzole comuni, nelle periferie delle grandi città e fuori dai piccoli comuni, ai bordi di strade di campagna, nei pressi di spiagge, pinete, e tra i boschi di colline e montagne. Col tempo sono diventati ferri vecchi, arrugginiti, rifugio per topi e altri animali: 517.744 abbandoni risalgono infatti a oltre 15 anni fa e 327.518 addirittura a più di 20 anni.

    Su circa 4,3 milioni veicoli sottoposti a fermo amministrativo, si stima che 3,5 milioni e mezzo siano ormai inutilizzabili. Solamente a Napoli e provincia ci sono 531mila veicoli con fermo amministrativo, dei quali la metà con procedimento da oltre cinque anni e 131mila da oltre 10 anni. Ma anche Roma e Milano sono “invase” da automobili con fermo fiscale da anni: la Capitale su un totale di 259mila provvedimenti in corso, ne ha ben 147mila emessi oltre cinque anni fa e 69mila da oltre 10 anni; Milano a sua volta ha un totale di 189mila fermi amministrativi attivi, di cui 99mila sono vecchi di cinque anni e 61mila da più di dieci anni.

    All’origine di questo scempio vi è la legge, per la precisione una norma che impedisce di procedere alla rottamazione e quindi radiare dal Pra (pubblico registro automobilistico) i veicoli sottoposti a fermo amministrativo (salvo poche eccezioni: incendio, incidenti gravi, calamità naturali) fin quando lo Stato non sia stato soddisfatto, fin quando cioè il proprietario non saldi il proprio debito con lo Stato stesso.

    Finora il massimo che si era potuto fare, grazie all’intervento di qualche sindaco, è stato spostare le carcasse dei veicoli che occupavano suolo pubblico in depositi giudiziari. Ma ora la norma che impediva di rottamare i veicoli finché lo Stato non fosse stato soddisfatto è stata mutata. La legge 14 del 26 gennaio scorso consente la radiazione dal Pra dei veicoli fuori uso anche se gravati da fermo amministrativo e domanda la sua implementazione a circolari esplicative del ministero dei Trasporti. Sono previsti due canali per la demolizione del veicolo: volontario, da parte del proprietario dietro richiesta al Comune dell’attestazione di inutilizzabilità; forzoso, per i veicoli rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari o acquisiti per occupazione di suolo pubblico, con attestazione di inutilizzabilità rilasciata dalla Polizia locale o dall’ufficio individuato dall’Ente proprietario della strada. Nel caso dell’avvio del procedimento di demolizione forzosa, l’ente che dispone la rimozione deve darne comunicazione entro 7 giorni attraverso pec o raccomandata al proprietario, il quale ha la possibilità di opporsi entro 60 giorni.

    La legge vieta espressamente l’accesso ad «alcuna forme di agevolazione, contributo o incentivo pubblico per l’acquisto di un nuovo veicolo» al proprietario del veicolo rottamato con fermo amministrativo. La rottamazione non sana i debiti con il fisco, ma libera il proprietario dall’obbligo del pagamento di bollo e assicurazione dalla data di dismissione. Resta aperta la questione delle risorse a disposizione dei Comuni per procedere alla mappatura delle auto abbandonate, alla conseguente rimozione e demolizione forzosa. La legge non prevede fondi appositi. Ma dal Parlamento, attraverso l’approvazione di alcuni ordini del giorno, c’è l’invito a trovare le risorse. Solo così, soprattutto nelle situazioni di bilanci comunali in difficoltà, la nuova legge sarà davvero efficace.

  • Nel 2025 sono aumentate le vendite di scooter ma sono calate quelle di moto

    Il 2025 consegna alle due ruote a motore un mercato italiano a doppia velocità. I dati annuali delle immatricolazioni diffusi oggi in esclusiva da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) delineano uno scenario articolato: forte avanzata degli scooter, in crescita del 5,5%, e contrazione delle moto, che chiudono l’anno con un calo del 19,2%. Nel complesso, il mercato di ciclomotori, scooter e moto registra una flessione del 7,5% rispetto al 2024.

    Un risultato che riflette dinamiche contrastanti e che va letto anche in una prospettiva più ampia. Il confronto con il 2023 – anno privo di effetti distorsivi – restituisce infatti un saldo complessivamente positivo del +2,2%, con scooter in forte progresso (+13,53%) e moto ancora in territorio negativo (–7,5%).

    «Sul 2025 – spiega il presidente di Ancma, Mariano Roman – hanno inciso in modo significativo gli effetti del surplus di immatricolazioni di fine serie registrato a fine 2024, legato all’entrata in vigore dello standard Euro 5+. Tuttavia, il calo delle moto appare meno riconducibile a un fenomeno episodico: sarà necessario approfondirne attentamente dinamiche e cause nei primi mesi del nuovo anno».

    «Al netto delle distorsioni legate all’Euro 5+ e dei condizionamenti geopolitici e macroeconomici che hanno inciso sulla fiducia dei consumatori – prosegue Roman – le due ruote confermano il loro ruolo centrale nelle scelte di svago, turismo e sport. E il successo degli scooter dimostra inoltre come questi veicoli rappresentino oggi una risposta concreta, fruibile ed efficiente alle esigenze di mobilità urbana sostenibile. Nel quadro complessivo si segnala infine anche un discreto dinamismo dell’usato».

    L’ultimo mese dell’anno risente in modo evidente dell’effetto fine serie Euro 5 che, a dicembre 2024, aveva portato all’immatricolazione di 373.344 unità, il miglior risultato dal 2011. Il raffronto risulta quindi fortemente penalizzante e l’analisi del dato mensile deve pertanto tenere conto di questo effetto distorsivo. A dicembre 2025 il mercato registra un calo del 62,10% con 11.213 unità vendute. I ciclomotori segnano una contrazione del 74,21% (774 unità), gli scooter arretrano del 39,91% (5.906 unità), mentre le moto cedono il 72,95%, fermandosi a 4.533 immatricolazioni.

    Il dato cumulato annuo, pur condizionato dalle dinamiche di fine serie, offre una fotografia più rappresentativa dell’andamento del settore. Il 2025 si chiude con 345.287 veicoli immatricolati e una flessione complessiva del 7,52%. Nel dettaglio, i ciclomotori perdono quasi un terzo del mercato (–31,93%) con 13.764 unità. Gli scooter si confermano invece il vero motore della domanda, chiudendo in positivo con un +5,57% e 197.043 immatricolazioni. Decisa il rallentamento delle moto, che registrano un calo del 19,22% con 134.480 unità targate.

    Il mercato delle due ruote elettriche chiude il 2025 in territorio negativo, con una flessione del 15,82% e 8.561 veicoli immatricolati. A pesare maggiormente sono i ciclomotori elettrici, in calo del 27,22% (2.994 unità). Meno marcata la contrazione degli scooter elettrici, che perdono il 13,95% e si attestano a 4.850 unità.

    Segno meno anche per il mercato dei quadricicli, che chiude l’anno con un calo del 16,93% e 16.964 veicoli venduti. L’analisi per alimentazione evidenzia però una netta divergenza: i modelli a motorizzazione termica, penalizzati dalle dinamiche di fine serie, dimezzano i volumi (–46%, 3.854 unità), mentre i quadricicli elettrici riescono a contenere le perdite (–1,32%, 13.110 unità), anche grazie agli incentivi attivati nella scorsa primavera.

  • La Commissione propone di esentare i veicoli pesanti a emissioni zero dai pedaggi stradali fino al 2031

    Per stimolare e favorire la competitività del trasporto su strada sostenibile, la Commissione europea propone di esentare i veicoli pesanti a emissioni zero dai pedaggi stradali e dai diritti di utenza.

    Come promesso nel piano d’azione industriale per il settore automobilistico europeo, la Commissione propone di prorogare l’attuale periodo di esenzione dal 31 dicembre 2025 al 30 giugno 2031, fornendo alle imprese un incentivo significativo a investire in veicoli pesanti a emissioni zero.

    Il costo iniziale di questi veicoli è attualmente più elevato rispetto agli omologhi convenzionali, il che li rende meno attraenti per gli acquirenti. Questo rimane uno dei principali ostacoli a una loro più ampia diffusione. Esentando da pedaggi e diritti di utenza, l’UE intende rendere gli autocarri e gli autobus a emissioni zero un’opzione più praticabile per le imprese.

    Il periodo di esenzione proposto sarà sincronizzato con i livelli di prestazione dell’UE in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi, che puntano a una riduzione delle emissioni del 43% entro il 2030.

  • I sistemi obbligatori di assistenza alla guida dovrebbero contribuire a salvare oltre 25 000 vite umane entro il 2038

    Nuove norme sulla sicurezza generale dei veicoli si applicano ora a tutti i veicoli a motore nuovi venduti nell’UE a partire dal 7 luglio 2024. Le norme, che si applicano già ai nuovi tipi di veicoli dal luglio 2022, migliorano la sicurezza stradale introducendo una serie di sistemi avanzati di assistenza alla guida per tutti i nuovi veicoli.

    Dal 2022, quando il regolamento sulla sicurezza generale ha iniziato ad applicarsi ai nuovi tipi di veicoli, le nuove misure di sicurezza contribuiscono a proteggere meglio i passeggeri, i pedoni e i ciclisti in tutta l’UE. Si prevede che contribuiranno a salvare oltre 25 000 vite e ad evitare almeno 140 000 feriti gravi entro il 2038.

    Tutti i nuovi veicoli a motore, compresi autovetture, furgoni, autocarri e autobus, devono integrare soluzioni di adattamento intelligente della velocità, telecamere o sensori per il rilevamento in retromarcia, avvisi in caso di disattenzione del conducente dovuta a stanchezza e segnalazione di arresto di emergenza. Le autovetture e i furgoni dovranno inoltre essere dotati di sistemi di mantenimento della corsia, sistemi di frenata automatizzati e registratori di dati di evento. Per evitare collisioni con pedoni o ciclisti, autobus e autocarri devono essere dotati di tecnologie che permettano di riconoscere meglio eventuali punti ciechi e integrare sistemi di allarme, oltre che disporre di specifici sistemi di controllo della pressione degli pneumatici.

  • La Commissione impone dazi compensativi provvisori sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina

    La Commissione europea ha istituito dazi compensativi provvisori sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina.

    Sulla base dell’inchiesta svolta, la Commissione ha concluso che la catena del valore dei veicoli elettrici a batteria in Cina beneficia di sovvenzioni sleali, dalle quali deriva una minaccia di pregiudizio economico ai produttori UE di veicoli elettrici a batteria.

    Le consultazioni con il governo cinese si sono intensificate nelle ultime settimane, a seguito di uno scambio di opinioni tra il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao. I contatti proseguono a livello tecnico al fine di giungere a una soluzione che sia compatibile con l’OMC e risponda adeguatamente alle preoccupazioni sollevate dall’Unione europea. Rispetto alle aliquote comunicate preventivamente il 12 giugno 2024, i dazi provvisori sono stati leggermente adeguati al ribasso tenendo conto delle osservazioni sull’esattezza dei calcoli presentate dalle parti interessate.

  • Dalla BEI 40 milioni di euro al Gruppo PUNCH per sviluppare tecnologie per la propulsione a idrogeno nelle sedi di Torino e Strasburgo

    La Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Gruppo PUNCH, un’innovativa MidCap belga leader nello sviluppo di sistemi di propulsione e controllo per veicoli ibridi ed elettrici, hanno firmato un contratto di finanziamento di 40 milioni di euro per sostenere le attività di ricerca, sviluppo e innovazione (RSI) della società. Gli investimenti saranno effettuati principalmente presso le sedi aziendali di Torino e, in misura minore, di Strasburgo.

    Le risorse messe a disposizione dalla banca dell’UE, sostenute da una garanzia del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) consentiranno al Gruppo PUNCH di sviluppare tecnologie per motori a idrogeno e relativi sistemi di stoccaggio energetico (fuel cells) per il settore automobilistico e dei veicoli commerciali e industriali, con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile e la diffusione di tecnologie innovative in tutta Europa.

    L’operazione in oggetto è in linea con l’Accordo di Parigi e con la politica di finanziamento della Banca nel settore dei trasporti in quanto contribuisce alla decarbonizzazione del settore automobilistico, dei veicoli commerciali e industriali e all’adozione di tecnologie verdi basate sull’idrogeno e l’elettrificazione.

    PUNCH Torino nasce nel 2005 come Centro di Ingegneria e Sviluppo di General Motors. Dal 2020 fa parte del Gruppo PUNCH come sito all’avanguardia per i sistemi di propulsione e mobilità. La sua affiliata PUNCH Hydrocells sta lavorando attivamente per far confluire le competenze acquisite sui motori diesel verso l’idrogeno.

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