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  • Covid 19 costa un calo di consumi e shopping on line nel settore beauty

    A fronte di un calo del fatturato delle imprese italiane della cosmetica stimato per la fine del 2020 dell’11,6%, con un valore di 10,5 miliardi di euro, del crollo dell’export del 15% e perciò della produzione per conto terzi, fortemente orientata ai mercati internazionali, del 15%, oltre al calo dei consumi interni del 9,3%, le imprese si interrogano sul futuro del tanto atteso 2021. Usciremo dalla crisi? La risposta la fornisce l’analisi congiunturale a cura dell’associazione Cosmetica Italia, che riunisce ad oggi 584 società del settore. Lo studio è stato presentato in un seminario web in diretta dalla sede dell’associazione afferente a Confindustria.

    “I dati sono negativi, – ha dichiarato Renato Ancorotti, presidente dell’associazione. – Vanno letti alla luce della chiusura di molti esercizi, delle tensioni sui mercati esteri, della difficoltà nel reperire le materie prime e del cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori. Da questa situazione di crisi globale però ci saremmo aspettati stime ancora peggiori, invece il nostro settore dimostra una decisiva capacità di reazione dando prova di solidità, capacità imprenditoriale e resilienza tanto che gli investimenti in ricerca e innovazione continuano a rappresentare il 6% del fatturato, il doppio della media nazionale”.

    Alla fine del 2020, qualora non sopraggiunga la ripresa dei contagi, l’associazione prevede un calo del PIL del 9,5% a cui seguirà, nel 2021, un rimbalzo sostenuto del +5,4%, che resterebbe al di sotto di quello del 2019 di circa il 3,5%. Il recupero della crescita stabile non è perciò previsto prima di due anni. Il presidente Ancorotti ha quindi fatto un appello alle istituzioni affinché recepiscano il quadro di incertezza del comparto e supportino le imprese nella ripresa anche considerando una quota del Recovery Fund.

    “Nonostante le difficoltà dovute al quadro globale così incerto i nostri imprenditori si dicono fiduciosi, – ha spiegato Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia. – Registriamo un cauto ottimismo per il prossimo anno. Il 60,3% del campione che abbiamo intervistato ha dichiarato infatti che per il nuovo anno si aspetta un ritorno vicino alla normalità e gli indicatori ci fanno intravedere una previsione per il secondo semestre 2020 in recupero, seppure ancora negativa”.

    Anche gli italiani dalla comparsa del Covid-19 hanno radicalmente cambiato le loro abitudini beauty e, a negozi chiusi o progressivamente riaperti nella fase 2 e 3, non hanno più fatto assiduamente shopping in profumeria (che registra un calo del 24% rispetto al 2019), né in erboristeria (-25%) o con il ‘porta a porta’ (-30%). Diminuito anche il passaggio dal parrucchiere (-29%) o dall’estetista (-28,3%). Ha retto meglio il comparto dei mass-market con un calo lieve del’1,7%. Abbiamo però imparato a comprare i prodotti di bellezza online e per i dodici mesi del 2020 si stima che l’e-commerce crescerà del 35%. Nel lockdown, infatti, ben il 70 % degli italiani ha fatto shopping online e si prevede che non perderemo più questa una nuova abitudine.

  • Il gioiello alpino di Ischgl rischia di costare cause milionarie all’Austria

    L’Associazione per la protezione dei consumatori austriaca (Vsv) ha presentato quattro cause civili contro il governo di Vienna, accusandolo di non aver contenuto l’epidemia di coronavirus nel resort alpino di Ischgl. La località sciistica fu all’origine di migliaia di infezioni in tutto il mondo, nella prima fase della pandemia, ed è considerata uno dei primi focolai “super diffusori” europei. Il presidente dell’associazione, Pete Kolba, ha dichiarato che i quattro casi, che riguardano un cittadino austriaco e tre tedeschi, potrebbero porre le basi per una class action di un migliaio di persone, risultate positive dopo aver visitato Ischgl a febbraio e marzo. La Vsv, ha aggiunto, è stata contattata da 6mila persone di 45 Paesi, l’80% delle quali è risultata positiva dopo il ritorno dal resort, e almeno 32 delle quali sono morte. Ha quindi accusato le autorità austriache di essersi piegate agli interessi dell’industria turistica della valle di Paznaun, dove si trova la località.

    Il ‘pacchetto’ completo dovrebbe comprendere il 63% di Mts, con Lse che ha tempi meno stretti per la cessione dopo che l’Antitrust Ue ha rinviato al 16 dicembre la nuova scadenza sulla decisione per l’acquisizione da parte di Londra di Refinitiv, il fornitore globale di dati e infrastrutture del mercato finanziario, partecipata da Blackstone e Thomson Reuters. L’Antitrust aveva sospeso l’esame a luglio per consentire alle parti di fornire informazioni rilevanti sull’operazione, ma comunque Lse per completarla deve comunque cedere Borsa Italiana.

    “Quando parliamo di gestione delle partenze”, “il cancelliere Kurz è probabilmente colui che ha creato il caos”, ha detto Kolba ai giornalisti, perché “ha rivelato che sarebbe accaduto qualcosa e creato una situazione impossibile per la polizia”. Il 13 marzo il cancelliere Sebastian Kurz annunciò che la valle sarebbe stata posta in quarantena quello stesso giorno, scatenando la fuga di migliaia di turisti stranieri. Secondo Kolba, già il 7 marzo le autorità avevano elementi sufficienti per avvisare i turisti in arrivo della situazione, ma non lo fecero. Inoltre, ha dichiarato, dopo l’imposizione della quarantena registrarono i dati di appena 2.600 dei 10mila stranieri cui chiesero di lasciare l’Austria. Kolba ha anche spiegato che i querelanti chiedono risarcimenti fino a 100mila euro ciascuno alle autorità federali austriache.

  • La cultura dello sballo e la possibile lezione di Covid-19

    Nel mondo pre-Covid19 non c’era fine settimana in cui gruppi di amici non perdessero la vita schiantandosi sulle strade al termine di una nottata di sballo in discoteca e non c’era occasione in cui non s’invocassero più controlli, etilometri all’uscita dei locali, mezzi di trasporto per riportare i giovani a casa sani e salvi. Ma, come ha osservato Susanna Tamaro lo scorso autunno sul Corriere della Sera, «Quello che mi stupisce è che nessuno, dopo questi ripetuti eventi, si fermi e dica: ma che cosa sta succedendo? Che mondo è un mondo in cui divertimento fa rima con stordimento, in cui strafarsi, fino al rischio di perdere la vita e farla perdere ai propri amici, diventa parte di un inevitabile rito settimanale? Che mondo è un mondo dove gli adolescenti si ubriacano a tal punto da non essere più in grado di ricordarsi con chi hanno passato la notte?».

    Dopo l’esperienza della pandemia e delle conseguenti restrizioni per arginarne le diffusioni, suona ancora più attuale l’invito che la scrittrice rivolgeva un anno fa, quando ancora quello che è successo nel 2020 appariva impensabile e sarebbe sembrato fantascienza: «Ora forse, davanti a tanta distruzione, davanti a tanta disperazione, è venuto il momento di dire che non è così. Non siamo funghi, né meduse, ma una specie con un altissimo grado di complessità. E questa complessità, per svilupparsi nei ragazzi in modo positivo, ha bisogno di essere guidata da regole, paletti e limiti tracciati con fermezza dalla generazione che li ha preceduti. Regole, paletti e limiti che crescendo potranno anche abbandonare – perché questa è la nostra grande e inquietante libertà – ma senza i quali non avranno mai la possibilità di diventare davvero adulti».

  • Superlavoro per gli operatori marittimi durante il lockdown

    Il confinamento dei marittimi a bordo delle navi è un aspetto della pandemia di Covid-19 poco conosciuto fuori dall’ambiente marittimo ma che sta causando gravi problemi a migliaia di persone. L’International Labour Organization stima tra 150mila e 200mila le persone in tutto il mondo interessate da questo confinamento e nei mesi scorsi ha sollecitato governi e autorità sanitarie e marittime ad assicurare i flussi commerciali.

    Il problema principale è la sospensione dei cambi d’equipaggio sulle navi, che “imprigiona” i marittimi in servizio all’inizio dell’emergenza a tempo indeterminato. L’Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, ha lanciato il primo allarme alla fine di aprile: molti marittimi avevano già completato i loro turni ma i contratti sono stati prorogati per l’emergenza. In virtù di tali proroghe sono stati segnalati numerosi casi di esaurimento fisico e di salute mentale, con conseguenze anche sull’operatività e sulla sicurezza della navigazione. Di contro, mentre i marittimi imbarcati si sono visti costretti a lavorare oltre il loro normale turno di servizio, i loro colleghi che avrebbero dovuto rilevarli sono rimasti a terra e in molti casi senza reddito.

    In Italia questo problema è segnalato dall’associazione degli armatori Confitarma. Secondo la confederazione, oltre tremila marittimi italiani sarebbero confinati in quattrocento navi, senza riuscire a sbarcare, mentre altrettanti lavoratori sono bloccati in Italia senza poter dare loro il cambio.

  • Le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno “con o senza Covid”. Parola del CIO

    I Giochi olimpici estivi di Tokyo, rinviati a causa della pandemia da Coronovirus si disputeranno “con o senza COVID”. Lo ha comunicato il vicepresidente del Comitato olimpico internazionale (CIO), John Coates.

    “I Giochi inizieranno il 23 luglio del prossimo anno”, ha detto all’AFP, aggiungendo che le Olimpiadi saranno ricordate come i “Giochi che hanno conquistato il COVID”.

    All’inizio di luglio, il CIO aveva proposto di ospitare l’evento con un “pubblico limitato”, idea che è stata poi respinta. A maggio, il presidente del CIO aveva affermato che i Giochi di Tokyo 2020 rinviati sarebbero stati annullati se non si sarebbero potuti tenere nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus.

  • Il tempismo francese e la irresponsabilità italiana

    Il presidente Conte e il ministro dell’economia Gualtieri hanno confermato che le risorse del Recovery Fund non verranno utilizzate per abbassare le tasse. Contemporaneamente in Francia il governo Marcon ha già presentato il piano per utilizzare le risorse europee varate al fine di offrire uno scenario di sviluppo all’economia europea nei prossimi anni.

    Nel nostro paese, invece, in piena e profonda recessione economica si attende, senza speranza, tale “governo” Conte il quale serenamente indica nel quindici (15) di ottobre la data per l’appuntamento nel quale prenderà contatti con l’Unione Europea.

    A seguito di questo primo contatto, i progetti per ottenere i finanziamenti da Recovery Found verranno presentati nei primi giorni di gennaio: 2021. Da quel momento del nuovo anno in poi si comincerà ad elaborare e sottoporre i progetti strategici economici per il cui finanziamento necessitano della approvazione europea.

    Il governo francese, con una grande tempistica, dimostra un’attenzione sicuramente più responsabile verso le conseguenze della crisi da covid-19. In questo senso, infatti, all’interno dell’articolato piano “Marshall” francese delle risorse disponibili, oltre venti (20) miliardi verranno utilizzati per abbassare le tasse. Una prima tranche per ridurre l’imposizione fiscale sul valore aggiunto (la nostra Iva) ed una seconda sulla fiscalità degli immobili strumentali (la nostra Imu). Come anticipato pochi giorni fa, la Francia sta ponendo in atto una avveduta strategia di politica economica finalizzata al raggiungimento del traguardo del secondo posto, come economia manifatturiera, in Europa ora appannaggio del nostro sistema industriale.

    Nella più assoluta distrazione di questo governo stiamo assistendo all’ultima tappa della desertificazione industriale ed economica del nostro paese guidata da una classe politica indegna la quale dimostra per l’ennesima volta un mix devastante di superficialità ed arroganza, classiche esalazioni di un deficit culturale.

    Non passa giorno in cui elementi del governo dichiarino la propria volontà della ricerca di svolta ecologica: un concetto privo di ogni riferimento economico reale ma soprattutto ignaro di ogni traguardo già raggiunto dal nostro sistema industriale.

    Va ricordato come proprio il nostro sistema industriale sia tra i meno impattanti sotto il profilo ambientale in ambito europeo (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). La mancanza di conoscenza (l’ignoranza per intenderci) di questo ottimo traguardo già raggiunto dal sistema industriale italiano qualifica l’attuale governo il quale, nella determinazione delle linee guida relative all’utilizzo dei Recovery Fund, realizza il disastro perfetto economico. Un traguardo, invece, riconosciuto ed ammirato all’estero e per questo la Francia ora cerca di superare proprio nella componente industriale l’economia italiana.

    In un paese normale con un governo decente al fine di determinare le strategie economiche risulterebbe evidente partire dalla considerazione dei risultati e dei traguardi già raggiunti precedentemente alla crisi da covid-19, valorizzandoli ed offrendo agli esset industriali più supporto economico e finanziario. Ricordando, poi, come il fattore temporale risulti fondamentale nel conseguimento degli obiettivi da raggiungere.

    Viceversa, il governo, in preda ad un delirio ideologico ambientalista, si conferma incapace anche solo di comprendere come contenuti e tempistica rappresentino la sintesi per offrire una prospettiva di crescita del nostro Paese.

  • La Turchia ridimensionerà il piano di riapertura delle scuole

    La Turchia ridimensionerà i piani per riaprire le scuole alla fine del mese. I primi a tornare tra i banchi saranno i più piccoli che seguiranno le lezioni per un massimo di due giorni alla settimana. Il recente costante aumento di morti per COVID-19, ritornato ai livelli di metà maggio, quando vigeva il lockdown nel Paese, ha indotto il ministro della Salute, Fahrettin Koca, ad affermare che la Turchia sta vivendo il secondo picco del contagio.

    Il governo ha fatto sapere che non intende reintrodurre un blocco totale, ma ha esortato i cittadini a seguire misure di allontanamento sociale. Le mascherine sono state rese obbligatorie.

    Il ministro dell’Istruzione Ziya Selcuk ha affermato che solo gli alunni della scuola materna e del primo anno frequenteranno inizialmente le lezioni di persona, con ulteriori piani di riapertura da stabilire durante un periodo di valutazione di tre settimane. E ha anche aggiunto che i genitori che non vogliono mandare i propri figli a scuola possono scegliere di continuare l’istruzione a distanza.

  • La prossima sessione plenaria del Parlamento europeo si terrà a Bruxelles

    La sessione plenaria del Parlamento europeo, inizialmente prevista per la prossima settimana a Strasburgo, si svolgerà invece a Bruxelles, poiché il rischio per la salute è sempre più alto, come ha annunciato martedì il presidente del Parlamento, David Sassoli.

    “Abbiamo fatto di tutto per riprendere il normale corso delle nostre sessioni plenarie a Strasburgo”, ha detto Sassoli in una nota, poiché l’organismo ha deciso a luglio di riprendere le sessioni plenarie in Francia. “La recrudescenza della pandemia in molti Stati membri e le decisioni prese dalle autorità francesi di classificare l’intero dipartimento del Basso Reno come zona rossa, ci obbliga a riconsiderare il trasferimento a Strasburgo”, ha aggiunto Sassoli.

    Pur esprimendosi deluso per la decisione ha sottolineato che il trasferimento dell’amministrazione del Parlamento europeo avrebbe comportato la quarantena per tutto il personale al loro ritorno a Bruxelles. L’annuncio è stato fatto da Sassoli anche su Twitter.

    Durante il fine settimana, le autorità francesi hanno designato diversi dipartimenti, tra cui Lille, Strasburgo e Digione come zone rosse, il che significa che potrebbero essere imposte misure eccezionali.

     

  • Dopo Roma, l’ambulatorio mobile per i test congiunti Epatite C e Covid-19 approda in Lombardia e Campania

    È partita da Roma, patrocinata dal Comune della Capitale, un’importante campagna di prevenzione: presso un ambulatorio mobile, collocato a Piazza del Popolo, attraverso due test capillari, è stato possibile effettuare lo screening congiunto per Covid-19 ed Epatite C. Successivamente l’ambulatorio mobile farà tappa in Lombardia ed in Campania.
    Questo roadshow itinerante, realizzato nell’ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale contro le Epatiti proclamata dall’OMS per il 28 luglio, è stato promosso dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione Pazienti EpaC Onlus, ed è stato organizzato da MA Provider, società di consulenza manageriale in ambito healthcare, con il contributo non condizionato dell’azienda farmaceutica Abbvie.
    Responsabili scientifici dell’iniziativa sono il Professor Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT e Professore di Malattie Infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, e il Professor Salvatore Petta, Segretario AISF e Professore di Gastroenterologia all’Università di Palermo.
    La proposta di un doppio test affonda le radici nelle attività sviluppate già da diversi anni dalle Società scientifiche AISF e SIMIT e dall’Associazione pazienti EpaC onlus, riunite sotto la sigla di ACE – Alleanza contro le Epatiti e ha preso vigore nelle ultime settimane. Diversi studi, infatti, hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. L’opportunità di un test congiunto è stata esplicitamente indicata anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening per far emergere il “sommerso” secondo l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Un risultato raggiungibile grazie all’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, che permettono di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

    “La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto sia importante e occorra investire in prevenzione in ambito infettivologico – evidenzia il Prof. Massimo Andreoni – In questo caso, ciò significa fare screening, ossia individuare i soggetti affetti dal virus dell’Epatite C ma inconsapevoli della loro condizione. Proprio questa mancanza di consapevolezza implica la necessità di un legame più stretto tra mondo scientifico e popolazione: la SIMIT ha dunque deciso di andare sul territorio per mettere la scienza al servizio dei cittadini. Per favorire questo processo, possiamo usufruire di una contingenza che coinvolge tutti: visto che anche Covid-19 pone l’esigenza di test per riconoscere la diffusione del virus, possiamo mettere insieme le due cose. Da una parte serve per capire la diffusione del Sars-Cov-2 sul territorio nazionale e il peso degli asintomatici; dall’altra possiamo far emergere il “sommerso” e avviare al trattamento i soggetti affetti da Epatite C. Tecnicamente non ci sono difficoltà a fare ambedue i test sierologici”.

  • L’ANMVI chiede che i Veterinari rientrino fra le categorie ad accesso garantito: esercitano una professione sanitaria, essenziale, esposta al pubblico.

    (Cremona 4 settembre 2020) – Il Presidente dell’ANMVI, Marco Melosi, chiede l’accesso al vaccino contro il virus Sars Cov-2 per i Medici Veterinari. Dopo l’intervento in Senato del Ministro Roberto Speranza, l’Associazione ha manifestato “vivo apprezzamento per l’importante svolta nella lotta alla pandemia in corso”. “In fase di distribuzione – ultimate le fasi di sviluppo dei vaccini e accertate le prerogative di sicurezza e di efficacia- ci preme raccomandare i Medici Veterinari nel novero delle categorie a cui garantire l’accesso alla vaccinazione”- scrive il Presidente dell’ANMVI al Ministro.
    La lettera ricorda che in quanto professionisti sanitari, i Medici Veterinari – e in particolare i liberi professionisti (Codice Ateco 75)- rientrano fra le categorie essenziali, continuativamente in esercizio, e sono esposti al contatto con il pubblico.
    Anche in virtù della consistente quota di popolazione con animali da compagnia (oltre il 40% delle famiglie italiane convive con un cane e/o un gatto), “riteniamo strategica per il Paese una protezione vaccinale anti-COVID-19 per i Medici Veterinari”- scrive Melosi. Le modalità suggerite dall’ANMVI sono le stesse già previste per la vaccinazione influenzale (cfr circolare ministeriale “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2020-2021”) che viene stagionalmente “raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente”.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

     

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