vendite

  • L’Istat registra un nuovo calo dei consumi, vola solo il commercio on-line

    Tornano a scendere i consumi in Italia. Secondo quanto rilevato dall’Istat, a luglio le vendite al dettaglio segnano una diminuzione rispetto a giugno del 2,2%, dopo il +10,2% di giugno. Una diminuzione generalizzata che vede solo l’eccezione del commercio on-line che anche al termine del periodo di lockdown continua a volare. E le principali associazioni di categoria chiedono interventi risoluti al governo per rilanciare i consumi. In particolare risultano in calo sia le vendite dei beni non alimentari (-3,2%), sia quelle dei beni alimentari (-1%). Su base annua, quindi nei confronti di luglio 2019, si registra una diminuzione delle vendite del 7,2%, determinata soprattutto dall’andamento dei beni non alimentari (-11,6%), in notevole diminuzione sia nella grande distribuzione sia nelle imprese operanti su piccole superfici. In calo anche le vendite dei beni alimentari (-1,1%). Rispetto a luglio 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 3,8% per la grande distribuzione e dell’11,7% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 7,0% mentre il commercio elettronico è in crescita (+11,6%).

    L’andamento preoccupa le categorie di settore a cominciare da Confcommercio che però vede qualche segnale di ottimismo. “Il dato sulle vendite di luglio – spiega in una nota – pur rappresentando un segnale preoccupante va letto alla luce di alcune specificità. In particolare, il rinvio ad agosto dei tradizionali saldi estivi può aver spinto le famiglie a spostare al mese successivo gran parte degli acquisti, non solo per abbigliamento e calzature. È presumibile, dunque, un rimbalzo statistico di entità apprezzabile nei dati di agosto che implicherebbe un riallineamento delle dinamiche tendenziali”. Federdistribuzione chiede invece interventi decisi. “Le preoccupazioni relative al proprio stato personale e le incertezze economiche per il futuro, unite a una riduzione diffusa del potere d’acquisto – sottolinea il presidente Claudio Gradara – continuano a frenare i consumatori. Per invertire questa rotta occorre lavorare non solo su azioni dirette a sostegno dei consumi ma anche sul fattore fiducia che deve essere rialimentato con un piano strutturale che preveda misure lungimiranti e di ampio respiro.

  • Gli italiani tornano a spendere e per gli acquisti puntano soprattutto sul Made in Italy

    Torna crescere la fiducia dei consumatori e gli italiani ricominciano a spendere privilegiando nelle loro scelte il Made in Italy e continuando a guardare positivamente alla qualità dei prodotti italiani. A scattare la fotografia su un Paese che si affaccia cautamente sulla fine del lockdown è l’Osservatorio Deloitte che con cadenza quindicinale monitora l’andamento dei consumi. Nel dettaglio secondo Deloitte sei italiani su dieci si sentono sicuri a frequentare i negozi e sono in particolare gli over 55 ad esser più convinti. Allo stesso modo, anche i consumi ‘out-of-home’ stanno lentamente recuperando terreno. Infatti, al momento della riapertura di bar e ristoranti, avvenuta in Italia a fine maggio, un terzo dei cittadini si sentiva a proprio agio a consumare pasti fuori casa (31%). Quasi due mesi più tardi, il numero è cresciuto fino a interessare il 45% degli italiani. Parallelamente la tendenza ad ordinare online è fortemente diminuita rispetto ai picchi raggiunti durante il lockdown. Uno degli elementi che è rimasto costante nel corso delle rilevazioni, ed ora risulta addirittura in crescita, è il tema dell’italianità dei prodotti, ancor meglio se locali e di prossimità. A partire da aprile infatti, il 40% degli italiani ha dichiarato di preferire l’acquisto di prodotti italiani e locali, anche a fronte del pagamento di prezzi più alti. Questa preferenza ha raggiunto quota 45% a luglio, ed accomuna tutte le fasce d’età. L’acquisto di prodotti locali, in un momento di crisi sanitaria ed economica, quindi è un elemento importante per i consumatori ed anche altamente significativo anche perché secondo Deloitte “rappresenta una forma di solidarietà e incoraggiamento per le realtà imprenditoriali nazionali: gli italiani scelgono prodotti italiani”.Non sono invece migliorate secondo la ricerca le preoccupazioni dei consumatori in merito al benessere finanziario a breve e lungo termine. All’inizio di luglio infatti ancora il 44% dei consumatori italiani dichiara l’intenzione di ritardare grandi acquisti e il 29% è preoccupato per i pagamenti in arrivo. In questo contesto, il ritorno al regolare svolgimento dell’attività lavorativa è visto però positivamente dall’ampia maggioranza dei professionisti: solo il 17% non si sente al sicuro a svolgere le proprie mansioni in presenza. Tuttavia, a fronte di questo scenario, sta riprendendo la propensione all’acquisto di beni più discrezionali e, pur non essendo ancora positivo, il ‘net spending intent’ degli italiani sembra muoversi di pari passo con uno stato d’animo più ottimista e sicuro. Per quanto riguarda ristoranti e alimentari hanno visto un incremento costante nelle ultime settimane che, unito ad un maggior senso di sicurezza legato al recarsi nei ristoranti, delinea un quadro che fa ben sperare per il settore della ristorazione, duramente colpito dalla chiusura prolungata degli scorsi mesi. In questo ambito, sembrerebbero gli italiani tra i 18 e i 34 anni ad essere più propositivi e a trainare la ripresa. Sono infatti i giovani che hanno dichiarato una crescente sicurezza a frequentare ristoranti (51% rispetto a 45% di media nazionale). La stessa dinamica si è manifestata per la voce abbigliamento, per la quale l’intenzione di spesa è cresciuta più rapidamente che per le alte categorie. Anche in questo caso, sono i più giovani che dichiarano un ‘net spending intent’ superiore alla media arrivando a registrare un +15%, rispetto a -10% di media nazionale.

  • Il coronavirus manda a picco il mercato dei libri

    “Una crisi epocale” come la ha definita il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi,  ha travolto l’editoria italiana: nei primi quattro mesi del 2020 sono meno 8 milioni le copie vendute nella varia (saggistica e fiction) con circa 134 milioni di euro di fatturato persi, concentrati tutti tra marzo e aprile, in piena emergenza Coronavirus. E il timore è “che l’intero mercato del libro, fiction, saggistica, ma anche libri scolastici, universitari e professionali più la vendita dei diritti, possa chiudere il 2020 con un pesantissimo calo di fatturato quantificabile tra i 650 e i 900 milioni rispetto ai 3,2 miliardi complessivi del 2019” ha spiegato Levi alla presentazione, per la prima volta online, di una ricerca dell’Associazione Italiana Editori (AIE), in collaborazione con Nielsen e IE-Informazioni Editoriali, sull’impatto del Covid-19 sul mercato del libro. Ed è paralisi nei lanci dei nuovi titoli: dal 16 marzo al 3 maggio, gli editori distribuiti dai maggiori gruppi nazionali hanno congelato il 91,1% delle uscite. Secondo le stime Nielsen, il mercato dell’editoria di varia (fiction e non fiction) in librerie, store online e grande distribuzione organizzata (Gdo), dal primo gennaio al 3 maggio 2020, ha registrato una perdita netta di 90,3 milioni. Considerando anche le vendite fuori dai canali rilevati dagli istituti di ricerca (cartolibrerie, vendite dirette, fiere, librerie specialistiche e universitarie) la perdita arriva a circa 134 milioni di euro.

    Nel lockdown sono cambiate le abitudini di acquisto degli italiani e sono volati gli store online diventati il primo canale di acquisto dei libri con una quota pari al 47% delle vendite di varia (fiction e non fiction), nelle prime 16 settimane del 2020, contro il 26,7% del 2019. Stabile la Gdo-Grande Distribuzione Organizzata, al 7,3%, mentre le librerie calano dal 66,2% al 45%. Ma che cosa significa la crescita dell’e-commerce che ha visto in generale il 37% delle persone usare per la prima volta gli store online, anche per fare la spesa? Sapranno gli altri canali di vendita e le librerie reagire offrendo quei benefit che i canali online non sono in grado di offrire? Ci sono possibilità per le librerie di ripensarsi? Questa la vera sfida per Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi AIE. A un primo sguardo sembra di sì vista la rapidità nel ripensarsi, la resistenza e “la capacità di essere unito che ha dimostrato il mondo del libro” come ha sottolineato Levi annunciando la proposta di “un buono di 100 euro per 1 milione di famiglie. Il metodo potrebbe essere per quelle con un figlio di 5 o 6 anni. Con 100 euro si creerebbe una piccola bibliotechina di 8 libri da poco più di 10 euro, che potrebbe usare tutta la famiglia, non solo il bambino. E tutte le ricerche ci dicono quanto sia importante avere sin da bambini i libri in casa”.

    La perdita di reddito delle famiglie conseguente alla caduta del Pil, -8% annuo secondo le stime del governo, porterà a una riorganizzazione della spesa di cui vediamo già oggi i segnali e che, se non contrastata attraverso un forte sostegno alla domanda, potrebbe avere un impatto drammatico sul nostro settore con forti ricadute sull’occupazione. La partita non è chiusa: sia pure nelle difficoltà, le imprese stanno reagendo e un forte sostegno alla domanda, tramite bonus alle famiglie e acquisti delle biblioteche, può ancora avere significativi effetti. Se faremo presto” dice il presidente dell’AIE. Ma c’è anche qualche spiraglio di luce: le librerie hanno perso l’85% delle vendite nelle settimane di chiusura, dal 9 marzo al 12 aprile. Ma, come evidenzia l’indagine di Informazioni Editoriali questa percentuale è il risultato della media tra chi, chiuso completamente, ha perso il 100% del fatturato e chi, organizzandosi con le consegne a domicilio e grazie a una buona presenza sui social e alla fidelizzazione dei clienti, ha ridotto il suo calo al 71%. E  c’è anche il piccolo caso di 17 librerie che sono riuscite a vendere addirittura di più rispetto allo stesso periodo del 2019, come ha spiegato l’ad di IE, Simonetta Pillon.

    La rete è sempre più strategica: si è passati dal 59%, prima dell’emergenza Coronavirus, al 64% attuale dei lettori che dichiarano di acquistare sulla base di segnalazioni su blog, siti dedicati o social network.

  • Cosa tirava online quando ancora si poteva uscire a fare shopping

    Come ogni anno, idealo, portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa, ha analizzato il comportamento d’acquisto online degli italiani che utilizzano la comparazione prezzi. I dati analizzati hanno permesso di elaborare statistiche sui prodotti più acquistati online, dall’elettronica di consumo alla moda, interessanti indicazioni sui profili demografici degli utenti in materia di abitudini d’acquisto digitale e dati legati ai fenomeni digitali di massa degli ultimi anni, come ad esempio Black Friday o Amazon Prime Day. Questi i risultati più salienti per il 2019.

    I dati hanno mostrato come l’80% degli acquirenti digitali italiani effettui, in media, almeno un acquisto online al mese. Secondo il report, i consumatori digitali italiani possono essere divisi in intensivi (20%, almeno un acquisto a settimana), abituali (80%, almeno un acquisto al mese) e infine sporadici (20%, un acquisto ogni trimestre o meno). Tale divisione mostra come il mercato digitale italiano sia dominato dagli acquirenti abituali: un e-consumer italiano su due acquista infatti online almeno una volta al mese, se non di più.

    In tutti i Paesi in cui è presente idealo, ad eccezione della Francia, la maggior parte delle ricerche online è effettuata da uomini. Per quanto riguarda l’Italia, il loro peso è pari al 61,7% mentre quello delle donne si attesta al 38,3%. Relativamente alle fasce d’età, invece, i consumatori tra i 35 e i 44 anni sono quelli predominanti e rappresentano il 26,8% del totale, seguiti dai 25-34enni (23,4%) e dai 45-54enni (21,5%). In Germania, Francia e Austria la quota più alta è invece quella dei 25-34enni.

    L’analisi effettuata ha rivelato come il 95% degli e-consumer italiani legge spesso test o guide all’acquisto. Il 92%, invece, legge spesso recensioni e opinioni di altri utenti. Il 69% è più propenso ad acquistare un prodotto se è disponibile la consegna presso un punto di ritiro mentre il 63% è disponibile ad acquistare presso un negozio online meno noto se è possibile risparmiare.

    I dati relativi all’andamento del prezzo di ogni prodotto mostrano importanti differenze tra i sei paesi europei in cui è presente idealo. Ad esempio, il paese nel quale fluttuano maggiormente i prezzi è la Spagna (18,2%), segue il Regno Unito (17,8%), l’Italia (17,7%), l’Austria (16,3%), la Francia (13,7%) e infine la Germania (13,2%). Relativamente alle possibilità di risparmio del canale online, in Italia, i dieci prodotti con il risparmio massimo medio nel 2019 sono stati: videogiochi (-37,6%), casse altoparlanti (-29,1%), aspirapolvere (-28,5%), obiettivi fotografici (-21,9%), televisori (-20,8%), console di gioco(-20,4%), scarpe per bambini (-20,0%), smartphone (-19,6%), cuffie (-19,3%) e tablet (-16,5%).

  • Consumi cresciuti del 13%, nel 2019 lo Spumante segna il record di vendite

    Con un balzo del 13% nel 2019 è record storico per gli acquisti di spumante in Italia per effetto della destagionalizzazione dei consumi che lo ha fatto diventare un prodotto da uso quotidiano, non più ristretto al festeggiamento delle ricorrenze. E’ quanto emerge da una proiezione Coldiretti dalla quale si evidenzia che si tratta della vera star del carrello sulla base delle ultime proiezioni su dati Ismea relativi ai primi nove mesi del 2019. Il successo delle bollicine italiane – sottolinea la Coldiretti – si estende anche all’estero dove finiscono circa i tre quarti delle 750 milioni delle bottiglie prodotte in Italia grazie ad un balzo del 9% nelle esportazioni. Un risultato senza precedenti per lo spumante che in quantità domina nettamente nei brindisi globali davanti allo champagne francese e non è caso che proprio verso Oltralpe si registri un balzo del 24% delle esportazioni con la Francia che è diventata il quarto Paese acquirente nel mondo, sulla base delle proiezioni su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2019. Oltre frontiera – continua la Coldiretti – i consumatori più appassionati sono gli inglesi che non sembrano essere stati scoraggiati dalla Brexit e sono il primo mercato di sbocco delle spumante italiano con le bottiglie esportate che fanno registrare un aumento del 4% nelle vendite, mentre gli Stati Uniti sono al secondo posto con un balzo dell’13% pur in presenza di tensioni commerciali e timori collegati ai dazi, mentre in posizione più defilata sul podio si trova la Germania – spiega la Coldiretti – che rimane il terzo consumatore mondiale di spumante italiano ma che con la frenata dell’economia tedesca paga un calo dell’11% rispetto all’anno precedente.

    Ma lo spumante italiano – aggiunge la Coldiretti – piace molto anche nel Paese di Putin, visto l’incremento del 23% in Russia nonostante le tensioni causate dal perdurare dell’embargo su una serie di prodotti agroalimentari Made in Italy. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l’Asti e il Franciacorta ma – sottolinea la Coldiretti – si è verificato anche un processo di qualificazione e differenziazione che ha spinto la domanda nazionale ed internazionale.

    Sul successo delle bollicine tricolori nel mondo pesa però – continua la Coldiretti – la contemporanea crescita delle imitazioni in tutti i continenti a partire dall’Europa dove sono in vendita bottiglie dal Kressecco al Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi. Un pericolo – conclude la Coldiretti – che rischia di essere amplificato dalle guerre commerciali, dai dazi Usa alla Brexit, che potrebbero porre ostacoli tariffari e amministrativi alle esportazioni Made in Italy favorendo i tarocchi locali.

  • La lezione del 2019 per il 2020: i saldi convengono soprattutto a febbraio

    In occasione dei saldi 2020 idealo, il portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa ha analizzato i dati dei saldi dell’anno scorso per verificare le percentuali di risparmio possibili e i periodi in cui si trovano i maggiori ribassi sui prezzi.

    Considerando un periodo temporale medio da inizio gennaio a fine febbraio 2019, ovvero quando i saldi sono nel pieno delle proprie potenzialità e l’interesse dei consumatori è ancora alto, idealo ha rilevato come la settimana più conveniente sia stata l’ultima di febbraio, mentre quella più cara, quindi con meno offerte, la terza di gennaio.

    Sempre analizzando i primi due mesi dell’anno scorso, i prodotti maggiormente convenienti sono stati gli pneumatici estivi (-33,0% nella settimana più conveniente rispetto a quella più cara durante i saldi invernali) – a dimostrazione del fatto che acquistare articoli al di fuori della stagionalità di utilizzo è il modo migliore per risparmiare – ci sono stati poi gli stivali (-30,8%) e altoparlanti (-27,1%). Ancora, giacche per outdoor (-22,7%), prodotti per la cura del viso (-16,5%), console di gioco (-15,4%), zaini (-12,6%), lavatrici (-10,3%), obiettivi fotografici (-10,0%) e frigoriferi (-10,0%).

    Analizzando, invece, l’interesse dei consumatori digitali è risultato che esso si è concentrato in particolar modo nella prima settimana di gennaio, ad inizio delle offerte. Viceversa, i giorni con meno intenzioni di acquisto sono stati quelli della terza settimana di febbraio e della quarta, probabilmente quando ormai i consumatori avevano già acquistato ciò che li interessava.

    Sempre analizzando l’interesse degli e-consumer italiani è possibile vedere come durante i saldi 2019 alcuni prodotti abbiano visto un notevole aumento delle relative ricerche online rispetto al periodo precedente, in particolar modo: scarpe da corsa (+79,4%), caschi da moto (+55,3%), scarpe da ginnastica (+46,9%), pneumatici estivi (+35,0%), giacche outdoor (+27,9%), fotocamere mirrorless (+24,0%), prodotti per la cura del viso (+23,8%), lavatrici (+22,5%), obiettivi fotografici (+15,9%), lavastoviglie (+15,2%), piani cottura (+14,5%) e infine frigoriferi (+13,3%). I saldi invernali diventano quindi occasione per comprare scontati oltre ai grandi elettrodomestici e agli pneumatici estivi, prodotti di uso comune come le macchine fotografiche o anche abbigliamento.

     

  • Nel 2019 le vendite di libri sono cresciute del 3,7%

    Il 2019 si conferma come un anno positivo per l’editoria italiana. Lo dicono i dati Nielsen per l’Associazione Italiana Editori (AIE) riferiti alle vendite di libri di varia (esclusi quindi scolastici e universitari) nei canali trade (librerie indipendenti e di catena, grande distribuzione organizzata, piattaforme online compreso Amazon) che registrano una crescita del 3,7% nei primi undici mesi dell’anno, pari a 1,131 miliardi di euro. Cresce – ed erano molti anni che ciò non accadeva – anche il numero di copie vendute toccando, a un mese dal Natale, il più 2,3%, pari a 77,4 milioni di copie.

    Solo 41% degli italiani dai 7 anni in su, peraltro, legge almeno un libro all’anno e non si registrano differenze significative tra lettori laureati e lettori con titoli di studio. Di contro, la scarsa propensione alla lettura deriva spesso dall’abitudine famigliare: nella fascia d’età 11-14 a leggere è l’80% di chi ha i genitori lettori, il doppio di chi è cresciuto in una famiglia che non legge.

  • Esselunga sempre più vincente nelle vendite on line e al dettaglio

    Vendite in negozio e e-commerce in crescita per Esselunga. Nel 2018 il Gruppo meneghino ha realizzato vendite per 7.914 milioni di euro, in crescita del 2,1% rispetto al 2017 (7.754 milioni). “Un risultato ottenuto mantenendo costanti i prezzi a scaffale (quindi inflazione zero), così confermando il primato di convenienza di Esselunga e nonostante un contesto di mercato negativo caratterizzato soprattutto nella seconda parte dell’anno da un calo dei consumi”, analizza l’azienda in una nota. L’e-commerce ha superato i 236 milioni di euro, registrando +28% rispetto al 2017: oramai ogni 100 euro di ricavi, 3 sono realizzati on-line. Il risultato è ancor più rilevante alla luce delle analisi di R&S di Mediobanca, secondo le quali nel 2018 il giro d’affari dell’e-commerce di prodotti alimentari incide ancora solo per il 4% della domanda e-commerce italiana, sebbene sia  cresciuto del 34% rispetto al 2017 raggiungendo un valore di 1,1 miliardi di euro (gli acquisti online di prodotti alimentari da supermercato hanno raggiunto nel 2017 un valore superiore ai 200 milioni di euro con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente), perché gli italiani spendono in media per acquisti alimentari online 500 euro annui contro i 1.850 euro registrati in Francia.

    Nel frattempo, l’operatore della grande distribuzione fondato da Bernardo Caprotti ha dimezzato i debiti: al 31 dicembre 2018 la posizione finanziaria netta è risultata pari a -436 milioni di euro (era -848 milioni di Euro a fine 2017) grazie a una forte generazione di cassa.

  • Il Natale torna a far girare l’economia in Lombardia

    A Natale, si sa, siamo tutti più buoni. Nonostante le promesse di non spendere troppo, ognuno di noi alla fine non rinuncia mai ad un regalo per i propri parenti e amici, e spesso anche per se stessi.

    Nonostante le stime a livello nazionale parlino di un Natale con i consumi sottotono, in Lombardia il trend sembra realmente diverso. Sono 66mila le imprese lombarde legate al Natale, il 14% delle 473mila aziende che in tutta Italia fanno affari durante le feste natalizie.

    Il business nazionale mensile è di circa 5 miliardi di euro, ma in Lombardia il giro d’affari mensile è di 1,5 miliardi, di cui circa 1 milardo generato a Milano. Questo vuol dire che il 20% del business natalizio a livello nazionale si concentra nel capoluogo lombardo. E’ quanto emerge da un focus della Camera di Commercio di Milano dedicato al business del Natale, ricerca basata sui dati del Registro Imprese relativi al terzo trimestre 2018.

    La ristorazione è il settore con più imprese legate al Natale: sono 51mila le aziende della ristorazione in Lombardia, circa 338mila in Italia. Seguono gli alloggi con oltre 4mila imprese in Lombardia su 53mila in Italia; tour operator e agenzie viaggi con 2,4 mila posizioni su 16mila in Italia. A seguire commercio di fiori e piante (2mila in Lombardia), gioiellerie (1,7 mila), profumerie (1,4 mila). Il settore che cresce di più, sia in Lombardia che in Italia è quello della pasticceria fresca: +8,2% su scala nazionale e +6,4% in regione.

    La provincia che in Italia conta il maggior numero di imprese dell’aggregato natalizio è quella di Roma (41mila), ma a livello regionale domina la Lombardia che con le sue 66mila aziende stacca Lazio (52mila), Campania (47mila), Veneto (36mila). Da notare la differenza tra imprese presenti sul territorio e business creato dalle stesse, dove abbiamo visto che la Lombardia è ancora senza rivali.

    Per quanto riguarda i lavoratori, infine, su circa 1,8 milioni di addetti totali in Italia, la Lombardia copre il 19% con 347mila persone coinvolte; poi ci sono Veneto (187 mila), Emilia Romagna (185 mila) e Lazio (171 mila).

    Negli ultimi anni hanno contribuito ad aumentare questi numeri anche i numerosi mercatini natalizi che si sono moltiplicati in tutta la regione. Alle fiere più importanti e famose come l’Artigiano in fiera, si sono aggiunte diverse manifestazioni sempre più frequentate dai cittadini. Oggetti da regalo, lavorazione artistica di marmo, pietre, ceramica e vetro, bigiotteria e gioielleria, orologi, prodotti tessili ma anche casalinghi, arredamento e cosmetici: sono quasi 21mila, al terzo trimestre 2018, le attività di artigiani e ambulanti di prodotti artistici presenti in Lombardia e legate ai mercatini di Natale di questi giorni, il 12,5% del totale italiano.

    Gli ambulanti sono più di 16mila, concentrati maggiormente nella vendita di tessuti, abbigliamento e calzature (nel complesso 8.400 imprese) e nel commercio al dettaglio ambulante di chincaglieria e bigiotteria (1.900), si contano quasi 1.800 sarti e circa 1.300 designers in tutta la Lombardia.

    Nei settori dell’artigianato artistico lombardo a crescere di più sono le attività di design di moda e design industriale, +5,2% in un anno e le attività di fabbricazione di strumenti musicali, +3% in un anno.

    In Italia sono quasi 167mila le imprese coinvolte nei mercatini. Prima Napoli con 14.865 imprese (+0,7%), poi Roma (10.501, +1,1%) e Milano (9.119), seguite da Caserta (6.118, +0,8%), Torino (5.196), Palermo (5.109), Salerno (4.641).

    In Lombardia, come provincia, Milano pesa per il 44% del settore, Brescia e Bergamo il 10% circa e Monza l’8%%. In crescita Sondrio (+2,3%).

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