vendite

  • Nel 2025 sono aumentate le vendite di scooter ma sono calate quelle di moto

    Il 2025 consegna alle due ruote a motore un mercato italiano a doppia velocità. I dati annuali delle immatricolazioni diffusi oggi in esclusiva da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) delineano uno scenario articolato: forte avanzata degli scooter, in crescita del 5,5%, e contrazione delle moto, che chiudono l’anno con un calo del 19,2%. Nel complesso, il mercato di ciclomotori, scooter e moto registra una flessione del 7,5% rispetto al 2024.

    Un risultato che riflette dinamiche contrastanti e che va letto anche in una prospettiva più ampia. Il confronto con il 2023 – anno privo di effetti distorsivi – restituisce infatti un saldo complessivamente positivo del +2,2%, con scooter in forte progresso (+13,53%) e moto ancora in territorio negativo (–7,5%).

    «Sul 2025 – spiega il presidente di Ancma, Mariano Roman – hanno inciso in modo significativo gli effetti del surplus di immatricolazioni di fine serie registrato a fine 2024, legato all’entrata in vigore dello standard Euro 5+. Tuttavia, il calo delle moto appare meno riconducibile a un fenomeno episodico: sarà necessario approfondirne attentamente dinamiche e cause nei primi mesi del nuovo anno».

    «Al netto delle distorsioni legate all’Euro 5+ e dei condizionamenti geopolitici e macroeconomici che hanno inciso sulla fiducia dei consumatori – prosegue Roman – le due ruote confermano il loro ruolo centrale nelle scelte di svago, turismo e sport. E il successo degli scooter dimostra inoltre come questi veicoli rappresentino oggi una risposta concreta, fruibile ed efficiente alle esigenze di mobilità urbana sostenibile. Nel quadro complessivo si segnala infine anche un discreto dinamismo dell’usato».

    L’ultimo mese dell’anno risente in modo evidente dell’effetto fine serie Euro 5 che, a dicembre 2024, aveva portato all’immatricolazione di 373.344 unità, il miglior risultato dal 2011. Il raffronto risulta quindi fortemente penalizzante e l’analisi del dato mensile deve pertanto tenere conto di questo effetto distorsivo. A dicembre 2025 il mercato registra un calo del 62,10% con 11.213 unità vendute. I ciclomotori segnano una contrazione del 74,21% (774 unità), gli scooter arretrano del 39,91% (5.906 unità), mentre le moto cedono il 72,95%, fermandosi a 4.533 immatricolazioni.

    Il dato cumulato annuo, pur condizionato dalle dinamiche di fine serie, offre una fotografia più rappresentativa dell’andamento del settore. Il 2025 si chiude con 345.287 veicoli immatricolati e una flessione complessiva del 7,52%. Nel dettaglio, i ciclomotori perdono quasi un terzo del mercato (–31,93%) con 13.764 unità. Gli scooter si confermano invece il vero motore della domanda, chiudendo in positivo con un +5,57% e 197.043 immatricolazioni. Decisa il rallentamento delle moto, che registrano un calo del 19,22% con 134.480 unità targate.

    Il mercato delle due ruote elettriche chiude il 2025 in territorio negativo, con una flessione del 15,82% e 8.561 veicoli immatricolati. A pesare maggiormente sono i ciclomotori elettrici, in calo del 27,22% (2.994 unità). Meno marcata la contrazione degli scooter elettrici, che perdono il 13,95% e si attestano a 4.850 unità.

    Segno meno anche per il mercato dei quadricicli, che chiude l’anno con un calo del 16,93% e 16.964 veicoli venduti. L’analisi per alimentazione evidenzia però una netta divergenza: i modelli a motorizzazione termica, penalizzati dalle dinamiche di fine serie, dimezzano i volumi (–46%, 3.854 unità), mentre i quadricicli elettrici riescono a contenere le perdite (–1,32%, 13.110 unità), anche grazie agli incentivi attivati nella scorsa primavera.

  • I consumi di surgelati in Italia hanno superato il milione di tonnellate

    Gli alimenti surgelati sono sempre più apprezzati dagli italiani, che non solo li consumano in casa abitualmente, ma lo fanno anche fuori dalle mura domestiche. Secondo Iias – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, dell’oltre 1 milione di tonnellate di alimenti surgelati consumati nel 2024, il 36% viene scelto fuori casa (dato comprensivo anche del canale door-to-door e della ristorazione collettiva). Questo risultato certifica la centralità dei frozen food anche nella ristorazione e il loro apprezzamento fuori casa da parte dei consumatori. Il merito sta nelle peculiarità intrinseche di questi alimenti: qualità nutrizionale, praticità, sicurezza, risparmio, antispreco e sostenibilità. Eppure, la ristorazione italiana, da quasi cinquant’anni, è obbligata ad apporre l’asterisco nei menu per indicare la presenza nei piatti di uno o più alimenti surgelati, congelati o abbattuti. Uno strumento che, se da una parte fornisce al consumatore una informazione in più (peraltro parziale e non precisa, vista la profonda differenza fra la surgelazione di tipo industriale e le varie forme di congelamento/abbattimento “fai da te”), dall’altra rischia di dare una connotazione negativa e fuorviante a un prodotto alimentare di indiscussa qualità.

    La ristorazione italiana sta vivendo un periodo di luci e ombre: se da una parte il 2024 si è chiuso con una spesa da parte dei consumatori di 85 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2023, è altrettanto vero che il dato appare ancora distante dagli 88 miliardi del periodo pre-covid (2019). In calo anche i volumi, con una flessione delle “visite” del 6%, da parte dei consumatori. In questo scenario i volumi di consumo degli alimenti surgelati segnano un dato in controtendenza, con una sostanziale tenuta (+0,1%).

    La diffusione e l’apprezzamento crescente anche fuori casa degli alimenti surgelati ha molteplici cause. La prima è che gli italiani li trovano buoni: secondo un “Blind Taste Test” condotto da AstraRicerche per Iias, che ha messo a confronto alcuni piatti realizzati con ingredienti surgelati vs altri analoghi realizzati con ingredienti freschi, tra il 48% e il 68% degli intervistati ha espresso un voto superiore per il surgelato rispetto al fresco in riferimento a qualità, gusto, freschezza e consistenza percepite.

    La seconda ragione è che oggi un alimento surgelato ha caratteristiche nutrizionali e organolettiche analoghe, se non migliori, dell’equivalente alimento fresco: gli studi scientifici più recenti dimostrano infatti che il frozen, in particolare il pesce e le verdure, mantiene pressoché intatto e a lungo il contenuto di nutrienti, cosa che la semplice refrigerazione non è in grado di fare.

    Nelle sfide sempre più complesse che la ristorazione si trova oggi ad affrontare, il frozen si dimostra un grande alleato. Lo è sicuramente in termini di sicurezza alimentare, perché gli alimenti surgelati sono sicuri dal punto di vista sanitario visto che il sottozero blocca l’attività di microrganismi (enzimi, batteri) che, a temperatura ambiente, minacciano l’integrità di un alimento. Ma lo sono anche in termini di riduzione dello spreco alimentare, tema che investe non solo i consumi domestici ma anche la ristorazione. Secondo lo studio dell’Osservatorio Waste Watcher per Iias, negli ultimi 5 anni, nel nostro Paese, i consumi di frozen food sono aumentati, ma a questa crescita non è corrisposto un analogo aumento del loro spreco, che dal 2021 al 2025, è rimasto stabile e di poco superiore al 2%, a conferma delle preziose virtù intrinseche salva-spreco di questi alimenti.

  • Coldiretti sostiene gli investimenti nella filiera del tabacco

    Rafforzare i contratti di filiera come vero presidio della sovranità produttiva nazionale è stato il focus dell’evento “Crescita sostenibile e competitività del Made in Italy: opportunità e sfide per le nostre filiere”, durante il quale è stato presentato il report del Centro Studi Divulga dedicato alla filiera tabacchicola italiana. Come già avvenuto in altri settori strategici analizzati da Coldiretti – dalle filiere cerealicole a quelle lattiero-casearie – i contratti di filiera si confermano uno strumento decisivo per assicurare stabilità ai redditi agricoli, investimenti condivisi in innovazione, garanzia di qualità e continuità occupazionale. Nel caso del tabacco italiano, secondo Coldiretti e Filiera Italia, questo modello rappresenta una delle best practice più evolute del Made in Italy, un sistema integrato che unisce agricoltori, imprese e territori attorno a criteri di sostenibilità, tracciabilità e programmazione di lungo periodo. Secondo l’indagine Divulga l’Italia si conferma primo produttore europeo, con una quota pari a un terzo del totale UE.

    Il settore è fortemente radicato in quattro regioni – Umbria, Veneto, Campania e Toscana – dove il tabacco costituisce un presidio economico e occupazionale irrinunciabile. Il report Divulga stima per il 2024 una produzione di circa 40mila tonnellate su 11mila ettari di superficie agricola utilizzata, sostenuta dal lavoro di 45mila addetti tra produzione primaria, trasformazione e indotto. Elemento chiave è l’Accordo di Filiera Coldiretti, PMI e Ont Italia, rinnovato fino al 2034, che oggi copre il 50% della produzione nazionale e sostiene la transizione digitale del comparto, promuovendo investimenti su tracciabilità, innovazione tecnologica ed efficienza energetica delle aziende agricole. L’accordo, ritenuto una best practice per il settore, permette una più efficace programmazione, investimenti nell’innovazione ecologica e digitale, formazione e ricambio generazionale. Le difficoltà arrivano però dalle proposte legislative in discussione a Bruxelles con la Direttiva Accise (TED).

    Con questa proposta l’UE intende aumentare in maniera significativa la tassazione dei prodotti innovativi italiani senza combustione, con impatti negativi su tutto il comparto agricolo e industriale nazionale, arrivando a parificarla in futuro a quella dei prodotti combusti, oltre a qualificare il tabacco greggio come bene da accisa ed imponendo nuovi oneri amministrativi e di controllo per le imprese agricole della filiera. Questa direzione sembra confermata anche dall’ultima proposta della Presidenza danese di questi giorni. Tali misure possono favorire indirettamente le importazioni da Paesi terzi, dove non valgono gli standard sociali e ambientali richiesti ai produttori italiani. Il report Divulga, infatti, evidenzia un paradosso che riguarda il tema della mancata reciprocità: per ogni ettaro di tabacco perso in Italia – dove sono in vigore le norme ambientali più rigide al mondo – se ne importa uno da Paesi terzi che non garantiscono alcuna tutela su lavoro, ambiente e qualità. L’indagine evidenzia dunque come gli accordi di filiera non vadano considerati strumenti di mera pianificazione agricola ma anche e soprattutto leve strategiche in grado di rafforzare la vitalità dei territori, consolidarne la coesione sociale e tracciare nuove traiettorie di sviluppo. All’evento hanno partecipato tra gli altri Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, rispettivamente presidente e segretario generale Coldiretti, il Viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il presidente della commissione industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione del Senato Luca De Carlo, il presidente del gruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli, il Segretario della Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati,  Raffaele Nevi,  Aldo Mattia, della  Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici e Responsabile nazionale del Dipartimento agricoltura di Fratelli d’Italia. il Presidente della Filiera Tabacchicola Italiana e Direttore EU Value Chain & External Engagement, Philip Morris Italia Cesare Trippella, Luigi Vinciguerra, Gen. B. Capo del III Reparto Operazioni, Comando Generale Guardia di Finanza, Piergiorgio Marini, Senior manager value chain and illicit prevention di Philip Morris,  Carlo Ricozzi, già Generale C.A. Guardia di Finanza e Coordinatore del Tavolo M.A.C.I.S.T.E, il vice Presidente di Coldiretti e Presidente UNITAB Europa Gennarino Masiello, l’amministratore delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, il Presidente Comitato scientifico Centro Studi Divulga prof. Piermichele La Sala, il Capo Dipartimento della sovranità alimentare e dell’ippica del MASAF Marco Lupo e Alberto Petrangeli, Direzione Generale per l’Europa e la politica commerciale internazionale del MAECI.

  • Amazon consente alle Pmi italiane vendite per oltre 1,2 miliardi oltre confine

    Amazon ha annunciato gli ultimi dati del Report sull’Impatto delle oltre 20.000 Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane che vendono sul suo negozio online. Di queste, oltre il 65% ha venduto anche al di fuori dei confini nazionali, registrando più di 1,2 miliardi di euro di vendite all’estero. Sul totale delle Poi presenti su Amazon, sono oltre 9.000 (più del 45%) quelle che provengono da aree rurali o a bassa densità di popolazione. Nel solo 2024, 6.000 di queste hanno registrato 500 milioni di euro di vendite all’estero.

    Lombardia, Campania, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna sono le prime cinque regioni più virtuose per valore di vendite all’estero e con il più alto numero di PMI locali presenti sul negozio online; Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna sono i Paesi in cui le PMI italiane hanno venduto con maggiore successo.

    Nata nel 2015 dalla volontà di promuovere l’eccellenza della creatività e del saper fare italiano, la vetrina Made in Italy di Amazon oggi supporta oltre 5.500 aziende del Made in Italy a vendere i propri articoli in undici Paesi del mondo. Sono più di 3 milioni i prodotti della vetrina messi a disposizione dei clienti a livello internazionale e 18 i percorsi regionali presenti all’interno della vetrina che ospitano le tipicità locali. Dal 2019, la vetrina gode della collaborazione di Agenzia ICE, che promuove e supporta le aziende che aderiscono al bando a vendere su Amazon e sulla vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l’e-commerce. Tra queste, un piano di formazione per la vendita online e di promozione dei loro prodotti, in Italia e all’estero. L’accordo tra Agenzia ICE e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 Poi italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 700.000 nuovi prodotti Made in Italy.

    “La Vetrina Made in Italy è una storia di successo della strategia di sostegno all’export italiano nel mondo: con un investimento pubblico di 11,5 milioni di Euro è stato generato un fatturato superiore a 650 milioni di Euro in 10 anni. Risultati che confermano quanto sia strategico, per un tessuto imprenditoriale come quello italiano, favorire l’accesso a strumenti digitali avanzati, capaci di amplificare la visibilità internazionale e ridurre le barriere all’ingresso sui mercati. Transizioni digitali e verdi sono una garanzia di crescita esponenziale dell’export e della proiezione delle aziende nel mondo”, ha commentato Fabrizio Lobasso, Vicedirettore Generale per l’Internazionalizzazione economica al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

    Amazon ha inoltre annunciato che dal 5 al 12 ottobre sarà disponibile per i clienti giapponesi ed europei una speciale finestra dal nome “Happy 10th Anniversary Made in Italy!”, che consentirà loro di conoscere e acquistare una curata selezione di prodotti dell’eccellenza del Bel Paese all’interno della vetrina Made in Italy. “Giappone e Italia condividono molte sfide comuni. Tra queste, la necessità di sostenere le realtà di piccole e medie dimensioni in un contesto globale sempre più competitivo. La vetrina ‘Made in Italy’, lanciata da Amazon Italia nel 2015, rappresenta un’iniziativa all’avanguardia che valorizza le imprese di piccole e medie dimensioni, cuore pulsante del made in Italy, offrendo loro una piattaforma concreta per crescere sui mercati esteri. Lo stesso accade in Giappone con il ‘Japan Store’ di Amazon. Confido che iniziative come queste continuino a contribuire in modo significativo alla crescita commerciale delle piccole e medie attività in Giappone, in Italia e in tutto il mondo”, ha commentato Nabeshima Tokuko, Console Generale Aggiunta del Giappone a Milano.

    Le oltre 20.000 Pmi italiane che vendono attraverso Amazon sono distribuite su tutto il territorio nazionale, contribuendo a generare valore all’interno delle singole economie locali in modo omogeneo. Analizzando in particolare le vendite all’estero dalle PMI nelle singole regioni, la Lombardia si conferma la prima in classifica per valore dell’export, con oltre 345 milioni di euro di vendite registrate all’estero nel 2024 e più di 3.400 Pmi della regione presenti su Amazon, di cui oltre il 65% esporta. Seguono la Campania, con un export di oltre 170 milioni di euro e più di 3.100 Poi, di cui oltre il 60% esporta; Lazio con più di 115 milioni di euro registrati all’estero e più di 1.800 Pmi, di cui oltre il 65% esporta; Toscana, con più di 100 milioni di euro registrati all’estero e oltre 1.100 Pmi, di cui più del 65% esporta. A chiudere la top 5 infine l’Emilia-Romagna, con oltre 1.400 Pmi, di cui più del 65% esporta. Queste ultime nel 2024 hanno registrato più di 95 milioni di euro di vendite all’estero. Tra le altre regioni con un elevato livello di export figurano anche Piemonte (oltre 85 milioni di euro e oltre 1.100 Pmi), Veneto (oltre 80 milioni di euro e oltre 1.400 Pmi), Puglia (oltre 45 milioni di euro e più di 1.600 Pmi); Sicilia (più di 45 milioni di euro e oltre 1.300 Pmi) e Marche (oltre 40 milioni di euro e più di 550 Pmi).

    Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l’azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale – tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40mila posti di lavoro indiretti e più di 10mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali.

  • Le vendite di moto e motorini non si riprendono neanche ad agosto

    Dopo i progressi di giugno e luglio, ad agosto il mercato delle due ruote frena la sua corsa facendo registrare 16.202 unità vendute, corrispondenti a un calo del 9,27%. Torna a doppia cifra la flessione delle moto, che perdono 18,94 punti percentuali e targano 6.070 mezzi; gli scooter tengono rispetto ad agosto 2024 (-0,21%) e immettono sul mercato 9.346 mezzi. Prosegue il momento difficile dei ciclomotori, mai in positivo nel corso del 2025: i “cinquantini” segnano un calo del 21,64% e registrano 786 unità.

    II passo falso di agosto non incide in modo sostanziale sull’andamento del mercato nel cumulato annuo (agosto pesa circa il 6% del totale): nei primi otto mesi dell’anno le registrazioni si attestano a quota 262.475 per una flessione complessiva del 3,79% (era -3,40% a luglio). Si consolida la dicotomia tra un mercato scooter che arriva, da una parte, a targare 149.008 unità e cresce del +7,11% e un mercato moto, dall’altra, che cala del 13,91% e si ferma a 104.052 mezzi immatricolati. Lasciano sul terreno più di un quarto del loro mercato i ciclomotori, che flettono del 26,59% e 9.415 unità.

    In calo per il terzo mese consecutivo il mercato elettrico, che paga il rapido esaurimento degli incentivi Ecobonus durante la scorsa primavera. La flessione sull’anno è del 16,72% e 6.088 mezzi messi in strada; particolarmente difficile la situazione dei ciclomotori (che rappresentano più di un terzo del mercato a zero emissioni), che perdono il 27,73% sul 2024 registrando complessivamente 2.134 unità.

    Si dimezza in agosto il mercato dei quadricicli, che perde il 46,65% (simile la flessione del mercato elettrico e di quello termico, mentre nel cumulato annuo le minicar elettriche sono in attivo del 18,58%) e fa registrare 613 unità. Più contenuta la perdita sull’anno (-4,95%) e 11.887 mezzi registrati.

    Un’analisi più approfondita dei dati estivi conferma ancora quanto il passaggio alla classificazione Euro 5+, e il conseguente surplus di immatricolazioni a fine 2024, abbia accompagnato tutto il mercato di quest’anno, condizionando soprattutto la vendita delle moto. Alla luce di questo, l’andamento complessivo risulta comunque soddisfacente e i numeri lasciano intravedere dinamiche di mercato più simili alle congiunture pre-Covid”. Così Mariano Roman, presidente di Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), commenta i dati sulle immatricolazioni di motocicli di agosto, diffusi in serata dall’associazione.

  • Tokyo supera New York negli investimenti immobiliari

    Gli investimenti immobiliari in Giappone hanno segnato il record trimestrale di 2.100 miliardi di yen (14,6 miliardi di dollari) nel periodo gennaio-marzo, con Tokyo in testa alle città globali, mentre gli investitori esteri hanno approfittato dei tassi d’interesse relativamente bassi per acquisire grandi proprietà. Gli investimenti a livello nazionale sono aumentati del 23% su base annua, secondo i dati della Jones Lang LaSalle (Jll), superando per la prima volta i 2.000 miliardi di yen da quando l’indagine è iniziata nel 2007. Gli investimenti immobiliari globali sono cresciuti del 34 per cento, raggiungendo i 185 miliardi di dollari, con aumenti in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone. In Cina si è registrato un calo del 33% a causa della crisi del settore immobiliare. Tokyo si è piazzata al primo posto tra le grandi città globali con 11 miliardi di dollari di investimenti, nettamente davanti a New York con 7,3 miliardi e all’area di Dallas-Fort Worth, nello Stato Usa del Texas, con 6,3 miliardi. Gli investimenti esteri nel settore immobiliare giapponese sono quasi quadruplicati, raggiungendo i 633,1 miliardi di yen.

    Nel primo trimestre di quest’anno il gestore patrimoniale statunitense Blackstone ha acquisito da Seibu Holdings il complesso multifunzionale Tokyo Garden Terrace Kioicho, costruito sull’area dell’ex hotel Akasaka Prince, per 2,6 miliardi di dollari. La società Gaw Capital Partners, con sede a Hong Kong, ha acquistato il centro commerciale Tokyu Plaza Ginza, situato nel quartiere di lusso Ginza di Tokyo. Anche i family office cinesi e di altri Paesi asiatici sono stati attivi nel mercato immobiliare giapponese. Le compagnie di assicurazione sulla vita giapponesi hanno inoltre aumentato la quota di immobili all’interno dei loro investimenti alternativi. Nelle grandi città giapponesi stanno aumentando gli affitti degli immobili commerciali e le tariffe alberghiere grazie all’incremento del numero di turisti stranieri, con un conseguente miglioramento della redditività immobiliare. Gli affitti degli edifici per uffici, che hanno rappresentato il 60 per cento degli investimenti in Giappone, sono anch’essi in crescita a causa dell’offerta limitata. Jll prevede che gli investimenti in Giappone raggiungeranno quasi i 6.000 miliardi di yen nel 2025, rispetto a circa 5.000 miliardi nel 2024.

  • Le moto accelerano, gli scooter frenano: nel 2023 le vendite di due ruote continuano a tirare

    Con un +15,2%, le moto sostengono il mercato delle due ruote a motore di novembre che, malgrado una flessione importante dei ciclomotori, chiude ancora in positivo. Il 2023 continua così a confermarsi come l’anno migliore dal 2011 per l’andamento delle immatricolazioni di moto, scooter e ciclomotori in Italia. È questo il quadro che emerge dal comunicato stampa sull’andamento del mercato mensile diffuso da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori).

    Con 16.784 unità vendute, novembre è risultato il mese meno performante per un mercato 2023, che comunque rimane in positivo (+1,78% rispetto al 2022). Accanto alla crescita delle moto, con un incremento del 15,26% e 7.363 unità immatricolate, per la prima volta nel corso del 2023 si è assistito invece a una flessione del mercato degli scooter (complice anche l’andamento negativo del settore elettrico e il confronto col +43% del novembre 2022), che ha perso il 3,88% e registrato 8.382 vendite; particolarmente critica la situazione dei ciclomotori, che hanno chiuso novembre con 1.039 veicoli registrati e un calo del 24,82%.

    Nonostante il rallentamento del mese, il mercato cumulato del 2023 continua a crescere a doppia cifra: +16,07% e 327.866 unità vendute. La migliore performance rimane quella degli scooter con 168.942 veicoli, pari a un incremento del 21,22%; ottimo anche l’andamento delle moto, che sono cresciute del 14,84% e hanno immatricolato 141.031 mezzi; i ciclomotori rimangono fanalino di coda con 17.893 unità vendute pari a una flessione dell’11,87%.

    L’esaurimento degli incentivi statali ha paralizzato il mercato elettrico, che ha chiuso novembre con una flessione del 63,68% – il peggior risultato dell’anno – e soli 544 veicoli messi in strada. Particolarmente difficile la situazione degli scooter, che hanno lasciato sul terreno 70,98 punti percentuali, targando 285 unità. “Alla luce di questi dati – si legge nella nota di Ancma – appare necessaria l’immediata riattivazione degli incentivi recuperando i 5,6 milioni di euro avanzati dalla campagna 2022 e rimasti ad oggi inutilizzati. In vista della prevedibile affermazione del mercato dei quadricicli elettrici nel corso del 2024 appare inoltre improrogabile l’incremento del fondo Ecobouns dedicato alla categoria L”.

    Alla luce della discussione parlamentare in atto sulla revisione del Codice della strada, Ancma ha infine auspicato “l’accoglimento del pacchetto di richieste per promuovere ulteriormente l’utilizzo delle due ruote che l’associazione ha sottoposto al Governo, anche in considerazione del trend positivo delle vendite”.

  • Mercato dell’auto in ripresa, boom delle immatricolazioni

    Il mercato italiano dell’auto è in ripresa: nel mese di marzo le immatricolazioni sono state 168.294, il 40,8% in più dello stesso mese del 2022. Nei primi tre mesi dell’anno – secondo i dati del ministero dei Trasporti – sono state vendute in tutto 427.019 auto, con una crescita del 26,2%. Resta comunque una notevole distanza rispetto alla fase pre-Covid: la flessione è infatti del 20,6% rispetto al 2019.

    La crescita di marzo si spiega, secondo il Centro Studi Promotor diretto da Gian Primo Quagliano, alla luce di due fattori: il primo è il confronto con un mese, marzo del 2022, particolarmente difficile, che aveva registrato il 29,7% di immatricolazioni in meno su marzo 2021; il secondo fattore è legato al miglioramento della capacità produttiva delle case automobilistiche e dai tempi di consegna delle auto che si stanno normalizzando, dopo una lunga fase caratterizzata dalla crisi di semiconduttori e microchip. Secondo il Centro Studi Promotor, nell’intero anno le immatricolazioni potrebbero raggiungere il milione e 400mila unità. Tra i problemi del mercato italiano, il prezzo in salita delle vetture e l’elettrificazione “a rilento”.

    “La quota delle auto elettriche resta decisamente modesta – spiega Quagliano – mentre negli altri principali paesi europei è ormai a due cifre. E questo nonostante siano disponibili dal 10 gennaio 190 milioni per incentivi all’acquisto di auto elettriche che sono stati utilizzati solo per il 10,3%”.

    L’Unrae, che rappresenta in Italia le case automobilistiche estere, chiede che per la transizione energetica “ci sia chiarezza e che ritardi, indecisioni” e sostiene che “messaggi allarmistici non aiutino gli investimenti delle imprese e i consumatori a fare le loro scelte nel percorso avviato”. Per l’Anfia “una veloce rimodulazione delle misure di incentivazione vigenti può aiutare a mantenere costante questo trend positivo”.

    Il gruppo Stellantis ha immatricolato a marzo in Italia 58.986 auto, il 35,4% in più rispetto allo stesso mese del 2022. La quota scende dal 36,5% al 35,2%. Nei primi 3 mesi dell’anno le immatricolazioni del gruppo sono state 144.017 con una quota del 33,8%. Fiat resta il marchio più venduto in Italia con oltre 17.000 vetture immatricolate, in crescita di oltre il 6% da inizio anno, seguita da Volkswagen, con un aumento del 40%.

  • Saldi: l’Associazione ‘Dalla Parte del Consumatore’ fornisce un vademecum ai consumatori

    Siamo prossimi alla partenza dei saldi e l’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” fornisce a tutti i consumatori un utile vademecum volto ad evitare disavventure di fine stagione.

    Ecco i consigli dell’Associazione:

    1) fare attenzione ai saldi superiori al 50 percento: potrebbero nascondere bufale, come ad esempio la vendita di merce dell’anno precedente (che ovviamente potrebbe essere ugualmente un buon affare purché il negoziante informi il cliente);

    2) la merce in saldo deve essere tenuta separata nettamente da quella venduta a prezzo pieno;

    3) è obbligatorio esporre sul cartellino il vecchio prezzo, la percentuale di sconto ed il prezzo scontato;

    4) il consumatore ha diritto di provare i capi, esclusa la biancheria intima;

    5) i negozianti sono obbligati ad accettare il pagamento con carte di credito anche con i saldi. In caso di rifiuto non comprate e segnalate il caso per iscritto alla società Servizi Interbancari e a un’associazione di consumatori;

    6) conservare lo scontrino, perché costituisce prova di acquisto che obbliga il negoziante a sostituire e/o riparare la merce difettosa o ‘non conforme’, anche in presenza di cartelli con la dicitura che i capi in svendita non si possono cambiare;

    7) la garanzia per vizi occulti e per assenza di qualità promessa è dovuta dal venditore anche nelle vendite a saldo ed è di due anni dalla vendita secondo il Codice del Consumo;

    8) fare attenzione all’‘effetto sforamento’: spesso, infatti, spendiamo più di quanto crediamo di stare risparmiando. Utile sarebbe fare una lista degli acquisti in anticipo, e tenerla sempre sott’occhio nel fare compere.

  • Il lusso continua a fatturare: 1.400 miliardi nel 2022

    Il mercato del lusso globale avanza spedito nella sua corsa e, dopo il rimbalzo post pandemico, si appresta a chiudere il 2022 con una crescita del 21% raggiungendo il valore di 1.400 miliardi di euro. In particolare, i beni di lusso personali raggiungeranno quota 353 miliardi (+22%) di fatturato. “L’alto di gamma ha completato il percorso di ripresa, registrando nel 2022 il record storico con risultati oltre le aspettative”. A dirlo è il presidente di Altagamma, Matteo Lunelli, commentando le stime dell’Osservatorio Altagamma, presentato a Milano alla presenza del ministro delle Imprese e del Made In Italy, Adolfo Urso.

    Lo scenario si prospetta positivo anche per il 2023 con una marginalità (Ebitda) delle imprese dell’alto di gamma in crescita in media del 6% e fino all’8% per le aziende il cui target è composto esclusivamente da consumatori ‘ultraricchi’. Il prossimo anno – viene spiegato nello studio – la crescita sarà trainata principalmente dall’aumento dei prezzi e dal miglioramento dei mix di vendita mentre i volumi avranno una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti. Inoltre, la possibile difficoltà a tenere sotto controllo i costi limiterà la potenziale crescita dell’Ebitda. Guardando al lungo termine, nel 2030 il valore di mercato dei beni di lusso personali dovrebbe salire a circa 540-580 miliardi (+60% o più rispetto al 2022) e i consumatori dell’alto di gamma dovrebbero arrivare a quota 500 milioni contro i 400 milioni attuali. In questo scenario “i marchi italiani continuano ad eccellere, malgrado un contesto congiunturale caratterizzato da una forte incertezza”, sottolinea Lunelli, accendendo un faro sulle “numerose sfide” che abbiamo di fronte, a partire dall’aumento dei costi energetici al cuneo fiscale, oltre a quelle più strutturali, come la digitalizzazione, la lotta alla contraffazione e la conquista di nuovi mercati. Sfide che Altagamma intende affrontare “in sinergia con il governo e le istituzioni, in una partnership pubblico-privata”. Dal canto suo, il ministro Urso – evidenziando che per il Made in Italy “ci sono ancora grandi spazi di crescita” – assicura che il governo intende “operare congiuntamente con corpi intermedi e associazioni per consolidare i fondamentali della nostra industria di eccellenza, sostenerla nello sviluppo e promuoverla in tutto il mondo”. Per il ministro, il Made in Italy rappresentato da Altagamma “è il fiore all’occhiello della nostra industria manifatturiera ed è stato capace di mantenere un ruolo da protagonista, dando un contributo al Pil significativo”. Tornando ai dati dell’Osservatorio, quest’anno tutte le categorie vedranno un aumento delle vendite, confermando la leadership degli accessori (+8,5% per la pelletteria e +7% per le calzature). A livello geografico, l’Europa crescerà del 5%, grazie all’aumento dei viaggi internazionali che compenseranno la più debole domanda interna. Anche per gli Stati Uniti si prevede una crescita del 5%, mentre, Cina e Asia sono più difficili da stimare. In particolare in Cina le politiche sul lockdown “potrebbero portare effetti imprevisti”, ma grazie all’effetto rebound, i consumi potrebbero crescere del 9%.

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